L'universitaria lo confessa. 10
di
Sophos
genere
bondage
Sabato pomeriggio.
Agata uscì dalla toilette alcuni minuti dopo, aveva il viso sconvolto ma pienamente soddisfatto, continuava nervosamente a sistemarsi la gonna mentre camminava; passando vicino al mio tavolo mi guardò un attimo soltanto, in modo languido e sottomesso, per poi proseguire e raggiungere il suo maritino.
“E adesso, Mio bel Padrone, che si fa?”, intervenne sarcastica Alessia.
“Aspettiamo, null'altro. Anzi, vogliamo addolcire il palato con un buon dessert, magari fatto in casa?”.
“Per me no, grazie, sono strapiena, tutto molto buono ed abbondante”.
“Gradite qualcos'altro?”, chiese Elly mentre sparecchiava con sollecitudine, erano già le 16:00 e probabilmente non vedeva l'ora di chiudere bottega.
“No grazie Elly, soltanto due caffè e la chiave di una stanza appartata”.
Alessia trasalì, aspettò che Elly si allontanasse e mi chiese: “Quale stanza? Hanno stanze qui? E tu come fai a saperlo?”, una dietro l'altra a raffica.
Non ebbi la possibilità di risponderle in quel momento, perché nel frattempo si palesò Lucio, ancora una volta, e con voce sommessa mi chiese se avesse il permesso di parlare senza arrecare alcun disturbo.
“Si, Lucio, dimmi pure”.
Arriva Elly con i caffè ordinati, mettendo sul tavolo anche una chiave munita del suo portachiavi a forma di cuore.
“Io e mia moglie ci chiedevano se vi andasse di prendere il caffè insieme, così, giusto per scambiare due chiacchere”.
“Come vedi, mio caro Lucio, il nostro caffè è già arrivato. Sei in ritardo, mi dispiace. Tuttavia, poiché mi sei simpatico e voglio evitarti severi rimproveri, andate in questa stanza, tu e tua moglie, ed aspettate”.
Lucio prese la chiave dal tavolo, evidentemente rincuorato e ancorché solleticato dagli eventi, e se ne andò.
Alessia, dalla sua migliore prospettiva, li vide parlottare un po' per poi uscire dal locale e me lo disse con l'espressione ancora molto confusa.
“Allora mi spieghi, Davide? Cos'è questa storia delle stanze? Non è la prima volta che vieni qui, vero?”.
“Ahahah, no Alessia, non è la mia prima volta, lo confesso. In questo agriturismo ci sono 3 stanze al piano di sopra, per i turisti e per i vacanzieri, ed altre 2 immerse nel boschetto, per coloro i quali vogliono divertirsi un po’; dei bungalow isolati insomma, appartati e assolutamente discreti, dove ci si può sbizzarrire in piena libertà. Elly e suo marito hanno ristrutturato due piccoli vecchi magazzini in pietra lavica già esistenti, destinandoli a vere stanze d'albergo, con tutti i confort. La richiesta di luoghi discreti e sicuri per incontri clandestini è sempre aumentata negli anni, quindi hanno intelligentemente colto l'occasione al volo per guadagnare di più”.
“Si, sei proprio stronzo e subdolo, ma cazzo mi eccita un casino questa situazione. A questo punto immagino che tu conosca già Lucio ed Agata, vero?”.
“Ahahah, vero anche questo, Alessia. È una coppia amica con cui gioco da un po' di tempo; entrambi votati alle pratiche BDSM, anche le più spinte, nonché, come hai ben notato, all’umiliazione ed a tanto altro ancora. Amano, soprattutto Agata, il turpiloquio elegante e sofisticato, compresi i doppi sensi; quindi non ti dovrà stupire in alcun modo il linguaggio che verrà usato in quella stanza. Fa tutto parte del gioco e della perversione tra adulti consenzienti. Spero che tutto ciò ti intrighi veramente tanto, perché una volta varcato l'ingresso di quel bungalow potrà accadere di tutto e di più, esperienze particolarmente intense che possono segnare per il resto della vita, soprattutto una mente giovane come la tua. Chiaramente, con la mia presenza, tu godrai sempre del libero arbitrio. Mi appartieni e, quindi, ti proteggo, soprattutto mentalmente. Detto questo, pensaci molto bene, e dimmi se te la senti”.
Occhi fissi nei miei, labbro inferiore marchiato dagli incisivi: “Me la sento sì, mi intriga tantissimo la cosa. Voglio, sinceramente e convintamente, essere la donna che condivide ogni tua perversione sessuale; fai di me ciò che più ti eccita, ho piena fiducia, non ti temo”.
“Bene, allora andiamo a divertirci Alessia, in assoluta piena libertà cerebrale e fisica”.
Ci alzammo e ci incamminammo in direzione del bungalow col cuore; scoprii successivamente da Elly che quello contrassegnato con la stella, il mio preferito, era inaccessibile a causa di lavori di manutenzione.
Arrivati sul piccolo porticato, costruito col legno riciclato degli alberi della proprietà, la porta del bungalow si aprì magicamente; dietro apparve Lucio che, con fare da perfetto maggiordomo, ci invitò ad entrare.
Agata era seduta, a gambe accavallate, su una poltroncina in vimini con accanto un tavolino sul quale troneggiava una glacette che conteneva una bottiglia ancora tappata ed un vassoio con quattro flute.
“Non è più necessario fare le dovute presentazioni”, dissi osservandoli nella stanza in penombra ed in particolare notando Agata che si era alzata in piedi con un atteggiamento di deferenza, “ci conosciamo già tutti e, in aggiunta, tutti sappiamo perché siamo qui”.
Lucio si avvicinò a me ed appoggiò sul pavimento in cotto anticato uno zaino: “I suoi strumenti del piacere, Signore. Come da lei richiesto li ho portati fin qui. Siamo completamente al suo servizio, per il suo ed il nostro diletto”.
Agata annuì e si avvicinò a piccoli passi. Si genuflesse, aprì lo zaino, rovistò un po' all'interno, e con calcolata lentezza tirò fuori un paddle in legno massello; me lo porse e, girandosi, si diresse ai piedi del letto. Sollevò il vestitino fiorato fino ai fianchi e si piegò in avanti con le mani ben strette sulla pediera in ferro battuto e le braccia tese: “Sono pronta mio Signore, punisci con severità la tua vacca da monta; me lo merito e lo desidero”.
Mi volsi verso Alessia, che nel frattempo aveva assistito a quella scena apparentemente assurda facendola rimanere palesemente stupefatta - quasi a bocca aperta - e le passai il paddle: “Sai già come si usa e conosci bene l'effetto che produce sia in chi lo maneggia sia in chi lo riceve. Divertiti, anche con veemenza se ti aggrada, il suo grosso deretano è ben abituato; fermati, ed immediatamente anche, soltanto se pronunciasse la parola ladybug, ne hai già piena contezza del significato, vista l'esperienza con Sandra”.
Annuì e si avvicinò a lei. Soppesò il paddle sulla mano sinistra, come aveva già fatto in un recente passato, si posizionò leggermente di lato e sferrò il primo colpo sul culo di Agata; secco, preciso e con forza: “Volevi goderti la punizione di quello che consideri il tuo Padrone, eh? Ma adesso ci sono io, il tuo posto è stato occupato da me. Sono io l'unica schiava che può avere e di cui può godere pienamente!”, sferrandole un altro colpo ben assestato e molto più forte del primo, “che questo ti sia d'insegnamento, puttana!”.
“Si mia Medea, picchiami e puniscimi per avere osato anelare le attenzioni del tuo Padrone; sì, hai ragione, sono una nullità che non merita altro se non essere percossa, usata, sbattuta da chiunque e senza ritegno”.
A tali affermazioni Alessia reagì in modo particolare; ovvero mi osservò e con gli occhi pieni di stupore mi fece capire di essere rimasta spiazzata. Sicuramente mossa da un moto di gelosia che la spinse a colpirla con rabbia all'inizio, adesso comprendeva che in quel gioco non ci poteva essere questo sentimento, non c'era affatto competizione tra di loro, ma solo piacere reciproco.
Le sorrisi: “Si Alessia, semplice gioco e profonda perversione tra adulti consenzienti, null'altro”.
Si chinò, le baciò con sensualità il gluteo più vicino e con voce rotta dalla commozione disse: ”Non sono pronta a questo, scusami Agata, mi rendo purtroppo conto che devo imparare ancora tanto di questa pratica; ma lo farò, perché mi interessa in tutti i suoi diversi significati”; tornò da me e mi restituì il paddle.
“Vuoi andare via? Non avere alcun cruccio a dirlo, ci siamo passati tutti qui, ti capiremmo perfettamente e nessuno rimarrebbe deluso da te”.
“No, voglio rimanere, non ho dubbi su questo, ma preferisco essere una spettatrice per adesso, credo sia meglio così”.
Il silenzio pervase la stanza all'improvviso, gli unici suoni presenti erano quelli dei nostri respiri.
Interruppi quella pesante atmosfera ordinando a Lucio di avvicinare la poltrona ad Alessia e farla sedere comodamente, mentre io mi sarei occupato di sua moglie nel modo più consono a lei, ovvero trattandola come una vera vacca da monta. Gli occhi di Lucio si illuminarono di una luce intensa, le sue labbra si dischiusero in un sorriso eccitato e la sua mano scivolò nei pantaloni.
Dallo zaino sfilai un flaconcino di lubrificante naturale e lo appoggiai sul letto.
Indossai un guanto di lattice alla mano destra.
Mi avvicinai al culo di Agata e lo schiaffeggiai ripetutamente su entrambe le natiche; quelle melodiche sculacciate risuonarono piene nelle orecchie di tutti, senza nulla togliere ai gemiti di piacere da lei espressi con grande enfasi.
La mia mano si infilò furtiva tra le sue cosce accarezzando la vulva a più riprese; ogni tanto un colpo e ad esso seguiva immediatamente un grido di dolore e di soddisfazione.
Ficcai indice e medio nella vagina, così, senza preavviso; li mossi vigorosamente avanti e indietro, creando anche delle piccole circonferenze che mi servivano per cominciare a dilatarla. Si aggiunse l'anulare ed il trio piacque molto ad Agata che cominciò ad avere sussulti e fremiti sempre più intensi.
Presi il lubrificante ed iniziai a farlo colare tra le chiappe che, in pochi istanti, divennero luccicanti. Quando ritenni di essere soddisfatto del grado di lubrificazione ottenuto, ritrassi un po' le tre dita, senza farle però uscire dalla fica, vi aggiunsi il mignolo prima ed il pollice dopo, piegai la mano a forma di cuneo, facendola ruotare a destra e sinistra quel tanto che serviva, e cominciai a spingere con precisione e capacità; la sua vagina si dilatò all'improvviso, come se avesse ceduto o collassato, e mi permise di entrare dentro fino al polso.
“Sì, Signore e Padrone, monta la vacca che non sono altro - oh sì - spaccala senza alcun ritegno - oh sì, sì - falle sentire tutta la forza della mano che comanda veramente - sì, sì, oh sì - voglio venire, ti prego - oh sì, oh sì, oh sì - adesso, non resisto più”, mentre il mio movimento a stantuffo aumentava con sempre maggiore velocità e profondità, spesso agevolato dal mio chiudere la mano a pugno, “oh sì, vengo, oh sì, sì vengo, vengo sì, oh sì, oh sì, vengo, mi piace da impazzire, sfondami tutta, sì, sì, oh sì, sì così, sì, ah, ahh, ahhh, ahhhh, ahhhhh…”.
Mi rivolsi a Lucio: “Prendi il plug grande nello zaino, cornuto!”.
Me lo passò con mano quasi tremante, ma con occhi pervasi dal sacro fuoco dell'eccitazione.
Con la mano sinistra lo puntai sullo sfintere della vacca Agata e lo infilai tutto nel culo; nonostante la bombatura dell'oggetto fosse di importante dimensione, entrò come coltello caldo entra nel burro; fu risucchiato nella sua interezza e sigillato dall'anello che tornò a restringersi attorno alla base.
Agata urlò con tutto il fiato che le era rimasto dopo quello utilizzato durante l'orgasmo intenso avuto giusto qualche secondo prima, poi si zittì. Respiri profondi e continuati, ansimando, affaticata: “ Sì, sono proprio una fottuta vacca da monta, adesso! Sfondata in ogni mio orifizio e pienamente soddisfatta. Nelle tue mani, Padrone, mi sento finalmente viva, mi annichilisci prima e mi ricostruisci dopo”.
Mossi la mano destra, ancora dentro di lei, con molta delicatezza; allungai le dita e la sfilai piano piano. Fù magnifico il suono che emanò la fica in quell'istante.
Guardai Lucio: “Adesso puoi, sei autorizzato!”.
Si inginocchiò lesto e la leccò tutta, si dissetò di ogni stilla residua del suo piacere.
Insieme la aiutammo a riprendere la posizione eretta ed insieme la adagiammo sul letto, esausta si, ma con un sorriso inebetito; era in estasi, si trovava nella sua intima bolla di pienezza.
Tolsi il guanto e lo gettai nel cestino, volsi lo sguardo ad Alessia e la trovai a dir poco colpita da ciò a cui aveva assistito: “Come stai? Vuoi ancora rimanere oppure andiamo via subito?”.
“Si, assolutamente si, voglio rimanere qui con te. Sono sconvolta, ma sono anche in completa ammirazione del tuo fare. Come fai? Cosa ti spinge a fare queste cose estreme? E perché non sei eccitato? Conoscendo ormai la tua virilità, mi sarei aspettata che il cazzo spingesse duro contro la patta”.
“Sono eccitato e soddisfatto, e tanto aggiungerei, ma cerebralmente. Il mio intento non era quello di scoparla fisicamente; la mia concentrazione era totalmente su di lei, ma ti spiegherò meglio più tardi, se vorrai. E visto che hai deciso di rimanere e hai riacquistato un po’ di tranquillità e calma, vuoi anche essere partecipe?”.
“Si, credo di essere pronta e a tua completa disposizione; ma se dovessi ancora tirarmi indietro, ti prego di perdonarmi".
Lucio stava adesso accarezzando sul viso la sua adorata mogliettina alla stregua di un infermiere che deterge il sudore del malato allettato. Ma conoscendo molto bene la sua piccola vena di sadismo, stava solo sperando che Agata si riprendesse al più presto per poter continuare la sessione.
“Nello zaino c'è una corda nera arrotolata, una ball gag rossa ed un sacchetto in pelle che contiene pinze e mollette di vario genere, Alessia. Prendi questi oggetti e portali qui!”.
Mi dovette chiedere conferma che la ball gag fosse la pallina rossa con la cinghia nera, ma per il resto trovò tutto e subito.
Quando si avvicinò a me le dissi: “Siamo al battesimo del fuoco, quindi ascoltami bene. Tu sei la mia slave, unica e sola senza ombra di dubbio - di conseguenza nessuna gelosia e nessuna vendetta contro alcuno - ma qui sei anche la loro mistress. Detto ciò, ti dico che Lucio lo affido a te per adesso, sotto la mia supervisione naturalmente; gioco estremo si, ma sempre fatto in sicurezza. Aggiungo che è un cagnolino assai rispettoso degli ordini impartiti ed ama l'umiliazione; anche per lui vale naturalmente la safe word di prima o, qualora non potesse parlare, fermati immediatamente quando scuoterà la testa velocemente per più di tre volte. Libera dunque la tua fantasia e soddisfa la tua mente perversa utilizzando ciò che hai nelle mani, divertiti”, facendole segno con la mano di avanzare come se salisse su un palcoscenico.
Sembrò spaesata perché presa alla sprovvista ma determinata a compiacere la mia richiesta.
“Spogliati Lucio, ti voglio vedere tutto nudo come il verme viscido che sei!”, chiedendomi conferma con gli occhi e ricevendo un assenso sorridente.
“Sì, mia Signora, provvedo immediatamente, sono al Suo completo servizio!”.
Si spogliò in maniera celere, gettando tutti gli indumenti e gli accessori sul pavimento, e rimase completamente nudo, in attesa.
Nel frattempo dissi ad Agata, che stava assistendo con grande curiosità ed interesse allo svezzamento della mia allieva - ancora sul letto, distesa sul fianco destro - di denudarsi anche lei togliendosi il vestitino a fiori ed il reggiseno; gli unici indumenti che la ricoprivano, così come le avevo chiesto al telefono prima dell'incontro.
Alessia si avvicinò a Lucio, apparentemente titubante, prese il suo cazzo barzotto in mano e cominciò a tastarlo: “Mi offende che un verme come te si presenti alla sua Signora non ancora eccitato”, e lo colpì con un schiaffetto leggero ma deciso, “ed affinché ciò non si verifichi più in futuro, dovrò punirti severamente adesso”.
A Lucio dovette sicuramente piacere il trattamento ricevuto e la promessa di sofferenza, perché il cazzo gli si indurì all'istante.
Alessia aprì il sacchetto di pelle sciogliendo il fiocco in cuoio che lo teneva chiuso, infilò la mano dentro come se dovesse prendere un numero della tombola, ma senza rimestare, ed estrasse una catenina con due mollette metalliche alle estremità.
Mi guardò perplessa ed io divertito le dissi: “Sono pinze da capezzolo regolabili”.
Ne applicò una sul sinistro di Lucio, il quale emise un sibilo risucchiato, e l'altra sul destro, per poi serrare entrambi i morsetti.
“Grazie mia Signora, merito ogni punizione che voglia infliggermi; sono un verme che non merita alcuna compassione”.
“Mettiti in ginocchio sul letto ed avvicinati a tua moglie, verme! Tieniti alla base il pene ed infilalo nella sua bocca, verme! Ecco, così. Adesso metti la mano sulla sua nuca e scopala forte, fino in gola”.
Si sentirono i gemiti soffocati di Agata, la saliva che avvolgeva il cazzo di Lucio, i profondi grugniti di quest'ultimo; le palle sbattevano sul mento, la mano stringeva i capelli, gli occhi di Agata chiusi, quelli di Lucio aperti.
“Schizzale il tuo sperma in gola, adesso!”.
“Sì, mia Signora, adesso, sì, sì obbedisco; ah, ahh, ahh…”.
Agata ricevette in gola numerosi abbondanti schizzi di sborra calda e densa dal marito e non si scompose quasi per nulla; ingoiò tutto.
“Bravo il mio bel verme! Ora che ti sei svuotato le palle scendi dal letto”.
Gli applicò la ball gag in bocca chiudendo la cinghia stretta sulla nuca, gli legò insieme i polsi con un capo della corda e, ordinandogli di piegarsi in avanti ad angolo retto, facendo in modo che Lucio potesse appoggiare testa e spalle sul materasso, legò l'altro capo alle caviglie.
La mia fantasiosa allieva aveva, forse inconsapevolmente, creato una figura scultorea permanente; infatti Lucio non aveva alcuna possibilità di movimento, neanche minima.
Quando Alessia mi osservò, con lo sguardo interrogativo e fremente della scolara che aspetta il voto: “Brava, ma adesso che ti frulla nella testolina?”.
“Lo sculaccio con la paletta di legno?”.
“Prego, fai pure, non chiedere a me, segui il tuo istinto. Ti fermo solo se sbagli o esageri, tranquilla. Sentiti libera di usare il tuo schiavo come più ti piace”.
Usò il paddle nel modo giusto, inflisse dolore e piacere sul culo e direttamente nella mente di Lucio fino a farlo godere; tant'è che alcune gocce di sperma apparvero improvvise sul pavimento mentre, con la pallina dietro i denti che gli teneva la bocca aperta, emetteva i suoni indefiniti dell’eiaculazione.
Non paga, decise di rovistare ancora nel sacchetto e ne estrasse una pinza particolare; una costrizione per il pene con annessa catena alla cui estremità sosteneva un piccolo plug anale.
Mi guardò ancora perplessa: “Ho capito che questo è un plug per l'ano, ma questa?”.
“Applicala alla base del pene ed avvita, quel tanto che basta o che ti soddisfa, il morsetto a lato”.
Lo fece.
Dapprima applicò la pinza al cazzo di Lucio, ancora turgido e pulsante, e poi, leccandolo e bagnandolo della sua densa saliva bianca, gli ficcò il plug nel buco del culo.
Evidentemente soddisfatta, fece un passo indietro ed ammirò per qualche secondo il suo operato.
Lucio guaiva di piacevole dolore, la moglie, col sorriso quasi sguaiato, lo derideva continuando a chiamarlo verme, insetto, nullità di uomo e di maschio.
Alessia, ancora evidentemente agitata, ma sicuramente eccitata da tutto questo, si avvicinò a me e, sussurrando nel mio orecchio, disse: “Mio Signore, mi piace ciò che ho fatto, ma sono così su di giri che voglio essere scopata forte; voglio raggiungere il mio più intenso piacere e gridarlo forte. Forse sarà fuori da ogni contesto e regola di dominazione, ma ti confesso anche che desidero essere penetrata da Agata; voglio sentire sbattere i suoi grossi seni sulla mia schiena mentre mi scopa da dietro”.
Sorrisi.
“Spogliati, togli tutto tranne la maglietta e il reggiseno”, poi, rivolgendomi ad Agata, “tu indossa la mutanda di pelle col dildo, lo so che l'hai portata qui con l'intenzione di usarla sul cornuto di tuo marito”.
Agata scese dal letto, non senza difficoltà visto il grosso dildo piantato ancora nel culo, e si diresse verso un angolo della stanza nel quale aveva appoggiato la sua borsa; prese la mutandina accessoriata e la indossò. Nello stesso lasso di tempo Alessia si denudò del superfluo ed attese mie indicazioni.
“Mettiti in ginocchio sulla poltroncina e spingi il culo all'insù”.
Lo fece con movimenti lenti e calcolati; una volta posizionata, volse la testa nella mia direzione e mi osservò con occhi languidi.
Quello sguardo fece improvvisamente ardere il mio desiderio; aprii la cerniera dei pantaloni, tirai fuori il cazzo e mi avvicinai alla sua bocca: “Succhia, Mia puttana!”.
Con un cenno della testa dissi ad Agata di avvicinarsi: “Entra subito in lei e scopale la fica con forza, è già bagnata a sufficienza”.
Fù quasi un balletto a due. Agata che, aggrappata con le mani ai fianchi di Alessia e piegata su di lei, si dimenava come una forsennata, ed io, col cazzo affondato fino nella sua gola, che mi godevo il movimento e le spinte di Agata.
Gemiti soffocati, urla sguaiate, corpi che sbattevano l'uno contro l'altro senza alcuna regola; improvviso arrivò l'orgasmo di tutti e tre, anzi di tutti e quattro, quasi all'unisono.
Lucio infatti, con la testa appoggiata sul letto, si godette la scena nella sua posizione costretta, grugnendo anche lui del suo piacere.
Dopo alcuni minuti di silenzio, durante i quali cercammo di ritrovare l'equilibrio fisico e mentale, iniziammo a scambiarci begli sguardi sorridenti.
Agata, liberatasi della mutandina col dildo, quasi corse a sciogliere suo marito Lucio da tutti i lacci e costrizioni di cui era permeato; e, a sua volta, Lucio, una volta riacquistata autonomia di movimento, estrasse, con estrema attenzione e calma, il plug dal culo di sua moglie, ripulendo con ardore tutti gli umori anali con la lingua ed il palato. Alessia si ricompose alla bene e meglio scendendo dalla poltrona, ed io semplicemente godetti di tutta la scena complessiva.
Ci ripulimmo e ci rinfrescammo a turno utilizzando l'unico bagno disponibile.
Stappammo la bottiglia e brindammo a tutti noi per il piacevole tempo trascorso insieme.
Agata e Lucio, sempre con grande eleganza e dichiarandosi pienamente appagati, ci salutarono e andarono via.
Io ed Alessia restammo soli nella stanza, l'uno di fronte all'altra.
Agata uscì dalla toilette alcuni minuti dopo, aveva il viso sconvolto ma pienamente soddisfatto, continuava nervosamente a sistemarsi la gonna mentre camminava; passando vicino al mio tavolo mi guardò un attimo soltanto, in modo languido e sottomesso, per poi proseguire e raggiungere il suo maritino.
“E adesso, Mio bel Padrone, che si fa?”, intervenne sarcastica Alessia.
“Aspettiamo, null'altro. Anzi, vogliamo addolcire il palato con un buon dessert, magari fatto in casa?”.
“Per me no, grazie, sono strapiena, tutto molto buono ed abbondante”.
“Gradite qualcos'altro?”, chiese Elly mentre sparecchiava con sollecitudine, erano già le 16:00 e probabilmente non vedeva l'ora di chiudere bottega.
“No grazie Elly, soltanto due caffè e la chiave di una stanza appartata”.
Alessia trasalì, aspettò che Elly si allontanasse e mi chiese: “Quale stanza? Hanno stanze qui? E tu come fai a saperlo?”, una dietro l'altra a raffica.
Non ebbi la possibilità di risponderle in quel momento, perché nel frattempo si palesò Lucio, ancora una volta, e con voce sommessa mi chiese se avesse il permesso di parlare senza arrecare alcun disturbo.
“Si, Lucio, dimmi pure”.
Arriva Elly con i caffè ordinati, mettendo sul tavolo anche una chiave munita del suo portachiavi a forma di cuore.
“Io e mia moglie ci chiedevano se vi andasse di prendere il caffè insieme, così, giusto per scambiare due chiacchere”.
“Come vedi, mio caro Lucio, il nostro caffè è già arrivato. Sei in ritardo, mi dispiace. Tuttavia, poiché mi sei simpatico e voglio evitarti severi rimproveri, andate in questa stanza, tu e tua moglie, ed aspettate”.
Lucio prese la chiave dal tavolo, evidentemente rincuorato e ancorché solleticato dagli eventi, e se ne andò.
Alessia, dalla sua migliore prospettiva, li vide parlottare un po' per poi uscire dal locale e me lo disse con l'espressione ancora molto confusa.
“Allora mi spieghi, Davide? Cos'è questa storia delle stanze? Non è la prima volta che vieni qui, vero?”.
“Ahahah, no Alessia, non è la mia prima volta, lo confesso. In questo agriturismo ci sono 3 stanze al piano di sopra, per i turisti e per i vacanzieri, ed altre 2 immerse nel boschetto, per coloro i quali vogliono divertirsi un po’; dei bungalow isolati insomma, appartati e assolutamente discreti, dove ci si può sbizzarrire in piena libertà. Elly e suo marito hanno ristrutturato due piccoli vecchi magazzini in pietra lavica già esistenti, destinandoli a vere stanze d'albergo, con tutti i confort. La richiesta di luoghi discreti e sicuri per incontri clandestini è sempre aumentata negli anni, quindi hanno intelligentemente colto l'occasione al volo per guadagnare di più”.
“Si, sei proprio stronzo e subdolo, ma cazzo mi eccita un casino questa situazione. A questo punto immagino che tu conosca già Lucio ed Agata, vero?”.
“Ahahah, vero anche questo, Alessia. È una coppia amica con cui gioco da un po' di tempo; entrambi votati alle pratiche BDSM, anche le più spinte, nonché, come hai ben notato, all’umiliazione ed a tanto altro ancora. Amano, soprattutto Agata, il turpiloquio elegante e sofisticato, compresi i doppi sensi; quindi non ti dovrà stupire in alcun modo il linguaggio che verrà usato in quella stanza. Fa tutto parte del gioco e della perversione tra adulti consenzienti. Spero che tutto ciò ti intrighi veramente tanto, perché una volta varcato l'ingresso di quel bungalow potrà accadere di tutto e di più, esperienze particolarmente intense che possono segnare per il resto della vita, soprattutto una mente giovane come la tua. Chiaramente, con la mia presenza, tu godrai sempre del libero arbitrio. Mi appartieni e, quindi, ti proteggo, soprattutto mentalmente. Detto questo, pensaci molto bene, e dimmi se te la senti”.
Occhi fissi nei miei, labbro inferiore marchiato dagli incisivi: “Me la sento sì, mi intriga tantissimo la cosa. Voglio, sinceramente e convintamente, essere la donna che condivide ogni tua perversione sessuale; fai di me ciò che più ti eccita, ho piena fiducia, non ti temo”.
“Bene, allora andiamo a divertirci Alessia, in assoluta piena libertà cerebrale e fisica”.
Ci alzammo e ci incamminammo in direzione del bungalow col cuore; scoprii successivamente da Elly che quello contrassegnato con la stella, il mio preferito, era inaccessibile a causa di lavori di manutenzione.
Arrivati sul piccolo porticato, costruito col legno riciclato degli alberi della proprietà, la porta del bungalow si aprì magicamente; dietro apparve Lucio che, con fare da perfetto maggiordomo, ci invitò ad entrare.
Agata era seduta, a gambe accavallate, su una poltroncina in vimini con accanto un tavolino sul quale troneggiava una glacette che conteneva una bottiglia ancora tappata ed un vassoio con quattro flute.
“Non è più necessario fare le dovute presentazioni”, dissi osservandoli nella stanza in penombra ed in particolare notando Agata che si era alzata in piedi con un atteggiamento di deferenza, “ci conosciamo già tutti e, in aggiunta, tutti sappiamo perché siamo qui”.
Lucio si avvicinò a me ed appoggiò sul pavimento in cotto anticato uno zaino: “I suoi strumenti del piacere, Signore. Come da lei richiesto li ho portati fin qui. Siamo completamente al suo servizio, per il suo ed il nostro diletto”.
Agata annuì e si avvicinò a piccoli passi. Si genuflesse, aprì lo zaino, rovistò un po' all'interno, e con calcolata lentezza tirò fuori un paddle in legno massello; me lo porse e, girandosi, si diresse ai piedi del letto. Sollevò il vestitino fiorato fino ai fianchi e si piegò in avanti con le mani ben strette sulla pediera in ferro battuto e le braccia tese: “Sono pronta mio Signore, punisci con severità la tua vacca da monta; me lo merito e lo desidero”.
Mi volsi verso Alessia, che nel frattempo aveva assistito a quella scena apparentemente assurda facendola rimanere palesemente stupefatta - quasi a bocca aperta - e le passai il paddle: “Sai già come si usa e conosci bene l'effetto che produce sia in chi lo maneggia sia in chi lo riceve. Divertiti, anche con veemenza se ti aggrada, il suo grosso deretano è ben abituato; fermati, ed immediatamente anche, soltanto se pronunciasse la parola ladybug, ne hai già piena contezza del significato, vista l'esperienza con Sandra”.
Annuì e si avvicinò a lei. Soppesò il paddle sulla mano sinistra, come aveva già fatto in un recente passato, si posizionò leggermente di lato e sferrò il primo colpo sul culo di Agata; secco, preciso e con forza: “Volevi goderti la punizione di quello che consideri il tuo Padrone, eh? Ma adesso ci sono io, il tuo posto è stato occupato da me. Sono io l'unica schiava che può avere e di cui può godere pienamente!”, sferrandole un altro colpo ben assestato e molto più forte del primo, “che questo ti sia d'insegnamento, puttana!”.
“Si mia Medea, picchiami e puniscimi per avere osato anelare le attenzioni del tuo Padrone; sì, hai ragione, sono una nullità che non merita altro se non essere percossa, usata, sbattuta da chiunque e senza ritegno”.
A tali affermazioni Alessia reagì in modo particolare; ovvero mi osservò e con gli occhi pieni di stupore mi fece capire di essere rimasta spiazzata. Sicuramente mossa da un moto di gelosia che la spinse a colpirla con rabbia all'inizio, adesso comprendeva che in quel gioco non ci poteva essere questo sentimento, non c'era affatto competizione tra di loro, ma solo piacere reciproco.
Le sorrisi: “Si Alessia, semplice gioco e profonda perversione tra adulti consenzienti, null'altro”.
Si chinò, le baciò con sensualità il gluteo più vicino e con voce rotta dalla commozione disse: ”Non sono pronta a questo, scusami Agata, mi rendo purtroppo conto che devo imparare ancora tanto di questa pratica; ma lo farò, perché mi interessa in tutti i suoi diversi significati”; tornò da me e mi restituì il paddle.
“Vuoi andare via? Non avere alcun cruccio a dirlo, ci siamo passati tutti qui, ti capiremmo perfettamente e nessuno rimarrebbe deluso da te”.
“No, voglio rimanere, non ho dubbi su questo, ma preferisco essere una spettatrice per adesso, credo sia meglio così”.
Il silenzio pervase la stanza all'improvviso, gli unici suoni presenti erano quelli dei nostri respiri.
Interruppi quella pesante atmosfera ordinando a Lucio di avvicinare la poltrona ad Alessia e farla sedere comodamente, mentre io mi sarei occupato di sua moglie nel modo più consono a lei, ovvero trattandola come una vera vacca da monta. Gli occhi di Lucio si illuminarono di una luce intensa, le sue labbra si dischiusero in un sorriso eccitato e la sua mano scivolò nei pantaloni.
Dallo zaino sfilai un flaconcino di lubrificante naturale e lo appoggiai sul letto.
Indossai un guanto di lattice alla mano destra.
Mi avvicinai al culo di Agata e lo schiaffeggiai ripetutamente su entrambe le natiche; quelle melodiche sculacciate risuonarono piene nelle orecchie di tutti, senza nulla togliere ai gemiti di piacere da lei espressi con grande enfasi.
La mia mano si infilò furtiva tra le sue cosce accarezzando la vulva a più riprese; ogni tanto un colpo e ad esso seguiva immediatamente un grido di dolore e di soddisfazione.
Ficcai indice e medio nella vagina, così, senza preavviso; li mossi vigorosamente avanti e indietro, creando anche delle piccole circonferenze che mi servivano per cominciare a dilatarla. Si aggiunse l'anulare ed il trio piacque molto ad Agata che cominciò ad avere sussulti e fremiti sempre più intensi.
Presi il lubrificante ed iniziai a farlo colare tra le chiappe che, in pochi istanti, divennero luccicanti. Quando ritenni di essere soddisfatto del grado di lubrificazione ottenuto, ritrassi un po' le tre dita, senza farle però uscire dalla fica, vi aggiunsi il mignolo prima ed il pollice dopo, piegai la mano a forma di cuneo, facendola ruotare a destra e sinistra quel tanto che serviva, e cominciai a spingere con precisione e capacità; la sua vagina si dilatò all'improvviso, come se avesse ceduto o collassato, e mi permise di entrare dentro fino al polso.
“Sì, Signore e Padrone, monta la vacca che non sono altro - oh sì - spaccala senza alcun ritegno - oh sì, sì - falle sentire tutta la forza della mano che comanda veramente - sì, sì, oh sì - voglio venire, ti prego - oh sì, oh sì, oh sì - adesso, non resisto più”, mentre il mio movimento a stantuffo aumentava con sempre maggiore velocità e profondità, spesso agevolato dal mio chiudere la mano a pugno, “oh sì, vengo, oh sì, sì vengo, vengo sì, oh sì, oh sì, vengo, mi piace da impazzire, sfondami tutta, sì, sì, oh sì, sì così, sì, ah, ahh, ahhh, ahhhh, ahhhhh…”.
Mi rivolsi a Lucio: “Prendi il plug grande nello zaino, cornuto!”.
Me lo passò con mano quasi tremante, ma con occhi pervasi dal sacro fuoco dell'eccitazione.
Con la mano sinistra lo puntai sullo sfintere della vacca Agata e lo infilai tutto nel culo; nonostante la bombatura dell'oggetto fosse di importante dimensione, entrò come coltello caldo entra nel burro; fu risucchiato nella sua interezza e sigillato dall'anello che tornò a restringersi attorno alla base.
Agata urlò con tutto il fiato che le era rimasto dopo quello utilizzato durante l'orgasmo intenso avuto giusto qualche secondo prima, poi si zittì. Respiri profondi e continuati, ansimando, affaticata: “ Sì, sono proprio una fottuta vacca da monta, adesso! Sfondata in ogni mio orifizio e pienamente soddisfatta. Nelle tue mani, Padrone, mi sento finalmente viva, mi annichilisci prima e mi ricostruisci dopo”.
Mossi la mano destra, ancora dentro di lei, con molta delicatezza; allungai le dita e la sfilai piano piano. Fù magnifico il suono che emanò la fica in quell'istante.
Guardai Lucio: “Adesso puoi, sei autorizzato!”.
Si inginocchiò lesto e la leccò tutta, si dissetò di ogni stilla residua del suo piacere.
Insieme la aiutammo a riprendere la posizione eretta ed insieme la adagiammo sul letto, esausta si, ma con un sorriso inebetito; era in estasi, si trovava nella sua intima bolla di pienezza.
Tolsi il guanto e lo gettai nel cestino, volsi lo sguardo ad Alessia e la trovai a dir poco colpita da ciò a cui aveva assistito: “Come stai? Vuoi ancora rimanere oppure andiamo via subito?”.
“Si, assolutamente si, voglio rimanere qui con te. Sono sconvolta, ma sono anche in completa ammirazione del tuo fare. Come fai? Cosa ti spinge a fare queste cose estreme? E perché non sei eccitato? Conoscendo ormai la tua virilità, mi sarei aspettata che il cazzo spingesse duro contro la patta”.
“Sono eccitato e soddisfatto, e tanto aggiungerei, ma cerebralmente. Il mio intento non era quello di scoparla fisicamente; la mia concentrazione era totalmente su di lei, ma ti spiegherò meglio più tardi, se vorrai. E visto che hai deciso di rimanere e hai riacquistato un po’ di tranquillità e calma, vuoi anche essere partecipe?”.
“Si, credo di essere pronta e a tua completa disposizione; ma se dovessi ancora tirarmi indietro, ti prego di perdonarmi".
Lucio stava adesso accarezzando sul viso la sua adorata mogliettina alla stregua di un infermiere che deterge il sudore del malato allettato. Ma conoscendo molto bene la sua piccola vena di sadismo, stava solo sperando che Agata si riprendesse al più presto per poter continuare la sessione.
“Nello zaino c'è una corda nera arrotolata, una ball gag rossa ed un sacchetto in pelle che contiene pinze e mollette di vario genere, Alessia. Prendi questi oggetti e portali qui!”.
Mi dovette chiedere conferma che la ball gag fosse la pallina rossa con la cinghia nera, ma per il resto trovò tutto e subito.
Quando si avvicinò a me le dissi: “Siamo al battesimo del fuoco, quindi ascoltami bene. Tu sei la mia slave, unica e sola senza ombra di dubbio - di conseguenza nessuna gelosia e nessuna vendetta contro alcuno - ma qui sei anche la loro mistress. Detto ciò, ti dico che Lucio lo affido a te per adesso, sotto la mia supervisione naturalmente; gioco estremo si, ma sempre fatto in sicurezza. Aggiungo che è un cagnolino assai rispettoso degli ordini impartiti ed ama l'umiliazione; anche per lui vale naturalmente la safe word di prima o, qualora non potesse parlare, fermati immediatamente quando scuoterà la testa velocemente per più di tre volte. Libera dunque la tua fantasia e soddisfa la tua mente perversa utilizzando ciò che hai nelle mani, divertiti”, facendole segno con la mano di avanzare come se salisse su un palcoscenico.
Sembrò spaesata perché presa alla sprovvista ma determinata a compiacere la mia richiesta.
“Spogliati Lucio, ti voglio vedere tutto nudo come il verme viscido che sei!”, chiedendomi conferma con gli occhi e ricevendo un assenso sorridente.
“Sì, mia Signora, provvedo immediatamente, sono al Suo completo servizio!”.
Si spogliò in maniera celere, gettando tutti gli indumenti e gli accessori sul pavimento, e rimase completamente nudo, in attesa.
Nel frattempo dissi ad Agata, che stava assistendo con grande curiosità ed interesse allo svezzamento della mia allieva - ancora sul letto, distesa sul fianco destro - di denudarsi anche lei togliendosi il vestitino a fiori ed il reggiseno; gli unici indumenti che la ricoprivano, così come le avevo chiesto al telefono prima dell'incontro.
Alessia si avvicinò a Lucio, apparentemente titubante, prese il suo cazzo barzotto in mano e cominciò a tastarlo: “Mi offende che un verme come te si presenti alla sua Signora non ancora eccitato”, e lo colpì con un schiaffetto leggero ma deciso, “ed affinché ciò non si verifichi più in futuro, dovrò punirti severamente adesso”.
A Lucio dovette sicuramente piacere il trattamento ricevuto e la promessa di sofferenza, perché il cazzo gli si indurì all'istante.
Alessia aprì il sacchetto di pelle sciogliendo il fiocco in cuoio che lo teneva chiuso, infilò la mano dentro come se dovesse prendere un numero della tombola, ma senza rimestare, ed estrasse una catenina con due mollette metalliche alle estremità.
Mi guardò perplessa ed io divertito le dissi: “Sono pinze da capezzolo regolabili”.
Ne applicò una sul sinistro di Lucio, il quale emise un sibilo risucchiato, e l'altra sul destro, per poi serrare entrambi i morsetti.
“Grazie mia Signora, merito ogni punizione che voglia infliggermi; sono un verme che non merita alcuna compassione”.
“Mettiti in ginocchio sul letto ed avvicinati a tua moglie, verme! Tieniti alla base il pene ed infilalo nella sua bocca, verme! Ecco, così. Adesso metti la mano sulla sua nuca e scopala forte, fino in gola”.
Si sentirono i gemiti soffocati di Agata, la saliva che avvolgeva il cazzo di Lucio, i profondi grugniti di quest'ultimo; le palle sbattevano sul mento, la mano stringeva i capelli, gli occhi di Agata chiusi, quelli di Lucio aperti.
“Schizzale il tuo sperma in gola, adesso!”.
“Sì, mia Signora, adesso, sì, sì obbedisco; ah, ahh, ahh…”.
Agata ricevette in gola numerosi abbondanti schizzi di sborra calda e densa dal marito e non si scompose quasi per nulla; ingoiò tutto.
“Bravo il mio bel verme! Ora che ti sei svuotato le palle scendi dal letto”.
Gli applicò la ball gag in bocca chiudendo la cinghia stretta sulla nuca, gli legò insieme i polsi con un capo della corda e, ordinandogli di piegarsi in avanti ad angolo retto, facendo in modo che Lucio potesse appoggiare testa e spalle sul materasso, legò l'altro capo alle caviglie.
La mia fantasiosa allieva aveva, forse inconsapevolmente, creato una figura scultorea permanente; infatti Lucio non aveva alcuna possibilità di movimento, neanche minima.
Quando Alessia mi osservò, con lo sguardo interrogativo e fremente della scolara che aspetta il voto: “Brava, ma adesso che ti frulla nella testolina?”.
“Lo sculaccio con la paletta di legno?”.
“Prego, fai pure, non chiedere a me, segui il tuo istinto. Ti fermo solo se sbagli o esageri, tranquilla. Sentiti libera di usare il tuo schiavo come più ti piace”.
Usò il paddle nel modo giusto, inflisse dolore e piacere sul culo e direttamente nella mente di Lucio fino a farlo godere; tant'è che alcune gocce di sperma apparvero improvvise sul pavimento mentre, con la pallina dietro i denti che gli teneva la bocca aperta, emetteva i suoni indefiniti dell’eiaculazione.
Non paga, decise di rovistare ancora nel sacchetto e ne estrasse una pinza particolare; una costrizione per il pene con annessa catena alla cui estremità sosteneva un piccolo plug anale.
Mi guardò ancora perplessa: “Ho capito che questo è un plug per l'ano, ma questa?”.
“Applicala alla base del pene ed avvita, quel tanto che basta o che ti soddisfa, il morsetto a lato”.
Lo fece.
Dapprima applicò la pinza al cazzo di Lucio, ancora turgido e pulsante, e poi, leccandolo e bagnandolo della sua densa saliva bianca, gli ficcò il plug nel buco del culo.
Evidentemente soddisfatta, fece un passo indietro ed ammirò per qualche secondo il suo operato.
Lucio guaiva di piacevole dolore, la moglie, col sorriso quasi sguaiato, lo derideva continuando a chiamarlo verme, insetto, nullità di uomo e di maschio.
Alessia, ancora evidentemente agitata, ma sicuramente eccitata da tutto questo, si avvicinò a me e, sussurrando nel mio orecchio, disse: “Mio Signore, mi piace ciò che ho fatto, ma sono così su di giri che voglio essere scopata forte; voglio raggiungere il mio più intenso piacere e gridarlo forte. Forse sarà fuori da ogni contesto e regola di dominazione, ma ti confesso anche che desidero essere penetrata da Agata; voglio sentire sbattere i suoi grossi seni sulla mia schiena mentre mi scopa da dietro”.
Sorrisi.
“Spogliati, togli tutto tranne la maglietta e il reggiseno”, poi, rivolgendomi ad Agata, “tu indossa la mutanda di pelle col dildo, lo so che l'hai portata qui con l'intenzione di usarla sul cornuto di tuo marito”.
Agata scese dal letto, non senza difficoltà visto il grosso dildo piantato ancora nel culo, e si diresse verso un angolo della stanza nel quale aveva appoggiato la sua borsa; prese la mutandina accessoriata e la indossò. Nello stesso lasso di tempo Alessia si denudò del superfluo ed attese mie indicazioni.
“Mettiti in ginocchio sulla poltroncina e spingi il culo all'insù”.
Lo fece con movimenti lenti e calcolati; una volta posizionata, volse la testa nella mia direzione e mi osservò con occhi languidi.
Quello sguardo fece improvvisamente ardere il mio desiderio; aprii la cerniera dei pantaloni, tirai fuori il cazzo e mi avvicinai alla sua bocca: “Succhia, Mia puttana!”.
Con un cenno della testa dissi ad Agata di avvicinarsi: “Entra subito in lei e scopale la fica con forza, è già bagnata a sufficienza”.
Fù quasi un balletto a due. Agata che, aggrappata con le mani ai fianchi di Alessia e piegata su di lei, si dimenava come una forsennata, ed io, col cazzo affondato fino nella sua gola, che mi godevo il movimento e le spinte di Agata.
Gemiti soffocati, urla sguaiate, corpi che sbattevano l'uno contro l'altro senza alcuna regola; improvviso arrivò l'orgasmo di tutti e tre, anzi di tutti e quattro, quasi all'unisono.
Lucio infatti, con la testa appoggiata sul letto, si godette la scena nella sua posizione costretta, grugnendo anche lui del suo piacere.
Dopo alcuni minuti di silenzio, durante i quali cercammo di ritrovare l'equilibrio fisico e mentale, iniziammo a scambiarci begli sguardi sorridenti.
Agata, liberatasi della mutandina col dildo, quasi corse a sciogliere suo marito Lucio da tutti i lacci e costrizioni di cui era permeato; e, a sua volta, Lucio, una volta riacquistata autonomia di movimento, estrasse, con estrema attenzione e calma, il plug dal culo di sua moglie, ripulendo con ardore tutti gli umori anali con la lingua ed il palato. Alessia si ricompose alla bene e meglio scendendo dalla poltrona, ed io semplicemente godetti di tutta la scena complessiva.
Ci ripulimmo e ci rinfrescammo a turno utilizzando l'unico bagno disponibile.
Stappammo la bottiglia e brindammo a tutti noi per il piacevole tempo trascorso insieme.
Agata e Lucio, sempre con grande eleganza e dichiarandosi pienamente appagati, ci salutarono e andarono via.
Io ed Alessia restammo soli nella stanza, l'uno di fronte all'altra.
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