Il professore di agraria

scritto il 2026-10-08 tempo di lettura 8 min

di
genere
tradimenti
cura
B−

Ai primi di settembre sono andata sulle rive del torrente Orco per un servizio fotografico osè. I due che posavano con me, un ragazzo bianco e uno nero, poi avrebbero dovuto anche divertirsi con me perchè il nostro committente era un ricco industriale col vizio del voyeurismo. Restammo sulle spiaggette di San Benigno per un paio d'ore, nel corso delle quali i due giovanotti diedero il meglio di sè facendomi godere non poco. Ma di questa storia racconterò un'altra volta. Ora mi piace rivivere con voi un periodo della mia vita che avevo un pò dimenticato, e che è tornato a rivivere proprio lungo le rive del torrente Orco.
Una decina di anni fa mi ero appassionata alle tematiche ambientaliste, e capitava speso che con i ragazzi del comitato facessimo poi delle escursioni in bici, a volte anche impegnative. In genere ci si riuniva nella zona del quadrilatero, si discuteva soprattutto della salvaguardia del centro storico, della estensione delle zone pedonali, delle proposte da presentare in Comune, e poi si organizzavano queste gite in bici. Il più delle volte stabilivamo il punto di raduno a Settimo e da lì si andava verso Chivasso, San Benigno fino a raggiungere i sentieri lungofiume. Con noi, nel gruppo, c'era anche un professore di agraria, un bell'uomo che penso avesse una ventina d'anni più di me. Anzi, era proprio lui uno dei più convinti paladini delle battaglie ambientaliste, ed anche uno dei più attivi nelle escursioni in bici. Fra di noi ci fu subito qualcosa di chimico, ma il professore da quel punto di vista era abbastanza timido, in aperto contrasto col suo attivismo ambientale. Dopo qualche tempo e qualche gita, il prof, al termine di una riunione, quando tutti stavamo andando via, si avvicinò e mi chiese se fossi interessata a una escursione in bici lungo un tratto dell'Orco particolarmente affascinante e che io non conoscevo.
Ma solo io e te. Che ne dici? Ti andrebbe?
Esitai. In quel periodo ero innamoratissima di mio marito, e non mi andava di tradirlo, però il pensiero iniziò a farsi strada.
Non saprei, ci penso..., gli risposi indecisa.
In realtà ci pensai poco. Il giorno dopo lo chiamai: Quando, dove?
Ti vengo a prendere in macchina, carichiamo le bici e andiamo. Sabato mattina, va bene?
Va bene.
Sabato mattina, intorno alle otto scesi in bici giù a Piazza Crimea.
Ero già incazzata perchè mio marito, avendomi vista alzarmi presto, il sabato mattina, aveva cominciato l'interrogatorio.
E perchè esci così presto, e dove vai, con chi, ma perchè, quando torni... e che palle! Sarò libera di fare quello che cazzo mi pare, no?
No, perchè sei mia moglie!
Sono tua moglie solo quando ti conviene. Quando vuoi esibirmi, quando vuoi fare il porco, quando vuoi fare il guardone sei tu che mi implori di scopare con gli altri. Non rompere! Questi sono i patti. Io ti faccio felice, ma faccio anche quello che cazzo mi pare, quando mi pare e con chi mi pare, chiaro? E se non ti sta bene, quella è la porta e te ne vai affanculo!
Sbattei la porta uscendo e quando arrivai a Piazza Crimea non mi ero ancora calmata.
Salii in macchina, arrivammo fino a Chivasso, lì scendemmo, e con le bici ci avviammo verso la valle dell'Orco. Seguivo il professore e avevo riacquistato il buonumore perche i luoghi nei quali mi stava guidando erano davvero straordinari. Era un sabato di metà giugno, faceva caldo, molto caldo, ma quando arrivammo sul lungofiume l'aria divenne più gradevole.
Stai attenta che i sentieri sono insidiosi, si scivola facilmente sul brecciolino...
Non mi sottovalutare prof, sono una sportiva.
Arrivammo in una zona a me completamente sconosciuta. Un piccolo eden. Avevamo appena attraversato un sottopasso, non so se ferroviario o stradale, quando sbucammo in quella che io definii all'epoca la valle incantata. Un arcobaldno di erbe e fiori, tutte le sfumature del verde che contrastavano col cielo azzurro. L'acqua chiara che rifletteva il cielo mentre scorreva tranquilla.
Ma è meraviglioso qui! Dissi entusiasta.
Guarda prof, ci sono anche le spiaggette di sabbia.
E si, ti ho portata proprio qui appunto perchè so del tuo amore per il mare.
Scendo dalla bici e vado verso la spiaggetta che è a pochi passi sotto di me.
Mi tolgo le scarpe, entro in acqua.
Fredda ma bellissima, Prof! Vieni!
Che dici, ce lo facciamo un bagno? Gli chiedo guardandolo dritto negli occhi.
Si, rinfrescati, sarà gradevole.
Mi tolgo i pantaloni che portavo. Li poso sul ramo di un albero. Mi tolgo anche la maglietta, che poggio sui pantaloni. Guardo il prof. Mi tolgo il reggiseno, che metto insieme agli altri vestiti.
Allora, vieni? Dico al prof. mentre entro in acqua e con cautela inizio a bagnarmi.
Cazzo quanto è fredda, prof, ma è bellissimo, dico mentre mi tolgo gli slip e glieli lancio.
Mettili insieme agli altri prof! Gli dico ridendo.
Lui afferra gli slip al volo, mi guarda un pò disorientato. Io sfrontata, lui intimidito. Va a poggiare i miei slip sul ramo, si corcia i pantaloni ed entra con attenzione in acqua.
Ma che fai prof. Togli quei pantaloni!
Si guarda intorno smarrito.
Dal sentiero sopraggiunge un vecchietto. Un pescatore con canna e retino. Ci guarda.
Annamaria, c'è gente...
Lo guardo, guardo il vecchietto, faccio spallucce, e mi immergo nel fiume.
Il prof mi guarda, poi guarda il vecchietto, che riprende a camminare e scompare dietro il fogliame.
Non c'è più nessuno, prof, dai, vieni!
Il prof si toglie i pantaloni ed entra in acqua con gli slip.
Mi viene vicino.
Ma che fai, prof, tieni gli slip addosso? Ora si sono bagnati, e mentre gli parlo afferro gli slip e glieli tolgo. Resta fermo. Inizio ad accarezzargli il cazzo, a segarlo. Poi mi immergo in acqua per prenderlo in bocca. Un pompino in acqua è sempre divertente. Riemergo.
Dai prof, leccami la fica, gli dico, e mi diverto a vederlo sempre più imbarazzato.
Esegue. Va sotto il pelo dell'acqua, mi allarga la fica con le mani e inizia a leccarmi.
Mi piace, mi eccito.
Dai prof, scopami, andiamo lì, su quel prato. Esco dall'acqua, lui mi segue. Mi sdraio su un lembo di terra tra sabbia ed erba, allargo le gambe, mi tocco.
Arriva il prof, che riprende a leccarmi la fica e a strizzarmi le tette. Intravedo il cappellino del vecchietto che sbircia nascosto dietro una siepe. La cosa mi fa eccitare ancora di più.
Dai scopami prof, riempimi, non è quello che vuoi? Lo provoco, mi diverte metterlo in soggezione. Lui esegue. Infila il suo cazzo nella mia fica e prende a spingere con vigore.
Mi sbatte con decisione, mentre io godo a voce sommessa, ma stando ben attenta a farmi sentire dal vecchietto. La cosa mi diverte troppo.
Si prof, dai sbattimi, forte prof, più forte...
Siamo bagnati, eccitati, lo sento vibrare, aumentare il ritmo fin quando il suo sperma invade la mia fica. Mi piace quando mi riempiono, a tal punto, che vengo anche io mugolando come una cagna in calore. Resta dentro ancora per qualche istante, mi bacia, mi dice le solite cose. Poi esce e prende gli abiti per rivestirsi. Lo guardo. Il sole è alto nel cielo, ma io sto divinamente bene in quella zona d'ombra tra sabbia ed erba.
Forza Annamaria, che dobbiamo tornare.
Ma io fame prof!
Ho portato due panini ora li mangiamo.
Ma io ho fame di te, prof, gli dico mentre gli afferro il cazzo che lui ha appena rimesso dentro gli slip. Lo caccio e lo metto in bocca per iniziare un nuovo pompino.
No, no, Annamaria, no, per favore...
E mi scappa da ridere. Mi rivesto anche io. Il prof va a prendere il suo zainetto, torna con i panini. Mangiamo. Non vedo più il vecchietto.
Ma dopo prof hai anche il dolce?
Mi guarda. No Annamaria, solo i panini.
Credo che avrò anche il dolce, prof, gli dico mentre gli metto una mano tra le gambe e gli accarezzo il cazzo ridendo.
Annamaria!
Torniamo alle bici che avevamo lasciato sotto al cavalcavia.
Prof qui non c'è nessuno, gli dico guardandolo. Voglio il dolce. Adesso.
Resta impalato a guardarmi. Gli slaccio i pantaloni, gli abbasso gli slip. Prendo il suo cazzo, inizio a segarlo. Lo metto in bocca, lo lecco e lo sego, un minuto e lo sento fremere. Geme e la sua sborra mi esplode in gola. Continuo a segarlo, mentre ingoio tutto lo sperma che ho in bocca. Resto a leccarlo ancora per un pò. fino a quando si ammoscia del tutto.
Ora possiamo andare prof, gli dico. Sono soddisfatta.
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