Gli albergatori - quarto episodio

scritto il 2026-10-18 tempo di lettura 12 min

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orge
cura
B+

Una volta entrati, ultimammo le presentazioni, “Questa è la mia micina” disse Carla sollevando il suo miniabito “E questo è l’uccello di Mario” stringendo il cazzo che io avevo tirato fuori.
Carla continuò il giochetto, si infilò quattro dita nella passera per raccogliere i suoi umori, poi si strusciò su Antonio, gli accarezzò le labbra facendogli assaggiare e annusare le sue secrezioni, gli strinse con forza il cazzo e gli sussurrò: “E tu, non ci presenti il tuo amico tanto decantato e ammirato?”
Antonio: “Scusami, questo è il mio amico.”
Si abbassò i pantaloncini e il suo cazzo fece il suo ingresso in scena, dritto e duro come quello di un adolescente in preda a una tempesta ormonale.
“Piacere” disse Carla, quindi, si abbassò per baciarlo e assaporarlo per bene e poi aggiunse: “Scusateci, adesso io e quel frocio di mio marito abbiamo bisogno di rinfrescarci per riprenderci dal viaggio e da questa calorosa accoglienza.”
Sofia ci accompagnò nella nostra stanza e finalmente ci siamo potuti rilassare un poco.
La villa dei nostri amici era enorme e arredata con gusto, si entrava direttamente in un enorme sala e da questa si poteva accedere direttamente alla cucina e a tre camere da letto.
La camera padronale era incredibile, c’era un letto king size, un angolo adibito a palestra con cyclette e tapis roulant, un’ampia cabina armadio e un bagno dotato di una doccia molto spaziosa e di una vasca con idromassaggio.
Le altre due camere erano più piccole ma avevano entrambe un letto matrimoniale e uno spazioso armadio a sei ante, il bagno era condiviso, non l’idromassaggio ma nella cabina doccia c’era spazio per più persone.
Dopo una doccia ristoratrice e mezzora di riposo, raggiungemmo Sofia e Antonio in cucina e chiedemmo quando avremmo incontrato Roberto e sua moglie, “Presto” rispose Antonio, “Li attendiamo per pranzare insieme.”
Dopo qualche minuto, suonarono alla porta, Sofia andò ad aprire e tornò in compagnia di Roberto e Marisa, era una coppia che destava subito l’attenzione, lui alto e muscoloso, lei piccolina con due mele come tette e un culetto da bambina, solo qualche capello grigio tradiva la sua vera età.
Quando ci presentammo Marisa arrossì leggermente e rispose timidamente, questo mi fece sorgere qualche dubbio e per evitare situazioni spiacevoli tirai in disparte Roberto e gli chiesi: “Scusa Roberto, Antonio mi ha fatto capire che anche tua moglie fosse una donna disinibita, non vorrei metterla a disagio.”
Lui mi rispose: “Non ti preoccupare Mario, lei è un po' timida, ma quando si scalda è una forza della natura, quando le ho raccontato della nostra rimpatriata lei si è eccitata da matti e mi ha confidato che non vedeva l’ora di vivere un’esperienza simile, certo lei non è molto aperta nel posteriore, ma confido nel vostro aiuto.”
Ci riunimmo ai nostri amici e ci sedemmo a tavola per pranzare, le bollicine non mancavano e a fine pasto eravamo tutti un po' allegri e le battute a doppio senso non mancavano, Roberto ringraziò per quello che ci avevano offerto: “Avete preparato un pranzo incredibile, tutto squisito e il pesce era eccezionale.”
Antonio per tuta risposta, mise il suo cazzo su un piatto di portata e disse: “L’unico pesce offerto dalla casa è questo, il resto è tutto di un ottimo catering che ci servirà tutti i pasti durante le nostre vacanze.”
Carla si avvicinò ad Antonio, annusò il suo pene, lo scappellò, lo leccò per bene come se stesse facendo una degustazione e rivolgendosi a Marisa la tranquillizzò: “Si, anche questo pesce è fresco, lo puoi assaggiare tranquillamente.” La baciò infilandole la lingua in bocca come per farle sentire il sapore di Antonio; quindi, spinse la sua testa verso quel cazzo offerto su un piatto di portata.
Marisa non si oppose e si lasciò guidare, socchiuse le labbra e iniziò a leccare, Carla spinse con delicatezza la sua testa facendole fare su e giù, il cazzo di Antonio entrava in quella boccuccia e ne usciva sempre più bagnato,
Il ritmo del pompino aumentava e il membro di Antonio entrava sempre di più, a un certo punto Carla strinse le narici di Marisa che aprì la bocca per prendere fiato e si trovò tutto il cazzo in gola, Carla le aveva spinto la testa con forza per farglielo ingoiare e poi le aveva liberato le narici per farla respirare.
Marisa ebbe un conato di vomito che riuscì a trattenere a stento, si staccò dal cazzo di Antonio e ridendo diede della puttana a Carla, ma poi riprese a pompare Antonio che si godette la prima gola profonda della vacanza.
Il ghiaccio era rotto, Carla si impossessò di Roberto e Sofia iniziò a praticarmi un pompino dimostrando tutta la sua bravura, quando le donne ebbero assaporato la nostra sborra toccò a noi maschietti soddisfare le loro passere, iniziammo a leccarle gustando il loro nettare, poi quasi simultaneamente iniziammo a stimolarle con le dita.
Ormai nell’aria c’era solo odore di sesso, le vagine delle nostre compagne sembravano dei laghi e i loro umori colavano sul pavimento, il loro profumo e il loro sapore ci facevano impazzire, io, Antonio e Roberto iniziammo a scoparle con le mani, Sofia, Marisa e Carla si trovarono la fica riempita dai nostri pugni, quando le penetravamo loro gemevano per il piacere e bastarono poche leccate sui loro clitoridi per farle arrivare quasi simultaneamente.
Era la nostra prima orgia, ma l’intesa fu incredibile e gli orgasmi talmente intensi da svuotarci completamente, ci accomodammo in sala per riposarci e iniziammo a chiacchierare.
“Antonio” chiese Roberto “Come hai fatto a realizzare tutto questo? Abitiamo nella stessa città ma io non sono a conoscenza di qualche tua attività.”
“Vedete” rispose Antonio “Quando mi congedai dall’aviazione militare, non sapevo come passare le giornate, io e Sofia trascorrevamo le giornate a scopare, ma ben presto sentimmo la necessità di nuovi stimoli. Io ho sempre avuto molte amicizie, iniziai a coinvolgere nei nostri giochi le fiche e i culi che avevo scopato e scoprimmo nuovi piaceri. Visto che le nuove esperienze ci piacevano, pensammo di trarne un guadagno. Abbiamo creato un sito internet spacciandolo per un luogo di incontri, i soldi iniziarono ad arrivare fino a poterci permettere tutto questo.”
“Bravi” disse Roberto “Avete una villa veramente bella.”
Sofia: “Questa non è solo una villa, è una fonte di piacere e di ricchezza, seguitemi.”
Si alzò e fece strada verso il giardino, il giardino circondava l’intera villa e nel retro c’era un secondo ingresso. Un lungo vialetto, illuminato da faretti interrati, partiva da un cancello nella recinzione esterna e terminava davanti a un secondo ingresso.
Sopra la porta c’era un’insegna luminosa con le scritte “Night club – Lap dance”.
Due energumeni sorvegliano l’ingresso e quando Antonio e Sofia si avvicinarono aprirono subito la porta per farci entrare.
Dopo una breve rampa di scale ci trovammo in uno splendido locale, vicino alle scale c’era una reception in cui i clienti ricevevano un braccialetto, che, secondo il colore, dava diritto ad accedere a diversi servizi, il braccialetto bianco dava diritto a una consumazione al bar e ad assistere agli spettacoli in sala, con quello azzurro i clienti ricevevano una consumazione al tavolo mentre assistevano agli spettacoli e quello rosso consentiva l’ingresso alle stanze glory hole e gli ospiti potevano scegliere se partecipare attivamente o passivamente.
Oltre al braccialetto veniva consegnato un gettone numerato, durante la serata veniva fatta un’estrazione e il possessore del numero estratto veniva invitato sul palco per partecipare a una particolare Ruota della Fortuna. Il gioco consisteva nel far girare la lancetta per tre volte, e ogni volta che si fermava indicava l’attività sessuale a cui il vincitore doveva partecipare.
Sofia ci fece indossare dei braccialetti rossi, pescò sei gettoni a caso e ce li diede, poi ci condusse ai tavolini più vicini alla pedana dove si alternavano ragazze e ragazzi per esibirsi in spogliarelli e Lap Dance.
Cameriere e camerieri in divisa sexy, indossata senza biancheria intima, giravano tra i tavoli mentre offrivano stuzzichini e bevande, si lasciavano accarezzare e baciare dai clienti soffermandosi più o meno a lungo secondo la mancia ricevuta e per i clienti più generosi c’era la possibilità di appartarsi in un privé.
Dopo aver assistito a un paio di esibizioni Antonio ci condusse ai glory hole, le stanze avevano una parete in comune e in ognuna c’erano diversi buchi piccoli e grandi per dare la possibilità di inserirvi il pene oppure l’intero bacino, tutti erano liberi di scegliere se fare o ricevere un pompino, leccare una passera o farsela leccare, scopare o farsi scopare.
In ogni stanza c’era spazio per due persone, io entrai in compagnia di Marisa, Roberto insieme a Sofia e Carla fece coppia con Antonio.
Una volta entrati Marisa mi chiese cosa dovessimo fare, io le spiegai che nei buchi più piccoli era possibile inserire il pene e chi era dall’altra parte poteva decidere cosa fare, praticargli un pompino, fargli una sega oppure scoparselo; nel buco più grande era possibile inserire il bacino per farsi scopare.
Mentre parlavo, un lungo cazzo nero apparve e, vedendo che Marisa esitava, iniziai a menarlo per poi prenderlo in bocca cercando di ingoiarlo interamente, la mia compagna di stanza si stava lasciando andare, mi chiese di lasciarle il posto e dopo essersi cimentata in una gola prof
onda se lo scopò a lungo, quando sentì il membro dell’uomo irrigidirsi e pulsare sempre di più lo prese nuovamente in bocca per ingoiare tutta la sua sborra.
Il primo bacino apparve nel buco più grande, mi sembrava quello di Sofia, iniziai a leccarla cercando di penetrarla con la lingua, quando fu lubricata per bene iniziai a scoparla accarezzandole il clitoride, il trattamento era di suo gradimento, ma quando ormai stava per raggiungere l’orgasmo mi chiese di incularla, voleva godere di culo.
Le unsi il buco con il lubricante presente nella stanza e la inculai con violenza, lei gridò: “Mettilo tutto, sfondami e continua ad accarezzarmi.” Iniziai a scoparla nel culo, ogni volta facevo entrare e uscire tutto il mio cazzo aumentando la forza e la velocità dei colpi.
Improvvisamente sentì qualcosa violare il mio buco, Marisa mi stava infilando la mano e quando riuscì ad assecondare i miei movimenti il suo braccio scivolò dentro fino al gomito.
Quando entravo in Sofia il braccio di Marisa usciva dal mio intestino, quando io tiravo indietro il mio bacino il suo braccio entrava nel mio culo, sentirmi riempire in quel modo mi fece arrivare in modo violento, iniziai a spingere con maggior forza facendo sentire anche le mie palle a Sofia poi le scaricai dentro il mio sperma e mi staccai.
Marisa mi inculò nuovamente e iniziò a succhiarmi il cazzo con forza, il mio pene rimaneva duro e il mio orgasmo non aveva fine, lei continuò a succhiare e a ingoiare tutto il mio manico, mi svuotò interamente le palle ma non smetteva, alla fine la staccai con forza, il mio glande non sopportava più il tocco delle sue labbra e della sua lingua.
Mi dovetti riposare un po' per riprendermi dal dolore, poi presi Marisa e la infilai di peso nel buco più grande e bussai alla parete per sollecitare l’intervento di qualcuno, la mia richiesta fu accolta e dall’altra parte iniziarono a scoparla con forza facendola sussultare e gemere per il piacere, io misi una mano sotto di lei e iniziai ad accarezzarle il clitoride.
Passato qualche minuto chiesi al suo amante di incularla e questi obbedì immediatamente, “Cazzo, è troppo grosso, mi spacca.” Urlò Marisa.
“Non ti preoccupare, continua, sfonda questa troia.” Dissi io continuando ad accarezzarle il clitoride, i lamenti di dolore diventarono presto gemiti di piacere e Marisa iniziò a spingere per facilitare la penetrazione.
Lei iniziò a contorcersi e urlando arrivò all’orgasmo, era il momento della mia vendetta, continuai ad accarezzarle il clitoride ed incitai chi c’era dall’altra parte ad incularla, un secondo cazzo, più grande del primo, entrò nel suo buco e cominciò a scoparla.
Marisa continuava a godere, si contorceva cercando di sfuggire e quando non ce la fece più mi pregò di smettere e di lasciarla andare.
La stesi sul pavimento e mi dedicai al cazzo che fino a qualche istante prima stava inculando la moglie di Roberto, mi misi a 90° e mi feci inculare per bene fino sentirlo scaricare dentro di me.
Non soddisfatto, allargai per bene il mio buco e gli chiesi di continuare, lui capì il mio desiderio e iniziò a penetrarmi con la mano, la mise tutta dentro, fece il pugno e iniziò a fare avanti e indietro ruotando contemporaneamente la mano.
Quella rotazione mi massaggiava le pareti dell’intestino e premeva sulla mia prostata ed io ebbi una nuova erezione, volevo ancora di più e chiesi: “Sfondami, fammi sentire tutto il tuo braccio.”
Fui accontentato e fui sfondato per bene, sentivo il suo pugno toccarmi lo stomaco, entrava e usciva sempre più velocemente e alla fine sborrai senza nemmeno toccarmi.
Uscimmo e ci ritrovammo tutti nell’anticamera dove potemmo riordinarci e riprendere un aspetto decente prima di uscire.
Vidi Carla camminare in modo strano, la cinsi con un braccio per aiutarla, le chiesi come stava e lei rispose: “Un bastardo mi ha infilato l’intero braccio nel culo e non contento mi ha sfondato anche la fica. A sua discolpa c’è da dire che ho goduto da matti.”
Io guardai Antonio e lui mi sorrise annuendo.
Roberto aveva preso Marisa in braccio e lei gli sussurrò: “È stato bellissimo, hanno usato tutti i miei buchi, non penso di aver mai goduto tanto.”
Rientrammo nelle nostre stanze, ci buttammo sui letti e sprofondammo tutti in un sonno profondo. ci alzammo il giorno dopo all’ora di pranzo.
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