L'universitaria lo confessa. 9
di
Sophos
genere
dominazione
Sabato mattina.
Un trillo improvviso echeggiò nella camera da letto, fastidioso ed insistente.
Ci svegliammo di soprassalto cercando di capire, ancora rintronati, di chi fosse il telefono che squillava.
“Cazzo, mia madre! Ma che ore sono?”.
“Rispondi, altrimenti ti manda i carabinieri a casa”, dissi ancora assonnato.
Si sollevò seduta con le chiappe nude sul letto ed incrociando le gambe, si schiarì la voce e rispose:”Pronto? Ciao mamma, buongiorno. Si, ero a fare la doccia, scusami. Si lo so che sono le 10:00 passate, ma stanotte ho continuato a studiare” - sorridendomi maliziosamente - “e mi sono addormentata tardi. Si, tranquilla mamma, non mi stresso e non mi affatico; ho fatto anche colazione, si. Che vuoi che faccia oggi? Studio, mica sono qui a divertirmi e fare shopping, l'esame è lunedì; si, ho abbastanza da mangiare, non c'è bisogno che vada a fare la spesa. Ok, ci sentiamo più tardi, si dopo pranzo; ah si? E dove andate? Da zia, va bene, salutamela. Si, allora facciamo una cosa, ti mando un messaggio dopo pranzo e ci sentiamo stasera. Si, tranquilla. Ciao”.
“Mica sono qui a divertirmi e fare shopping? Eh brava la figliola tutta perfettina; mente spudoratamente alla propria madre con cognizione di causa, eh brava, brava!”, simulando un applauso.
“Se le avessi detto che ho scopato tutta la notte con uno della sua età e per di più che sono in casa sua nuda sul letto, sarebbe stato meglio? Un infarto le veniva!”.
“Secondo me ti avrebbe fatto i complimenti, ahahah”.
“Si, credici”, dandomi un bacio a stampo sulla bocca ed augurandomi in questo modo il buongiorno, “ma adesso devo andare subito in bagno, ho la vescica che mi scoppia; e poi avrei bisogno di fare sul serio una doccia”.
“Vai, io nel frattempo preparo la colazione. Qualche preferenza?”.
“Nessuna, mi fido di te. L'importante è il caffè, tanto buon caffè, ne ho proprio bisogno” e si allontanò sculettando con fare voluttuoso.
“Se dovesse richiamare tua madre, rispondo e le dico che stai facendo un'altra doccia?”.
“Stronzo!”, urlato dal bagno.
Quando entrò in cucina, vestita soltanto dell'accappatoio di lino e stavolta a piedi scalzi, fece un'espressione di profonda sorpresa:”Sento profumo di cornetti caldi, com'è possibile? Sei andato al bar mentre facevo la doccia?”.
“No, ho tanto pregato e le Tre Marie hanno fatto il miracolo; dal freezer al forno e adesso sul vassoio”, porgendole un cornetto alla crema pasticcera.
“Ah ecco, c'era il trucco. Eh bravo Barbapapà, ahahah”.
“Che ti va di fare stamattina?”.
“Non saprei, io sono l'ospite e per di più schiava delle tue perversioni”, ammiccando.
“Inizia a piacerti molto questo nuovo ruolo, eh?”.
“Beh si, lo confesso, mi veste bene e ha moltissimi lati positivi. Me lo sento piacevolmente mio”.
“Ti va di fare una gita in moto? Potremmo fare un giro in collina, visto il bel sole che c'è, e magari poi fermarci a pranzo in una trattoria o in un agriturismo che troviamo per strada, che ne dici?”.
“Dico di si, mi piace il programma”.
“Spero che tu abbia portato un paio di jeans tra i tanti abiti sexy e lingerie da femme fatale che nascondi nel borsone; ed anche un paio di scarpe che non siano col tacco”.
“Si, li ho, gne gne! Ho anche un paio di t-shirt, ma nessuna giacca purtroppo, immagino faccia freschino sulla moto in corsa”.
“Poco male, nell'armadio dovrei avere ancora una giacca da motociclista di quando ero anch'io, come te, fotomodello. Forse ti starà comunque un po' larga, ma meglio di niente”.
“Decenni e decenni fa? Ahahah”.
“No, ma quando mai! Appena il mese scorso fù”.
“E il casco?”.
“Ne ho 4 o 5, puoi addirittura scegliere in base ai tuoi gusti”.
Trascorremmo il resto della mattinata percorrendo strade panoramiche che dal mare conducevano a zone collinari, ci fermavamo ogni tanto per una sigaretta, io, ed un selfie, lei; accarezzandoci, baciandoci e ridendo. Era evidentemente felice e questo mi rendeva entusiasta.
Mentre le ruote della Moto Guzzi macinavano chilometri, la mia mano ogni tanto si appoggiava sulla gamba, scivolando ben volentieri lenta tra le sue cosce. E lei, per tutta ripicca, mi stringeva il cazzo da sopra i jeans.
All'ora di pranzo ci fermammo in un piccolo e grazioso agriturismo situato al centro di un piccolo bosco ed abbastanza distanziato rispetto alla strada principale.
Pochi clienti - una decina o poco più - ben arredato, ottima accoglienza da parte dei proprietari; un posto piacevole e tranquillo insomma, adatto alle nostre esigenze di quel momento.
Ci sedemmo ad un tavolo lontano dall'ingresso ed ordinammo il menù del giorno, ovvero l'antipasto, da dividere in due, con prodotti della loro tenuta ed insaccati e formaggi del territorio; due assaggi di primi ciascuno, un risotto con crema di zucca e salsiccia nonché dei maccheroncini fatti in casa al sugo di cinghiale; infine una grigliata, anch'essa da dividere tra di noi, di ottima carne mista. Tutto innaffiato da un vino locale corposo e profumato.
Durante il pranzo, tra ammiccamenti, provocazioni e risate, Alessia mi fece notare che la lei di una coppia, seduta ad un tavolo vicino all'entrata del locale - e quindi posizionati alle mie spalle - sovente la osservava sorridente mentre parlava con il lui; quest'ultimo le lanciava occhiate apparentemente disinteressate.
“Solleva il bicchiere del vino appena ti guarderà di nuovo”.
Pochi secondi ed Alessia sollevò il bicchiere, col sorriso sulle labbra e mimando, con un movimento appena accennato della testa, un cin interessato.
Anch'io mi girai col bicchiere in mano, concentrando la mia attenzione nei confronti di quella coppia.
Lei era una donna sui 50 anni, capelli castani lunghi ed ondulati, viso rotondo e gote rosse - probabilmente conseguenza del buon vino bevuto, forse anche in abbondanza - abbigliata con un leggero vestitino a fiori che aderiva sulle sue forme ben pronunciate, seno prosperoso - probabilmente una 6^ vista la prorompente scollatura - e gambe accavallate sotto il tavolo con ai piedi dei sandali a zeppa alta; lui un uomo di circa 60 anni, o poco più, capelli brizzolati e piccolo accenno di barba, indossava dei pantaloni scuri ed una polo bianca, viso simpatico e sorridente.
Mi interruppe, nella mia attenta osservazione, la proprietaria chiedendoci, mentre ritirava i piatti dei primi, se avessimo preferenze rispetto al contorno per la carne grigliata, elencando le possibilità.
La guardai con occhi concentrati nei suoi dicendole che avremmo preso le patate al forno e le verdure alla griglia.
Magra, col suo grembiule nero da cucina vecchio ma pulito; sotto vestiva una camiciola a mezze maniche, jeans attillati e scarpe da tennis. 43 anni, capelli lunghi e neri raccolti in una coda abbastanza lunga. Viso carino e sorriso sempre pronto. A domanda diretta di Alessia rispose che il suo nome era Eleonora, ma che poteva chiamarla Elly.
Subito dopo si allontanò dal tavolo andando in cucina.
“Quei due continuano a guardare da questa parte, Davide, che si fa?”, mi disse Alessia evidentemente presa dalla situazione.
“Intanto manda un messaggio a tua madre, così non avremo altri pensieri fino a stasera. Poi, tra qualche minuto ti alzi e vai al loro tavolo. Ti siedi con fare sensuale e fai tintinnare il bicchiere su ciascuno dei loro, iniziando da lei. Ma appena Elly arriva con il secondo, mollali immediatamente, anche se state discutendo allegramente, e torni qui da me”.
“Va bene, ma che devo dire?”.
“Niente, saranno loro a parlare per primi e farti delle domande. Tu limitati a rispondere sorridente e con fare da smorfiosa”.
“Ok, che intenzioni hai?”.
“Assecondare le loro di intenzioni, Alessia; ti vogliono scopare!”.
“Stronzi! E tu mi darai in pasto alle loro voglie perverse, mio Padrone?”.
“Si, ma sarò io a decidere tutto”.
Si alzò prendendo il bicchiere in mano, io la seguii dapprima con lo sguardo e poi ruotando sulla sedia; si diresse lentamente in direzione della coppia e si sedette tra di loro, fece un brindisi così come le avevo detto di fare e dopo, mettendo entrambi i gomiti sul tavolo, appoggiò il mento sulle mani aperte, come se fosse su un davanzale d'una finestra, e sorridente rimase in attesa.
Sia il lui, sia la lei guardarono il sottoscritto con aria sbalordita; anch'io accennai un brindisi col mio bicchiere. Dopodiché la lei, come era prevedibile, iniziò a parlottare fittamente con Alessia, seguita dagli interventi brevi del lui.
Trascorsi appena 10 minuti, arrivarono al nostro tavolo Elly insieme ad un uomo, che era il marito, a portare i piatti dei secondi.
Alessia si alzò all'istante e tornò da me; vidi lo sguardo allibito di entrambi i componenti la coppia.
Ringraziammo con gentilezza Elly ed iniziammo a mangiare.
Mentre tagliava e si gustava una deliziosa salsiccia, Alessia mi disse che lei si chiamava Agata e lui Lucio; erano sposati da molti anni e con figli già grandi ed autonomi. Si trovavano in quel locale perché, a detta di loro amici, si mangiava bene e si facevano incontri interessanti. Inoltre….si interruppe bruscamente: “Lucio s'è alzato e sta venendo qui, che si fa adesso?”, chiese sottovoce.
“Buongiorno, mi chiamo Lucio, scusate il disturbo, ma io e mia moglie vorremmo…”.
“No Lucio, non perdono affatto il tuo disturbare mentre stiamo ancora pranzando, torna dopo il caffè, magari saremo più disponibili, chissà”, osservando la sua espressione attonita ed i muscoli facciali che manifestavano tutto il suo disappunto.
Girò i tacchi e tornò al tavolo, senza proferire parola.
“Ma sei stronzo veramente allora! Poveretto, l'hai trattato di merda”, disse Alessia quasi incazzata.
“Tranquilla, aspetterà che finiamo di pranzare e tornerà con la coda tra le gambe; nella coppia Lucio non conta granché quando si tratta di sesso. È Agata a decidere, e lei oggi ha deciso che ti vuole, quindi Lucio, da ottimo cagnolino qual’è, deve farla contenta a tutti i costi. Ascoltami bene tu, piuttosto. Tra un attimo, molto probabilmente, Agata andrà alla toilette e, appena passerà accanto al nostro tavolo, la seguirai a poca distanza. Varcata la soglia del bagno non farle prendere alcuna iniziativa, è più matura e più scaltra di te, soccomberesti. Dovrai essere tu invece ad agire per prima”.
“E come dovrei fare?”.
“Mettile immediatamente una mano sotto la gonna, infilati tra le sue cosce e, visto che la troverai sicuramente senza mutandine, ficcale subito due dita nella fica; scopala con decisione, falla venire in poco tempo. A questo punto sarà inerme, sbigottita, ansimante, priva di qualsiasi reazione, quindi alla tua mercé. Accarezzale il viso con le dita ancora bagnate dai suoi umori usandola come un asciugamani e dille che, se ti vuole, dovrà soggiacere alle mie perversioni. Quindi la molli prima che possa dire qualcosa e te ne torni qui al tavolo”.
“Cazzo! Sono già bagnata soltanto a sentirtelo direi. E se invece non dovesse andare in bagno?”.
“Ci va, ci va, tranquilla”.
Ed in effetti ci andò ed Alessia la seguì; quando tornò mi disse che era andato tutto secondo i programmi, col suo sorriso sornione.
Che brava allieva!
Un trillo improvviso echeggiò nella camera da letto, fastidioso ed insistente.
Ci svegliammo di soprassalto cercando di capire, ancora rintronati, di chi fosse il telefono che squillava.
“Cazzo, mia madre! Ma che ore sono?”.
“Rispondi, altrimenti ti manda i carabinieri a casa”, dissi ancora assonnato.
Si sollevò seduta con le chiappe nude sul letto ed incrociando le gambe, si schiarì la voce e rispose:”Pronto? Ciao mamma, buongiorno. Si, ero a fare la doccia, scusami. Si lo so che sono le 10:00 passate, ma stanotte ho continuato a studiare” - sorridendomi maliziosamente - “e mi sono addormentata tardi. Si, tranquilla mamma, non mi stresso e non mi affatico; ho fatto anche colazione, si. Che vuoi che faccia oggi? Studio, mica sono qui a divertirmi e fare shopping, l'esame è lunedì; si, ho abbastanza da mangiare, non c'è bisogno che vada a fare la spesa. Ok, ci sentiamo più tardi, si dopo pranzo; ah si? E dove andate? Da zia, va bene, salutamela. Si, allora facciamo una cosa, ti mando un messaggio dopo pranzo e ci sentiamo stasera. Si, tranquilla. Ciao”.
“Mica sono qui a divertirmi e fare shopping? Eh brava la figliola tutta perfettina; mente spudoratamente alla propria madre con cognizione di causa, eh brava, brava!”, simulando un applauso.
“Se le avessi detto che ho scopato tutta la notte con uno della sua età e per di più che sono in casa sua nuda sul letto, sarebbe stato meglio? Un infarto le veniva!”.
“Secondo me ti avrebbe fatto i complimenti, ahahah”.
“Si, credici”, dandomi un bacio a stampo sulla bocca ed augurandomi in questo modo il buongiorno, “ma adesso devo andare subito in bagno, ho la vescica che mi scoppia; e poi avrei bisogno di fare sul serio una doccia”.
“Vai, io nel frattempo preparo la colazione. Qualche preferenza?”.
“Nessuna, mi fido di te. L'importante è il caffè, tanto buon caffè, ne ho proprio bisogno” e si allontanò sculettando con fare voluttuoso.
“Se dovesse richiamare tua madre, rispondo e le dico che stai facendo un'altra doccia?”.
“Stronzo!”, urlato dal bagno.
Quando entrò in cucina, vestita soltanto dell'accappatoio di lino e stavolta a piedi scalzi, fece un'espressione di profonda sorpresa:”Sento profumo di cornetti caldi, com'è possibile? Sei andato al bar mentre facevo la doccia?”.
“No, ho tanto pregato e le Tre Marie hanno fatto il miracolo; dal freezer al forno e adesso sul vassoio”, porgendole un cornetto alla crema pasticcera.
“Ah ecco, c'era il trucco. Eh bravo Barbapapà, ahahah”.
“Che ti va di fare stamattina?”.
“Non saprei, io sono l'ospite e per di più schiava delle tue perversioni”, ammiccando.
“Inizia a piacerti molto questo nuovo ruolo, eh?”.
“Beh si, lo confesso, mi veste bene e ha moltissimi lati positivi. Me lo sento piacevolmente mio”.
“Ti va di fare una gita in moto? Potremmo fare un giro in collina, visto il bel sole che c'è, e magari poi fermarci a pranzo in una trattoria o in un agriturismo che troviamo per strada, che ne dici?”.
“Dico di si, mi piace il programma”.
“Spero che tu abbia portato un paio di jeans tra i tanti abiti sexy e lingerie da femme fatale che nascondi nel borsone; ed anche un paio di scarpe che non siano col tacco”.
“Si, li ho, gne gne! Ho anche un paio di t-shirt, ma nessuna giacca purtroppo, immagino faccia freschino sulla moto in corsa”.
“Poco male, nell'armadio dovrei avere ancora una giacca da motociclista di quando ero anch'io, come te, fotomodello. Forse ti starà comunque un po' larga, ma meglio di niente”.
“Decenni e decenni fa? Ahahah”.
“No, ma quando mai! Appena il mese scorso fù”.
“E il casco?”.
“Ne ho 4 o 5, puoi addirittura scegliere in base ai tuoi gusti”.
Trascorremmo il resto della mattinata percorrendo strade panoramiche che dal mare conducevano a zone collinari, ci fermavamo ogni tanto per una sigaretta, io, ed un selfie, lei; accarezzandoci, baciandoci e ridendo. Era evidentemente felice e questo mi rendeva entusiasta.
Mentre le ruote della Moto Guzzi macinavano chilometri, la mia mano ogni tanto si appoggiava sulla gamba, scivolando ben volentieri lenta tra le sue cosce. E lei, per tutta ripicca, mi stringeva il cazzo da sopra i jeans.
All'ora di pranzo ci fermammo in un piccolo e grazioso agriturismo situato al centro di un piccolo bosco ed abbastanza distanziato rispetto alla strada principale.
Pochi clienti - una decina o poco più - ben arredato, ottima accoglienza da parte dei proprietari; un posto piacevole e tranquillo insomma, adatto alle nostre esigenze di quel momento.
Ci sedemmo ad un tavolo lontano dall'ingresso ed ordinammo il menù del giorno, ovvero l'antipasto, da dividere in due, con prodotti della loro tenuta ed insaccati e formaggi del territorio; due assaggi di primi ciascuno, un risotto con crema di zucca e salsiccia nonché dei maccheroncini fatti in casa al sugo di cinghiale; infine una grigliata, anch'essa da dividere tra di noi, di ottima carne mista. Tutto innaffiato da un vino locale corposo e profumato.
Durante il pranzo, tra ammiccamenti, provocazioni e risate, Alessia mi fece notare che la lei di una coppia, seduta ad un tavolo vicino all'entrata del locale - e quindi posizionati alle mie spalle - sovente la osservava sorridente mentre parlava con il lui; quest'ultimo le lanciava occhiate apparentemente disinteressate.
“Solleva il bicchiere del vino appena ti guarderà di nuovo”.
Pochi secondi ed Alessia sollevò il bicchiere, col sorriso sulle labbra e mimando, con un movimento appena accennato della testa, un cin interessato.
Anch'io mi girai col bicchiere in mano, concentrando la mia attenzione nei confronti di quella coppia.
Lei era una donna sui 50 anni, capelli castani lunghi ed ondulati, viso rotondo e gote rosse - probabilmente conseguenza del buon vino bevuto, forse anche in abbondanza - abbigliata con un leggero vestitino a fiori che aderiva sulle sue forme ben pronunciate, seno prosperoso - probabilmente una 6^ vista la prorompente scollatura - e gambe accavallate sotto il tavolo con ai piedi dei sandali a zeppa alta; lui un uomo di circa 60 anni, o poco più, capelli brizzolati e piccolo accenno di barba, indossava dei pantaloni scuri ed una polo bianca, viso simpatico e sorridente.
Mi interruppe, nella mia attenta osservazione, la proprietaria chiedendoci, mentre ritirava i piatti dei primi, se avessimo preferenze rispetto al contorno per la carne grigliata, elencando le possibilità.
La guardai con occhi concentrati nei suoi dicendole che avremmo preso le patate al forno e le verdure alla griglia.
Magra, col suo grembiule nero da cucina vecchio ma pulito; sotto vestiva una camiciola a mezze maniche, jeans attillati e scarpe da tennis. 43 anni, capelli lunghi e neri raccolti in una coda abbastanza lunga. Viso carino e sorriso sempre pronto. A domanda diretta di Alessia rispose che il suo nome era Eleonora, ma che poteva chiamarla Elly.
Subito dopo si allontanò dal tavolo andando in cucina.
“Quei due continuano a guardare da questa parte, Davide, che si fa?”, mi disse Alessia evidentemente presa dalla situazione.
“Intanto manda un messaggio a tua madre, così non avremo altri pensieri fino a stasera. Poi, tra qualche minuto ti alzi e vai al loro tavolo. Ti siedi con fare sensuale e fai tintinnare il bicchiere su ciascuno dei loro, iniziando da lei. Ma appena Elly arriva con il secondo, mollali immediatamente, anche se state discutendo allegramente, e torni qui da me”.
“Va bene, ma che devo dire?”.
“Niente, saranno loro a parlare per primi e farti delle domande. Tu limitati a rispondere sorridente e con fare da smorfiosa”.
“Ok, che intenzioni hai?”.
“Assecondare le loro di intenzioni, Alessia; ti vogliono scopare!”.
“Stronzi! E tu mi darai in pasto alle loro voglie perverse, mio Padrone?”.
“Si, ma sarò io a decidere tutto”.
Si alzò prendendo il bicchiere in mano, io la seguii dapprima con lo sguardo e poi ruotando sulla sedia; si diresse lentamente in direzione della coppia e si sedette tra di loro, fece un brindisi così come le avevo detto di fare e dopo, mettendo entrambi i gomiti sul tavolo, appoggiò il mento sulle mani aperte, come se fosse su un davanzale d'una finestra, e sorridente rimase in attesa.
Sia il lui, sia la lei guardarono il sottoscritto con aria sbalordita; anch'io accennai un brindisi col mio bicchiere. Dopodiché la lei, come era prevedibile, iniziò a parlottare fittamente con Alessia, seguita dagli interventi brevi del lui.
Trascorsi appena 10 minuti, arrivarono al nostro tavolo Elly insieme ad un uomo, che era il marito, a portare i piatti dei secondi.
Alessia si alzò all'istante e tornò da me; vidi lo sguardo allibito di entrambi i componenti la coppia.
Ringraziammo con gentilezza Elly ed iniziammo a mangiare.
Mentre tagliava e si gustava una deliziosa salsiccia, Alessia mi disse che lei si chiamava Agata e lui Lucio; erano sposati da molti anni e con figli già grandi ed autonomi. Si trovavano in quel locale perché, a detta di loro amici, si mangiava bene e si facevano incontri interessanti. Inoltre….si interruppe bruscamente: “Lucio s'è alzato e sta venendo qui, che si fa adesso?”, chiese sottovoce.
“Buongiorno, mi chiamo Lucio, scusate il disturbo, ma io e mia moglie vorremmo…”.
“No Lucio, non perdono affatto il tuo disturbare mentre stiamo ancora pranzando, torna dopo il caffè, magari saremo più disponibili, chissà”, osservando la sua espressione attonita ed i muscoli facciali che manifestavano tutto il suo disappunto.
Girò i tacchi e tornò al tavolo, senza proferire parola.
“Ma sei stronzo veramente allora! Poveretto, l'hai trattato di merda”, disse Alessia quasi incazzata.
“Tranquilla, aspetterà che finiamo di pranzare e tornerà con la coda tra le gambe; nella coppia Lucio non conta granché quando si tratta di sesso. È Agata a decidere, e lei oggi ha deciso che ti vuole, quindi Lucio, da ottimo cagnolino qual’è, deve farla contenta a tutti i costi. Ascoltami bene tu, piuttosto. Tra un attimo, molto probabilmente, Agata andrà alla toilette e, appena passerà accanto al nostro tavolo, la seguirai a poca distanza. Varcata la soglia del bagno non farle prendere alcuna iniziativa, è più matura e più scaltra di te, soccomberesti. Dovrai essere tu invece ad agire per prima”.
“E come dovrei fare?”.
“Mettile immediatamente una mano sotto la gonna, infilati tra le sue cosce e, visto che la troverai sicuramente senza mutandine, ficcale subito due dita nella fica; scopala con decisione, falla venire in poco tempo. A questo punto sarà inerme, sbigottita, ansimante, priva di qualsiasi reazione, quindi alla tua mercé. Accarezzale il viso con le dita ancora bagnate dai suoi umori usandola come un asciugamani e dille che, se ti vuole, dovrà soggiacere alle mie perversioni. Quindi la molli prima che possa dire qualcosa e te ne torni qui al tavolo”.
“Cazzo! Sono già bagnata soltanto a sentirtelo direi. E se invece non dovesse andare in bagno?”.
“Ci va, ci va, tranquilla”.
Ed in effetti ci andò ed Alessia la seguì; quando tornò mi disse che era andato tutto secondo i programmi, col suo sorriso sornione.
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