Da amica a schiava - Sei una cagna? Allora...

Scritto da , il 2020-09-26, genere dominazione

Sistemai velocemente la cucina, mentre la schiava rimaneva ferma immobile a quattro zampe in attesa di nuovi ordini da eseguire. Sapevo benissimo che cosa fare, ma prima serviva un paio d'articoli che non avevo a disposizione. Era necessario che uscissi di casa, lasciando da sola Valeria, anche se per poco. Era l'occasione giusta per mettere in pratica una nuova fantasia.

Ordinai alla cagna di rimettersi in piedi e di porgere in avanti le mani. Dalla vagina uscivano ancora i miei umori combinati ai suoi, mentre il buchino posteriore era ormai aperto. Presi le corde e con quelle legai i polsi; decisi invece di scartare le manette, in quanto, in previsione di quello che avevo in mente, non sarebbero più servite. Sorrisi in modo perverso, ma allo stesso tempo assunsi un tono conciliante verso di lei, per rassicurarla che il gioco non avrebbe preso brutte pieghe. - "Sei stata brava finora. Sei una bomba sexy con i fiocchi, e mentirei se dicessi che non mi sono divertito. Ma, vedi, durante la notte mi sono venute un sacco di idee, ed intendo di metterle subito in pratica. Per questo, devo avere la conferma che ti fidi di me."
- "Sono già stata chiara, padrone. Le ho detto che sono a sua completa disposizione e farò tutto quello che vuole. Ma, per curiosità, cosa ha in mente?" - Valeria fu umile e sottomessa, ma tradì comunque una certa curiosità. Non aveva più paura per quello che potevo che potevo farle, invece nei suoi occhi colsi uno sguardo che la diceva lunga su una certa eccitazione. Me l'aveva detto che era una a cui piaceva sperimentare.
- "A-ah! Questa è una sorpresa. Ti posso solo dire che si tratta di una variazione di un gioco che abbiamo già fatto ieri. Niente paura, nulla di doloroso, se sarai ubbidiente. Ma per fare ciò devo metterti in una posizione... Come posso dire? Scomoda! Ma basta parlare, ti sarà tutto chiaro tra poco. Adesso seguimi. Per questa volta ti concedo di camminare."
- "Grazie, padrone. Come vuole lei." Poverina! Se avesse saputo quello che avevo in mente...

Presi in mano un altro tratto di corda, della lunghezza che credevo mi fosse utile, e la penis gag, dopodiché ci muovemmo, con lei che mi seguiva. Aprì la porta finestra ed uscimmo in giardino. Valeria continuò ad andarmi dietro, senza sospettare nulla. Probabilmente pensava che volessi solo portarla a sbrigare i suoi bisogni all'aperto, come il giorno prima. Ma arrivati all'albero, le intimai di restare in piedi e di non muoversi. Fu il preludio a quello che stavo per farle, ma perché dirle tutto in anticipo? Era una sorpresa, dopotutto!
Dall'albero si protendeva, sopra le nostre teste, un ramo, ma a quell'ora non c'era ombra in quel punto e il sole cominciava a picchiare. Chinandomi, legai un'estremità della corda alla base dell'albero, poi lanciai il resto oltre il ramo, facendo ricadere l'altro capo nel vuoto. - "Bene, adesso solleva le braccia in alto, distese."
- "Ma... Padrone, che cosa sta facendo?"
- "Non farmi domande e fa quello che ti dico. Muoviti!" - feci con un tono che non ammetteva repliche. Lei fece quello che le avevo ordinato e le presi le mani. Dovetti sporgermi con le punta dei piedi, ma in men che non si dica, unì la corda al modo che avevo già fatto intorno ai polsi. Mi allontanai un poco per ammirare il lavoro fatto.
- "Prova un pò a muoverti."
Valeria fece qualche passo, ma la corda la strattonò, tirandola per le braccia. Si mosse allora da un'altra parte, e poi da un'altra ancora, ma fu inutile: la corda era così stesa che non poteva fare che qualche passo. Cercò allora di tirare in basso, ma invano. Il massimo che poteva fare era piegare le ginocchia un pò, lasciandola così in una posizione scomoda e al sole.
- "Ma, ma... Padrone! Che cosa...? Non mi posso muovere. Mi scusi, cosa..."
- "...ho in mente? Te lo dico subito. Ho constastato che hai messo insieme un bel armamentario di giocatoli per divertici insieme, ma mancano alcuni pezzi che ritegno necessari. Ciò, ahimé, mi costringe ad uscire per procurarmeli. Non starò via per molto; fino ad allora, tu mi aspetterai qui!"

Lo shock non poteva essere più completo. La mia amica era senza parole, a bocca aperta e con gli occhi sgranati. Rimanere lì da sola, nuda, legata per le braccia scomodamente e al sole, con quel caldo? Era decisamente qualcosa che mai si sarebbe aspettata.
- "C-co-come?!? Carlo, sei impazzito? Non puoi lasciarmi qui!"
- "Ahi! Mi dai del tu? Male! Sei una cagna schifosa, come osi darmi questa confidenza? Vabbè! Per questa volta passi, ma che non si ripeti più. E adesso" - mi avvicinai a lei, con la penis gag dietro la schiena, - "Ora, se non ti dispiace, un ultimo tocco."
- "Bastardo! Coglione! Non puoi lasciarmi così! Non è quello che avevamo...". - Non la lasciai finire che a tradimento le ficcai la pallina in bocca. A nulla valsero i suoi tentativi di ribellione, riusci ad imbavagliarla. Dopodiché mi allontanai, mentre lei, furiosa e con uno sguardo pieno d'odio, scalciava.
- "Su, su, non ti agitare!" - feci ridendo. - "Te l'ho detto, è una situazione temporanea, ho una bella sorpresa per te. Tornerò al più presto." - Presi la pompa dell'acqua. - "Nel frattempo, per dimostrarti che non sono insensibile, una piccola rinfrescata contro il caldo." - Aprì il rubinetto e diressi il getto d'acqua verso la schiava, la quale dovette subire impassibile. La bagnai dalla testa dai piedi: in questo modo, speravo di proteggerla almeno un pò dal caldo in mia assenza.
Chiusi il rubinetto e la salutai. - "Allora io vado. Mi raccomando, stai attenta a no slogarti le braccia. E sopratutto, ferma dove sei. Ah, ah!". E me ne andai fischiettando allegramente. Lei continuò a cercare di liberarsi, a tirare la corda e a rivolgermi mugugni che volevano essere imprecazioni ed insulti. Feci finta di non sentirla e chiusi alle mie spalle la porta.

Mi lavai e rimisi i vestiti che avevo il giorno prima. Dal salotto diedi un'occhiata alla mia amica. Aveva ormai smesso di ribellarsi e, rassegnatasi, rimaneva in piedi sotto il sole, bagnata come un pulcino e con la bocca deformata dalla penis gag. Ero davvero un pervertito a farle questo, ma in fondo mi preoccupavo che non si facesse troppo male. Vedendomi dietro il vetro, si divincolò ancora per attirare la mia attenzione, ma niente. Mi mostravo completamente insensibile. Nel vederla in quello stato, quasi mi dispiaceva di non averla fotografata in quella oscena posizione e in altre, ma non mi sembrava giusto nei suoi confronti. Non potevo rischiare che un giorno, in un modo o nell'altro, immagini osé di lei potessero diffondersi e rovinarla per sempre. Non ero così spietato, in fondo. Per questo mi promisi di accontentarmi ad immortalare quei momenti nella mia memoria. Con questi pensieri e con le chiavi in mano, uscì dalla casa e ripresi dalla macchina.
Come prima tappa mi diressi ad un negozio di articoli sportivi dove comprai una pallina di gomma poco più piccola di una da tennis, che potesse essere presa con i denti da un essere umano. Non che dissi alla commessa cosa serviva veramente, ovvio. Comprai anche un paio di ginocchiere, che sarebbero state utilissime alla schiava. La tappa successiva fu un sexy shop, dove trovai esattamente quello che mi serviva.

Rientrai dopo un'ora circa. Il sole era ormai alto nel cielo e il caldo era diventato più acuto. Passando dentro casa ripresi il collare, il guinzaglio e una frusta, mi tolsi la maglietta e, con le buste dei miei acquisti sotto mano, andai a liberare la vacca.
Lei era ancora in piedi sotto l'albero, che cercava di resistere: era maldida di sudore per il caldo, le braccia, tirate verso l'alto, erano tese al massimo e le dolevano da morire; il respiro sotto la pallina era affannato, con lei costretta a respirare con il naso; le gambe le tremavano e sembravano sul punto di cederle da un momento all'altro. Avvicinandomi sentì una puzza inconfondibile: evidentemente non era riuscita a trattenersi e se l'era fatta addosso. Infatti, i segni di urina e di cacca erano evidenti lungo le gambe ed ai suoi piedi si erano accumulate le sue stesse feci. Nel vedermi fu sollevata, in quanto con gli occhi non mi lanciava più fulminate d'odio, ma mi supplicava di liberala al più presto. Eh, sì! L'avevo lasciata proprio scomoda!
Posai le buste a terra e mi diressi alla pompa del giardino. - "Eccomi qua! Come se l'è cavata la mia cagna? Scusami molto, ma il sol leone, ti garantisco, non dipende da me! Ma adesso rimediamo."
Aprì l'acqua e con la pompa la sciacquai, per pulirla dal sudore e dai suoi scarti corporei, le sollevai anche le gambe e spazzai via le feci sotto di lei, pulendole anche le piante dei piedi. Finita la pulizia, slegai la corda sopra di lei, lasciando le mani unite. Immediatamente, ricade a terra, mettendosi in ginocchio. Era per lei un gran sollievo non essere più tirata per le braccia. Ma io non avevo intenzione di lasciarla riposare a lungo.

Direttomi alle buste dei miei acquisti, attirai la sua attenzione. - "Di sicuro ti chiederai che cosa ho in mente. Ti avevo detto che volevo variare i nostri giochetti. Infatti, guarda cosa ho trovato!"
Da una busta tirai fuori la pallina di gomma e le ginocchiere. - "Visto che sei una cagna, devi comportarti come tale. Perciò, prima di pranzo, io ti lancerò questa pallina e tu dovrai riportamela. Ho preso la frusta, ma la userò solo se ti ribellerai o se cerchi di fare la difficile. Posso fidarmi che farai la brava,... Fuffy? Ah, ah! Nulla in contrario se ti chiamo Fuffy, vero? Ti si addice"
Con la testa Valeria, o meglio Fuffy, rispose sì.
- "Perfetto! Ma per essere la cagna che sei, devi averne anche l'aspetto. Perciò, ti ho preso questi." - Svuotai il contenuto della busta del sexy shop e le mostrai il contenuto. Avevo preso una cuffietta da mettere in testa, completa di un paio d'orecchie da cane; a ciò si aggiungevano un paio di guanti, lunghi fino al gomito, che terminavano in guanti chiusi a forma di zampe: chiunque l'avrebbe indossati sarebbe stato impossibilitato ad usare le dita. A forma di zampa erano anche dei mocassini da mettere ai piedi. Le ginocchiere l'avevo prese proprio per impedire a Fuffy di sbucciarsi. Ma il pezzo grosso era quello che consideravo il pezzo forte: una coda posticcia da cane, lunga 15 cm, che la cagna avrebbe sfocciato in tutta la sua bellezza. Il tutto attaccato ad un butt-plug dalle giuste dimensioni, che si restringeva alla base in modo che non si potesse sfilare da solo. Ragazzi, che fantasie che avevo!
Mi avvicinai alla schiava con tutto il necessario e lei lasciò fare. Prima le misi in testa le orecchie, poi fu la volta del collare, che di nuovo le cingeva il suo collo. La liberai dal bavaglio e subito lei ne approfittò per deglutire e per prendere fiato, ma non disse una sola parola, calata ormai nel suo ruolo di schiava. Le sciolsi il polso alle mani e al suo posto infilai i guanti, che le calzarono a pennello; Valeria/Fuffy li provò, assicurandosi che non poteva muovere le dita.
La misi a sedere sull'erba e passai alle gambe. Fasciai le ginocchia con le dovute protezioni, che l'avrebbero consentito di gattonare senza problemi. Dopodiché fu la volta dei piedi, su cui calzarono perfettamente le zampe finte. Avevo preso bene le misure, anche se non ero sicuro.
Poi, fu la volta della coda. Ordinai alla cagna di mettersi a quattro zampe e lei fece senza rifiutarsi. Preso il plug, lo presentai sotto i suoi occhi, e davanti alla sua bocca. - "Immagino che non abbia bisogno di dirti cosa fare, Fuffy..." - Non ce ne fu affatto, in quanto istintivamente se lo prese in bocca e lo leccò avidamente, per lubrificarlo come si deve. Del resto, era nel suo interesse. Quando mi sembrò sufficiente, lo tolsi dalla bocca e mi missi alle sue spalle. - "Ci siamo, Fuffy! Rilassarti e non ci saranno problemi. Ormai, ci dovresti essere abituata. Ah, ah!"
Detto questo, puntai l'ano e con un colpo solo lo penetrai. Fuffy emisse un lieve gemito, ma non provò dolore, essendo ormai stata allargata come si doveva. Il pezzo di plastica scivolò senza problemi, e in pochi secondi entrò tutto quanto. Ora la mia amica poteva fare sfoccio di una coda degna di questo nome! -
- "Brava, la mia cucciola! Così si fa! Adesso abbaia e scondizzola. Voglio vedere come ti sta."
- "Woof!" -, rispose, e muovendo il culo la coda oscillò avanti e indietro. Nel complesso, potevo dirmi soddisfatto del mio lavoro. Davanti ai miei occhi non c'era più Valeria, la mia migliore amica, ma Fuffy, una cagna di razza degna di essere scopata in ogni posizione possibile. Era quella la mia prima volta in cui giocavo al dog-training, ma potevo dire che il risultato andava oltre le mie più rosee previsioni.

Prendendo la pallina, la tolsi dalla confezione e la missi davanti a Fuffy, la quale l'annussò senza che glielo ordinassi. Poi, con una frusta in bella vista nella mia mano, mi rivolsi a lei: - "Un pò di moto è proprio quello che ci vuole per stuzzicare l'appettito, Fuffy. Certo, se avessi qui un bel alano o un pastore tedesco con cui fatti montare, sarebbe il massimo, ma dovremo accontentarci questa volta! Ah, ah! Adesso ti lancio la pallina e tu dovrai andare a riprenderla. Lo so, è tardi e fa caldo, e sicuramente avrai anche fame, ma" - agitai in aria la frusta - "tu fai quello che ti dico e non ci saranno problemi. Capito?"
- "Bau, bau!"
- "Bene. Allora... Fuffy, prendila!" - Con un solo gesto della mano lanciai la pallina, che volò per una decina di metri prima di rotolare sul prato.
Fuffy l'osservò dove era finita, dopodiché cominciò a muoversi. All'inizio lentamente, per abituarsi alle zampe ed alle ginocchiere, nonché per dare al culo il tempo di abituarsi al plug, ma io non ci stavo e dandomi le spalle la colpì alla schiena. Lanciò un "Ahia!", ma ebbe l'accortezza di non parlare. Poi arrivò sullo stesso punto un'altra frustata.
- "Non fare la lumaca, stupida cagna! Ti ho detto di prenderla, e con ciò intendevo di sbrigarti! Non abbiamo tutto il giorno, muoviti, che ho fame!" - Stavo per sferrare la terza frustata che Fuffy, spaventata, mi sbrigò e, facendo del suo meglio, accelerò l'andatura.
Arrivata alla pallina, mi volse un breve sguardo per capire cosa fare, poi aprì la bocca e l'addentò, ma perse la presa e la pallina rotolò via. Lei ci riprovò altre due o tre volte, prima di riuscirci alla fine. Dopodiché, si girò e ritornò da me. Durante il tragitto la pallina le cade e dovette raccoglierla con la bocca, ma alla fine ce la fece. L'accarezzai sui capelli, con un tono dolce e fermo allo stesso tempo.
- "Visto che ci sei riuscita? Brava Fuffy! Adesso, riproviamoci, che devi prendere ritmo." - Ripresi la pallina e la rilanciai, questa volta un pò più lontano. Subito, la cagna-schiava corse in quella direzione.

Ripetemmo il gioco 10-12 volte, con Fuffy che faceva avanti e indietro e io che l'osservavo. Vedere una bella ragazza come Valeria ridotta a stato di cane, con una coda finta che le usciva dal culo, correre dietro ad una pallina fu uno spettacolo erotico degno di questo nome. Vederla scondizzolare fu sufficiente a farmelo tornare duro senza alcun bisogno di toccarmi. Il pene quasi mi faceva male, a forza di essere costretto nei pantaloni.

Alla fine, dovremmo fermarci. Stava cominciando a fare troppo caldo e l'ora di pranzo era ormai imminente. Prima di tornare dentro, però, non resistetti alla tentazione. Accarezzando Fuffy sotto il mento, mi complimentai con lei. - "Brava, cucciolona! Per essere la prima volta non te la sei cavata male. Per questo, penso che ti sei meritata un premio."
Calai i pantaloni e le mutande e il cazzo svettò subito duro e rigido. Girai dietro la schiava e la presi per i fianchi. Presi la mira e, con un colpo solo, l'infilai dentro la figa. Con mio sommo piacere, trovai che era abbastanza bagnata e che non faceva alcuna fatica ad entrare. - "Ohhhhh, sì! Avere un plug nel culo che si muoveva ti piace, eh? Ho preso proprio un bel regalo per te. Nel pomeriggio tornerò a trapanarti dietro, ma adesso voglio il tuo buco principale. Considerarlo un antipasto per il mio pranzo. Ohhh, sììì! Come sei morbida!"
- "Bau, bau! Ahhhhh!"
Mi mossi dentro di lei senza alcuna resistenza, in quella figa che grondava d'umori mentre incessantemente la scopavo sempre più velocemente. Non ero ancora sicuro che Valeria avesse un'indole sottomessa, ma di sicuro le riusciva naturale. Avere quel corpo statuario a propria disposizione era il sogno erotico di molti uomini, ma io ero il primo a realizzarlo in quelle condizioni, con una donna trasformata in cane che si offriva senza "se" e senza "ma". Anzi, essere lasciata sola come un salame l'aveva ancora di più eccitata.
Non ci vuole molto per venire, essendo già eccitato ed anche spinto a sbrigarmi dal caldo. fatto sta che per la seconda volta in quella mattinata venni copiosamente nell'utero di Valeria, la quale subito dopo si unì all'amplesso. Che goduria!

Uscito da lei, ripresi il tubo di gomma e lavai la cagna per togliere da lei ogni traccia di sperma. Fatto ciò, agganciai il guinzaglio al collare e mi rimisi in piedi. Era ora di tornare dentro per il pranzo.
- "Adesso ci facciamo una pausa, Fuffy, poi nel pomeriggio riprendiamo. Per cucinare ti toglierò i guanti e potrai usare le mani, ma una volta servitomi te li rimetterò e non potrai parlare. E il plug rimane al suo posto, come è naturale che sia. Una cagna come te non può restare senza coda. Ti va bene?"
- "Woof!" - rispose con entusiasmo. Era entrata nel ruolo di cane perfettamente, tanto che sbavava con la lingua fuori! Che lavoro avevo fatto!
- "Ottimo! Sei proprio una cagna nata! Allora, seguimi!" - E con questo, tornammo dentro, con lei rigorosamente a quattro zampe.

Continua...

-

Questo racconto di è stato letto 4 4 5 8 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.