Ultima Corsa

di
genere
orge

La provinciale tagliava la campagna come una cicatrice. Mario guidava con una mano sul volante e l'altra sulla coscia di Linda. Il buio fuori dai finestrini era totale. Linda teneva le mani in grembo, le dita intrecciate, il pollice che sfregava la fede nuziale come un rosario.

Mario imboccò una strada sterrata e le sospensioni dell'auto gemettero sulle buche. I fari spazzarono campi incolti, un capannone abbandonato con il tetto sfondato, e poi apparve il casale, di pietra grezza, con due finestre al piano terra da cui filtrava una luce gialla e calda.

Mario fermò l'auto a una decina di metri dall'ingresso. Spense il motore. Il silenzio della campagna li inghiottì. Linda sentiva il proprio respiro, quello di Mario, il tic metallico del motore che si raffreddava.

«Sei sicura?» chiese Mario. Non la guardava.

Linda si voltò verso di lui. La luce fioca che arrivava da fuori gli tagliava il viso a metà, un occhio illuminato, l'altro in ombra. Sessantadue anni, i capelli grigi tagliati corti, le rughe intorno alla bocca profonde come solchi. Si girò verso Linda con uno sguardo che parlava di vita vissuta. L'aveva guardata allo stesso modo vent'anni prima, la prima volta che le aveva proposto di andare in un club privato a Firenze. Lo stesso modo di dieci anni prima, quando aveva organizzato la serata con i due ragazzi senegalesi. Quello sguardo non era mai cambiato.

Linda aprì lo sportello. Camminò verso il casale senza rispondere, i tacchi bassi che affondavano nel terreno molle. Mario chiuse lo sportello dalla sua parte e la seguì.
La porta d'ingresso era socchiusa. Mario la spinse con il palmo della mano e il legno vecchio cigolò sui cardini. Dentro, un corridoio stretto, pavimento in cotto, pareti imbiancate alla bell'e meglio. Odore di campagna. Una luce proveniva da una porta in fondo al corridoio, la camera da letto, come aveva detto l'uomo al telefono.

Mario si fermò dietro di lei. Linda sentì la sua mano sulla schiena, leggera, una pressione che non la spingeva ma la accompagnava. Percorsero il corridoio. Linda aprì la porta della camera.

La stanza era grande, con il soffitto a travi, e la luce proveniva da due abat-jour sui comodini, Penombra sufficiente per vedere. Il letto era un materasso matrimoniale direttamente sulla rete, senza testiera, coperto da un lenzuolo bianco teso. E intorno al letto, lungo le pareti, otto uomini.

Nudi. Tutti e otto. Stavano in piedi come una fila irregolare, alcuni appoggiati al muro, altri con le braccia conserte, e tutti con i cazzi già duri, ritti verso l'alto o paralleli al pavimento, alcuni grossi come polsi, altri lunghi come avambracci. Nessuno dei due uomini della stessa misura, nessuno che si somigliasse, un uomo di colore, alto, con il cazzo che sembrava un tubo di gomma nero, spesso e venoso; un biondo tatuato con gli avambracci coperti di inchiostro e un uccello ricurvo verso l'alto; un tipo calvo, tarchiato, con un cazzo corto ma largo come un pugno; un ragazzo che non doveva avere più di quarant'anni, moro, con un sesso lungo e dritto come una sbarra.
Linda rimase sulla soglia. Mario si fermò dietro di lei, leggermente di lato, le mani in tasca.

Nessuno parlò per un momento. Gli otto uomini la guardarono, guardarono il cappotto beige, le gambe nude senza calze, le scarpe nere, i capelli grigi raccolti dietro la testa. Sessant'anni compiuti da tre mesi. Il viso segnato ma ancora elegante, il mascara leggero, il rossetto scuro.

Linda slacciò il cappotto. Lo lasciò cadere sulle spalle e poi a terra. Sotto portava un vestito nero, semplice, che le arrivava sopra il ginocchio. Lo sfilò dalla testa in un solo movimento, niente zip, niente bottoni, lo aveva scelto per quello. Sotto, niente. Niente reggiseno, niente slip. Il ventre morbido, il pube con i peli grigi e radi, i seni che pendevano leggermente, i capezzoli scuri e lunghi. Nuda.

La penombra li accarezzava tutti allo stesso modo, faceva sembrare la pelle di Linda dorata, attenuava le rughe, ammorbidiva i contorni. Gli uomini nella stanza non erano bellezze da catalogo. Erano corpi veri, imperfetti, con cicatrici, peli, rotoli di grasso su qualcuno, muscoli su altri. Ma i loro cazzi erano tutti duri, tutti puntati verso di lei, tutti pronti.

Il primo a muoversi fu il tatuato. Si staccò dal muro e le andò incontro. Più alto di lei di una testa, le mani grandi con le dita spesse. Le posò le mani sui fianchi, e la baciò sul collo. Linda inclinò la testa di lato. Lui le fece scivolare le mani sui seni, li strinse, li sollevò, passò i pollici sui capezzoli. Linda emise un suono basso, dalla gola.
Un altro si avvicinò, il calvo tarchiato. Si mise dietro di lei, le mani sulle sue natiche, le dita che le aprivano il solco. Altri due avanzarono, e improvvisamente Linda si ritrovò circondata da quattro uomini che la toccavano, mani sui seni, mani sul culo, mani sulle cosce, dita che le scivolavano tra le gambe. La toccavano con la rozzezza di chi non ha tempo per la delicatezza, con la fame di chi ha aspettato. Linda sentì le dita del calvo che le separavano le labbra della fica, sentì il pollice che le premeva sul clitoride, e le gambe le si piegarono leggermente.

Il tatuato le prese la mano destra e la portò sul proprio cazzo. Linda lo strinse. Era caldo, duro sotto la pelle morbida, e pulsava. Lo massaggiò con la mano, sentendo le vene in rilievo, la cappella già umida di liquido pre-seminale. Con l'altra mano trovò il cazzo del calvo dietro di lei — più corto ma largo, le dita non si chiudevano attorno al diametro.

Il tatuato le mise la mano dietro la nuca e la spinse verso il basso. Linda si piegò, le ginocchia che si flettevano, e si trovò con il cazzo dell'uomo davanti alla faccia. Lo guardò per un momento, la cappella rossa, lucida, le vene azzurre sotto la pelle tesa, e poi lo prese in bocca. Il sapore di sapone e di pelle calda. Lo prese fino a metà, la lingua che lavorava il frenulo, le labbra che stringevano sotto la cappella. L'uomo emise un verso gutturale e le mise le mani sulla testa, fermandola.

Il moro si avvicinò e le mise il cazzo sulla guancia. Linda lo sentì, caldo, lungo, che le scivolava sulla pelle dalla guancia alle labbra. Lasciò uscire il cazzo del tatuato dalla bocca e girò la testa, prendendo quello del moro. Più lungo, le arrivava più in fondo, le faceva stringere la gola. Lo succhiò con più forza, la testa che andava avanti e indietro,
la mano che massaggiava quello del tatuato.

Mario era rimasto vicino alla porta. Si era appoggiato allo stipite, le braccia conserte, e guardava. Il suo respiro era leggermente più pesante del normale, le narici un po' allargate, ma per il resto immobile.

Un terzo uomo, un tipo biondo, non quello tatuato, un altro, le mise il cazzo davanti all'altra mano. Linda lo prese e cominciò a masturbarlo mentre succhiava quello del moro. Adesso aveva tre cazzi su di sé, uno in bocca, uno per mano. E altri cinque uomini che aspettavano, che si toccavano lentamente guardandola.

Il tatuato si inginocchiò accanto a lei e le prese un seno in bocca. Succhiava con forza, i denti che graffiavano il capezzolo. Linda gemette attorno al cazzo del moro, e la vibrazione lo fece pulsare. L'uomo di colore si inginocchiò dall'altra parte e prese l'altro seno, la bocca grande che lo inghiottiva quasi tutto, la lingua che girava attorno al capezzolo.

Il calvo dietro di lei le infilò due dita nella fica. Linda spalancò le gambe per accoglierle. Le dita entravano e uscivano con un suono umido, e il pollice le premeva il clitoride in piccoli cerchi. Linda sentì l’equilibrio mancare e si aggrappò al cazzo del moro per non perdere l'equilibrio.

«Sul letto,» disse il tatuato. La sua voce era rauca.

Gli uomini la sollevarono, letteralmente, le mani sotto le ascelle e le gambe, e la portarono fino al materasso. La sdraiarono sulla schiena. Il lenzuolo era fresco sotto la sua pelle nuda. Otto uomini in piedi attorno al letto, otto cazzi duri che la sovrastavano.
Il tatuato salì sul materasso e si sdraiò accanto a lei, poi la prese per la vita e la girò sopra di sé. Linda si ritrovò a cavalcioni, il cazzo di lui che le premeva contro la pancia. Lo sollevò con la mano, lo posizionò sotto di sé, e si lasciò cadere. Il cazzo entrò nella fica con un unico movimento lungo, riempiendola, e Linda buttò fuori l'aria dai polmoni con un suono che era mezzo gemito e mezzo sospiro.

Cominciò a muoversi. Su e giù, i fianchi che oscillavano, le mani appoggiate sul petto del tatuato. Il cazzo andava dentro e fuori, la fica che lo stringeva a ogni movimento. L'uomo le teneva i fianchi con entrambe le mani, e spingeva verso l'alto per incontrare ogni sua discesa.

Il calvo salì sul letto, dietro di lei. Linda sentì il materasso che si inclinava, le mani che le separavano le natiche. Qualcosa di freddo e bagnato le toccò il buco del culo. Dita con del lubrificante. La massaggiarono, la penetrarono lentamente, prima uno, poi due, che allargavano lo sfintere in cerchi lenti. Linda rallentò il movimento dei fianchi, il cazzo del tatuato ancora dentro la fica, e si fermò con la schiena inarcata.

Il calvo ritirò le dita e mise la cappella del proprio cazzo contro l'ano. Linda sentì la pressione, larga, insistente, che non si fermava. Spinse indietro con i fianchi, aprendosi, e la cappella entrò. Il dolore fu breve e acuto, poi si trasformò in pienezza. Il cazzo era largo, la apriva, la riempiva. Si spinse dentro centimetro dopo centimetro, e Linda sentì il setto che separava la fica dal culo diventare sottile come carta — sentì il cazzo del tatuato da una parte e quello del calvo dall'altra, che si muovevano quasi sfregandosi l'uno contro l'altro attraverso la parete interna.

Quando il calvo fu dentro fino in fondo, Linda rimase immobile per un momento, sospesa tra i due uomini, piena in entrambi i buchi. Il respiro le usciva a piccoli ansiti. Le gambe le tremavano.

Poi cominciarono a muoversi. Il tatuato spingeva verso l'alto, il calvo spingeva verso il basso, e Linda era tra loro. Il ritmo era irregolare all'inizio, poi si sincronizzò. Quando uno usciva, l'altro entrava, e la fica e il culo si stringevano e si rilassavano in alternanza. Linda buttò la testa all'indietro e un gemito lungo e basso le uscì dalla gola.

Il moro si inginocchiò sul letto davanti a lei, il cazzo dritto all'altezza della sua faccia. Linda lo prese in bocca senza esitazione, e adesso aveva tre cazzi dentro di sé, nella fica, nel culo, in bocca. Il moro le teneva la testa con le mani e scopava la sua bocca con spinte lente e profonde. Linda succhiava e leccava, la saliva che le colava sul mento, gli occhi chiusi.

Gli altri cinque uomini stavano attorno al letto, si masturbavano guardando la scena. I rumori erano molteplici, il risucchio della fica, il suono bagnato del culo che veniva aperto, il gorgoglio della bocca, i gemiti di Linda, i grugniti degli uomini, il cigolio del materasso.

Mario non si era mosso dalla porta. Le braccia sempre conserte, gli occhi fissi sulla moglie. Il suo cazzo premeva contro i pantaloni ma non si toccò. Guardava. Guardava il tatuato che scopava la fica di sua moglie, il calvo che le sfondava il culo, il moro che le scopava la bocca. Guardava i seni di Linda che oscillavano a ogni spinta, la sua faccia distorta da una smorfia di piacere.

Il tatuato venne per primo. Afferrò Linda per i fianchi e la spinse verso il basso con forza, seppellendo il cazzo fino alla base, e il suo corpo si irrigidì. Linda sentì i getti caldi che le riempivano la fica, uno, due, tre, quattro. Gemette attorno al cazzo del moro. Il tatuato si rilassò sotto di lei, il respiro pesante.

Il calvo non si fermò. Continuò a scoparle il culo con la stessa intensità, le mani che le tenevano le natiche aperte. Il moro uscì dalla sua bocca e si spostò di lato. Linda rimase con il cazzo del tatuato ancora dentro la fica e quello del calvo che pompava nel culo.
Il tatuato scivolò fuori da sotto di lei. Il suo posto fu preso dal moro, che si sdraiò sul letto e tirò Linda sopra di sé. Linda sentì il cazzo lungo che entrava nella fica, ancora bagnata dello sperma del tatuato, che colava fuori e scivolava lungo le cosce. Il moro la prese per i fianchi e cominciò a muoversi.

Il calvo continuò a scoparle il culo. Adesso il ritmo era diverso, più veloce, più duro. Le allentava lo sfintere con ogni spinta, e Linda sentiva il culo che si allargava sempre di più. Quando il calvo finalmente venne, le riempì il culo di sperma caldo. Si ritirò e il buco rimase aperto per un momento prima di richiudersi lentamente.

Il biondo prese il posto del calvo. Si mise dietro Linda, si unse il cazzo con del lubrificante, e la penetrò nel culo con un'unica spinta. Linda gridò. Il cazzo del biondo era ricurvo verso l'alto, e le premeva contro la parete interna in un punto che le faceva vedere le stelle. Cominciò a scoparla con spinte lunghe e lente, quasi delicato, mentre il moro sotto di lei pompava nella fica con un ritmo veloce.

Un altro uomo, quello di colore, con il cazzo spesso come un tubo, si mise davanti a Linda e le mise il cazzo in faccia. Linda lo prese in bocca, ma era troppo largo, riusciva a prendere solo la cappella e qualche centimetro. Lo succhiò come poté, le labbra tese attorno al diametro, la lingua che lavorava la fessura. L'uomo si masturbò mentre lei gli succhiava la cappella, e dopo un po' venne, non nella sua bocca ma sulla sua faccia. Getti caldi che le colpirono le labbra, il naso, la guancia. Linda chiuse gli occhi e sentì lo sperma che le colava sulla pelle.

Il biondo accelerò nel culo. Le mani sui fianchi, le dita che affondavano nella carne, le palle che sbattevano contro la fica scopata dal moro. Quando venne, spinse fino in fondo e rimase lì, il cazzo che pulsava e riempiva l'intestino di Linda di sperma caldo. Si ritirò lentamente, e Linda sentì il liquido che cominciava a colare dal buco aperto.

Il moro sotto di lei venne poco dopo. La tenne ferma con le mani e spinse verso l'alto con piccole spinte rapide, riempiendola di sperma. Linda rimase sopra di lui per un momento, ansimante, il corpo coperto di sudore, la faccia sporca di sperma.

Un altro uomo la prese per le spalle e la girò. La mise a quattro zampe sul materasso. Il suo cazzo era di misura media ma dritto come una freccia, e la penetrò nel culo senza esitazione. Linda emise un gemito strozzato, aveva il culo già aperto, bagnato di sperma, e il cazzo entrò con facilità. Cominciò a scoparla con spinte rapide e corte, come un coniglio, e venne in meno di due minuti. Si ritirò e un altro prese il suo posto.

Questo era più lento. Più metodico. La penetrò nel culo e ci restò, muovendosi in circolo, allargandola ancora di più. Linda sentiva ogni centimetro, la punta del cazzo che le sfregava le pareti interne, la base che le apriva lo sfintere. Quando venne, lo fece con un grugnito lungo e profondo, e Linda sentì altri getti caldi che si aggiungevano a quelli già dentro di lei.

Il successivo fu il più giovane del gruppo, quello che non doveva avere più di quarant'anni. La girò sulla schiena, le sollevò le gambe e se le mise sulle spalle. La penetrò nel culo in quella posizione, e Linda sentì il cazzo che entrava più in fondo che mai. Le anche dell'uomo sbattevano contro le sue natiche a ogni spinta. Linda gemette e si aggrappò al lenzuolo con le mani. L'uomo le scopò il culo per cinque minuti, cambiando ritmo, lento, poi veloce, poi di nuovo lento e quando venne, lo fece con un verso che sembrava un singhiozzo.

L'ultimo uomo, un tipo robusto con i baffi grigi, la rimise a quattro zampe. La penetrò nel culo con una spinta sola, senza lubrificante. Linda aveva ormai il culo completamente spalancato ma lei gridò comunque. L'uomo non si fermò. La scopò con forza, le mani che le tenevano i fianchi, i fianchi che sbattevano contro il suo culo con un ritmo brutale. Linda sentiva lo sperma degli altri uomini che colava dal buco e che veniva spinto dentro e fuori dal cazzo di questo ultimo. Il suono era osceno, risucchio, gorgoglio.

Quando venne, l'uomo spinse fino in fondo e rimase lì per un lungo momento, il respiro pesante, le mani che stringevano le natiche di Linda. Poi si ritirò. Linda crollò sul materasso, il viso contro il lenzuolo, il corpo che tremava. Lo sperma le colava dal culo in un rivolo continuo, denso, biancastro, che formava una macchia sul lenzuolo sotto di lei.

Nella stanza, il silenzio cadde come un peso. Gli uomini si muovevano, cercavano i vestiti, si infilavano le mutande e i pantaloni. Qualcuno si accese una sigaretta. Il tatuato si rivestì per primo e uscì senza dire una parola. Il calvo lo seguì. Uno alla volta, gli uomini si rivestirono e lasciarono la stanza. Si sentiva la porta d'ingresso che si apriva e si chiudeva, il rumore dei motori delle auto nel cortile.

Linda non si mosse. Rimase sul letto, nuda, le gambe leggermente aperte, lo sperma che continuava a colarle dal culo. La schiena le saliva e scendeva con il respiro. I capelli grigi, sciolti durante la serata, le coprivano il viso.
Mario si staccò dalla porta. Attraversò la stanza lentamente. Si fermò accanto al letto e guardò la moglie. il corpo segnato, il culo aperto e stillante, la pelle coperta di sperma altrui. Rimase in piedi, le mani lungo i fianchi, senza toccarla.

L'ultima auto si allontanò. Il rumore del motore si spense nel nulla della campagna. Il casale tornò al silenzio.

Mario si sedette sulla sedia accanto al letto. Linda non si era mossa. La luce dell'abat-jour le illuminava la schiena, il solco tra le natiche dove lo sperma continuava a colare in un filamento lento e denso. Mario la guardò. Le posò una mano sulla spalla, leggera, appena il peso del palmo, e Linda girò la testa verso di lui. I capelli le scoprirono il viso. Gli occhi erano aperti, lucidi, il trucco sbavato.

Mario non disse nulla. Linda non disse nulla. Fuori, la campagna era nera e muta. Dentro, il respiro di Linda tornava lento, regolare, e il tremito delle gambe si placava. Mario tolse la mano dalla sua spalla. Si appoggiò allo schienale della sedia.

Aspettò.

scritto il
2026-08-29
5 2
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Salto nel vuoto

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.