Docile e vogliosa ai suoi piedi

di
genere
saffico

Sono immersa nei mie pensieri nonostante il brusio dei colleghi si fa sempre più fastidioso, intorno a me.
Sto pensando a lei, non posso farne a meno dopo l’eccitante esperienza dello scorso fine settimana.
La vedo li, alla sua scrivania, in quel piccolo ma intimo ufficetto poco distante da me, circondata da verdi piante e da qualche vaso di fiori freschi, sempre presa da quel maledetto pc che non le da tregua, tutto il giorno.
La posso intravedere attraverso le fessure della veneziana che ricopre la grande finestra del suo ufficio, la fa sembrare ancora più lontana da me e questo non fa che alimentare le mie fantasie.
Sa che la guardo, lo fa spesso anche lei, e sa come stimolare la mia curiosità, le miei voglie.
La penna nella sua bocca diventa, soventemente, un oggetto di piacere: la succhia, la lecca, se la passa nella scollatura della camicetta e poi la strofina sulle labbra.
Sa che quei piccoli movimenti mi fanno fremere e sa che le miei dita scorrono nervose tra le mie cosce ogni volta che lei mi stuzzica in quel modo.
Cerco di concentrarmi sul monitor davanti a me, devo distrarmi, ma ecco apparire una notifica.
È lei:
“Dimmi, sei già bagnata?”
Mi fissa, aspetta la risposta, anche se già quale sarà.
Faccio scorrere lentamente la mano lungo il petto, sempre più in basso, fino a raggiungere le mutandine. Ma devo essere cauta, non posso farmi certo scoprire dai colleghi.
Frugo velocemente nelle mutandine già umide e poi mi porto il dito alla bocca.
Guardo velocemente che nessuno si accorga di quello che sto per fare e poi cerco eccitata il suo sguardo.
Avida di piacere, lecco gli umori raccolti dal mio dito e ne assaporo il sapore e la consistenza.
Poi, impaziente, rispondo al suo messaggio:
“Tu che dici?”. La faccina sorridente con la lingua a penzoloni rende bene l’idea.
Pochi istanti e la vedo sollevarsi dalla sedia, esce dall’ufficio ed inizia a camminare in direzione della mia scrivania.
Già conosco le sue intenzioni, così lascio cadere una penna a terra, ai suoi piedi.
Senza dire una parola si china e la raccoglie, sorridendomi maliziosamente incrociando il mio sguardo.
Il cassettino giù in basso è già socchiuso e aspetto con ansia che lei la riponga al suo interno, insieme al suo regalo.
La ringrazio e contraccambio il sorriso. Poi, ben attenta a che nessuno possa vedermi, lo afferro rinchiudendolo nel palmo della mano. Nessuno deve vedere.
Oggi è di pizzo e di un giallo tenue.
È un delizioso perizoma che profuma di sesso e che ora giace nel mio pugno pronto per essere utilizzato per il mio piacere.
Lo terrò a portata di mano fino al termine della giornata, lo annuserò più e più volte e lo farò sempre mentre lei mi osserverà.
So che le piace il mio giochino e sono certa che la sua fighetta glielo ricorderà di continuo.
“ Mi sto toccando e sono già un lago, guarda....”.
Stavolta nel messaggio appena arrivato c’è allegata una foto della sua vagina ben ricoperta dei suoi umori, ha voluto rendermi partecipe della sua eccitazione, le piace stuzzicarmi.
Alzo lo sguardo e mi porto il dito medio nuovamente alla bocca e lo succhio maliziosamente, deve sapere quanto sono eccitata e quel gesto è decisamente molto esplicito.
Finalmente arrivano le 17 e i colleghi, alla spicciolata, iniziano ad andarsene.
Dispenso sorrisini a tutti e già assaporo quello che di li a poco succederà.
Attendo che l’ultima persona sia uscita e mi reco frettolosamente alla porta d’entrata.
Chiudo a chiave e mi giro verso di lei.
Ora la veneziana è totalmente risalita e finalmente posso guardarla senza impedimenti.
Con lo sguardo ben piantato sui suoi grandi occhi verdi lentamente mi avvicino alla porta del suo ufficio.
Sciolgo i capelli, lentamente, come piace a lei e mi pongo a pochi passi dalla scrivania.
Mi chino e poi, a carponi, inizio a scivolare sotto la stessa, come una gatta in calore.
Non servono parole. È già pronta:
le piccole tettine sono in bella vista tra i lembi della camicetta spalancata e la sui vagina, già brillante di umori, è li che attende solo di essere assaporata.
Il profumo è inebriante e la mia lingua inizia a scorrere su e giù, lentamente, sul suo sesso.
Assaporo ogni singolo rivolo del suo piacere, la sento gemere, tremare.
Pochi colpetti di lingua ben assestati e le sue gambe iniziano a stringersi sul mio viso, rigide, mentre le sue mani afferrano dolcemente il mio viso e mi spingono più in profondità.
Le piace sentire la lingua roteare vogliosa nella sua passera e mi supplica di mordicchiarle il clitoride. La mia bocca si stringe le sue grandi labbra e le succhia con forza, mentre le dita cercano avide il suo piccolo buchetto posteriore. La sento irrigidirsi e sollevare il culetto dalla sedia.
“Apri la bocca, puttanella, e bevi il mio meraviglioso nettare”.
Faccio giusto in tempo ad arretrare di qualche centimetro e gli schizzi fuoriescono copiosi dalla sua pulsante fighetta.
Cerco di bere il più possibile, sono ore che attendo quel momento, ma quegli schizzi sono veramente possenti.
Colano dalla mia bocca e dal mio viso e si depositano delicatamente tra i miei seni.
Allontano la sedia e le sue gambe dal mio viso e mi arrampico con forza su di lei.
Ora sono sopra di lei, con il culetto scoperto e ben piantato sulle sue ginocchia e voglio solo una cosa: la bocca!
Afferro il suo viso tra le mani, con dolcezza, e le offro le mie labbra.
La sua bocca si schiude e accoglie avida gli umori e la saliva che le lascio colare in gola, deglutisce ed inizia a cercare la mia lingua.
L’eccitazione si può ora tagliare con un coltello e il nostro ansimare riecheggia nella stanza.
“Lascia che ora sia io a darti piacere, troietta” mi sussurra all’orecchio.
Mi alzo, sfilo la mini e faccio scivolare le mutandine bagnate ai sui piedi. Tolgo la camicetta e le mostro i capezzoli gonfi che fanno capolino sui miei piccoli seni. Lascio che li assapori e la supplico di mordicchiarli con forza. Un brivido di piacere scorre lungo la mia schiena e la mia fighetta inizia a ricoprirsi di caldo liquido vaginale.
Mi giro e, appoggiandomi alla scrivania, le offro eccitata il mio splendido culetto.
Sento il suono meraviglioso della sua sedia che scivola verso di me e poi la sua lingua infilarsi nella mia umida fighetta perfettamente rasata.
La sento spingere in profondità e poi far scorrere nervosamente la lingua lungo le pareti della mia vagina.
Si sofferma vogliosa, succhiandolo con forza, sul piccolo clitoride ben eretto che fa bella vista di se tra le mie labbra dischiuse, facendomi impazzire.
Ma non ancora contenta inizia a lubrificare ben bene il mio ano, infilandoci poi prima uno e poi due dita, mentre con la lingua continua imperterrita a scoparmi.
“Ora, amore mio, ti farò impazzire” esclamò con la bocca ancora piena dei miei umori
Sento il cassetto che si apre, ma non posso vedere cosa sta afferrando.
Curiosa e già molto eccitata mi giro verso di lei e sgrano gli occhi: un enorme cazzo dalla forma equina fa bello sfoggio nella sua bocca. La guardo leccarlo, osservo con piacere la sua lingua scorrere su tutta la superficie e godo nel vederla succhiare quella enorme cappella.
Non resisto: mi avvicino a lei ed inizio a far scorrere la lingua su quel possente e durissimo cazzone rugoso. Cerco la sua lingua, la sua bocca, voglio dissetarmi con la sua saliva.
“Girati e spalanca bene la fighetta, amore mio, ora sarai tu a venire per me”.
Eseguii docile il suo comando e attesi che quell’imponente dildo iniziasse a spingere sulla mio stretto buchino.
Pochi colpetti ben piazzati dalla sua esperta mano e quel cazzone mi sfondò la vulva.
Un gridolino di dolore, misto ad eccitazione, sfuggì dalla mia bocca.
Ora mi stava scopando con forza e lo spingeva sempre più in profondità. Lo sentivo spingere sulla mia cervice e godevo come una vacca. In pochi istanti un calore immenso invase tutto il mio corpo e subito dopo esplosi in uno squirting devastante.
Innondai tutto il suo viso, i suoi occhi furono completamente ricoperti dalla mia pipì e le riempii completamente la bocca. La sua camicetta sbottonata divenne trasparente e i suoi capezzoli facevano ora gran sfoggio di se dietro al quel bianco tessuto.
Mi girai e le infilai la lingua in bocca cercando avida di bere il nettare che le avevo appena donato.
“Sei davvero una gran porca, Lisa, sei meravigliosa e mi fai godere come una vacca!” mi sussurò dolcemente.
“Sono pazza di te e non vedo l’ora di continuare a godere tra le tue braccia, amore”.
Dopo qualche dolcissima effusione decidemmo di rivederci da me, per cena, e ci lasciammo così, felici e sfinite da quei bellissimi amplessi appena provati ed ancora vogliose di riprendere i nostri giochini erotici, che, ne sono certa, saranno sempre più audaci.
scritto il
2026-01-24
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