Il fantasma dei Natali passati

Scritto da , il 2020-12-24, genere sentimentali

Come ogni anno, anche questo Natale mi tocca lavorare.

E sì che parenti e amici mi avevano detto di passarlo con loro, ma io ho risposto che non posso lasciare il mio lavoro, che questa è si una giornata speciale, ma per quelle come me che lavorano, è ancora più speciale perché posso fare tariffe più alte.

Ecco chi sono, una lavoratrice indefessa, che se ne sta qui a prender freddo in questo giorno e poi di notte, fino a che il sonno non mi prende e rischio di addormentarmi o peggio, finire sotto un'auto di passaggio.
E poi voi che denigrate, avete idea delle malattie?

Stateci voi con questa mise in inverno a bordo strada, a battere le gambe dal freddo, poi non venitemi a dire che non conosco i raffreddori.

Scusate c'è un cliente, a dopo.
Come? 50 sono troppi, e che volete lo sconto quantità, e va bene facciamo 35 ma a testa, e giusto perché è Natale e siete cinque.
Andiamo!

Dicevamo, il Natale, ecco com'è per me il Natale e quindi non mi rompete.

Scusate devo pure ripulirmi un po' che qui mi cola tutto.

Hei! Vecchietto che fai tocchi, sono 10 euro per le palpate; oh ma quanto sei brutto.

Brutto io? Ma ti sei vista te, sembri la brutta copia di una vedette brasiliana di un show di infimo ordine.

Ma che dici e poi chi sei, guarda che chiamo il mio amico qui vicino, che ti fa passare il peggior Natale degli ultimi tuoi. Sparisci scemo.

Visto che mi tocca sopportare, aspetta un'altra automobile.

Oh ma ancora tu, ma non ti avevo detto di sparire?

Io non sparisco così cara Lucrezia, io ti perseguiterò fino a lunedì e poi tornerò tra un anno e gli anni a seguire.

Ma chi cazzo sei, lo scemo del villaggio, vattene che mi fai perdere i clienti, vattene cazzo.

Giacomo, vieni che c'è uno che rompe qui. Giacomo dove cazzo sei, a scopare, dai Giacomo!

Giacomo sono io, o meglio Giacomo non c'è più.

E qui una risata agghiacciante risuona nell'aria; cazzo sono spaventata a morte, inizio a correre, ma come cazzo corri su questi tacchi, verso la mia auto, intanto frugo nella borsetta alla disperata ricerca delle chiavi, eccole, apro l'auto, ma dentro c'è il vecchietto che se la ride.

Bocca nera, denti gialli di nicotina, ed ora vuole un bacio mentre allunga le mani a toccarmi; sono terrorizzata, mentre rimango bloccata a sentire la campana di una lontana chiesa, è Natale.

Ma chi cazzo sei. Riesco appena a dire, chi sei, mentre una mano secca come la morte, mi blocca la gola.

Poi sento un dolore lancinante al basso ventre, poi freddo e una strana sensazione come di scorrimento, non saprei come spiegarla, mi sento svuotare, vorrei gridare ma non posso, quella mano che mi blocca la gola è forte, non riesco a tenermi, cado, l'ultima cosa che ricordo sono luci blu e frasi concitate.

Eppoi fu il buio.

Luce, cazzo che luce forte, ma dove sono, conosco questo posto, bip, macchine che fanno bip, odore di ospedale, cazzo non sono morta, mi viene da ridere e invece piango.

Sono lucida, c'è gente accanto a me sono i miei parenti, sono qui accanto a me ora sì che piango, li ho sempre snobbati e loro ora sono qui, che cari.

Mi dicono che mi hanno raccolta in una pozza di sangue, ma il chirurgo, bravissimo, è riuscito a salvarti.

Io li guardo con uno sguardo ebete, provo a muovermi ma mi fa male tutto, poi lo vedo, il vecchio, sgrano gli occhi e inizio a tremare.

Sento la voce di mia madre che saluta il chirurgo che mi ha operata.

Bip, bip, biiiiiii...

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