Stupida vacca - capitolo 9
di
Dawizarr
genere
dominazione
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Il messaggio di Stefano arrivò al mattino.
Stasera vengo da voi. Alle 21. Tuo marito deve essere in casa. Non preparare scuse. Non avvertirlo di niente di particolare. Io mi occupo del resto. Tu stai pronta. Niente mutandine. E stasera smettiamo di fare finta.
Serena lesse e sentì lo stomaco chiudersi. Rispose solo:
Sì, Stefano.
Per tutto il giorno camminò per casa con la sensazione di avere il cuore in gola. Il marito, ancora gonfio di riconoscenza per la questione del fisco, era più docile del solito. Parlava poco, obbediva a piccole richieste senza discutere, la guardava ogni tanto come se volesse dire qualcosa e non trovasse le parole.
Alle ventuno meno cinque suonò il citofono. Serena andò ad aprire. Stefano entrò con la solita calma, camicia scura, barba perfetta. Salutò il marito con un cenno del capo.
«Stai tranquillo. Sono passato solo per sistemare due dettagli e per salutarvi.»
Il marito si alzò dal divano, sorriso goffo e riconoscente.
«Figurati, sei di casa ormai.»
Stefano si tolse la giacca e la posò sullo schienale di una sedia. Poi guardò Serena e le fece un piccolo gesto con due dita: avvicinati.
Serena obbedì. Quando fu a portata, Stefano le posò una mano sulla nuca, le dita nei capelli, e la baciò.
Fu un bacio lento, profondo, apertamente possessivo. La lingua di lui entrò nella sua bocca con naturalezza, una mano scese sulla sua schiena e poi più in basso, fino a stringerle una chiappa sotto la gonna. Serena emise un suono basso e si lasciò fare.
Il marito restò fermo in mezzo al salotto. La faccia gli si svuotò di colore. Per un secondo sembrò sul punto di esplodere. Poi non fece niente. Restò lì a guardare.
Stefano si staccò da Serena solo dopo un lungo momento. Le tenne ancora i capelli e le parlò contro la bocca, abbastanza forte da farsi sentire.
«In ginocchio, stupida vacca.»
Serena scese sulle ginocchia sul tappeto. Le mani le tremavano mentre gli sbottonava i pantaloni. Tirò fuori il cazzo già duro e lo prese in bocca. Stefano le tenne la testa e iniziò a usarlle la faccia con ritmo lento e deciso, gli occhi rivolti al marito.
«Stai a guardare» disse con voce calma. «È ora che tu veda chiaramente cosa fa tua moglie quando le si dice di aprire la bocca.»
Il marito deglutì. La gola gli si mosse. Fece un passo indietro, poi uno avanti, poi di nuovo si fermò.
«Ma che cazzo…» riuscì a dire, la voce strozzata.
Stefano non smise di spingere il cazzo nella bocca di Serena. Anzi, le tenne la testa ferma e le diede qualche colpo più profondo, fino a farla soffocare appena.
«Questa stupida vacca mi succhia il cazzo meglio di quanto abbia mai fatto con te. Guarda come sbava. Guarda come tiene gli occhi alzati. Lo fa perché sa di essere una puttana di basso livello, e perché sa che tu non sei più in grado di impediglielo.»
Serena aveva gli occhi pieni di lacrime e di saliva. Continuava a prendere, la gola che si chiudeva intorno a lui ogni volta che spingeva a fondo. Stefano le accarezzò i capelli con falsa dolcezza e poi le diede una pacca leggera sulla guancia.
«Basta così. Alzati. Sul divano. A novanta. Togliti tutto.»
Serena obbedì in silenzio. Si tolse la gonna e la maglietta, restò nuda, e si piegò sul bordo del divano con il culo offerto e la faccia rivolta verso il marito. Stefano si sistemò dietro di lei, le aprì le chiappe con le mani e le passò il glande sulla figa già fradicia.
«Che figa bagnata» commentò con disprezzo affettuoso. «Sei sempre così bagnata quando ti trattano da vacca, vero?»
«Sì…» soffio lei.
«Sì cosa?»
«Sì, Stefano. Sono sempre bagnata quando mi tratti da vacca.»
Lui entrò con una spinta sola, profonda, fino in fondo. Serena gemette lunga, la fronte premuta contro il cuscino. Stefano non le diede tempo di abituarsi: iniziò subito a scoparla con colpi decisi, pieni, facendo sbattere i fianchi contro il suo culo a ogni spinta. Una mano le afferrò i capelli e le sollevò la testa, costringendola a guardare il marito.
«Guardalo mentre ti scopo, stupida vacca. Guardalo negli occhi. Digli cosa sei.»
Serena respirava a pezzi, la voce rotta dal ritmo delle spinte.
«Sono… sono una stupida vacca… una puttana… la puttana di Stefano…»
«Ancora. Più chiaro.»
«Sono la sua vacca di basso livello… quella che si fa scopare mentre suo marito guarda… quella che preferisce questo cazzo al suo…»
Stefano accelerò, le pacche secche sul culo che ne accompagnavano il ritmo. Il suono umido e pesante dei loro corpi riempiva il salotto. Ogni tanto si sfilava quasi del tutto e rientrava con violenza, strappando a Serena gemiti sempre più alti.
«Tuo marito ti ha mai scopata così? Ti ha mai aperta fino in fondo chiamandoti vacca?»
«No… mai…»
«Perché non se lo merita. E perché tu, da brava puttana, hai tenuto il meglio per chi sta sopra.» Le diede una spinta particolarmente profonda e le strinse i capelli più forte. «Adesso digli di restare. Digli che vuoi che guardi.»
Serena, con la voce strozzata dal piacere e dall’umiliazione, guardò il marito dritto negli occhi.
«Resta… ti prego… guarda… voglio che tu veda cosa sono…»
Il marito aveva il viso stravolto. Le mani erano chiuse a pugno, ma non si muoveva. Respirava con la bocca aperta, come se stesse annegando in aria.
Stefano le raggiunse il clitoride con le dita e iniziò a strofinarlo mentre la scopava. Serena tremò quasi subito.
«Vieni» le ordinò. «Vieni sul cazzo mentre tuo marito ti guarda. E mentre vieni chiamati col tuo nome vero.»
Serena venne con un gemito lungo, rotto, il corpo che si contraeva a ondate intorno al cazzo di Stefano. Tra i gemiti si sentì chiara la sua voce:
«Stupida vacca… sono una stupida vacca… la tua puttana…»
Stefano non si fermò. Continuò a scoparla attraverso l’orgasmo, più duro, più profondo, fino a che non fu lui a venire. Si conficcò fino in fondo, le dita conficcate nei suoi fianchi, e sborrò dentro di lei con un gemito basso e gutturale, riempiendola a ondate.
Restò premuto contro di lei alcuni secondi, respirando forte. Poi uscì lentamente, osservò il seme che iniziava a colarle lungo la coscia, e le diede una pacca pesante sulla chiappa.
«In ginocchio. Pulisci.»
Serena scese dal divano sulle ginocchia tremanti e gli leccò il cazzo ancora sporco dei loro liquidi, lentamente, sotto gli occhi del marito. Quando ebbe finito, Stefano si rialzò i pantaloni con calma e si rivolse di nuovo all’uomo in piedi.
«Adesso hai visto. Tua moglie è una stupida vacca che si bagna quando la si tratta come tale. E tu sei l’uomo che è rimasto a guardare. Hai due possibilità: puoi cercare di cacciarmi, oppure puoi accettare quello che sei diventato. Non c’è una terza via.»
Il silenzio che seguì fu lunghissimo. Il marito respirava a fatica. Alla fine le spalle gli si curvearono. Abbassò gli occhi. Non disse niente. Non si mosse verso la porta.
Semplicemente restò.
Stefano annuì, lento.
«Bene. Allora adesso vai in cucina e porta due bicchieri d’acqua. Tua moglie ha bisogno di bere dopo essere stata scopata come si deve. E tu hai bisogno di iniziare a fare qualcosa di utile.»
Il marito restò fermo ancora un secondo. Poi, con un movimento meccanico, si voltò e andò verso la cucina. Tornò con le mani che tremavano e porse l’acqua prima a Stefano, poi a Serena, senza alzare gli occhi.
Stefano prese il bicchiere e bevve un sorso.
«Bravo. Stai già imparando.»
Poi si chinò verso Serena, ancora in ginocchio, e le accarezzò i capelli con una dolcezza crudele.
«lui stasera dorme sul divano. Io e te in camera. Domani parliamo di come si organizza questa cosa da adesso in poi. Ma il punto è chiaro: ha visto, ha capito, ed è rimasto. Il resto è solo abitudine.»
Serena alzò lo sguardo su di lui. Aveva la faccia sporca di lacrime e saliva, ma negli occhi c’era qualcosa di stabilizzato.
«Sì, Stefano.»
Il marito era ancora in piedi con il bicchiere vuoto in mano, le spalle curve, lo sguardo basso. Non aveva più la faccia di un uomo che poteva fingere.
Stefano gli diede una pacca leggera sulla spalla.
«Va’ a letto. Domani è un altro giorno. E da domani le regole sono diverse.»
Il marito annuì, appena.
Poi si voltò e si allontanò senza dire una parola.
Quando la porta si chiuse, Stefano guardò Serena ancora in ginocchio e parlò piano.
«Adesso sei ufficialmente la moglie di un cuckold. E lui lo sa. Il pezzo più difficile è fatto. Il resto è solo scendere ancora, un gradino alla volta.»
Le passò il pollice sulle labbra e aggiunse:
«Pulisci il divano. Poi vieni qui. Stasera dormi accanto a me. Lui sa dove sei. E sa perché.»
Serena obbedì.
Mentre raccoglieva i vestiti, sentì per la prima volta da settimane una calma strana e profonda.
Il marito aveva visto.
Aveva capito.
Ed era rimasto.
Il resto, adesso, era solo conseguenza
Il messaggio di Stefano arrivò al mattino.
Stasera vengo da voi. Alle 21. Tuo marito deve essere in casa. Non preparare scuse. Non avvertirlo di niente di particolare. Io mi occupo del resto. Tu stai pronta. Niente mutandine. E stasera smettiamo di fare finta.
Serena lesse e sentì lo stomaco chiudersi. Rispose solo:
Sì, Stefano.
Per tutto il giorno camminò per casa con la sensazione di avere il cuore in gola. Il marito, ancora gonfio di riconoscenza per la questione del fisco, era più docile del solito. Parlava poco, obbediva a piccole richieste senza discutere, la guardava ogni tanto come se volesse dire qualcosa e non trovasse le parole.
Alle ventuno meno cinque suonò il citofono. Serena andò ad aprire. Stefano entrò con la solita calma, camicia scura, barba perfetta. Salutò il marito con un cenno del capo.
«Stai tranquillo. Sono passato solo per sistemare due dettagli e per salutarvi.»
Il marito si alzò dal divano, sorriso goffo e riconoscente.
«Figurati, sei di casa ormai.»
Stefano si tolse la giacca e la posò sullo schienale di una sedia. Poi guardò Serena e le fece un piccolo gesto con due dita: avvicinati.
Serena obbedì. Quando fu a portata, Stefano le posò una mano sulla nuca, le dita nei capelli, e la baciò.
Fu un bacio lento, profondo, apertamente possessivo. La lingua di lui entrò nella sua bocca con naturalezza, una mano scese sulla sua schiena e poi più in basso, fino a stringerle una chiappa sotto la gonna. Serena emise un suono basso e si lasciò fare.
Il marito restò fermo in mezzo al salotto. La faccia gli si svuotò di colore. Per un secondo sembrò sul punto di esplodere. Poi non fece niente. Restò lì a guardare.
Stefano si staccò da Serena solo dopo un lungo momento. Le tenne ancora i capelli e le parlò contro la bocca, abbastanza forte da farsi sentire.
«In ginocchio, stupida vacca.»
Serena scese sulle ginocchia sul tappeto. Le mani le tremavano mentre gli sbottonava i pantaloni. Tirò fuori il cazzo già duro e lo prese in bocca. Stefano le tenne la testa e iniziò a usarlle la faccia con ritmo lento e deciso, gli occhi rivolti al marito.
«Stai a guardare» disse con voce calma. «È ora che tu veda chiaramente cosa fa tua moglie quando le si dice di aprire la bocca.»
Il marito deglutì. La gola gli si mosse. Fece un passo indietro, poi uno avanti, poi di nuovo si fermò.
«Ma che cazzo…» riuscì a dire, la voce strozzata.
Stefano non smise di spingere il cazzo nella bocca di Serena. Anzi, le tenne la testa ferma e le diede qualche colpo più profondo, fino a farla soffocare appena.
«Questa stupida vacca mi succhia il cazzo meglio di quanto abbia mai fatto con te. Guarda come sbava. Guarda come tiene gli occhi alzati. Lo fa perché sa di essere una puttana di basso livello, e perché sa che tu non sei più in grado di impediglielo.»
Serena aveva gli occhi pieni di lacrime e di saliva. Continuava a prendere, la gola che si chiudeva intorno a lui ogni volta che spingeva a fondo. Stefano le accarezzò i capelli con falsa dolcezza e poi le diede una pacca leggera sulla guancia.
«Basta così. Alzati. Sul divano. A novanta. Togliti tutto.»
Serena obbedì in silenzio. Si tolse la gonna e la maglietta, restò nuda, e si piegò sul bordo del divano con il culo offerto e la faccia rivolta verso il marito. Stefano si sistemò dietro di lei, le aprì le chiappe con le mani e le passò il glande sulla figa già fradicia.
«Che figa bagnata» commentò con disprezzo affettuoso. «Sei sempre così bagnata quando ti trattano da vacca, vero?»
«Sì…» soffio lei.
«Sì cosa?»
«Sì, Stefano. Sono sempre bagnata quando mi tratti da vacca.»
Lui entrò con una spinta sola, profonda, fino in fondo. Serena gemette lunga, la fronte premuta contro il cuscino. Stefano non le diede tempo di abituarsi: iniziò subito a scoparla con colpi decisi, pieni, facendo sbattere i fianchi contro il suo culo a ogni spinta. Una mano le afferrò i capelli e le sollevò la testa, costringendola a guardare il marito.
«Guardalo mentre ti scopo, stupida vacca. Guardalo negli occhi. Digli cosa sei.»
Serena respirava a pezzi, la voce rotta dal ritmo delle spinte.
«Sono… sono una stupida vacca… una puttana… la puttana di Stefano…»
«Ancora. Più chiaro.»
«Sono la sua vacca di basso livello… quella che si fa scopare mentre suo marito guarda… quella che preferisce questo cazzo al suo…»
Stefano accelerò, le pacche secche sul culo che ne accompagnavano il ritmo. Il suono umido e pesante dei loro corpi riempiva il salotto. Ogni tanto si sfilava quasi del tutto e rientrava con violenza, strappando a Serena gemiti sempre più alti.
«Tuo marito ti ha mai scopata così? Ti ha mai aperta fino in fondo chiamandoti vacca?»
«No… mai…»
«Perché non se lo merita. E perché tu, da brava puttana, hai tenuto il meglio per chi sta sopra.» Le diede una spinta particolarmente profonda e le strinse i capelli più forte. «Adesso digli di restare. Digli che vuoi che guardi.»
Serena, con la voce strozzata dal piacere e dall’umiliazione, guardò il marito dritto negli occhi.
«Resta… ti prego… guarda… voglio che tu veda cosa sono…»
Il marito aveva il viso stravolto. Le mani erano chiuse a pugno, ma non si muoveva. Respirava con la bocca aperta, come se stesse annegando in aria.
Stefano le raggiunse il clitoride con le dita e iniziò a strofinarlo mentre la scopava. Serena tremò quasi subito.
«Vieni» le ordinò. «Vieni sul cazzo mentre tuo marito ti guarda. E mentre vieni chiamati col tuo nome vero.»
Serena venne con un gemito lungo, rotto, il corpo che si contraeva a ondate intorno al cazzo di Stefano. Tra i gemiti si sentì chiara la sua voce:
«Stupida vacca… sono una stupida vacca… la tua puttana…»
Stefano non si fermò. Continuò a scoparla attraverso l’orgasmo, più duro, più profondo, fino a che non fu lui a venire. Si conficcò fino in fondo, le dita conficcate nei suoi fianchi, e sborrò dentro di lei con un gemito basso e gutturale, riempiendola a ondate.
Restò premuto contro di lei alcuni secondi, respirando forte. Poi uscì lentamente, osservò il seme che iniziava a colarle lungo la coscia, e le diede una pacca pesante sulla chiappa.
«In ginocchio. Pulisci.»
Serena scese dal divano sulle ginocchia tremanti e gli leccò il cazzo ancora sporco dei loro liquidi, lentamente, sotto gli occhi del marito. Quando ebbe finito, Stefano si rialzò i pantaloni con calma e si rivolse di nuovo all’uomo in piedi.
«Adesso hai visto. Tua moglie è una stupida vacca che si bagna quando la si tratta come tale. E tu sei l’uomo che è rimasto a guardare. Hai due possibilità: puoi cercare di cacciarmi, oppure puoi accettare quello che sei diventato. Non c’è una terza via.»
Il silenzio che seguì fu lunghissimo. Il marito respirava a fatica. Alla fine le spalle gli si curvearono. Abbassò gli occhi. Non disse niente. Non si mosse verso la porta.
Semplicemente restò.
Stefano annuì, lento.
«Bene. Allora adesso vai in cucina e porta due bicchieri d’acqua. Tua moglie ha bisogno di bere dopo essere stata scopata come si deve. E tu hai bisogno di iniziare a fare qualcosa di utile.»
Il marito restò fermo ancora un secondo. Poi, con un movimento meccanico, si voltò e andò verso la cucina. Tornò con le mani che tremavano e porse l’acqua prima a Stefano, poi a Serena, senza alzare gli occhi.
Stefano prese il bicchiere e bevve un sorso.
«Bravo. Stai già imparando.»
Poi si chinò verso Serena, ancora in ginocchio, e le accarezzò i capelli con una dolcezza crudele.
«lui stasera dorme sul divano. Io e te in camera. Domani parliamo di come si organizza questa cosa da adesso in poi. Ma il punto è chiaro: ha visto, ha capito, ed è rimasto. Il resto è solo abitudine.»
Serena alzò lo sguardo su di lui. Aveva la faccia sporca di lacrime e saliva, ma negli occhi c’era qualcosa di stabilizzato.
«Sì, Stefano.»
Il marito era ancora in piedi con il bicchiere vuoto in mano, le spalle curve, lo sguardo basso. Non aveva più la faccia di un uomo che poteva fingere.
Stefano gli diede una pacca leggera sulla spalla.
«Va’ a letto. Domani è un altro giorno. E da domani le regole sono diverse.»
Il marito annuì, appena.
Poi si voltò e si allontanò senza dire una parola.
Quando la porta si chiuse, Stefano guardò Serena ancora in ginocchio e parlò piano.
«Adesso sei ufficialmente la moglie di un cuckold. E lui lo sa. Il pezzo più difficile è fatto. Il resto è solo scendere ancora, un gradino alla volta.»
Le passò il pollice sulle labbra e aggiunse:
«Pulisci il divano. Poi vieni qui. Stasera dormi accanto a me. Lui sa dove sei. E sa perché.»
Serena obbedì.
Mentre raccoglieva i vestiti, sentì per la prima volta da settimane una calma strana e profonda.
Il marito aveva visto.
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