Le mutandine dell’amica di mia figlia (cap 7)

Scritto da , il 2018-12-01, genere prime esperienze

Dopo un paio d’ore di segregazione, nelle quali - grazie alla lunghezza della catena - riesco ad arrivare dal termosifone fino al lavandino per riuscire a bere un po’ d’acqua, Veronica rientra in bagno e con una piccola chiave mi sblocca le manette.

— Sei libero, cane.
— Che significa? — dico io.
— Per ventiquattr’ore puoi puoi fare quello che ti pare. Ci prendiamo una pausa fino a domani pomeriggio. È la mia mistress che mi ha ordinato così.

La sua mistress? Mi sembra davvero un sogno!

Ripenso a cosa mi è accaduto nelle ultime ore. La giovane amichetta di mia figlia prima mi tende un tranello per riuscire a imbucarsi dentro casa. Poi mi fa scivolare in un gioco di perversioni, fatto di bende, manette, mutandine da donna, pinze per capelli che strizzano capezzoli e spazzolini infilati con dolcezza su per il sedere.

Sul più bello, ecco spuntare fuori una fantomatica mistress e una pausa ben peggiore di un coito interrotto.
— Allora, Veronica, ci vediamo domani.

Un nuovo schiaffo mi colpisce in pieno sulla guancia sinistra.
— Ci prendiamo una pausa — dice seriosa — ma io non smetto di essere la tua padrona, cazzo!

Resto stordito, ma anche eccitato. Mi piace questa sequenza labirintica, dove nessuno capisce la direzione della storia.
— A domani, padrona — sussurro allora con gli occhi bassi. Mi accorgo di avere ancora indosso le sue nuove mutandine rosse.
— Vieni qua — dice lei. Ma senza attendere risposte, colpisce con la mano i miei capezzoli, facendo cadere in terra le due pinze squarcia-carni. Un formicolio misto a dolore puro mi si irradia lungo l’ampiezza del torace. Faccio uno scatto con il collo.
— E bravo il mio schiavetto. Riposati che ti vedo un po’ stanco. Prima però ti ho preparato la cena.

Si dirige in cucina e io la seguo affascinato da ogni singola sua mossa. Dove avrà imparato così bene l’arte della dominazione? E questa mistress nominata, chi è?
— A quattro zampe come un cane! — mi ordina.

Da una vaschetta di alluminio trovata in frigorifero, Veronica afferra una coscia di pollo semi-congelato, se la rigira un po’ e poi la addenta, guardandomi con arroganza. Sorride e mastica nello stesso tempo. Dopo una trentina di secondi, Veronica risputa lentamente la poltiglia nella stessa vaschetta grigiastra.
— Ecco la pappa per il mio cagnolino — dice soddisfatta. Prende la mia testa e la dirige verso il pavimento. Io prima odoro e poi aspiro una porzione di pollo insalivato. All’improvviso mi afferra per i capelli tirando verso l’alto.
— Aspetta, il pollo freddo non è buono…

Si accovaccia sopra la vaschetta, scosta le mutandine bianche e… piano piano… inizia a pisciarci dentro. Un paio di spruzzate possono bastare.
— Ora sì che i bocconcini sono della temperatura giusta! — Riabbassa la mia testa e mi lascia grufolare come un animale selvatico.

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Il mattino seguente (dopo aver fatto due-tre docce ghiacciate per riprendermi) decido di affacciarmi in ufficio soprattutto per distrarmi dal pensiero ossessivo di aver scoperto l’America nel corpo di una studentessa diciottenne. Verso l’ora di pranzo compare il suo numero sul cellulare.
— Tesorino, che fai di bello? — mi dice con tono scanzonato, lasciandomi nel dubbio se risponderle alla pari.
— Stavo provando a lavorare… — dico io.
— Bravo, bravo. Qualcuno deve pur produrre in questo gioco. Io ho ricevuto una videochiamata dai miei, così hanno visto che sono a casa a fare la brava bambina. Nel frattempo è arrivato Federico.
— Bene — riesco a sussurrare, incerto.
— Ma come, non mi chiedi chi è Federico? Non sei geloso?
— E come potrei… — replico senza sapere dove stia andando a parare.
— Federico è il ragazzo che mi dà le ripetizioni, non ricordi?

Sapevo a malapena delle ripetizioni, non certo che avessero la forma di uno che si chiama Federico.
— Vabbè. Comunque con Federico stiamo ripassando il corpo umano. O meglio, è lui che ripassa il mio… Ecco, proprio adesso mi sta infilando il suo coso… quello strumento per misurare la profondità del mio buco del culo… come si chiama… ah, il cazzo!

Sono senza parole. Ho creato un mostro. Una giovane professionista della perversione.
— Guarda che più tardi vengo da te insieme alla mia mistress. Non mi far fare brutte figure, capito? Ciao cagnolino, ci vediamo alle sei e mezza in punto.

Guardo il cellulare fisso per circa un minuto, a bocca aperta. Al confronto, la lampada di Aladino mi avrebbe lasciato indifferente. Le mie viscere si abbracciano tra loro e stringono in una morsa infernale. Fuori dalla finestra il caldo estivo inizia a dilatare le forme dei palazzi e le lamiere delle macchine.
— Brutta figura? Ma cos’è… un esame di ammissione?

[CONTINUA]

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