Orifizio violato
di
Nicola Pavelli
genere
gay
Scrivo racconti erotici personalizzati su commissione oltre ad avere un servizio di chat erotica attivo. Se interessati/e, contattatemi sul mio indirizzo e-mail: nicola.pavelli@gmail.com
Quando le loro bocche si incontrarono, fu di nuovo una collisione, più che un bacio. Per un istante fu come essere tornati soli dentro quella tenda, mesi prima, con le loro lingue che tornavano a cercarsi e a intrecciarsi come se quel primo assaggio non fosse mai davvero finito. Ma questa volta non c’era più alcun pudore a trattenerli. Un’urgenza animale li attraversò entrambi, strappando loro gemiti soffocati contro la pelle dell’altro. Sapevano di vino e desiderio.
Le mani di Nic si serrarono con forza sui fianchi di Gio, mentre quelle di Gio si infilarono tra i suoi capelli lucenti, stringendoli con un’impetuosità che sorprese persino lui. Poi ogni residuo di cautela sembrò dissolversi: si liberarono freneticamente dei vestiti rimasti, tra bottoni slacciati in fretta e tessuti strattonati senza alcuna delicatezza. Non c’era più grazia, né esitazione. Soltanto bisogno.
Si baciavano con una foga disarmante, come se avessero trascorso anni ad aspettare proprio quel momento senza esserne pienamente consapevoli. E la cosa che più li sorprendeva era quanto fossero bravi a farlo insieme.
Non c’erano esitazioni, movimenti fuori tempo o quella goffaggine che entrambi si sarebbero aspettati dopo aver trasformato un’amicizia così lunga in qualcosa di completamente diverso. Al contrario, sembravano conoscersi anche in quello. Ognuno intuiva istintivamente quando avvicinarsi, quando rallentare, quando lasciare all’altro l’iniziativa.
Gio adorava il modo in cui Nic lo baciava: sicuro, provocatorio, sempre sul punto di trasformare persino quel gesto nell’ennesima sfida tra loro. Nic, invece, sembrava impazzire quando Gio smetteva di assecondarlo e prendeva improvvisamente il controllo, costringendolo a seguirne il ritmo.
Era diventato un gioco nel gioco.
Si separavano per pochi istanti, giusto il tempo di respirare e guardarsi, quasi divertiti dalla facilità con cui riuscivano a perdersi nella bocca dell’altro. Poi bastava che uno dei due sorridesse, o che lo sguardo indugiasse appena sulle labbra dell’altro, e ricominciavano.
Ancora. E ancora. Come se non ne avessero mai abbastanza.
Forse era proprio quello l’aspetto più destabilizzante: non stavano semplicemente scoprendo che baciarsi non li metteva a disagio. Stavano scoprendo di adorarlo. Dopo anni trascorsi a raccontarsi ogni genere di fantasia, avevano trovato qualcosa di sorprendentemente semplice capace di farli dimenticare persino di parlare: le labbra dell’altro.
Quando finalmente si separarono, rimasero per qualche istante a pochi centimetri di distanza, ancora con il respiro affannoso. Nessuno dei due sembrava davvero intenzionato ad allontanarsi. Gio sorrise appena; Nic gli sfiorò ancora una volta la bocca, quasi incapace di resistere alla tentazione di ricominciare.
Poi i loro sguardi scesero.
Erano finalmente nudi, stagliati davanti alla finestra che i lampi illuminavano a intervalli irregolari. Per la prima volta si guardarono senza pudore, senza più bisogno di fingere o distogliere gli occhi.
E anche quello aveva qualcosa di sconvolgente.
Si conoscevano da una vita. Avevano condiviso stanze, vacanze, spogliatoi, confidenze e fantasie. Ma mai si erano guardati in quel modo: senza fretta e senza alcun tentativo di nascondere ciò che provavano.
Nic era magnifico nella sua crudezza. Il suo cazzo era già duro e gonfio, un arco imponente contro il ventre piatto, mentre un sottile rigagnolo di pre-secrezione brillava sulla punta alla luce intermittente del temporale.
Gio lasciò indugiare lo sguardo senza alcuna discrezione.
Nic se ne accorse. Naturalmente.
“Ti piace quello che vedi?”
Gio tornò a guardarlo negli occhi.
“Non montarti la testa.”
Il sorriso di Nic si allargò.
“Quindi sì.”
Gio non gli concesse una risposta. Non serviva.
Anche Nic percorse lentamente con lo sguardo il corpo dell’amico, concedendosi la stessa libertà. Non cercò neppure di nascondere il desiderio che gli bruciava negli occhi. Era quasi assurdo pensare che soltanto poche ore prima fossero seduti fianco a fianco a tavola fingendo che tra loro non stesse accadendo nulla.
Adesso non avevano più niente dietro cui nascondersi.
Nic tornò a fissarlo in volto. Per un attimo rimasero semplicemente così, nudi l’uno davanti all’altro, con quella vecchia sfida ancora accesa negli occhi.
Poi Nic gli afferrò il viso e lo baciò di nuovo.
Gio rise contro le sue labbra.
“Ancora?”
“Hai qualcosa in contrario?”
Gio lo attirò nuovamente a sé. Era una risposta più che sufficiente.
Nic sorrise nel bacio e, senza aggiungere altro, lo spinse verso il letto.
Gio si ritrovò sulla schiena, con Nic sopra di lui e le loro erezioni premute l’una contro l’altra in un contatto che strappò a Nic un gemito soffocato tra i denti. I loro corpi sudati aderivano per poi separarsi a ogni movimento dei bacini, producendo un suono umido nel silenzio della stanza. Nic affondò il viso nel collo dell’altro, mordendogli la clavicola, mentre una mano scivolava tra i loro corpi fino ad afferrargli il cazzo.
“Dio, Nic,” ansimò contro la sua pelle. “Sei così bagnato per me.”
Il liquido presperma gli colava lungo l’asta, rendendo quella stretta scivolosa e terribilmente piacevole. Nic gli afferrò il culo, sentendo i muscoli contrarsi sotto le dita a ogni movimento. Le sue natiche erano sode, calde. Affondò lentamente un pollice nel solco, sfiorando quell’ingresso stretto e nascosto.
Gio gemette, lasciandosi sfuggire un suono roco e spezzato.
“Fallo.” ringhiò. “Adesso.”
Rovesciarono le posizioni. Ora Gio era sopra Nic e contemplava quel corpo disteso e completamente offerto davanti a lui. Nic spalancò le cosce senza esitazione, gli occhi neri come la pece piantati nei suoi. Non avevano lubrificante a portata di mano, soltanto la loro saliva e il suo precum. Gio sputò nel palmo, si strofinò il cazzo fino a renderlo lucido; quindi, lo fece scivolare lentamente contro quell’anello contratto.
Quando cominciò a spingere, fu una lotta. Nic serrò i denti e dalla sua gola sfuggì un gemito soffocato, mentre il corpo cedeva lentamente, inesorabilmente, aprendosi a lui. Il calore e quella stretta avvolgente furono così intensi che Gio dovette fermarsi per un istante, aggrappandosi alle lenzuola per non venire subito.
“Non fermarti,” ordinò Nic, con la voce spezzata dalla fatica e dal piacere. “Scopami fino a farmi piangere.”
Obbedì senza battere ciglio. Cominciò a muoversi lentamente, quasi cercando il ritmo giusto, poi accelerò fino a far gemere il materasso e scuotere l’intero letto. Ogni spinta strappava a Nic un grido, ogni ritirata un lamento spezzato. Gio lo teneva saldamente per i fianchi, affondando le dita nella carne fino a lasciare sulla pelle impronte pallide che, pochi istanti dopo, si accendevano di rosso. Il suono della loro unione era osceno: schiaffi umidi di carne contro carne, gemiti e respiri affannosi che si confondevano con il fragore incessante della pioggia.
Lì, accanto al letto, Gio notò un oggetto dalla forma allungata e vagamente fallica.
Lo guardò per qualche secondo. Poi guardò Nic.
Nic seguì la direzione dei suoi occhi e capì immediatamente dove fosse andata a finire la sua immaginazione.
“No.”
Gio sorrise.
“Non ho detto niente.”
“Ti conosco.”
“E allora sai già cosa sto pensando.”
Nic tornò a osservare l’oggetto. Quando riportò gli occhi su Gio, nella sua espressione non c’era più alcuna traccia di esitazione. Soltanto quella curiosità indecente che Gio aveva imparato a riconoscere durante anni di confessioni reciproche.
“Sei veramente un porco.”
Gio si chinò verso di lui.
“Fratello porcello.”
Nic scoppiò a ridere, ma il sorriso gli morì lentamente sulle labbra quando vide Gio allungare la mano verso l’oggetto. Quella sera avevano già oltrepassato abbastanza confini da sapere che anche quello, ormai, poteva trasformarsi nell’ennesima provocazione tra loro.
Nic lo fissò.
“Vuoi davvero alzare ancora l’asticella?”
Gio gli restituì lo stesso sguardo.
“Pensavo fosse questa la nostra specialità.”
Piegò il corpo su di lui per baciarlo di nuovo, profondamente, senza interrompere il ritmo. Alternava l’uso dell’oggetto al proprio membro, variando deliberatamente sensazioni e cadenza, quasi volesse impedire a Nic di abituarsi a una sola forma di piacere.
Sentiva il cazzo dell’altro, duro e pulsante, schiaffeggiargli il ventre a ogni movimento. Fece allora scivolare una mano tra i loro corpi e lo afferrò, strofinandolo con la stessa cadenza brutale che ormai scandiva il loro amplesso.
Nic reagiva a ogni cambiamento, incapace di prevedere quale sarebbe stato il movimento successivo, e proprio quell’imprevedibilità sembrava alimentare ancora di più il gioco tra loro.
“Sto per…” urlò Gio, ma la frase gli morì in gola, spezzata dal piacere.
Il corpo di Gio si irrigidì, poi fu attraversato da un tremito violento. Un gemito lungo e liberatorio gli esplose dalla gola mentre il cazzo pulsava nella mano di Nic, che continuava a masturbarlo con vigore, liberando scariche di sperma caldo sul torace e sulla pancia dell’altro. Le contrazioni interne di Nic furono la fine anche per Gio: quella stretta improvvisa e spasmodica attorno al suo cazzo gli fece perdere definitivamente il controllo.
Venne con un ruggito soffocato contro la curva del collo di Nic, spingendosi fino in fondo mentre la sua erezione pulsava, riversando dentro di lui tutto ciò che aveva. Ondate di piacere crudo lo attraversarono, cancellando ogni pensiero e lasciandogli soltanto quella sensazione travolgente: Nic, caldo e stretto, serrato intorno a lui.
Rimase accasciato sopra di lui per un minuto, forse due, mentre soltanto i loro respiri affannosi riempivano la stanza, mescolandosi al rumore ormai familiare della pioggia.
Quando Gio si sollevò lentamente, separandosi da lui con un suono umido che fece rabbrividire entrambi, Nic lo guardò. Non c’era tenerezza nei suoi occhi, almeno non ancora. C’era piuttosto una soddisfazione carnale e profonda, l’appagamento di un’avidità antica finalmente saziata. Un desiderio coltivato per anni, soffocato innumerevoli volte, rimandato per un pudore che ormai sembrava assurdo, ma che in realtà non si era mai spento.
Si mise su un gomito, il torso macchiato del suo stesso seme. Gio passò un dito sul labbro inferiore di Nic, poi se lo mise in bocca, pulendolo lentamente.
“La prossima volta,” esclamo Nic, la voce ancora rauca, “sarà il mio turno dentro di te.”
Il tuono rimbombò in lontananza, quasi a sigillare quella promessa.
Gio non rispose. Rimase semplicemente a guardare Nic, seguendone lo sguardo scuro mentre questi si chinava lentamente verso di lui. Il suo respiro caldo gli sfiorò dapprima la punta del cazzo, ancora sensibile e semirigido dopo quanto era appena accaduto.
Poi, senza alcuna fretta, Nic lo prese interamente in bocca.
Un’ondata di sensazioni contrastanti tolse il fiato a Gio. La bocca dell’altro era caldissima e umida, una stretta avvolgente che sembrava adattarsi perfettamente a lui. Nic cominciò a succhiarlo con una lentezza quasi crudele, alternando una suzione profonda e ritmata ai movimenti della lingua. Le labbra si serravano attorno all’asta mentre la lingua ne percorreva la parte inferiore, e a ogni discesa la punta del naso arrivava quasi a sfiorargli il ventre.
“Cazzo, Nic…” gemette Gio.
Le sue dita si intrecciarono istintivamente tra i capelli dell’altro, ancora umidi di sudore.
Nic emise un suono gutturale di approvazione senza interrompersi. La vibrazione risalì lungo il cazzo di Gio facendolo contorcere. Con entrambe le mani gli tenne saldamente i fianchi, affondando le dita nella carne mentre la testa continuava a muoversi avanti e indietro con un ritmo ipnotico.
Ogni nervo e ogni muscolo che si erano rilassati dopo l’orgasmo sembravano risvegliarsi sotto quelle attenzioni. Gio sentì il sangue riaffluire, dapprima come un formicolio crescente, poi come una tensione sempre più intensa, finché la sua erezione tornò piena e dolorosamente dura nella bocca di Nic.
Abbassò lo sguardo, il cuore che gli martellava nel petto.
Nic teneva gli occhi chiusi. Le lunghe ciglia gettavano piccole ombre sulle guance e una goccia di sudore gli scivolava lentamente dalla tempia. C’era qualcosa di quasi ossessivo nella sua concentrazione. Non lo stava facendo per compiacerlo soltanto: Gio poteva percepire quanto Nic stesso traesse piacere dal sentire il suo cazzo tornare progressivamente duro contro la lingua, dal percepirne ogni reazione, dal sapere di esserne la causa.
Una delle mani di Nic abbandonò il fianco dell’altro e scivolò lentamente verso il basso. Gli accarezzò il culo, indugiando sulle natiche prima di raggiungere il solco.
Gio ebbe un brivido. Quel gesto gli riportò immediatamente alla mente la promessa pronunciata soltanto pochi istanti prima.
Nic se ne accorse.
Continuò ancora per qualche secondo, poi lasciò lentamente scivolare il cazzo fuori dalla bocca con un suono umido. L’asta rimase lucida di saliva, completamente rigida e pulsante davanti al suo viso.
“Ti ricordi cosa ti ho detto?” Mormorò.
Gio inspirò profondamente.
“Sì.”
Nic gli rivolse un sorriso.
“Bene.”
Con un movimento improvviso lo fece voltare.
Gio si ritrovò a pancia in giù, con il viso contro le lenzuola ormai impregnate dell’odore dei loro corpi. Percepì Nic sistemarsi dietro di lui, il peso delle sue ginocchia sul materasso e le mani che gli separarono lentamente le natiche.
La posizione ribaltava completamente ciò che era accaduto poco prima. E proprio questo fece accelerare ancora di più il battito di Gio.
Adesso era Nic a guidare.
Una delle sue dita percorse lentamente il solco, trovando l’ingresso e soffermandosi lì. Prima una carezza, poi una pressione più decisa.
Gio gemette contro il lenzuolo.
Nic si prese il proprio tempo, esplorandolo e preparandolo mentre osservava attentamente ogni reazione dell’altro.
“Mi piaci così,” mormorò.
Gio voltò appena il viso.
“Ti ho già detto di non montarti la testa.”
Nic rise piano.
“Ancora fai lo stronzo?”
“Sempre.”
“Vediamo per quanto.”
Il dito si ritirò. Gio sentì immediatamente il corpo di Nic avvicinarsi al proprio. Il suo cazzo, tornato duro, gli sfiorò il solco.
Per qualche istante Nic non fece altro. Lo lasciò aspettare.
Era la stessa tortura che si erano inflitti per tutta la sera: arrivare vicinissimi a qualcosa e poi fermarsi, costringendo l’altro a essere il primo a mostrare impazienza.
“Nic…”
“Cosa?”
Gio strinse le lenzuola.
“Non fare il coglione.”
Nic sorrise dietro di lui.
“Quindi lo vuoi?”
Gio non rispose.
“Gio.”
“Sì.”
Una sola parola.
Era tutto ciò che Nic voleva sentire. Cominciò a spingere.
Gio serrò immediatamente le dita attorno alle lenzuola mentre il corpo cercava di adattarsi alla pressione crescente. Il piacere arrivò mescolato a una sensazione intensa di pienezza, qualcosa di completamente diverso da ciò che aveva provato poco prima.
“Asp…”
La parola gli morì in gola.
Nic si fermò. Rimase immobile, lasciandogli il tempo di abituarsi a quella nuova sensazione.
Gio respirò profondamente. Una volta. Due. Poi mosse appena il bacino all’indietro.
Nic capì. Riprese. Entrò più profondamente, fino a quando Gio lasciò sfuggire un grido soffocato contro il lenzuolo.
Nic rimase per qualche istante completamente immobile dietro di lui. Un tremito gli attraversò il corpo e Gio riuscì a percepirlo attraverso il contatto tra loro.
“Dio, Gio…” ringhiò Nic, piegandosi sulla sua schiena. Le labbra gli sfiorarono la spalla. “Sei stretto da farmi impazzire.”
Poi cominciò a muoversi.
Le prime spinte furono relativamente lente, quasi esplorative. Nic sembrava voler capire esattamente come reagisse il corpo dell’altro, quali movimenti gli strappassero un gemito e quali lo facessero irrigidire.
Ma quella cautela durò poco. Presto trovò il proprio ritmo.
Le spinte divennero più brevi e profonde, scandite dal cigolio del letto e dal rumore umido dei loro corpi. Nic teneva Gio saldamente per i fianchi, affondando le dita nella carne mentre lo attirava verso di sé a ogni movimento.
Gio chiuse gli occhi. Il piacere era completamente diverso. Più profondo. Più viscerale. Ma ciò che lo eccitava ancora di più era il completo ribaltamento dei ruoli.
Poco prima era stato lui a tenere Nic sotto di sé. Adesso era Nic a guidare ogni movimento. E Gio scoprì che quella sensazione gli piaceva molto più di quanto avrebbe mai ammesso durante una delle loro infinite conversazioni.
Nic si piegò sopra di lui.
“Allora?”
Gio respirava affannosamente.
“Allora cosa?”
“Ti piace?”
Gio strinse ancora le lenzuola.
“Non montarti la testa.”
Nic rise facendo una tenera linguaccia. Poi spinse nuovamente.
Il gemito che sfuggì a Gio rese completamente inutile quella risposta.
“Questo era un sì.”
“Vaffanculo.”
“Decisamente un sì.”
Una mano di Nic lasciò il fianco dell’altro e scivolò sotto il suo corpo. Trovò il cazzo di Gio ancora duro, schiacciato contro il materasso e pulsante al ritmo delle spinte.
Lo afferrò.
Gio ebbe un sussulto. Nic cominciò a masturbarlo seguendo la stessa cadenza dei movimenti del bacino.
Le due sensazioni si sovrapposero. Gio affondò il viso nel lenzuolo.
“Cazzo…”
Nic aumentò il ritmo.
Il letto cigolava sotto di loro mentre il rumore della pioggia, ormai più debole, continuava a riempire gli intervalli tra i loro respiri.
Gio sentì la tensione crescere rapidamente. Partiva dal basso ventre e sembrava risalire lungo tutto il corpo, una spirale sempre più stretta di calore e pressione.
Le dita si chiusero sulle lenzuola. I gemiti divennero continui. Nic lo percepì.
“Ci sei quasi.”
Gio non riuscì a rispondere.
“Vieni!” Gli ordinò Nic contro l’orecchio.
La mano continuava a muoversi sul suo cazzo.
“Voglio sentirti venire mentre sono dentro di te.”
Quelle parole furono sufficienti.
L’orgasmo colpì Gio quasi senza preavviso. Il corpo gli si irrigidì completamente e un grido gli esplose dalla gola, soffocato in parte dal materasso. Il cazzo pulsò violentemente nella mano di Nic, liberando scariche di seme sulle lenzuola sottostanti. Era come se il suo corpo avesse completamente dimenticato di essere già venuto poco prima, travolto da un secondo piacere altrettanto intenso e incontrollabile.
Le contrazioni attraversarono tutto il suo corpo. Nic le sentì. E fu sufficiente anche per lui.
Con un ultimo movimento profondo si immobilizzò dietro Gio. Un ringhio gli uscì dalla gola mentre il corpo veniva attraversato da una serie di spasmi incontrollabili.
Rimase teso per lunghi secondi. Poi cedette. Si lasciò cadere in avanti, il torace contro la schiena di Gio, ancora incapace di regolarizzare il respiro.
Nessuno dei due parlò.
Rimasero in quel groviglio caldo e sudato, completamente esausti, mentre i loro polmoni cercavano lentamente di ritrovare un ritmo normale.
Poi un rigolo di sperma uscì dall’ano di Gio andando a imbrattare il lenzuolo completamente unto da quel miscuglio di sudori. Nic, senza battere ciglio, si abbassò e lo raccolse con due dita. Se lo portò lentamente alla lingua, indugiando per qualche istante quasi volesse assaporarlo e giocare con quella nuova sensazione, prima di deglutire con un’avidità quasi insana. Il sapore era intenso, particolare, ma sorprendentemente piacevole, tanto da strappargli un'espressione compiaciuta.
Quando le loro bocche si incontrarono, fu di nuovo una collisione, più che un bacio. Per un istante fu come essere tornati soli dentro quella tenda, mesi prima, con le loro lingue che tornavano a cercarsi e a intrecciarsi come se quel primo assaggio non fosse mai davvero finito. Ma questa volta non c’era più alcun pudore a trattenerli. Un’urgenza animale li attraversò entrambi, strappando loro gemiti soffocati contro la pelle dell’altro. Sapevano di vino e desiderio.
Le mani di Nic si serrarono con forza sui fianchi di Gio, mentre quelle di Gio si infilarono tra i suoi capelli lucenti, stringendoli con un’impetuosità che sorprese persino lui. Poi ogni residuo di cautela sembrò dissolversi: si liberarono freneticamente dei vestiti rimasti, tra bottoni slacciati in fretta e tessuti strattonati senza alcuna delicatezza. Non c’era più grazia, né esitazione. Soltanto bisogno.
Si baciavano con una foga disarmante, come se avessero trascorso anni ad aspettare proprio quel momento senza esserne pienamente consapevoli. E la cosa che più li sorprendeva era quanto fossero bravi a farlo insieme.
Non c’erano esitazioni, movimenti fuori tempo o quella goffaggine che entrambi si sarebbero aspettati dopo aver trasformato un’amicizia così lunga in qualcosa di completamente diverso. Al contrario, sembravano conoscersi anche in quello. Ognuno intuiva istintivamente quando avvicinarsi, quando rallentare, quando lasciare all’altro l’iniziativa.
Gio adorava il modo in cui Nic lo baciava: sicuro, provocatorio, sempre sul punto di trasformare persino quel gesto nell’ennesima sfida tra loro. Nic, invece, sembrava impazzire quando Gio smetteva di assecondarlo e prendeva improvvisamente il controllo, costringendolo a seguirne il ritmo.
Era diventato un gioco nel gioco.
Si separavano per pochi istanti, giusto il tempo di respirare e guardarsi, quasi divertiti dalla facilità con cui riuscivano a perdersi nella bocca dell’altro. Poi bastava che uno dei due sorridesse, o che lo sguardo indugiasse appena sulle labbra dell’altro, e ricominciavano.
Ancora. E ancora. Come se non ne avessero mai abbastanza.
Forse era proprio quello l’aspetto più destabilizzante: non stavano semplicemente scoprendo che baciarsi non li metteva a disagio. Stavano scoprendo di adorarlo. Dopo anni trascorsi a raccontarsi ogni genere di fantasia, avevano trovato qualcosa di sorprendentemente semplice capace di farli dimenticare persino di parlare: le labbra dell’altro.
Quando finalmente si separarono, rimasero per qualche istante a pochi centimetri di distanza, ancora con il respiro affannoso. Nessuno dei due sembrava davvero intenzionato ad allontanarsi. Gio sorrise appena; Nic gli sfiorò ancora una volta la bocca, quasi incapace di resistere alla tentazione di ricominciare.
Poi i loro sguardi scesero.
Erano finalmente nudi, stagliati davanti alla finestra che i lampi illuminavano a intervalli irregolari. Per la prima volta si guardarono senza pudore, senza più bisogno di fingere o distogliere gli occhi.
E anche quello aveva qualcosa di sconvolgente.
Si conoscevano da una vita. Avevano condiviso stanze, vacanze, spogliatoi, confidenze e fantasie. Ma mai si erano guardati in quel modo: senza fretta e senza alcun tentativo di nascondere ciò che provavano.
Nic era magnifico nella sua crudezza. Il suo cazzo era già duro e gonfio, un arco imponente contro il ventre piatto, mentre un sottile rigagnolo di pre-secrezione brillava sulla punta alla luce intermittente del temporale.
Gio lasciò indugiare lo sguardo senza alcuna discrezione.
Nic se ne accorse. Naturalmente.
“Ti piace quello che vedi?”
Gio tornò a guardarlo negli occhi.
“Non montarti la testa.”
Il sorriso di Nic si allargò.
“Quindi sì.”
Gio non gli concesse una risposta. Non serviva.
Anche Nic percorse lentamente con lo sguardo il corpo dell’amico, concedendosi la stessa libertà. Non cercò neppure di nascondere il desiderio che gli bruciava negli occhi. Era quasi assurdo pensare che soltanto poche ore prima fossero seduti fianco a fianco a tavola fingendo che tra loro non stesse accadendo nulla.
Adesso non avevano più niente dietro cui nascondersi.
Nic tornò a fissarlo in volto. Per un attimo rimasero semplicemente così, nudi l’uno davanti all’altro, con quella vecchia sfida ancora accesa negli occhi.
Poi Nic gli afferrò il viso e lo baciò di nuovo.
Gio rise contro le sue labbra.
“Ancora?”
“Hai qualcosa in contrario?”
Gio lo attirò nuovamente a sé. Era una risposta più che sufficiente.
Nic sorrise nel bacio e, senza aggiungere altro, lo spinse verso il letto.
Gio si ritrovò sulla schiena, con Nic sopra di lui e le loro erezioni premute l’una contro l’altra in un contatto che strappò a Nic un gemito soffocato tra i denti. I loro corpi sudati aderivano per poi separarsi a ogni movimento dei bacini, producendo un suono umido nel silenzio della stanza. Nic affondò il viso nel collo dell’altro, mordendogli la clavicola, mentre una mano scivolava tra i loro corpi fino ad afferrargli il cazzo.
“Dio, Nic,” ansimò contro la sua pelle. “Sei così bagnato per me.”
Il liquido presperma gli colava lungo l’asta, rendendo quella stretta scivolosa e terribilmente piacevole. Nic gli afferrò il culo, sentendo i muscoli contrarsi sotto le dita a ogni movimento. Le sue natiche erano sode, calde. Affondò lentamente un pollice nel solco, sfiorando quell’ingresso stretto e nascosto.
Gio gemette, lasciandosi sfuggire un suono roco e spezzato.
“Fallo.” ringhiò. “Adesso.”
Rovesciarono le posizioni. Ora Gio era sopra Nic e contemplava quel corpo disteso e completamente offerto davanti a lui. Nic spalancò le cosce senza esitazione, gli occhi neri come la pece piantati nei suoi. Non avevano lubrificante a portata di mano, soltanto la loro saliva e il suo precum. Gio sputò nel palmo, si strofinò il cazzo fino a renderlo lucido; quindi, lo fece scivolare lentamente contro quell’anello contratto.
Quando cominciò a spingere, fu una lotta. Nic serrò i denti e dalla sua gola sfuggì un gemito soffocato, mentre il corpo cedeva lentamente, inesorabilmente, aprendosi a lui. Il calore e quella stretta avvolgente furono così intensi che Gio dovette fermarsi per un istante, aggrappandosi alle lenzuola per non venire subito.
“Non fermarti,” ordinò Nic, con la voce spezzata dalla fatica e dal piacere. “Scopami fino a farmi piangere.”
Obbedì senza battere ciglio. Cominciò a muoversi lentamente, quasi cercando il ritmo giusto, poi accelerò fino a far gemere il materasso e scuotere l’intero letto. Ogni spinta strappava a Nic un grido, ogni ritirata un lamento spezzato. Gio lo teneva saldamente per i fianchi, affondando le dita nella carne fino a lasciare sulla pelle impronte pallide che, pochi istanti dopo, si accendevano di rosso. Il suono della loro unione era osceno: schiaffi umidi di carne contro carne, gemiti e respiri affannosi che si confondevano con il fragore incessante della pioggia.
Lì, accanto al letto, Gio notò un oggetto dalla forma allungata e vagamente fallica.
Lo guardò per qualche secondo. Poi guardò Nic.
Nic seguì la direzione dei suoi occhi e capì immediatamente dove fosse andata a finire la sua immaginazione.
“No.”
Gio sorrise.
“Non ho detto niente.”
“Ti conosco.”
“E allora sai già cosa sto pensando.”
Nic tornò a osservare l’oggetto. Quando riportò gli occhi su Gio, nella sua espressione non c’era più alcuna traccia di esitazione. Soltanto quella curiosità indecente che Gio aveva imparato a riconoscere durante anni di confessioni reciproche.
“Sei veramente un porco.”
Gio si chinò verso di lui.
“Fratello porcello.”
Nic scoppiò a ridere, ma il sorriso gli morì lentamente sulle labbra quando vide Gio allungare la mano verso l’oggetto. Quella sera avevano già oltrepassato abbastanza confini da sapere che anche quello, ormai, poteva trasformarsi nell’ennesima provocazione tra loro.
Nic lo fissò.
“Vuoi davvero alzare ancora l’asticella?”
Gio gli restituì lo stesso sguardo.
“Pensavo fosse questa la nostra specialità.”
Piegò il corpo su di lui per baciarlo di nuovo, profondamente, senza interrompere il ritmo. Alternava l’uso dell’oggetto al proprio membro, variando deliberatamente sensazioni e cadenza, quasi volesse impedire a Nic di abituarsi a una sola forma di piacere.
Sentiva il cazzo dell’altro, duro e pulsante, schiaffeggiargli il ventre a ogni movimento. Fece allora scivolare una mano tra i loro corpi e lo afferrò, strofinandolo con la stessa cadenza brutale che ormai scandiva il loro amplesso.
Nic reagiva a ogni cambiamento, incapace di prevedere quale sarebbe stato il movimento successivo, e proprio quell’imprevedibilità sembrava alimentare ancora di più il gioco tra loro.
“Sto per…” urlò Gio, ma la frase gli morì in gola, spezzata dal piacere.
Il corpo di Gio si irrigidì, poi fu attraversato da un tremito violento. Un gemito lungo e liberatorio gli esplose dalla gola mentre il cazzo pulsava nella mano di Nic, che continuava a masturbarlo con vigore, liberando scariche di sperma caldo sul torace e sulla pancia dell’altro. Le contrazioni interne di Nic furono la fine anche per Gio: quella stretta improvvisa e spasmodica attorno al suo cazzo gli fece perdere definitivamente il controllo.
Venne con un ruggito soffocato contro la curva del collo di Nic, spingendosi fino in fondo mentre la sua erezione pulsava, riversando dentro di lui tutto ciò che aveva. Ondate di piacere crudo lo attraversarono, cancellando ogni pensiero e lasciandogli soltanto quella sensazione travolgente: Nic, caldo e stretto, serrato intorno a lui.
Rimase accasciato sopra di lui per un minuto, forse due, mentre soltanto i loro respiri affannosi riempivano la stanza, mescolandosi al rumore ormai familiare della pioggia.
Quando Gio si sollevò lentamente, separandosi da lui con un suono umido che fece rabbrividire entrambi, Nic lo guardò. Non c’era tenerezza nei suoi occhi, almeno non ancora. C’era piuttosto una soddisfazione carnale e profonda, l’appagamento di un’avidità antica finalmente saziata. Un desiderio coltivato per anni, soffocato innumerevoli volte, rimandato per un pudore che ormai sembrava assurdo, ma che in realtà non si era mai spento.
Si mise su un gomito, il torso macchiato del suo stesso seme. Gio passò un dito sul labbro inferiore di Nic, poi se lo mise in bocca, pulendolo lentamente.
“La prossima volta,” esclamo Nic, la voce ancora rauca, “sarà il mio turno dentro di te.”
Il tuono rimbombò in lontananza, quasi a sigillare quella promessa.
Gio non rispose. Rimase semplicemente a guardare Nic, seguendone lo sguardo scuro mentre questi si chinava lentamente verso di lui. Il suo respiro caldo gli sfiorò dapprima la punta del cazzo, ancora sensibile e semirigido dopo quanto era appena accaduto.
Poi, senza alcuna fretta, Nic lo prese interamente in bocca.
Un’ondata di sensazioni contrastanti tolse il fiato a Gio. La bocca dell’altro era caldissima e umida, una stretta avvolgente che sembrava adattarsi perfettamente a lui. Nic cominciò a succhiarlo con una lentezza quasi crudele, alternando una suzione profonda e ritmata ai movimenti della lingua. Le labbra si serravano attorno all’asta mentre la lingua ne percorreva la parte inferiore, e a ogni discesa la punta del naso arrivava quasi a sfiorargli il ventre.
“Cazzo, Nic…” gemette Gio.
Le sue dita si intrecciarono istintivamente tra i capelli dell’altro, ancora umidi di sudore.
Nic emise un suono gutturale di approvazione senza interrompersi. La vibrazione risalì lungo il cazzo di Gio facendolo contorcere. Con entrambe le mani gli tenne saldamente i fianchi, affondando le dita nella carne mentre la testa continuava a muoversi avanti e indietro con un ritmo ipnotico.
Ogni nervo e ogni muscolo che si erano rilassati dopo l’orgasmo sembravano risvegliarsi sotto quelle attenzioni. Gio sentì il sangue riaffluire, dapprima come un formicolio crescente, poi come una tensione sempre più intensa, finché la sua erezione tornò piena e dolorosamente dura nella bocca di Nic.
Abbassò lo sguardo, il cuore che gli martellava nel petto.
Nic teneva gli occhi chiusi. Le lunghe ciglia gettavano piccole ombre sulle guance e una goccia di sudore gli scivolava lentamente dalla tempia. C’era qualcosa di quasi ossessivo nella sua concentrazione. Non lo stava facendo per compiacerlo soltanto: Gio poteva percepire quanto Nic stesso traesse piacere dal sentire il suo cazzo tornare progressivamente duro contro la lingua, dal percepirne ogni reazione, dal sapere di esserne la causa.
Una delle mani di Nic abbandonò il fianco dell’altro e scivolò lentamente verso il basso. Gli accarezzò il culo, indugiando sulle natiche prima di raggiungere il solco.
Gio ebbe un brivido. Quel gesto gli riportò immediatamente alla mente la promessa pronunciata soltanto pochi istanti prima.
Nic se ne accorse.
Continuò ancora per qualche secondo, poi lasciò lentamente scivolare il cazzo fuori dalla bocca con un suono umido. L’asta rimase lucida di saliva, completamente rigida e pulsante davanti al suo viso.
“Ti ricordi cosa ti ho detto?” Mormorò.
Gio inspirò profondamente.
“Sì.”
Nic gli rivolse un sorriso.
“Bene.”
Con un movimento improvviso lo fece voltare.
Gio si ritrovò a pancia in giù, con il viso contro le lenzuola ormai impregnate dell’odore dei loro corpi. Percepì Nic sistemarsi dietro di lui, il peso delle sue ginocchia sul materasso e le mani che gli separarono lentamente le natiche.
La posizione ribaltava completamente ciò che era accaduto poco prima. E proprio questo fece accelerare ancora di più il battito di Gio.
Adesso era Nic a guidare.
Una delle sue dita percorse lentamente il solco, trovando l’ingresso e soffermandosi lì. Prima una carezza, poi una pressione più decisa.
Gio gemette contro il lenzuolo.
Nic si prese il proprio tempo, esplorandolo e preparandolo mentre osservava attentamente ogni reazione dell’altro.
“Mi piaci così,” mormorò.
Gio voltò appena il viso.
“Ti ho già detto di non montarti la testa.”
Nic rise piano.
“Ancora fai lo stronzo?”
“Sempre.”
“Vediamo per quanto.”
Il dito si ritirò. Gio sentì immediatamente il corpo di Nic avvicinarsi al proprio. Il suo cazzo, tornato duro, gli sfiorò il solco.
Per qualche istante Nic non fece altro. Lo lasciò aspettare.
Era la stessa tortura che si erano inflitti per tutta la sera: arrivare vicinissimi a qualcosa e poi fermarsi, costringendo l’altro a essere il primo a mostrare impazienza.
“Nic…”
“Cosa?”
Gio strinse le lenzuola.
“Non fare il coglione.”
Nic sorrise dietro di lui.
“Quindi lo vuoi?”
Gio non rispose.
“Gio.”
“Sì.”
Una sola parola.
Era tutto ciò che Nic voleva sentire. Cominciò a spingere.
Gio serrò immediatamente le dita attorno alle lenzuola mentre il corpo cercava di adattarsi alla pressione crescente. Il piacere arrivò mescolato a una sensazione intensa di pienezza, qualcosa di completamente diverso da ciò che aveva provato poco prima.
“Asp…”
La parola gli morì in gola.
Nic si fermò. Rimase immobile, lasciandogli il tempo di abituarsi a quella nuova sensazione.
Gio respirò profondamente. Una volta. Due. Poi mosse appena il bacino all’indietro.
Nic capì. Riprese. Entrò più profondamente, fino a quando Gio lasciò sfuggire un grido soffocato contro il lenzuolo.
Nic rimase per qualche istante completamente immobile dietro di lui. Un tremito gli attraversò il corpo e Gio riuscì a percepirlo attraverso il contatto tra loro.
“Dio, Gio…” ringhiò Nic, piegandosi sulla sua schiena. Le labbra gli sfiorarono la spalla. “Sei stretto da farmi impazzire.”
Poi cominciò a muoversi.
Le prime spinte furono relativamente lente, quasi esplorative. Nic sembrava voler capire esattamente come reagisse il corpo dell’altro, quali movimenti gli strappassero un gemito e quali lo facessero irrigidire.
Ma quella cautela durò poco. Presto trovò il proprio ritmo.
Le spinte divennero più brevi e profonde, scandite dal cigolio del letto e dal rumore umido dei loro corpi. Nic teneva Gio saldamente per i fianchi, affondando le dita nella carne mentre lo attirava verso di sé a ogni movimento.
Gio chiuse gli occhi. Il piacere era completamente diverso. Più profondo. Più viscerale. Ma ciò che lo eccitava ancora di più era il completo ribaltamento dei ruoli.
Poco prima era stato lui a tenere Nic sotto di sé. Adesso era Nic a guidare ogni movimento. E Gio scoprì che quella sensazione gli piaceva molto più di quanto avrebbe mai ammesso durante una delle loro infinite conversazioni.
Nic si piegò sopra di lui.
“Allora?”
Gio respirava affannosamente.
“Allora cosa?”
“Ti piace?”
Gio strinse ancora le lenzuola.
“Non montarti la testa.”
Nic rise facendo una tenera linguaccia. Poi spinse nuovamente.
Il gemito che sfuggì a Gio rese completamente inutile quella risposta.
“Questo era un sì.”
“Vaffanculo.”
“Decisamente un sì.”
Una mano di Nic lasciò il fianco dell’altro e scivolò sotto il suo corpo. Trovò il cazzo di Gio ancora duro, schiacciato contro il materasso e pulsante al ritmo delle spinte.
Lo afferrò.
Gio ebbe un sussulto. Nic cominciò a masturbarlo seguendo la stessa cadenza dei movimenti del bacino.
Le due sensazioni si sovrapposero. Gio affondò il viso nel lenzuolo.
“Cazzo…”
Nic aumentò il ritmo.
Il letto cigolava sotto di loro mentre il rumore della pioggia, ormai più debole, continuava a riempire gli intervalli tra i loro respiri.
Gio sentì la tensione crescere rapidamente. Partiva dal basso ventre e sembrava risalire lungo tutto il corpo, una spirale sempre più stretta di calore e pressione.
Le dita si chiusero sulle lenzuola. I gemiti divennero continui. Nic lo percepì.
“Ci sei quasi.”
Gio non riuscì a rispondere.
“Vieni!” Gli ordinò Nic contro l’orecchio.
La mano continuava a muoversi sul suo cazzo.
“Voglio sentirti venire mentre sono dentro di te.”
Quelle parole furono sufficienti.
L’orgasmo colpì Gio quasi senza preavviso. Il corpo gli si irrigidì completamente e un grido gli esplose dalla gola, soffocato in parte dal materasso. Il cazzo pulsò violentemente nella mano di Nic, liberando scariche di seme sulle lenzuola sottostanti. Era come se il suo corpo avesse completamente dimenticato di essere già venuto poco prima, travolto da un secondo piacere altrettanto intenso e incontrollabile.
Le contrazioni attraversarono tutto il suo corpo. Nic le sentì. E fu sufficiente anche per lui.
Con un ultimo movimento profondo si immobilizzò dietro Gio. Un ringhio gli uscì dalla gola mentre il corpo veniva attraversato da una serie di spasmi incontrollabili.
Rimase teso per lunghi secondi. Poi cedette. Si lasciò cadere in avanti, il torace contro la schiena di Gio, ancora incapace di regolarizzare il respiro.
Nessuno dei due parlò.
Rimasero in quel groviglio caldo e sudato, completamente esausti, mentre i loro polmoni cercavano lentamente di ritrovare un ritmo normale.
Poi un rigolo di sperma uscì dall’ano di Gio andando a imbrattare il lenzuolo completamente unto da quel miscuglio di sudori. Nic, senza battere ciglio, si abbassò e lo raccolse con due dita. Se lo portò lentamente alla lingua, indugiando per qualche istante quasi volesse assaporarlo e giocare con quella nuova sensazione, prima di deglutire con un’avidità quasi insana. Il sapore era intenso, particolare, ma sorprendentemente piacevole, tanto da strappargli un'espressione compiaciuta.
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