Da amica a schiava - La cagna

Scritto da , il 2020-09-06, genere dominazione

Mi avvicinai a Valeria e la liberai dalle manette e dalle corde alle caviglie. Rimanendo seduta, allungò le braccia e le gambe, massaggiandosi i polsi ed i piedi, ancora doloranti per le costrizioni fatte. Poi, indecisa sul da farsi, rimase seduta ed immobile, fissandomi in attesa di nuove istruzioni. Presi dal comodino un gatto a nove code e in piedi di fronte a lei le ordinai: - "Mettiti a quattro zampe, come la cagna che sei." - Avevo il frustino ben in vista, in mano, e dal tono della voce e dallo sguardo le feci capire che l'avrei usato se non mi avesse ubbidito. Così, per evitare nuove punizioni, mi mise immediatamente nella posizione indicata. Fui contento: era ormai sottomessa al mio volere, la schiava dei miei sogni, mia e di nessun altro. Poggiando a terra il gatto a nove code, presi il collare che era stato di Ricky e lo misi al collo, regolandolo sulla sua misura, facendo attenzione a non stringere troppo. Poi agganciai il guinzaglio e diedi un lieve colpo per saggiarne la consistenza. Tenne, con non poco fastidio da parte della schiava. Dopodichè, mi spostai alle sue spalle ed ammirai quel culo delizioso che era sempre stato nelle mie fantasie proibite. - "Uhmm, sei proprio un bel boccocino, cagna. Ora sculetta." - Senza opporre resistenza, mosse il proprio lato B, agitandolo. - "Perfetto. Peccato solo che non abbia la coda, è un problema a cui dovremmo rimediare la prossima volta. Bah! Per ora, mi limiterò a farti il culo! Ah, ah, ah!"

A queste parole, la schiava si fece un pò agitata. Rimanendo in posizione, voltò la testa e guardandomi disse, rossa in viso: - "Ma... Padrone, mi perdoni, ma non si potrebbe evitarlo? Il fatto è che dietro sono ancora vergine!"
Questa rivelazione mi lasciò di sasso. Vergine... analmente? Non potevo credere a quello che avevo sentito! Valeria si fece ancora più imbarazzata, chiaramente pentitasi di esserlo lasciato sfuggire. Ma ormai era troppo tardi. Ripresomi dalla sorpresa, passai all'offensiva: -"Vergine? Come sarebbe a dire? Non lo hai mai preso dietro?"
- "Bè, no, padrone. In realtà, ho esagerato. Mi sono, qualche volta, infilata due o tre dita di là, e ho acconsentito ad altri di farlo, ma non mi è piaciuto molto. E comunque, mai nulla di troppo grosso. In ogni caso, è passato del tempo da quando ho giocato con il mio... buchino."
Non sapevo cosa pensare di quella confessione: la mia amica non aveva mai fatto quella confessione. Era vero che ci eravamo già fatti qualche confidenza in materia sessuale, ma mai nulla di esplicito. Decisi di controllare di persona. Appoggiai la mano sulle chiappe e passai il dito indice nel solco dell'ano. Passai prima una, poi due volte, delicatamente sopra. Mi fermai un attimo con la punta del dito all'ingresso dell'ano, poi, senza alcuno preavviso, spinsi fino a ficcarlo dentro. La cagna lanciò un grido, più per la sorpresa che per il dolore, mentre cominciai a muovere il dito dentro, avanti e indietro, e a girarci. La cagna emise dei sospiri leggeri, ma intervallati da esclamazioni di fastidio. Una volta che il buco si fosse adattato alle dimensioni del mio dito, infilai dentro il medio, e dopo pochi secondi di pausa mossi entrambe le dita. Questa volta la schiava mostrò di essere più infastidita dalla presenza estranea dentro di lei. Facendo quei movimenti, mi accorsi che mi aveva detto la verità: l'orifizio non era molto largo e non mostrava segni di essere allenato.
Questa scoperta mi accese un sorriso porco sulle labbra. Già avevo intenzione di scopare Valeria avanti e dietro, ma ciò cambiava le carte in tavola. Sarei stato il primo a togliere alla schiava la verginità anale, e ciò si sarebbe tradotto in un piacere maggiore. E sarebbe stata un'esperienza davvero indimenticabile per la poverina!
Con un colpo secco tolsi entrambe le dita dall'ano, il quale fece un suono come di tappo strappato. Mi spostai davanti a Valeria e le posi davanti alla bocca le dita per farmele pulire. Annusandole, rimase schifata e si rifiutò. Ma io ripresi il gatto a nove code in mano e le diedi un colpo sulla schiena, facendole un pochino male. - "Non sei nella condizione di fare la snob, cagna. Non ti lamentare e assapora il sapore del tuo culo." - e detto questo sferrai un altro colpo, più in basso, sulla zona lombare. Capita al volo la lezione, si mise le dita in bocca e cominciò a pompare vigorosamente, senza lamentarsi. Una volta che fossero ben salivate, le tolsi. - "Ti ringrazio della tua rivelazione, cagnetta. Hai reso ancora più eccitante il mio weekend. Non so ancora quando, ma sta tranquilla che prima di domani sera avrai il buco del culo così largo da essere classificato come traforo ferroviario. Ah, ah! Vedrai, ti piacerà! Alla fine, sarai tu stessa a pregarmi di infilarlo lì dietro. Dovresti ringraziarmi, sai?"
La cagna rimase in silenzio e con la testa china, umiliata e nervosa per quello che l'aspettava. Con il gatto a nove code, la colpì al culo, prendendola di sorpresa. - "Non ho sentito bene. Come si dice?"
- "I-io... grazie, padrone!"
- "Grazie di che cosa?"-, chiesi, sferrandole un altro colpo.
- "Grazie... di volermi chiavare ..."
- "Chiavare dove?
- "Grazie per volermi scopare nel culo, padrone! Sarà per per me un onore soddisfare il suo piacere."
- "Oh, sì. Puoi dirlo forte: me la godrò eccome!"

Una volta sistemata la faccenda, presi il guinzaglio e tenendolo in mano mi rivolsi alla schiava: - "Adesso è ora di pranzo. Ora scenderemmo di sotto e tu dovrai prepararmi il pranzo. Potrai mangiare solo dopo che ho finito io, non potrai metterti a tavola e infine, laverai i piatti e mi farai il caffè. Naturalmente, essendo una cagna schifosa, ti muoverai a quattro zampe, mettendorti in piedi solo per servirmi. Non potrai lamentarti di nulla. Anzi, da questo momento, se non ti do il permesso, non potrrai neanche parlare, ma solo abbaiare e guaire. Intesi?
- "Sì, padro..." - Prima ancora che potesse finire, la colpì con la punta del gatto a nove code sui seni, facendole male e facendo ballare quei due meloni sodi. Inutile dire che lei lanciò un grido acuto di dolore. Prima ancora che potesse aprire bocca, tirai il guinzaglio verso di me, fin quasi a strozzarla.
- "Sei stupida o cosa? Non hai sentito quello che ti ho detto? I cani non parlano, o mi sbaglio?" - le gridai arrabbiato. Lei, spaventata e umiliata, non seppe cosa dire. Poi, capendo che un suo sbaglio poteva causarle grossi problemi, si fece umile e disse: - "Bau, bau!"
- "Benissimo! Lo vedi che, quando vuoi, sai obberdire? Ora, se non c'è altro, possiamo andare. Ho fame." - E tirando dolcemente il guinzaglio, uscimmo dalla stanza. In silenzio e senza ribellarsi, Valeria mi seguì a quattro zampe.

La scena che si fosse presentata ad un estraneo sarebbe stata degna di un film erotico. Una ragazza bellissima ed intelligente come Valeria, solo fino a poche ore prima mia migliore amica, che gattonava nuda per casa sua, al guinzaglio di un suo coetaneo che poteva disporre di lei in qualunque modo. E il bello era che proprio lei mi aveva concesso totale carta bianca. Un sogno da vivere ad occhi aperti.
Arrivati in cima alle scale, si fermò titubante. Era chiaro che la prospettiva di scendere le scale a quattro zampe non l'attirava, ma a me non importava. Tirando il collare, le dissi fermamente: - "Adesso non fare storie, cagna. Se ti ho detto che devi muoverti a quattro zampe, quattro zampe saranno! O preferisci vedertela con questo?" - Ed indicai il gatto a nove code con fare minaccioso. Capendo di non avere altra scelta, chinò la testa ed abbaiò. Sicuro di avere il totale controllo su di lei, mi mossi e, scesi i primi gradini, fece altrettanto.

Non fu facile per lei scendere in quelle condizioni, e due o tre volte mancò che scivolasse e facesse un capitobolo, ma alla fine giungemmo al piano terreno, con lei che aveva tutte le ginocchia doloranti. Stavamo per andare in cucina, quando mi fermai e mi venne un'idea per allungare il mio piacere. Portandola al guinzaglio, ci dirigemmo invece al soggiorno e ci fermammo davanti alla porta-finestra che dava sulla piscina e sul giardino posteriore. - "Immagino che prima tu debba svolgere i tuoi bisogni. In tal caso," - dissi aprendo la porta - "accomodati! Hai tutto lo spazio che vuoi!"
La cagna rimase colta di sorpresa e dallo shock. Con un sorriso perverso le dissi. -"Che hai da guardare? Hai mai visto un cane andare in bagno come un essere umano. Abbiamo già messo in chiaro che non sei un essere umano, quindi..."
Come detto prima, il giardino era circondato da un'alta siepe e le altre case si trovavano piuttosto distanti, perciò non c'era pericolo che nessuno ci vedesse. Ma Valeria era comunque spaventata. Farla all'aperto e davanti ad un altro sarebbe stato il massimo dell'umiliazione. Mi guardò con occhi supplichevoli, in cerca di comprensione, ma invano. Varcai la soglia e fermatomi tirai con decisione il guinzaglio. Lei cercò di opporsi, puntandosi dove si trovava, ma fu tutto inutile. Ero più forte e più tiravo, più rischiava di strangolarsi. - "Su, forza, non abbiamo tutto il giorno! Ho fame e devi ancora cucinare per me! Non costringermi ad usare le maniere forti!" - Alla fine, riuscì ad averla vinta e la trascinai fuori.

La portai vicino ad un albero, all'ombra, vicino alla pompa dell'acqua del giardino. Lasciai il guinzaglio e con lo sguardo severo, a braccia conserte e con il frustino ben in vista, mi piantai a pochi passi. - "Su, muoviti, alza la zampetta! Non perdiamo tempo!" - La cagna mi fissò per un attimo e stava per dire qualcosa, ma poi, fermandosi, chinò il capo, si avvicinò all'albero, alzò la gamba e cominciò ad urinare.
All'inizio il getto era forte e regolare, perciò non ebbe problemi. Ma poi, a poco a poco, il flusso perse forza e la sua stessa urina le fini addosso, bagnandola non poco, finché non smise. Poi, una volta finito, successe qualcosa che non mi aspettai. Prima che potessi riprendere il guinzaglio, si girò su se stessa e, senza dire niente, si accovacciò e... defecò! Fu per me una piacevole sorpresa. Le pratiche scart non mi sono mai piaciute, le ho sempre trovate disgustose e per nulla igieniche, ma in quell'occasione non potrei non sorridere. Senza che le dicessi niente, la schiava era ormai calata nel tutto nel ruolo del cane, segno che il mio controllo su di lei era totale e che si sottoponeva volontariamente. Oppure, semplicemente, il bisogno di liberarsi era più forte del senso del pudore. In ogni caso, finì senza fiatare una parola e poi, proprio come un vero cane, si girò ed annusò le proprie feci, anche se visibilmente disgustata dalla puzza! Forse pensava che era quello che volevo ed aveva preso la decisione senza aspettare ordini. Uno spettacolo unico, da godersi!

L'uccello mi si rizzò di nuovo dentro i pantaloni, e fu forte la tentazione di fottemerla immediatamente, sul luogo. Ma mi conteni, non volevo mettere fretta. Avevo altri progetti in mente. Al contrario, la portai vicino alla pompa e, aperta l'acqua, le lavai le gambe, i piedi, la schiena, il culo e persino la figa. Stoicamente, sopportò il getto dell'acqua e strinse i denti, sopportando il dolore per il flusso violento che la colpiva nelle parti intime. Poi, per completare l'opera, la misi in ginocchio e, ordinatole di mettere le mani sopra la testa, la colpì anche davanti, sulla pancia, sul seno, in faccia e sui capelli, per togliere lo sperma ormai seccatosi. Alla fine, bagnata come un pulcino, fu sufficientemente pulita per rientrare di nuovo in casa.
Ripresi il guinzaglio e la portai dentro, incurante che gocciolando potesse bagnare il pavimento dei genitori. Giunti in cucina, la lasciai andare. - "Bene cagna, adesso sono le 14 passate. Puoi rimetterti in piedi per cucinare, ma null'altro. Mangerò prima io, mentre tu starai a cuccia ad aspettare. Poi mangerai. Capito?" - "Bau!" - fece la schiava e, rimesassi in piedi, andò verso i fondelli dandomi le spalle. Sicuro che fosse tutto a posto, salì di nuovo a prendere i giocattoli sessuali in camera di Valeria, che avrei sicuramente utilizzato nel pomeriggio.

In meno di mezz'ora Valeria preparò pasta al pesto, wurstel, insalata e mise a tavola una bottiglia di birra. Un pranzo semplice, ma gradito dopo le fatiche della mattina. Quando fu tutto pronto, mi servì a tavola e mi mise in ginocchio accanto a me. Legai il guinzaglio alla gamba del tavolo, in modo che non potesse scappare, poi mi misi a mangiare. Mi gustai il pasto con piacere ed ogni tanto accarezzavo la schiava sui capelli e dietro le orecchie, come si farebbe ad un vero animale.
Finito di mangiare, mi alzai per prendere da un angolo nascosto della cucina quello che prima avevo preparato. Sotto lo sguardo della cagna, tirai fuori le ciottole del cane, che avevo lavato ed igienizzato, e le riempì. In una misi acqua di rubinetto, nell'altra versai alla rinfusa gli avanzi del pranzo e ne feci una poltiglia, poco invitante a vedersi. Infine, misi le ciottole per terra di fronte alla schiava. - "Come ti ho detto, adesso puoi mangiare. Che non si dica che sono un padrone irresponsabile! Ah, ah, ah! Mi raccomando, finisci tutto e fa in fretta, che c'è ancora tanto da fare!"
Di fronte alla sbobba, la mia amica/schiava rimase schifata. Probabilmente non si aspettava che si arrivasse a tanto in quel gioco di ruoli. Eppure aveva prima sbrigato i propri bisogni senza lamentarsi! Mi guardò con occhi supplichevoli, in cerca di comprensione. Invano. Invece, avevo ripreso in mano il gatto a nove code e mi accingevo di nuovo ad usarlo. Avevo appena sollevato il braccio quando lei, per non subire ancora, si fece umile e si piombò con la bocca nel cibo. La minaccia aveva sortito effetto.
In men che non si dica, mangiò tutto quanto. Era chiaramente schifata e dal volto si capiva che voleva vomitare, ma andò comunque avanti e finì fino all'ultimo boccone, leccando poi la ciottola per non lasciare niente. Dopodiché, si dissetò, lappando con la lingua l'acqua fino all'ultima goccia. Non potevo essere più soddisfatto: la cagna aveva rinunciato ad ogni resistenza, avevo in tutto e per tutto la schiava perfetta, pronta ad ogni mio giochetto. Non avrebbe potuto farmi regalo più gradito.

Slegai il guinzaglio dal tavolo e lo sganciai, lasciando solo il collare. Poi misi la schiava in piedi, con le braccia distese lungo i fianchi. - "Bene, adesso non c'è bisogno che ti dica altro. Sistema qui in cucina e portami di là il caffè. Io ti aspetto, abbiamo ancora molto da fare insieme!". - Detto questo, diedi una manata al culo della schiava e mi trasferì in soggiorno a vedere la TV. Il meglio doveva ancora venire!

Continua...

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