Beatrice secondo episodio
scritto il 2026-10-31 tempo di lettura 9 min
di
Felipe Gonzales
genere
Fisting
cura
A
Beatrice è ormai a suo agio nel nostro albergo, gli ospiti la adorano e ora io e Carla abbiamo anche un po’ di tempo per noi.
La colazione la consumiamo in sala, facciamo un giro per salutare gli ospiti e parliamo con i nostri collaboratori per organizzare la giornata.
Stamani dopo la routine quotidiana ci siamo appartati e abbiamo iniziato a parlare delle nostre esigenze, Carla mi ha preso le mani e si è confidata: “Mario, sono felice di come stanno andando le cose, tuttavia a volte tutto questo amore, tutto questo volerci bene è una vera rottura, mi sembra di ricadere nella monotonia, in quella noia che stava uccidendo il nostro rapporto.”
Non le diedi una risposta esplicita, le dissi soltanto: “Ci vediamo tra qualche minuto in camera.”
Feci un salto nella cella frigorifera, riempì due buste con delle arance e andai in camera, una volta arrivato l’oggetto dei miei desideri, misi fuori il cartello “Non disturbare” e chiusi la porta, non la chiudiamo mai a chiave, ai nostri collaboratori basta quell’avviso per lasciarci tranquilli.
Carla appena entrata in camera trovò il letto ricoperto di arance e mi chiese cosa avessi in mente, “Ti ricordi Hotkinkyio? Tu la prendesti quasi come un modello e devo dire che sei riuscita a superarla, lei si fa fottere con i piedi da Harper Maddoxx, tu hai accolto l’intera gamba di Sofia. Oggi voglio tentare io di battere Hotkinkyio, lei si infila una miriade di palle nel culo, tu mi ficcherai un sacco di arance nell’intestino.”
Eravamo quasi pronti per iniziare a giocare, quando Carla mi fece cenno di non fare rumore, si avvicinò con passo felpato alla porta e la spalancò scoprendo Beatrice intenta a spiare quello che facevamo.
“Caro, abbiamo visite, evidentemente qualcuno non sa leggere.” Poi rivolgendosi a Beatrice le chiese come mai non avesse rispettato la nostra privacy.
La poveretta avrebbe voluto scomparire, tutta rossa in viso cercò di scusarsi: “Perdonatemi, voi non vi siete mai assentati durante il giorno e non avete mai rinunciato agli incontri amorosi con i nostri ospiti, il vostro comportamento mi è sembrato molto strano e non ho saputo resistere, dovevo scoprire cosa faceste.”
“Noi un comportamento strano? Ma se volevamo solo mettere ordine nella dispensa. Per questa volta sei perdonata, ma non farlo mai più. Comunque non puoi passarla liscia, visto che sei qui vuol dire che mi sostituirai nelle incombenze.”
Beatrice tirò un sospiro di sollievo e chiese cosa dovesse fare.
Carla le spiegò che per prima cosa, doveva pulire la dispensa, indicando il mio culo, e poi doveva sistemarci le arance.
“Come, non capisco.”
“Benedetta figliola, la mamma non ti ha insegnato niente? Ora ti mostro, poi continuerai tu.”
Carla mi fece mettere carponi con il culo in aria, indossò i guanti, immerse la mano nel lubrificante e senza tanti complimenti infilò tutto il braccio nel mio culo, quindi lo estrasse e le disse: “A me sembra tutto in ordine, controlla pure tu e poi conserva le arance, fai presto che abbiamo molte cose da fare.”
Beatrice non chiedeva di meglio, indossò un guanto, unse per bene il suo braccio e lo infilò come aveva visto fare a Carla, per lei era la prima volta e indugiò un po' di più per godersi quelle nuove sensazioni, poi prese la prima arancia e la introdusse.
Carla la guidò durante il lavoro: “Mi raccomando, posale bene in fondo, ne devi stipare parecchie.”
L’aiutante eseguiva con diligenza, posava un’arancia spingendola sul fondo, poi sfilava il braccio e prendeva il frutto successivo.
Quel traffico intenso nel mio culo mi procurò un’erezione eccezionale e Carla ne approfittò, si mise sotto di me e ingoiò il mio membro succhiandolo avidamente.
Beatrice intanto continuava il suo lavoro, l’attività le piaceva molto, il suo senso si era gonfiato, i suoi capezzoli erano duri come chiodi e non perdeva occasione per strofinarli contro i miei glutei quando infilava il suo braccio nel mio intestino.
Finito il lavoro disse: “Carla, io avrei finito. La dispensa è piena e l’ultima arancia rischia di cadere se non la tengo.”
“Brava, tienila, ti dico io quando lasciare.”
Carla mi fece drizzare lentamente e riprese il suo lavoro di bocca, quando si rese conto che ero sul punto di esplodere, fece finta di urtare Beatrice facendole perdere la presa sull’arancia che spuntava dal mio ano, le arance iniziarono a fuoriuscire velocemente, il mio addome, che fino a pochi istanti prima era dilatato come quello di una donna in cinta, si sgonfiò istantaneamente e il mio pene si trasformò in un idrante.
Non ho mai avuto un eiaculazione così copiosa, Carla non riuscì a trattenere tutto lo sperma che iniziò a colarle dalla bocca fermandosi sul suo seno, deglutì rapidamente e fingendosi disperata esclamò: “Noo! Ora devi rifare tutto.”
Mentre lo diceva mi fece rimettere a culo in aria, Beatrice, tutta contenta, iniziò nuovamente a chiavarmi introducendo le arance.
Se loro erano contente io ero in paradiso, quell’andirivieni nel mio culo, quelle continue pressioni sulla mia prostata mi mandavano in estasi e mi sembrava che l’orgasmo non avesse mai fine.
Il mio intestino si era ulteriormente dilatato e nella dispensa trovarono posto due arance in più e tutti i frutti erano perfettamente conservati, il mio buco si era richiuso appena l’ultima arancia era passata.
Quando mi drizzai dovetti dare una spinta per far uscire il primo frutto, poi tutte le arance furono espulse velocemente, anche due per volta.
Il mio cazzo era ancora dritto e Beatrice si chinò per prenderlo in bocca, ma la bloccai perché dovevo correre in bagno per svuotare la mia vescica.
Carla mi chiese di resistere: “Tieni duro Mario, Beatrice viene con te per aiutarti.”
Io non capivo le sue intenzioni, ma ben presto fu tutto chiaro, una volta in bagno fece inginocchiare la sua aiutante sul piatto della doccia, le mise una mano sulla fronte e una sul mento e la costrinse ad aprire la bocca: “Ecco, ora puoi fare la pipì.”
Io non ce la facevo più e aprì il rubinetto, il getto era forte e riuscì a centrare facilmente quel piccolo water, non seppi resistere e lo diressi anche su Carla che lo ricevette in piena faccia.
Fingendosi arrabbiata mi insultò: “Brutto porco, io mi preoccupo di aiutarti e tu mi pisci addosso? Questa me la paghi.”
Mi dovetti stendere per terra e aprire la bocca, si accovacciò su di me e mi inondò, poi, non contenta, invitò Beatrice a fare altrettanto.
Quella sera eravamo riusciti a soddisfare il nostro lato perverso e avevamo coinvolto anche la nuova collaboratrice, rivolgendosi a lei Carla disse: “Stasera volevamo trasgredire nuovamente dopo tanto tempo e tu ti sei intromessa, spero che tutto questo non ti abbia sconvolta.”
“No no, anzi sono ancora eccitata.”
“Bene, perché i giochi non sono ancora finiti. Mario ha battuto il record di Hotkinkyio per quanto riguarda le palle nel culo, ora vedremo se anche tu saprai fare meglio di lei.”
Beatrice preoccupata si lamentò: “Non posso contenere quelle arance.”
“Non ti preoccupare” rispose Carla, “Voglio solo fotterti il culo con il mio piede e con la gamba.”
La spinse sul letto, facendole sollevare il culo, io le allargai per bene le chiappe e la riempì di gel lubrificante, Carla fece altrettanto con il suo piede che aveva anche ricoperto con un preservativo.
Le dita entrarono abbastanza facilmente il gioco si fece più duro man mano che si avvinava il collo del piede, l’ano si dilatava sempre di più e Beatrice urlava per il dolore: “Smettila per carità, non ce la faccio, non può entrare.”
Carla si fermò e ruotò il piede per far abituare lo sfintere e farne rilassare i muscoli, poi riprese a spingere continuando a ruotare in senso orario e antiorario.
Quei movimenti continui e l’abbondante lubrificazione fecero effetto, il culetto di Beatrice si rilassò e lei iniziò a provare piacere, Carla spinse ulteriormente e sfondò le ultime barriere strappando un urlo di dolore alla sua vittima.
Carla si fermò un’altra volta per farla calmare, poi riprese il suo paziente lavoro di sfondamento, molto lentamente tirò indietro il piede fino al punto di massima ampiezza, riprese il movimento semicircolare per slargare per bene il buco e sfilò completamente il piede per poi introdurlo nuovamente.
Questo esercizio durò qualche minuto, quando Beatrice diede segno di gradire Carla andò più in profondità, mentre lei spingeva io continuavo a ungerle la gamba.
Quando metà polpaccio fu dentro il culetto di Beatrice, Carla si fermò, come prima volta pensava fosse abbastanza, ma la sua amante non era dello stesso parere e iniziò a spingere a sua volta per facilitare la penetrazione.
Io vedevo quella gamba entrare e uscire dal culo di Beatrice e non potevo rimanere indifferente, mi piazzai davanti a lei e le offrì il mio cazzo nuovamente in erezione, lei lo prese in bocca e quando Carla le spingeva il piede nelle budella il mio pene le riempiva la gola.
Alla fine, anche Beatrice arrivò all’orgasmo, cercava di urlare il suo piacere ma le sue grida furono soffocate dal mio cazzo che le stava sborrando in bocca.
Quando fu di nuovo libera si distese a gambe aperte per riposare, ma Carla voleva ancora torturarla e si accucciò tra le sue cosce per leccare la sua vulva.
Mentre era impegnata a leccare e a succhiare la passera di Beatrice, Carla esponeva il suo culo e io ne approfittai immediatamente, presi un’arancia e la spinsi dentro poi introdussi la mano e la feci arrivare in fondo alla dispensa.
Mentre introducevo le arance le accarezzavo il clitoride e Carla arrivò rapidamente, le spinte dell’orgasmo le fecero sputare fuori i frutti e io dovetti rifare tutto il lavoro.
Per ungere le arance le infilavo prima nella figa e poi gliele sbattevo nel culo, in questo modo la sua dispensa fu riempita rapidamente, sul letto c’erano ancora arance in abbondanza e chiesi: “Queste dove le mettiamo?”
Rispose Beatrice: “Penso che dovremo utilizzare tutte le cantine a disposizione.”
Si mise a quattro zampe e offrì il suo magazzino, io e Carla lo riempimmo per bene e poi toccò a me riaprire i battenti della mia dispensa.
Quando tutti i frutti trovarono posto nelle nostre dispense, ci stendemmo e ci accarezzammo le pance gonfie a dismisura per goderci quella sensazione di pienezza.
I nostri culi partorirono tante belle arance, furono dei parti indolori e noi potemmo goderci il meritato riposo.
La colazione la consumiamo in sala, facciamo un giro per salutare gli ospiti e parliamo con i nostri collaboratori per organizzare la giornata.
Stamani dopo la routine quotidiana ci siamo appartati e abbiamo iniziato a parlare delle nostre esigenze, Carla mi ha preso le mani e si è confidata: “Mario, sono felice di come stanno andando le cose, tuttavia a volte tutto questo amore, tutto questo volerci bene è una vera rottura, mi sembra di ricadere nella monotonia, in quella noia che stava uccidendo il nostro rapporto.”
Non le diedi una risposta esplicita, le dissi soltanto: “Ci vediamo tra qualche minuto in camera.”
Feci un salto nella cella frigorifera, riempì due buste con delle arance e andai in camera, una volta arrivato l’oggetto dei miei desideri, misi fuori il cartello “Non disturbare” e chiusi la porta, non la chiudiamo mai a chiave, ai nostri collaboratori basta quell’avviso per lasciarci tranquilli.
Carla appena entrata in camera trovò il letto ricoperto di arance e mi chiese cosa avessi in mente, “Ti ricordi Hotkinkyio? Tu la prendesti quasi come un modello e devo dire che sei riuscita a superarla, lei si fa fottere con i piedi da Harper Maddoxx, tu hai accolto l’intera gamba di Sofia. Oggi voglio tentare io di battere Hotkinkyio, lei si infila una miriade di palle nel culo, tu mi ficcherai un sacco di arance nell’intestino.”
Eravamo quasi pronti per iniziare a giocare, quando Carla mi fece cenno di non fare rumore, si avvicinò con passo felpato alla porta e la spalancò scoprendo Beatrice intenta a spiare quello che facevamo.
“Caro, abbiamo visite, evidentemente qualcuno non sa leggere.” Poi rivolgendosi a Beatrice le chiese come mai non avesse rispettato la nostra privacy.
La poveretta avrebbe voluto scomparire, tutta rossa in viso cercò di scusarsi: “Perdonatemi, voi non vi siete mai assentati durante il giorno e non avete mai rinunciato agli incontri amorosi con i nostri ospiti, il vostro comportamento mi è sembrato molto strano e non ho saputo resistere, dovevo scoprire cosa faceste.”
“Noi un comportamento strano? Ma se volevamo solo mettere ordine nella dispensa. Per questa volta sei perdonata, ma non farlo mai più. Comunque non puoi passarla liscia, visto che sei qui vuol dire che mi sostituirai nelle incombenze.”
Beatrice tirò un sospiro di sollievo e chiese cosa dovesse fare.
Carla le spiegò che per prima cosa, doveva pulire la dispensa, indicando il mio culo, e poi doveva sistemarci le arance.
“Come, non capisco.”
“Benedetta figliola, la mamma non ti ha insegnato niente? Ora ti mostro, poi continuerai tu.”
Carla mi fece mettere carponi con il culo in aria, indossò i guanti, immerse la mano nel lubrificante e senza tanti complimenti infilò tutto il braccio nel mio culo, quindi lo estrasse e le disse: “A me sembra tutto in ordine, controlla pure tu e poi conserva le arance, fai presto che abbiamo molte cose da fare.”
Beatrice non chiedeva di meglio, indossò un guanto, unse per bene il suo braccio e lo infilò come aveva visto fare a Carla, per lei era la prima volta e indugiò un po' di più per godersi quelle nuove sensazioni, poi prese la prima arancia e la introdusse.
Carla la guidò durante il lavoro: “Mi raccomando, posale bene in fondo, ne devi stipare parecchie.”
L’aiutante eseguiva con diligenza, posava un’arancia spingendola sul fondo, poi sfilava il braccio e prendeva il frutto successivo.
Quel traffico intenso nel mio culo mi procurò un’erezione eccezionale e Carla ne approfittò, si mise sotto di me e ingoiò il mio membro succhiandolo avidamente.
Beatrice intanto continuava il suo lavoro, l’attività le piaceva molto, il suo senso si era gonfiato, i suoi capezzoli erano duri come chiodi e non perdeva occasione per strofinarli contro i miei glutei quando infilava il suo braccio nel mio intestino.
Finito il lavoro disse: “Carla, io avrei finito. La dispensa è piena e l’ultima arancia rischia di cadere se non la tengo.”
“Brava, tienila, ti dico io quando lasciare.”
Carla mi fece drizzare lentamente e riprese il suo lavoro di bocca, quando si rese conto che ero sul punto di esplodere, fece finta di urtare Beatrice facendole perdere la presa sull’arancia che spuntava dal mio ano, le arance iniziarono a fuoriuscire velocemente, il mio addome, che fino a pochi istanti prima era dilatato come quello di una donna in cinta, si sgonfiò istantaneamente e il mio pene si trasformò in un idrante.
Non ho mai avuto un eiaculazione così copiosa, Carla non riuscì a trattenere tutto lo sperma che iniziò a colarle dalla bocca fermandosi sul suo seno, deglutì rapidamente e fingendosi disperata esclamò: “Noo! Ora devi rifare tutto.”
Mentre lo diceva mi fece rimettere a culo in aria, Beatrice, tutta contenta, iniziò nuovamente a chiavarmi introducendo le arance.
Se loro erano contente io ero in paradiso, quell’andirivieni nel mio culo, quelle continue pressioni sulla mia prostata mi mandavano in estasi e mi sembrava che l’orgasmo non avesse mai fine.
Il mio intestino si era ulteriormente dilatato e nella dispensa trovarono posto due arance in più e tutti i frutti erano perfettamente conservati, il mio buco si era richiuso appena l’ultima arancia era passata.
Quando mi drizzai dovetti dare una spinta per far uscire il primo frutto, poi tutte le arance furono espulse velocemente, anche due per volta.
Il mio cazzo era ancora dritto e Beatrice si chinò per prenderlo in bocca, ma la bloccai perché dovevo correre in bagno per svuotare la mia vescica.
Carla mi chiese di resistere: “Tieni duro Mario, Beatrice viene con te per aiutarti.”
Io non capivo le sue intenzioni, ma ben presto fu tutto chiaro, una volta in bagno fece inginocchiare la sua aiutante sul piatto della doccia, le mise una mano sulla fronte e una sul mento e la costrinse ad aprire la bocca: “Ecco, ora puoi fare la pipì.”
Io non ce la facevo più e aprì il rubinetto, il getto era forte e riuscì a centrare facilmente quel piccolo water, non seppi resistere e lo diressi anche su Carla che lo ricevette in piena faccia.
Fingendosi arrabbiata mi insultò: “Brutto porco, io mi preoccupo di aiutarti e tu mi pisci addosso? Questa me la paghi.”
Mi dovetti stendere per terra e aprire la bocca, si accovacciò su di me e mi inondò, poi, non contenta, invitò Beatrice a fare altrettanto.
Quella sera eravamo riusciti a soddisfare il nostro lato perverso e avevamo coinvolto anche la nuova collaboratrice, rivolgendosi a lei Carla disse: “Stasera volevamo trasgredire nuovamente dopo tanto tempo e tu ti sei intromessa, spero che tutto questo non ti abbia sconvolta.”
“No no, anzi sono ancora eccitata.”
“Bene, perché i giochi non sono ancora finiti. Mario ha battuto il record di Hotkinkyio per quanto riguarda le palle nel culo, ora vedremo se anche tu saprai fare meglio di lei.”
Beatrice preoccupata si lamentò: “Non posso contenere quelle arance.”
“Non ti preoccupare” rispose Carla, “Voglio solo fotterti il culo con il mio piede e con la gamba.”
La spinse sul letto, facendole sollevare il culo, io le allargai per bene le chiappe e la riempì di gel lubrificante, Carla fece altrettanto con il suo piede che aveva anche ricoperto con un preservativo.
Le dita entrarono abbastanza facilmente il gioco si fece più duro man mano che si avvinava il collo del piede, l’ano si dilatava sempre di più e Beatrice urlava per il dolore: “Smettila per carità, non ce la faccio, non può entrare.”
Carla si fermò e ruotò il piede per far abituare lo sfintere e farne rilassare i muscoli, poi riprese a spingere continuando a ruotare in senso orario e antiorario.
Quei movimenti continui e l’abbondante lubrificazione fecero effetto, il culetto di Beatrice si rilassò e lei iniziò a provare piacere, Carla spinse ulteriormente e sfondò le ultime barriere strappando un urlo di dolore alla sua vittima.
Carla si fermò un’altra volta per farla calmare, poi riprese il suo paziente lavoro di sfondamento, molto lentamente tirò indietro il piede fino al punto di massima ampiezza, riprese il movimento semicircolare per slargare per bene il buco e sfilò completamente il piede per poi introdurlo nuovamente.
Questo esercizio durò qualche minuto, quando Beatrice diede segno di gradire Carla andò più in profondità, mentre lei spingeva io continuavo a ungerle la gamba.
Quando metà polpaccio fu dentro il culetto di Beatrice, Carla si fermò, come prima volta pensava fosse abbastanza, ma la sua amante non era dello stesso parere e iniziò a spingere a sua volta per facilitare la penetrazione.
Io vedevo quella gamba entrare e uscire dal culo di Beatrice e non potevo rimanere indifferente, mi piazzai davanti a lei e le offrì il mio cazzo nuovamente in erezione, lei lo prese in bocca e quando Carla le spingeva il piede nelle budella il mio pene le riempiva la gola.
Alla fine, anche Beatrice arrivò all’orgasmo, cercava di urlare il suo piacere ma le sue grida furono soffocate dal mio cazzo che le stava sborrando in bocca.
Quando fu di nuovo libera si distese a gambe aperte per riposare, ma Carla voleva ancora torturarla e si accucciò tra le sue cosce per leccare la sua vulva.
Mentre era impegnata a leccare e a succhiare la passera di Beatrice, Carla esponeva il suo culo e io ne approfittai immediatamente, presi un’arancia e la spinsi dentro poi introdussi la mano e la feci arrivare in fondo alla dispensa.
Mentre introducevo le arance le accarezzavo il clitoride e Carla arrivò rapidamente, le spinte dell’orgasmo le fecero sputare fuori i frutti e io dovetti rifare tutto il lavoro.
Per ungere le arance le infilavo prima nella figa e poi gliele sbattevo nel culo, in questo modo la sua dispensa fu riempita rapidamente, sul letto c’erano ancora arance in abbondanza e chiesi: “Queste dove le mettiamo?”
Rispose Beatrice: “Penso che dovremo utilizzare tutte le cantine a disposizione.”
Si mise a quattro zampe e offrì il suo magazzino, io e Carla lo riempimmo per bene e poi toccò a me riaprire i battenti della mia dispensa.
Quando tutti i frutti trovarono posto nelle nostre dispense, ci stendemmo e ci accarezzammo le pance gonfie a dismisura per goderci quella sensazione di pienezza.
I nostri culi partorirono tante belle arance, furono dei parti indolori e noi potemmo goderci il meritato riposo.
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