Una parete troppo sottile

Scritto da , il 2020-11-14, genere sadomaso

Il mio amico Mario mi telefonò chiedendomi di andare alla serie di villette a schiera dove suo padre Franco aveva acquistato la prima di quelle unite tra loro tipo un treno, infatti venivano chiamate le casette-vagoni del trenino. Lui aveva un impianto elettrico fatto così male da dare subito noie a due mesi dall'acquisto quindi Mario pensò a me che sapevo cavarmela con gli impianti elettrici appunto. Andai lì e, mentre stavo ragionando sulle modifiche da fare, Franco mi chiamò per vedere dalla finestra l'arrivo di due donne giovanissime, l'una magrolina, senza seno e senza culo, insomma piallata più di un'asse di legno e l'altra invece con un fisico che dava più l'idea di uno scaricatore di porto in quanto era molto robusta e seno grosso e tosto ed il culo assai voluminoso da temere per i calzoni che potevano strapparsi per la pressione delle natiche. Franco poi mi disse che non finiva lì perchè fino ad ora avevamo visto ma dopo avremmo sentito solo ma che lo spettacolo diventava eccitante, infatti, dati i muri spessi come sottilette, sentimmo subito le due donne scambiarsi baci sonori schioccandoli intensamente e poi i commenti sul culo che l'una avrebbe penetrato all'altra e infatti subito dopo sentimmo un grido ed anche il commento della inculatrice che ordinava all'altra di rimanere immobilee subire la penetrazione. Diedi un'occhiata a Franco poi commentai dicendo che se io fossi stato là con loro due a quell'ora le avrei sculacciate fino ad arroventargli i culi poi le avrei anche frustate per vedere le natiche sgocciolanti di sangue e, mentre commentavo la loro inculata, osservai l'espressione interessata di Franco che dopo che m'azzittai mi propose di mettere in pratica quanto avevo appena detto con altre donne che cercavano uomini sadici ed impetuosi, così vidi che faceva una telefonata e chiedeva se poteva portare un amico ben sadico con lui. Chiusa la telefonata mi disse che la mattina dopo sarebbe andato in un posto dove c'erano uomini e donne disponibili per giochi di sadismo e sculacciate sonore, senza limiti, ossia, ognuno faceva quel che voleva con una o più donne insieme. Ci pensai un poco pensando a cosa poteva esserci dietro poi però accettai. Il giorno dopo ero lì a casa di Franco per andare ad un casolare in campagna ben isolato. Arrivati lì entriamo in una vecchia stalla ancora munita di catenelle, per legare gli animali lì e di abbeveratoi e paglia dove vidi he stavano sdraiate delle ragazze veramente gran fighe, ancora vestite ed una mi colpì l'attenzione per la sua bellezza sul viso e le forme esplosive, più avevacalze a rete fina che risaltavano le sue cosce tornite e Franco mi disse subito che se quella mi piaceva, potevo farmi accompagnare da lei stessa ad una stanza al piano di sopra ed allora lui fece cenno alla morona di condurmi alla stanza e lei si alzò in piedi poi venne a prendermi a braccetto e salimmo sopra. Giunti in camera lei mi spogliò tutto, poi mi chiese se la volevo subito nuda oppure la avrei denudata io e così decisi di fare. Le slacciai la gonna e scoprii un paio di cosce da infarto, poi via la camicetta ed il reggiseno, dopo slacciai il reggicalze ma lasciai le calze indosso a lei poiabbassai le mutandine scoprendo un pube foltissimo, pelosissimo e la girai per vederla dietro, ammirando il fantastico culo che subito baciai sfiorando poi l'ano slinguandolo e, dopo che sembrava lo avessi rivestito di saliva, allora le infilai il cazzo ben turgido nel culetto che, date le mie poco modeste dimensioni, faticando molto la possedetti aumentando il ritmo, poi,mi ricordai di quanto aveva detto Franco ed allora insieme all'incularla la sculacciai facendola urlare disperatamente ed io che certe cose non avevo mai fatto prima di ora, capii che quel gioco mi eccitava moltissimo. Dopo che le schizzai dentro tanta sborra ed il cazzo uscì perchè ammosciato, vidi sulla parete una specie di bacheca con fruste frustini e racchette di ping pong adattissime per sculacciare sonoramente e dolorosamente. Ne presi così una e ci colpii la sventolona che dopo qualche colpo iniziò a piangnucolare ed io rincarai i colpi aumentandone la potenza e lei pianse implorandomi di smettere di farla soffrire ed allora le chiesi perchè lei si trovava in quel posto e mi rispose che se stava lì era per i soldi che non bastano mai e poi piacciono a tutti. Vidi poi che su un tavolino ci stavano delle scatoline chiuse e per curiosità andai ad aprirle, trovandoci degli aghi e spilloni che mi suggerirono subito di infilarglieli nelle natiche sode e carnose, però capii che se non la immobilizzavo si sarebbe ribellata e così vedendo bracciali, manette e lacci, la spinsi a sdraiarsi sul letto e la ammanettai ai polsi e fissai le caviglie con i lacci divaricandole le gambe. Dopo che quasi la soffocai strofinandole sul viso uno straccio imbevuto di alcool, le passai l'alcool sulle natiche e poi la lasciai ad attendere senza che potesse capire cosa le stava per accadere. Passato qualche minuto che io trascorsi osservando il suo meraviglioso culo e le cosce, decisi di iniziare i giochi e le dissi che avrebbe provato emozioni nuove e doloranti e lei subito mi supplicò di lasciarla andare via da lì ma io che poi avevo già notato una telecamera fissa sul soffitto, non volevo illudere gli spettatori delle mie capacità a fare sffrire una donna e quindi presi uno spillone e lo conficcai sul culo, poi una serie di piccoli aghi fu usata infilandoli sulle cosce ed i polpacci, dopo il secondo spillone all'altra natica, spruzzai l'alcool sul culo facendolo penetrare nelle piccole ferite provocate dagli aghi. Lei chiaramente urlò fino a rimanere senza fiato e quando la sentii solo rantolare, allora le infilai in culo un vibratore che le divaricò l'ano paurosamente ed io stesso pensai che le avrei potuto rovinare il bel culo facendola finire all'Ospedale a farsi mettere punti ricucendola. Quindi feci uscire il vibratore e la girai a pancia sopra e le infilai il cazzo in figa scopandola per tre volte senza pausa, senza sosta, poi l'ultima sborrata gliela scaricai sul viso e, rivestitomi me ne tornai al pianoterra dove alcuni mi fecero un applauso e, mentre mi gustao un bicchierino di grappa, uno di loro si avvicinò e mi disse che aveva da offririmi sua sorella e sua cugina ed avrebbe avuto piacere nel sentirle urlare di dolore ed io non dovevo trattenere i miei impulsi ma dovevo fare tutto quello che m'ispirava la loro presenza. Gli chiesi di farmi riprendere energie poi però dissi alle due donne che ero pronto a farle soffrire il giusto e le guidai alla stanza prima occupata da me che al momento era sgombra della mia prima vittima. Le ordinai di spogliarsi tutte e poi farlo a me e, dato che l'una era una rossa da infarto e l'altra una biondina che dava l'idea di essere molto fragile perchè magra, decisi di provarle prima scopandole più volte, dopo le legai ed ammanettai a pancia sotto entrambi e le frustai ai culi facendole gridare a pieni polmoni, quindi poi vidi delle siringhe che riempii di acqua distillata e si sà che quando viene iniettata brucia da matti ed ambedue scalciarono cercando di liberarsi dalle corde. Dopo che le avevo inettato tre siringhe per una, le punzecchiai sempre sul culo con aghi che lasciai infilati lì in maniera che muovendosi per liberarsi dalle corde, li avrebbero smossi soffrendo il doppio. Mi fermai un poco osservandole con gusto, dopo però mi ricordai di chi mi stava osservando durante i miei giochi ed allora le inculai scoprendo così che la biondina era vergine al culetto, infatti urlò pazzamente dal primo all'ultimo attimo della sodomizzazione. Ciò mi mandò in estasi e, dopo che avevo sfondato la rossa già ben allargata, mi dedicai ad inculare nuovamente la bambolina bionda che scalciò, urlò ma io non me ne curavo e giù colpi decisi fino a sborrarle metà in culo e l'altra metà in faccia e lei giù a piangere singhiozzando a lungo. Riscendendo giù seguito dalle mie due vittime, ebbi altri applausi e tutti, uno per uno, vollero inculare la biondina che quasi svenne dopo alcuni rappoorti avuti con quasi tutti i presenti. Sentendomi ben stanco dissi a Franco di volere andaremene e lui allora si procurò un passaggio da una sventolona che aveva appena posseduto con vari oggetti penetranti al culo ed alla figa ed io potei lasciare il casolare e tornare a casa. Il giorno dopo ero al telefono a ringraziare Franco per le nuove mie conoscenze al casolare e gli proposi di chiamarmi quando voleva tornare lì.

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