Gli albergatori - ottavo episodio

scritto il 2026-10-25 tempo di lettura 18 min

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Dopo la serata folle ci siamo alzati che era quasi ora di cena, prima di uscire per cenare e rientrare a Riace Marina, Marisa ci ha fatto visionare le registrazioni dei provini, Eric e Karin chiesero che il loro filmino non venisse pubblicato e Roberto gli consegnò immediatamente la registrazione originale su una chiavetta usb, quando visionammo quello di Carla e Sofia mancò poco che riprendessimo l’orgia da dove l’avevamo interrotta.
Io e Carla avevamo già dato il nostro consenso alla pubblicazione e Sofia dopo aver rivissuto quei momenti accettò con entusiasmo, anche perché lei durante il provino aveva sempre indossato una maschera.
Andammo al ristorante per cenare e poi ci avviammo verso la villa di Antonio e Sofia, una volta arrivati ci recammo al night per il bicchiere della staffa.
Prendemmo i nostri braccialetti rossi e il gettone e ci accomodammo ai tavoli in sala.
Mentre mi godevo le esibizioni dei vari artisti, un cameriere attirò la mia attenzione, era un gigante dal corpo statuario.
Per un momento pensai che se tutto in lui era proporzionato alla sua altezza e robustezza, tra le gambe doveva aveva avere un anaconda al posto del pene, Antonio mi fece tornare alla realtà: “Mario, sei tra noi o stai sognando ad occhi aperti?”
Il malandrino aveva notato il mio turbamento e, con la scusa di assentarsi per andare in bagno, andò dai suoi collaboratori per organizzare la trappola.
Arrivò il momento della Ruota della Fortuna, il conduttore salì sul palco e annunciò l’inizio del gioco: “Signori e signore, oggi vorremmo salutare la sig.ra Carla che l’altra sera ci ha deliziati con la sua strepitosa e coinvolgente esibizione. Visto che questa sarà forse l’ultima serata in cui potremo godere della sua presenza, vorremmo che si esibisse un’ultima volta per noi e saremmo ancora più felici se lo facesse in compagnia di suo marito Mario, ci è giunta voce che anche lui fa delle belle performance.
Cosa ne dite? Se siete tutti d’accordo fatevi sentire, forza!”
Il pubblicò iniziò subito a urlare i nostri nomi e il presentatore parlò di nuovo al microfono: “Mario, Carla non potete deludere il pubblico, accettate?”
Carla saltò subito in piedi entusiasta: “Accettiamo, accettiamo!”
Io tentai inutilmente di farla desistere: “Carla, che fai non hai capito che è tutto organizzato da Antonio?”
“Bene” mi rispose lei “Vuol dire che sarà senz’altro una scopata fantastica.”
Fu così che nonostante i miei timori mi ritrovai sul palco a far girare la ruota.
Il conduttore ci spiegò le regole del gioco: “Sapete già che se volete tirarvi indietro dovete farlo adesso, una volta accettato dovete eseguire entrambi quanto è indicato dalla freccia, vi prego di guardare bene quali saranno i pegni di questa sera.”
Anche questa volta non riuscì a bloccare Carla che accettò immediatamente, io avevo guardato bene la Ruota della Fortuna e avevo capito che era stata preparata apposta per farci esibire in tutte le nostre perversioni.
Presi il microfono e parlai: “Bravo Antonio, sei stato in gamba, hai approfittato dell’ingenuità e dell’appetito di Carla per mettermi in trappola, riesci sempre a farmela. Grazie birbante.”
Carla diede il primo colpo alla ruota e la freccia si fermò su un disegno molto eloquente, si vedeva un pene lunghissimo che entrava nella gola di un uomo.
Ovviamente il primo a doversi esibire ero io, sul palco apparve Ekon il marcantonio che aveva colpito la mia attenzione poco prima e, come avevo immaginato, una proboscide gli pendeva tra le gambe.
Il gigante poggiò le mani sulle mie spalle e mi fece inginocchiare davanti a lui e mettendomi una mano sulla fronte piegò indietro la mia testa mettendo la mia gola in linea retta con la bocca.
Ekon mi fece aprire la bocca, introdusse il suo glande e iniziò a spingere lentamente.
Oltre che lungo era anche grosso, per fortuna il suo pene era stato lubrificato per bene e io riuscì a prenderlo in bocca.
Prima di arrivare alla faringe Ekon mi suggerì di fare un bel respiro, quando mi vide pronto spinse ancora, il glande urtò contro il palato molle, superò la faringe ed entrò nell’esofago, solo allora si tirò indietro per farmi respirare.
Quando uscì il suo membro era ricoperto dalla mia saliva, era densa e bianca come lo sperma.
Visto che io non avevo vomitato Ekon procedette più velocemente nel secondo tentativo, più veloce era il movimento e più in profondità riusciva ad entrare prima che io risentissi della mancanza d’aria.
Ad ogni tentativo la mia gola si abituava sempre di più al suo cazzo, io non accusavo il sintomo del vomito ed Ekon osava sempre di più.
Sugli schermi in sala appariva il primo piano del suo cazzo che entrava nella mia bocca, si vedeva benissimo quando superava le tonsille ed entrava nell’esofago, man mano che quel serpente si faceva strada la mia gola si gonfiava a dismisura e si sgonfiava quando Ekon si sfilava.
Il pubblico in sala incitava Ekon a mettermelo tutto dentro e incoraggiava me facendo un conto alla rovescia dei centimetri di cazzo che rimanevano fuori ad ogni affondo.
Sentire il pene entrare in gola mi eccitava moltissimo, il mio cazzo era durissimo e dal suo buco usciva tanto di quel precum che aveva bagnato il pavimento, il cameraman se ne accorse e inquadrò la scena.
Non era più Ekon a spingere, lo avevo preso per le palle e lo tiravo per farlo entrare tutto, quando le mie labbra arrivarono alla sua radice tirai fuori la lingua e riuscì a leccargli le palle.
Ero io a condurre il gioco, facevo su e giù facendo uscire i suoi trenta centimetri di carne quel tanto che bastava per respirare, il gigante iniziò a essere malfermo sulle gambe, il suo cazzo pulsava in procinto di svuotare tutto il contenuto dei suoi testicoli nel mio stomaco, aumentai il ritmo e finalmente Ekon scaricò tutto il suo seme, non ebbi bisogno di deglutire, i fiotti di sperma venivano sparati direttamente nello stomaco, subito dopo esplosi anch’io e la mia sborra arrivò fin sulle cosce di Ekon.
Le assistenti pulirono tutto per bene ed entrò subito Kofi per prendere il posto di Ekon, la sua proboscide non aveva niente da invidiare a quella del suo collega.
Carla si sdraiò su un lettino lasciando la testa penzoloni fuori dal bordo, in modo da facilitare la penetrazione, anche lei era abituata a queste pratiche e non ebbe difficoltà ad accogliere quel ben di Dio.
Le mani di Carla stringevano le chiappe di Kofi, lo tiravano e lo allontanavano dando ritmo e profondità alla penetrazione.
La sua gola si dilatava a dismisura e bastarono pochi movimenti perché quel prodigio della natura entrasse tutto.
La faccia di Carla era ricoperta dalla saliva che colava dalla sua bocca ogni volta che quel palo usciva, le lacrime scioglievano il trucco intorno agli occhi sbavando sulle guance tracciando linee scure.
Kofi una volta entrato per tutta la sua lunghezza aumentò il ritmo scopandola come se la sua gola fosse la vagina, Carlà lo lasciò fare e si dedicò alla sua passera accarezzandosi a due mani e quando il suo amante le riempì lo stomaco lei arrivò insieme a lui.
Dal pubblico arrivarono gli applausi e le richieste di un bis ma il presentatore suonò la fine del tempo.
Questa volta fui io a far girare la freccia e quando questa si fermò sul quadrante della ruota si illuminò una scritta: Foot Fucking.
Il pubblico andò in delirio quando vide apparire sul palco Sofia, lei era conosciuta per la sua bellezza e perché era la padrona di casa, ma molti l’avevano riconosciuta nel filmino girato insieme a Carla, nonostante lei indossasse una maschera.
Due assistenti ci fecero mettere a carponi ai suoi piedi, ci fecero abbassare fino a toccare il palco con la faccia e ci allargarono per bene i glutei, versarono gel in abbondanza e iniziarono ad allargarci il buco del culo con le mani andando sempre più in profondità.
Io e Carla gradivamo molto e in mezzo alle nostre gambe si erano formate delle pozzanghere, eravamo pronti e attendavamo con impazienza il Foot Fucking.
Le due bellissime assistenti aiutarono Sofia a infilare le dita dei suoi piedi allargando per bene i nostri buchi, poi fu questione di un attimo, i piedi entrarono fino al collo e, con un un’ultima spinta, anche i talloni superarono i nostri sfinteri e i piedi furono risucchiati all’interno.
Sofia si fermò un attimo, poi, sempre con l’aiuto delle due assistenti, iniziò a muovere le gambe alternando i movimenti, quando spingeva con un piede l’altro arretrava e una volta preso il ritmo le gambe di Sofia sembravano le bielle di una locomotiva a vapore.
I piedi ormai entravano e uscivano interamente dai nostri culi slabbrati, così Sofia azzardò di più e spinse più a fondo.
Eravamo tutti e tre fuori di testa, io e Carla ne volevamo sempre di più e Sofia chiese alle ragazze di dedicarsi anche a lei.
Arrivammo all’orgasmo quasi contemporaneamente e i nostri spasmi ci spinsero ulteriormente verso Sofia, che, grazie alle attenzioni delle sue assistenti, raggiunse l’apice del piacere.
Finito il secondo round ci diedero il tempo di riposarci intrattenendo il pubblico con degli spogliarelli, finita la pausa il presentatore fece una proposta: “Vista la bravura dei nostri ospiti io direi di finire in bellezza con una DOPPIA, che ne dite?”
Il pubblico in sala urlò il suo consenso, sul palco ricomparvero Kofi ed Ekon insieme a due bellissime spogliarelliste, il conduttore chiese. “Bene, come desiderate che comincino?”
La scelta cadde sul culo e così i nostri amanti si alternarono nei nostri buchi infilandoci quando due cazzi, quando due braccia oppure una mano e un pene.
La seconda scelta fu dietro e avanti, io e Carla diventammo due polli allo spiedo, a volte venivamo presi da Kofi e Kenon o dalle due ragazze che per l’occasione avevano indossato due enormi strapon.
Finalmente il gioco terminò, salutammo il pubblico e andammo a riposare.
La mattina dopo ci alzammo con calma e raggiungemmo i nostri amici in spiaggia per goderci l’ultimo giorno di mare, mentre eravamo distesi a prendere il sole Antonio ci chiese: “Come mai avete deciso di anticipare la partenza?”
Io gli risposi: “Sono stati giorni fantastici, ci avete coinvolto in giochi pazzeschi, ma se continuiamo non avremo più le energie per riprendere a lavorare. Penso sia meglio se torniamo al nostro albergo, in assenza di clienti e di stimoli potremo oziare e riposare.”
Alla conversazione si unì Karin: “Peccato, io ed Eric avremmo voluto passare ancora del tempo con voi e a te Mario avevamo ancora qualche domanda sul tuo passato con papà e Roberto.”
“Cara, abbiamo ancora un giorno da trascorrere insieme e del nostro passato puoi chiedere tutto a tuo padre, non c’è nulla che lui non sappia.”
Trascorremmo una giornata di relax, chiacchierando del più e del meno ma Eric, spalleggiato da sua sorella, ci costrinse a parlare delle nostre avventure di adolescenti, specialmente di quelle legate alla nostra vita sessuale.
Le loro domande fecero affiorare un ricordo di cui non avevo parlato nemmeno con Carla, così iniziai a raccontare: “Antonio, ti ricordi quale era il nostro passatempo preferito?”
“Come no,” rispose lui “ci facevamo un sacco di pugnette, il piacere maggiore era quando ci scambiavamo i cazzi e quando eravamo in gruppo era un intreccio di mani.”
“Bravo e quando le seghe non bastarono più iniziammo a incularci, questo però non lo facevamo in gruppo perché stupidamente pensavamo che la cosa potesse rimanere segreta, a te però un giorno sfuggì il nome del mio compagno di classe Daniele e mi facesti capire che ci stava.
Non avrei mai pensato che Daniele fosse disponibile a certi giochi, all’apparenza era un ragazzo molto riservato e non frequentava le compagnie di strada come noi.
Le tue parole avevano stuzzicato la mia fantasia e iniziai a guardare Daniele in modo diverso, mi accorsi che in effetti era un bel ragazzo, quasi effeminato, i suoi lineamenti erano morbidi, un bel fisico asciutto un girovita stretto che lo facevano sembra largo di spalle, ma soprattutto metteva in risalto il suo culetto rotondo che parecchie ragazze invidiavano.
Il suo viso non era sporcato dalla peluria, come quasi tutti gli adolescenti, era liscio ed era incorniciato da una bella chioma di capelli ricci e neri.
In qualche modo riuscì a diventare suo compagno di banco e cominciammo a studiare insieme.
Un pomeriggio eravamo soli in camera e io tirai fuori un fumetto per adulti che ero riuscito ad acquistare alla bancarella che vendeva i fumetti usati.
Lo sfogliammo insieme, per vedere come reagiva tirai fuori il mio pisello e iniziai ad accarezzarmi, lui non fece una piega e mi sussurrò: “È questo che vuoi?”
Tolse la mia mano e iniziò a masturbarmi, la sua sembrava la mano di una ragazza per come era morbida, faceva dei movimenti lunghi e ogni volta tirava giù il prepuzio fino a scoprire il glande, il frenulo si tendeva fino a fare male ma questo aumentava il piacere.
Le sue manipolazioni mi fecero sborrare subito riempendogli la mano di sperma, lui ne raccolse il più possibile e se lo portò alla bocca leccandosi le dita guardandomi maliziosamente.
Mi sentivo il cuore in gola, ero diventato rosso come un peperone e solo dopo qualche minuto ripresi l’uso della parola: “Non avrei mai pensato che tu…”
Tentai di ricambiare la sega, ma lui mi bloccò: “No devo scappare, se vuoi ci possiamo vedere domani, vieni da me saremo soli, i miei devono lavorare.”
L’indomani mi presentai a casa sua e lui mi fece accomodare subito in camera, aveva abbassato le tapparelle per evitare sguardi indiscreti e con voce languida mi disse: “Spogliami.”
Gli sfilai la maglietta e rimase a torso nudo, il petto e l’addome erano completamente privi di peli, lo accarezzai, la sua pelle era come seta, i suoi capezzoli si indurirono al contato con le mie dita.
Stavo per infilare la mano sotto l’elastico della sua tuta per prendere in mano il suo cazzo ma ancora una volta mi bloccò. “Continua spogliarmi” disse dandomi le spalle.
Girandosi i suoi movimenti furono molto sensuali e misero in evidenza il suo corpo snello e sinuoso.
“Cosa aspetti?” mi chiese, “Sfilami i pantaloni.”
Iniziai ad abbassargli i pantaloni e mentre lo facevo gli accarezzavo le gambe anche loro erano completamente prive di peli, continuai e quando i pantaloni furono ai suoi piedi lui li sfilò uno per volta con molta femminilità.
Solo allora mi accorsi che era scalzo, i suoi erano i piedini di una signorina con le unghie smaltate di rosso.
Daniele mi chiese: “Ti piace quello che vedi?”
I suoi piedi mi incantarono, ne sollevai uno e lo avvicinai alla bocca per baciarlo, era profumato, sapeva di pulito ed era così minuto che lo presi in bocca e lo succhiai come se fosse un pene.
Quando rialzai lo sguardo vidi un culetto bellissimo, aveva infilato gli slip nel solco tra i glutei lasciandoli completamente scoperti, sembrava indossasse un tanga.
Si piegò in avanti, spostò la stoffa che aveva tra le natiche e mi mostrò la sua rosetta.
Io continuavo ad accarezzarlo, il contatto con la sua pelle mi eccitava, quella sensazione l’avrei provata nuovamente solo dopo molti anni accarezzando Carla.
Daniele mi mise due dita in bocca perché le bagnassi poi le infilò delicatamente nel suo ano, io non resistetti e iniziai a baciare e a mordere quei glutei meravigliosi, gli tolsi le mutandine, allargai le sue natiche e iniziai a leccargli la rosetta che reagiva contraendosi e rilassandosi.
“Si, Mario continua, non ti preoccupare, mi sono pulita anche dentro.”
Con le mani lo tenevo stretto in vita e con la lingua cercavo di penetrare dentro di lui, continuando a baciarlo lo feci girare ed ebbi un’altra sorpresa, mi trovavo davanti a un cazzo in piena erezione che non aveva nulla da invidiare al tuo Antonio, era lungo e grosso.
Mi prese la testa tra le mani e mi avvicinò il pene alla bocca, io schiusi le labbra e lo feci entrare.
Era la prima volta che mi succedeva, era già accaduto con Roberto ma ero stato forzato, adesso stava avvenendo perché lo desideravo.
Non avevo esperienza, perciò, non riuscì a prenderlo tutto, ma leccai e succhiai con vero amore e la mia passione fu presto premiata, il primo fiotto mi arrivò sul palato molle e per poco non mi affogavo, ma mi ripresi subito e deglutì quasi tutto lo sperma che arrivava.
Daniele mi fece alzare e mi baciò in bocca assaporando quello che rimaneva della sua sborra, anche quel bacio fu una prima esperienza, poi non mi è più successo di desiderare di farlo con un uomo, questo fino a qualche settimana fa quando ho incontrato nuovamente Antonio e Roberto.
Mi denudai e Daniele ricambiò il pompino, lui era esperto e riusciva a prenderlo tutto e a leccarmi anche le palle, quando si tirava indietro succhiava così forte che sembrava volesse staccarmelo.
Lo avvisai che stavo per arrivare e lui si attaccò con le labbra al mio bacino e mi trattene a se tirandomi con le mani.
Una volta ingoiato tutto il mio sperma mi prese per mano e mi accompagnò in bagno e disse: “Adesso ci laveremo per bene l’interno e poi proveremo l’uno il cazzo dell’altro.”
Aveva preparato una sacca per clisteri, mi fece stendere e rannicchiare su un fianco in posizione fetale, infilò il catetere e apri il rubinetto, quando la sacca si svuotò sfilò il catetere e tappò il mio buco con un plug anale.
Trattenni il liquido il più possibile mentre lui mi massaggiava la pancia, poi mi fece sedere sul water, liberò il mio buco e mi fece scaricare.
Ripetemmo l’operazione fino a quando l’acqua che usciva non era limpida.
Lui si era già preparato prima e bastò un solo clistere per scaricare acqua pulita.
Tornammo in camera e mi fece sdraiare supino, si mise su di me con il bacino verso la mia testa, ingoiò il mio pene e spinse il suo cazzo sulle mie labbra.
Questa volta ero pronto, spalancai bene la bocca e accolsi tutto il suo pene.
Quando Daniele sentì che la mia erezione era al culmine, si sfilò dalla mia bocca e si impalò cavalcandomi come un matto fino a quando le riempì le budella di sborra, stette seduto su di me fino a quando il mio cazzo non uscì spontaneamente dal suo ano.
Il mio sperma colò dal suo culo sul mio pube e lui lo leccò tutto pulendomi per bene e succhiando anche il mio cazzo per svuotarlo completamente.
Anche lui voleva possedermi, mise il suo pene nella mia bocca e mi scopò finché non tornò duro, mi fece mettere carponi e con una violenza inaspettata mi sfondò con un solo colpo, mi penetrava con forza, le sue palle sbattevano sul mio colpo e la sua foga mi procurò una nuova erezione.
Quando sentì il suo sperma irrompere nel mio intestino ebbi un altro orgasmo, Daniele raccolse con una mano lo sperma che fuoriusciva dal mio buco e me lo offrì.
Ormai era ora di riordinarci e di pulire tutto, quando finimmo gli chiesi come mai era così esperto.
Lui mi spiegò che si era sempre sentito una ragazza e come tale era attratta dai maschietti, ormai aveva assaggiato i cazzi più belli di tutta la scuola e aveva maturato una certa esperienza.
Io le chiesi come mai non circolassero pettegolezzi su di lei e mi disse: “Puttana sì, ma non stupida, voi maschietti avete paura che si venga a sapere dei vostri vizi, in questo modo sono sempre riuscita a far tenere la bocca chiusa ai miei amanti, perché se a me piaceva essere inculata anche loro non disdegnavano il mio cazzo. Poi ho avuto un’idea geniale, sono riuscita a coinvolgerli in tante orge, dove tutti inculavano e venivano inculati, in questo modo tutti sapevano e nessuno osava parlare in giro.”
Questo è tutto e non ho nient’altro da aggiungere.”
Il mio racconto aveva eccitato gli animi e riacceso i sensi, bastò qualche piccola avance per scatenare l’orgia.
Antonio si assentò per fare una telefonata e dopo nemmeno mezz’ora suonarono alla porta e Sofia, incurante della sua nudità andò ad aprire tornando tenendo sottobraccio Daniele.
Dopo un attimo di stupore corsi ad abbracciarlo e lui accarezzando il mio cazzo in piena erezione mi disse: “Ciao Mario, vedo che non sei cambiato, porco come sempre.”
“Tu invece sei cambiata, sei ancora più bella. E queste chiesi?” Mettendo le mani su due belle tette.
Lei si spogliò e chiese: “Ti piacciono?” Non le risposi, strinsi il suo seno tra le mani e iniziai a succhiare.
Ci staccammo e le presentai mia moglie, che per farle capire che non era gelosa, la baciò in bocca.
Daniele conosceva tutti gli altri e si unì con piacere alla nostra orgia di fine vacanza.
Il giorno dopo ci salutammo con la promessa di vederci più spesso.
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