Da amica a schiava - Il risveglio

Scritto da , il 2020-09-20, genere dominazione

Prosieguo della serie "Da amica a schiava". Ricordo ancora che si tratta di un racconto di fantasia.

Il mattino dopo era ancora addormentato, quando senti una sensazione gradevole che mi svegliò. Ci misi un pò ad aprire gli occhi, ma quando lo feci trovai uno spettacolo piacevole. Sotto il lenzuolo che mi copriva c'era un rigonfiamento all'altezza del mio inguine, che andava su e giù, mentre senti sul pene una lingua che strisciava sulla pelle, inumidendolo. Sapevo che cosa fosse e sorrisi: ligia agli ordini impartitegli la sera prima, Valeria si era messa in ginocchio e, infilando la testa sotto il lenzuolo, aveva proceduto a svegliarmi con un pompino. Con una mano lo scostai e vidi la schiava/amica china con la testa e con il cazzo in bocca. Si fermò un attimo e mi guardò, ma senza staccare la bocca, fissandomi con i suoi occhi in cerca di un segno d'approvazione. Rimanemmo in silenzio per pochi secondi, durante i quali le sorrisi, poi, mettendomi a sedere, le portai la mano sui capelli e l'accarezzai leggermente. - "Uhmmm... Questo sì che è un buongiorno! Brava, troietta, hai fatto come ti avevo detto. Come succhiacazzi non sei davvero niente male. Su, non ti fermare. Finisci il lavoro, che poi ricominciamo."
Non se lo fece ripetere due volte. Continuando a guardarmi in faccia, Valeria ricominciò a spompinarmi, con la mia mano che rimase sulla sua testa, e andò sempre più veloce, con mio grande godimento. Alla fine, eccitato come ero, non ci misi molto e le sborrai in bocca, con lei che prese tutto quanto in bocca, prima di degustire. Ero soddisfatto, la schiava aveva eseguito tutto senza fiatare e senza che io le dicessi nulla. Sapevo che più tardi sarebbe tutto finito e le cose fra di noi, molto probabilmente, non sarebbero più state come prima, ma neanche così. Ma nel frattempo potevo sorridere dello stato di soggezione in cui lei si trovava.

Mi alzai dal letto e mi recai in bagno per lavarmi, in preparazione del secondo giorno di dominazione sessuale. Mi sbrigai in pochi minuti, ma prima che potessi tornare da lei, non so perché, mi venne la curiosità di sbirciare nell'armadietto del lavandino, che si trovava dietro lo specchio, e lo aprì. All'inizio non notai nulla di strano: medicine, colluttorio, dentificio ecc. Era esattamente quello che qualcuno si aspettava di trovare. Ma mentre stavo per chiudere, lo sguardo mi cade sopra lo specchio e notai qualcosa di insolito: un vaso di scarso valore, con dentro dei tristi fiori di plastica. Sembrava così fuori posto, così, preso dalla curiosità, lo presi e ci sbirciai dentro. Trovai una busta di carta, al di sotto dei fiori, e ci trovai due confenzioni di pillole anticoncezionali. Una era già aperta e notai che mancavano parecchie pasticche. Hai capito, Valeria! Non si poteva certo dire che si presentasse impreparata con i ragazzi! Quell'idea mi fece ridere tra me e me, e anche vergognare per aver violato la privacy di Valeria. Ma poi mi venne in mente una cosa. Il giorno prima l'avevo scopata in figa, ma mi ero trattenuto dal venire dentro di lei per paura di metterla incinta, dato che non mi ero portato dietro dei preservativi. Ma se prendeva regolarmente la pillola, allora quel rischio non esisteva!
Non era nulla di grave quella mia ignoranza, ma per me voleva dire non riuscire a godere del tutto. Poi, però, mi ricomporsi e pensai che non cambiava nulla nei piani per il weekend. Anzi, mi dava una scusa per poter portare le cose a nuovi limiti (ma senza esagerare, ovvio. Non dimenticavo che era tutto un gioco, concordato tra me e Valeria).

Assunta un'espressione seria, tornai dalla schiava tenendo la scatola degli anticoncezionali in mano. Ma varcata la soglia, prima che potessi parlare, ebbi un'altra sorpresa: sul tappetino su cui ella aveva dormito notai una macchia, che si estendeva su tutto il tessuto. Avvicinandomi, mi chinai un pò per capire cosa fosse. All'inizio credetti che fosse urina, ma guardando meglio mi accorsi che invece si trattava di tutt'altra sostanza. Era venuta durante la notte! Quando avevo fissato i dildi dentro di lei, la sera prima, evidentemente mi aveva preso sul serio, su quello che avevo detto sull'eccitazione continua. Lei, accortassi della scatola che tenevo in mano e della macchia sotto di lei, stava per dire qualcosa per giustificarsi, ma si fermò e rimase invece in silenzio, a testa china. Fui invece io a parlare.
- "Che cosa è quella roba?" - le chiesi con tono autoritario, indicando la macchia.
- "Bè, ecco, padrone... Lei mi ha lasciato così per tutta la notte, non riuscivo a dormire... Poi, sentivo dentro di me questi cosi (si riferiva ai dildi infilati in figa e culo), mi sentivo... strana. Così, mentre lei dormiva, mi sono toccata."
- "Toccata?!?" - Allungai il braccio e la presi per i capelli, torcendoli. Questo, insieme allo strattone del guinzaglio che la legava al letto, le fece male. Non volevo farle nulla di grave, ma mi erano venute in mente nuove idee e quella recita serviva ad entrare nella parte. - "Chi ti ha dato il permesso, stupida? E come hai fatto, se eri legata?"
- "Sì, legata, ma ho le mani davanti a me, che riescono ad arrivare in basso. E i dildi si muovono, per quanto possibile, nonostante la corda. Così, senza svegliarla..."
- "Hai pensato bene di godere in silenzio, eh?" - Era un ragionamento logico, in fondo avrei dovuto aspettarmelo. Lasciai andai la presa sui capelli e Valeria poté di nuovo respirare normalmente. Agitai invece a mezz'aria la scatola delle pillole. - " E di queste, invece, che mi dici?"
A questa domanda lei rimase a bocca aperta e si fece rossa per l'imbarazzo. - "Ma... Ma come ha fatto a trovarli?"
- "Questo non ti riguarda. Rispondimi."
- "Bè, quelle sono le mie pillole anticoncezionali, padrone. Le prendo abitualmente, ma le nascondo in bagno affinché i miei genitori non le trovino. In realtà, penso che mia madre sappia qualcosa, ma fa finta di niente. Mia sorella, invece, ha il suo nascondiglio personale."
- "Quando l'hai presa l'ultima?"
Per pochi secondi rimase in silenzio e non oso rispondermi. Poi, fattasi coraggio: - "I-i-ieri mattina, padrona, prima che mi facessi legare da Monica per lei. E il loro effetto dura 24 ore."
- "E non hai pensato di dirmelo, cagna? Potevi almeno scrivermelo nel biglietto."
- "Non ci ho pensato, padrone. Non mi sembrava importante."
A questo punto, cogliendola di sorpresa, le mollai uno schiaffo in faccia. Feci attenzione che non fosse troppo forte, ma comunque fece il suo effetto, con Valeria che si massaggiò le mani legate al volto per massaggiarlo.
- "Non era importante? Che cosa pensavi, stupida vacca? Che non mi importasse niente? Prendi tutte le precauzioni del caso con tutti quelli che scopi, e con il tuo padrone ti fai degli scrupoli? E per di più ti tocchi senza permesso?"
- "Ha ragione, padrone. Mi sc..."
- "Zitta! Non so che farmene delle tue scuse. Se vuoi farti perdonare, fallo con il tuo corpo! E adesso, dimmi: entro quanto tempo queste pillole fanno effetto?"
- "Secondo il mio ginecologo, e stando alle indicazioni della scatola, entro un'ora da quando le prendo. Si... tratta di quello che penso che sia?"
- Ti ho detto di non pensare, cagna! Comunque, visto che ci tieni, sì! Prenderai una di queste, così potrò veramente godere come si deve e riempirti l'utero di sperma senza problemi. Non ci sono problemi, vero?"
- "No, padrone, nessun problema. Può benissimo sborrare dentro di me, se vuole."
- "Certo che lo voglio. Prima, però, bisogna punirti, non solo per avermi nascosto questa notizia, ma anche per essere venuta senza permesso. Se non stabiliamo disciplina, c'è poi il rischio che non impari mai." - Dicendo queste parole, sorrisi. Il mio potere era di nuovo totale, e ciò era proprio ciò che mi serviva in vista di quella giornata.

Sganciai il guinzaglio e rimisi la schiava in piedi e le slegai le gambe. Stessa cosa feci con la corda che le cingeva la vita e che passava in mezzo alle gambe. Rimossi delicatamente i dildi che le riempivano la figa e il culo, lasciando i buchi che rimassero aperti. Dai sospiri che Valeria emise notai che provava sollievo per essersi tolta quel fastidio, sebbene per poco, ma mi parve di notare anche una nota di rammarico, contrariata di non essere più piena. Poi misi Valeria ai piedi del letto, in piedi, di fronte alla tastiera. Infine, le sciolsi il nodo alle mani e le ordinai di portarsele alla testa, come quando nei film la polizia ordina ad un sospettato di non opporsi all'arresto.
- "Aspettarmi qui, in questa esatta posizione, e non ti muovere. Torno subito" - Uscì dalla stanza, scendendo al pianterreno. Guardando l'orologio in cucina mi accorsi che erano le 9:05. Presi la canna di bambù e con quella ritornai di sopra. Nel vederla Valeria fu scossa da un brivido. Se stava fingendo di essere spaventata, devo dire che si calava benissimo nella parte della schiava. In ogni caso, rimase in silenzio ed immobile.

- "Apri le gambe, cagna. Mantieni la posizione. Così, perfetto. Adesso, ti colpirò con questo. Non userò molta forza, non temere, ma servirà a farti ubbidiente e a non prendere certe iniziative di testa tua. Te ne darò trenta e tu dovrai contare. Se non lo fai, riconcerò da capo. Intesi?"
- "Sì, padrone. Farò del mio meglio"
Mi misi dietro di lei, in piedi e con le gambe aperte, con le mani al loro posto. Sferrai due colpi nell'aria, come per saggiarne la consistenza e per accrescerne l'attesa. Poi, senza dire niente, sferrai un colpo in mezzo alla schiena della schiava. Accusò il colpo, ma con ammirazione del sottoscritto rimase in piedi. - "Ahia! Uno!"
- "Brava, sono contento. Vuol dire che hai accettato il tuo destino. Adesso preparati, che ti colpirò in zone più sensibili." - Detto questo, sferrai un nuovo colpo, questa volta su una chiappa. Anche questa volta, Valeria rimase ferma al suo posto. - "Ahia! Due!"

Andando avanti così, le girai intorno e la colpi sulla schiena, sul culo, sul ventre, sul seno, sulle gambe. La schiava continuò a subire, con le lacrime agli occhi, ma subì il tutto in modo stoico e contò fino ad arrivare a trenta. Non so come fece a rimanere in piedi per tutto quel tempo, ma una volta finito si lasciò andare e si accasciò sul pavimento. Da parte mia, decisi, almeno per quella occasione, di non fustigarla sulla figa.
Nel frattempo, mi era tornato duro. Girando intorno alla cagna, mi fermai dietro di lei ed ebbi il suo culo sotto gli occhi. Erano passate meno di 12 ore da quando l'avevo sverginato e, merito anche del cazzo di gomma, era ancora piuttosto largo. C'erano croste di sangue ormai secco e tracce di sperma si erano formate tutto introno al buchino e sulle pareti interne. Rimasi come ipnotizzato da quella visione e così, senza pensarci due volte, non resistetti.

Mi misi in ginocchio e misi il cazzo di fronte all'ano, a pochi millimetri di distanza. Allo stesso tempo, misi Valeria alla pecorina, schiacciandole la faccia sul pavimento, e tenni ferme le braccia dietro la schiena, impedendogli di muoversi.
- "Ehi! Cosa...? No, aspetta! Non sono ancora prontaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhh!" - Mentre diceva questo, glielo ficcai con un colpo solo metà dentro, a secco, prendendola completamente alla provvista. Cercò di svincolarsi, ma usando tutta la mia forza riuscì a tenerla ferma, mentre il buco si abituava al mio membro.
- "Zitta, troia! Ti avevo detto che ti avrei fatto il culo, e come vedi sono di parola! Del resto, ieri sera non ti faceva poi così schifo, o no?" - E con un vigoroso colpo di reni, feci entrare il resto dentro di lei. Lanciò un altro grido, un pò meno acuto di prima, ma poi tacque, stringendo i denti e lacrimando.
- "Uhmmmm, che bella sensazione! Hai proprio un sedere ben accogliente, sembra fatto proprio per un'inculata di prima mattina! Ah, ah!" - Detto questo, cominciai a muovermi.

Andammo avanti così per circa 15 minuti, durante i quali stantufai la bella puledra per la seconda volta in due giorni. Non fu da meno della prima volta, ed anche questa volta Valeria, dopo l'iniziale dolore, si abbandonò e si sciolse come il burro, godendo come una matta. Ci diedi dentro con tutto gusto e la schiaffeggiai sulle chiappe chiamandola nei modi più insulsi, ma lei non ci fece caso e dopo un pò fu lei a spingere il bacino all'indietro, per venirmi incontro. Ci aveva davvero preso gusto!
- "Ohhhh, sììììììììì! Bastardo, mi stai facendo godere! Sììì! Non ti fermare! Venimi dentro, riempimi il culo, sborrami! Ohhhhhh, ohhhhhhh, sìììììììì! Vengo, vengo, vengooooooooo!" - E così gridando, venne nello stesso istante in cui mi scaricai dentro di lei. Entrambi godemmo a lungo e copiosamente, bagnando il pavimento sotto di noi, prima di esaurirci.

Una volta il cazzo si mozzò, uscì da Valeria e la lasciai riprendere fiato. Rimase a pecorina sul pavimento mentre tornai verso il letto e ripresi le pillole anticoncezionali. Ne tirai fuori una e mi chinai di fronte alla schiava, mentre lo sperma continuava ad uscire dal suo buchino e a colarle sulle gambe. La presi per il guinzaglio e dolcemente la costrinsi a darmi di nuovo la faccia. - "Adesso, da brava, apri la bocca." - Fece come richiesto e ricevette sulla lingua la pillola. Subito la masticò e in silenzio la inghiottì.
- "Bene, adesso non corriamo pericoli. Potrò sborrati in ogni buco senza che sorgano complicazioni. E credimi, ne avrai bisogno, perché sarà una domenica speciale."

Continua...

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