La figlia che non ti aspetti. 01

di
genere
incesti

Mi chiamo Mario, ho quarantacinque anni e, fino a sei mesi fa, ero sposato con Carla, mia coetanea. Dal nostro matrimonio sono nati due figli, Luca che oggi ha ventiquattro anni e Matilde che ne ha ventidue. Luca, geometra, si è trasferito in una grande città dove lavora per un grosso gruppo che ristruttura aree dismesse, mentre Matilde, due anni fa è stata assunta da una compagnia aerea e fa la hostess, sempre in giro per il mondo. Ha trovato casa e vive nelle vicinanze dell’aeroporto così da avere una più libertà di movimento quando non lavora. Dopo la partenza dei ragazzi, la nostra vita coniugale è cambiata radicalmente. Per noi due è stato come se, d’improvviso, il non dover più accudire i ragazzi abbia rappresentato il traguardo della nostra unione, come se il nostro vivere assieme non avesse più senso. Abbiamo continuato a vivere sotto lo stesso tetto come due persone legate dalla sola abitudine: lei, addirittura, adducendo come motivo di maggior comodità, è andata a dormire nella camera lasciata libera da Luca e questo, ovviamente, ha dato, se mai ce ne fosse stato bisogno, il colpo di grazia alla nostra sessualità. Già da diverso tempo era scomparsa ogni semplice forma d’affetto, ma ora, di rapporti sessuali, neanche a parlarne. Eravamo diventate due persone che si aiutano l'un l'altra in caso di bisogno, ma, per il resto, due perfetti estranei. Venticinque anni di matrimonio, più tre da fidanzati, erano svaniti nel nulla. La nostra era stata un'esistenza sempre di corsa, sia per il lavoro, io impiegato di banca, oggi vice direttore, lei prima impiegata, oggi direttrice di un ufficio postale. Sempre a correre fra scuola, dopo scuola, palestre, piscina e tutte quelle attività che si pongono in essere per coniugare insieme lavoro e figli. Poi, d'un tratto, ci siam trovati soli, due estranei con tanto tempo libero, ma senza aver modo d’impiegarlo insieme: una tragedia! Sessualmente parlando, la nostra vita era stata come tante altre: all’inizio bella, scopavamo come ricci, in ogni occasione e con reciproco ardore. Lei, una donna calda e molto sensuale, dal bel corpo giunonico, ma non grasso, quarta di seno, bel culo abbondantemente sfondato ed abile succhiatrice. Una donna piacevole che, quando si mette "in tiro” fa la sua porca figura. Io, di statura media, né grasso né magro, anche se non pratico sport, capelli cortissimi, quasi a zero perché li perdo e, sessualmente parlando, un bel porco. Lei mi ha sempre soddisfatto nella ricerca del piacere, senza mai negarmi nulla: bocca, culo e fica, sempre a disposizione. Poi, man mano, la fretta, i problemi, la carriera, il mio lavoro, il suo, i figli e chi più ne ha più ne metta, ti fanno passare venticinque anni e ti ritrovi a chiederti quando è stato che hai fatto con lei l’ultima scopata? Scopri che risale a quasi due anni prima, quando, dopo una settimana che Luca se n'era andato, ti sei ritrovato solo in casa con lei e ci hai provato. La vogliamo dire tutta? Lei supina, a cosce aperte, quasi immobile, che si lascia montare passivamente, mentre ti domandi se una bambola di gomma non fosse stata più divertente. Cosi poi, lasci perdere, non la cerchi più e non le chiedi nemmeno la reale motivazione. Non te ne frega nulla e quando non resisti più, paghi, una puttana e dai sfogo, almeno con rinnovato gusto, alla tua voglia. Che lei faccia lo stesso? Non te ne importa più di tanto. Poi, sei mesi fa, mi dice che vuole separarsi, ha ricevuto un nuovo incarico e si trasferisce nella città dove vive Luca, ma tu nemmeno ci fai caso, ti ritrovi una sera dentro una casa enorme, nel più assordante silenzio che mai le tue orecchie abbiano dovuto sopportare. Passano i giorni, le settimane e la tua vita scorre nella monotonia più assoluta. Una sera ti chiama tua figlia. Generalmente lo fa almeno una volta a settimana, dopo la separazione, mentre tuo figlio lo senti, solo se lo chiami tu e ti dice che vuole parlare con te, che ti sente troppo triste. Per anni sei stato sempre in conflitto con lei, specie da piccola, quando a te sembrava fosse una bambina dai capricci facili. Quando è cresciuta, ti sei reso conto che le volevi un bene dell’anima per due motivi: uno perché era solare, dolcissima, specie con te e tu avevi paura che qualche bastardo ne approfittasse, ma l’altro motivo era evidente; l’adoravi perché, a vederla donna, era come ritrovarti sua madre da giovane fra le braccia, bella, dolce, sensuale! Una copia esatta di quella donna che tu hai amato e che ora nemmeno ti degna di uno sguardo. Sei stato felice dei risultati da lei conseguiti, la sua tenacia ha sempre ricevuto la tua ammirazione. A scuola, sempre la migliore e poi il lavoro, che lei ha desiderato e voluto ad ogni costo e, quando se n'è andata, sei stato felice, ma anche tanto triste: ora la tua piccolina aveva spiccato il volo e per te, alla fine, era giusto così, ne eri orgoglioso. Per un momento resti in silenzio, la lasci parlare, poi cerchi di consolarla, tu sai cosa prova e, in fine, lei ti fa una proposta che ti va di accettare.

«Papà, che ne dici di venirmi a trovare? Tre giorni, io e te, tanto per farti ritrovare un po’ di serenità. Ti sento troppo triste e solo. Ho affittato una nuova casa e tu non l’hai nemmeno vista: sono già sei mesi che non ti vedo. Mi manca tanto la tua compagnia, i tuoi abbracci, il tuo sostegno che non mi è mai mancato: quando ne avevo bisogno, nei momenti più duri, tu c’eri sempre. Dai, papà, organizzo tutto io, dimmi di sì.»

Accetti e, due sere dopo, ti richiama.

«Tutto, organizzato! Giovedì lavoro di mattina e sono a casa alle 12.00, poi avremo tre giorni tutti per noi; quindi tu prendi un treno e vieni da me. Tre giorni, io e te da soli!»

Te lo comunica con una voce piena di entusiasmo. La senti felice, entusiasta della sua iniziativa, che ci tiene proprio tanto ad averti con lei e, a tua volta, non vedi l’ora di esser lì, al suo fianco.

«Allora deciso: giovedì, appena finito di lavorare, prendi il treno e vieni qui da me.»

Come d'accordo, il giovedì successivo prendo il treno e, due ore dopo, la trovo ad attendermi alla stazione. Quando scendo dal treno, lei mi butta le braccia al collo e si stringe a me, quasi fossi il suo fidanzato. Sento il suo corpo aderire al mio, i suoi seni premere contro il torace e mi dà un bacio sulle labbra: per un attimo la cosa mi suscita un lieve turbamento, son sempre un uomo e lei è bellissima. Alta, fisico slanciato, seconda di seno, occhi chiari come i miei e capelli rosso fuoco come la madre, bocca e labbra ben delineate, cosce lunghe e snelle, culetto tondo e ben sodo, fasciato e stretto dentro jeans che sembrano cuciti addosso. Poi mi ricopre il viso con una serie di baci, che destano la curiosità di tutti.

«Sì, bravo! Sei arrivato! Non vedevo l’ora! Dai che ci aspetta un taxi e poi una cenetta a casa mia.»

Nel taxi, ascolto la descrizione della nuova casa, rapito dalla sua gioia e dall’entusiasmo generato dalla mia presenza. Giunti a casa sua, scopro che vive al quarto piano di un bellissimo complesso moderno: un mini appartamento dove quasi tutto è mini, il bagno, la cucina, il salotto, solo la camera è il locale più grande ed ha anche una terrazza, che può, sì, ospitare due persone a cena, ma anche quella è mini.

«Ho preso pietanze già pronte. Ti concedo cinque minuti per una doccia, mentre preparo per la cena, poi si mangia. Puoi anche metterti il pigiama, tanto poi si va a nanna, perché questa sera non mi va di uscire.»

Entro in camera da letto, mi spoglio e preparo sul letto un paio di calzoncini corti ed una maglia: il caldo è quasi arrivato, poi m’infilo sotto la doccia. Quando ne esco e torno in camera, me la trovo lì, nuda, quasi di spalle, con addosso solo un micro tanga, tutto infilato fra le chiappe.

«Oddio! Scusa! Non credevo fossi in camera!»

Farfuglio, mentre la guardo con un certo imbarazzo.

«No! Scusa tu! Credevo fossi ancora sotto la doccia; mi son messa comoda anch’io per la cena.»

È quanto mi risponde, mentre indossa una t-shirt, che non vedevo da almeno cinque anni.

«Te la ricordi? La comperasti a Bangkok per il tuo compleanno. La indossavi sempre la sera, in casa e, spesso, anche per dormire. Quando son venuta via, l’ho presa per averti sempre con me, nel mio letto, specie in periodi come questo, in cui mi sento sola.»

Mi prende un groppo alla gola. Lei esce ed io mi chiedo: cosa sto facendo lì? Son venuto a trovare mia figlia, per fare cosa? Sento dentro di me uno strano senso d’inquietudine, che qualunque padre non dovrebbe mai provare nei riguardi di sua figlia, ma, nonostante tutto, mi vesto e insieme ceniamo, seduti nell’esiguo spazio del balcone. Lasagne e carne arrosto, ben riscaldate dal micro onde, fragole con panna e tutto annaffiato da una fresca bottiglia di un frizzantino, che viene ingurgitato senza che ce ne rendiamo conto. Durante la cena, lei mi racconta che ha avuto una storia con un secondo pilota, Diego: era molto dolce, viveva con lei nell’altra casa, amava molto stringerla a sé e, sessualmente parlando, pur non essendo molto dotato, era un’amante molto dolce, paziente, e attento a che lei godesse molto. Le ha insegnato a godere del rapporto anale, tecnica che lei non conosceva. È stato lui a sverginarle il culo, con tantissima pazienza ed una idonea preparazione, tanto che, quando è entrato in lei, non ha sentito alcun dolore, ma, da qual momento in poi, solo piacere. Poi, due settimane fa, una collega le aveva chiesto di scambiarsi il volo di ritorno, così lei è arrivata in mattinata, prima del previsto, a casa, ed ha trovato Diego che scopava con un signore di mezza età sul tappeto del salotto. Lei non ha detto nulla, se n'è andata in camera sua e, poco dopo, ha sentito l’altro uscire. Lui le ha spiegato che avevano una relazione stabile fin da prima di mettersi con lei, ma, per volontà dell’altro, era tutto finito a causa della sua gelosia, ma ora si erano rimessi insieme e lui se ne tornava a vivere di nuovo con lui. Guardo e ascolto mia figlia mentre racconta: immagino la scena che lei descrive con tanta semplicità e, nel mentre, una leggera brezza le fa aderire la t-shirt al corpo, mettendo in mostra la punta dei capezzoli. Avverto una forte erezione, che non riesco a dominare. Sistemiamo la tavola e sorseggiamo un buon caffè.

«Sono stanca, oggi mi son levata alle tre ed ero a Gran Canaria, ora vorrei andare a nanna.»

Mi dice, guardandomi diritto negli occhi, con un sorriso malizioso, mentre io, con un certo imbarazzo, cerco di nascondere la mia erezione. Distesi sul letto, di una piazza e mezza, sento il suo corpo aderire al mio, che sono girato di spalle. La sua mano mi cinge il fianco e sento la sua guancia, appoggiarsi alla spalla.

«Grazie di esser qui. Ero certa che avrebbe fatto piacere anche a te star con me. Con la mamma non era così: lei non aveva occhi che per Luca. Sai, li ho sentiti giorni fa ed erano tutti e due molto allegri e felici. Ti manca la mamma? Perché è finita tra di voi? Le hai fatto o dato qualche dispiacere?»

In poche parole le espongo il mio punto di vista; lei si stringe ancor di più a me.

«Dai, non ci pensare, in fondo siete stati bene insieme ed ora voglio pensarci io a te: vedrai che, in questi giorni, a star con me, sarà come rigenerarti.»

Sento il calore del suo giovane corpo, cerco di pensare ad altro, ma non ci riesco. Lei prende rapidamente sonno, poi, lentamente, il suo corpo si distende supino e posso ammirala in tutto la sua bellezza. La maglietta si è tirata un po' su e lascia ben poco all’immaginazione: nella penombra della camera, le sue forme mi appaiono dolci e sensuali. Ho di nuovo una potente erezione, allora scivolo piano dal letto e vado in bagno, mi abbasso i pantaloncini e mi ritrovo in mano un cazzo duro come il ferro. La voglia di sborrare prende il sopravvento e mi sego quasi con rabbia. Sborro dopo poco: due, tre, quattro fiotti si scaricano nel water, mentre soffoco un gemito, mordendomi le labbra. Quando mi volto la vedo lì, appoggiata allo stipite, con le braccia conserte sul seno. Resto di sasso, vorrei sprofondare, ma lei, con un sorriso sardonico, si avvicina

«Che peccato e quanto spreco di crema prelibata!»

Si inginocchia davanti a me, infilando il mio cazzo, ancora turgido, tutto in bocca con estrema facilità. Resto immobile e basito, mentre lei lecca e succhia ogni residuo, così da far di nuovo montare la mia erezione. Lei si rialza e, tirandomi per il cazzo con la mano, mi trascina di nuovo in camera, facendomi spogliare e distendere sul letto.

«Credevo ti fosse chiaro che ti volevo. Mi stupisce che, in tutto questo tempo, tu non ti sia accorto di quanto desideravo il tuo corpo, eppure ho fatto di tutto per fartelo capire; ora ti voglio, lasciami fare e poi scopami.»
scritto il
2026-09-21
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