Educazione sentimentale 1

Scritto da , il 2020-03-28, genere incesti

Dovrei essere preoccupato e arrabbiato per quello che ho scoperto sul conto di mia figlia.
Dovrei parlarne a mia moglie, insieme con lei affrontare la nostra Patrizia, prendere provvedimenti severi.
Invece sono stravaccato sul divano a segarmi beatamente la minchia mentre divoro con gli occhi gli screenshot che ho fatto, e mi sono girato, del suo whatsapp.
Per un caso fortuito ho scoperto tutto.
Patrizia, qualche giorno fa, era andata al centro commerciale assieme alla madre e ne approfittai per ripararle la serratura del suo armadio. Mi trovavo in camera sua e mi accorsi, dalla vibrazione, che aveva dimenticato lo smartphone.
L'occasione fa l'uomo ladro, tanto più che l'esuberanza dei suoi 18 anni mi autorizzavano - perlomeno cosi mi giustificai - ad esercitare un discreto "controllo" sulle sue frequentazioni.
La chiamata che sentì prima proveniva dalla sua professoressa di matematica, Laura. Il numero lo conoscevo in quanto con la stessa avevo fondato un comitato di residenti, contro il dilagare della prostituzione di strada nel nostro quartiere, e ci sentivamo molto spesso. Non nascondo, peraltro, che Laura mi attizzava parecchio. Parliamo di una splendida milf di 45 anni portati divinamente: alta, tettona, dalla pelle olivastra e i capelli corvini, fianchi generosi, culo abbondante e sodissimo, con un neo impertinente sopra le labbra carnose e gli occhi penetranti, era giunonica, sembrava una matrona romana lasciva e procace. Tanto più che vestiva con abiti sempre molto attillati e tacchi vertiginosi, in cui l'eleganza non faceva mistero di voler stuzzicare fantasie peccaminose. Va, però, detto che questa femmina sensuale, e desiderata da molti, non lasciava adito a sospetti o voci: sposata con un ometto mite e insignificante cui aveva dato una figlia ora venticinquenne, era molto attiva nel sociale e stimata come docente laboriosa ed educatrice severa e intransigente.
Mi incuriosii non tanto la chiamata quanto il fatto che Patrizia la avesse salvata in rubrica come "Mamy". Per carità, le giovinette sono tutte stupidine e mia figlia stravedeva per lei (oltre ad averle dato lezioni private supplementari in vista delle olimpiadi della matematica era, inoltre, la coordinatrice del centro di preghiera parrocchiale cui mia figlia partecipava), però mi sembrava troppo confidenziale il soprannome.
Aprii whatsapp e scoprì quello che non avrei mai potuto immaginare.
Mia figlia era la puttanella della sua professoressa, il suo giocattolo, la sua cagnetta ubbidiente e sottomessa.
Dalla lettura della messaggeria, eccitante peraltro per il linguaggio esplicito e scurrile usato, emergeva un quadro estremamente torbido.
Laura stava sottoponendo mia figlia ad un percorso di traviamento e sottomissione graduale, una sorta di educazione sentimentale perversa che avrebbe dovuto trasformare la mia Patrizia in una "donna di piacere".
Ad oggi Patrizia era ancora alle fase iniziale del suo noviziato, in cui doveva dedicarsi esclusivamente alle femmine. Solo dopo aver maturato una natura convintamente bisessuale ed aver imparato a mungere e far sborrare una fica, sarebbe passata al cazzo.
Ero strabiliato. La metodicita' del programma, il linguaggio iniziatico e criptico impiegato mostravano chiaramente come Laura (che pretendeva di farsi chiamare la "Marchesa") fosse o una imbrogliona che si voleva semplicemente gustare una giovincella oppure una psicopatica invasata, comunque una donna libertina dalla forte sessualità.
Altrettanto pervertita appariva mia figlia. Non mi capacitavo come Patrizia, una sfiziosissima fighetta così attraente (viso angelico, occhi celesti, capelli biondo cenere, magra come un fuscello, con un vitino di vespa e un seno da maggiorata, ed un culetto a mandolino che parlava), un'amore che poteva avere tutti ai suoi piedi, si fosse lasciata coinvolgere in questa faccenda così licenziosa.
Sicuramente era soggiogata dalla sua cattiva maestra ma non circuita. Evidente era il trasporto e il piacere con cui progrediva nell'educazione, la dedizione con cui si professava la "cagna" della sua Marchesa. Che fosse una slave?
Avrei dovuto fare il padre e interrompere questo vergognoso tranello in cui era avviluppato il mio angioletto ma...decisi di non intervenire!
Questa morbosità, questa indecenza mi eccitava e mi coinvolgeva.
Maturo', piuttosto, in me il desiderio di trovare il momento propizio per inserirmi in questo traffico libertino.
CONTINUA

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