L'universitaria lo confessa. 11

di
genere
confessioni

Sabato sera.

Rimasti soli nel bungalow, io ed Alessia ci guardammo negli occhi uno in piedi di fronte all'altra.
Il suo viso era segnato dalla fatica ma anche dalla soddisfazione; sorrise, ma i suoi occhi mi stavano facendo tante domande silenziose.
“Come stai?”, le chiesi accarezzandola con dolcezza.
“Bene, ma devo anche dirti che mi sento strana, lo confesso. Da un lato sono fisicamente appagata e soddisfatta; nello stesso istante in cui Agata è entrata dentro di me ho cominciato a venire di continuo fino ad avere un pieno orgasmo suggellato poi dal tuo sperma caldo, dolce e profumato nella mia bocca. Dall'altro lato mi sento mentalmente confusa, mi sto chiedendo continuamente se sarò in grado di compiacerti in tutto. Mi piaci, Davide, ed anche tanto, penso - anzi sono sicura - di aver trovato in te l'uomo che ho sempre cercato in mezzo alla folla. Amo il tuo modo di rapportarti con me, adoro scoprirti ogni giorno di più nelle tue fantasie, nei tuoi desideri e nelle tue perversioni; e mi sorprende anche il fatto che io non le ritenga tali. Mi hai fatto conoscere il piacere più intenso e profondo, mi sento al sicuro tra le tue braccia. Ma ho paura che tutto finisca all'improvviso per colpa mia, per la mia inesperienza ed inettitudine”, lasciando che delle lacrime scivolassero sulle gote.
“Posso comprendere i tuoi timori, le tue paure, ma è anche vero che questo tipo di sessualità, che ti ha tanto attratta fino al punto di volerla vivere, è assolutamente nuova per te. Datti del tempo Alessia, pondera con accuratezza ogni tua sensazione, scegli il ruolo nel quale più ti senti a tuo agio. Non c'è fretta, non ti spingo a saltare alcuno step necessario; oggi sei stata, o hai provato ad essere, una switch; sei stata brava, ma se questo non ti piace, se non genera una positiva sensazione di appartenenza al tuo modo di essere, fa niente. Devi sì compiacermi, ma abbracciando pienamente la tua indole, seguendo il tuo istinto, essendo te stessa insomma, sempre e comunque. Non voglio una bambola, voglio la donna, mi interessa Alessia”.
Si avvicinò con tante più lacrime che solcavano il suo viso e mi baciò con labbra appena dischiuse; morbide e languide come solo lei le sa rendere.
“Torniamo a casa mia o restiamo qui anche per la notte? Posso chiedere ad Elly di rifare la camera e prenotare un tavolo per cena; tavolo per noi due soltanto, promesso”.
“Io e te a cena senza altre distrazioni? Beh, è un'ottima proposta, ci sto! Anche perché avrei paura a tornare in moto col buio, lo confesso”.
Chiamai la proprietaria e scoprii, con mia grande sorpresa, che Lucio aveva provveduto a saldare il conto - mi disse che gli brillavano gli occhi come un bambino che ha ricevuto il regalo tanto desiderato - sia della stanza sia del pranzo, e che di conseguenza la stanza poteva essere nostra fino al mattino seguente, colazione compresa.
Arrivammo nella sala ristorante e ci fecero accomodare ad un tavolo più appartato rispetto agli altri; a differenza di qualche ora prima, il locale era adesso completamente pieno.
Coppie di varia età, gruppi di giovani amici, persino un'intera famiglia - di almeno 25 persone - che stava festeggiando il 18° compleanno di una ragazza abbigliata come se dovesse partecipare, come damigella, al matrimonio della sua migliore amica.
Elly venne al tavolo vestita del suo bel sorriso: “Stasera siamo un po' indaffarati, come potete notare, mi scuso fin da adesso se l'attesa sarà più lunga del solito; ho la cucina ingolfata e mio marito che sbraita contro tutti. Detto questo - che a voi sicuramente non interessa, ahahah - cosa vi porto da mangiare?”.
Intervenne Alessia, con voce squillante per sovrastare il diffuso brusio nella sala: “Scegli tu Elly, ci fidiamo. Ma visto che ho molto appetito, porta pure antipasti, primi e secondi senza lesinare sulle porzioni, ahahah”.
“Ok, lasciatevi servire, faccio io. Ah, a proposito, la stanza verrà rifatta più tardi, se non vi dispiace; ho tutto il personale impegnato qui. Oddio! Non che abbia un'attività con decine di dipendenti, ma i cinque che siamo, beh siamo tutti qui stasera, ahahah”, tornando poi in cucina attraverso la porta in legno massello con un grande oblò al centro della stessa.
“Va meglio adesso, Alessia? Ti sei rasserenata un po’?”.
“Si, sono più tranquilla e serena. Mi piace molto questo angolino appartato e, soprattutto, condividerlo con te. Quando mi parli con quella voce e con quegli occhi concentrati su di me, beh mi fai sentire bene, riesci a togliermi ogni pensiero negativo dalla testa”, accarezzando con la sua mano la mia poggiata sul tavolo, con estrema sincerità e dolcezza.
Riempii i calici del buon vino rosso locale già degustato a pranzo e brindammo al nostro futuro, in qualsiasi direzione si stesse incamminato.
Essendoci seduti l’uno accanto all'altra in un tavolo per 4 persone, ogni tanto la mia mano destra scivolava leggiadra - e senza doppi fini - lungo la sua coscia sinistra; lei sorrideva, parlava, chiedeva incuriosita, rideva, ammiccava, rispondeva. Un preludio di serata molto piacevole, insomma.
Elly giunse con il vassoio degli antipasti che pose al centro della tavola: “Tutto fresco, buono, nostrano e preparato con le mie manine sante, ahahah, buona cena a voi, poi mi direte”, ci voltò le spalle e si diresse ad un altro tavolo per prendere la loro comanda.
“Elly è molto simpatica e gentile, vero?; e devo dire che ha pure un bel culo, ahahah”, così fece la sua chiosa Alessia.
Gustammo gran parte dei machiraretti; veramente molto saporiti. Una volta rubava qualcosa dal mio piatto portandoselo in bocca ed osservandomi con gli occhi da cerbiatta, talaltra mi imboccava facendo la scena della mammina amorevole; si stava divertendo tanto e ne fui profondamente contento.
“Posso chiederti se, in base alla tua esperienza ed al tuo occhio, riusciresti a capire quale, tra le coppie presenti qui stasera, possa essere quella clandestina?”, improvvisa arrivò dal nulla questa domanda.
Non mi sottrassi alla risposta, anzi: “Beh, è difficile ma non impossibile. Dovresti innanzitutto osservare attentamente ogni singola coppia e cercare di scorgere in loro uno o più atteggiamenti che possano farti pensare che non si frequentino quotidianamente; dovresti anche concentrarti sulla donna, sul tipo di sguardo che rivolge all'uomo. Se è sempre attento e diretto, allora c'è la buona possibilità che sia un’amante che si gode, finalmente e pienamente, l’unica serata settimanale in compagnia del suo lui. Ci sarebbe inoltre da valutare il linguaggio corporeo espresso dall'uomo; capire se, ad esempio, si siede volutamente a tavola con la visuale sull’ingresso, se controlla spesso il telefono che sicuramente ha messo in modalità silenziosa, se mangia con una certa velocità perché, probabilmente, non vede l'ora di andare via - volendo sicuramente consumare un rapporto sessuale in altro luogo più discreto e sicuro - ed evitare così possibili deleteri incontri con conoscenti, etc. etc. Ci possono essere moltissime altre variabili, ma sarebbe una elencazione troppo lunga da fare e sicuramente a carattere esclusivamente soggettivo”.
Alessia, quasi ipnotizzata dallo sproloquio da me fatto, ritrovò dopo qualche secondo l'uso della parola e disse: “Da quello che mi dici, secondo me sono loro la coppia clandestina” - indicando con l'indice in una direzione apparentemente astratta, ma sicuramente ben mirata - “lei è alquanto frenetica, non sta ferma sulla sedia, si guarda spesso in giro e, vedi il caso, ha gli occhi sull'ingresso; lui è più tranquillo e composto, ha l'atteggiamento dello stallone pronto alla monta e, infine, è più giovane, non di tanto, ma lo è”, chiedendomi conferma.
“Forse si, forse no. Ma devo dire che le tue spiegazioni mi possono aver convinto. C'è solo un modo per scoprirlo, chiederlo a loro stessi, ahahah”.
“Ma sei impazzito? Dovrei andare da loro a fare questa figura di merda? No, no, non se ne parla, mi vergognerei come una ladra”.
“Invece si, ne parliamo ed anche sul serio. Vai davanti all'ingresso della cucina ed aspetta; quando Elly esce chiedile di poter portare tu i patti a quel tavolo, come fossi una cameriera. Servili e chiedi loro se, per caso, sarebbero interessati ad una camera, molto discreta ed appartata, da poter utilizzare per un paio di ore”.
“Minchia! Allora sei veramente stronzo! E se mi dicono di si? Che faccio?”.
“Innanzitutto ti godi orgogliosa il pieno successo perché li hai sgamati solo osservandoli e poi gli dai questa”, mettendo sul tavolo la chiave con il cuore agganciato, “tanto a noi, almeno fino alla fine della cena ed oltre, non servirà. E, in ogni caso, poi verrà ripulita”.
“Sì, sì, sei proprio uno stronzo matricolato! Dai! Mi vergogno, ti prego”.
“Vai Alessia, supera ogni imbarazzo. Ti osservo da qui”.
Alessia si alzò, sicuramente titubante, imbarazzata ed anche intimorita, prese la chiave della stanza e si andò a posizionare vicino alla cucina in attesa di poter parlare con Elly; quando quest'ultima uscì dalla porta basculante ed ascoltò interessata le richieste della mia allieva, chissà perché subito volse lo sguardo a me e, con chiaro labiale, mi disse, anche lei purtroppo, stronzo.
Sono vittima dell'altrui cattiveria, non c'è dubbio alcuno, ahahah.
Elly rientrò in cucina ed uscì poco dopo con due piatti di secondi, li diede in mano ad Alessia - sicuramente spiegandole a chi fosse destinato ciascuno dei due - e quest'ultima si diresse, non senza esitazione, al tavolo della coppia presumibilmente irregolare, come si legge in alcuni siti d'incontro.
Rimase lì qualche minuto a confabulare, dopodiché tornò da me.
“Allora? L’hai vinta la scommessa oppure no, mia cara Alessia?”, con tono sarcastico e canzonatorio.
“L’ho vinta si e l'ho vinta no, mio caro Signore. Nel senso che la tua slave s'è avvicinata quasi alla verità dei fatti. Lui è il suo toyboy - si è fatto vanto di ciò apertamente, con grande imbarazzo della lei - ma sanno già dove andare dopo cena; sempre lui ha detto che andranno ad una festa privata in un casale qui vicino. Sembra che saranno presenti molte persone”.
“Ti hanno invitata ad andare con loro, per caso?”.
“Si, come fai a saperlo?”.
“Perché hai il viso di un rosso vivo intenso, ahahah. Vuoi andare? Sei curiosa?”.
“Sì, lo confesso”, rispondendo di getto e con le palpebre quasi chiuse.
“Allora finiamo di cenare e ci aggreghiamo a loro; ma stai serena, vado io a dirlo alla coppia, tu devi solo respirare a fondo e fare rallentare il battito cardiaco, ahahah”.
“La fai facile tu! Ho risposto d'istinto ma pienamente conscia del mio desiderio ed ora, riflettendoci su, mi sento una vera troia; una che non vede l'ora di partecipare - o semplicemente assistere, perché non so dirti se sarò in grado di andare fino in fondo - ad una orgia, come la definiresti?”.
“Curiosa, molto, e non obbligata, sempre. La proposta di quel tipo ti ha eccitata, così come, probabilmente, la conferma della lei ti ha intrigata, eh…quindi? Emozioni e sensazioni che sono assolutamente naturali in una persona sessualmente attiva”.
“E quindi? Che si fa? Tu cosa ne pensi di tutto ciò? Ho una confusione in testa che non puoi averne idea, Davide. Da un lato voglio dall'altro non me la sento, minchia!”.
“Decido io, andiamoci e poi si vedrà”.
Mi alzai ed andai al tavolo della coppia, mi presentai, spiegai la situazione e, dopo qualche scambio di battute, ci accordammo di incontrarci fuori al parcheggio; saremmo andati tutti e quattro insieme con l'auto di lui. In realtà, seppi in seguito, che l’auto era una regalia fattagli da lei, una tra le tante.
Misi sul tavolo anche la possibilità che la mia slave, ad un certo punto, volesse andare via; la lei mi rispose subito che ci avrebbe riaccompagnati senza problemi ed in qualsiasi momento.
Donna matura, formosa - “chiamami Lola” - mi disse al momento delle presentazioni. Capelli lisci tirati e legati dietro la nuca in una coda che le arrivava a metà schiena; poco truccata e vestita in modo curato, ma assolutamente anonimo, dimostrava 40 anni circa, nulla di lei lasciava presagire la serata che l'aspettava.
Lui, Andrea, molto meno anonimo, come aveva notato Alessia; un tipo forzatamente spavaldo e pieno di sé, più giovane di Lola, forse 30 anni, capelli lucidi di gel e col viso rubicondo, quasi fosse un adolescente alle sue prime esperienze.
Tornato dalla mia splendida creatura, le raccontai tutto, ma, evidentemente imbarazzata, la prima cosa che mi disse fu: “Ma ho solo questi vestiti, non posso andare lì con jeans e t-shirt! Le donne saranno tutte tirate a lucido, sexy e ben truccate”.
“Non ti preoccupare, Lola mi ha spiegato che all'ingresso bisognerà spogliarsi completamente ed indossare una tunica che sarà fornita dall'organizzazione dell'evento; infatti anche lei è vestita in modo normale”.
“In sostanza non ho alcuna scusa per potermi tirare indietro, cazzo!”.
“Non hai bisogno di scuse, se nel frattempo ci hai ripensato, non se ne fa più nulla, tranquilla. E, in ogni caso, come ti ho già detto, nell'esatto istante in cui vorrai andar via, torneremo qui insieme”.
Ci pensò ed infine: “Ok, andiamo. Nonostante abbia una paura fottuta, sono assai curiosa di vedere cosa accadrà, lo confesso”.
Dissi ad Elly che per noi andava bene così, che non avremmo preso altro; lei intuì e sorrise: “Divertitevi, anche per me, ahahah”.
Alessia andò in bagno ad incipriarsi il naso, ovvero a cercare di dare una parvenza di cura al suo trucco ed al suo vestiario.
Lola, dopo aver pagato il conto, si alzò, mi fece un cenno con la testa, e si avviò con Andrea all'uscita. Io ed Alessia li seguimmo.
Al parcheggio scambiammo qualche convenevole e poi entrammo tutti in una utilitaria nuova fiammante; io e Andrea davanti, Lola ed Alessia sui sedili posteriori.
“Il casale è a poca distanza da qui, giusto 5 minuti di auto”, ci tenne a specificare Andrea, “questa è la terza volta che ci andiamo; nottate di puro sesso e divertimento”.
“Dovresti dare più informazioni utili ai nostri ospiti, Andrea” - intervenne subito Lola - “non solo limitarti al fatto che ti piace andarci perché riesci ad accoppiarti come fossi un coniglio con chiunque ti venga a tiro”, senza alcuna ironia, ma assolutamente seria.
“Che fai la gelosa adesso, ahahah? Mi ci hai portato tu! Piace anche a te osservarmi mentre scopo con chiunque, come dici tu. Sgrillettarti davanti ad un pubblico è il tuo sport preferito, ahahah”.
“Sarai un bel manzo, ma a tatto e sensibilità sembri un cavernicolo”, rispose per le rime lei.
In effetti il luogo della festa si trovava a poca distanza rispetto all'agriturismo, perché eravamo già arrivati. All'ingresso del massiccio cancello un uomo in livrea bianca era adibito al controllo degli inviti di tutte le auto in fila; davanti a noi soltanto un'auto, dietro una appena arrivata.
“Invito prego, signori”.
Lola aprì il finestrino posteriore e porse l'invito aggiungendo: “Più due ospiti, cari amici e compagni di gioco”.
L'uomo mise il cartoncino d'invito in un ampio contenitore trasparente e ci fece segno di avanzare.
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2026-01-15
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