L'amore durante il tramonto della vita
di
Nicola Pavelli
genere
etero
Scrivo racconti erotici su commissione. Se interessati/e, scrivetemi sul mio indirizzo e-mail: nicola.pavelli@gmail.com
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BUONA LETTURA.
La sera era arrivata lentamente.
Il sole era tramontato da pochi minuti e nel giardino rimaneva ancora una luce tenue, quasi dorata. Le rose lungo il vialetto emanavano il loro profumo nell'aria fresca e, dalle finestre della casa, arrivava la luce calda delle lampade che Anna aveva acceso prima di uscire sulla veranda.
Era seduta sulla vecchia poltrona di vimini che Marco aveva comprato molti anni prima.
Aveva settantadue anni.
I suoi capelli, un tempo castani, erano ormai quasi completamente argentati. Sul viso aveva le piccole tracce lasciate dal tempo: qualche ruga intorno agli occhi, altre intorno alla bocca.
Marco la osservava dalla porta.
Aveva settantacinque anni e, nonostante conoscesse quella donna da quasi mezzo secolo, continuava a fermarsi ogni tanto a guardarla di nascosto.
Quella sera lo fece ancora.
Anna se ne accorse.
«Cosa c'è?» domandò senza voltarsi completamente.
Marco sorrise.
«Niente.»
«Mi stai guardando.»
«È vero.»
«Perché?»
Lui prese due bicchieri dalla cucina e raggiunse la veranda.
«Perché posso.»
Anna rise.
«Questa è una risposta terribile.»
Marco le porse il bicchiere.
«È la risposta più sincera che ho.»
Si sedette accanto a lei.
Per qualche minuto rimasero in silenzio.
Il giardino era quasi completamente buio. Si sentivano soltanto il fruscio delle foglie e, in lontananza, il rumore di qualche automobile.
Anna appoggiò la testa sulla spalla di Marco.
Lui le prese la mano.
Le loro dita si intrecciarono.
Era un gesto semplicissimo.
Ma lo avevano fatto per migliaia di volte.
Sul divano.
A letto.
Camminando per strada.
In macchina.
Durante le vacanze.
Negli ospedali.
Nei giorni felici e in quelli terribili.
Sempre.
Marco abbassò gli occhi sulle loro mani.
«Sai una cosa?»
«Cosa?»
«Le tue mani sono cambiate.»
Anna guardò le proprie dita e sorrise.
«Anche le tue.»
«Lo so.»
«Eppure continui a tenermi la mano.»
Marco la strinse un po' più forte.
«Proprio perché sei tu.»
Anna rimase in silenzio.
Poi lo guardò.
«Ti ricordi quando ci siamo conosciuti?»
Marco rise.
«Come potrei dimenticarlo?»
«Io invece ricordo che eri insopportabilmente sicuro di te.»
«Io?»
«Sì.»
«Non ero sicuro di me.»
«Eri terrorizzato.»
Marco rise.
«Questo è diverso.»
Anna si avvicinò leggermente.
«Avevi paura che non ti piacessi.»
«Avevo paura che mi piacessi troppo.»
Lei lo guardò negli occhi.
Per un istante entrambi smisero di sorridere.
Quella frase, detta quasi cinquant'anni dopo, aveva ancora qualcosa di intimo.
Anna posò il bicchiere sul tavolino.
Poi si voltò verso di lui.
«E adesso?»
«Adesso cosa?»
«Adesso hai ancora paura?»
Marco la osservò.
«Sì.»
«Di cosa?»
«Di quanto ti amo.»
Anna sorrise, ma questa volta aveva gli occhi lucidi.
Marco le accarezzò lentamente una guancia.
La punta delle dita seguì il contorno del suo viso.
Anna chiuse gli occhi.
Quel semplice gesto le fece trattenere il respiro.
Quando li riaprì, Marco era più vicino.
«Sei ancora bellissima», disse.
Anna scosse la testa.
«Non dire sciocchezze.»
«Non sono sciocchezze.»
«Ho settantadue anni.»
«E io settantacinque.»
«Appunto.»
Marco sorrise.
«E allora?»
Le sfiorò ancora la guancia.
«Io non vedo i tuoi settantadue anni.»
Anna rimase immobile.
«Cosa vedi?»
«La donna di cui mi sono innamorato.»
Questa volta Anna non riuscì a rispondere.
Gli prese il viso tra le mani.
E lo baciò.
Fu un bacio lento.
Non aveva niente della fretta dei primi anni.
Era un bacio consapevole.
Profondo.
Pieno di memoria.
Marco le passò un braccio intorno alla vita e la attirò verso di sé.
Anna si lasciò andare contro il suo petto.
Quando si separarono, rimasero vicinissimi.
«Mi fai ancora tremare», sussurrò lei.
Marco sorrise.
«Anche tu.»
Anna lo baciò di nuovo.
Questa volta più a lungo.
Le sue dita si persero tra i capelli di lui. Marco le accarezzò la schiena con estrema dolcezza, fermandosi ogni tanto come se volesse assaporare ogni istante.
Quando le loro labbra si separarono, Anna appoggiò la fronte contro la sua.
«Sai cosa mi sorprende?»
«Cosa?»
«Che pensavo che con il tempo sarebbe passato.»
Marco capì immediatamente.
«Cosa?»
Anna lo guardò.
«Il desiderio.»
Lui non rispose subito.
Le accarezzò il collo.
«È passato?»
Anna sorrise.
«Tu cosa dici?»
Marco si avvicinò e le sfiorò il collo con un bacio.
Anna chiuse gli occhi.
Un brivido le attraversò il corpo.
«No», mormorò.
Marco la strinse.
«Nemmeno per me.»
Rimasero abbracciati ancora per qualche minuto.
Poi Anna si alzò.
Marco la guardò.
«Dove vai?»
Lei tese la mano verso di lui.
«Vieni.»
«Dove?»
Anna sorrise.
«Di sopra.»
Marco prese la sua mano.
Salirono lentamente le scale.
A metà della scala, Anna si fermò.
Marco la guardò.
«Tutto bene?»
«Sì.»
Lei si voltò verso di lui.
«Volevo solo guardarti.»
Marco le sorrise.
Anna gli accarezzò il viso.
«Non smetterò mai.»
«Di guardarmi?»
«Di amarti.»
Marco la baciò sulla fronte.
«Nemmeno io.»
Quando arrivarono in camera, Anna lasciò la porta socchiusa.
La stanza era illuminata soltanto dalla lampada sul comodino. La finestra era aperta e la tenda si muoveva lentamente.
Marco si avvicinò.
Anna rimase davanti a lui.
Per qualche secondo nessuno dei due disse niente.
Lei gli prese entrambe le mani.
«Marco.»
«Sì?»
«Stringimi.»
Lui la abbracciò.
Anna appoggiò la testa sul suo petto.
Sentì il battito del suo cuore.
Era forte.
Regolare.
Familiare.
Come se lo avesse ascoltato per tutta la vita.
Marco le accarezzava lentamente i capelli.
Anna sollevò il viso.
«Baciami.»
Lui lo fece.
Quella volta il bacio fu più intenso.
Anna si aggrappò alle sue spalle e lo strinse a sé.
Non c'era più la timidezza della veranda.
C'era il desiderio accumulato durante una giornata intera.
C'erano gli anni.
C'erano i ricordi.
C'era la consapevolezza che ogni momento passato insieme era prezioso.
Marco le sussurrò:
«Ti amo.»
Anna sorrise contro le sue labbra.
«Dimmelo ancora.»
«Ti amo.»
«Ancora.»
«Ti amo, Anna.»
Lei lo abbracciò più forte.
«Adesso ti credo.»
Si sedettero sul bordo del letto, senza fretta.
Marco le prese una mano e la baciò lentamente.
Poi ne baciò l'altra.
Anna lo osservava con uno sguardo tenero.
«Perché fai così?»
«Perché queste mani hanno passato una vita insieme alle mie.»
Anna sorrise.
«Sei diventato molto romantico.»
«Lo sono sempre stato.»
«No. Sei diventato vecchio.»
Marco rise.
«E tu sei diventata terribile.»
Anna gli diede un piccolo colpo sulla spalla.
Poi tornò seria.
«Marco.»
«Sì?»
«Se potessi tornare indietro…»
Lui la guardò.
«Sceglieresti ancora me?»
Marco non esitò.
«Prima di te non sapevo nemmeno cosa stessi cercando.»
Anna abbassò gli occhi.
«E dopo di me?»
Marco le sollevò delicatamente il mento.
«Dopo di te non ho più cercato nessuno.»
Anna lo baciò.
Un bacio lungo, tenero, quasi commosso.
Poi si sdraiarono lentamente.
Rimasero vicini, stretti l'uno all'altra.
Le loro carezze erano lente e affettuose.
Ogni gesto sembrava dire qualcosa.
*Ti conosco.*
*Ti ricordo.*
*Ti desidero.*
*Sono ancora qui.*
Fuori dalla finestra, la notte era diventata completamente silenziosa.
Anna appoggiò la testa sul petto di Marco.
Lui le accarezzò la schiena.
«Sei felice?» le chiese.
Anna rimase in silenzio per qualche secondo.
Poi sorrise.
«Sì.»
«Perché?»
Lei alzò lo sguardo.
«Perché quando chiudo gli occhi e ti sento vicino, mi sembra di avere ancora tutta la vita davanti.»
Marco le baciò la fronte.
«Ce l'abbiamo.»
«Tutta?»
«Quella che ci resta.»
Anna sorrise.
«Allora facciamola durare.»
Marco la strinse più forte.
E quella notte rimasero insieme, senza guardare l'orologio.
Parlarono dei primi giorni, delle vacanze, dei momenti in cui avevano avuto paura di perdersi.
Risero.
Si baciarono.
Si cercarono con la tenerezza e il desiderio di due persone che non avevano più bisogno di nascondere niente.
Perché dopo quasi cinquant'anni conoscevano ogni silenzio dell'altro.
Ogni sorriso.
Ogni fragilità.
Ogni desiderio.
E quando, molto più tardi, Anna rimase rannicchiata contro Marco, lui le accarezzò i capelli.
«Anna?»
«Mmm?»
«Sai qual è la cosa più bella?»
«Cosa?»
«Che domani mattina mi sveglierò e sarai ancora qui.»
Anna sorrise senza aprire gli occhi.
«E dopodomani.»
«E dopodomani.»
«E tra un anno.»
«Spero.»
Anna sollevò la testa e lo guardò.
«Non sperare.»
Gli prese il viso tra le mani.
«Promettimelo.»
Marco sorrise.
«Te lo prometto.»
Anna lo baciò ancora una volta.
Un bacio piccolo, dolce.
Poi chiuse gli occhi.
E nel silenzio della notte, stretti nello stesso letto dove avevano condiviso così tanti anni, tornarono a sentirsi giovani.
Non perché il tempo fosse tornato indietro.
Ma perché avevano scoperto qualcosa che il tempo non era riuscito a portare via:
il desiderio di essere ancora l'uno dell'altra.
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BUONA LETTURA.
La sera era arrivata lentamente.
Il sole era tramontato da pochi minuti e nel giardino rimaneva ancora una luce tenue, quasi dorata. Le rose lungo il vialetto emanavano il loro profumo nell'aria fresca e, dalle finestre della casa, arrivava la luce calda delle lampade che Anna aveva acceso prima di uscire sulla veranda.
Era seduta sulla vecchia poltrona di vimini che Marco aveva comprato molti anni prima.
Aveva settantadue anni.
I suoi capelli, un tempo castani, erano ormai quasi completamente argentati. Sul viso aveva le piccole tracce lasciate dal tempo: qualche ruga intorno agli occhi, altre intorno alla bocca.
Marco la osservava dalla porta.
Aveva settantacinque anni e, nonostante conoscesse quella donna da quasi mezzo secolo, continuava a fermarsi ogni tanto a guardarla di nascosto.
Quella sera lo fece ancora.
Anna se ne accorse.
«Cosa c'è?» domandò senza voltarsi completamente.
Marco sorrise.
«Niente.»
«Mi stai guardando.»
«È vero.»
«Perché?»
Lui prese due bicchieri dalla cucina e raggiunse la veranda.
«Perché posso.»
Anna rise.
«Questa è una risposta terribile.»
Marco le porse il bicchiere.
«È la risposta più sincera che ho.»
Si sedette accanto a lei.
Per qualche minuto rimasero in silenzio.
Il giardino era quasi completamente buio. Si sentivano soltanto il fruscio delle foglie e, in lontananza, il rumore di qualche automobile.
Anna appoggiò la testa sulla spalla di Marco.
Lui le prese la mano.
Le loro dita si intrecciarono.
Era un gesto semplicissimo.
Ma lo avevano fatto per migliaia di volte.
Sul divano.
A letto.
Camminando per strada.
In macchina.
Durante le vacanze.
Negli ospedali.
Nei giorni felici e in quelli terribili.
Sempre.
Marco abbassò gli occhi sulle loro mani.
«Sai una cosa?»
«Cosa?»
«Le tue mani sono cambiate.»
Anna guardò le proprie dita e sorrise.
«Anche le tue.»
«Lo so.»
«Eppure continui a tenermi la mano.»
Marco la strinse un po' più forte.
«Proprio perché sei tu.»
Anna rimase in silenzio.
Poi lo guardò.
«Ti ricordi quando ci siamo conosciuti?»
Marco rise.
«Come potrei dimenticarlo?»
«Io invece ricordo che eri insopportabilmente sicuro di te.»
«Io?»
«Sì.»
«Non ero sicuro di me.»
«Eri terrorizzato.»
Marco rise.
«Questo è diverso.»
Anna si avvicinò leggermente.
«Avevi paura che non ti piacessi.»
«Avevo paura che mi piacessi troppo.»
Lei lo guardò negli occhi.
Per un istante entrambi smisero di sorridere.
Quella frase, detta quasi cinquant'anni dopo, aveva ancora qualcosa di intimo.
Anna posò il bicchiere sul tavolino.
Poi si voltò verso di lui.
«E adesso?»
«Adesso cosa?»
«Adesso hai ancora paura?»
Marco la osservò.
«Sì.»
«Di cosa?»
«Di quanto ti amo.»
Anna sorrise, ma questa volta aveva gli occhi lucidi.
Marco le accarezzò lentamente una guancia.
La punta delle dita seguì il contorno del suo viso.
Anna chiuse gli occhi.
Quel semplice gesto le fece trattenere il respiro.
Quando li riaprì, Marco era più vicino.
«Sei ancora bellissima», disse.
Anna scosse la testa.
«Non dire sciocchezze.»
«Non sono sciocchezze.»
«Ho settantadue anni.»
«E io settantacinque.»
«Appunto.»
Marco sorrise.
«E allora?»
Le sfiorò ancora la guancia.
«Io non vedo i tuoi settantadue anni.»
Anna rimase immobile.
«Cosa vedi?»
«La donna di cui mi sono innamorato.»
Questa volta Anna non riuscì a rispondere.
Gli prese il viso tra le mani.
E lo baciò.
Fu un bacio lento.
Non aveva niente della fretta dei primi anni.
Era un bacio consapevole.
Profondo.
Pieno di memoria.
Marco le passò un braccio intorno alla vita e la attirò verso di sé.
Anna si lasciò andare contro il suo petto.
Quando si separarono, rimasero vicinissimi.
«Mi fai ancora tremare», sussurrò lei.
Marco sorrise.
«Anche tu.»
Anna lo baciò di nuovo.
Questa volta più a lungo.
Le sue dita si persero tra i capelli di lui. Marco le accarezzò la schiena con estrema dolcezza, fermandosi ogni tanto come se volesse assaporare ogni istante.
Quando le loro labbra si separarono, Anna appoggiò la fronte contro la sua.
«Sai cosa mi sorprende?»
«Cosa?»
«Che pensavo che con il tempo sarebbe passato.»
Marco capì immediatamente.
«Cosa?»
Anna lo guardò.
«Il desiderio.»
Lui non rispose subito.
Le accarezzò il collo.
«È passato?»
Anna sorrise.
«Tu cosa dici?»
Marco si avvicinò e le sfiorò il collo con un bacio.
Anna chiuse gli occhi.
Un brivido le attraversò il corpo.
«No», mormorò.
Marco la strinse.
«Nemmeno per me.»
Rimasero abbracciati ancora per qualche minuto.
Poi Anna si alzò.
Marco la guardò.
«Dove vai?»
Lei tese la mano verso di lui.
«Vieni.»
«Dove?»
Anna sorrise.
«Di sopra.»
Marco prese la sua mano.
Salirono lentamente le scale.
A metà della scala, Anna si fermò.
Marco la guardò.
«Tutto bene?»
«Sì.»
Lei si voltò verso di lui.
«Volevo solo guardarti.»
Marco le sorrise.
Anna gli accarezzò il viso.
«Non smetterò mai.»
«Di guardarmi?»
«Di amarti.»
Marco la baciò sulla fronte.
«Nemmeno io.»
Quando arrivarono in camera, Anna lasciò la porta socchiusa.
La stanza era illuminata soltanto dalla lampada sul comodino. La finestra era aperta e la tenda si muoveva lentamente.
Marco si avvicinò.
Anna rimase davanti a lui.
Per qualche secondo nessuno dei due disse niente.
Lei gli prese entrambe le mani.
«Marco.»
«Sì?»
«Stringimi.»
Lui la abbracciò.
Anna appoggiò la testa sul suo petto.
Sentì il battito del suo cuore.
Era forte.
Regolare.
Familiare.
Come se lo avesse ascoltato per tutta la vita.
Marco le accarezzava lentamente i capelli.
Anna sollevò il viso.
«Baciami.»
Lui lo fece.
Quella volta il bacio fu più intenso.
Anna si aggrappò alle sue spalle e lo strinse a sé.
Non c'era più la timidezza della veranda.
C'era il desiderio accumulato durante una giornata intera.
C'erano gli anni.
C'erano i ricordi.
C'era la consapevolezza che ogni momento passato insieme era prezioso.
Marco le sussurrò:
«Ti amo.»
Anna sorrise contro le sue labbra.
«Dimmelo ancora.»
«Ti amo.»
«Ancora.»
«Ti amo, Anna.»
Lei lo abbracciò più forte.
«Adesso ti credo.»
Si sedettero sul bordo del letto, senza fretta.
Marco le prese una mano e la baciò lentamente.
Poi ne baciò l'altra.
Anna lo osservava con uno sguardo tenero.
«Perché fai così?»
«Perché queste mani hanno passato una vita insieme alle mie.»
Anna sorrise.
«Sei diventato molto romantico.»
«Lo sono sempre stato.»
«No. Sei diventato vecchio.»
Marco rise.
«E tu sei diventata terribile.»
Anna gli diede un piccolo colpo sulla spalla.
Poi tornò seria.
«Marco.»
«Sì?»
«Se potessi tornare indietro…»
Lui la guardò.
«Sceglieresti ancora me?»
Marco non esitò.
«Prima di te non sapevo nemmeno cosa stessi cercando.»
Anna abbassò gli occhi.
«E dopo di me?»
Marco le sollevò delicatamente il mento.
«Dopo di te non ho più cercato nessuno.»
Anna lo baciò.
Un bacio lungo, tenero, quasi commosso.
Poi si sdraiarono lentamente.
Rimasero vicini, stretti l'uno all'altra.
Le loro carezze erano lente e affettuose.
Ogni gesto sembrava dire qualcosa.
*Ti conosco.*
*Ti ricordo.*
*Ti desidero.*
*Sono ancora qui.*
Fuori dalla finestra, la notte era diventata completamente silenziosa.
Anna appoggiò la testa sul petto di Marco.
Lui le accarezzò la schiena.
«Sei felice?» le chiese.
Anna rimase in silenzio per qualche secondo.
Poi sorrise.
«Sì.»
«Perché?»
Lei alzò lo sguardo.
«Perché quando chiudo gli occhi e ti sento vicino, mi sembra di avere ancora tutta la vita davanti.»
Marco le baciò la fronte.
«Ce l'abbiamo.»
«Tutta?»
«Quella che ci resta.»
Anna sorrise.
«Allora facciamola durare.»
Marco la strinse più forte.
E quella notte rimasero insieme, senza guardare l'orologio.
Parlarono dei primi giorni, delle vacanze, dei momenti in cui avevano avuto paura di perdersi.
Risero.
Si baciarono.
Si cercarono con la tenerezza e il desiderio di due persone che non avevano più bisogno di nascondere niente.
Perché dopo quasi cinquant'anni conoscevano ogni silenzio dell'altro.
Ogni sorriso.
Ogni fragilità.
Ogni desiderio.
E quando, molto più tardi, Anna rimase rannicchiata contro Marco, lui le accarezzò i capelli.
«Anna?»
«Mmm?»
«Sai qual è la cosa più bella?»
«Cosa?»
«Che domani mattina mi sveglierò e sarai ancora qui.»
Anna sorrise senza aprire gli occhi.
«E dopodomani.»
«E dopodomani.»
«E tra un anno.»
«Spero.»
Anna sollevò la testa e lo guardò.
«Non sperare.»
Gli prese il viso tra le mani.
«Promettimelo.»
Marco sorrise.
«Te lo prometto.»
Anna lo baciò ancora una volta.
Un bacio piccolo, dolce.
Poi chiuse gli occhi.
E nel silenzio della notte, stretti nello stesso letto dove avevano condiviso così tanti anni, tornarono a sentirsi giovani.
Non perché il tempo fosse tornato indietro.
Ma perché avevano scoperto qualcosa che il tempo non era riuscito a portare via:
il desiderio di essere ancora l'uno dell'altra.
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