L'universitaria lo confessa. 8
di
Sophos
genere
sentimentali
Sabato notte.
Dopo essermi completamente denudato, mi posiziono ai piedi del letto e, iniziando dalle caviglie, le mie labbra la percorrono lente fino al monte di venere; la barba si insinua nella sua sottile peluria ben curata e modellata. Arrivo alla clitoride; la titillo con la punta della lingua, l’afferro tra le labbra, ci gioco con delicatezza e decisione. L'annuso - mi inebria il suo odore acre di femmina eccitata - l'assaggio, è un sapore aspro e dolce il suo, la succhio con desiderio.
Mi insinuo con la punta della lingua tra le grandi labbra gonfie e calde, proseguo fino al perineo per poi risalire, più volte e senza soste.
Le sue cosce si aprono al massimo, i suoi piedi si piantano solidi sul materasso; lei si sta offrendo a me, con fiducia.
Comincio un cunnilingio serrato, mentre le mie mani arrivano ai seni, palpandoli e stringendoli; capezzoli turgidi come sassolini di fiume spingono sui miei palmi.
Alessia inizia a contorcersi ed ansimare sempre più intensamente, la sua vulva sta pulsando, la vagina si contrae freneticamente, il diaframma attivo genera una sensualissima danza del ventre:”Sì, non ti fermare Davide, è bellissimo! Mai provata una sensazione del genere. Sto venendo, sì, sì, sì, godo, godo, godo. Cazzo, è fantastico!”.
Il bacino si solleva, la fica mi schizza in bocca piccoli getti di umori densi e caldi che io accolgo con grande sete; le sue mani che spingono sulla mia nuca a voler suggellare il desiderio del piacere profondo e continuato fino alla fine degli spasmi.
Respira con affanno adesso, ansima quasi; le sue corde vocali atrofizzate, tant'è che non riesce a proferire verbo, pur provandoci con tutta se stessa; la sua bocca quasi priva di saliva ed il suo cuore che pompa sangue velocemente.
La mia di bocca, al contrario, si dirige - abbondantemente intrisa di lei - sul basso ventre, si muove sull'ombelico, scivola sul costato, si insinua tra i seni, lambisce il collo e si solleva all'altezza del mento.
Nello stesso istante in cui inizio a baciarla, il cazzo entra dentro di lei con estrema lentezza; scivolo in profondità, dilatandola sempre di più e senza resistenza alcuna.
Dentro e fuori, dentro e fuori, dentro e fuori; un ritmo cadenzato e costante.
Il suo respiro è flebile, va spesso in apnea. Riesce a dire soltanto: “sì, sono tua”, ma ripetuto ad intervalli irregolari.
“Bagnami Alessia, godimi e fatti godere senza remore; ogni tuo orgasmo sia afflato di nuova vita”, le bisbiglio nell'orecchio sinistro.
Lei si gode ogni sensazione di piacere che le sue sinapsi le regalano; vere e proprie scariche che le attraversano tutta la schiena fino a farle serrare le dita dei piedi.
“Vengo, sì vengo, sì, sì, sì, ah, ahh, ahhh sì, sono tua!”.
Mi fermo e la fica si contrae attorno al cazzo, stringendolo all'inverosimile.
Dopo qualche secondo trascorso con gli occhi chiusi, si apre ad un sorriso pieno e felice:”Non puoi farmi venire così tante volte però, cazzo! Da niente a pluriorgasmica mi sembra un po' troppo, ah ah ah”.
“Non ho ancora finito col gestire i tuoi orgasmi Alessia, la notte è ancora lunga”, sfilandomi dalla sua vagina e, col cazzo grondante degli odorosi umori, mi avvicino alla sua bocca:”È tutto tuo, prendilo e succhialo, voglio un pompino fatto con tanto sentimento”.
Con tanta dedizione e sentimento me lo sta facendo infatti; la cappella rimane fissa nella bocca, nascosta alla mia vista, mentre parte dell'asta appare e scompare a ritmo a volte lento e a volte veloce. Occhi aperti e fissi nei miei, sempre.
Dopo alcuni minuti di questo delizioso trastullo, mi immergo nuovamente nella fica; le sollevo le gambe, tenendola stretta per le caviglie, e le divarico. Spingo, affondo e mi ritraggo seguendo un ritmo diversificato che la fa impazzire di piacere; non riesce a rimanere ferma con la testa che gira a destra ed a sinistra.
A questo punto unisco le gambe, tenendole tese in aria con entrambe le mani, e continuo a penetrarla; dentro e fuori senza sosta. La sua fica è un burro.
Cambio ancora posizione, incrociando le sue gambe sul mio petto e continuando imperterrito a martellarla.
Alessia è a dir poco in estasi, non ha più il controllo di se stessa. Fica dilatata e bagnatissima ed il suo piacere è sempre costante, segue una linearità imbarazzante; sembra una marionetta nelle mani di un puparo perverso ed urla sempre:”sì, vengo”.
Rallento, le abbasso le gambe ai lati dei miei fianchi, riprendo fiato per alcuni secondi e, senza fermarmi, distendo il mio corpo sul suo per poi ribaltarci insieme; lei è adesso sopra di me:”Cavalcami mia amazzone, prenditi il tuo uomo!”.
Le mani sul mio petto, le ginocchia sul materasso, la schiena dritta ed il collo inarcato. Si muove sinuosa e lenta all'inizio, spargendo nella stanza soffusi respiri sonori; dopo aumenta gradualmente il ritmo, la profondità di penetrazione e l'intensità stessa del suo respirare.
Mi cavalca, senza freni inibitori.
Mi cavalca, col suo viso che regala l'espressione di felicità che anelavo.
Mi cavalca, coi seni che danzano deliziando i miei occhi.
Mi cavalca, mi cavalca e continua imperterrita a cavalcarmi; il cazzo è costantemente bagnato dai suoi umori e soffocato dalle contrazioni vaginali, i capezzoli turgidi a tal punto da cambiare leggermente colore, i gemiti seguono una sonorità ondivaga - a volte sono ovattati, altre più viscerali, altre ancora urlati - e ciò allieta i miei padiglioni auricolari.
È una sensazione di benessere pieno e di orgoglio puro per un uomo, che tale possa definirsi, riuscire a regalare alla propria donna un piacere costante e duraturo, con la consapevolezza, però, che parte di questo piacere è dovuto al sentimento - sia esso di semplice affezione o di intenso amore, attraversando tutte le diverse gradazioni che si frappongono tra i due limiti estremi - che la donna nutre nei confronti del suo uomo; sì, perché solo in presenza di un sentimento vero ella può sentirsi veramente libera di essere. Deve sentirlo suo e deve sentirsi unica e sola.
Le allungo le gambe ai lati del mio corpo, i suoi piedi con le unghie di rosso smaltate sono quasi all'altezza delle mie spalle. Sollevo le ginocchia affinché possa poggiarvisi sopra con la schiena, le mie mani su entrambi i suoi glutei e spingo dal basso il bacino contro di lei, senza veemenza ma con decisione.
Le piace tanto, le sue braccia si alzano verso il soffitto e spesso si piegano dietro la nuca; gaudente e rilassata, sorridente ed eccitata.
Mi alzo col tronco, abbassando le gambe ed abbracciandola stretta; ci baciamo con passione. Bocche fameliche che fanno il pari ai movimenti coordinati dei nostri corpi che si uniscono con ardore. Movimenti lenti ed ondulatori - quasi come se stessimo remando insieme verso i nostri reciproci orizzonti, con la meravigliosa fatica del piacere - che consentono una penetrazione più profonda e decisa.
Le sue labbra calde adesso sfiorano il lobo del mio orecchio:”Ti sento tutto, mio Signore; sento di appartenenti e mi piace tanto. Vieni dentro di me, rendimi Donna finalmente, ti prego”.
Con un colpo di reni e facendo leva sulle gambe la ribalto mettendola supina. Sono in ginocchio tra le sue cosce e sono riuscito a non sfilarmi dalla vagina, continuo infatti ad essergli dentro; i suoi polpacci sulle mie spalle, le mie braccia tese ai lati dei seni, il mio viso a pochi centimetri dal suo.
Spingo, affondo, penetro, dilato; la scopo! Mugola, urla, geme, si morde le labbra; si fa scopare!
Forte rumore di bagnato, intenso odore di sessi che sfregano, respiri profondi, grugniti e gemiti:”Sì, fotti la tua cagna mio Padrone, fammi godere e godimi, grida il tuo orgasmo mentre mi inondi della tua sborra calda; vengo, vengo, vengo, ti prego, bagnami la fica, ti prego, sì, sì, sì, cazzo ch'è bello. Cazzo, cazzo, cazzo!”.
Forti contrazioni - uno, due, tre e forse quattro - che danno vita a copiosi schizzi di sperma che si riversano nella sua vagina dilatata; il cazzo che rallenta nella fica fino a fermarsi, il mio corpo che si accascia sul suo - restituendole libertà alle gambe - esausto e soddisfatto.
Alessia mi abbraccia stretta, piange di una gioia evidente, respira a fatica, ride, ha il cuore che batte velocemente:”Grazie Davide, grazie davvero. È stato stupendo, mai avuta una emozione così forte”.
La bacio sul collo, le accarezzo le guance, sorrido.
Rimaniamo così per molti minuti; due amanti che non vogliono in alcun modo perdersi ogni singolo intenso istante di piacere che i corpi, ancora vibranti, e le menti, colme di pensieri positivi ma nello stesso tempo vuote, ci stanno regalando.
“Come stai?”, continuando a sfiorarle le labbra con le mie.
“Sono felice Davide, mi sento appagata e completa” - mi abbraccia stretta anche con le gambe - “non avrei mai pensato di essere in grado di poter venire così tante volte e sono state tutte intense, una più dell'altra. Sono inebriata dai nostri profumi, sono estasiata dai nostri sguardi, sono sorpresa dalla mia stessa libertà di goderne senza imbarazzo; non sto in alcun modo connettendo, non so cosa ti stia dicendo - perché arrivo anche a biascicare le parole - ma non me ne frega una minchia perché è una meravigliosa emozione quella che ho a dosso in questo momento, lo confesso”, con lacrime luccicanti che fuoriescono dagli occhi.
Mi stacco da lei mettendomi accanto disteso, alzo il braccio e le dico di appoggiare il viso sul mio petto; con le dita della mano gioca coi miei peli, con la coscia accarezza la mia, col piede struscia sul ginocchio.
Le mie dita tra i suoi capelli, le mie labbra sulla fronte a darle piccoli baci.
Rilassata, felice ed appagata, ancorché esausta, chiude gli occhi e si addormenta tra le mie braccia, ed io le faccio volentieri compagnia.
Dopo essermi completamente denudato, mi posiziono ai piedi del letto e, iniziando dalle caviglie, le mie labbra la percorrono lente fino al monte di venere; la barba si insinua nella sua sottile peluria ben curata e modellata. Arrivo alla clitoride; la titillo con la punta della lingua, l’afferro tra le labbra, ci gioco con delicatezza e decisione. L'annuso - mi inebria il suo odore acre di femmina eccitata - l'assaggio, è un sapore aspro e dolce il suo, la succhio con desiderio.
Mi insinuo con la punta della lingua tra le grandi labbra gonfie e calde, proseguo fino al perineo per poi risalire, più volte e senza soste.
Le sue cosce si aprono al massimo, i suoi piedi si piantano solidi sul materasso; lei si sta offrendo a me, con fiducia.
Comincio un cunnilingio serrato, mentre le mie mani arrivano ai seni, palpandoli e stringendoli; capezzoli turgidi come sassolini di fiume spingono sui miei palmi.
Alessia inizia a contorcersi ed ansimare sempre più intensamente, la sua vulva sta pulsando, la vagina si contrae freneticamente, il diaframma attivo genera una sensualissima danza del ventre:”Sì, non ti fermare Davide, è bellissimo! Mai provata una sensazione del genere. Sto venendo, sì, sì, sì, godo, godo, godo. Cazzo, è fantastico!”.
Il bacino si solleva, la fica mi schizza in bocca piccoli getti di umori densi e caldi che io accolgo con grande sete; le sue mani che spingono sulla mia nuca a voler suggellare il desiderio del piacere profondo e continuato fino alla fine degli spasmi.
Respira con affanno adesso, ansima quasi; le sue corde vocali atrofizzate, tant'è che non riesce a proferire verbo, pur provandoci con tutta se stessa; la sua bocca quasi priva di saliva ed il suo cuore che pompa sangue velocemente.
La mia di bocca, al contrario, si dirige - abbondantemente intrisa di lei - sul basso ventre, si muove sull'ombelico, scivola sul costato, si insinua tra i seni, lambisce il collo e si solleva all'altezza del mento.
Nello stesso istante in cui inizio a baciarla, il cazzo entra dentro di lei con estrema lentezza; scivolo in profondità, dilatandola sempre di più e senza resistenza alcuna.
Dentro e fuori, dentro e fuori, dentro e fuori; un ritmo cadenzato e costante.
Il suo respiro è flebile, va spesso in apnea. Riesce a dire soltanto: “sì, sono tua”, ma ripetuto ad intervalli irregolari.
“Bagnami Alessia, godimi e fatti godere senza remore; ogni tuo orgasmo sia afflato di nuova vita”, le bisbiglio nell'orecchio sinistro.
Lei si gode ogni sensazione di piacere che le sue sinapsi le regalano; vere e proprie scariche che le attraversano tutta la schiena fino a farle serrare le dita dei piedi.
“Vengo, sì vengo, sì, sì, sì, ah, ahh, ahhh sì, sono tua!”.
Mi fermo e la fica si contrae attorno al cazzo, stringendolo all'inverosimile.
Dopo qualche secondo trascorso con gli occhi chiusi, si apre ad un sorriso pieno e felice:”Non puoi farmi venire così tante volte però, cazzo! Da niente a pluriorgasmica mi sembra un po' troppo, ah ah ah”.
“Non ho ancora finito col gestire i tuoi orgasmi Alessia, la notte è ancora lunga”, sfilandomi dalla sua vagina e, col cazzo grondante degli odorosi umori, mi avvicino alla sua bocca:”È tutto tuo, prendilo e succhialo, voglio un pompino fatto con tanto sentimento”.
Con tanta dedizione e sentimento me lo sta facendo infatti; la cappella rimane fissa nella bocca, nascosta alla mia vista, mentre parte dell'asta appare e scompare a ritmo a volte lento e a volte veloce. Occhi aperti e fissi nei miei, sempre.
Dopo alcuni minuti di questo delizioso trastullo, mi immergo nuovamente nella fica; le sollevo le gambe, tenendola stretta per le caviglie, e le divarico. Spingo, affondo e mi ritraggo seguendo un ritmo diversificato che la fa impazzire di piacere; non riesce a rimanere ferma con la testa che gira a destra ed a sinistra.
A questo punto unisco le gambe, tenendole tese in aria con entrambe le mani, e continuo a penetrarla; dentro e fuori senza sosta. La sua fica è un burro.
Cambio ancora posizione, incrociando le sue gambe sul mio petto e continuando imperterrito a martellarla.
Alessia è a dir poco in estasi, non ha più il controllo di se stessa. Fica dilatata e bagnatissima ed il suo piacere è sempre costante, segue una linearità imbarazzante; sembra una marionetta nelle mani di un puparo perverso ed urla sempre:”sì, vengo”.
Rallento, le abbasso le gambe ai lati dei miei fianchi, riprendo fiato per alcuni secondi e, senza fermarmi, distendo il mio corpo sul suo per poi ribaltarci insieme; lei è adesso sopra di me:”Cavalcami mia amazzone, prenditi il tuo uomo!”.
Le mani sul mio petto, le ginocchia sul materasso, la schiena dritta ed il collo inarcato. Si muove sinuosa e lenta all'inizio, spargendo nella stanza soffusi respiri sonori; dopo aumenta gradualmente il ritmo, la profondità di penetrazione e l'intensità stessa del suo respirare.
Mi cavalca, senza freni inibitori.
Mi cavalca, col suo viso che regala l'espressione di felicità che anelavo.
Mi cavalca, coi seni che danzano deliziando i miei occhi.
Mi cavalca, mi cavalca e continua imperterrita a cavalcarmi; il cazzo è costantemente bagnato dai suoi umori e soffocato dalle contrazioni vaginali, i capezzoli turgidi a tal punto da cambiare leggermente colore, i gemiti seguono una sonorità ondivaga - a volte sono ovattati, altre più viscerali, altre ancora urlati - e ciò allieta i miei padiglioni auricolari.
È una sensazione di benessere pieno e di orgoglio puro per un uomo, che tale possa definirsi, riuscire a regalare alla propria donna un piacere costante e duraturo, con la consapevolezza, però, che parte di questo piacere è dovuto al sentimento - sia esso di semplice affezione o di intenso amore, attraversando tutte le diverse gradazioni che si frappongono tra i due limiti estremi - che la donna nutre nei confronti del suo uomo; sì, perché solo in presenza di un sentimento vero ella può sentirsi veramente libera di essere. Deve sentirlo suo e deve sentirsi unica e sola.
Le allungo le gambe ai lati del mio corpo, i suoi piedi con le unghie di rosso smaltate sono quasi all'altezza delle mie spalle. Sollevo le ginocchia affinché possa poggiarvisi sopra con la schiena, le mie mani su entrambi i suoi glutei e spingo dal basso il bacino contro di lei, senza veemenza ma con decisione.
Le piace tanto, le sue braccia si alzano verso il soffitto e spesso si piegano dietro la nuca; gaudente e rilassata, sorridente ed eccitata.
Mi alzo col tronco, abbassando le gambe ed abbracciandola stretta; ci baciamo con passione. Bocche fameliche che fanno il pari ai movimenti coordinati dei nostri corpi che si uniscono con ardore. Movimenti lenti ed ondulatori - quasi come se stessimo remando insieme verso i nostri reciproci orizzonti, con la meravigliosa fatica del piacere - che consentono una penetrazione più profonda e decisa.
Le sue labbra calde adesso sfiorano il lobo del mio orecchio:”Ti sento tutto, mio Signore; sento di appartenenti e mi piace tanto. Vieni dentro di me, rendimi Donna finalmente, ti prego”.
Con un colpo di reni e facendo leva sulle gambe la ribalto mettendola supina. Sono in ginocchio tra le sue cosce e sono riuscito a non sfilarmi dalla vagina, continuo infatti ad essergli dentro; i suoi polpacci sulle mie spalle, le mie braccia tese ai lati dei seni, il mio viso a pochi centimetri dal suo.
Spingo, affondo, penetro, dilato; la scopo! Mugola, urla, geme, si morde le labbra; si fa scopare!
Forte rumore di bagnato, intenso odore di sessi che sfregano, respiri profondi, grugniti e gemiti:”Sì, fotti la tua cagna mio Padrone, fammi godere e godimi, grida il tuo orgasmo mentre mi inondi della tua sborra calda; vengo, vengo, vengo, ti prego, bagnami la fica, ti prego, sì, sì, sì, cazzo ch'è bello. Cazzo, cazzo, cazzo!”.
Forti contrazioni - uno, due, tre e forse quattro - che danno vita a copiosi schizzi di sperma che si riversano nella sua vagina dilatata; il cazzo che rallenta nella fica fino a fermarsi, il mio corpo che si accascia sul suo - restituendole libertà alle gambe - esausto e soddisfatto.
Alessia mi abbraccia stretta, piange di una gioia evidente, respira a fatica, ride, ha il cuore che batte velocemente:”Grazie Davide, grazie davvero. È stato stupendo, mai avuta una emozione così forte”.
La bacio sul collo, le accarezzo le guance, sorrido.
Rimaniamo così per molti minuti; due amanti che non vogliono in alcun modo perdersi ogni singolo intenso istante di piacere che i corpi, ancora vibranti, e le menti, colme di pensieri positivi ma nello stesso tempo vuote, ci stanno regalando.
“Come stai?”, continuando a sfiorarle le labbra con le mie.
“Sono felice Davide, mi sento appagata e completa” - mi abbraccia stretta anche con le gambe - “non avrei mai pensato di essere in grado di poter venire così tante volte e sono state tutte intense, una più dell'altra. Sono inebriata dai nostri profumi, sono estasiata dai nostri sguardi, sono sorpresa dalla mia stessa libertà di goderne senza imbarazzo; non sto in alcun modo connettendo, non so cosa ti stia dicendo - perché arrivo anche a biascicare le parole - ma non me ne frega una minchia perché è una meravigliosa emozione quella che ho a dosso in questo momento, lo confesso”, con lacrime luccicanti che fuoriescono dagli occhi.
Mi stacco da lei mettendomi accanto disteso, alzo il braccio e le dico di appoggiare il viso sul mio petto; con le dita della mano gioca coi miei peli, con la coscia accarezza la mia, col piede struscia sul ginocchio.
Le mie dita tra i suoi capelli, le mie labbra sulla fronte a darle piccoli baci.
Rilassata, felice ed appagata, ancorché esausta, chiude gli occhi e si addormenta tra le mie braccia, ed io le faccio volentieri compagnia.
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