Una ragazza a L.A. 3 - Petra
scritto il 2026-10-29 tempo di lettura 9 min
di
Moniq
genere
orge
cura
B+
Io dormo poco. Sono una di quelle persone a cui bastano 4-5 ore per notte.
Questo è sempre stato un vantaggio, nella mia vita. Ma a volte no.
Come quella prima mattina in quella casa. Non sapevo dove mettere le mani. E i piedi.
C’era un casino indescrivibile. I resti della fiesta erano ovunque. Nel water c’era una scarpa da donna. Un tipo dormiva sul divano e si era coperto con i cuscini delle poltrone. Patatine schiacciate sulla moquette. Lattine di birra miracolosamente impilate, vuote, sul tavolino in salone, in una torre di almeno due metri. Restai a guardarle una manciata di secondi di troppo.
Io sono sempre stata una che cerca “segni” nelle cose che ha intorno. Niente di quelle seghe mentali new age beninteso. Penso siano solo trigger points che fanno emergere pensieri dall’inconscio. Catalizzano.
La colonna di lattine di birra mi suggeriva quanto fosse precaria tutta quella situazione. Io ero una di quelle lattine.
La casa era silenziosa. Una luce bellissima entrava dalle ampie finestre. Nella frenesia del giorno precedente non avevo nemmeno fatto caso a quanto fosse bello il panorama. L’oceano in lontananza era una bolla di luce. Fra il verde della collina su cui poggiavano le case e l’oceano, c’era la città. Una coltre di caligine che ricopriva strade, case, auto, milioni di persone in un tutto indistinto dai colori tenui e sfocati. A perdita d’occhio.
Avevo bisogno di abiti. Scesi in strada e iniziai a camminare. Il giorno prima con Ty avevamo fatto un’altra percorso e non mi ero guardata molto intorno. Ora mi rendevo conto di essere in un quartiere esclusivo. Le case erano incredibili. Ampi viali alberati, piste ciclabili, ville… hollywoodiane. Non c’era altro termine. Ero lì, del resto. Mi sembrava di essere in un film, nel senso che mi sembrava di riconoscere quello che vedevo.
Come cazzo faceva Tyler a vivere in un posto del genere e a stare senza soldi?
Iniziai a camminare veloce e poi a correre. Per sudare via la serata di ieri ma anche per dare un senso alla mia presenza in quelle strade. Non volevo passare per una sbandata. Mi ritrovai su San Vicente Blvd ma vicino a un alto negozio. Entrai e comprai tutto quello che poteva servirmi. Scarpe da corsa, t-shirt, pantaloncini. Avevo intenzione di chiamare il contatto che mi aveva dato Jane e se avessi strappato un appuntamento volevo arrivarci in forma.
Quando tornai a casa niente era cambiato. Non si era svegliato nessuno. Uscii a correre e pensare.
----
La casa di Tyler era in un fondo fiduciario a suo nome che gli forniva anche una rendita sufficiente per vivere, se ci avesse vissuto in modo piuttosto morigerato.
Ma Mrs Moderation e Tyler non erano mai nella stessa stanza contemporaneamente.
Quindi i soldi finivano abbastanza velocemente ogni mese. Anzi ogni mese finivano prima, dovendo pagare i debiti del mese precedente. Dopo tre ore gli avevo già detto: “ma scusa, a che ti servono tutte le stanze? Affittale no? “. Cominciò a pensarci su.
Tyler era così abituato a essere oggetto di attrazione sessuale di maschi e femmine, corteggiato e assecondato, che quando qualcuno lo trattava come un normale essere umano ci rimaneva male e soffriva.
Bucava gli impegni di lavoro o rifiutava quando c’erano orari o locations che non gli piacevano. Nonostante fosse in quel momento molto ricercato era chiaro che non sarebbe durata.
In pratica mi ritrovai a fargli da madre. Io che ho l'istinto materno di una tartaruga. Lo consolavo quando era depresso e poi cercavo di impedirgli di combinare casini con le agenzie o con quel tipo di gente che è tutto di guadagnato non abbiano consapevolezza della tua esistenza. E gestivo la casa. E lavoravo.
Lui in cambio mi ospitava, mi scopava benissimo e mi faceva entrare in ogni sorta di situazioni in cui cercare agganci per lavorare.
Iniziammo la nostra convivenza ancora senza dirci come stiamo bene insieme, che ci amavamo o cose del genere. Non mi pesava e nemmeno a lui.
Usciva senza dirmi dova andava e altrettanto facevo io. Portava a casa amici per giocare a carte o suonare. Se non c'era da mangiare, cosa che succedeva otto volte su dieci, Si faceva una colletta e si andava a comprare qualche schifezza. Oppure si chiamava l'amico che veniva invitato solo perché aveva i soldi per comprare cibo per tutti. Scopavamo più o meno tutti i giorni e gli facevo moltissimi pompini. Amava i miei pompini e io non glieli facevo mancare. Dovevo dimostrargli la mia gratitudine in qualche modo, no?
Ma questo era poi. Quel primo giorno chiamai il contatto di Jane. La manager si chiamava Suzie. Cercai il suo nome su internet e era una 28enne laureata a Harward di origine asiatica. Mi diede appuntamento per la settimana successiva.
Poi Tyler mi dice che se voglio la mattina dopo c’è un set di costumi e cercano modelle. Chiamo e mi prendono. Non avrei potuto arrivarci da sola in macchina, quindi convinco Tyler a accompagnarmi. Con un lungo pompino.
Quando arriviamo io entro nella sala da pranzo della villa trasformato in spogliatoio improvvisato. Tyler resta a dormire in macchina. E’ presto. Per sfruttare la luce migliore.
“Moni!!! non sapevo che eri qui, che bello!! “ Tiffany mi accoglie battendo le mani. Ci siamo conosciute e Milano e incrociate più volte a NY, siamo amiche. Sono contenta di vederla. Mi presenta le altre ragazze. Siamo quattro.
Vado nelle mani della truccatrice. Mi passa l’eyeliner mentre mi chiede di Roma. Ci ha lavorato. Poi nelle mani della styliste. Mi mette le mani fra i capelli. Mi piace quando lo fanno, mi rilassa.
Devo indossare il primo costume. Tolgo il vestitino leggero che portavo, nuda sotto a parte una mutandina di cotone molto comoda. Niente reggiseno. Per evitare ogni tipo di pieghetta sulla pelle. Non ho fatto colazione. La pancia deve essere piatta.
Sono contenta di lavorare. Mi piace quel clima febbrile di attività intorno a un set.
Metto la parte sotto del costume. Riesco a malapena a coprire la vagina con il piccolo pezzo di stoffa e litigo con la stringa che continua a infilarsi dentro. La parte superiore va meglio.
Il fotografo è bravo e mi fido. Ci penserà lui a cancellare gli scatti dove si vede quello che non deve vedersi.
Io e Tiffany usciamo per prime. Ci sono una Lamborghini e una Rolls. Assumiamo varie pose intorno alle macchine, sotto il ronzio degli scatti. Vedo Tyler che mi saluta. E vedo che subito ha intorno l’assistente del fotografo, chiaramente gay, e Petra, una delle modelle che non conosco. Petra è rossa, canadese. Ha un seno da glamour/boudoir più che da fashion. E Tyler la guarda con molto interesse.
Finiamo il set. La giornata viene pagata intera. Ce ne andiamo a mangiare in qualche bar sulla spiaggia e dato che è la mia prima volta mi portano al Barney's Beanery, che è un po’ come se io a Roma portassi un americano alla trattoria della Sora Lella.
Tutto molto cool ma Petra si è attaccata a Ty come una cozza. E, che coincidenza, sta cercando un alloggio e Tyler si ricorda della mia idea di affittare le stanze!
Per carità non sono gelosa di Tyler ma mi sento troppo precaria per vedere di buon occhio un altro asino nella stessa mangiatoia.
Ma tant'è, due giorni dopo Petra arriva con le sue valigie. Avrà la sua stanza e il suo bagno. Contribuirà alle spese. Io e Ty la ospitiamo. Ci tengo a questo "io e Ty". Ma so già che le gerarchie andranno a farsi fottere insieme a Petra. Non appena mi volto. O anche se non mi volto.
Ovviamente bisogna organizzare una festa per Petra. Anche perché in questo momento siamo un po' in grana e possiamo fare le cose in grande. Stavolta le gente è il triplo. Ci sono volti noti dello star system, soprattutto musicale. Anche il chitarrista di un gruppo che amo moltissimo. Ma se ne va presto purtroppo e non riesco nemmeno a parlarci.
C'è anche Kareem e c'è sempre dell'elettricità fra me e lui. Non è questione di nero o bianco. E' come mi guarda. Mi sento piccola. Indifesa.
Quando la festa degenera Tyler sparisce con Petra e io con Kareem. Stavolta è meno frenetico. Non ho tirato coca per niente. Iniziamo a pomiciare e sono già eccitata quando ci facciamo una canna. Mi scopa dolcemente, mentre sotto gira musica dei Coldplay. Sento il suo cazzo dentro di me entrare e uscire piano, mentre i suoi occhi sono dentro i miei e le parole dicono:
I was scared, I was scared, tired and under-prepared, but I wait for you, and if you go, if you go, leave me down here on my own, I'll wait for it
e l'intensità del suo sguardo mi tocca l'anima. E io voglio dargli tutto di me. Voglio che mi prenda. Mi usi. Mi tenga il suo cazzo dentro per sempre.
Ci raggiungono Petra e Tyler, nudi e strafatti. In un'altro momento la situazione mi avrebbe eccitata, ora mi disturba il trip. Tyler mi spinge Petra addosso ma non mi va. Lei mi lecca un capezzolo e non posso fare a meno di notare che belle tette abbia. I capezzoli rosa, le lentiggini. Vedo delle macchie di sperma secco nel solco fra i seni. Capisco Tyler.
Ho una leggerissima voglia di rivalsa.
La spingo dolcemente verso il cazzo di Kareem, bagnato di me e del suo sperma. Mentre lei lo ingoia smanetto Tyler e glielo faccio venire duro. Lo indirizzo verso Petra che è in ginocchio sul letto con il cazzo di nuovo duro di Kareem in gola.
"Mettiglielo nel culo" gli dico all'orecchio, massaggiandogli i coglioni. Gli sputo sul cazzo. Lui non aspetta altro, lo appoggia, lo bagna con la sua fica, sputa sul culo, spinge.
Tyler è tenero, in genere.
Ma qualcuna, da dietro, lo spinge forte. E Petra urla.
Sta zoccola.
Questo è sempre stato un vantaggio, nella mia vita. Ma a volte no.
Come quella prima mattina in quella casa. Non sapevo dove mettere le mani. E i piedi.
C’era un casino indescrivibile. I resti della fiesta erano ovunque. Nel water c’era una scarpa da donna. Un tipo dormiva sul divano e si era coperto con i cuscini delle poltrone. Patatine schiacciate sulla moquette. Lattine di birra miracolosamente impilate, vuote, sul tavolino in salone, in una torre di almeno due metri. Restai a guardarle una manciata di secondi di troppo.
Io sono sempre stata una che cerca “segni” nelle cose che ha intorno. Niente di quelle seghe mentali new age beninteso. Penso siano solo trigger points che fanno emergere pensieri dall’inconscio. Catalizzano.
La colonna di lattine di birra mi suggeriva quanto fosse precaria tutta quella situazione. Io ero una di quelle lattine.
La casa era silenziosa. Una luce bellissima entrava dalle ampie finestre. Nella frenesia del giorno precedente non avevo nemmeno fatto caso a quanto fosse bello il panorama. L’oceano in lontananza era una bolla di luce. Fra il verde della collina su cui poggiavano le case e l’oceano, c’era la città. Una coltre di caligine che ricopriva strade, case, auto, milioni di persone in un tutto indistinto dai colori tenui e sfocati. A perdita d’occhio.
Avevo bisogno di abiti. Scesi in strada e iniziai a camminare. Il giorno prima con Ty avevamo fatto un’altra percorso e non mi ero guardata molto intorno. Ora mi rendevo conto di essere in un quartiere esclusivo. Le case erano incredibili. Ampi viali alberati, piste ciclabili, ville… hollywoodiane. Non c’era altro termine. Ero lì, del resto. Mi sembrava di essere in un film, nel senso che mi sembrava di riconoscere quello che vedevo.
Come cazzo faceva Tyler a vivere in un posto del genere e a stare senza soldi?
Iniziai a camminare veloce e poi a correre. Per sudare via la serata di ieri ma anche per dare un senso alla mia presenza in quelle strade. Non volevo passare per una sbandata. Mi ritrovai su San Vicente Blvd ma vicino a un alto negozio. Entrai e comprai tutto quello che poteva servirmi. Scarpe da corsa, t-shirt, pantaloncini. Avevo intenzione di chiamare il contatto che mi aveva dato Jane e se avessi strappato un appuntamento volevo arrivarci in forma.
Quando tornai a casa niente era cambiato. Non si era svegliato nessuno. Uscii a correre e pensare.
----
La casa di Tyler era in un fondo fiduciario a suo nome che gli forniva anche una rendita sufficiente per vivere, se ci avesse vissuto in modo piuttosto morigerato.
Ma Mrs Moderation e Tyler non erano mai nella stessa stanza contemporaneamente.
Quindi i soldi finivano abbastanza velocemente ogni mese. Anzi ogni mese finivano prima, dovendo pagare i debiti del mese precedente. Dopo tre ore gli avevo già detto: “ma scusa, a che ti servono tutte le stanze? Affittale no? “. Cominciò a pensarci su.
Tyler era così abituato a essere oggetto di attrazione sessuale di maschi e femmine, corteggiato e assecondato, che quando qualcuno lo trattava come un normale essere umano ci rimaneva male e soffriva.
Bucava gli impegni di lavoro o rifiutava quando c’erano orari o locations che non gli piacevano. Nonostante fosse in quel momento molto ricercato era chiaro che non sarebbe durata.
In pratica mi ritrovai a fargli da madre. Io che ho l'istinto materno di una tartaruga. Lo consolavo quando era depresso e poi cercavo di impedirgli di combinare casini con le agenzie o con quel tipo di gente che è tutto di guadagnato non abbiano consapevolezza della tua esistenza. E gestivo la casa. E lavoravo.
Lui in cambio mi ospitava, mi scopava benissimo e mi faceva entrare in ogni sorta di situazioni in cui cercare agganci per lavorare.
Iniziammo la nostra convivenza ancora senza dirci come stiamo bene insieme, che ci amavamo o cose del genere. Non mi pesava e nemmeno a lui.
Usciva senza dirmi dova andava e altrettanto facevo io. Portava a casa amici per giocare a carte o suonare. Se non c'era da mangiare, cosa che succedeva otto volte su dieci, Si faceva una colletta e si andava a comprare qualche schifezza. Oppure si chiamava l'amico che veniva invitato solo perché aveva i soldi per comprare cibo per tutti. Scopavamo più o meno tutti i giorni e gli facevo moltissimi pompini. Amava i miei pompini e io non glieli facevo mancare. Dovevo dimostrargli la mia gratitudine in qualche modo, no?
Ma questo era poi. Quel primo giorno chiamai il contatto di Jane. La manager si chiamava Suzie. Cercai il suo nome su internet e era una 28enne laureata a Harward di origine asiatica. Mi diede appuntamento per la settimana successiva.
Poi Tyler mi dice che se voglio la mattina dopo c’è un set di costumi e cercano modelle. Chiamo e mi prendono. Non avrei potuto arrivarci da sola in macchina, quindi convinco Tyler a accompagnarmi. Con un lungo pompino.
Quando arriviamo io entro nella sala da pranzo della villa trasformato in spogliatoio improvvisato. Tyler resta a dormire in macchina. E’ presto. Per sfruttare la luce migliore.
“Moni!!! non sapevo che eri qui, che bello!! “ Tiffany mi accoglie battendo le mani. Ci siamo conosciute e Milano e incrociate più volte a NY, siamo amiche. Sono contenta di vederla. Mi presenta le altre ragazze. Siamo quattro.
Vado nelle mani della truccatrice. Mi passa l’eyeliner mentre mi chiede di Roma. Ci ha lavorato. Poi nelle mani della styliste. Mi mette le mani fra i capelli. Mi piace quando lo fanno, mi rilassa.
Devo indossare il primo costume. Tolgo il vestitino leggero che portavo, nuda sotto a parte una mutandina di cotone molto comoda. Niente reggiseno. Per evitare ogni tipo di pieghetta sulla pelle. Non ho fatto colazione. La pancia deve essere piatta.
Sono contenta di lavorare. Mi piace quel clima febbrile di attività intorno a un set.
Metto la parte sotto del costume. Riesco a malapena a coprire la vagina con il piccolo pezzo di stoffa e litigo con la stringa che continua a infilarsi dentro. La parte superiore va meglio.
Il fotografo è bravo e mi fido. Ci penserà lui a cancellare gli scatti dove si vede quello che non deve vedersi.
Io e Tiffany usciamo per prime. Ci sono una Lamborghini e una Rolls. Assumiamo varie pose intorno alle macchine, sotto il ronzio degli scatti. Vedo Tyler che mi saluta. E vedo che subito ha intorno l’assistente del fotografo, chiaramente gay, e Petra, una delle modelle che non conosco. Petra è rossa, canadese. Ha un seno da glamour/boudoir più che da fashion. E Tyler la guarda con molto interesse.
Finiamo il set. La giornata viene pagata intera. Ce ne andiamo a mangiare in qualche bar sulla spiaggia e dato che è la mia prima volta mi portano al Barney's Beanery, che è un po’ come se io a Roma portassi un americano alla trattoria della Sora Lella.
Tutto molto cool ma Petra si è attaccata a Ty come una cozza. E, che coincidenza, sta cercando un alloggio e Tyler si ricorda della mia idea di affittare le stanze!
Per carità non sono gelosa di Tyler ma mi sento troppo precaria per vedere di buon occhio un altro asino nella stessa mangiatoia.
Ma tant'è, due giorni dopo Petra arriva con le sue valigie. Avrà la sua stanza e il suo bagno. Contribuirà alle spese. Io e Ty la ospitiamo. Ci tengo a questo "io e Ty". Ma so già che le gerarchie andranno a farsi fottere insieme a Petra. Non appena mi volto. O anche se non mi volto.
Ovviamente bisogna organizzare una festa per Petra. Anche perché in questo momento siamo un po' in grana e possiamo fare le cose in grande. Stavolta le gente è il triplo. Ci sono volti noti dello star system, soprattutto musicale. Anche il chitarrista di un gruppo che amo moltissimo. Ma se ne va presto purtroppo e non riesco nemmeno a parlarci.
C'è anche Kareem e c'è sempre dell'elettricità fra me e lui. Non è questione di nero o bianco. E' come mi guarda. Mi sento piccola. Indifesa.
Quando la festa degenera Tyler sparisce con Petra e io con Kareem. Stavolta è meno frenetico. Non ho tirato coca per niente. Iniziamo a pomiciare e sono già eccitata quando ci facciamo una canna. Mi scopa dolcemente, mentre sotto gira musica dei Coldplay. Sento il suo cazzo dentro di me entrare e uscire piano, mentre i suoi occhi sono dentro i miei e le parole dicono:
I was scared, I was scared, tired and under-prepared, but I wait for you, and if you go, if you go, leave me down here on my own, I'll wait for it
e l'intensità del suo sguardo mi tocca l'anima. E io voglio dargli tutto di me. Voglio che mi prenda. Mi usi. Mi tenga il suo cazzo dentro per sempre.
Ci raggiungono Petra e Tyler, nudi e strafatti. In un'altro momento la situazione mi avrebbe eccitata, ora mi disturba il trip. Tyler mi spinge Petra addosso ma non mi va. Lei mi lecca un capezzolo e non posso fare a meno di notare che belle tette abbia. I capezzoli rosa, le lentiggini. Vedo delle macchie di sperma secco nel solco fra i seni. Capisco Tyler.
Ho una leggerissima voglia di rivalsa.
La spingo dolcemente verso il cazzo di Kareem, bagnato di me e del suo sperma. Mentre lei lo ingoia smanetto Tyler e glielo faccio venire duro. Lo indirizzo verso Petra che è in ginocchio sul letto con il cazzo di nuovo duro di Kareem in gola.
"Mettiglielo nel culo" gli dico all'orecchio, massaggiandogli i coglioni. Gli sputo sul cazzo. Lui non aspetta altro, lo appoggia, lo bagna con la sua fica, sputa sul culo, spinge.
Tyler è tenero, in genere.
Ma qualcuna, da dietro, lo spinge forte. E Petra urla.
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