Il mercante di Bologna
scritto il 2026-10-20 tempo di lettura 6 min
di
Annamaria
genere
dominazione
cura
A−
Una sera stavo chattando con un ammiratore, quando mi vedo arrivare sul pc una foto che mi ritraeva mentre un tizio mi stava slacciando un corsetto nero. Io ero senza slip, con la fica in bella vista, e la scritta recitava: ricordi?
Ho dovuto pensarci su qualche secondo e poi mi è sovvenuto: l'antiquario di Bologna, un tizio la cui perversione mi stupì all'epoca. E così, qualche giorno dopo, ho cominciato a contattare tutti quelli con i quali avevo avuto un incontro ravvicinato e di cui conservavo i recapiti, proprio per chiedere loro di inviarmi tutto il materiale che avevano di me.
Sapete, accade spesso che nella foga dell'azione io non faccia caso a quello che succede intorno a me, per cui capita frequentemente che, in modo del tutto casuale, io venga a conoscenza di immagini e video che mi ritraggono mentre scopo, mentre ingoio, mentre mi preparo o semplicemente mentre mi spoglio o mi rivesto. E stanno arrivando molte immagini di cui ignoravo completamente l'esistenza. La gran parte delle esperienze le ricordo tutte, per la verità, ma talvolta alcune immagini mi riportano alla memoria episodi che avevo dimenticato.
L'incontro con il mercante di Bologna è uno di questi: ma più che dimenticato, direi accantonato. I fatti risalgono ad alcuni anni fa, quando ero proprio agli inizi delle mie avventure extraconiugali più impegnative. Ero stata da poco ospite di un facoltoso antiquario fiorentino, che mi volle un fine settimana tutto per sé e per una ristretta cerchia di amici e clienti. Tra questi c'era il tizio in questione, un antiquario di Bologna, da cui venni contattata un paio di mesi dopo: "Guardi signora, io le offro questa cifra, ma per due giorni il suo culo deve essere mio. Completamente. E' disponibile?"
Confesso che non ci pensai nemmeno un attimo: "Certo che sì!"
Ricordo bene quella cifra, restai sbalordita: come potevo dire di no?
E così un venerdì sera, chiuso l'ufficio, presi il trolley che mi ero portata dietro e andai alla stazione. A mio marito fui costretta a mentire spudoratamente, e per fortuna mia sorella mi resse il gioco. Erano i miei primi impegni hard rilevanti, facevo ancora tutto di nascosto e non volevo ferirlo.
Mi ritrovai così a Bologna, il tizio era venuto a prendermi alla stazione e mi condusse in un villino sulle colline circostanti Bologna. Era un simpaticone, debbo confessare, e non immaginavo che potesse essere così perverso. Il giorno dopo dormii a lungo, e quando mi decisi a scendere per fare colazione vidi che mi aspettavano in tre. Ora non racconterò tutto quello che accadde in quei due giorni perchè sarebbe troppo lungo, articolato: difficile anche da narrare in modo compiuto e comprensibile. Fatto è che quella mattina per ore non fecero altro che fotografarmi, rigorosamente in bianco e nero. Con lingerie e senza, con costumi d'epoca e senza, e tra una seduta fotografica e l'altra ebbero modo anche di divertirsi con me. Ricordo che a un certo punto uno di loro venne dietro di me e si mise a slacciarmi il corsetto. Ero nuda, lui si china, e mi sussurra all'orecchio: "Preparati, che ora ci si diverte un pò".
Annuisco: "Va bene".
"Vai a stenderti sul letto", mi dice indicandomi il grande letto nell'altra stanza.
Vado, mi stendo e li attendo. Arrivano dopo qualche minuto, nudi. Si avvicinano e iniziano ad accarezzarmi, a leccarmi, le tette, i capezzoli, la fica. Poi si mettono in piedi e mi dicono di far loro un pompino. Mi inginocchio davanti a loro, che mi stanno intorno, e inizio a leccare i loro cazzi e a segarli contemporaneamente, usando mani e bocca. A un certo punto mi dicono di mettermi a quattro zampe sul letto, gambe allargate: "Ci interessa il tuo culo", mi dice il mercante, e prendono a leccarmelo voracemente, poi sento un cazzo appoggiarsi al buco, spingere e iniziare a entrare. Spinge sempre più forte, e in breve lo sento tutto dentro. Io gemo, mi lamento, mi dimeno, mentre gli altri due guardano e ridono soddisfatti. Poi quello esce ed entra un altro. E così fanno per diverse volte, fino a quando uno di loro va a prendere una valigetta con dentro una serie di attrezzi. Non vi sto a raccontare nel dettaglio le varie operazioni. Penetrazioni con gli oggetti più strani e particolari per un tempo indefinito, fino a quando, soddisfatti, mi fanno inginocchiare per terra. Loro prendono a segarsi furiosamente e dopo poco mi sborrano in faccia.
"Apri benne quella bocca, troia!"
Ingoio tutto quello che posso fino a quando i fiotti cessano. Allora li prendo in bocca, alternandoli, e li lecco per ripulirli. Quando sono svuotati e soddisfatti posso andare in bagno. Ho assoluto bisogno di lavarmi e rilassarmi. Il mio culo è in fiamme, dolorante. Resto nella vasca per un tempo indefinito. Mi addormento anche per un pò. Quando torno il mercante mi dice di prepararmi che andiamo a pranzo. Nel pomeriggio torniamo nella villa sulle colline, ma in un'altra stanza. Sembra quasi un gabinetto medico con tanto di vasca da bagno. Non ho idea di cosa abbiano in mente, o almeno non precisamente. Mi fanno spogliare e poco dopo mi fanno mettere a quattro zampe. Il mercante si presenta con un siringone col quale mi inietta nel culo una enorme quantità di un liquido che mi dicono essere uno stimolante. Mi fanno mettere nella vasca e si mettono a guardarmi divertiti. Poco dopo inizio a ricacciare tutto con una violenza inusitata. Gli spruzzi si susseguono mentre loro mi guardano e si divertono. Poco dopo sono svuotata e loro tornano a riempirmi il culo con un getto potente di acqua calda, che ricaccio di nuovo. Il giochino va avanti ancora per un po', fino a quando, esausta, posso finalmente andare in bagno a rilassarmi un po'. Il giorno dopo ricalca quello precedente. Sedute fotografiche la mattina e poi, il pomeriggio, altra seduta di penetrazioni anali ripetute con oggetti e attrezzi particolari. Mentre la sera tornavo in treno a Torino, ripensavo a quella due giornate all'insegna delle continue inculate: un'esperienza nuova, particolare, che non contavo di rifare, a meno che...
Ho dovuto pensarci su qualche secondo e poi mi è sovvenuto: l'antiquario di Bologna, un tizio la cui perversione mi stupì all'epoca. E così, qualche giorno dopo, ho cominciato a contattare tutti quelli con i quali avevo avuto un incontro ravvicinato e di cui conservavo i recapiti, proprio per chiedere loro di inviarmi tutto il materiale che avevano di me.
Sapete, accade spesso che nella foga dell'azione io non faccia caso a quello che succede intorno a me, per cui capita frequentemente che, in modo del tutto casuale, io venga a conoscenza di immagini e video che mi ritraggono mentre scopo, mentre ingoio, mentre mi preparo o semplicemente mentre mi spoglio o mi rivesto. E stanno arrivando molte immagini di cui ignoravo completamente l'esistenza. La gran parte delle esperienze le ricordo tutte, per la verità, ma talvolta alcune immagini mi riportano alla memoria episodi che avevo dimenticato.
L'incontro con il mercante di Bologna è uno di questi: ma più che dimenticato, direi accantonato. I fatti risalgono ad alcuni anni fa, quando ero proprio agli inizi delle mie avventure extraconiugali più impegnative. Ero stata da poco ospite di un facoltoso antiquario fiorentino, che mi volle un fine settimana tutto per sé e per una ristretta cerchia di amici e clienti. Tra questi c'era il tizio in questione, un antiquario di Bologna, da cui venni contattata un paio di mesi dopo: "Guardi signora, io le offro questa cifra, ma per due giorni il suo culo deve essere mio. Completamente. E' disponibile?"
Confesso che non ci pensai nemmeno un attimo: "Certo che sì!"
Ricordo bene quella cifra, restai sbalordita: come potevo dire di no?
E così un venerdì sera, chiuso l'ufficio, presi il trolley che mi ero portata dietro e andai alla stazione. A mio marito fui costretta a mentire spudoratamente, e per fortuna mia sorella mi resse il gioco. Erano i miei primi impegni hard rilevanti, facevo ancora tutto di nascosto e non volevo ferirlo.
Mi ritrovai così a Bologna, il tizio era venuto a prendermi alla stazione e mi condusse in un villino sulle colline circostanti Bologna. Era un simpaticone, debbo confessare, e non immaginavo che potesse essere così perverso. Il giorno dopo dormii a lungo, e quando mi decisi a scendere per fare colazione vidi che mi aspettavano in tre. Ora non racconterò tutto quello che accadde in quei due giorni perchè sarebbe troppo lungo, articolato: difficile anche da narrare in modo compiuto e comprensibile. Fatto è che quella mattina per ore non fecero altro che fotografarmi, rigorosamente in bianco e nero. Con lingerie e senza, con costumi d'epoca e senza, e tra una seduta fotografica e l'altra ebbero modo anche di divertirsi con me. Ricordo che a un certo punto uno di loro venne dietro di me e si mise a slacciarmi il corsetto. Ero nuda, lui si china, e mi sussurra all'orecchio: "Preparati, che ora ci si diverte un pò".
Annuisco: "Va bene".
"Vai a stenderti sul letto", mi dice indicandomi il grande letto nell'altra stanza.
Vado, mi stendo e li attendo. Arrivano dopo qualche minuto, nudi. Si avvicinano e iniziano ad accarezzarmi, a leccarmi, le tette, i capezzoli, la fica. Poi si mettono in piedi e mi dicono di far loro un pompino. Mi inginocchio davanti a loro, che mi stanno intorno, e inizio a leccare i loro cazzi e a segarli contemporaneamente, usando mani e bocca. A un certo punto mi dicono di mettermi a quattro zampe sul letto, gambe allargate: "Ci interessa il tuo culo", mi dice il mercante, e prendono a leccarmelo voracemente, poi sento un cazzo appoggiarsi al buco, spingere e iniziare a entrare. Spinge sempre più forte, e in breve lo sento tutto dentro. Io gemo, mi lamento, mi dimeno, mentre gli altri due guardano e ridono soddisfatti. Poi quello esce ed entra un altro. E così fanno per diverse volte, fino a quando uno di loro va a prendere una valigetta con dentro una serie di attrezzi. Non vi sto a raccontare nel dettaglio le varie operazioni. Penetrazioni con gli oggetti più strani e particolari per un tempo indefinito, fino a quando, soddisfatti, mi fanno inginocchiare per terra. Loro prendono a segarsi furiosamente e dopo poco mi sborrano in faccia.
"Apri benne quella bocca, troia!"
Ingoio tutto quello che posso fino a quando i fiotti cessano. Allora li prendo in bocca, alternandoli, e li lecco per ripulirli. Quando sono svuotati e soddisfatti posso andare in bagno. Ho assoluto bisogno di lavarmi e rilassarmi. Il mio culo è in fiamme, dolorante. Resto nella vasca per un tempo indefinito. Mi addormento anche per un pò. Quando torno il mercante mi dice di prepararmi che andiamo a pranzo. Nel pomeriggio torniamo nella villa sulle colline, ma in un'altra stanza. Sembra quasi un gabinetto medico con tanto di vasca da bagno. Non ho idea di cosa abbiano in mente, o almeno non precisamente. Mi fanno spogliare e poco dopo mi fanno mettere a quattro zampe. Il mercante si presenta con un siringone col quale mi inietta nel culo una enorme quantità di un liquido che mi dicono essere uno stimolante. Mi fanno mettere nella vasca e si mettono a guardarmi divertiti. Poco dopo inizio a ricacciare tutto con una violenza inusitata. Gli spruzzi si susseguono mentre loro mi guardano e si divertono. Poco dopo sono svuotata e loro tornano a riempirmi il culo con un getto potente di acqua calda, che ricaccio di nuovo. Il giochino va avanti ancora per un po', fino a quando, esausta, posso finalmente andare in bagno a rilassarmi un po'. Il giorno dopo ricalca quello precedente. Sedute fotografiche la mattina e poi, il pomeriggio, altra seduta di penetrazioni anali ripetute con oggetti e attrezzi particolari. Mentre la sera tornavo in treno a Torino, ripensavo a quella due giornate all'insegna delle continue inculate: un'esperienza nuova, particolare, che non contavo di rifare, a meno che...
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