Gli albergatori - sesto episodio

scritto il 2026-10-20 tempo di lettura 11 min

di
genere
esibizionismo
cura
B+

Io e Carla abbiamo dormito come dei bambini, eravamo felici di aver condiviso i nostri segreti.
La giornata era splendida e decidemmo di andare in spiaggia, andammo in cucina per fare colazione e scoprimmo che i nostri amici erano già al mare a godersi il sole, consumammo in fretta una tazza di latte con i cereali e bevemmo un caffè bollente che un giovane mandingo ci porgeva chiedendo: “Desiderate altro signori?”
Carla accarezzò i testicoli del giovane: “Mmh, magari più tardi.”
Il ragazzo sembrava deluso e rivolgendosi a me chiese: “E lei signore?”
“Io gradisco ancora un po' di dolce.” Presi in bocca il suo cazzo e iniziai a gustarmelo, il pompino divenne presto una gola profonda, gli infilai due dita nel culo e lo tirai verso di me.
Visto che gradiva infilai più dita tirando con forza il suo bacino, in questo modo il suo lungo pene entrava in profondità nella mia gola e potevo stringere le mie labbra alla sua radice.
Jelani, così si chiamava il giovane mandingo, mi prese la testa tra le mani e quasi gridò: “Più forte, mi sfondi il culo.”
Non potevo deluderlo, chiusi la mano a pugno e spinsi con forza, sentivo le pareti del suo intestino stringersi e continuai, facevo entrare e uscire il mio pugno e contemporaneamente ingoiavo il suo cazzo.
Jelani cercava di impalarsi sul mio braccio e ne chiedeva ancora, allora Carla si unse la sua mano con del burro, poggiò le sue dita al mio polso e insieme penetrammo quel culo voglioso.
Appena Jelani avvertì quella presenza fu scosso da un orgasmo violento e scaricò tutto il suo sperma nella mia gola, quello che non riuscì a ingoiare lo passai a mia moglie con un bacio appassionato.
Carla apprezzò e mi ringraziò: “Avevi ragione amore, ci voleva un po' di dolce.” Poi rivolgendosi al nostro amico: “ti aspetto in camera dopo pranzo per ringraziarti.”
Lo baciammo e raggiungemmo i nostri amici sulla spiaggia, appena ci videro ci rimproverarono: “Era ora, tra poco è ora di pranzo.”
Carla: “È colpa di Jelan, quel ragazzo ha insistito tanto che non abbiamo potuto rifiutare il dolce preparato da lui.”
“Conosciamo bene il dolce a cui ti riferisci.” Disse Marisa ridendo.
Stendemmo i nostri teli e ci sdraiammo per goderci il calore del sole, per evitare scottature ci proteggemmo con un buona crema solare, Carla me la spalmò sulla schiena, quando finì mi accinsi a ricambiare il favore ma lei mi bloccò: “Fermo, tu hai le mani di un muratore, Antonio per favore mi puoi aiutare?”
Il mio amico non si fece pregare, slacciò il reggiseno e iniziò ad applicare la crema protettiva iniziando dalle spalle e seguendo la curva della schiena scese fino ai glutei, Carla indossava un tanga e questo facilitò il massaggio.
Le mani di Antonio scesero fino alla fine delle natiche dove iniziavano le cosce e con i pollici sfiorò appena la parte interna delle cosce facendo rabbrividire Carla.
Con i pollici rivolti verso l’interno Antonio iniziò a massaggiare il culo di mia moglie e mentre risaliva allargava le sue chiappe e ne approfittava per infilarsi nel buco di Carla.
Mentre eravamo assorti dallo spettacolo offerto da Antonio e Carla, due ombre si stagliarono su di loro e una voce maschile chiese: “Papà, cosa stai facendo?”
“Cosa sto facendo?” rispose Antonio: “Mi sto godendo questo spettacolo della natura Eric, vuoi goderne anche tu?”
Carla si voltò e chiese: “Chi dovrebbe godere del mio culo?”
Sofia si alzò e fece le presentazioni: “Loro sono Eric e Karin, i nostri figli.”
Ci alzammo e stringemmo loro le mani, anzi, io strinsi loro le mani, perché Carla, incurante di essere con le poppe al vento, li abbracciò calorosamente.
Il contatto con quel seno ebbe effetto su Eric e il suo pacco si gonfiò all’istante.
Io mi complimentai: “Sofia, ti somigliano moltissimo, sono bellissimi come te. Antonio, se non fosse per quel pacco che si ritrova Eric non direi che siano tuoi figli.”
Erano due ragazzi molto alti, biondi come la madre, lui con un fisico atletico e un cazzo da paura, lei stupenda, due tette rotonde che nonostante le dimensioni non avevano bisogno del reggiseno, una vita sottile metteva in risalto un culo rotondo duro come il marmo e due gambe infinite come quelle di Sofia.
I due ragazzi erano fieri del loro aspetto e non esitavano a esibirlo, entrambi indossavano degli slip che lasciavano scoperti i glutei, il cazzo di Eric non era contenuto completamente e lui godeva nel mettere in imbarazzo quanti lo ammiravano.
Karin era in topless, intimoriva per come esibiva le sue tette, i suoi slip erano tirati tanto in su che si infilavano tra le grandi labbra provocando un effetto nudo a cui era impossibile resistere.
A quel punto dissi: “È meglio se ci buttiamo in acqua, altrimenti rischiamo di essere arrestati per atti osceni in luogo pubblico.”
Entrammo tutti in acqua e il mare era così bello che per una volta non pensammo al sesso, facemmo una bella nuotata spingendoci al largo e quando tornammo ci riposammo al sole prima di rientrare.
A pranzo approfondimmo la conoscenza di Karin ed Eric, scoprimmo che frequentavano l’università a Bologna, lei la facoltà di medicina e lui quella d’ingegneria informatica.
Antonio gli chiese: “Come avete interrotto la vacanza con gli amici?”
Rispose Karin: “Ci stavamo annoiando, avevamo nostalgia del nostro mare, degli spettacoli del vostro night e poi non volevamo lasciarvi soli.”
“Soli?” disse Antonio, “Lo sapevate che eravamo in compagnia.”
“Certo” rispose Eric, “Ma eravamo preoccupati per l’incolumità dei vostri amici.”
“Bravi” replicò Sofia, “Adesso saremo noi a dover salvare i vostri buchi da questi assatanati.” e con il dito indicò tutti noi.
“Dove pensate di dormire?” chiese Antonio.
“Non ti preoccupare, un buco lo troviamo.” Rispose Eric.
“Un buco? Io preferirei qualcosa di più solido.” Replicò Karin.
“Va bene, ho capito. Adesso andiamo a divertirci, Carla stasera vuole tentare la fortuna.” Disse Sofia.
Ci recammo tutti al night e ci mettemmo in poltrona in attesa della Ruota della Fortuna.
Sofia, vista la voglia di esibirsi manifestata da Carla suggerì ad Antonio di pilotare l’estrazione del numero.
Il conduttore del gioco annunciò l’inizio del gioco: “Signori e signore, è giunto il momento di scoprire chi sarà il fortunato vincitore, o la fortunata vincitrice di questa sera.”
Mentre le luci ruotavano illuminando il pubblico, il conduttore estrasse il numero e lo lesse: “Nove.”
Dalla sala si udì una voce squillare. “È il mio, è il mio, ho vinto io.”
Un cerchio di luce inquadrò la vincitrice, era Carla.
Carla saltava per la gioia gesticolando, il suo seno che ballava attirava gli sguardi di tutti e quando una spallina del vestito scivolò una tetta saltò fuori scatenando fischi applausi di approvazione.
Tre giovani spogliarellisti di colore la sollevarono e la portarono sul palco dove il conduttore la accolse: “Buonasera, signora?”
“Carla, mi chiamo Carla.”
“È contenta di partecipare? Se ha qualche dubbio può ancora rinunciare.”
“Ma che, è matto. Iniziamo, iniziamo.”
“Bene, allora giri la ruota.”
“Un attimo” disse Carla “Fatemi toccare ferro” e, prima di far girare la ruota, strinse forte il primo cazzo a disposizione.
La prima figura su cui si fermò la freccia era una bella fica con le labbra spalancate e un clitoride in erezione.
I tre giovani che l’avevano accompagnata la spogliarono, e la fecero sdraiare su una panca al centro del palco.
Due di loro le divaricarono le gambe, le allargarono le grandi labbra e la sua fica apparve in tutta la sua bellezza sui grandi schermi disposti su tutte le pareti, un cameramen seguiva il gioco e trasmetteva in diretta lo spettacolo.
Il terzo mandingo iniziò a leccarla, la sua lingua era lunga, entrava come un pene nella vagina, poi usciva e saliva a titillare velocemente il clitoride.
Carla tremava per il piacere, la passera era così bagnata che quando il suo partner succhiava sembrava che stesse aspirando con una cannuccia la bevanda dal fondo di una lattina.
Una mano iniziò ad accarezzarle i seni, li faceva ballare, le stringeva i capezzoli, poi lasciò il posto a una bocca, una bocca famelica che sembrava voler mangiare quel seno.
Un’altra mano accarezzò la vagina, si faceva spazio tra le grandi labbra e infilava qualche dito mentre un’altra mano stimolava il clitoride.
Lo spettacolo eccitava il pubblico e qualcuno iniziò a incitare gli spogliarellisti: “Ficcale la mano dentro.”
In quello spettacolo il pubblico comandava e lo spettatore scelto per partecipare non poteva rifiutarsi.
La mano iniziò lentamente ad entrare e questa volta fu Carla ad incitare: “Cosa aspetti sfondami”.
Il pubblico la applaudì con entusiasmo, qualcuno gridò: “Brava, ci fai godere.”
La mano fu ingoiata da quella passera affamata e cominciò a fare su e giù, Carla sentiva l’orgasmo arrivare e urlava: “Si, così continua, metti anche l’altra mano, squartami.”
Fu subito accontentata mentre le veniva spruzzato addosso del gel lubrificante un’altra mano entrò nella fica e cominciò a scoparla alternandosi con l’altra.
Carla fu scossa da uno spasmo e arrivò urlando.
Il conduttore segnalò la fine del tempo e la invitò a girare nuovamente la ruota perché aveva diritto a tre estrazioni.
La freccia si fermò sul disegno di due labbra che baciavano un cazzo, il messaggio era chiaro, la dovevano scopare in bocca.
La fecero mettere in ginocchio e le offrirono i loro membri, erano tutti lunghi più di venti centimetri e Carla si cimentò in pompini spettacolari.
Prima bagnò per bene con la sua saliva le aste di quei cazzi, quando furono belle lucide iniziò a pomparle e a succhiarle.
Quando tutti e tre furono belli duri, misero Carla supina sulla panca facendo sporgere la testa.
Uno ad uno le misero il cazzo in bocca, la testa le era caduta indietro e questo consentiva a quei manganelli di penetrare in profondità nella gola che si gonfiava a dismisura ad ogni affondo.
Carla si sosteneva ai glutei dell’amante di turno, i suoi occhi si riempirono di lacrime, il trucco si scioglieva e colava sulla faccia, lei cercava di respirare con il naso, ma quando il cazzo entrava in gola le chiudeva tutte le vie respiratorie e lei soffocava.
Quando il viso di Carla diventava rosso per lo sforzo il suo amante si sfilava, lei inspirava profondamente, poi stringeva forte le chiappe dell’uomo e lo tirava verso di sé spalancando la bocca invitandolo a entrare nuovamente.
Carla iniziò ad accarezzarsi e quando il primo ragazzo iniziò a spruzzarle in gola il suo sperma, lei arrivò subito dopo.
Un secondo cazzo iniziò a scoparla, mentre un altro cominciò a leccare e succhiare il clitoride e un altro orgasmo sconvolse Carla mentre era costretta ad ingoiare un’altra sborrata.
Il presentatore suonò la fine del secondo giro e dopo averla fatta risposare le chiese di girare ancora la ruota.
La freccia si fermò su una scritta: “Doppia.”
Il conduttore si rivolse al pubblico e disse: “Signori e signore, adesso dovrete guidare voi, esprimete i vostri desideri.”
Per iniziare il pubblico scelse la fica, uno dei ragazzi si stese sulla panca, Carla fu messa su di lui a pancia in aria e il pene in vagina, un secondo cazzo la penetrò davanti.
Gli amanti si alternavano ma i cazzi in vagina erano sempre due.
In sala si udì la voce di Karin: “Mano e cazzo.”
Poi fu la volta di Eric: “Fica e culo.”
Quindi toccò a Marisa: “Due cazzi nel culo.”
Ogni comando veniva eseguito immediatamente e Carla continuava a godere urlando il suo piacere.
Quando il gioco terminò i suoi amanti la accompagnarono in un camerino per farla riposare.
Rientrati in villa ci accomodammo in sala e tutti commentarono la performance di Carla, Karin si avvicinò e le disse: “Sai, Eric ed io, abbiamo letto un racconto su Erotika.App e tu ci hai ricordato tanto la protagonista, come lei sei stata in grado di affrontare qualsiasi situazione traendone sempre godimento.”
Poi rivolta verso di me disse: “Il titolo del racconto era “La vendetta di un marito”, per caso tu conosci l’autore?”
“Chissà” risposi io, presi Carla sottobraccio, demmo la buonanotte a tutti e andammo a riposarci.
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