Le mutandine dell’amica di mia figlia (cap finale)

Scritto da , il 2018-12-05, genere prime esperienze

Alle sei e mezza del pomeriggio Veronica suona il citofono e arriva da sola. La mistress tanto annunciata non c’è. La diciottenne è un po’ nervosa: appena chiusa la porta d’ingresso alle sue spalle, si avvicina e mi guarda fisso in silenzio.
— Tutto bene, padrona? — dico io per rompere il ghiaccio, a metà tra il disinvolto e il personaggio.

Il ceffone con gli anelli della mano destra mi lascia un segno violaceo sulla guancia.
— Chi ti ha insegnato a rivolgerti a me in questo modo? Inginocchiati subito e leccami i piedi!

Quello schiaffo mi riporta dentro il gioco, ammesso che le regole siano ancora quelle. Veronica si fa leccare il sandalo di cuoio estivo, sopra e sotto. Poi decide di toglierseli entrambi e a piedi nudi si siede su una poltrona del soggiorno.
— Lecca ancora, schiavo. Che tra poco ti devo preparare.

La “preparazione” - in attesa immagino della mistress - consiste nel farmi indossare alcuni indumenti che saltano fuori dalla sua borsa. Delle autoreggenti nere (molto velate e per questo molto sensuali al tatto), delle décolleté tacco dieci (lucide di vernice rossa, troiesche da far rizzare casi disperati) e… un regalino che contribuirà alla mia erezione consistente.
— Girati, cagnetta e mostrami quel culo sfondato che hai lì dietro!

Faccio in tempo a intravedere l’oggetto del desiderio che già me lo ritrovo a premere contro la parete esterna del mio ano. L’anal-plug per fortuna viene lubrificato: ma quando lentamente arriva alla massima dilatazione, un gemito mi esce mentre strizzo gli occhi. Veronica assesta un colpo finale e GLOP. Me lo ritrovo dentro con la sensazione che non uscirà mai più!
— Ora vieni qui che ti devo riammanettare al termosifone — dice lei, rovistando nella borsa ed estraendo insieme alle manette di prima (quelle con la catena lunga) anche una corda rossa e nera, non molto spessa ma infernale di colore e di fatto.

Dopo avermi agganciato entrambi i polsi alle manette e passato la catena tra gli elementi del calorifero gelato - lasciandomi faccia al muro e plug-in rivolto verso il centro del soggiorno - l’amica di mia figlia si inginocchia tra le gambe e inizia a stringere i miei testicoli, annodandoli con la cordicella del piacere.

Una volta in piedi, Veronica si inventa un paio di strattoni per assicurare la tenuta dell’attrezzo e l’elasticità delle mie palle sofferenti: — Ora sei proprio una schiavetta adorabile!

Mentre cerco di adattarmi alla nuova situazione, sento il suono del citofono che oggi sembra nuovo: un acuto ed elettronico diiin-dooon, come l’apocalisse che decide di annunciarsi alla mia porta.

La mistress entra in casa senza che io possa vederla: guidata da Veronica si dirige direttamente in una delle camere da letto. Percepisco soltanto un “Ciao, tesoro…” rivolto alla ragazza, che risponde - immagino - più con cenni di intesa che con parole vere e proprie.

Quando arrivano in soggiorno, la vedo. È alta, mora con i capelli lunghi lungo la schiena. Sembra una dea russa con gli occhi azzurro ghiaccio e le labbra rosso intenso. Indossa un tubino blu scuro, un paio di autoreggenti a rete color carne e delle décolleté tacco dodici, dello stesso blu intenso del vestito.
— Buonasera, mister.

Il tono è elegante, dolce. Per essere una mistress, è più una gran figa che una padrona minacciosa. Non rispondo, non sapendo come sempre quale possa essere la risposta giusta. La mistress non sembra fare caso al mio silenzio. Mi gira intorno incuriosita, osserva i particolari, vuole giudicare la figura nell’insieme. Poi infila due dita nel cappio della corda, graffiandomi la pelle dei testicoli con le unghie. Ma non sembra farlo apposta, è più un test per verificare il nodo fatto da Veronica.
— Bene bene — dice lei, dopo circa un minutino — la prima prova mi sembra superata.

Veronica ringrazia sorridendo. Sembra già conoscere la mossa successiva. Accosta una sedia davanti alla mia faccia e si inginocchia per guardare la mia espressione di incertezza.
— Tesorino, ora devi adorare i miei piedini. Per bene, sopra e sotto. Prima dedicandoti ai sandali e poi alle mie piccole dita sudate.

Annuso, lecco, strofino con le labbra e la lingua tutti i centimetri di cuoio, suola e pelle umana che mi si parano di fronte. Mi inebrio di profumi legnosi e orientali, così come di odori forti che richiamano l’afrore di un armadietto da palestra sportiva. Poi, superata la seconda, arriva la terza di prova. Quella che lascia il segno in tutti i sensi.

La mistress sparisce per un attimo e poi ritorna con in mano un frustino nero da dominatrice. Veronica lo prende e si mette alle mie spalle.
— Che bel sederino che hai, tesoro — dice accarezzandomi il profilo dei glutei.

Le frasi che escono dalla bocca della diciottenne sono didascaliche in maniera plateale, plasticamente tratte da dialoghi di film porno. Si capisce che ha imparato un copione a memoria e che, di fronte alla sua esaminatrice, preferisca andare sul sicuro.
— Ora mi conterai forte ogni scudisciata, vero?!? Sai contare fino a mille..??

Come al solito la sua azione precede la mia reazione. Non riesco a dire “certo padrona” che già il mio culo vergine viene a contatto con la frusta. La prima fiammata è rapida e sibilante! È l’inizio di un tunnel da cui non vorresti mai uscire.

Alla fine - dopo una quarantina di colpi sventagliati in quattro riprese da dieci - è la mistress a dire “basta così”.
— Sei perfida al punto giusto, mia cara — dice la padrona, rivelando una erre francese e aggiungendo una frase enigmatica.
— Il primo progetto è senz’altro superato.

Progetto? Questa parola mi rimbomba come un’interferenza dell’assurdo. Il mio essere schiavo sarebbe un “progetto”? La lezione subita era qualcosa di studiato a tavolino? Magari con un copione tracciato in power point?

La mistress si avvicina a Veronica e la bacia sulla bocca. Rossetto su rossetto, poi una carezza materna su una guancia.
— E ora vediamo come te la cavi nel ruolo di schiava!

Non so se la diciottenne sia effettivamente colta di sorpresa da questa svolta narrativa. Oppure se il suo personaggio preveda un’espressione di disorientamento. Fatto sta che mentre cerca di capire come muoversi, la mistress per la prima volta si rivolge a me.
— Tu, spogliati completamente e legala alla sedia.

Obbedisco con vero piacere, ancora intorpidito dall’incendio provocato dalle frustate sul sedere e sulle gambe. Veronica si fa legare, seduta con le mani dietro la schiena.
— Ora mettile questo!

La mistress mi allunga una ball-gag con cinturino in cuoio nero. È un attrezzo di tortura che cambia la polarità della stanza come un interruttore. I respiri iniziano a farsi pesanti. La giovane - si percepisce - è spaventata: non sa fino a che punto il rischio è calcolato.

Le giro il collarino intorno al collo e da dietro verifico che la sfera aderisca all’altezza delle labbra. Poi stringo le due estremità e fisso la linguetta alla fibbia color argento. La salivazione di Veronica prende corpo, lo sguardo è quasi piagnucolante. Ma forse per superare la prova da “slave” è così che deve comportarsi.

Lo stupore aumenta quando la mistress si avvicina a me e con la mano mi accarezza la nuca. Poi avvicina la mia testa e mi bacia sulle labbra. In un attimo la sua lingua inizia a rovistare la mia bocca presa in contropiede: salgo su una nuvoletta e inizio a decollare verso mondi inesplorati.
— Io mi chiamo Madame L. — dice lei guardandomi da pochi centimetri — fissa bene la pronuncia: MA-DA-ME EL. Fossero le tue uniche parole in francese prima di morire.

Mentre il mio cervello inizia a registrare e a rimandarmi infinite volte quel suono nella mente — MA-DA-ME EL, MA-DA-ME EL — la mistress si accovaccia sui tacchi e prende in bocca il mio cazzo duro come un tronco.

Veronica osserva emettendo piccoli gemiti e sbavando dai lati della bocca. Il pompino è maestoso, luccicante, turgido nelle intenzioni e nei risultati.
— Ora questo cazzo è pronto — afferma Madame L. tenendolo in una mano e guardandolo in controluce — Ammanetta questa troietta al termosifone con la faccia verso il muro — mi dice, perentoria.

Eseguo con fulmini di piacere che si proiettano dal cervello alla punta dei miei piedi. Dopo averla slegata dalla sedia, la giro e le aggancio i due collari intorno ai polsi, passando la catena attraverso il calorifero. Madame L. dalla sua borsa estrae un lubrificante.
— Allarga il suo culetto, prima con un dito e poi infilandone al massimo due. Bàgnati indice e medio con quest’olio naturale… Ti aiuterà…

Veronica mugola, non sa ancora se per il piacere desiderato o per il terrore che inizia a pervaderla. Per me il gioco delle dita dentro il suo culo è pari al godimento di una scarcerazione imprevista.
— Adesso la schiavetta va allargata ancora un po’ — sibila Madame L. afferrando l’anal-plug di prima, che ovviamente ha cambiato destinatario.

Con movimenti lenti e circolari, la mistress dilata quel culo ancora acerbo, facendolo aprire e chiudere non meno di cinque-sei volte.
— Oh oh, una schiava non deve lamentarsi — dice alla giovane, dopo averla sentita miagolare di dolore. Afferra il frustino con la sinistra e le assesta tre scudisciate sui glutei, improvvise e strazianti al tempo stesso. Poi mi afferra per un braccio e mi avvicina a quel panorama.

Io non dico nulla, aspetto ordini. Lei si rimette a posto le autoreggenti con sapienza, fa aderire per bene il suo tubino alle curve del fondoschiena e poi mi guarda, felina. Senza emettere suoni, muove leggermente la testa con un cenno di assenso. È il segnale convenuto.

Appoggio il mio cazzo sul buco anale di Veronica e inizio a spingere, facendolo scivolare senza fretta. La ragazza sussulta, ma le piace. Anche se la situazione non depone a suo favore.

Dopo qualche saliscendi di carni lacerate, inizio a pompare come un toro scampato alla corrida. Sudo per la prima volta, neppure le frustate mi avevano sconvolto fino a questo punto. L’orifizio si allarga e si richiude, stringendo la base dell’uccello.

Ma sul più bello, Madame L. interviene e mi spinge indietro con il braccio.
— Fermati che dobbiamo vedere se la mia troietta è davvero sverginata come lei stessa sostiene…

La donna guarda il mio cazzo ancora umido e sorride. Sa che il premio è solo rimandato. Poi infila da dietro un dito nella figa di Veronica e ne accarezza le pareti, come un ginecologo di fronte ai suoi allievi a Medicina.
— Oh oh oh… ma questo è un imene… La ragazza ci ha tenuto nascosto il suo segreto.

Le pupille dilatate della mistress sono un muscolo che irrora sangue contro le mie tempie.
— Ma chérie… ma oggi è il tuo giorno fortunato — le sussurra all’orecchio, trascinando le “g” alla francese. — Ora il tuo Pifferaio ti farà un regalo come anticipo per la maturità!

Questa volta è lei che mi guida verso il sentiero del piacere universale. Prende il mio membro ancora rigido, lo scappella dolcemente due o tre volte. Poi lo appoggia con perizia all’ingresso della figa gocciolante.

Veronica sgrana gli occhi, soffoca un gemito attraverso la ball-gag. La saliva le cola lungo il mento. Con gesto estremo raccolgo da terra le mutandine dell’amica di mia figlia. Le premo contro il mio naso per aspirarne gli umori e chiudo gli occhi. Pronto a spingere il mio strumento di piacere contro le barriere della verginità.

[FINE DELLA STORIA]

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Nota del Pifferaio Magico

La storia di Madame L. proseguirà in un secondo blocco di racconti. Prossimamente sarà lei, con la sua voce narrante, a raccontarci in prima persona come siamo arrivati a questo punto. A rivelarci chi è davvero e che genere di diabolici “progetti” passano per la sua mente. Au revoir, à la deuxième partie!

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