Erotici Racconti

La Coinquilina cap. 5

Scritto da , il 2018-01-28, genere etero

Il rintocco delle campane della messa delle 11 interruppe l’ultima fase onirica di Gustavo.
Rimase in dormiveglia per altri 10 minuti. Prese il telefono per guardare l’ora.
Quella domenica che aveva programmato come produttiva e intensa, si era già volatizzata per metà. Fece mente locale sul perché si era svegliato così tardi e ricordò subito l’incontro notturno con Sara. Subito nella sua testa riecheggiarono quelle “accuse”: “sei un guardone morboso” ma come al suo solito, razionalizzò la questione: era ubriaca, alterata.
Non pensava davvero quelle cose. Molto probabilmente, al suo risveglio non se ne sarebbe neanche ricordata. “Non mi sono mai piaciuti neanche i video voyeuristici” pensò fra sé e, per darsi ulteriore conferma, prese velocemente il laptop, se lo collocò sulle ginocchia e ancora sotto le coperte iniziò a navigare su dei siti pornografici.
La sua attenzione venne captata da un video di un menage a trois, un classico, il comun denominatore delle fantasie erotiche maschili. Lui, molto dotato ma esteticamente normale. Lei e l’altra, due slave androgine, esili e dalle forme ridotte. Tutto l’opposto di Sara. Si tranquillizzò per quella scelta: il suo istinto lo aveva riportato finalmente alla realtà. “Non mi piace lei, non mi piace neanche guardarla. E’ successo solo perché sono stato preso alla sprovvista. Mi ci abituerò e fra non molto non ci farò più caso”.
Le due donne erano già completamente nude, non c’era niente da spiare, niente da intravedere. Lo guardò con attenzione senza fantasticare su altro o su altre. Si masturbò con voglia, assecondando solo il suo piacere. Si sentì di nuovo padrone della sua sessualità: lui aveva provocato la sua stessa eccitazione. Il controllo. Lo aveva di nuovo.
Ebbe un orgasmo sul finale, quando il protagonista venne sul volto di una delle due attrici mentre l’altra la masturbava da dietro. Tutto nella norma. Era tornato in lui.
Si ripulì frettolosamente con un fazzoletto di carta e uscì dalla sua camera per andare in bagno.
Si affacciò al salotto per vedere se Sara dormiva ancora. Era ancora raggomitolata nella coperta di pile. Si infilò rapidamente sotto la doccia pensando che non molto più tardi, Sara avrebbe avuto bisogno del bagno.
Il rumore della doccia risvegliò Sara con estrema lentezza. Si sentì quasi coccolare da quello scroscio e si stirò braccia e gambe sul divano ancor prima di aprire gli occhi.
Pensò subito alla sera prima. La sua mente andò subito all’orgasmo avuto pensando all’eccitazione provocata a Gus….Gus….”sarà arrabbiato” pensò. Le piaceva quella casa, era accogliente, grande e lui era forse un po’ chiuso ma molto protettivo nei suoi confronti. Avere qualcuno accanto in una città estranea dove ancora non si conoscono troppe persone era un bene prezioso. Non voleva perderlo. Pensò che sarebbe stato meglio stendere un velo sull’accaduto.
Gustavo non fece in tempo ad uscire dal bagno.
“Guuuuussssssss buongiornooooooo!!! Ma che ci faccio qui? Perché ho dormito sul divano? Mi hai sfrattata?” e rise di gusto.
Gustavo, in accappatoio, entrò in salotto. Aveva un asciugamano con il quale si strofinava i capelli neri.
“Beh, ieri non ricordi? Sei tornata un po’ alticcia e….”
Sara lo interruppe subito.
“Ieri?? Oddio non mi ricordo nulla…. Ero davvero così ubriaca?”
Nel mentire, Sara scorse subito uno sguardo rasserenato nel viso di Gustavo. Ed ebbe la certezza di aver fatto la cosa giusta.
Gustavo preso dalla piccola euforia di aver totalmente archiviato quel capitolo, a suo avviso penoso, in cui era totalmente in balia di quella donna, si avvicinò e le strapazzò i capelli che affioravano dalla coperta.
“Ubriacona che non sei altro!! Chissà che guai combini là fuori!!”
Si misero a ridere entrambi. L’aria sembrava distesa e tutti e due ne beneficiarono.
Sara si stiracchiò sul divano, ancora avvolta nella coperta. “Ho fame, tu?”
“Si te lo stavo per chiedere” annuì Gustavo.
“Bene, vado a mettermi qualcosa di più comodo ed arrivo” disse Sara alzandosi dal divano, ed abbandonando la coperta in un mucchietto di tessuto scomposto sul divano.
Gustavo osservò le sue natiche ondeggiare semicoperte da quel vestito così provocante. Poteva distinguere con relativa precisione i suoi fianchi che scorrevano ininterrotti sotto quel sottile pezzo di stoffa e la divisione dei suoi glutei.
Si immaginò Sara con le sue amiche, nel locale dove erano andate, la sera prima. Non sapeva nulla di dove fossero andate, di cosa avessero fatto.
L’unico pensiero che gli girava, circolare, in testa, era immaginarla allegra, disinibita, in mezzo agli sguardi di tutte le persone attorno a lei. Lui era uno di queste. Un misto di eccitazione e possessività.
Poco dopo uscì dalla stanza, vestita con un paio di leggings e quel vestito-maglietta nero pieno di tagli sulla schiena.
Pranzarono insieme velocemente. Arrivarono presto le 15 e Gustavo si accomodò sul divano per seguire la serie A. Sara leggeva sull’altro divano, sempre coperta. Le suonò il telefono. Un messaggio, probabilmente. Smise di leggere ed iniziò a chattare con il suo interlocutore.
Dopo una ventina di minuti, alzò lo sguardo verso Gustavo.
“Senti, avresti qualcosa in contrario se invitassi un amico a cena stasera?”
“No certo, figurati, anzi se volete rimanere soli io ceno un po’ prima e poi vado in camera, tanto ho la tv anche lì”
Sara rise.
“Ma stai scherzando?? E’ casa tua, ci mancherebbe. Mi farebbe piacere se cenassi con noi! Anzi, visto il disturbo, dirò a Lorenzo di portare del sushi anche per te. Ti piace?”
“S..sì..Lorenzo, chi è? Il tuo...sì insomma….fidanzato, ragazzo..?”
Sara lo guardò senza dire nulla per almeno 20 secondi. Gustavo sentiva quello sguardo invadente su di lui.
“Ma quale fidanzato…. Cioè abbiamo avuto un affair qualche anno fa. Ma poi lui è partito. Vive all’estero, in Inghilterra, ormai lavora lì. E’ in Italia per un po’ ed è qui da due giorni perché sua sorella lavora in questa città”
“Ah ma quindi è molto che non vi vedete” chiese Gustavo
“Saranno un paio d’anni. Siamo rimasti in contatto, sai è un informatico. Bene tenerseli amici” gli strizzò un occhio sorridendo.
“Anche io sono informatico” rispose istintivamente e con un po’ di stizza Gustavo. Se avesse avuto a portata di mano uno strofinaccio se lo sarebbe ficcato in bocca in quel preciso istante. “Perché ho risposto così? Perché sono così cretino?”
Sara lo guardò di nuovo, stavolta il suo sguardo era meno invadente ma molto più difficile da reggere.
“Lo so…..perché credi che sia venuta a vivere qua?”
Un gol della Roma interruppe quella conversazione e Gustavo strappò con rassegnazione la sua schedina.
“Siamo ancora poveri ehh?” chiese Sara
Gustavo annuì e si alzò per andare in cucina.
Verso le 18, Sara si alzò da quel letargo indotto ma necessario.
“Bene, doccia e poi mi preparo. Dobbiamo solo apparecchiare, al cibo pensa Lorenzo quindi non ti scomodare. Faccio tutto io”.
Gustavo non riusciva a provare una sensazione concreta per quell’incursione maschile. Forse perché ancora non aveva il soggetto davanti. Pensò che alla fine avrebbe scroccato una cena a base di sushi e magari avrebbe intavolato qualche conversazione interessante. Questo Lorenzo era informatico quindi avrebbero sicuramente trovato qualcosa di cui parlare.
Sara uscì dal bagno con accappatoio e asciugamano sulla testa ma già truccata. Passò dal salotto per entrare in camera sua ed al suo passaggio Gustavo poté sentire tutto il suo odore di pelle appena lavata, di capelli puliti. Quell’odore di bagnoschiuma misto a balsamo per capelli che ricordava vagamente l’estate. C’era una fragranza di cocco o forse era mango. L’accappatoio era di quelli corti, di quel tessuto super assorbente e che si asciuga in pochissimo tempo. Al suo passaggio, Gustavo ammirò quelle gambe in tutta la sua lunghezza, vide la cintola annodata in vita.
La tirò per slegarla e l’accappatoio di Sara si aprì. Non fece neanche in tempo a realizzare che era rimasta nuda quando sentì le braccia di Gustavo trascinarla su di lui, ancora seduto sul divano. Senza darle il tempo di respirare, iniziò a baciarla e a toccarla ovunque. Sentiva i suoi capezzoli duri sotto le sue mani, poi le sue natiche tese, sulle quali affondò un fragoroso schiaffo.
“Posso portare il fon in camera? Gus…??”
Gustavo si risvegliò subito da quella fantasia.
“Come? Sì certo….”
C’era cascato di nuovo. Per tutto il tempo in cui Sara stette in camera sua a prepararsi, Gustavo si arrabbiò di nuovo con se stesso. Si era masturbato quella stessa mattina, non aveva bisogni impellenti. Per l’ennesima volta si giustificò dando la colpa a quell’odore appena sentito che probabilmente gli aveva offuscato la mente.
Suonò il campanello.
“Guuuuusssss puoi andare te??? Se è Lorenzo digli che ora esco, sono quasi pronta! Fallo salire intanto”
“Va bene” rispose Gustavo.
Effettivamente era Lorenzo, Gustavo gli aprì il portone e lo aspettò sulla porta di casa. Sentì salire le scale abbastanza in fretta. Dopo pochi secondi gli apparve un ragazzo alto più o meno come lui, sulla trentina. I suoi capelli biondo cenere arrivavano fin sopra le spalle. Il suo volto, incorniciato da una barba non troppo lunga dello stesso colore dei capelli.
“Ciao, tu devi essere Gustavo, piacere io sono Lorenzo, Saretta c’è vero?”
“Gus, puoi chiamarmi Gus, sì Saretta è in camera sua, sta finendo di asciugarsi i capelli credo..”
“Ah perfetto, senti Gus, scusa l’intrusione, non vogliamo disturbarti troppo. Comunque ho un aereo che mi aspetta domani nel primo pomeriggio, quindi non faremo tardi. Domattina devo partire presto per andare in aeroporto. Qua c’è del sushi, anche per te ovviamente”.
Gustavo ebbe subito una buona impressione, a pelle, Lorenzo gli stava già simpatico.
“Ti ringrazio Lorenzo, vieni accomodati, siediti pure, io intanto metto la roba di là. Hai preso anche qualcosa di caldo? Così lo metto in forno”
“Sì qualcosa c’è, dovrebbe essere sul fondo del sacch...Sarettaaaaaa, tesoro mio vieni qua!! Ma quanto sei bella, fatti abbracciare!!”
Dalla cucina, Gustavo iniziò a sentire risate di felicità miste a commozione. Decise di sentire (era impossibile non farlo) ma di non ascoltare. Pensò che era un momento intimo fra due amici che non si vedevano da molto tempo e non voleva intromettersi. Neanche con l’udito.
Mise in ordine il cibo e pensò che sarebbe stato carino preparare la tavola e lasciare Sara parlare tranquillamente con Lorenzo. Ma non fece in tempo.
“Guuuuussss, ma che fai di là, vieni!!”
“Adesso apparecchio io non ti preoccupare. Anzi, fatemi fare un po’ la donna anni ‘50, sedetevi che vi porto del vino. Approfittatene oggi che non ricapiterà” rise di gusto.
Sara era avvolta in uno di quei maglioni lunghi (che fungono spesso da mini abiti) nero che le arrivava a metà coscia. Non era troppo attillato anche se, non portando mai il reggiseno, si potevano intravedere i suoi seni ballonzolare ad ogni suo movimento. Sotto aveva delle calze o probabilmente autoreggenti. Ai piedi, delle parigine.
La scollatura del maglione era a V ma non molto vertiginosa. Stavolta non era così oscena. Era sexy, senza dubbio, ma quello lo era sempre. Gustavo pensò per un attimo al fattore sensualità e si chiese perché certe persone riuscissero ed esserlo in qualsiasi circostanza ed altre mai. Si rispose subito pensando che la sensualità, così come l’eleganza, non si potesse acquisire. Era qualcosa di innato. O lo sei o non lo sei.
Sorseggiando vino in salotto, la conversazione prese subito piede, parlarono di tutto e di niente ma si potevano chiaramente percepire delle belle vibrazioni.
Raccontando un aneddoto molto divertente su un viaggio fatto da Lorenzo in Perù, i tre scoppiarono a ridere a pancia piena. Mentre ancora stava ridendo, Gustavo vide la mano destra di Lorenzo accarezzare la coscia destra di Sara che si lasciò andare a quel gesto divaricando un po’ le gambe. Nel farlo, Sara guardò dritto negli occhi Gustavo, che reagì appoggiando il bicchiere ormai vuoto sul tavolino.
“Dai, andiamo a cena”. Sara si alzò di scatto e si diresse verso la cucina.
Lorenzo si avvicinò a Gustavo approfittando dell’assenza di Sara.
“E’ adorabile, le voglio molto bene, una delle amiche più preziose che ho”
Gustavo sorrise senza troppa convinzione. Alle sue amiche preziose, non toccava le cosce. Non ci era mai neanche andato a letto. Le amiche per lui erano amiche. Sacre, asessuate, erano sorelle. Le donne con cui aveva avuto solo storie di sesso erano conoscenti, con le quali non aveva mantenuto nessun rapporto dopo la fine delle breve relazioni.
Durante la cena si instaurò un’ulteriore atmosfera piacevole e amena.
Lorenzo fece apprezzamenti sulla casa e constatò che era molto grande.
“Gus ma non sei fidanzato?” chiese.
“No…..Gus aspetta la principessa, la donna con cui fare famiglia, è una persona seria, mica come noi!” sghignazzò Sara mentre si alzò per iniziare a sparecchiare la tavola.
“Che simpatica che sei…..no, non aspetto la principessa. Non penso al matrimonio. Adesso sto bene così e non ho voglia di relazioni”.
“Fai bene, deve valerne la pena altrimenti….meglio una bella amante che c’è solo per i momenti divertenti, poi ognuno a casa sua” chiuse il discorso Lorenzo che aveva notato un po’ di imbarazzo nel volto del padrone di casa.
Gustavo si alzò e si diresse verso il lavabo per iniziare a lavare i piatti.
Sentiva ridere quei due dietro di lui. Si voltò un secondo e vide Sara in piedi, vicino a Lorenzo che era rimasto seduto. Poteva vedere chiaramente la mano di lui percorrere le sue cosce e palparle il culo da sotto il vestito mentre lei lo guardava accarezzandogli i capelli. Poi lei si chinò per baciarlo e vide l’altra mano di lui indugiare su uno dei suoi seni.
Gustavo si rivoltò di scatto verso i piatti sentendo quella scossa elettrica che ormai sentiva ogni giorno, da quando Sara era entrata nella sua vita. La riconobbe subito e non si meravigliò nel sentire il suo sesso crescere nei pantaloni.
Vide che si stavano muovendo verso il salotto. Finì di riassettare e decise di raggiungerli. Non c’erano più. La porta della camera di Sara era chiusa. Spense la tv che era rimasta accesa e iniziò a sentire delle risate. Quelle tipiche risatine sciocche preludio di un rapporto sessuale.
Si sedette sul divano. In quel preciso momento iniziò a percepire delle sensazioni aliene. Sara era lì dentro con lui. Lui che non aveva avuto pudore nel sedurla, che l’avrebbe toccata, assaporata, l’avrebbe posseduta fisicamente e mentalmente. E infine l’avrebbe fatta godere. Provò qualcosa che forse avrebbe potuto chiamare invidia ma non ne era sicuro. Tutte le volte che fantasticava con Sara, subito dopo si malediva e si vergognava. Non gli succedeva quando aveva fantasie con altre donne. Gli succedeva di incrociare belle ragazze in giro con le quali poi faceva sogni erotici e di certo non se ne faceva una colpa, anzi, approfittava del momento, poi le ragazze finivano nel dimenticatoio.
Con lei no, forse perché ce l’aveva sempre in giro, forse perché continuava a ripetersi in loop che non era il suo tipo, che non voleva niente da lei. E più se lo ripeteva, più non riusciva ad alzarsi da quel divano per andare in camera sua. Voleva sentirla godere. “Forse ha ragione, sono un morboso”. Eppure in quel momento non se ne interessò. Si avvicinò cautamente alla porta di Sara. Il letto a soppalco era bello ma faceva molto rumore. Si stavano muovendo, stavano facendo sesso. Si slacciò i bottoni dei pantaloni per dare spazio al suo sesso ormai gonfio. Non si sarebbe toccato, non lì, non in quel momento. Ma aveva bisogno di liberarlo un po’. Iniziò a sentire dei gemiti confusi, non riusciva a capire se fossero di lei o di lui. Avvicinò ancora di più l’orecchio alla porta e percepì la voce di lei dire qualcosa a Lorenzo, ma non capì cosa. Non gli importò molto perché da quel momento sentì solo ed esclusivamente lei. I suoi gemiti erano di un crescendo regolare ma intenso. Percepì chiaramente la sua voce che ansimando supplicava il suo amante di continuare. Gus se la immaginò stesa sul letto, con la faccia di Lorenzo fra le sue gambe desiderò fortemente di essere al suo posto.
Quei mugolii di piacere lo stavano eccitando all’inverosimile e allo stesso tempo l’invidia dentro di lui cresceva.
“Mi stai facendo venire….” sentì chiaramente dalla voce ansimante di Sara. Appoggiò la testa alla porta passando leggermente la mano destra sul suo sesso e ansimò a sua volta. Sentì il suo orgasmo arrivare fino alle sue orecchie. In quel momento avrebbe solo voluto spalancare la porta e vederla prigioniera del suo piacere.
“Cosa sto facendo?” si chiese senza riuscire a darsi una risposta.
Andò in camera sua, sconsolato e perso ma ancora visibilmente eccitato. Decise che era l’ora di agire, forse la sua astinenza gli stava causando tutto questo trambusto. Rimettersi in attività era l’idea migliore alla quale poteva attingere. Fece mente locale….SpeedDateChat. Era un sito di incontri esclusivamente sessuali. La maggior parte erano persone sposate, in cerca di un’avventura di una notte. Gus aveva usato quella chat solo un paio di volte, non gli piaceva il sesso mordi e fuggi. Anche nelle relazioni da letto, gli piaceva mantenere una certa serietà. Ma a mali estremi, estremi rimedi. Parlò con una donna sulla quarantina, cui unico merito fu quello di farlo venire mostrandogli una foto nuda. Con più sangue nel cervello, riuscì a selezionare due possibili candidate. Una viveva troppo lontano, l’altra era perfetta. Sembrava il suo tipo, l’opposto di Sara, constatò con immensa gioia. Si scambiarono subito i numeri di telefono. Sembrava simpatica. Si sarebbero visti nei prossimi giorni.
Gustavo la salutò alle 23:45 con un “allora ci mettiamo d’accordo domani, buona notte”.
Uscì dalla camera per andare in bagno. Era chiuso. Dopo meno di 15 secondi uscì Sara, in accappatoio. Sul suo volto si vedeva il rimmel colato e i capelli in disordine. Gli sorrise lasciandogli la porta aperta.
Avrebbe voluto solo baciarla in quell’istante, afferrando il suo viso con forza.
Chiuse la porta dietro si sé mentre la guardava tornare in camera.
“Basta così”.
Alle 24.05 Lorenzo lasciò quella casa.

Continua…...

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