Io mostro le tette

scritto il 2026-11-01 tempo di lettura 5 min

di
genere
Confessioni, Esibizionismo, Interviste
cura
B+

"Love bombing"
-due parole pronunciate con tono pacato e professionale-

"Che vuol dire, che mi bombarda d'amore?"-rispose in modo dubbioso ed ironico-

"Beh fondamentalmente si, ma trattandosi di soggetti spinti da un forte narcisismo l' amore, o meglio l' auto forzatura dell' innamoramento, è marginale all' operato. Ciò che viene attuato come meccanismo di bombardamento psicologico è il mantenimento di costanza e attinenza. La presenza è continua, le risposte, i commenti, i messaggi sono sempre completamento di quanto già messo sul piatto dal soggetto oggetto del desiderio. E potrei dire anche soggetto-oggetto perché lo scopo è spesso anche materialistico col fine del possedimento guadagnato dal proprio operato.
Comunque la tecnica è quella di compiacere, non contraddire mai anzi corroborare le idee esposte che saranno sempre giuste, condivisibili e interessanti.
Partire con la condivisione dell' idea, rafforzarla e poi complimentarsi per creare un' onda emotiva nell' ego che porta a benevolenza, calo dell' attenzione sull'attinenza delle risposte, sensazione di affinità che poi sfocia in attesa della dimostrazione di quel gradimento e di quella complicità che si va a forzare".

"Ma io mica son scema, so bene che mi dice certe cose solo perché mi vorrebbe scopare.."

"Ah ma questo può finire per diventare irrilevante se si apre una breccia nel tuo ego.
Che sia curiosità, voglia di apprezzamento, piacere nello scambio comunicativo... Il martellamento della compiacenza e della soddisfazione dei piccoli bisogni dell' ego porta comunque a percorrere quella strada che lui costruisce in modo continuo, ponderato e calibrato ad eventuali variazioni in corso."

"Vuole dirmi che da un lato la mia voglia di condividere parte di me stessa, con considerarazioni, commenti, immagini e dall' altra la celebrazione fatta in modo ponderato e seriale di tutto ciò che io propongo vanno a collimare in una sorta di gioco delle parti dove entrambi siamo convinti di poter guidare la situazione ed invece finiamo per convergere l' uno nell' altra?"

"Esattamente. A te piace mostrarti, stuzzicare, lasciare commenti ammiccanti o aperti volutamente all' equivoco, lui raccoglie ogni tua concessione all' esterno esaltandola, con complimenti, essendo compiacente dandoti sempre ragione e magari anche difendendo le tue posizioni da terzi.
Se stessimo parlando di un rapporto reale, o meglio materiale, fisico, in persona per capirci, parleremmo di un disturbo istrionico che va ad essere saturato da un profilo narcisista manipolatore.
Ma il fatto che la vostra situazione sia esclusivamente virtuale, legata alla comunicazione scritta che pone una barriera distanziante a priori e che entrambi usate come scudo, mi viene più da considerare la situazione come delle tattiche per cercare di estrarre dalla virtualità un succo personalmente filtrato e utilizzato come carburante per il motore della fiducia personale che può, se ben condensato e aromatizzato portare anche alla necessità di atti fisici di auto-soddisfacimento."

"Vediamo se ho capito. A me piace mostrarmi per raccogliere consensi che poi sfrutto per il mio piacere? Mostrare le tette per farmi dire che sono belle per poi leggere e mettermi a toccarmele per eccitarmi?"

"Lo stai dicendo tu. Il praise kink non è una cosa così strana sai? tante persone, donne e uomini, traggono dal consenso virtuale una dose di autocompiacimento tale che sfocia nell' eccitazione e nel bisogno di sfogarla"

"Come se il brivido esibizionista di fare qualcosa di socialmente vietato come mostrarsi nudi non fosse sufficiente come autocompiacimento?"

"Proprio così.
È un gradino oltre, potremmo definirlo esibizionismo cerebrale se vuoi stamparne un etichetta.
Ed è legato prevalentemente all' ambito dei contatti virtuali. Mostrarsi di persona, ad esempio in un luogo pubblico, scatena l' eccitazione del vietato, dell' essere osservati, e da una botta di eccitazione perché si è compiaciuti di aver trovato il coraggio di rendere reale una fantasia ma anche perché si immagina di aver concesso uno spunto di eccitazione anche agli altri. Quella condivisione di sé ha un inizio ed una fine. È l' atto ciò che lascia le sensazioni.
Nel virtuale invece condividere un pensiero o una foto vuol dire dare a quell' attimo un estensione di continuità, le parole possono essere rilette, le immagini guardate e riguardate. E ogni rilettura e ogni nuovo sguardo ne fanno perdere d'intensità il sapore di quella vibrazione eccitante. Pertanto matura la necessità di una fidelizzazione dei fruitori dei nostri momenti di esibizione, noi decidiamo di condividere quando noi abbiamo il bisogno del consenso."

"Messa così fa un po' passare la voglia..."

"Non fraintendermi, non ho detto che questo meccanismo non possa portare a spunti interessanti. Semplicemente sono solo modalità differenti."

"Se mi dicono che ho delle belle tette a me piace. E questa sensazione di piacere mi spinge a mostrare ancora le tette."

"E probabilmente ad un certo punto l' autocompiacimento che arriva da quegli apprezzamenti può arrivare a sfociare in desiderio... di se stessi"

"Cioè, arrivo a farmi un ditalino pensando che piaccio piuttosto che immaginando un tizio che mi sta scopando col suo cazzo duro?"

"Esatto."

"E chi mi riempie di complimenti continui allora? vuol dire che, quando io condivido una foto del mio sedere, si fa una gran sega pensando che mi sta conquistando con i suoi messaggi piuttosto che immaginare che mi sta scopando il culo?"

"Esatto"

"Godiamo entrambi per una mia foto nuda senza che io pensi di prendere il suo cazzo e Senza che lui pensi di ficcarmelo dentro. A che cazzo serve la foto..."

"Ad attivare e alimentare quei processi mentali, per entrambi. È un segnale di via libera che la condivisione consente ad entrambi di utilizzare causa e conseguenza di quella dinamica"

"Non pensavo aprisse scenari così complessi mostrare le tette."

"Immagina se avessi fatto vedere la figa"

"La vuole vedere?..."
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