As I am
scritto il 2026-10-10 tempo di lettura 31 min
di
Moniq
genere
confessioni
cura
F
As I am
“You cannot touch the way I play, or tell me what to say, take me as I am” (Dream Theater)
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Ormai diversi anni fa, Luca, mio marito, mi convinse a buttare giù qualcosa raccontando le mie prime esperienze sessuali. In realtà lo feci per farlo contento, ma senza molto entusiasmo. La prima stesura era una sorta di elenco. Poi lui, facendomi domande, diede allo scritto una forma leggibile.
Lo pubblicò come racconto erotico. Quasi tutti i suoi racconti avevano come soggetto la moglie. In quel momento ero io, negli anni precedenti la ex. Era lui, lo scrittore di casa.
Rileggendolo poi, mi sono resa conto di quanto in quelle righe fossero evidenti delle vere e proprie sliding doors: momenti significativi che mi hanno cambiata.
Quindi voglio provare a fare questa cosa. Prendere quel vecchio testo e rivederlo dopo 13 anni. Io a 39 anni guardo la me a 26 anni che guardava la me a 14 anni.
Insomma racconto le mie prime esperienza sessuali. Qualcosa di erotico c'è. Ma ci sono anche riflessioni. Quindi se queste vi annoiano passate oltre.
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Estate del 2001, 14 anni, in vacanza al paesetto dalla nonna, come ogni anno. Mi annoiavo. Fino all'anno prima ero una ragazzina scalmanata che faceva i giochi dei maschi. Ma quell'estate era tutto diverso, avevo "sviluppato", come diceva mia nonna. E quindi non dovevo più fare il maschiaccio. Ero una “signorina”. Avevo avuto le prime mestruazioni durante l'inverno. Mi erano cresciute le tette. Poco. Due cose che alzavano qualche centimetro di maglietta e facevano male ogni tanto. Insomma ero una donna. La cosa mi inorgogliva e mi faceva sentire grande, eppure gli adulti continuavano a trattarmi da ragazzina.
E il mio corpo era da ragazzina. Alta, magrissima, spigolosa, i capelli biondi quasi bianchi col sole.
Qualche ragazzo più grande iniziava però a guardarmi in modo diverso. Specie le gambe che nude dai calzoncini, buttavo noncurante da tutte le parti.
Io controllavo gli sguardi di tutti quelli che incrociavo, e mi accorgevo se mi guardavano. Anche i vecchi mi guardavano. Poi distoglievano lo sguardo. Magari avevano trentanni, non so, per me se non avevano la mia età o quasi erano tutti vecchi.
Avevo una cugina più grande, Alessia. Non eravamo mai state amiche. Lei era "grande". Erano solo tre anni, ma faceva la differenza. Quell'anno però mi prendeva più in considerazione e la cosa mi faceva enormemente piacere. Avrei fatto qualsiasi cosa per la sua amicizia.
Mi disse che mi ero fatta proprio carina e i suoi amici mi chiedevano di portare anche me quando andavano a ballare. Ovviamente la cosa mi emozionava e non vedevo l'ora, ma mia nonna negava il permesso.
Alessia mi raccontava quando usciva con gli amici, quasi tutte le sere, di quello che faceva e io stavo lì a pendere dalle sue labbra.
Avevo del sesso un'idea confusa. Esisteva internet, ma non era come sarebbe stata negli anni successivi.
Quando lei mi diceva che in realtà non andava a ballare così spesso come raccontava, ma invece andava con il suo ragazzo che aveva la macchina da qualche parte in campagna, non è che capissi bene cosa andassero a fare.
Per me un uomo e una donna si baciavano e il resto non era molto chiaro. Le scene di sesso nei film mi incuriosivano ma mi mettevano a disagio. Non per il sesso, ma perché capivo che qualcosa mi sfuggiva.
Un giorno Alessia, eravamo a casa sua e eravamo sole, mi disse con l’aria di chi promette qualcosa di eccezionale, come assaggiare un dolce prelibato: vieni!
Andò nella camera dei suoi genitori e da un cassetto, sotto la biancheria, tirò fuori delle riviste. "hai mai visto queste cose?" mi chiese. Io non capivo e scossi la testa.
"Guarda" e iniziò a sfogliare. Un fotoromanzo. C'era un ragazzo in un parco che parlava con una ragazza con un cane, andavano in un bar e ridevano. Poi salivano a casa di lei. Era un paese del nord Europa. Lei era mora, i capelli con la frangetta e era bella. Lui biondo quasi rosso, magro, non mi piaceva molto. Si baciavano e iniziavano a spogliarsi. Lei rimaneva in slip, le sue tette erano più grandi delle mie, il suo corpo morbido.
Mi confrontavo.
Guardavo molto più lei che lui, anche lui in slip, il corpo spigoloso.
Ricordo la sensazione di calore improvviso, una specie di tuffo al cuore, quando nelle pagine successive da quegli slip lei tirò fuori un pisello grosso, gonfio, pieno di vene, dritto e duro. C'erano foto in primo piano e ero affascinata da quell'anatomia. Ero come ipnotizzata. Un misto di schifo e di attrazione, avrei voluto distogliere lo sguardo ma non ci riuscivo.
Mi era capitato di vedere mio padre nudo. Ma ovviamente non era in erezione e per me l’anatomia maschile era quella. Un cosetto pendolante fra i peli.
Lei si mise in ginocchio davanti a lui e iniziò a leccare quel coso grosso.
Alessia disse "mica male eh? " ma non sapevo cosa rispondere, perché: a cosa si riferiva? Restai in silenzio.
"Ti piace?" mi chiese.
"Mi fa un po' schifo..." dissi.
"eh schifo... la prima volta forse, poi ti abitui e ti piace..."
Provai a immaginare cosa si provasse a leccare il pisello di un uomo. Mi vene in mente, forse perché un po' come tipo gli somigliava, uno zio. Scacciai il pensiero.
Le foto continuavano. Ora era lui che allargava le gambe a lei e la leccava. Questo mi faceva ancora più schifo. Vederne il volto e la lingua immerso nella sua vagina aperta! io mi ero guardata, anche allo specchio, ma mai avevo visto l'anatomia femminile così da vicino. E poi io avevo una peluria leggera. Quella era un cespuglio!
Poi lui l'aveva messo dentro e si erano girati in varie posizioni sul divano, per terra, poggiati a un tavolino... lei poi lo aveva di nuovo preso in bocca e a un certo punto lei aveva il viso pieno di una crema bianca, mentre il pene era gonfio e rosso al massimo.
Sconvolgente. Mi ricordo perfettamente la sensazione di vedere lei che con la lingua raccoglieva delle gocce di seme e le gustava. La sua espressione almeno era quella di una che assaggiasse una cosa buona.
Alessia: " quanta sborra..." Era la prima volta che sentivo quella parola. O meglio, l'avevo sentita ma non sapevo cosa fosse. Ora capivo.
Dissi: "che sapore ha?"
Alessia fece la grande, esperta:" mmmm dipende... a volte è dolce, a volte amaro... dipende dagli uomini"
"Tu lo hai fatto?" chiesi.
"Beh ovvio. A loro piace. Mica puoi scopare con tutti..."
"Io non ho mai fatto niente..."
"si lo avevo capito... per questo ti sto facendo vedere queste cose... perché se esci con un ragazzo che figura ci fai? e mi fai fare pure a me... "
"non so se sarei capace... non so come si fa..."
"ma è facilissimo... cosa credi... guarda..." andò in cucina e tornò con un cetriolo... "vedi? lo prendi con la mano e poi giri intorno con la lingua... poi lo avvolgi con la bocca e succhi, ma continui a girare la lingua... così..." e mi faceva vedere.
"Prova tu"
Il cetriolo era tutto bagnato della sua saliva ma non mi andava di farle capire che un po' mi faceva schifo e quindi appoggiai la punta della lingua così bagnato com'era. Poi iniziai a succhiare. Ma mi sentivo un po' ridicola.
"No, così non va bene" disse lei "Bisogna essere più naturali. Allora facciamo che siamo in macchina, tiriamo giù i sedili, ci baciamo un po' e allora lui lo tira fuori e tu gli fai una sega"
Inutile dire che non sapevo nemmeno cosa fosse una sega.
Allora si è seduta sul divano mettendo il cetriolo nell'attaccatura delle cosce, strette nei jeans, in modo che stesse verso l'alto, come un cazzo dritto. Prese la mia mano e la fece chiudere a anello intorno al cetriolo.
"Ecco, fai così, vai su e giù, inizi piano poi quando vedi che è duro puoi anche fare più forte...capito?"
Ero turbata. Imparavo cose nuove. Sentivo un calore che mi veniva dalla patata.
Anche Alessia era rossa in volto e le brillavano gli occhi. Mi impegnai in quel movimento. Poi Alessia mi prese la nuca e mi spinse verso il cetriolo/cazzo. "
Se non lo fa lui, ma lo fanno sempre, puoi farlo da sola. Lecchi e succhi. Se lui ti spinge troppo e ti arriva in gola glielo dici."
Sentivo la mano di Alessia sulla mia nuca che mi spingeva e mi accarezzava mentre china su di lei baciavo e succhiavo quell'ortaggio. In realtà ero a pochi centimetri dal suo ventre e ne sentivo il calore sul viso.
"Questo si chiama bocchino, o pompino, è lo stesso. Ma ora mi è venuta una voglia... a te no? vorrei proprio un bel cazzo vero ... mmmhhh "
Continuammo a guardare le riviste. Le altre non erano fotoromanzi ma c'erano scene di sesso. Ero frastornata. Guardavo avidamente tutto. Non mi ero accorta che Alessia aveva slacciato i jeans e con la mano era entrata sotto e si stava toccando mentre guardava le immagini.
"Tu non ti tocchi mai?" mi chiese a bruciapelo. In effetti mi era capitato di provare belle sensazioni stringendo le cosce forte, credo qualcosa simile all’orgasmo, ma no, non mi ero mai toccata. Glielo dissi.
"Ti devo insegnare proprio tutto. " guardò l'ora, forse temeva che tornassero i suoi. Andò in un'altra stanza e tornò senza jeans ma con un vestitino scamiciato, leggero, che le arrivava al ginocchio.
"Così sono più libera." Si è seduta di nuovo sul divano con la rivista in mano. "Anzi no... tienila tu, sfogliala piano "
Io ero seduta accanto a lei e sfogliavo la rivista, mentre lei si toccava con entrambe le mani fra le cosce. Io con la rivista non vedevo ma sentivo i suoi movimenti e i suoi sospiri.
"
Dai toccati anche tu. Da sola non ci riesco." disse. A me pareva che ci riuscisse benissimo. Lei intendeva che non riusciva a venire, ma io non lo sapevo.
"Guarda" mi disse. E alzò la gonna, aprendo le gambe. Vedevo che si toccava e si accarezzava. Ero seduta vicino a lei e non davanti quindi vedevo poco, e poi allora nessuna si depilava e lei era molto pelosa. Mi arrivava il suo odore però e ero completamente nel pallone. Stavamo facendo una cosa proibita. Eccitante.
Misi la mia mano nei pantaloni e scoprii che ero tutta bagnata. Era bellissimo. Ebbi quasi subito il primo orgasmo, cercando di trattenere i gemiti che mi venivano, ma Alessia venne insieme a me, quasi.
"E' stato bellissimo" disse "a te è piaciuto?" Io mi sentivo in paradiso, avrei voluto abbracciarla.
Tornai a casa che volavo. In poche ore avevo scoperto il sesso. Non vedevo l'ora di farlo di nuovo. La sera nel letto lo feci due volte.
Non vedevo l'ora di rivedere Alessia, ma passarono due giorni. Due giorni in cui mi masturbai decine di volte. Si era scoperchiato il vaso di Pandora.
Quando rividi Alessia lei non disse nulla, parlava di altro. Io invece non vedevo l'ora di parlarne di nuovo e avrei voluto vedere quei giornali. Alla fine mi feci forza e glielo chiesi, se poteva prestarmene uno.
"Non posso, sono dei miei, non sanno che li guardo. Se se ne accorgono chissà che casino. Però possiamo tornare a vederli insieme quando non ci sono. Domani pomeriggio, per esempio."
Era quello che volevo.
Attesi contando i minuti. Mi masturbai una decina di volte, credo.
Il giorno dopo andai a casa sua che non stavo nella pelle.
Appena entrate mi disse "vieni" e mi portò in quella camera a prendere i giornali.
Iniziammo a sfogliarli avidamente. Stavolta entrambe avevamo la gonna e quasi subito prendemmo a toccarci. A un certo punto, la folgorazione: c'erano le immagini di due donne che facevano sesso fra loro. Giuro che non lo sapevo che si potesse fare.
"Guarda queste due lesbicone..." disse Alessia "Non capisco come fanno, senza un cazzo vero. Tu lo faresti?"
Mi prese alla sprovvista. Non sapevo cosa rispondere. Io non sapevo nemmeno come fosse, un cazzo vero. Dissi di no, boh, non so.
"Proviamo" disse Alessia "Tocchiamoci una con l'altra come se ci toccassimo noi. Io tocco te e tu tocchi me."
Eravamo sedute una vicina all'altra, attaccate, la sua mano destra fra le mie gambe e la mia sinistra fra le sue. La sensazione di essere toccate da un'altra mano era elettrizzante, perché non sapevi cosa avrebbe fatto.
Io ripetevo quello che faceva lei. Ci piaceva a entrambe, perché allargavamo le cosce e lei a un certo punto la mise sopra la mia. La sua pelle bruciava. Mi disse quello che le piaceva.
"Ma tu sei vergine, no?" mi chiese. E ovviamente lo ero.
"Io no" disse "Quindi mi puoi infilare un dito dentro? per favore..."
Lo feci e era bollente. Bagnata. Mi disse come le piaceva e la feci venire. Ero molto soddisfatta di me. Perchè lei mi ringraziò.
Poi però disse: "Noi però non siamo lesbiche. E' solo per insegnarti."
Quando si volse portai il dito al naso, volevo sentire il suo odore, e senza nemmeno rendermene conto mi ritrovai a succhiarlo. Per la prima volta in vita mia mi sentii porca. Quella sensazione di fare una cosa sporca, sconveniente, e che ti piace.
Avevo masturbato mia cugina, le avevo infilato un dito nella fica e lo avevo leccato. Ero lesbica? No. Non sentivo voglia di baciarla, o accarezzarla, di tenerezza. Avevo solo voglia di sesso.
Dopo un paio di giorni finalmente mi mandarono a una festa a casa di altri amici. C'era Alessia e c'erano dei ragazzi. A uno piacevo.
Io ero solo galvanizzata dal fatto che piacessi a un ragazzo. Non importava chi e come. Se io piacevo a lui allora lui piaceva a me. In realtà non era granché. Uno del posto. Sicuramente più avvezzo a trattare con gli animali da cortile che con le ragazze.
A un certo punto Alessia mi disse: "Andiamo in macchina alla panoramica." Guidava il suo ragazzo e lei stava davanti con lui, io dietro con il tonto.
In realtà andammo in una casa vuota che loro conoscevano. Si entrava da una finestra rot
ta. C'erano dei materassi. Una situazione veramente squallida a ripensarci. Alessia e il suo ragazzo si chiusero in una stanza. Io e l'altro rimanemmo da soli. Lui non si decideva e non sapevo cosa fare.
Alla fine mi diedi aria di esperta e spregiudicata e gli dissi, a bruciapelo: "Ti faccio un bocchino?"
Lui, me lo ricordo benissimo, arrossì violentemente, diventò paonazzo. Balbettò: "Beh se vuoi."
"Allora siediti“ gli dissi. Mi ricordavo le tante immagini viste insieme a Alessia.
"Slacciati i pantaloni. Se no come faccio?"
Lui tirò giù i pantaloni al ginocchio, ma senza togliersi le mutande.
"anche quelle... giù..."
Lo fece. Ma invece del cazzo duro e grosso che mi aspettavo c'era una cosa che quasi scompariva fra i peli. Questo a ripensarci mi fa ridere, perché con la lezione del cetriolo, era stato facile: lo prendi in mano, fai su e giù, poi ti chini e lo prendi in bocca e succhi.
Ma con questo coso come faccio?
Lo toccai timidamente con le dita. Non sapevo se dirgli di farlo indurire? I maschi lo fanno a comando? non lo sapevo.
Ci giocherellai con le dita e vidi che iniziava, a scatti, a crescere.
Continuai a giocherellarci e diventò abbastanza grosso da poterlo stringere nella mano, ma era ancora molliccio, non era certo come il cetriolo. Non potevo fare su e giù.
Ma continuò a crescere. Quel miracolo mi affascinava. Diventava sempre più grosso. Se prima lo tenevo fra le dita ora quasi non chiudevo la mano intorno.
Mi trovai la mano tutta bagnata, facevo su e giù e la mano era lucida di quel liquido appiccicoso come la bava delle lumache. Ora era diventato duro e grosso. Ora si che era un cazzo. L'odore che mi arrivava addosso era forte. Mi venne in mente l'odore dei bagni della stazione. Mi disgustava e mi attraeva nello stesso tempo. Era una cosa sporca. Stavo facendo una "sega" e avevo un cazzo in mano come nelle riviste porno. Mi misi più comoda e mi chinai verso quel cazzo. Lui non diceva niente. Non ricordo nemmeno che faccia avesse ma ricordo il cazzo. Allora non lo sapevo ma ero stata fortunata: il tonto aveva un signor cazzo. Scuro, venoso, dalla cappella larga, non troppo lungo ma grosso.
Il suo odore mi avvolgeva. Sicuramente non si era aspettato che la giornata andasse in quel modo, e i ragazzi si sa, non sono molto puliti. Dal suo pene mi arrivava il suo odore, misto a urina, in qualche modo mi ha marchiata.
Il mio primo sesso è stato in una situazione squallida con un cazzo che sapeva di piscio. Mi ha traumatizzata? Non lo so. Forse. Più che altro è stato un imprinting.
Mi sono chinata su di lui e ho preso a leccarlo. Un po' pensavo a cosa fare, ma penso che leccassi come un cane, impiastricciandomi tutta la faccia del suo liquido salato. Ma stavo scomoda e non riuscivo. Avrei dovuto mettermi in ginocchio ma non mi venne in mente. Così tutta storta riuscivo solo a leccarlo e succhiare la punta.
Allora finalmente il tontolone prese in mano la situazione. Si alzò in piedi e mi venne davanti. Io ero seduta su questo materasso per terra e finalmente, stando più comoda, appoggiai le spalle al muro, mentre lui era in piedi davanti a me, in una posizione a gambe aperte, per abbassarsi e stare a livello della mia bocca. Come se pisciasse, mi venne in mente.
Lo avevo davanti alla bocca tutto duro e bagnato. Aprii la bocca e lui iniziò a muoversi dentro di me. Non dovevo fare altro che tenere la bocca aperta e muovere la lingua.
A un certo punto mi sentii scoppiare. Mi inondava di sborra, non finiva più di schizzare. Deglutire a bocca aperta è difficile ma lui non si tolse e ero come inchiodata al muro. Mi veniva da vomitare con quella roba densa e calda. Molta mi colava fuori dalla bocca e un po' la mandai giù.
Non feci una piega.
"Scusa " mi disse "Non mi sono trattenuto"
"E di che? buono..." risposi con l’aria d chi lo faceva prima e dopo i pasti tutti i giorni.
Uscimmo dalla stanza e fumammo una sigaretta. Lui voleva abbracciarmi, goffamente. Ma ero piuttosto fredda. Avevo avuto quello che volevo. Non era lui a interessarmi, ma il sesso.
Quando uscì Alessia,con la scusa di andare a fare pipì ci appartammo. I maschi nel frattempo si raccontavano quello che avevano fatto, ma io non lo sapevo.
"Allora ? come è andata? "mi chiese.
"Gli ho fatto un bocchino" dissi. Orgogliosa.
"Così??? senza nemmeno conoscerlo? Ma vi siete messi insieme?"
"eeh? no. Lui non faceva niente e allora gliel'ho detto io."
"Ma sei matta? Oddio sei una forza. Non devi fare così però. Devi tirarli un po' più a lungo. Se gli fai un servizietto mezzora dopo che l'hai conosciuto la prossima volta che gli dai, il culo?"
Il culo? in che senso, pensai.
Ma va beh, ormai la cosa era andata. Il tipo ovviamente lo raccontò a tutti gli amici e in breve ero diventata "la bocchinara". C'era la fila per uscire con me. Anche gli sposati mi facevano il filo... diventai molto popolare in paese.
Insomma, il mio primo bacio è venuto dopo il mio primo bocchino.
Alessia mi disse che avevo bisogno di un corso accelerato di educazione sessuale, perché si sentiva responsabile e non voleva finissi incinta o peggio.
Per cui un paio di pomeriggi, sempre con le riviste porno che prendeva dal cassetto dei suoi, mi spiegava il sesso e le sue varianti. Finiva sempre che ci sditalinavamo, da sole o a vicenda.
Ecco, la parola "ditalino" fu una di quelle che arricchì il mio vocabolario. Insieme a scopare, chiavare, fottere... ma mentre con i ditalini ero diventata assai esperta, di fottere non se ne parlava, perché secondo lei era meglio che la mia verginità la tenessi per un'occasione speciale. E poi c'era rischio di rimanere incinta.
Ero una ragazzina. Le mie tette appena sviluppate bucavano i vestitini leggeri che portavo. Ai maschi non pareva vero che quel fiorellino fosse così disponibile. Avere la loro attenzione mi faceva sentire grande e importante. Mi corteggiavano ragazzi grandi, con la macchina, che avevano disponibilità economiche che io nemmeno mi sognavo. Il tutto al prezzo di un pompino.
Così la mia collezione di cazzi quell'estate, passò da zero a molti in poche settimane. Mi piaceva essere desiderata, mi piaceva sapere di avere quel potere su di loro. Imparai presto che per quello potevo chiedergli tutto: locali, cene, discoteche, cinema.
Certo, provavano a scopare ma ero irremovibile. Probabilmente mi difendeva anche il fatto che per l'età che avevo correvano seri rischi, nel caso di fosse risaputo.
"No, sono vergine. Se vuoi ti faccio un bocchino, sono brava." Accettavano tutti.
C'era pure chi mi faceva la morale. Ma solo dopo.
Si sgravava la coscienza: "Ma ce l'hai il ragazzo? non dovresti essere così disponibile. Ora perché hai incontrato me, ma se trovavi un malintenzionato?"
Raccontavo tutto a Alessia e ci scambiavamo commenti su chi e come. Eravamo due troiette sempre disponibili. Eravamo le ragazze della comitiva. Andavamo in una casa a ascoltare musica e lì facevamo pompini a raffica. Una volta ne feci sei di seguito. Mi ricordo la battuta che fece uno: "Moni non avrà fame, stasera, con tutte le uova che si è bevuta. " e un altro: "Si ma solo il bianco.". Non mi offendevo, ci ridevo.
Facevano delle gare, tipo chi schizzava più lontano. Tutti appoggiati al muro e io e Alessia che li segavamo e misuravamo. O chi ce l'aveva più lungo e noi li facevamo diventare duri e poi li misuravamo.
Il primo bacio, e unico, con Alessia, ce lo siamo date leccando il cazzo di Raffaele, che poi era quello che ce l'aveva più lungo. Una da una parte e una dall'altra, perché quella volta facevamo la gara a chi era più brava.
E poi c'era la gara a chi li faceva schizzare prima. O, fra loro, a chi resisteva di più.
I ragazzi avevano 17-18 anni... stavano sempre col cazzo duro e schizzavano come idranti senza controllo.
Passavamo i pomeriggi così.
Alessia scopava con uno di loro solamente. Io no. Andavo avanti a ditalini. Ma stranamente non erano questi giochi con i ragazzi a eccitarmi, bensì le immagini delle riviste. Mi eccitavo di più a guardare quelle immagini che a fare sesso con i ragazzi.
A me interessava essere integrata in quel mondo di grandi. Non avevo interesse specifico per un ragazzo in particolare. Si, c'erano quelli che mi erano più simpatici, con cui mi piaceva pomiciare e mi facevo toccare, ma un pompino in via amichevole lo facevo anche a chi non mi piaceva particolarmente, solo per "amicizia".
Poi però conobbi un ragazzo, Paolo, che mi piaceva davvero. Forse perché non mi prendeva in considerazione. Era più grande e fidanzato. Veniva solo nei weekend perché lavorava a Ancona e quando lo vedevo era sempre con la ragazza, che mi guardava male.
Una volta riuscii a rimanere sola con lui e con il mio stile molto diretto gli dissi che mi piaceva e che se voleva potevo farlo divertire e che ero molto meglio della sua ragazza.
Lui mi disse che non gli piaceva mangiare nel piatto dove mangiavano tutti.
Ci rimasi male. Lo mandai affanculo e gli dissi che era frocio. Ma ci rimasi malissimo.
Così iniziai a rivedere certi miei atteggiamenti. Uscivo meno di casa e mettevo scuse.
Anni dopo, anche con la mia psic, ho capito quanto questo rifiuto sia stato traumatizzante e avesse influito sulla mia evoluzione. Io usavo il sesso per affermarmi socialmente. Ma questo se da un lato ti apriva delle porte, dall’altro te ne chiudeva altre.
Ci voleva discernimento.
Non valeva la pena combattere battaglie. Si poteva essere senza apparire. Potevo gestire la mia immagine.
Mundus vult decipi, ergo decipiatur. (Il mondo vuole essere ingannato, allora inganniamolo)
L'estate stava finendo e fra poco sarei tornata a Roma. Mi presi un'influenza e restai a casa, malata. Così conobbi un mezzo cugino che era quasi medico. La prima volta che venne nella mia stanza per sapere che sintomi avessi e per dirmi di prendere aspirine c'era anche mia nonna. Però quando passò il giorno dopo lei era dabbasso e lui salì da solo. In realtà stavo meglio e giocherellavo sotto il lenzuolo con il mio clitoride e le labbra della mia fighetta.
Lui era in pantaloncini e maglietta. Mi disse che voleva sentire il respiro quindi mi fece sedere sul letto, tirò su la maglietta e appoggiò il fonendoscopio sulla schiena, facendomi fare dei respiri. Il contatto con lo strumento freddo mi dava i brividi e i capezzoli erano due chiodi. Lui aveva 25 anni circa, un po' di barba, era diverso dai ragazzi che conoscevo.
Mi piaceva. Ma proprio per questo non avevo coraggio di dirgli niente. La delusione dell'altro che mi aveva rifiutata con disprezzo mi aveva reso molto insicura.
Ma lui continuava toccarmi per farmi girare. Poi disse che non sentiva bene e invece dello strumento poggiò l'orecchio sulla schiena. La barba pizzicava, i capelli mi solleticavano. Mi sentivo arrossire ma ero eccitata. Avrei voluto toccarmi, subito. Lui riuscii accidentalmente a sfiorarmi i capezzoli. Poi mi disse: "sono sempre così duri?" toccandone uno con la punta delle dita. Avrei voluto che lo stringesse a pinza, che me lo tirasse, perché era collegato al clitoride.
Ma lui si limitava a toccarlo. Respiravo più forte e per la prima volta ero io a essere sedotta. Ero seduta sul letto, la maglietta tirata su al collo, in slip. Lui era seduto vicino a me e quando si alzò vidi chiaramente il bozzo che tendeva i pantaloncini. Al punto che lui era costretto a stare piegato leggermente in avanti tanto era evidente.
Questo mi diede sicurezza. Appoggiai la mano su quella sporgenza e sotto sentii chiaramente la forma del cazzo, duro. Lui rimase sorpreso: "che fai? no..."balbettò, tirandosi indietro, ma non troppo, perché potevo ancora toccarlo.
Avevo voglia, e anche lui. Ma c'era mia nonna sotto.
"sei una ragazzina. "mi disse.
"ti prego." mi sfuggì. Lo volevo veramente. Per la prima volta.
"Fra poco nonna esce. Va a messa e poi si ferma che fa il catechismo. "
"va bene... vedo se posso... "
Uscì. Aspettai che nonna andasse via. Sarebbe tornato?
Tornò. Andai a aprire. Portava uno sciroppo per la tosse. La scusa. Era imbarazzato. Non sapeva che dire. Alla fine disse "sembri più grande di quello che sei. Hai uno sguardo molto sensuale. "
Io non volevo rovinare tutto facendo la dura, niente frasi tipo "ti faccio un bocchino?" anzi aspettavo tremebonda come una vera femminuccia. Alla fine si decise e mi accarezzò il viso, il collo i seni. Mi baciò. Mi leccò i capezzoli.
Vedevo il cazzo gonfio sotto i pantaloncini, lo accarezzavo da sopra. Quando si alzò in piedi, erano pantaloncini larghi, da jogging, con lo slip interno. Bastò superare quel velo e la cappella lucida uscì dal basso, lungo la coscia. Bella, gonfia, rossa. Era impacciato però, ma capendo che la vista del suo cazzo non mi aveva sconvolta, abbassò i pantaloncini e il cazzo saltò su come una molla, verso di me.
Avevo occasione di dimostrare che non ero una ragazzina: guardandolo negli occhi, mi inginocchiai davanti a lui con le labbra socchiuse, aspettando che lui facesse il gesto di darmelo in bocca.
Finalmente. Era il mio terreno. Gli stavo facendo vedere quanto ero brava, ma lui mi sollevò, mi fece girare appoggiata al letto, piegata e cominciò a strofinarmelo fra le labbra della fighetta. Si mischiavano i suoi umori, la mia saliva, la mia bava. Non gli dissi niente. Spinse e mi sverginò. Ero così lubrificata che non mi fece male. E forse mi ero già deflorata da sola, quasi, con le dita, perché nemmeno se ne rese conto. Era bellissimo. Finalmente stavo scopando.
Mi tornavano in mente le immagini delle riviste porno in quella posizione: "a pecorina". Mi vidi da fuori (mi è sempre piaciuto guardarmi nella mia mente mentre faccio sesso) e questo bastò per farmi venire.
Lui ebbe il buon senso di tirarlo fuori e schizzarmi sulla schiena. Lì si accorse di un po' di sangue.
"Hai il ciclo?" mi disse.
"No. Non lo avevo mai fatto" risposi.
Mi guardò sconvolto: "Potevi dirmelo..."
"Perché? io volevo. E' stato bellissimo!"
Lui è stato il mio primo vero uomo.
Era troppo più grande di me, quindi non diceva niente in giro e nessuno andò a raccontargli che in paese molti ragazzi avevano usufruito dei miei servizietti orali.
Studiava a Roma e ci frequentammo per quasi un anno. Aveva una stanza nel quartiere Tiburtino e scopavamo in tutti i modi. Con lui ebbi il mio primo orgasmo anale. Gli piaceva guardare i dvd porno con me e commentarli. Gli piaceva anche guardarli mentre glielo succhiavo e mi diceva quello che vedeva. Avrebbe voluto andare in un cinema a luci rosse insieme e fare sesso lì. Ma non aveva il coraggio di farlo. E non credo mi avrebbero fatta entrare. Io facevo il primo anno al liceo. 15 anni. Era una relazione da tenere segreta. E a me andava benissimo.
A scuola i ragazzi ci provavano ma li tenevo lontani. L’estate mi era bastata per capire. Fai quello che vuoi ma non dare modo a nessuno di usarlo contro di te.
Per me è sempre stato così. Le mie storie, quelle vere, sono sempre state indecenti, da non far conoscere in pubblico. Sono nelle mia natura. Sono le cose che mi eccitano. Il gusto del proibito, del non convenzionale.
Ho sempre avuto una doppia vita. Una facciata rispettabile e una segreta. Dr Jekyll e Mrs Hide.
Penso che abbia preso da mia madre.
Quando ci ricado nel non controllarmi e supero la linea rossa arrivano sempre guai.
Non ricordo quando esattamente, credo avessi compiuto i 16 anni, perché era caldo e c’erano le finestre aperte. Iniziai a giocare con un ragazzo del palazzo di fronte. Mi accorsi che mi spiava quando mi spogliavo e la cosa mi eccitava. Volevo farmi vedere. Lasciavo le finestre aperte e la luce accesa. Lui spegneva la sua ma dietro le serrande vedevo la sua ombra. E io esageravo. Ogni sera gli facevo vedere qualcosa di più. Quello che all’inizio era un passaggio casuale della mia nudità poi era ostentazione. Nuda sul letto a leggere. Luci accese. Finestre aperte. Una sera iniziai a masturbarmi. Lo avevo già fatto le sere precedenti, ma senza farmi vedere. Quella sera esagerai: mi voltai verso di lui, le ginocchia sollevate, le gambe aperte, la mano che toccava.
Che stupida. Ero concentrata su di lui, ma da tutte le altre finestre del palazzo in quel piano potevano vedermi. Si affacciò la madre e prese a inveirmi contro: puttana, zoccola… troia, domani lo dico a tua madre.
Una vergogna terribile. Un colpo al cuore. Ha tarpato le ali a una meravigliosa carriera da esibizionista. Ho vissuto dei giorni che non sarei uscita dalla mia stanza, aspettando chissà quali conseguenze. Non ce ne furono. Se la stronza lo disse a mia madre lei non mi disse nulla. Ma dentro di me la cosa mi ha traumatizzata. Non sono più riuscita a fare sesso in situazioni in cui non ho il controllo delle circostanze e dei presenti.
La storia con il medico finì. Mi misi con un ragazzo che aveva appena iniziato l’Uni. Io facevo il terzo anno al liceo. Non ero più andata al paese della nonna d’estate. Preferivo andare nel paese di mia madre. Nel frattempo c’era stata una breve storia con uno che mi piaceva ma sessualmente era inadeguato. Mi entrava dentro ma non nella testa.
Non avevo più pensato al sesso appena accennato con mia cugina. Non mi consideravo assolutamente lesbica. Anzi quando ci eravamo incontrate in famiglia quella complicità che avevamo quell’estate era scomparsa. Credo soffrisse la differenza sociale fra la mia famiglia e la sua. Me la faceva pesare con qualche frase in cui rimarcava di non avere la mia fortuna.
In una festa di compleanno nella villa al mare di una compagna di classe conobbi quello che per due anni sarebbe stato il mio uomo. E io la sua amante. Assolutamente segreta. Perché era il padre della mia compagna. Aveva 26 anni più di me.
La mia psic dice che ho sempre cercato un padre, nelle relazioni. In effetti, anche mio marito ha vent’anni più di me.
Solo con la mia compagna ora siamo coetanee. Forse ho superato Edipo.
Con il padre della mia compagna di liceo era elettrizzante. Perché mi sembrava di essere un’agente segreto. Le mie amiche non vedevano l’ora di raccontare se avevano storie con qualcuno che non era il ragazzo del banco vicino. Io no. Io dissimulavo perfettamente e godevo della clandestinità della cosa. Ero io a suggerire a lui come comunicare e incontrarci in modo da non sputtanarci. Sono riuscita a fare sesso con lui mentre la moglie e la figlia erano in casa. Mi eccitava da morire questa cosa. Questo sesso rubato nel garage o nella cabina dello stabilimento al mare. Mi piaceva provocarlo mentre altri non guardavano. Avevo letto Lolita di Nabokov e mi sentivo molto nella parte.
Con lui erano quasi sempre rapporti anali. Non prendevo la pillola e il preservativo non piaceva a nessuno dei due. Nel culo lo avevo già fatto e mi piaceva. Ma con lui lo usavamo come una fica. Il sesso con lui era bocca e culo. Mi portava nella sua casa al mare. D’inverno era fredda e umida. Mi piaceva che mi prendesse con forza appena entrati. Mordevo la fodera del divano che sapeva di muffa mentre mi sbatteva il culo con la voglia accumulata in giorni e giorni di pensieri. Lo provocavo mentre eravamo in macchina: "vuoi mettermelo nel culo appena arriviamo?" E’ incredibile quanto sei troia per l’età che hai, mi diceva.
Avevo un “fidanzato” nel frattempo. Mi serviva socialmente. Il sesso con lui era dolce e come bere un sorso di latte caldo prima di andare a dormire. A lui sembrava normale. A me no. Il mio amante mi chiedeva come mi scopava il fidanzato e gli piaceva sentire i particolari. Poi mi scopava il culo di brutto, mi sculacciava e mi prendeva la testa soffocandomi con il suo cazzo.
Oltre a raccontare imparai a inventare per eccitarlo. Gli piaceva che raccontassi come lo avevo succhiato al mio ragazzo, che mi aveva detto, com'era venuto e se avevo ingoiato.
Mi resi conto che con le parole potevo entrare nella sua testa e usarlo, mentre lui godeva usando me.
Tiravo i suoi fili e mi facevo dominare. A 17 anni, secondo me, gestivo un adulto a mio piacimento per il mio piacere. Mi eccitava essere la ragazzina troietta che si scopa il padre delle sue amiche. Mi piaceva anche il suo senso di colpa a volte. E come bastasse guardarlo in un certo modo per farglielo dimenticare.
I ragazzi della mia età mi sembravano stupidi. E sessualmente poco attraenti. Banali. Però ogni tanto qualche storia light l’avevo. Ma senza sputtanarmi. Per andare oltre la pomiciata li facevo penare.
Una volta mi vidi con lui, il mio amante, nel parcheggio sotterraneo di villa borghese. In un angolo poco frequentato gli facevo un pompino mentre con due dita mi scopava il culo. Poi lui andò via con la macchina e io avevo un appuntamento con il mio ragazzo del momento proprio sopra. Mi sentivo l’odore del cazzo sulle labbra, il culo allargato e la figa bagnata. Mi sentivo tanto troia quando lo salutai con un bacino sulla guancia.
Iniziai a fare i primi book fotografici e provini. Mi stancai della relazione segreta. Era diventata ripetitiva. Ero proiettata in un altro mondo e non vedevo l’ora di fare la maturità e andarmene. Ma qui inizia un’altra storia.
“You cannot touch the way I play, or tell me what to say, take me as I am” (Dream Theater)
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Ormai diversi anni fa, Luca, mio marito, mi convinse a buttare giù qualcosa raccontando le mie prime esperienze sessuali. In realtà lo feci per farlo contento, ma senza molto entusiasmo. La prima stesura era una sorta di elenco. Poi lui, facendomi domande, diede allo scritto una forma leggibile.
Lo pubblicò come racconto erotico. Quasi tutti i suoi racconti avevano come soggetto la moglie. In quel momento ero io, negli anni precedenti la ex. Era lui, lo scrittore di casa.
Rileggendolo poi, mi sono resa conto di quanto in quelle righe fossero evidenti delle vere e proprie sliding doors: momenti significativi che mi hanno cambiata.
Quindi voglio provare a fare questa cosa. Prendere quel vecchio testo e rivederlo dopo 13 anni. Io a 39 anni guardo la me a 26 anni che guardava la me a 14 anni.
Insomma racconto le mie prime esperienza sessuali. Qualcosa di erotico c'è. Ma ci sono anche riflessioni. Quindi se queste vi annoiano passate oltre.
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Estate del 2001, 14 anni, in vacanza al paesetto dalla nonna, come ogni anno. Mi annoiavo. Fino all'anno prima ero una ragazzina scalmanata che faceva i giochi dei maschi. Ma quell'estate era tutto diverso, avevo "sviluppato", come diceva mia nonna. E quindi non dovevo più fare il maschiaccio. Ero una “signorina”. Avevo avuto le prime mestruazioni durante l'inverno. Mi erano cresciute le tette. Poco. Due cose che alzavano qualche centimetro di maglietta e facevano male ogni tanto. Insomma ero una donna. La cosa mi inorgogliva e mi faceva sentire grande, eppure gli adulti continuavano a trattarmi da ragazzina.
E il mio corpo era da ragazzina. Alta, magrissima, spigolosa, i capelli biondi quasi bianchi col sole.
Qualche ragazzo più grande iniziava però a guardarmi in modo diverso. Specie le gambe che nude dai calzoncini, buttavo noncurante da tutte le parti.
Io controllavo gli sguardi di tutti quelli che incrociavo, e mi accorgevo se mi guardavano. Anche i vecchi mi guardavano. Poi distoglievano lo sguardo. Magari avevano trentanni, non so, per me se non avevano la mia età o quasi erano tutti vecchi.
Avevo una cugina più grande, Alessia. Non eravamo mai state amiche. Lei era "grande". Erano solo tre anni, ma faceva la differenza. Quell'anno però mi prendeva più in considerazione e la cosa mi faceva enormemente piacere. Avrei fatto qualsiasi cosa per la sua amicizia.
Mi disse che mi ero fatta proprio carina e i suoi amici mi chiedevano di portare anche me quando andavano a ballare. Ovviamente la cosa mi emozionava e non vedevo l'ora, ma mia nonna negava il permesso.
Alessia mi raccontava quando usciva con gli amici, quasi tutte le sere, di quello che faceva e io stavo lì a pendere dalle sue labbra.
Avevo del sesso un'idea confusa. Esisteva internet, ma non era come sarebbe stata negli anni successivi.
Quando lei mi diceva che in realtà non andava a ballare così spesso come raccontava, ma invece andava con il suo ragazzo che aveva la macchina da qualche parte in campagna, non è che capissi bene cosa andassero a fare.
Per me un uomo e una donna si baciavano e il resto non era molto chiaro. Le scene di sesso nei film mi incuriosivano ma mi mettevano a disagio. Non per il sesso, ma perché capivo che qualcosa mi sfuggiva.
Un giorno Alessia, eravamo a casa sua e eravamo sole, mi disse con l’aria di chi promette qualcosa di eccezionale, come assaggiare un dolce prelibato: vieni!
Andò nella camera dei suoi genitori e da un cassetto, sotto la biancheria, tirò fuori delle riviste. "hai mai visto queste cose?" mi chiese. Io non capivo e scossi la testa.
"Guarda" e iniziò a sfogliare. Un fotoromanzo. C'era un ragazzo in un parco che parlava con una ragazza con un cane, andavano in un bar e ridevano. Poi salivano a casa di lei. Era un paese del nord Europa. Lei era mora, i capelli con la frangetta e era bella. Lui biondo quasi rosso, magro, non mi piaceva molto. Si baciavano e iniziavano a spogliarsi. Lei rimaneva in slip, le sue tette erano più grandi delle mie, il suo corpo morbido.
Mi confrontavo.
Guardavo molto più lei che lui, anche lui in slip, il corpo spigoloso.
Ricordo la sensazione di calore improvviso, una specie di tuffo al cuore, quando nelle pagine successive da quegli slip lei tirò fuori un pisello grosso, gonfio, pieno di vene, dritto e duro. C'erano foto in primo piano e ero affascinata da quell'anatomia. Ero come ipnotizzata. Un misto di schifo e di attrazione, avrei voluto distogliere lo sguardo ma non ci riuscivo.
Mi era capitato di vedere mio padre nudo. Ma ovviamente non era in erezione e per me l’anatomia maschile era quella. Un cosetto pendolante fra i peli.
Lei si mise in ginocchio davanti a lui e iniziò a leccare quel coso grosso.
Alessia disse "mica male eh? " ma non sapevo cosa rispondere, perché: a cosa si riferiva? Restai in silenzio.
"Ti piace?" mi chiese.
"Mi fa un po' schifo..." dissi.
"eh schifo... la prima volta forse, poi ti abitui e ti piace..."
Provai a immaginare cosa si provasse a leccare il pisello di un uomo. Mi vene in mente, forse perché un po' come tipo gli somigliava, uno zio. Scacciai il pensiero.
Le foto continuavano. Ora era lui che allargava le gambe a lei e la leccava. Questo mi faceva ancora più schifo. Vederne il volto e la lingua immerso nella sua vagina aperta! io mi ero guardata, anche allo specchio, ma mai avevo visto l'anatomia femminile così da vicino. E poi io avevo una peluria leggera. Quella era un cespuglio!
Poi lui l'aveva messo dentro e si erano girati in varie posizioni sul divano, per terra, poggiati a un tavolino... lei poi lo aveva di nuovo preso in bocca e a un certo punto lei aveva il viso pieno di una crema bianca, mentre il pene era gonfio e rosso al massimo.
Sconvolgente. Mi ricordo perfettamente la sensazione di vedere lei che con la lingua raccoglieva delle gocce di seme e le gustava. La sua espressione almeno era quella di una che assaggiasse una cosa buona.
Alessia: " quanta sborra..." Era la prima volta che sentivo quella parola. O meglio, l'avevo sentita ma non sapevo cosa fosse. Ora capivo.
Dissi: "che sapore ha?"
Alessia fece la grande, esperta:" mmmm dipende... a volte è dolce, a volte amaro... dipende dagli uomini"
"Tu lo hai fatto?" chiesi.
"Beh ovvio. A loro piace. Mica puoi scopare con tutti..."
"Io non ho mai fatto niente..."
"si lo avevo capito... per questo ti sto facendo vedere queste cose... perché se esci con un ragazzo che figura ci fai? e mi fai fare pure a me... "
"non so se sarei capace... non so come si fa..."
"ma è facilissimo... cosa credi... guarda..." andò in cucina e tornò con un cetriolo... "vedi? lo prendi con la mano e poi giri intorno con la lingua... poi lo avvolgi con la bocca e succhi, ma continui a girare la lingua... così..." e mi faceva vedere.
"Prova tu"
Il cetriolo era tutto bagnato della sua saliva ma non mi andava di farle capire che un po' mi faceva schifo e quindi appoggiai la punta della lingua così bagnato com'era. Poi iniziai a succhiare. Ma mi sentivo un po' ridicola.
"No, così non va bene" disse lei "Bisogna essere più naturali. Allora facciamo che siamo in macchina, tiriamo giù i sedili, ci baciamo un po' e allora lui lo tira fuori e tu gli fai una sega"
Inutile dire che non sapevo nemmeno cosa fosse una sega.
Allora si è seduta sul divano mettendo il cetriolo nell'attaccatura delle cosce, strette nei jeans, in modo che stesse verso l'alto, come un cazzo dritto. Prese la mia mano e la fece chiudere a anello intorno al cetriolo.
"Ecco, fai così, vai su e giù, inizi piano poi quando vedi che è duro puoi anche fare più forte...capito?"
Ero turbata. Imparavo cose nuove. Sentivo un calore che mi veniva dalla patata.
Anche Alessia era rossa in volto e le brillavano gli occhi. Mi impegnai in quel movimento. Poi Alessia mi prese la nuca e mi spinse verso il cetriolo/cazzo. "
Se non lo fa lui, ma lo fanno sempre, puoi farlo da sola. Lecchi e succhi. Se lui ti spinge troppo e ti arriva in gola glielo dici."
Sentivo la mano di Alessia sulla mia nuca che mi spingeva e mi accarezzava mentre china su di lei baciavo e succhiavo quell'ortaggio. In realtà ero a pochi centimetri dal suo ventre e ne sentivo il calore sul viso.
"Questo si chiama bocchino, o pompino, è lo stesso. Ma ora mi è venuta una voglia... a te no? vorrei proprio un bel cazzo vero ... mmmhhh "
Continuammo a guardare le riviste. Le altre non erano fotoromanzi ma c'erano scene di sesso. Ero frastornata. Guardavo avidamente tutto. Non mi ero accorta che Alessia aveva slacciato i jeans e con la mano era entrata sotto e si stava toccando mentre guardava le immagini.
"Tu non ti tocchi mai?" mi chiese a bruciapelo. In effetti mi era capitato di provare belle sensazioni stringendo le cosce forte, credo qualcosa simile all’orgasmo, ma no, non mi ero mai toccata. Glielo dissi.
"Ti devo insegnare proprio tutto. " guardò l'ora, forse temeva che tornassero i suoi. Andò in un'altra stanza e tornò senza jeans ma con un vestitino scamiciato, leggero, che le arrivava al ginocchio.
"Così sono più libera." Si è seduta di nuovo sul divano con la rivista in mano. "Anzi no... tienila tu, sfogliala piano "
Io ero seduta accanto a lei e sfogliavo la rivista, mentre lei si toccava con entrambe le mani fra le cosce. Io con la rivista non vedevo ma sentivo i suoi movimenti e i suoi sospiri.
"
Dai toccati anche tu. Da sola non ci riesco." disse. A me pareva che ci riuscisse benissimo. Lei intendeva che non riusciva a venire, ma io non lo sapevo.
"Guarda" mi disse. E alzò la gonna, aprendo le gambe. Vedevo che si toccava e si accarezzava. Ero seduta vicino a lei e non davanti quindi vedevo poco, e poi allora nessuna si depilava e lei era molto pelosa. Mi arrivava il suo odore però e ero completamente nel pallone. Stavamo facendo una cosa proibita. Eccitante.
Misi la mia mano nei pantaloni e scoprii che ero tutta bagnata. Era bellissimo. Ebbi quasi subito il primo orgasmo, cercando di trattenere i gemiti che mi venivano, ma Alessia venne insieme a me, quasi.
"E' stato bellissimo" disse "a te è piaciuto?" Io mi sentivo in paradiso, avrei voluto abbracciarla.
Tornai a casa che volavo. In poche ore avevo scoperto il sesso. Non vedevo l'ora di farlo di nuovo. La sera nel letto lo feci due volte.
Non vedevo l'ora di rivedere Alessia, ma passarono due giorni. Due giorni in cui mi masturbai decine di volte. Si era scoperchiato il vaso di Pandora.
Quando rividi Alessia lei non disse nulla, parlava di altro. Io invece non vedevo l'ora di parlarne di nuovo e avrei voluto vedere quei giornali. Alla fine mi feci forza e glielo chiesi, se poteva prestarmene uno.
"Non posso, sono dei miei, non sanno che li guardo. Se se ne accorgono chissà che casino. Però possiamo tornare a vederli insieme quando non ci sono. Domani pomeriggio, per esempio."
Era quello che volevo.
Attesi contando i minuti. Mi masturbai una decina di volte, credo.
Il giorno dopo andai a casa sua che non stavo nella pelle.
Appena entrate mi disse "vieni" e mi portò in quella camera a prendere i giornali.
Iniziammo a sfogliarli avidamente. Stavolta entrambe avevamo la gonna e quasi subito prendemmo a toccarci. A un certo punto, la folgorazione: c'erano le immagini di due donne che facevano sesso fra loro. Giuro che non lo sapevo che si potesse fare.
"Guarda queste due lesbicone..." disse Alessia "Non capisco come fanno, senza un cazzo vero. Tu lo faresti?"
Mi prese alla sprovvista. Non sapevo cosa rispondere. Io non sapevo nemmeno come fosse, un cazzo vero. Dissi di no, boh, non so.
"Proviamo" disse Alessia "Tocchiamoci una con l'altra come se ci toccassimo noi. Io tocco te e tu tocchi me."
Eravamo sedute una vicina all'altra, attaccate, la sua mano destra fra le mie gambe e la mia sinistra fra le sue. La sensazione di essere toccate da un'altra mano era elettrizzante, perché non sapevi cosa avrebbe fatto.
Io ripetevo quello che faceva lei. Ci piaceva a entrambe, perché allargavamo le cosce e lei a un certo punto la mise sopra la mia. La sua pelle bruciava. Mi disse quello che le piaceva.
"Ma tu sei vergine, no?" mi chiese. E ovviamente lo ero.
"Io no" disse "Quindi mi puoi infilare un dito dentro? per favore..."
Lo feci e era bollente. Bagnata. Mi disse come le piaceva e la feci venire. Ero molto soddisfatta di me. Perchè lei mi ringraziò.
Poi però disse: "Noi però non siamo lesbiche. E' solo per insegnarti."
Quando si volse portai il dito al naso, volevo sentire il suo odore, e senza nemmeno rendermene conto mi ritrovai a succhiarlo. Per la prima volta in vita mia mi sentii porca. Quella sensazione di fare una cosa sporca, sconveniente, e che ti piace.
Avevo masturbato mia cugina, le avevo infilato un dito nella fica e lo avevo leccato. Ero lesbica? No. Non sentivo voglia di baciarla, o accarezzarla, di tenerezza. Avevo solo voglia di sesso.
Dopo un paio di giorni finalmente mi mandarono a una festa a casa di altri amici. C'era Alessia e c'erano dei ragazzi. A uno piacevo.
Io ero solo galvanizzata dal fatto che piacessi a un ragazzo. Non importava chi e come. Se io piacevo a lui allora lui piaceva a me. In realtà non era granché. Uno del posto. Sicuramente più avvezzo a trattare con gli animali da cortile che con le ragazze.
A un certo punto Alessia mi disse: "Andiamo in macchina alla panoramica." Guidava il suo ragazzo e lei stava davanti con lui, io dietro con il tonto.
In realtà andammo in una casa vuota che loro conoscevano. Si entrava da una finestra rot
ta. C'erano dei materassi. Una situazione veramente squallida a ripensarci. Alessia e il suo ragazzo si chiusero in una stanza. Io e l'altro rimanemmo da soli. Lui non si decideva e non sapevo cosa fare.
Alla fine mi diedi aria di esperta e spregiudicata e gli dissi, a bruciapelo: "Ti faccio un bocchino?"
Lui, me lo ricordo benissimo, arrossì violentemente, diventò paonazzo. Balbettò: "Beh se vuoi."
"Allora siediti“ gli dissi. Mi ricordavo le tante immagini viste insieme a Alessia.
"Slacciati i pantaloni. Se no come faccio?"
Lui tirò giù i pantaloni al ginocchio, ma senza togliersi le mutande.
"anche quelle... giù..."
Lo fece. Ma invece del cazzo duro e grosso che mi aspettavo c'era una cosa che quasi scompariva fra i peli. Questo a ripensarci mi fa ridere, perché con la lezione del cetriolo, era stato facile: lo prendi in mano, fai su e giù, poi ti chini e lo prendi in bocca e succhi.
Ma con questo coso come faccio?
Lo toccai timidamente con le dita. Non sapevo se dirgli di farlo indurire? I maschi lo fanno a comando? non lo sapevo.
Ci giocherellai con le dita e vidi che iniziava, a scatti, a crescere.
Continuai a giocherellarci e diventò abbastanza grosso da poterlo stringere nella mano, ma era ancora molliccio, non era certo come il cetriolo. Non potevo fare su e giù.
Ma continuò a crescere. Quel miracolo mi affascinava. Diventava sempre più grosso. Se prima lo tenevo fra le dita ora quasi non chiudevo la mano intorno.
Mi trovai la mano tutta bagnata, facevo su e giù e la mano era lucida di quel liquido appiccicoso come la bava delle lumache. Ora era diventato duro e grosso. Ora si che era un cazzo. L'odore che mi arrivava addosso era forte. Mi venne in mente l'odore dei bagni della stazione. Mi disgustava e mi attraeva nello stesso tempo. Era una cosa sporca. Stavo facendo una "sega" e avevo un cazzo in mano come nelle riviste porno. Mi misi più comoda e mi chinai verso quel cazzo. Lui non diceva niente. Non ricordo nemmeno che faccia avesse ma ricordo il cazzo. Allora non lo sapevo ma ero stata fortunata: il tonto aveva un signor cazzo. Scuro, venoso, dalla cappella larga, non troppo lungo ma grosso.
Il suo odore mi avvolgeva. Sicuramente non si era aspettato che la giornata andasse in quel modo, e i ragazzi si sa, non sono molto puliti. Dal suo pene mi arrivava il suo odore, misto a urina, in qualche modo mi ha marchiata.
Il mio primo sesso è stato in una situazione squallida con un cazzo che sapeva di piscio. Mi ha traumatizzata? Non lo so. Forse. Più che altro è stato un imprinting.
Mi sono chinata su di lui e ho preso a leccarlo. Un po' pensavo a cosa fare, ma penso che leccassi come un cane, impiastricciandomi tutta la faccia del suo liquido salato. Ma stavo scomoda e non riuscivo. Avrei dovuto mettermi in ginocchio ma non mi venne in mente. Così tutta storta riuscivo solo a leccarlo e succhiare la punta.
Allora finalmente il tontolone prese in mano la situazione. Si alzò in piedi e mi venne davanti. Io ero seduta su questo materasso per terra e finalmente, stando più comoda, appoggiai le spalle al muro, mentre lui era in piedi davanti a me, in una posizione a gambe aperte, per abbassarsi e stare a livello della mia bocca. Come se pisciasse, mi venne in mente.
Lo avevo davanti alla bocca tutto duro e bagnato. Aprii la bocca e lui iniziò a muoversi dentro di me. Non dovevo fare altro che tenere la bocca aperta e muovere la lingua.
A un certo punto mi sentii scoppiare. Mi inondava di sborra, non finiva più di schizzare. Deglutire a bocca aperta è difficile ma lui non si tolse e ero come inchiodata al muro. Mi veniva da vomitare con quella roba densa e calda. Molta mi colava fuori dalla bocca e un po' la mandai giù.
Non feci una piega.
"Scusa " mi disse "Non mi sono trattenuto"
"E di che? buono..." risposi con l’aria d chi lo faceva prima e dopo i pasti tutti i giorni.
Uscimmo dalla stanza e fumammo una sigaretta. Lui voleva abbracciarmi, goffamente. Ma ero piuttosto fredda. Avevo avuto quello che volevo. Non era lui a interessarmi, ma il sesso.
Quando uscì Alessia,con la scusa di andare a fare pipì ci appartammo. I maschi nel frattempo si raccontavano quello che avevano fatto, ma io non lo sapevo.
"Allora ? come è andata? "mi chiese.
"Gli ho fatto un bocchino" dissi. Orgogliosa.
"Così??? senza nemmeno conoscerlo? Ma vi siete messi insieme?"
"eeh? no. Lui non faceva niente e allora gliel'ho detto io."
"Ma sei matta? Oddio sei una forza. Non devi fare così però. Devi tirarli un po' più a lungo. Se gli fai un servizietto mezzora dopo che l'hai conosciuto la prossima volta che gli dai, il culo?"
Il culo? in che senso, pensai.
Ma va beh, ormai la cosa era andata. Il tipo ovviamente lo raccontò a tutti gli amici e in breve ero diventata "la bocchinara". C'era la fila per uscire con me. Anche gli sposati mi facevano il filo... diventai molto popolare in paese.
Insomma, il mio primo bacio è venuto dopo il mio primo bocchino.
Alessia mi disse che avevo bisogno di un corso accelerato di educazione sessuale, perché si sentiva responsabile e non voleva finissi incinta o peggio.
Per cui un paio di pomeriggi, sempre con le riviste porno che prendeva dal cassetto dei suoi, mi spiegava il sesso e le sue varianti. Finiva sempre che ci sditalinavamo, da sole o a vicenda.
Ecco, la parola "ditalino" fu una di quelle che arricchì il mio vocabolario. Insieme a scopare, chiavare, fottere... ma mentre con i ditalini ero diventata assai esperta, di fottere non se ne parlava, perché secondo lei era meglio che la mia verginità la tenessi per un'occasione speciale. E poi c'era rischio di rimanere incinta.
Ero una ragazzina. Le mie tette appena sviluppate bucavano i vestitini leggeri che portavo. Ai maschi non pareva vero che quel fiorellino fosse così disponibile. Avere la loro attenzione mi faceva sentire grande e importante. Mi corteggiavano ragazzi grandi, con la macchina, che avevano disponibilità economiche che io nemmeno mi sognavo. Il tutto al prezzo di un pompino.
Così la mia collezione di cazzi quell'estate, passò da zero a molti in poche settimane. Mi piaceva essere desiderata, mi piaceva sapere di avere quel potere su di loro. Imparai presto che per quello potevo chiedergli tutto: locali, cene, discoteche, cinema.
Certo, provavano a scopare ma ero irremovibile. Probabilmente mi difendeva anche il fatto che per l'età che avevo correvano seri rischi, nel caso di fosse risaputo.
"No, sono vergine. Se vuoi ti faccio un bocchino, sono brava." Accettavano tutti.
C'era pure chi mi faceva la morale. Ma solo dopo.
Si sgravava la coscienza: "Ma ce l'hai il ragazzo? non dovresti essere così disponibile. Ora perché hai incontrato me, ma se trovavi un malintenzionato?"
Raccontavo tutto a Alessia e ci scambiavamo commenti su chi e come. Eravamo due troiette sempre disponibili. Eravamo le ragazze della comitiva. Andavamo in una casa a ascoltare musica e lì facevamo pompini a raffica. Una volta ne feci sei di seguito. Mi ricordo la battuta che fece uno: "Moni non avrà fame, stasera, con tutte le uova che si è bevuta. " e un altro: "Si ma solo il bianco.". Non mi offendevo, ci ridevo.
Facevano delle gare, tipo chi schizzava più lontano. Tutti appoggiati al muro e io e Alessia che li segavamo e misuravamo. O chi ce l'aveva più lungo e noi li facevamo diventare duri e poi li misuravamo.
Il primo bacio, e unico, con Alessia, ce lo siamo date leccando il cazzo di Raffaele, che poi era quello che ce l'aveva più lungo. Una da una parte e una dall'altra, perché quella volta facevamo la gara a chi era più brava.
E poi c'era la gara a chi li faceva schizzare prima. O, fra loro, a chi resisteva di più.
I ragazzi avevano 17-18 anni... stavano sempre col cazzo duro e schizzavano come idranti senza controllo.
Passavamo i pomeriggi così.
Alessia scopava con uno di loro solamente. Io no. Andavo avanti a ditalini. Ma stranamente non erano questi giochi con i ragazzi a eccitarmi, bensì le immagini delle riviste. Mi eccitavo di più a guardare quelle immagini che a fare sesso con i ragazzi.
A me interessava essere integrata in quel mondo di grandi. Non avevo interesse specifico per un ragazzo in particolare. Si, c'erano quelli che mi erano più simpatici, con cui mi piaceva pomiciare e mi facevo toccare, ma un pompino in via amichevole lo facevo anche a chi non mi piaceva particolarmente, solo per "amicizia".
Poi però conobbi un ragazzo, Paolo, che mi piaceva davvero. Forse perché non mi prendeva in considerazione. Era più grande e fidanzato. Veniva solo nei weekend perché lavorava a Ancona e quando lo vedevo era sempre con la ragazza, che mi guardava male.
Una volta riuscii a rimanere sola con lui e con il mio stile molto diretto gli dissi che mi piaceva e che se voleva potevo farlo divertire e che ero molto meglio della sua ragazza.
Lui mi disse che non gli piaceva mangiare nel piatto dove mangiavano tutti.
Ci rimasi male. Lo mandai affanculo e gli dissi che era frocio. Ma ci rimasi malissimo.
Così iniziai a rivedere certi miei atteggiamenti. Uscivo meno di casa e mettevo scuse.
Anni dopo, anche con la mia psic, ho capito quanto questo rifiuto sia stato traumatizzante e avesse influito sulla mia evoluzione. Io usavo il sesso per affermarmi socialmente. Ma questo se da un lato ti apriva delle porte, dall’altro te ne chiudeva altre.
Ci voleva discernimento.
Non valeva la pena combattere battaglie. Si poteva essere senza apparire. Potevo gestire la mia immagine.
Mundus vult decipi, ergo decipiatur. (Il mondo vuole essere ingannato, allora inganniamolo)
L'estate stava finendo e fra poco sarei tornata a Roma. Mi presi un'influenza e restai a casa, malata. Così conobbi un mezzo cugino che era quasi medico. La prima volta che venne nella mia stanza per sapere che sintomi avessi e per dirmi di prendere aspirine c'era anche mia nonna. Però quando passò il giorno dopo lei era dabbasso e lui salì da solo. In realtà stavo meglio e giocherellavo sotto il lenzuolo con il mio clitoride e le labbra della mia fighetta.
Lui era in pantaloncini e maglietta. Mi disse che voleva sentire il respiro quindi mi fece sedere sul letto, tirò su la maglietta e appoggiò il fonendoscopio sulla schiena, facendomi fare dei respiri. Il contatto con lo strumento freddo mi dava i brividi e i capezzoli erano due chiodi. Lui aveva 25 anni circa, un po' di barba, era diverso dai ragazzi che conoscevo.
Mi piaceva. Ma proprio per questo non avevo coraggio di dirgli niente. La delusione dell'altro che mi aveva rifiutata con disprezzo mi aveva reso molto insicura.
Ma lui continuava toccarmi per farmi girare. Poi disse che non sentiva bene e invece dello strumento poggiò l'orecchio sulla schiena. La barba pizzicava, i capelli mi solleticavano. Mi sentivo arrossire ma ero eccitata. Avrei voluto toccarmi, subito. Lui riuscii accidentalmente a sfiorarmi i capezzoli. Poi mi disse: "sono sempre così duri?" toccandone uno con la punta delle dita. Avrei voluto che lo stringesse a pinza, che me lo tirasse, perché era collegato al clitoride.
Ma lui si limitava a toccarlo. Respiravo più forte e per la prima volta ero io a essere sedotta. Ero seduta sul letto, la maglietta tirata su al collo, in slip. Lui era seduto vicino a me e quando si alzò vidi chiaramente il bozzo che tendeva i pantaloncini. Al punto che lui era costretto a stare piegato leggermente in avanti tanto era evidente.
Questo mi diede sicurezza. Appoggiai la mano su quella sporgenza e sotto sentii chiaramente la forma del cazzo, duro. Lui rimase sorpreso: "che fai? no..."balbettò, tirandosi indietro, ma non troppo, perché potevo ancora toccarlo.
Avevo voglia, e anche lui. Ma c'era mia nonna sotto.
"sei una ragazzina. "mi disse.
"ti prego." mi sfuggì. Lo volevo veramente. Per la prima volta.
"Fra poco nonna esce. Va a messa e poi si ferma che fa il catechismo. "
"va bene... vedo se posso... "
Uscì. Aspettai che nonna andasse via. Sarebbe tornato?
Tornò. Andai a aprire. Portava uno sciroppo per la tosse. La scusa. Era imbarazzato. Non sapeva che dire. Alla fine disse "sembri più grande di quello che sei. Hai uno sguardo molto sensuale. "
Io non volevo rovinare tutto facendo la dura, niente frasi tipo "ti faccio un bocchino?" anzi aspettavo tremebonda come una vera femminuccia. Alla fine si decise e mi accarezzò il viso, il collo i seni. Mi baciò. Mi leccò i capezzoli.
Vedevo il cazzo gonfio sotto i pantaloncini, lo accarezzavo da sopra. Quando si alzò in piedi, erano pantaloncini larghi, da jogging, con lo slip interno. Bastò superare quel velo e la cappella lucida uscì dal basso, lungo la coscia. Bella, gonfia, rossa. Era impacciato però, ma capendo che la vista del suo cazzo non mi aveva sconvolta, abbassò i pantaloncini e il cazzo saltò su come una molla, verso di me.
Avevo occasione di dimostrare che non ero una ragazzina: guardandolo negli occhi, mi inginocchiai davanti a lui con le labbra socchiuse, aspettando che lui facesse il gesto di darmelo in bocca.
Finalmente. Era il mio terreno. Gli stavo facendo vedere quanto ero brava, ma lui mi sollevò, mi fece girare appoggiata al letto, piegata e cominciò a strofinarmelo fra le labbra della fighetta. Si mischiavano i suoi umori, la mia saliva, la mia bava. Non gli dissi niente. Spinse e mi sverginò. Ero così lubrificata che non mi fece male. E forse mi ero già deflorata da sola, quasi, con le dita, perché nemmeno se ne rese conto. Era bellissimo. Finalmente stavo scopando.
Mi tornavano in mente le immagini delle riviste porno in quella posizione: "a pecorina". Mi vidi da fuori (mi è sempre piaciuto guardarmi nella mia mente mentre faccio sesso) e questo bastò per farmi venire.
Lui ebbe il buon senso di tirarlo fuori e schizzarmi sulla schiena. Lì si accorse di un po' di sangue.
"Hai il ciclo?" mi disse.
"No. Non lo avevo mai fatto" risposi.
Mi guardò sconvolto: "Potevi dirmelo..."
"Perché? io volevo. E' stato bellissimo!"
Lui è stato il mio primo vero uomo.
Era troppo più grande di me, quindi non diceva niente in giro e nessuno andò a raccontargli che in paese molti ragazzi avevano usufruito dei miei servizietti orali.
Studiava a Roma e ci frequentammo per quasi un anno. Aveva una stanza nel quartiere Tiburtino e scopavamo in tutti i modi. Con lui ebbi il mio primo orgasmo anale. Gli piaceva guardare i dvd porno con me e commentarli. Gli piaceva anche guardarli mentre glielo succhiavo e mi diceva quello che vedeva. Avrebbe voluto andare in un cinema a luci rosse insieme e fare sesso lì. Ma non aveva il coraggio di farlo. E non credo mi avrebbero fatta entrare. Io facevo il primo anno al liceo. 15 anni. Era una relazione da tenere segreta. E a me andava benissimo.
A scuola i ragazzi ci provavano ma li tenevo lontani. L’estate mi era bastata per capire. Fai quello che vuoi ma non dare modo a nessuno di usarlo contro di te.
Per me è sempre stato così. Le mie storie, quelle vere, sono sempre state indecenti, da non far conoscere in pubblico. Sono nelle mia natura. Sono le cose che mi eccitano. Il gusto del proibito, del non convenzionale.
Ho sempre avuto una doppia vita. Una facciata rispettabile e una segreta. Dr Jekyll e Mrs Hide.
Penso che abbia preso da mia madre.
Quando ci ricado nel non controllarmi e supero la linea rossa arrivano sempre guai.
Non ricordo quando esattamente, credo avessi compiuto i 16 anni, perché era caldo e c’erano le finestre aperte. Iniziai a giocare con un ragazzo del palazzo di fronte. Mi accorsi che mi spiava quando mi spogliavo e la cosa mi eccitava. Volevo farmi vedere. Lasciavo le finestre aperte e la luce accesa. Lui spegneva la sua ma dietro le serrande vedevo la sua ombra. E io esageravo. Ogni sera gli facevo vedere qualcosa di più. Quello che all’inizio era un passaggio casuale della mia nudità poi era ostentazione. Nuda sul letto a leggere. Luci accese. Finestre aperte. Una sera iniziai a masturbarmi. Lo avevo già fatto le sere precedenti, ma senza farmi vedere. Quella sera esagerai: mi voltai verso di lui, le ginocchia sollevate, le gambe aperte, la mano che toccava.
Che stupida. Ero concentrata su di lui, ma da tutte le altre finestre del palazzo in quel piano potevano vedermi. Si affacciò la madre e prese a inveirmi contro: puttana, zoccola… troia, domani lo dico a tua madre.
Una vergogna terribile. Un colpo al cuore. Ha tarpato le ali a una meravigliosa carriera da esibizionista. Ho vissuto dei giorni che non sarei uscita dalla mia stanza, aspettando chissà quali conseguenze. Non ce ne furono. Se la stronza lo disse a mia madre lei non mi disse nulla. Ma dentro di me la cosa mi ha traumatizzata. Non sono più riuscita a fare sesso in situazioni in cui non ho il controllo delle circostanze e dei presenti.
La storia con il medico finì. Mi misi con un ragazzo che aveva appena iniziato l’Uni. Io facevo il terzo anno al liceo. Non ero più andata al paese della nonna d’estate. Preferivo andare nel paese di mia madre. Nel frattempo c’era stata una breve storia con uno che mi piaceva ma sessualmente era inadeguato. Mi entrava dentro ma non nella testa.
Non avevo più pensato al sesso appena accennato con mia cugina. Non mi consideravo assolutamente lesbica. Anzi quando ci eravamo incontrate in famiglia quella complicità che avevamo quell’estate era scomparsa. Credo soffrisse la differenza sociale fra la mia famiglia e la sua. Me la faceva pesare con qualche frase in cui rimarcava di non avere la mia fortuna.
In una festa di compleanno nella villa al mare di una compagna di classe conobbi quello che per due anni sarebbe stato il mio uomo. E io la sua amante. Assolutamente segreta. Perché era il padre della mia compagna. Aveva 26 anni più di me.
La mia psic dice che ho sempre cercato un padre, nelle relazioni. In effetti, anche mio marito ha vent’anni più di me.
Solo con la mia compagna ora siamo coetanee. Forse ho superato Edipo.
Con il padre della mia compagna di liceo era elettrizzante. Perché mi sembrava di essere un’agente segreto. Le mie amiche non vedevano l’ora di raccontare se avevano storie con qualcuno che non era il ragazzo del banco vicino. Io no. Io dissimulavo perfettamente e godevo della clandestinità della cosa. Ero io a suggerire a lui come comunicare e incontrarci in modo da non sputtanarci. Sono riuscita a fare sesso con lui mentre la moglie e la figlia erano in casa. Mi eccitava da morire questa cosa. Questo sesso rubato nel garage o nella cabina dello stabilimento al mare. Mi piaceva provocarlo mentre altri non guardavano. Avevo letto Lolita di Nabokov e mi sentivo molto nella parte.
Con lui erano quasi sempre rapporti anali. Non prendevo la pillola e il preservativo non piaceva a nessuno dei due. Nel culo lo avevo già fatto e mi piaceva. Ma con lui lo usavamo come una fica. Il sesso con lui era bocca e culo. Mi portava nella sua casa al mare. D’inverno era fredda e umida. Mi piaceva che mi prendesse con forza appena entrati. Mordevo la fodera del divano che sapeva di muffa mentre mi sbatteva il culo con la voglia accumulata in giorni e giorni di pensieri. Lo provocavo mentre eravamo in macchina: "vuoi mettermelo nel culo appena arriviamo?" E’ incredibile quanto sei troia per l’età che hai, mi diceva.
Avevo un “fidanzato” nel frattempo. Mi serviva socialmente. Il sesso con lui era dolce e come bere un sorso di latte caldo prima di andare a dormire. A lui sembrava normale. A me no. Il mio amante mi chiedeva come mi scopava il fidanzato e gli piaceva sentire i particolari. Poi mi scopava il culo di brutto, mi sculacciava e mi prendeva la testa soffocandomi con il suo cazzo.
Oltre a raccontare imparai a inventare per eccitarlo. Gli piaceva che raccontassi come lo avevo succhiato al mio ragazzo, che mi aveva detto, com'era venuto e se avevo ingoiato.
Mi resi conto che con le parole potevo entrare nella sua testa e usarlo, mentre lui godeva usando me.
Tiravo i suoi fili e mi facevo dominare. A 17 anni, secondo me, gestivo un adulto a mio piacimento per il mio piacere. Mi eccitava essere la ragazzina troietta che si scopa il padre delle sue amiche. Mi piaceva anche il suo senso di colpa a volte. E come bastasse guardarlo in un certo modo per farglielo dimenticare.
I ragazzi della mia età mi sembravano stupidi. E sessualmente poco attraenti. Banali. Però ogni tanto qualche storia light l’avevo. Ma senza sputtanarmi. Per andare oltre la pomiciata li facevo penare.
Una volta mi vidi con lui, il mio amante, nel parcheggio sotterraneo di villa borghese. In un angolo poco frequentato gli facevo un pompino mentre con due dita mi scopava il culo. Poi lui andò via con la macchina e io avevo un appuntamento con il mio ragazzo del momento proprio sopra. Mi sentivo l’odore del cazzo sulle labbra, il culo allargato e la figa bagnata. Mi sentivo tanto troia quando lo salutai con un bacino sulla guancia.
Iniziai a fare i primi book fotografici e provini. Mi stancai della relazione segreta. Era diventata ripetitiva. Ero proiettata in un altro mondo e non vedevo l’ora di fare la maturità e andarmene. Ma qui inizia un’altra storia.
di
Moniq
Moniq
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