Da amica a schiava

Scritto da , il 2020-08-29, genere dominazione

Valeria è sempre stata una cara amica. Ci conoscevamo fin dalle medie ed abbiamo fatto il liceo insieme e siamo rimasti in contatto anche ai tempi dell'università, quando abbiamo preso strade diverse.
Confesso che fin dalla quarta liceo è stata il mio sogno proibito. Con lo sviluppo è diventata davvero una bella ragazza: 26 anni, capelli lisci e mori lunghi fino a metà schiena, occhi verdi, nasino all'insù e labbra sottili. Una quarta di seno abbondante che gli ha sempre attirato le attenzioni dei maschi e le invidie delle femmine; lunghe gambe tornite (è alta 1,80 metri); e, per finire, un lato B da mangiare con gli occhi. Ma non ho mai avuto il coraggio di farmi avanti con lei: non perchè sono timido, ma perchè ho avuto la paura che qualcosa andasse storto e rovinasse la nostra amicizia. Io stesso non sono messo male: alto 1,85 metro, occhi neri, capelli ricci dello stesso colore, un fisico muscoloso, frutto di lunghe ore di palestra e, per finire, un pene di tutto rispetto, che alla massima estensione raggiunge i 20 cm ed è largo quanto il polso della mano.
Sia io che Valeria abbiamo avuto le nostre storie e non siamo certo inesperti di sesso. Solamente che io ho sempre nutrito un interesse per le pratiche BDSM, che ho messo in pratica con qualcuna delle mie conquiste. Ma non sono mai andato oltre certi limiti e, per quanto si potrebbe pensare contrariamente, non mi considero affatto un pervertito.

Le cose tra me e Valeria cambiarono una sera, durante una festa di amici comuni. Avevamo entrambi 28 anni ed avevamo da poco finito l'università. Era tardi ed avevamo bevuto un pò troppo. Ad un certo punto, non so come, il discorso era scivolato sulle nostre esperienze sessuali. Già in precedenza ci eravamo fatte delle confidenze, ma nulla di che, tanto per parlarne. Quella sera, invece, ci spingemmo oltre perchè, ad un certo punto, Valeria disse:
- "Sai, Carlo (il mio nome), non ho mai capito bene? Che cosa ci trovino certe persone nel sadomaso!"
A quelle parole, mi bloccai per un istante. Valeria sapeva della mia passione per il mondo del BDSM, ma non avevamo mai approfondito. Sul momento pensai che mi stesse prendendo in giro, ma poi, guardardomi intorno ed assicuratomi che nessuno ci stesse ascoltando (eravamo appartati in un angolo remoto del giardino, lontano dagli altri), risposi alla mia amica: - "Ah! D-Davvero? Non sapevo che ti interesasse."
- "Bè, che cosa credi, che sia una suora di clausura?" - rispose ridendo. - "Sono una ragazza moderna e mi piace sperimentare! Al mio ultimo ragazzo piaceva ed abbiamo fatto qualche giochino insieme..."
- "Sul serio?"- feci sbarlodito.
- "Sì, sul serio. Nulla di troppo spinto, mi sono fatta legare al letto ed infilare qualcosa dentro, ma niente più. Non so perchè, ma non mi andava di sperimentare altro. Forse perchè non mi fidavo di lui."
- "Perchè voleva spingersi troppo oltre?"
- "Anche, ma anche perchè non mi fidavo troppo. Mi sentirei più sicura con qualcuno più esperto. Che so, con te!"
Quest'ultima affermazione mi lasciò a bocca aperta. Non sapevo cosa dire. Più volte avevo fantasticato su Valeria e su quello che avevo potuto farle, ma ad un tratto era lei stessa che mi faceva queste confidenze! Ero allibito! - "Su-su-sul s-serio?!"
- "Mah, sì, tanto per ipotesi! Non mi avevi detto che ti piace fare il porco con le tue conquiste?"
- "Ma dai, porco! Non ho mai costretto nessuna! Sono sempre state consenzienti, e poi mica l'ho fatto con tutte! Ho pur sempre rispetto per le donne."
- "Ci mancherebbe altro. Ma spiegami una cosa. Sono anni che ci conosciamo, e" - indicò sè stessa - "non ti è mai venuto un pensiero su tutto questo?"
- "Ma dai, non scherzare!" - Ero imbarazzatissimo. - " Sei mia amica. Sì, può, ecco, può darsi che abbia avuto un pensiero o due in proposito, ma non mi permetterei mai e poi mai!"
Oddio, cosa avevo detto! A questo punto temetti di averla offesa, mi aspettavo da un momento all'altro un ceffone. E invece... Per un minuto lei rimase in silenzio e mi fissò in un un modo strano, con uno sguardo languido. Poi, mi sorrise e con voce sensuale si avvicinò al mio viso e disse: "Grazie per la sincerità, tenerone. Ma spero che come padrone tu ti faccia valere, altrimenti sai che noia." - E detto questo mi baciò.
Fu un bacio lungo, appassionato, con lei che mi infilò in bocca la lingua. Venni colto da una vampata di calore e non sapevo cosa fare o dire. Dopo un minuto o due Valeria si staccò ed entrambi rimanemmo in silenzio. A quel punto i nostri amici ci chiamarono dentro per un altro brindisi. Senza dirci una parola rientrammo. La serata trascorse tranquilla e non ci furono altri imprevisti.

Passarono due mesi, durante i quali io e Valeria non ci vedemmo. Entrambi eravamo presi da altri impegni ed avevamo altri amici. Il ricordo di quella sera mi ritornò più volte, ma dopo un pò smisi di darci troppo peso. Entrambi eravamo ubriachi, perciò poteva benissimo essere stato tutto frutto dell'alcol. Magari era stato un sogno, oppure Valeria non voleva dire sul serio e si era pentita di ciò che mi aveva detto.
Finchè, un giorno di luglio, non mi arrivò sul cellulare una chiamata. Era Valeria.
- "Ciao Carlo, come stai?"
- "Ciao. Bene, grazie, come anche tu spero. Che mi dici di nuovo?"
- "Ti chiamavo proprio per questo. I miei genitori sono partiti per una seconda luna di miele alle Canarie e staranno via due settimane. Mi hanno lasciato sola con Monica (la sorella di Valeria), ma anche lei parte sabato con un gruppo di amici, per girare la Corsica."
- "Bè, insomma, ti lasciano a guardia del forte! Ti sentirai tutta sola."
- "Alla fine del mese anch'io mi prendo una vacanza dal lavoro (era praticante in uno studio notarile), ma questo weekend sono libera. Quindi mi chiedevo che progetti hai?"
- "Anch'io sono libero sabato. Per le ferie, invece, dovrò aspettare agosto". Ero e sono tuttora impiegato in uno studio di architettura.
- "Fantastico. Allora puoi venire da me, per favore? Ho una sorpresa per te."
Notai un certo tono nella voce di Valeria e ciò mi incuriosì. - "Davvero? E di che si tratta?"
- "Ti ho appena detto che è una sorpresa, ma se vieni a casa mia sabato lo scoprirai. E ti assicuro che non te ne pentirai."
Tutto questo mi incuriosì. - "D'accordo, se lo dici così, come posso dirti di no?"
- "Perfetto! Vieni da me alle 9. Mia sorella partirà prima e lascerà il canceletto e la porta aperte. Puoi entrare liberamente. Sali in camera mia. Non fare troppo tardi, mi raccomando."
- "Tranquilla, sarò puntuale. A sabato allora".
- "Ciao"
E così riattaccai, senza pensarci troppo. Non mi domandai il motivo della convocazione, già altre volte ero stato ospite di Valeria e della sua famiglia, così come i nostri amici, perciò non ritenni che fosse chisaché.

Due giorni dopo era sabato. Mi presentai a casa di Valeria alle 8:55. La casa di Valeria era una villetta unifamiliare in periferia, piuttosto lontana dalla strada e un pò appartata dai vicini. Il padre di Valeria possedeva una piccola impresa edile, mentre sua madre lavorava come direttrice in una compagnia di cosmetici, perciò erano benestanti. La casa era molto grande, come il giardino, e tutto intorno era circondata da un'alta siepe, che la proteggeva da sguardi indiscreti dei vicini. Sul retro disponeva anche di una piscina.
Sceso dalla macchina, suonai il citofono per annunciare il mio arrivo, ma non otteni risposta. Suonai altre due volte, ma niente. Ciò mi parve strano. Che la mia amica si fosse dimenticata del nostro appuntamento. Ma subito mi accorsi che il canceletto era appena accostato, segno che Monica aveva lasciato tutto aperto partendo. Memore di quello che mi era stato detto, entrai.
Una volta dentro casa chiamai Valeria ad alta voce, ma non ricevetti risposta. Mi guardai intorno, ma non c'era nessuno. Trovai strano che non ci fosse qualcuno ad accogliermi, ma poi mi ricordai della sorpresa di cui mi avevano parlato al telefono e pensai che fosse una sorpresa della mia amica. Ricordandomi di quello che mi aveva detto, salì le scale e mi fermai alla porta della stanza di Valeria. Era socchiusa. Chiamai. -"Valeria, sono io. Ci sei?" Nessuna risposta; in compenso, sentì quelli che mi sembravano dei mugugni. Ciò mi incuriosì e, allo stesso tempo, mi insospettì. Presi la maniglia e aprì. - "Valeria, io entro. Tutto a po..."

Quello che vidi mi lasciò di stucco e senza parole. Il letto era proprio di fronte alla porta, perciò entrando vidi che c'era disteso qualcosa, o meglio qualcuno. Ecco cosa era la sorpresa di Valeria: sè stessa!
Era infatti completamente nuda. Sdraiata sul letto, aveva i piedi legati insieme da una corda di cuoio, che stringeva i piedini delicati e leggiadri. Anche le gambe, lunghe e tonite per i lunghi anni passati a praticare pallavolo, erano legate tra di loro, poco sopra il ginocchio. La figa era completamente depilata. Le mani, invece, erano legate alla tastiera del letto, unite, sopra la testa di Valeria, da un'altra corda e notai che le unghie, sia delle mani che dei piedi, erano laccate di rosso. Valeria era bendata da un nastro di seta color nero, che le impediva di vedere. Sul petto, con il nastro adesivo, era attaccato un foglio di carta piegato in due ai due seni grondanti di sudore, che salivano e scendevano al respiro della loro proprietaria. Infine, per completare il lavoro, una ball-gag di colore rosso bloccava la bocca di Valeria, da cui uscivano solo suoni incomprensibili.

Colto di sorpresa, rimasi a guardarla stupefatto per un minuto o due. Lei non si divincolò, rimase ferma e calma, come una preda in attesa del leone che la mangi viva. Ripresomi dallo shock, mi avvicinai al letto. Desideroso di sapere cosa stesse succedendo, allungai la mano sul foglio su cui c'era scritto X CARLO. Lo staccai delicatamente e subito Valeria emise un lieve gemito. Aprì il foglio e lessi.

"Caro Carlo, ho pensato molto a quello che ci siamo detti l'altra sera sul BDSM ed alla fine non ho resistito. Ho sempre notato come mi guardavi e so che per rispetto della nostra amicizia non oseresti mai nulla. Perciò, ho pensato di facilitarti le cose! Mi sono fatta aiutare da Monica - che ti assicuro è una vera e propria assatanata di sesso -, la quale mi ha lasciata come mi vedi tu ora. All'inizio ha avuto dei dubbi ad abbandonarmi in questo stato, mi ha definito pazza, ma ti assicuro che una volta convinta si è divertita un sacco. Perciò, se tu dovessi avere dei dubbi, non farti scrupoli. Inventati una scusa per non tornare a casa, perchè per questo weekend sono tua! Farmi quello che vuoi, perchè mi fido di te. Troverai qualche giocattolo che ti faciliterà il compito, con cui sfogarti. Farmi godere come mai, trattami come una troia, in quanto è questo che sono. Divertiti!"

A questo punto mi voltai verso il comodino accanto al letto e trovai un assortimento vero e proprio. Frustini, canne di bambù, mollette, dildi e quant'altro si potesse comprare in un sexy shop. Si era davvero organizzata per bene.

All'inizio non sapevo cosa fare. Pensavo semplicemente di liberarla e di non darle retta: male che andava ci sarebbe scappata una bella risata. Ma poi, rivedendo quel corpo sessuale, nudo e completamente indifeso, venni colto dalla libidine e mi accorsi che il mio cazzo si era rizzato sull'attenti. Si trattava di un'erezione come mai mi era capitato, con le mutande che faticavano a contenere il membro, il quale era ben visibile sotto la stoffa dei pantaloncini che indossavo. Pensai a ciò che mi si offriva: Valeria aveva capito che la desideravo da sempre ed ora lei stessa mi offriva la possibilità di esaudire i miei desideri. In quei due mesi doveva aver pensato a lungo ai pro ed ai contro di quella situazione, prima di decidersi. Non era stato un capriccio del momento: voleva essere trattata come un pezzo di carne, chiavata in ogni buco, godere in un modo che non aveva mai provato prima. Ed aveva scelto me, il suo migliore amico, per provare un'esperienza indimenticabile.

E lo sarebbe stata.

Con quel pensiero, uscì dalla stanza e telefonai al mio coinquilino (vivevo da tre anni in un appartamentino in centro, insieme ad un altro ragazzo), in modo che Valeria mi sentisse. Spiegai all'amico che sarei stato fuori fino a domenica sera, inventandomi un invito a casa di un cugino, e lui non ebbe nulla da ridire. Chiusa la comunicazione, rientrai in camera e tolsi la benda a quella che sarebbe stata la mia schiava. Dopodichè, con un sorrisetto, le presi il mento e guardandola negli occhi le dissi:
- "Eh sì, penso che sarai proprio un bel giocattolo con cui divertirmi, puttana."

Continua...

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