In campagna dai nonni.

Scritto da , il 2021-08-16, genere etero

Lo stesso pomeriggio, appena superato gli esami di maturità, mio padre, appassionato come me di moto, mi abbracciò felicissimo del mio successo: il diploma ottenuto poco prima. Mi fece salire in macchina con lui e, senza ascoltare il mio chiedergli di lasciarmi lì a farmi festeggiare e coccolare dalla mia ragazza, sgommò paurosamente e svincolo nel traffico romano sorridendomi. Solo dopo mezz'ora di sofferente "fermo, riparti, riferma, semafori rossi all'infinito, riuscii a capire la sua intenzione, infatti si fermò poco distante dal negozio dove anni prima mi aveva regalato un motorino Moto Guzzi Dingo GT. Scesi dall'auto andò dritto al negozio ed io lo seguii emozionatissimo. Entrammo e subito il titolare lo riconobbe e, dopo avermi fatto gli auguri per l'esame superato, mi fece vedere una fiammante rossa Motoguzzi duecntocinquanta CC, chiedendomi se ne ero soddisfatto nella sua scelta per me. Dopo mille baci ed abbracci a mio padre che quasi si commosse, ebbi in dono dal concessionario il casco integrale e dopo fu mio padre a chiedere al titolare cosa aveva invece di adatto a lui ed ebbe il suggerimento di acquistare anche la sempre valida M.G. V7 ed anche quella era rossa con fiancate del serbatioio cromate. Dopo mezz'ora di pratiche di ufficio, indossavamo i caschi ed uscivamo dalla concessionaria rombando allegramente. Io telefonai a Gabriella, la mia ragazzina che attendeva mie notizie e le proposi di farsi trovare al suo portone di casa per poi andare a cena insieme ai miei genitori. Accettò ed allora la andai a prendere, intanto mio padre prelevava mamma a casa, le faceva indossare il casco e ci trovavamo pronti per andare in trattoria dove consumammo una cena assai appetitosa. Il dopo cena papà e mamma andarono al cinema ed io con Gabriella, andai ad usare per l'ennesima volta il vecchissimo divano dove ci avevamo fatto il buco per il nostro peso e l'ondeggiare, lasciando cigolare le arruginite molle. Dopo che ci spogliammo iniziai a leccarle la fighina saporitissima che sapeva di albicocca aspro-dolce e lei dopo si mise a succhiare la cappella del mio cazzo per poi scorrere con le guance sul tronco e, quando vide che era ban dritto e tosto, allora mi lasciò a pancia sopra e si sedette sul cazzo ed iniziò a salire e scendere fino a godere entrambi. Dopo un'altra scopata, le chiesi se era decisa a farsi fare il culetto ma anche quella volta mi rispose che doveva sconfiggere la paura del gran dolore che era convinta di provare. Cercai come altre volte di convincerla ad arrendersi e ad avere più fiducia in me...ma lei non mollò nenache quel giorno ed io provai ancora dicendole che così, col suo bel culo, avremmo ben festeggiato la mia promozione ancora di più. Ma...non mollò! Ad una certa ora la riaccompagnai a casa. Al ritorno a casa mia, ci trovai i miei e mio padre subito mi disse che domattina avrei ben rodato la mia nuova moto perchè mi mandava dai nonni a Viterbo, in campagna, dove ci avrei passato quindici giorni. da una parte ne ero felicissimo di riabbracciare i nonni ma lasciare gabriella sola alcuni giorni... e con chi scopavo io?...con le galline o le pecore? Chi vivrà vedrà!!

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