I figli del mio amante

scritto il 2026-10-17 tempo di lettura 5 min

di
genere
corna
cura
B

Qualche tempo fa ero ospite nella villa in collina del mio amante notaio, divenuto ormai amante ufficiale.
Da mesi m i stava tampinando per assicurarsi un intero weekend con me, e finalmente, l'ultima settimana dello scorso giugno lo accontentai. Lo raggiunsi nella sua villa dopo aver chiuso l'ufficio. Chiamai mio marito: "Non mi aspettare. Ci vediamo lunedì sera", gli dico senza aggiungere altro.
"Ma cazzo!, esplode lui, dove vai? Dimmi dove vai, troia!"
Esito un attimo prima di richiudere, non so se rispondere o interrompere la comunicazione: "Senti Francesco, saranno pure cazzi miei, no? Sarò libera di fare quello che voglio? Ho 34 anni e una vita che voglio vivere, come dico io, chiaro?"
"Ma sei mia moglie! Ho il diritto di sapere! Con chi vai? Da chi vai a farti scopare, troia!!"
Non lo sopporto più. Chiudo, salgo in macchina e vado via. Durante il tragitto il mio telefono non fa altro che squillare e ricevere messaggi: che palle!
Arrivo alla vila del mio amante che è già sera.
"Perchè tutto questo tempo? Ti aspettavo da ore, Annamaria, mi avevi promesso un weekend intero..."
Sono una furia: "Non ti ci mettere pure tu adesso, cazzo! Ho un lavoro, una agenzia da portare avanti, sono venuta appena ho potuto. Se non ti sta bene me ne torno subito a casa e vaffanculo!", e faccio per girare i tacchi.
Mi afferra, mi ferma, si scusa. Ceniamo. A letto vuole scopare: lo accontento, niente di che.
La mattina dopo resto a lungo a letto. Sono stanca, sfiancata, stufa.
Mi alzo che il sole è già alto in cielo. Faccio colazione. Fa caldo, indosso solo un paio di jeans cortissimi. Sono sulla veranda, osservo le ondulazioni delle colline liguri. Mi rassereno.
"Annamaria, tesoro, vieni nella dependance?"
Il mio amante mi chiama.
"Si, un attimo, fammi finire il caffè in santa pace almeno", rispondo infastidita.
Finisco di bere con calma e mi avvio verso la dependance.
Vado e lo trovo insieme ai figli, due bei ragazzi sulla trentina.
"Mi potevi avvisare che mi vestivo", gli dico mentre mi copro le tette con le mani.
"Guarda che ti devi togliere anche i jeans che porti, mi dice ridendo, oggi faccio un regalo ai miei figli e voglio godermi lo spettacolo, chiaro?"
Tutto chiaro. Mi metto a sedere, facciamo due chiacchiere. Le solite domande, le solite risposte, nulla di che.
Mi alzo, li guardo: "Allora, iniziamo?", chiedo e mi tolgo i jeans. Resto nuda, entro in camera e mi allungo sul letto: "Va bene così?", chiedo guardandoli.
I due si avvicinano e iniziano a toccarmi, accarezzarmi, le tette, la fica. Afferro con decisione i loro cazzi: "Allora, vi spogliate?"
I due si tolgono rapidamente i vestiti, io mi inginocchio davanti a loro e inizio a fare un doppio pompino. Il mio amante è seduto in poltrona e si gode la scena. Mi allungo sul letto, apro le gambe: "Allora? Che intenzioni avete?", chiedo in modo provocatorio.
I due hanno bisogno di essere indirizzati.
"Leccate, forza!", li invito allargandomi la fica con le mani.
Finalmente inizio a eccitarmi.
E insomma belli, aitanti, ma i due hanno bisogno di essere guidati.
Mi metto a 4 zampe sul letto, allargo le gambe: "Forza!", dico sculettando.
Faccio mettere uno sotto di me, all'altro indico il culo. Sento il cazzo entrarmi nella fica, finalmente. Quello dietro non spinge abbastanza. Allargo meglio il culo: "Dai, leccami per bene prima, e poi riprova", gli dico mentre quello sotto inizia a pompare.
"Dai! Spingi! Forte!"
Quello dietro entra, mi penetra. Ora ne ho due e inizio a dimenarmi.
Finalmente prendono a sbattermi con vigore. Quello sotto mi morde i capezzoli. Cavalco selvaggiamente, mi eccito, ancheggio, li sento bene dentro, in fondo, e finalmente vengo, urlo.
"Venitemi in bocca, chiaro?"
Sento quello sotto fremere, mi giro, mi stendo, spalanco la bocca. Pochi secondi e, sorpresa, vengo investita da un torrente di sborra. I due avevano una riserva che non immaginavo. La mia faccia viene ricoperta. La bocca riempita. Ingoio ripetutamente mentre i fiotti si susseguono. Quando si esauriscono li guardo ridendo.
"Cazzo ragazzi! Mi avete riempita". Afferro i loro uccelli, ancora duri, li lecco, li pulisco per bene. Me li passo sul viso per raccogliere altra sborra da leccare.
Il mio amante osserva eccitatissimo, non resiste. Si avvicina col cazzo in mano, prende a segarsi. "In bocca troia, ti voglio sborrare in bocca", mi dice mentre ansima, freme. Apro per bene la bocca, la spalanco, lingua tutta fuori, in attesa, pochi secondi e la sua sborra scende lentamente sulla mia lingua. Poca roba, ingoio , lecco il suo cazzo, lo ripulisco, pochi secondi si ammoscia.
Mi metto a sedere sul letto e li guardo: "Soddisfatti?", chiedo. Non attendo la risposta. Mi alzo. "Vado in bagno", dico. "Mi tratterrò a lungo, non venite a rompermi, intesi?"
"Si Annamaria, tesoro, vai, ti attendiamo per pranzo", mi dice il mio amante mentre passo davanti a loro.
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