L'ultima estate 1° Parte

di
genere
tradimenti

"Abbiamo bisogno di questa vacanza" ci siamo detti. "Ci aiuterà a ritrovare l'intesa, e comunque dobbiamo provarci" ci confortavamo guardandoci negli occhi pieni di speranza, tenendoci le mani. E poi abbiamo sigillato la nostra decisione con un tenero bacio.
Ed eccoci ora sul traghetto per la Sardegna, partiti da Civitavecchia da tre ore. Rosanna si è addormentata a causa della stanchezza, e poggia la sua testa sulla mia spalla. I suoi capelli biondissimi le coprono parzialmente il volto, e in parte solleticano il mio collo. Ho sempre amato infilare la mia mano tra le quelle ciocche bionde, ma adesso non voglio svegliarla. Ammiro compiaciuto il suo dolce viso lentigginoso senza trucco, così angelico. Ripenso al nostro fidanzamento 15 anni fa. Era la festa di laurea di suo cugina Carmela. Mi ci aveva portato un mio amico, che era stato invitato ma non aveva voglia di andarci da solo. E pensare che stavo per rifiutare. Dopo appena un anno e mezzo eravamo andati già a convivere. Per questo non abbiamo avuto fretta di sposarci; siamo convolati a nozze solo poco più di quattro anni fa. Da quel momento abbiamo provato anche ad avere figli, ma fino ad ora il destino ci ha privati di questa gioia.
Emette un sospiro. Poi si gira dall'altro lato, liberando la mia spalla, e riprende il suo sonno rigenerante. "Chissà cosa starà sognando" mi chiedo guardandola col sorriso stampato in volto. I suoi capelli, lunghi ben oltre le spalle, sono ondulati come un campo di grano smosso dal vento primaverile. Li sfioro con la mano, poi mi alzo e mi dirigo sulla prua per ammirare l'immensità del Tirreno azzurrissimo, e attendere l'alba. Si vede già il chiarore nel cielo, ma la Sardegna è ancora distante. Ci vorranno ancora circa 4 ore di viaggio.
Mentre sono assorto nella contemplazione delle prime luci, una mano passa tra i miei capelli accarezzandomi la nuca.
- " Sapevo di trovarti qui, tesoro"
Un sussurro mi arriva all'orecchio, riconosco la voce.
- "Ciao amore, hai riposato bene?"
- "Ero distrutta" mi dice sbadigliando subito dopo "Tu volevi goderti questo spettacolo senza di me?"
- "Non volevo interrompere i tuoi sogni"
Lei mi sorride. Io mi perdo nei suoi occhi molto più azzurri del Tirreno, ancora scuro a quest'ora.
- "Ti stai già rilassando?" mi dice afferrandomi la mano.
E insieme ci voltiamo ad ammirare il primo spicchio di sole a est. Potrebbe essere l'alba di una vacanza memorabile e di un nuovo rilancio per la nostra relazione. Stringo la sua mano come a suggellare il nostro legame.

Primo giorno:
Sbarcati a Olbia con l’auto, una Range Rover di tre anni e mezzo, iniziamo la nostra vacanza.
- “Paco, conosci la strada?” chiede Rosanna.
- “Non dovrebbe essere difficile, ma ho impostato il navigatore” la tranquillizzo con un sorriso.
Non è la prima volta che facciamo la vacanza in Sardegna, ma in passato siamo stati a Santa Teresa. Quest’anno abbiamo optato per un residence all’interno di un ranch, in una località isolata dal turismo di massa, in cui concederci relax e contatto con la natura. Non saremo soli, ci sono una dozzina di appartamenti, ma non troveremo la movida a cui siamo stati abituati in passato. Abbiamo scelto una zona tranquilla tra le province della Gallura e di Sassari, sperando qui di trovare maggiore intimità, scaricare lo stress accumulato in un anno in città, divertirci senza eccessi.
- “Amore quanto manca ancora?” mi chiede Rosanna.
- “Ancora 45 minuti, e siamo arrivati. Ma prima suggerirei di fermarci a fare un po’ di spesa, per rifocillarci all’arrivo” consiglio.
Chiamo il proprietario in vivavoce:
- “Buongiorno Giuseppe, sono Paco Pinoselli. Io e mia moglie stiamo arrivando.”
- “Buongiorno Paco, avete fatto un buon viaggio? Sarò lieto di conoscervi al vostro arrivo.”
- “Sì grazie, viaggio lungo ma tutto bene. Ci riposeremo all’arrivo.”
Una lunga strada sterrata ci conduce al residence. Guardando intorno non si vedono apparentemente altre abitazioni. Penso che abbiamo scelto il posto giusto.
Entrando notiamo numerosi animali: asinelli, bovini, e in lontananza anche un gregge di pecore. Vediamo Giuseppe che ci fa ampi gesti con la mano richiamandoci nella sua direzione.
- “Benvenuti. Piacere di conoscervi. Io sono Giuseppe. Vi mostro subito l’appartamento così potete mettervi comodi. Poi passate da me che vi offro qualcosa.” E ci indica la sua abitazione, una grande villetta su due piani distanziata circa 200 metri dagli appartamenti degli ospiti.
- “Mi sembra una brava persona, socievole, sorridente. Cosa ne pensi, Paco?” mi chiede Rosanna.
- "Concordo" rispondo.
Dopo una doccia rinfrescante ci rechiamo da Giuseppe come stabilito mezz’ora prima.
- “Accomodatevi! Cosa posso offrirvi da bere?” ci chiede con premura.
Dopo il giro di presentazioni ci offre dell’ottimo Mirto che produce personalmente.
- “Abbiamo visto che ci sono molti animali qui. Mi piace molto” dice Rosanna.
- “E i cavalli li avete visti?” ribatte.
I luminosi occhi azzurri di Rosanna si allargano, lei ama i cavalli.
- “Dai, davvero ci sono anche i cavalli? Io li adoro. Fin da bambina andavo a cavallo.”
- “Certo.” Continua lui sorridente “Dopo ve li mostro. E se vorrete potrete fare un giro a cavallo nei prossimi giorni.”
Io in verità non sono molto abile nell’equitazione, anche se un paio di volte ho accettato per accompagnare Rosanna. Ma non è un’attività che mi fa sentire sicuro. Ma Rosanna è entusiasta:
- “Magari! Volentieri.” Risponde subito.
Prima di tornare nel nostro appartamento, Giuseppe ci dice che ci sono altri quattro appartamenti già occupati. Tre coppie come noi, di cui una coppia piuttosto anziana, e un gruppo di tre giovanotti.
Tornando all’appartamento incrociamo la coppia di anziani, di ritorno dal mare, che ci saluta con educazione.
- “Salve, siete appena arrivati?” dice l’uomo con tono solare.
- “Sì, ci stiamo ambientando ancora” rispondo.
- “Io sono Paolo e lei è la mia amata consorte Livia” mi dice facendo un passo avanti e stringendomi la mano.
- “Io sono Paco, e lei è mia moglie Rosanna” dico concludendo le presentazioni.
Il signore è un bel chiacchierone, mi illustra la disposizione degli appartamenti, l’ampio spazio circostante adibito ad allevamento di bestiame, mi dice che lui ha 67 anni e la moglie 65 e che sono venuti qui già 15 anni fa quando c’era ancora il padre di Giuseppe. Rosanna guarda la mia faccia sofferente e sorride divertita vedendo il mio supplizio. Per fortuna interviene a un certo punto quella santa donna della moglie, Livia:
- “Paolo li lasci in pace che sono appena arrivati e vorranno riposare? Parlerete nei prossimi giorni.”
Suscitando ilarità generale, Livia riesce a dividerci come un arbitro tra due pugili. Finalmente entriamo in casa, un appartamento ampio e accogliente, molto fresco. Cosa da non sottovalutare in questi giorni torridi di inizio luglio. All’esterno un piccolo giardino limitato da un muretto a secco alto poco più di un metro. Gli altri appartamenti sono distanziati di pochi metri con identica struttura esterna. Ci sono 12 appartamenti disposti a L. Otto sulla fila lunga e quattro sull’altra. Noi occupiamo il primo appartamento della fila lunga. Il quarto è occupato da Paolo e Livia. Accanto a loro un’altra coppia. L’ottavo dalla terza coppia. Il terzo della fila corta di appartamenti è occupato dai tre giovani.
Dopo un’ottima cenetta preparata dalle sapienti mani di Rosanna, restiamo in giardino a chiacchierare e goderci lo spettacolare tramonto sorseggiando un caffè. I raggi del sole, ormai orizzontali, sul viso di Rosanna donano lucentezza alla sua pelle chiara, anche se lievemente già ambrata dal sole preso sulle spiagge cilentane non distanti dalla nostra città. Poi i suoi luccicanti occhi si posano su di me, e con un tenero sorriso mi chiede:
- “Senti già scivolare via lo stress?”
- “Qui è un paradiso di pace. Torneremo rigenerati. Il dottore aveva ragione” rispondo.
Si alza, i suoi pantaloncini di jeans le calzano a meraviglia, enfatizzando le curve del suo corpo. Mi prende per mano, mi fa alzare. Avvicina la sua bocca a pochi centimetri dalla mia:
- “Entriamo?” mi chiede lasciando sottintendere le sue intenzioni.
Mi lascio condurre da lei dentro casa fino al letto. Rapidamente si toglie la maglietta lasciando cadere verso il basso il suo seno giunonico. Con movimenti sinuosi e sensuali fa scivolare in basso il pantaloncino, esibendo i suoi slip rosa, semitrasparenti, con un fiocchetto davanti. Posso intravedere le labbra rosse della sua vagina. Si avvicina, mi cinge il collo con le braccia e mi bacia con dolcezza. Poi con una mano fa scivolare via, con grande eleganza, i suoi slip sul pavimento. Infila una mano nei miei pantaloncini fino ad agguantare il mio pene. Avvolge e stringe il mio membro flaccido nella mano. Poi si allontana, si stende sul letto e allarga le gambe porgendo alla mia vista la sua figa desiderosa. Amo quella figa ampia, con quelle piccole labbra sporgenti che si aprono come una rosa rossa. E nel mentre che sono perso nei miei erotici pensieri su di lei, mi denudo anch’io. Cado in ginocchio davanti al letto e avvicino la mia faccia tra le sue cosce. Annuso l’odore della sua vulva come un giardino fiorito. Con le cosce così spalancate la sua figa si apre mostrando l’antro oscuro e accogliente che bramo. La mia faccia si fionda ad accogliere i suoi umore che rapidamente si spandono sulla mia pelle. Lecco avidamente il clitoride e passo la lingua sulle labbra protruse. Sento le sue gambe vibrare.
- “Ti voglio dentro!” mi dice sospirando ma con voce decisa.
Mi alzo e poi mi chino su di lei con tutto il corpo, il mio bacino tra le sue cosce. Le mie labbra sfiorano le sue. La sua lingua si muove sulle mie labbra come se volesse ripulirle dai suoi stessi umori che le bagnano. La mia lingua penetra la sua bocca. Con un dito mi aiuto per spingere il mio pene ancora flaccido dentro la sua figa. Scivola fuori perché è molto bagnata. Lo rimetto dentro con l’aiuto di due dita, e tengo le dita sotto per tenerlo ancora dentro. Le mie pelvi spingono sul suo inguine. Mi muovo lentamente per non farlo uscire fuori sentendola scivolosa. Mi guarda con i suoi occhi languidi, l’espressione seria che gradualmente perde emotività.
- “Ma sei dentro?”
- “Sì amò” rispondo ansimando, e con la mano palpo la sua tetta mentre l’altra tetta oscilla morbidamente sotto i miei colpi leggeri.
Dopo alcuni minuti distoglie il suo sguardo dal mio, gira la testa lateralmente con aria rassegnata. Io continuo a spingere sperando in una sua reazione di piacere, come quella che sto provando io. Inizio a gemere “Ahhh…sì…”, leccando il suo collo fino alla guancia che mi porge avendo la testa reclinata lateralmente. Ritiro le dita che tenevano dentro il mio pene, e subito scivola fuori rigettato dalla figa, rilasciando lo sperma che cola sul letto e a terra.
- “Sei venuto?” mi chiede con un tono che sembra severo, spostando lievemente il suo volto e il suo sguardo nella mia direzione.
- “Sì, Rosanna” le dico provando a baciarla. Ma lei reclina di nuovo il viso lateralmente. Poi si passa quattro dita sulla figa raccogliendo la mia candida sborra. La osserva un attimo sulle dita, poi si solleva, si pulisce le dita sulla sua quarta di seno. La sua espressione è di grande delusione. Si alza dal letto, posso vedere un rivolo di sperma colare internamente sulla sua coscia. Prende uno strappo dal rotolone di carta, china leggermente le ginocchia lateralmente, e si pulisce le ultime tracce di sperma dalla figa strofinando un paio di volte.
- “Vieni a letto amore, adesso ti faccio venire con la bocca” dico mortificato.
- “No!” dice con decisione “Lascia perdere”.
Poi si chiude in bagno. Mi alzo e mi guardo riflesso a figura intera nello specchio grande accanto all’armadio. Vedo un uomo di 43 anni, di bell’aspetto, alto 185 cm, moro con occhi neri, fisico piacente, anche se non ho muscoli scolpiti, ma pettorali ampi, spalle larghe. Eppure, da almeno un anno e mezzo qualcosa non funziona più. Esco fuori a prendere un po’ d’aria. Sono stato in cura da due urologi e andrologi. Nessuna cura ha finora funzionato, se non per brevi periodi o parzialmente. Dopo l’ultima visita, un mese fa, e dopo l’ultima cura tentata senza risultati accettabili, il dottore ha chiesto di ridurre il livello di stress, fare una pausa dal lavoro e cercare un po’ di relax, organizzare una vacanza. Che dopo il caldo estivo mi avrebbe dato un’altra cura che è meglio non affrontare nei mesi più caldi per evitare abbassamenti di pressione. Non riesco più a penetrare mia moglie da oltre un anno, leggo la sua insoddisfazione sul viso e anche io ho ormai ripercussioni psicologiche. Non mi sento più un uomo al 100%, e temo che lei possa stancarsi di me, sebbene fino ad ora mi sia stata vicino per confortarmi e tranquillizzarmi. Da quando ho questo problema riesco a farla godere solamente con le mani e la bocca. All’inizio mi diventava duro a tratti, poi occasionalmente, poi il peggioramento fino a non avere più un’erezione. Negli ultimi tre mesi ho avuto solo due brevi erezioni decenti al risveglio, entrambe sotto cura farmacologica. Poi la morte sessuale assoluta. E’ imbarazzante, mi vergogno di mostrarmi così alla donna che amo. Riesco a raggiungere l’orgasmo regolarmente, ma senza avere un’erezione che soddisfi anche lei mi sento egoista. Egoista e impotente. A volte mi chiedo se non sia più giusto che lei mi lasci senza rinunciare alla sua felicità. Ha solo 37 anni ed è meravigliosa, attraente, intelligente. E sento che non è più felice accanto a me.
Rientro in camera. Lei è a letto rannicchiata sul lato esterno del letto. Le sfioro la spalla con una mano, sperando in uno sguardo, una parola. Non reagisce.
- “Domani c’è qualche caletta in particolare che vuoi vedere?” chiedo
- “Decidi tu. E’ uguale” mi risponde laconica.

Secondo giorno:
- “Amore sveglia!”
Mi arriva la voce dolce alle orecchie. Ho dormito poco assorto nei pensieri e nelle ansie, mi mancano le forze per reagire al risveglio.
- “Svegliati Paco” mi sussurra amorevolmente all’orecchio Rosanna, poi mi bacia sulla guancia. Un invito così non può essere inascoltato. Mi alzo sbadigliando vistosamente e sbracciandomi per stiracchiarmi.
- “Buongiorno Rosanna” dico con voce ancora tenebrosa.
Mentre mi preparo sento Rosanna chiacchierare con qualcuno. Quando sono pronto le chiedo con chi parlava:
- “Ho conosciuto un’altra coppia che alloggia qui. Sono simpatici. Hanno più o meno la nostra età e sono romani”.
Rosanna è sempre molto socievole con tutti, riesce a fare amicizia in ogni occasione. E’ una delle caratteristiche che amo di lei.
Arrivati in spiaggia, dopo un bel bagno ne approfitto per riposare sul telo all’ombra dell’ombrellone. Avrò sonnecchiato per una mezz’oretta, mi alzo e osservo la mia Rosanna in acqua. Sembra una sirena. La sua uscita dall’acqua turchese sembra la scena di un film, l’eleganza dei suoi movimenti, la sensualità del suo corpo perfetto racchiuso in quel bikini celeste. La rotondità del suo seno e del suo fondoschiena sembra un richiamo per uomini in caccia. Osservo due giovanotti sui 30 anni che confabulano tra loro senza toglierle gli occhi di dosso. Poco distante dal mio ombrellone c’è un uomo con un costume aderente e occhiali da sole. Non si capisce chi o cosa stia guardando, ma più si avvicina Rosanna più è evidente la sua erezione. In un attimo l’azzurro dei suoi occhi è davanti a me e sostituisce l’azzurro del mare. Mi stampa un bacio salato e mi chiede:
- “Sei riuscito a riposare un po’?”
Annuisco con la testa, mentre i miei pensieri, o forse semplicemente le mie paure, sono concentrate sugli sguardi degli altri uomini su di lei. E’ la prima volta che mi soffermo su queste cose, sarà che per la prima volta non mi sento all’altezza di competere con un eventuale rivale più virile di me.
La sera prenotiamo una cena a Castelsardo. Dal ristorante si può ammirare un tramonto spettacolare. Voglio regalarle una bella serata. A lei, e di conseguenza a me. Attendo che si prepari mentre in giardino conosco e chiacchiero anche io con la coppia di romani. Carlo 41 anni, spiritoso dentista dal fisico tarchiato. E la moglie Claudia, maestra elementare di 40 anni, bassina, fianchi larghi, sorriso coinvolgente. In quel momento esce Rosanna indossando una minigonna nera elastica che aderisce alle sue forme come i sogni aderiscono ai desideri. Le scarpe aperte con i lacci e i tacchi slanciano le sue gambe facendo venire il capogiro. Una serie di fasce copre il suo corpo alternando tessuto nero alla candida pelle, e il suo seno sembra ribellarsi a quella costrizione. Con la coda dell’occhio posso vedere quasi la bava fuoriuscire dalla bocca aperta di Carlo. Ma lei sembra non accorgersi degli sguardi altrui, sorridente si rivolge a me e mi chiede:
- “Allora? Come sto?”
- “Sei incantevole!” rispondo deglutendo.
Al ristorante scattiamo alcune foto al tramonto. Selfie insieme, ma soprattutto tante foto a lei…talvolta rubate mentre è distratta. Il cibo è ottimo e torniamo soddisfatti, con l’umore alto. Fino a quando torniamo in camera da letto, la stanza dei miei fallimenti. Sono seduto sul letto, lei inginocchiata sul letto dietro di me, le sue braccia mi cingono e le mani arrivano al mio petto, fino a sentire le sue unghie sulla mia pelle. Mi sussurra:
- “Stasera come ti senti?”
Chino il capo con aria sconfitta, senza proferire parola. Lei capisce. Si spoglia e si infila nel letto. Io resto immobile, non piango per decenza. Ma dentro mi sento morire. La desidero ardentemente, ma mente e corpo non sono più collegati, l’amico lì sotto non reagisce agli stimoli inviati dal mio cervello. Sono pervaso dalla vergogna e dal senso della sconfitta.

Terzo giorno:
Il sole sardo bacia la pelle di Rosanna rendendola sempre più colorita, pur non cancellando il suo candore. Gli zigomi e il naso arrossati fanno risaltare le lentiggini rendendo il suo viso ancora più dolce e sensuale. Di ritorno dal mare decidiamo di visitare Arzachena. Tenendoci per mano saliamo fino alla roccia del fungo. Quassù soffia un vento costante e insistente, che allieta inizialmente la pelle sudata e salata dal mare, ma poi annebbia i sensi e la vista. I capelli di Rosanna svolazzano sul suo viso, lasciando trapelare la luminosità dei suoi occhi come i raggi del sole tra il verde di una pineta. Si stringe a me, e i suoi capelli finiscono sul mio viso, ne godo il profumo. La stringo a me e la bacio con passione, lei con la mano allontana i capelli che si insinuano tra le nostre labbra. Protetti dalla roccia scavata dal vento che funge da tetto naturale, la mia mano si insinua sotto la sua maglietta. Sento i suoi capezzoli turgidi sotto i polpastrelli. Le sollevo la maglietta scoprendo quelle areole rosee che come occhi sbarrati mi fissano. La mia bocca addenta quella morbida tetta succosa che ha il sapore del sale, di mare e di sudore, e la lingua gioca col capezzolo. Lei si lascia travolgere poggiando la schiena alla roccia. Le mie mani palpano e sollevano quel seno abbondante. Poi tra il fischio del vento avvertiamo delle risate che si avvicinano, dei passi.
- “Fermati Paco, arriva qualcuno” mi sussurra ansimando.
Si ricompone e ci allontaniamo, incrociando poco più avanti altre persone che giungevano.
La sera a casa esco dalla doccia in accappatoio. Rosanna mi chiama a sé seduta sul divano, in mutandine e reggiseno. Mi apre l’accappatoio e lo lascia cadere. Afferra il mio cazzo moscio con due dita. Con delicatezza fa scivolare il prepuzio scoprendo il glande. Con punta della lingua spinge sul meato. Poi solleva lo sguardo e mi fissa con quell’azzurro, facendomi naufragare. Inizia a leccare il frenulo. Io sto impazzendo a vederla con la sua bocca lì, ma il mio pene non reagisce. Lei lo capisce dalla mia espressione. Tira fuori tutta la lingua e poggia il mio cazzo sulla sua lingua esposta. Poi infila tutto dentro la bocca. Il mio pene flaccido in queste condizioni occupa poco spazio all’interno della sua bocca, va poco oltre le sue morbide labbra carnose che premono alla base. La sento giocare con il mio cazzo nella bocca. Lo impasta con la saliva, lo centrifuga con la lingua. Mi dona sensazioni intense. Poi spalanca la bocca, e con le dita infila in bocca anche le palle. Adesso ha la bocca piena, con tutto il mio apparato genitale bagnato dalla sua saliva. Le sue labbra spingono sul mio pube, le sue mani fanno presa sui miei glutei. Poi una mano risale sul mio petto fino ad accarezzare i miei capezzoli. Io mi godo la sua passione e il suo desiderio, sospirando. Toglie poi la mano dal mio petto, la poggia sul suo ventre e la fa scivolare dentro le mutandine. Inizia ad accarezzarsi la figa mentre il suo sguardo blu è fisso su di me. Inizio a sentire una lieve reazione del cazzo. Troppo flebile ancora. Le palle scivolano via dalla sua bocca. Forse è la volta buona che ottiene una reazione discreta. La sua lingua si muove in modo magistrale attorno al mio cazzo. Il piacere si fa più intenso. Le sborro in bocca. E mentre colo il mio bianco seme sulla sua lingua lei si tocca più rapidamente, freneticamente. E in una manciata di secondi la sento mugolare mentre tiene fermo il mio mollusco tra le labbra. Si solleva in piedi, mi bacia. E insieme alla sua lingua, nella mia bocca riversa anche il mio sperma mescolato alla sua saliva. Ingoio tutto. Poi mi infila le dita appiccicose dei suoi umori nella bocca. Succhio e ripulisco anche quelle.
Mi guarda con curiosità, un misto di pena e soddisfazione.
- “Riesci ad amarmi ancora?” le chiedo con una nota malinconica.
- “Sì, anche se sei impotente” e mentre lo dice mi da una schicchera sulla punta del pisello, e sorride compiaciuta da quel gesto.

Quarto giorno:
Mentre andiamo al mare in auto incontriamo Giuseppe che ci fa segno di fermarci.
- “Stasera, come ogni settimana, organizziamo una grigliata insieme a tuti gli altri ospiti. Ci farebbe piacere se ci foste anche voi. E’ anche un’occasione per conoscere gli altri” ci dice.
Io e Rosanna ci scambiamo uno sguardo d’intesa, e poi quasi in coro:
- “Certo, ci saremo”.
La sera siamo pronti. Ho scelto un abbigliamento comodo e fresco per questa serata di convivialità, con un pantaloncino e una camicia bianca a maniche corte. Rosanna ugualmente comoda, solo che lei è eccessivamente sexy: maglietta bianca con frange, pericolosamente scollata, che scopre l’ombelico e il ventre sotto le frange; pantaloncini corti bianchi che a ogni suo passo lasciano intravedere le pieghe dei glutei. Temo che attirerà molti sguardi ma non voglio inibirla e metterla a disagio.
Usciti dal cancelletto che segna l’ingresso al giardino ci accoglie Giuseppe che si avvicina gioviale.
- “Venite che vi presento gli altri!” ci chiama ad alta voce.
- “Ciao Giuseppe, mancavamo solo noi?” gli chiedo.
- “No, tranquillo Paco. Mancano ancora i ragazzi e loro sono appena arrivati. Ma siete bellissimi!” esclama infine complimentandosi con noi per il nostro outfit.
Io immagino che i complimenti siano soprattutto per Rosanna da cui non toglie gli occhi di dosso. Poi passa alle presentazioni:
- “Loro sono Marina e Marco. Vengono dalla Toscana. Abbiamo rappresentanze di ogni regione qui”
Giusto il tempo dei convenevoli che Carlo, il romano, mi trascina con sé verso Paolo, inserendomi in una conversazione calcistica simpaticamente animata. Riesco giusto a fare un segno a Rosanna per dirle che mi allontanando, lasciandola a conversare con la nuova coppia conosciuta. Tra Juve, Roma, Napoli e non so che altro, arrivano bicchieri di vino locale delizioso, che scendono giù agevolmente tra una salsiccia e una costoletta. Il clima è sempre più amichevole e si chiacchiera piacevolmente, con la curiosità di scoprire i nuovi vicini, ascoltare aneddoti.
Ogni tanto lancio uno sguardo verso Rosanna per assicurarmi che sia a suo agio. E’ lì a parlare amichevolmente con le altre mogli vedove dei loro mariti, assorti nel calcio e nel vino. Poi arrivano finalmente i tre giovanotti, che in questi primi giorni non avevo ancora visto, avendo l’appartamento più lontano rispetto al nostro. Li osservo da lontano, avranno un’età compresa tra i 25 e i 28 anni suppergiù. Sono abbronzati, esuberanti, vivaci, allegri. Li accoglie Giuseppe tra sorrisi e pacche sulle spalle. Poi si avvicinano alle donne che stavano parlando tra loro. Continuo ad ascoltare Carlo e Paolo, ma il mio sguardo è rivolto a ciò che accade attorno a Rosanna. Come sospettavo ben presto le loro attenzioni si sono concentrate su Rosanna, che con quell’abito succinto ha stimolato gli ormoni impazziti di quei ragazzini. Penso sia meglio avvicinarmi con la scusa di presentarmi. Arrivato tra loro, è Rosanna stessa che fa le presentazioni:
- “Ragazzi, lui è mio marito Paco. Lui è Francesco, Andrea e Luca. Sono tre studenti fuori sede alla facoltà di Scienze Biologiche a Bologna. Andrea e Francesco sono siciliani, Luca calabrese. Gli stavo raccontando della nostra vacanza in Sicilia, a Taormina.”
- “Piacere di conoscervi. Quanti anni avete ragazzi?” chiedo.
Francesco prende la parola:
- “Io 27, Luca 26 e Andrea 24. Rosanna ci ha detto che sei un professore universitario.”
- “Sì, alla facoltà di Scienze Ambientali di Salerno.”
- “E tu, Rosanna, di cosa ti occupi?”
- “Sono architetto” risponde Rosanna.
- “Ah bello, architetta…” ribadisce Andrea suscitando l’ilarità dei compagni. E non ho capito se è una gaffe o se voleva essere spiritoso. Mi limito a guardarlo come si guarda un cretino, e lui arrossisce. Rosanna invece sembra non aver colto.
Intanto ci raggiungono Marco e Marina. Andrea e Luca si voltano a parlare con loro. Mentre Francesco ci racconta i luoghi che hanno visitato fino ad ora. Sento che Marco è un imprenditore immobiliare insieme a sua moglie. La serata scorre in allegria e presto impariamo a conoscerci un po’ tutti. Giuseppe mi prende sottobraccio e mi porta da Marco. Mi racconta che loro due si conoscono dai tempi della scuola, sono entrambi milanesi, hanno studiato al liceo insieme e poi all’università. Poi Giuseppe ha seguito il padre qui in Sardegna, che aveva acquistato questo terreno. Marco invece ha continuato a lavorare a Milano, dove ha conosciuto l’attuale moglie, che è toscana. Si è trasferito nella regione della moglie e insieme hanno portato avanti il loro lavoro con ottimi risultati. Sono sempre rimasti in contatto, e da molti anni Marco e la moglie tornano qui quasi sempre una volta all’anno. Ormai la carne è finita, nessuno mangia più, ma continua a scorrere vino nei bicchieri. Le lingue si sciolgono, le risate abbondano.
- “Paco tu non lo sai, ma questo a Milano, ai tempi dell’università, era un mandrillone! Castigava tutte le studentesse” mi dice Marco ridendo. In vino veritas.
- “Non gli credere Paco, lui esagera. Marco era peggio di me. Poi per fortuna è arrivata quella santa di Marina e ha lasciato qualche pulzella anche a noi” ride anche Giuseppe.
- “Tu invece hai continuato a fare il mandrillone” e mentre lo dice fa un rapido gesto della mano che porta tra le gambe di Giuseppe, seguito da un fischio, che lo fa piegare mentre continua a ridere “non ti sei mai fermato!”.
Si vede che sono amici di lunga data, c’è intesa e complicità. Per questo preferisco lasciarli chiacchierare da soli, sarà anche che ho bevuto la metà di loro e ancora non riesco a ridere per ogni battutaccia. Saluto Paolo e Livia che, data anche la loro età, sono i primi ad arrendersi e vanno a dormire. Passo da Rosanna a controllare come va la serata, parla amichevolmente con Marina e Claudia. Manda giù un sorso di vino e vedo il tipico rossore sul suo viso, che accentua il rossore già presente dovuto al sole. Le poggio una mano sui fianchi e le sussurro all’orecchio:
- “Non esagerare col vino, tesoro”, poi la bacio su quella guancia bollente.
Mi avvicino a Carlo seduto sul muretto che parla con i tre giovanotti, tutti rigorosamente con il bicchiere di vino in mano. Carlo ci delizia con storielle della sua vita, sul suo lavoro, l’alcol lo ha reso logorroico. I ragazzi non sembrano altrettanto abituati a reggere quel vino fatto in casa, sembrano storditi.
Non so esattamente quante ore siano passate dall’inizio della grigliata, ma di certo è tardi. Si avvicina Claudia a interrompere la chiacchierata:
- “Scusatemi signori”.
Poi mette al corrente il marito di essere stata mezz’ora a telefono per alcuni problemi familiari, qualcosa tipo che la sorella ha nuovamente litigato di brutto col marito. Ma se Claudia è stata a telefono tanto tempo, allora Rosanna sarà rimasta a chiacchierare con Marina. Mi volto e mi accorgo nel frattempo anche Marco e Marina sono rientrati in casa a riposare. E infatti Rosanna è da sola a chiacchierare con Giuseppe che continua a versarle vino. Lei sembra allegra, anche troppo, allarga il suo sorriso a 36 denti a ogni battuta di Giuseppe. Poi lei si volta a riempirgli un bicchiere di vino, e vedo lo sguardo di lui stagliarsi rapidamente sul culo di Rosanna.
- “Ehi amico, non ti preoccupare” mi dice Carlo cogliendomi di sorpresa e dandomi una pacca sulla spalla “staranno parlando di cavalli e le starà chiedendo di fare un giro. Lo chiese anche a Claudia la settimana scorsa. Ma lei ha paura”.
Provo a farfugliare qualcosa per giustificare la mia faccia preoccupata:
- “Ah sì…i cavalli…ce ne ha parlato. Ma no…controllavo che non bevesse troppo…altrimenti domani ha mal di testa…”
- “Aaaah queste donne e i loro maledetti mal di testa” dice parlando a vanvera per i fumi del vino “Capisco che almeno qui non vuoi sentir parlare di mal di testa. E guardando tua moglie ti capisco. Complimenti!” e mi fa l’occhiolino.
Io ho smesso di ascoltarlo, ho gli occhi fissi su Giuseppe e mia moglie, che ora mi sembrano troppo vicini, distanziati solamente dal diametro dei due bicchieri che tengono nella mano.
- “Beh, io ora vado a dormire” continua Carlo “Alzo bandiera bianca”.
Lo saluto con un sorriso di cortesia. E a questo punto non mi resta che velocizzare il passo fino a raggiungere Rosanna. I due si accorgono di me soltanto perché alle mie spalle anche i tre ragazzi salutano a gran voce, ed entrambi si voltano nella mia direzione quando ormai sono a pochi metri.
- “Oh Paco, stavamo parlando di cavalli. Giuseppe quasi ogni mattina presto fa una passeggiata a cavallo, e anche al tramonto.”
Aveva ragione Carlo, quindi, penso tra me e me.
- “Se te la senti dopo questa serata, domattina puoi farmi compagnia” dice Giuseppe.
- “Non sarà facile” dice Rosanna ridendo “ho bevuto troppo stasera”
- “Ti avevo detto di non eccedere, tesoro” mi intrometto io.
Poi aggiungo, seguendo il suggerimento delle mie membra stanche:
- “Anzi, direi di andare a dormire anche noi”
Lei annuisce. Salutiamo Giuseppe. Lei dopo pochi passi si accascia letteralmente su di me, poggiando la sua testa sul mio petto, e la aiuto a tenersi con la mano che cinge i suoi fianchi. E’ stanca anche lei, ma il suo sorriso stampato in viso tradisce la soddisfazione per la piacevole serata.
Arrivati in casa è questione di pochi secondi per crollare in un sonno profondo.

Il quinto giorno:
Apro gli occhi con fatica, risento ancora dei postumi della serata di ieri. Allungo la mia mano cercando Rosanna, ma non c’è. Penso che forse sarà in bagno. Afferro il mio telefono sul comodino per vedere l’orario. C’è un biglietto: “Sono andata a cavallo con Giuseppe”.
Contrariamente a ogni previsione ha avuto la forza di alzarsi presto e la lucidità per salire a cavallo. Guardo l’orario, sono le 7:50. Vado a fare una doccia e mi preparo, così quando torna sarò già pronto. Mentre aspetto in giardino vedo due cavalli avvicinarsi. Sono loro che stanno tornando. I due equini sono affiancati e loro parlano allegramente, scambiandosi sguardi e sorrisi. Cerco di osservarli senza farmi vedere. Quando sono a pochi metri dall’appartamento mi avvicino al cancello.
- “Buongiorno! Avete fatto una bella passeggiata?” dico.
Giuseppe ricambia il saluto. Rosanna mi dice:
- “Buongiorno tesoro. Stamattina non ho voluto svegliarti, stavi dormendo così profondamente. Quindi ho accettato l’invito di Giuseppe. Dormito bene?”
- “Abbastanza”.
Rosanna scende agevolmente da cavallo, ha indossato scarpe comode da ginnastica e un pantaloncino che mostra le sue gambe in tutta la loro lunghezza. Rosanna è alta 173 cm, è slanciata anche se prosperosa. Si avvicina e mi stampa un bacio sulle labbra. Poi saluta Giuseppe e gli si rivolge dicendo:
- “La prossima volta facciamo un altro giro, dall’altro lato”.
Aspetto che si cambi e poi andiamo in auto a fare colazione in un grazioso bar a pochi km, ben fornito. Sediamo ai tavolini all’esterno.
- “A che ora sei uscita stamattina?” le chiedo passandole una mano tra i capelli.
- “Erano quasi le 6” mi dice addentando la sua brioche.
- “E’ stata una bella passeggiata?” aggiungo.
- “Un paesaggio spettacolare, amore. Mi ha detto che ci sono tantissimi percorsi da poter fare a cavallo”.
Trascorriamo la giornata in spiaggia. Rosanna ha mantenuto il suo sorriso e la luce negli occhi per tutto il giorno. In fondo, penso, sono qui soprattutto per lei, per vederla sorridere, vederla felice. Se un po’ di equitazione al mattino o al tramonto la fa stare bene allora ben venga. Oggi è visibilmente più allegra, scherza con me.
La sera siamo soli in casa. Rosanna è frizzante. Si avvicina a me mentre sono seduto sul divano. Si fa spazio tra le mie gambe, mi poggia dolcemente le mani sulle spalle rimanendo in piedi davanti a me, e io sotto all’ombra del suo seno prosperoso. Infila una mano tra le tette e tira fuori qualcosa. Me la porge: è una scatolina di Viagra!
- “Non mi importa cosa dica il tuo dottore. Io non posso aspettare dopo l’estate. Non voglio concludere questa vacanza senza mai scopare. Prendine una e tra 20 minuti apriamo le danze” mi dice con un sorrisetto malizioso.
Faccio come dice, l’idea mi piace e anche io la desidero tantissimo. E’ un dolore lancinante per me deluderla. La cosa che più mi sta a cuore è soddisfare la persona che più amo. Mando giù la pillolina blu. Ricordo quando, un tempo, l’unico blu che mi faceva diventare duro erano i suoi occhi. Lei si siede sulle mie gambe e mi bacia. Iniziamo a limonare con passione, e dai movimenti della sua lingua si evince tutto il suo desiderio.
Dopo 15 minuti toglie la maglietta, lasciando il suo meraviglioso seno scoperto. Mi afferra la testa e la spinge nel mezzo delle sue tette lasciandomi senza fiato.
- “Stasera mi devi scopare come facevamo una volta. Ricordi? Come non lo facciamo ormai da tanto tempo. Ti voglio!” mi dice.
Poi mi prende per mano e mi conduce sul letto.
- “Stenditi e apri le gambe, ci penso io a fartelo venire duro.”
Inizia a leccarmi lo scroto. Sento la sua saliva scorrere fino all’ano. Poi la sua lingua scorre lungo il perineo fino a giungere al mio ano. Mi fa impazzire il suo ardore. Sento i colpi della sua lingua sul mio ano.
- “Girati adesso!” mi dice poi impetuosamente.
- “Cosa vuoi fare?” rispondo.
- “Mettiti a pecorina, troia!” mi dice ridendo e dandomi uno schiaffo sulla natica.
Io sto al suo gioco incuriosito e divertito. Appena assunta la posizione lei affonda la sua faccia tra i miei glutei e spinge la lingua nel mio ano con forza. Non resisto a tanta piacevolezza e inizio ad ansimare. Lei allora afferra il mio pene senza smettere di leccare, ma lo sente flaccido stringendo la mano. Lecca con più vigore, e poi riprova a constatare la consistenza del mio membro. Nessun risultato. Rinuncia a quella posizione, toglie la bocca dal mio culo. Mi fa rigirare e stendere sul letto.
- “Perché non diventa duro!” esclama sussurrando con desiderio, con una voce spezzata dalla disperazione.
Si riversa sul mio corpo. Mi bacia sulla bocca, leccandomi il collo, la faccia, le labbra. Sento il sapore del mio ano sulle sue labbra, e la mia mente è eccitata.
- “Amore fottimi. Io voglio chiavare” mi dice implorandomi.
Si alza e si siede su di me, strusciando la sua disponibile figa inzuppata sul mio cazzetto dormiente. Le sue mani sul mio petto. Io sono travolto, silenzioso e immobile.
- “Perché non cresce? Ti prego..” mi dice come in preda al panico affondando le sue unghie nella mia pelle.
Aumenta il ritmo del suo bacino sul mio pube. Si muove freneticamente e schiaccia il mollusco con forza sotto la sua figa colante. Le unghie graffiano i miei pettorali.
- “Amò piano” dico leggermente sofferente.
Ma lei sembra fuori controllo, non accetta la situazione, continua a sperare in una reazione. Ma quel continuo strusciare mi stimola senza che possa trattenermi. Emetto un forte sospiro con la voce grave, poi il mio seme si espande sul mio ventre, sul pube e sulla parte esterna della sua figa.
- “Noooo!” subito dopo esclama lei con estrema delusione, riducendo il suo movimento fino a fermarsi del tutto.
- “Non è possibile…” dice abbassando lo sguardo, con i capelli che scendono davanti agli occhi coprendo il suo viso triste.
Due lacrime scendono da sotto il cumulo di biondo grano, e cadono sul mio pube aggiungendosi allo sperma appiccicoso. La sento singhiozzare. Provo a sollevarmi e ad accarezzare il suo viso per confortarla. Lei in uno scatto, stizzita, si alza poco prima di scoppiare in lacrime per la frustrazione. Si chiude nel bagno dove non posso raggiungerla. Da fuori la porta la sento singhiozzare, sgomenta. E in quel momento sento che anche le mie ultime briciole di virilità stanno lasciando la mia anima. Se non riesco a darle ciò di cui ha bisogno non sono degno di essere chiamato uomo. Farei qualunque cosa per renderla felice, ma ciò che vuole da me adesso non mi è possibile fornirglielo. Impotente. Sono impotente. Questa parola adesso assume molteplici significati, tutti calzanti nella mia situazione. Ho lo sguardo basso a terra sentendola piangere disperata, le mie dita sfiorano la porta del bagno che ci separa. Come posso consolare qualcuno che io stesso deludo continuamente? Mi chiedo. Oggi era felice, io ho spento il suo sorriso perché non so essere un buon marito. Non c’è nulla che possa dire per risollevarla. Torno a letto. Sconfitto. Nell’anima e nel corpo.

Sesto giorno:
Apro gli occhi e sento i rumori di Rosanna che si prepara a uscire. Sicuramente vorrà andare ancora a cavallo. Stanotte, a quanto pare, lei ha dormito sul divano. Ormai prova repulsione per me dopo le numerose delusioni che le ho inflitto. Con questo pensiero decido di non rivelarle che sono sveglio, aspetto in silenzio che esca pensando che io dorma. Sono le 5:40. Poco dopo la sento uscire. Dalla finestra che affaccia sul retro dell’appartamento posso vedere che è davanti alla villa di Giuseppe. Eccolo che esce. Si salutano con un bacio sulle guance. La cosa mi sorprende, non credevo avessero un tale grado di confidenza, immagino lo abbiano acquisito a cavallo. Poi mi vengono in mente le parole di Marco sulla fama da latin lover che ha Giuseppe. Forse scherzavano ed hanno esagerato perché brilli. Eppure, se fosse vero, tutto sommato Giuseppe è un bell’uomo, affascinante. Ha 49 anni, alto quasi quanto me, moro, occhi verdi. Fisicamente è prestante, non mi stupisce che piaccia alle donne. E se non è limitato dai miei stessi problemi fisici può godersi il suo vigore fisico. Pochi minuti dopo sento gli zoccoli dei cavalli, poi li vedo passare e avviarsi in una direzione diversa da ieri.
Sono ormai le 8:35 e non sono ancora tornati. Forse non dovrei preoccuparmi troppo. Forse è giusto che almeno si dedichi a un’attività che le piace visto che io non posso soddisfarla nell’altra attività che gradirebbe.
Sono le 9:15 e io aspetto da solo in giardino e inizio a preoccuparmi. Vedo Passare Francesco, Andrea e Luca. Mi salutano.
- “Come al solito facciamo tardi per uscire.” Ridono.
- “Oggi ho fatto tardi anche io” rispondo.
Francesco aggiunge:
- “Sei da solo? Rosanna non c’è?”
- “Sta facendo equitazione con Giuseppe” dico.
- “Ancora a cavallo?” chiede Luca “Di solito per le 8 rientra”
Questa affermazione ingenua non fa altro che girare il dito nella piaga.
- “Avranno fatto un percorso diverso” dico con aria di sufficienza ostentando sicurezza.
Andrea poi aggiunge:
- “Però sapendo che stai aspettando qua, dovrebbero muoversi”.
Francesco gli da un leggero colpo col gomito, come per zittirlo. Poi dice:
- “Vedrai che ora arrivano”.
E in effetti mentre i ragazzi stanno aprendo il cofano dell’auto per posare l’attrezzatura, eccoli apparire in groppa ai loro cavalli. Sorridenti e spensierati come se esistessero solo loro. Scendono da cavallo. Rosanna lo saluta stampandogli un tenero e prolungato bacio sulla guancia, sotto gli occhi curiosi dei tre ragazzi. Poi mi passa accanto senza nemmeno degnarmi di uno sguardo e si infila in casa. Vedo i ragazzi spettegolare tra di loro lanciando qualche occhiata sporadica nella mia direzione. Mi sento molto imbarazzato da questa situazione. Anche se non è accaduto nulla di grave è motivo di chiacchiericcio. Entro in casa.
- “A quest’ora si torna? Io ti stavo aspettando” dico con voce indagatrice.
Lei non risponde.
- “Mi hai sentito?” ripeto a voce più alta.
Lei si gira di scatto con lo sguardo rabbuiato. I suoi occhi solitamente di un dolce blu ora sono accesi di rancore.
- “Perché cosa avevi da fare con me tanto di fretta? Volevi propormi qualcosa di meglio di un giro a cavallo?” mi dice per stuzzicarmi.
Mi zittisco un attimo per non cadere in un litigio che sarebbe ancora più deleterio. Dopo qualche secondo le chiedo:
- “Vuoi andare a mare oggi o no?”
- “Dammi due minuti e andiamo” risponde con freddezza senza voltarsi nella mia direzione.
A metà giornata il mare ci rilassa e stempera le tensioni. Le prendo la mano.
- “Scusami per stamattina, ma ero preoccupato. Svegliarmi e non vederti accanto mi lascia sempre un vuoto” dico.
Lei mi stringe la mano. Mi guarda negli occhi e con quella luce blu cancella ogni negatività dalla mia testa, facendomi sciogliere.
- “Avevo bisogno di svagarmi un po’, distrarmi. Non ce l’ho con te” dice.
Poi mi bacia dolcemente. Facciamo un bagno a mare e continuiamo a limonare immersi in quell’azzurro rinfrescante.
Torniamo a casa. Rosanna cucina qualcosa di rapido e mangia solo un boccone. Le chiedo:
- “Va tutto bene? Non hai fame?”
- “Sarà il caldo, oggi ho lo stomaco chiuso” risponde.
Annuisco senza molta convinzione. Poi lei aggiunge:
- “Mica ti dispiace se vado a cavallo ora per vedere il tramonto?”
- “Se questo ti fa stare meglio…” le rispondo sapendo di non avere scelta, troppo carico di sensi di colpa e volendo evitare un’altra discussione.
Osservo il loro ritorno nella penombra. Di nuovo un bacio sulla guancia che lui stavolta ricambia, gli sguardi intensi per alcuni secondi eterni, le mani che si sfiorano. E infine avverto le risate dei ragazzi in fondo. Prima che rientri e mi veda appostato torno a sedere sul divano davanti alla TV.
Ma almeno adesso i suoi occhi brillano ancora. Ha un dolce sorriso sulle labbra. Non mi lancia più fulmini con lo sguardo ma occhiate gentili e dolci. Mi avvicino a lei, le metto una mano sulla coscia. Poi salgo fino all’inguine ma lei mi ferma con la mano.
-“Non ti va?” le chiedo.
- “Cosa?”
- “Ti lecco un po’ la passera e ti faccio venire” rispondo.
- “No Paco. Oggi no. E poi non è ciò che vorrei da te…”
Mi da un bacio. Resto in silenzio. Si alza ed esce in giardino. Io resto sul divano con addosso tutto il peso della mia inadeguatezza.

Settimo giorno:
Al risveglio Rosanna è ancora accanto a me. Il lenzuolo avvolge il suo corpo e la sagoma del suo seno è ben visibile. Quel viso dolcissimo e sereno poggiato sul cuscino fa nascere un sorriso sul mio viso. Prendo il telefono, sono le 6:25. Forse stamattina non andrà a cavallo. Stamattina voglio sorprenderla. Uscirò silenziosamente e andrò in quel bar che prepara degli ottimi cornetti. Quando si sveglierà si ritroverà la colazione a letto. Impiegherò una mezz’oretta o poco più, se sono fortunato al mio ritorno dorme ancora o è in bagno a fare una doccia.
Ritorno con i cornetti e già pregusto il suo sguardo di sorpresa. Entro silenziosamente per evitare di svegliarla. Le finestre sono ancora chiuse, la casa è ancora in penombra, e mi muovo in punta di piedi. Appoggio i cornetti sul tavolo davanti al divano, e vado a controllare, lentamente, se lei sta ancora dormendo. La porta è semiaperta. Sento dei lamenti soffocati provenire dalla stanza, forse sta sognando. Forse un incubo? Strabuzzo gli occhi. Alla soffusa luce della lampada sul comodino vedo il Rosanna nuda a smorzacandela impalata da un cazzo. La sua schiena dritta cela il volto del suo amante che presumo essere Giuseppe, e le sue natiche grandi e sode vanno su e giù consentendomi di vedere parte di quella verga rigida e venosa che si insinua ritmicamente nella sua rosa intrisa di rugiada. Sì, è un incubo! Il mio incubo. Mi paralizzo, la gola si secca di colpo, mi sento soffocare. Le mie membra scioccate subiscono un crollo della temperatura corporea. Vedo le mani agguantare le tette di Rosanna. Lui è disteso sotto lei. I suoi capelli dorati ondeggiano ai movimenti sensuali della sua testa, che oscilla assecondando il piacere del corpo. I sospiri aumentano di intensità. Lui si solleva e le sue labbra si incollano a quelle di lei, Rosanna accoglie il suo viso tra le sue mani, e la lingua di lui irrompe nella sua bocca. Il ritmo dei colpi aumenta, il culo di Rosanna vibra ad ogni colpo come un tamburo. Le mani di lui scendono sui fianchi di lei, i suoi colpi diventano più profondi e assestati. Rosanna emette degli urli altalenanti. Poi la sua voce è sempre più accesa e continua “Sììì…ah ah ah aaaaah…ooooh”, una sequenza di gemiti continui che mi stordisce la mente. Non ricordo nemmeno più quando l’ho sentita ansimare così gustosamente. La loro intesa sessuale è già più profonda della nostra, eppure si conosco appena. E’ incredibile come uno sconosciuto riesca già a dare a mia moglie ciò di cui lei ha bisogno, mentre io da oltre un anno non sono riuscito mai a soddisfarla nei suoi desideri. Forse dovevo aspettarmelo che prima o poi sarebbe andata così. Adesso i gemiti di Rosanna si tramutano in un ululato, sta letteralmente urlando di piacere. Il suo capo reclina all’indietro, una cascata d’oro pende dalla sua testa, ha gli occhi socchiusi e il viso soddisfatto e compiaciuto come mai lo avevo visto. Lui gli lecca il collo fino all’orecchio. Rosanna è in estasi, ha perso ogni freno inibitorio, sta urlando. A questa tonalità la sentiranno anche i vicini. Questo pensiero mi ridesta. Mi allontano da quello spettacolo sconfitto, accompagnato dalle urla di Rosanna. Arrivato alla porta le sue urla cessano. “Ha raggiunto il suo tanto agognato orgasmo” penso. Mi fermo un attimo davanti alla porta. Poi esco, i raggi del sole illuminano il mio viso come i riflettori su un perdente. Vado all’auto, ho bisogno di riflettere. Andrò sulla spiaggetta rocciosa qui vicino. Tornerò quando avrò smaltito questo senso di vomitare.
Sono qui a fissare l’orizzonte da oltre due ore. L’azzurro del mare mi ricorda i suoi occhi. Ma il ricordo di poco prima mi fa rabbrividire. Il telefono vibra, è Rosanna. Il mio cuore sobbalza:
- “Amò ma dove sei?” mi dice lei in ansia.
- “Sono andato a passeggiare in spiaggia” dico con la voce tremante e strozzata in gola.
Lei resta in silenzio alcuni secondi.
- “Stai bene?” mi dice “Mi hai fatto preoccupare” aggiunge.
- “Vuoi che torno?”
- “Sì, ti prego. Così andiamo al mare insieme” dice con una voce che sembra sinceramente desiderosa di avermi accanto.
Quando arrivo in giardino Rosanna corre verso di me, mi salta al collo e mi abbraccia con affetto.
- “Mi hai fatto preoccupare a sparire così, scemo” mi dice con una voce languida.
- “Non farlo mai più aggiunge” e poi mi bacia ovunque sul viso.
Io resto impietrito. Non mi aspettavo questa scarica di affetto. Sono confuso. Mi prende per mano e mi conduce in casa.
- “E tu come stai?” le chiedo con voce soffusa.
- “Sto bene adesso che sei di nuovo qui con me. E grazie per il cornetto, era buonissimo!”
In effetti vedo che i cornetti non ci sono più sul tavolo. Li avevo lasciati lì. Ma quindi avrà capito che li ho visti? Che ho scoperto questa tresca? Il suo viso è più rilassato che mai, ma non sembra dubitare che io abbia dei sospetti su quanto accaduto stamattina. Anzi, lei appare radiosa, è evidente che quella scopata soddisfacente l’ha rigenerata.
Durante la strada in auto verso la spiaggia resto quasi in silenzio. Lei invece mantiene stabilmente il suo sorriso e cerca canzoni gradevoli alla radio. Che stamattina abbia solo sognato? Forse non era reale ciò che ho visto?
In spiaggia Rosanna si mostra affettuosa, è generosa con i baci, le carezze, i sorrisi, gli abbracci. E sembra non badare alla confusione che mi pervade e alla mia insolita freddezza. La osservo canticchiare una melodia sottovoce, e gli zaffiri incastonati nei suoi occhi brillano di una luce nuova, più intensa.
- “Prima di partire mi hai detto che avresti fatto qualunque cosa per rendermi felice. Era vero?” mi chiede Rosanna seduta accanto a me sulla battigia.
Mi fermo a guardare i suoi occhi sognanti, e le dico:
- “Certo. E lo ribadisco”
Sapessi quanto vorrei vederti felice. Stamattina ti ho vista scopare con un altro e ho taciuto. Forse per vigliaccheria, forse per non rovinarti la vacanza, forse perché ritengo addirittura giusto che tu abbia avuto la tua dose di sesso che tanto bramavi.
Lei mi bacia teneramente.
A casa lei sta facendo la doccia, io in giardino sorseggio un Mirto. Passa Carlo, mi saluta dal cancello. Mi avvicino, gli stringo la mano. Mi sorride. Guarda che alle mie spalle non arrivi Rosanna, poi mi dice sottovoce:
- “Stamattina ti sei dato da fare eh?!” con lo sguardo ammiccante.
Cazzo, questo ha sentito tutto, ma per fortuna non ha capito niente. Annuisco confuso con poca convinzione.
- “Ciao stallone!” mi dice infine andando via.
Entro in casa e Rosanna esce dalla doccia.
- “Oggi non vai a cavallo?” le chiedo.
- “No, stasera non ho voglia” risponde sorridente.
E certo, penso io, hai già cavalcato abbondantemente stamattina.
Lei si avvicina a me, fa volare l’accappatoio sul letto restando completamente nuda. Si inginocchia, tira fuori il mio pesciolino rosso. Lo tiene tra tre dita, lo massaggia un po’. Poi fa un sol boccone. Ormai provo imbarazzo anche a vederla col mio mollusco in bocca, ricordo quando il mio cazzo le riempiva la bocca. Mi fissa con i suoi occhioni mentre succhia devotamente. Forse vuole farsi perdonare del tradimento di stamattina. E mentre penso questo le immagini frammentate di stamattina mi tornano alla mente. Sento persino una reazione del pesciolino. Nulla di soddisfacente, ma una piccola pulsazione. Forse l’ha avvertito anche lei quell’impercettibile movimento perché lo sfila dalla bocca e lo guarda distogliendo lo sguardo da me. Ma poi lo rimette in bocca incurante, forse considerandola solo un’impressione. La sua mano si insinua tra i miei glutei e il suo dito medio accarezza il mio ano. Sento che sto per esplodere, e stavolta sento la cappella gonfiarsi. Niente di eclatante, a volte mi diventa meno moscio, anche se mai duro. Eiaculo il mio seme caldo che lei prontamente ingoia.
- “Ha avuto una piccola reazione o sbaglio?” mi dice. Poi infila il dito medio in bocca e lo succhia.
- “Niente che sia degno di nota, purtroppo”.
Mi sorride. Mi accarezza il volto.
- “Andrò domattina a cavallo” conclude.

Ottavo giorno:
Ore 5:50. Tra veglia e sonno vedo i movimenti di Rosanna pronta a uscire. Un bacio sulle labbra mi apre gli occhi.
- “Ciao amore, vado a cavallo. Tu continua a riposare ancora un po’”
Farfuglio qualcosa, tipo un lamento. Lei esce. Mi sollevo e resto seduto sul letto. Guardo dalla finestra che da sul retro verso la dimora di Giuseppe. Vedo Rosanna entrare dentro casa sua, mentre lui la prende per mano accompagnandola all’interno. Stamattina faranno una cavalcata alternativa. Ripenso alle sue parole di ieri: “Saresti pronto a tutto per me?”. Forse era questo che intendeva. Forse questo si aspetta da me, che io tolleri che lei abbia la sua vacanza di sesso appagante, quella che io non posso più offrirle. Tante volte ho pensato che forse sarebbe più giusto che lei abbia un altro migliore di me. Tante volte ho pensato che una donna insoddisfatta non commette errori ad avere un amante. In passato spesso sono stato anche io amante di donne sposate insoddisfatte. Ma mai avrei pensato di trovarmi dall’altra parte. Forse sono solamente un ipocrita adesso a prendermela tanto. Forse dovrei solo accettare che lei scopi con Giuseppe per la durata della vacanza, così si sentirà più felice e soddisfatta. Forse persino la nostra relazione ne gioverà se non sentirà la mancanza del sesso tra noi. O forse, più semplicemente, sono solamente un cornuto combattuto tra il fare una sceneggiata di gelosia o accettare remissivamente la situazione. Eppure sono venuto qui proprio per lei. Per vederla finalmente soddisfatta e felice. Ma se la sua felicità dipende dalla qualità del sesso di certo non posso renderla io felice. Ho le mie colpe se lei adesso cerca appagamento altrove. Di certo non sarebbe stato il ceruleo mare a cambiare questa situazione, o l’aria fresca del Maestrale, o un buon bicchiere di Mirto o le fragranze locali. Dovrei forse accettare che lei si goda questa bella vacanza con me e delegare Giuseppe a quell’oretta di piacere fisico e sessuale? Potrebbe mai essere tollerabile? Eppure…che alternative avrei?! Una reazione scomposta, da classico maschio imbottito di testosterone, prevedrebbe che io prendessi a pugni lui e lasciassi lei dopo averla insultata e sputtanata. Ma certe reazioni non mi appartengono. E poi, comportarsi da maschio solo quando fa comodo e da perdente a letto non è proprio il massimo. Cosa ne otterrei? Di restare solo, privo della moglie, proprio nel momento più delicato della mia vita, senza potermi nemmeno permettere di andare a letto con altre, anche solo per seguire lo schema “chiodo scaccia chiodo”? Mi metto le mani sulla testa e scompiglio i miei capelli come le mie idee. Vado a prepararmi un caffè.
Sono le 7:10, vedo Rosanna uscire dalla casa. Si ricompone gli abiti e si sistema i capelli per darsi un tono. Mentre si allontana da lui le loro mani si sfiorano, le braccia si allungano per prolungare il contatto tra le loro dita, fino al distacco. Lei rientra.
- “Amore sono tornata” mi dice.
- “Non ho sentito gli zoccoli dei cavalli però…” dico sospettoso.
Lei si blocca un attimo pensierosa. Poi dice con indecisione:
- “Beh li abbiamo lasciati al recinto, e siamo tornati a piedi da lì”.
La guardo con incredulità. E lei distoglie lo sguardo preparando le borse per il mare. Oggi abbiamo deciso di trascorrere la giornata a La Maddalena. Conosciamo già queste meravigliose spiagge, sappiamo che il potenziale di rilassamento qui è altissimo. Ci lasciamo andare a baci appassionati, limoniamo spesso. In mare protetti dagli sguardi indiscreti le mani si insinuano anche dentro ai costumi. Entrambi fingiamo che tutto sia come al solito e che non ci siano intrusioni nella nostra coppia. Forse quelle effusioni vogliono coprire il rumore di fondo del tradimento.
Seduti sulla battigia battura dalle onde che sfiora i nostri corpi, restiamo in silenzio, assorti nella contemplazione del mare.
- “Mi devi dire qualcosa?” le sussurro senza voltarmi.
Lei si volta, mi guarda.
- “Io nulla. E tu invece?” mi dice con sicurezza.
Mi volto. I suoi occhi sono consapevoli ma bugiardi. E’ evidente che non vuole affrontare la questione. Almeno per ora. Mi avvicino per baciarla. Ci avvinghiamo e ci distendiamo sulla sabbia bagnata. I suoi capelli bagnati e sparpagliati si mimetizzano con la sabbia dorata. Alcune ciocche bagnate le si attaccano sul viso e sulla fronte lasciando passare la luce abbagliante dei suoi occhi. Le accarezzo il viso scostandole i capelli attaccati sul viso poi la bacio con passione. Restiamo abbracciati così a strusciarci per lunghi minuti.
Al tramonto Rosanna va a cavallo con Giuseppe. Stavolta vedo gli animali e sento il rumore degli zoccoli.

Nono giorno:
Mi alzo alle 6:45. Rosanna è accanto a me. Apre quei suoi occhietti assonnati. Mi preparo rapidamente, uscendo dal bagno vedo che lei ha il telefono in mano e sorride. Chissà con chi messaggia a quest’ora.
- “Dove vai?” mi chiede con curiosità.
- “A prendere la colazione. Ti porto i cornetti” le rispondo.
- “Che gentile” mi dice sorridendomi.
La bacio sulle labbra ed esco. Ha qualcosa di comico che il cornuto porti i cornetti. So che probabilmente al mio ritorno non sarà sola. Quindi non ho fretta. Con l’auto esco dalla tenuta, mi fermo sul sentiero sterrato, sono coperto dalla macchia mediterranea ma posso vedere l’ingresso della villa di Giuseppe. Due minuti dopo lo vedo uscire di casa. Sta andando da Rosanna. Ecco a chi messaggiava. Anche stamattina mi sostituirà nei miei doveri coniugali. E’ umiliante, ma così ha voluto lei. Stamattina ho deciso di favorirli, domani si vedrà. Non so cosa mi passa per la testa, non so fino a che punto potrò sopportarlo. Ma ora la mia priorità è la serenità di Rosanna. Mangerò ironicamente il mio cornetto al bar. E porterò due cornetti a loro. Dopo aver scopato saranno affamati e vorranno rifocillarsi.
Rientro senza fretta dopo 45 minuti. Tolgo le scarpe ed entro scalzo per non fare rumore. Lascio i cornetti sul solito tavolino. La curiosità mi spinge verso la camera da letto. Stavolta mi appaiono i suoi glutei davanti agli occhi. Lui è di schiena e stantuffa vigorosamente la figa di Rosanna che è a pecorina. Posso sentire i suoi gemiti ma non vedo il suo volto, la testa è chinata in avanti sul letto, forse su un cuscino. Ma ad ogni colpo di Giuseppe, quando si ritrae, posso ammirare la rotondità del bellissimo culo di Rosanna. Dal rumore acquoso dei colpi posso dedurre che la mia amata moglie sia fradicia. Invidio quest’uomo che riesce a godersi ciò che mi appartiene ma che io non sono più in grado di godermi pienamente. La mia mano scivola nei pantaloncini a cercare quell’uccellino vigliacco che non canta più. Nemmeno davanti a quelle scene reagisce. “Siamo due vigliacchi” gli dico telepaticamente. Poi sento lui ansimare forte, stringe le mani sui fianchi di lei, aumenta l’intensità dei colpi. Lei mugola. Affonda gli ultimi colpi gemendo forte, poi si ferma tenendo tutto il cazzo piantato dentro mia moglie. Lo tira fuori dopo qualche secondo, e come una bottiglia di spumante stappata, la vagina rilascia fiotti di sperma che cadono a terra. La figa del mio amore è di un rosso acceso. La mia mano nei pantaloncini stimola il pesciolino morto. Devo uscire adesso, prima che mi vedano. Arrivato in giardino torno a respirare a pieni polmoni.
Passa Paolo di fronte come se cercasse qualcuno. Mi vede e mi saluta:
- “Buongiorno Paco. Per caso hai visto Giuseppe? Lo sto cercando.” Mi dice.
Su questa domanda sussulto un istante. Esco dal cancello e mi avvicino a lui.
- “No, non so dove sia. Non l’ho visto. Forse a cavallo?” dico mentendo.
- “No i cavalli sono ancora tutti nel recinto, ho controllato già” risponde.
Ma io voglio allontanarlo da lì, e mi offro di accompagnarlo a guardare nelle aree adibite al pascolo, oltre gli appartamenti. Confido di dare il tempo a Giuseppe di uscire da casa mia. Ma prima Paolo deve prendere alcune cose in auto. Chiama la moglie perché non le trova. Passano 5 minuti almeno, forse 10. Poi trova gli occhiali della moglie finalmente. Mi offro di aiutarlo a portare alcune buste pesanti nel suo appartamento. Ma proprio mentre passiamo poco oltre il mio giardino esce Giuseppe di casa. Siamo defilati e lui non può vederci, la sua figura è per metà celata dalla porta aperta di casa, i suoi occhi sono coperti nella nostra direzione. Ma Paolo lo vede e mi guarda sorpreso. Il suo sguardo addosso mi pesa più delle buste.
- “Ma stava da te?” mi chiede più sorpreso che incuriosito.
Dalla mezza figura che vedo, deduco che stia salutando Rosanna, forse con un bacio. Poi si congeda ed esce dal giardino.
Paolo lo chiama, lui si volta. Gli fa segno che lo raggiunge a breve.
- “Arrivo subito” gli urla.
Io rimango in silenzio, imbarazzato. Poso le buste in casa sua, saluto Livia. Esco con la vergogna impregnata sulla pelle, salutando timidamente, quasi come a scusarmi.
Torno a casa con la faccia ancora rossa. Rosanna sta sistemando il letto. Mi vede, mi accarezza il volto e mi chiede:
- “Fa caldo fuori eh?”
Annuisco non sapendo cosa rispondere.
Poi continua:
- “Dammi due minuti che ce ne andiamo al mare”
Arrivati in spiaggia mi lascio cullare dalla dolce brezza poggiando la testa sulle morbide zizze di Rosanna, che utilizzo come cuscino. E le sue mani delicate accarezzano i miei capelli, la mia testa. Mi invita a fare una nuotata. Ci allontaniamo dalla spiaggia, ci scambiamo qualche bacio romantico. Poi mi slaccia il costume nell’acqua, me lo sfila lasciandomi nudo. Con le dita inizia a giocherellare col mollusco. Mi sega guardandomi compiaciuta. Quando inizia a sentirmi ansimare zittisce i miei gemiti con un bacio, tappandomi la bocca con la sua lingua dentro. Libero il mio seme nel mare, andrà in pasto ai pesci. Mentre indosso faticosamente il costume mi dice:
- “E’ proprio la vacanza che sognavamo, non credi?”
Resto un po’ interdetto. Non è proprio ciò che io mi aspettavo. Ma forse, dal suo punto di vista, non le manca nulla.
- “Tu sei felice qui? Ti manca nulla?” chiedo.
Mi sorride e mi abbraccia, restiamo a galleggiare abbracciati muovendo le nostre gambe come un unico organismo.
- “Tu riesci a non farmi mancare nulla, amore mio” conclude.
La sera niente cavalli. Andiamo a cena fuori. Posso godermi la presenza di mia moglie per tutta la serata. E sono felice.

Decimo giorno:
Sento le dolci carezze di Rosanna sul viso. Apro gli occhi. La sua chioma bionda copre il mio torace. La sua testa poggia sul mio petto e si stringe a me. Che risveglio meraviglioso, penso.
- “E’ già ora di alzarci? Che ore sono?” chiedo.
- “Le 7:20, non c’è fretta” mi risponde.
Restiamo così in silenzio per altri 15 minuti. Pochi scambi di battute, parlando dei posti che ancora ci restano da vedere, riflettendo sull’ottima scelta della location. Poi lei si alza, va in bagno. Torna seduta sul letto afferrando il suo telefono.
- “Amore ho un po’ di fame adesso. Mi porteresti i cornetti?” mi chiede.
Questo ormai è un messaggio in codice tra noi, per non parlare apertamente della verità. Rosanna deve scopare con Giuseppe e mi chiede di allontanarmi. Questo modo velato di tradirmi lo fa sembrare quasi meno amaro, questo linguaggio cifrato tra noi mi evita di affrontare la verità e mi permette di celarmi dietro la mia vigliaccheria. Se non stessi al gioco dovrei affrontare una situazione spinosa, rischiare una separazione pesante, un divorzio dispendioso.
- “Te li porto tra un’oretta?” chiedo col tono di chi ha capito il proprio gioco.
- “Anche due…per favore” mi risponde guardandomi in modo languido, con un sorriso accennato.
- “Sono pronto a tutto per vederti felice” le sussurro.
Lei avvicina le sue labbra alle mie e mi bacia con estrema passione. Un bacio lungo, bagnato, erotico.
Ritorno dopo circa un’ora e mezza, poggio i cornetti al solito posto. E la mia indole autolesionista unita alla curiosità, mi spinge nuovamente a sbirciare in camera da letto. Mia moglie è inginocchiata davanti a lui intenta a fargli un meraviglioso bocchino. Lui è di spalle con la mano sulla sua testa dorata. La vedo succhiare con avidità, sebbene solo una parte del suo viso non sia coperta dal corpo del suo amante. Ma a un certo punto, quell’occhio visibile dalla mia posizione si apre nella mia direzione, ed entra in linea di collisione con il mio sguardo. Vedo sgranarsi quel blu per un attimo, poi rapidamente mi dileguo. Ho l’affanno quando sono in giardino. “Mi avrà visto?” penso tra me e me.
Vedo dirimpetto Paolo che carica l’auto con le valigie. Mi avvicino a lui:
- “Buongiorno Paolo, state andando via?” chiedo.
- “Buongiorno Paco. Eh sì, la nostra vacanza è finita. E’ stata piacevole ma sempre troppo breve”.
Mi propongo di aiutarlo con i bagagli, fa già caldo e alla sua età, con un lungo viaggio che lo aspetta, non voglio che si affatichi.
Finito di portare ogni cosa in auto ci fermiamo all’ombra di un albero.
- “Adesso aspetto Giuseppe per salutarlo. E’ da te?” mi chiede.
Io di nuovo imbarazzato, mi guardo intorno cercando le parole da dire. Lui vedendomi in confusione aggiunge:
- “Guarda che io sono una persona discreta e di mentalità aperta. Non ne farò parola con nessuno. Io sono all’antica e non accetterei mai una tale situazione con mia moglie, ma non giudico i giovani che amano trasgredire”.
- “Ma no Paolo, penso che tu abbia frainteso…” provo a dire per difendere la mia reputazione.
Proprio in quel momento sta uscendo Giuseppe da casa mia, e da lontano vediamo che scambia un bacio passionale con Rosanna.
Paolo facendo un cenno con la testa nella loro direzione dice:
- “Ho frainteso eh?! Paco stai attento. Io non permetterei a un altro uomo di corteggiare mia moglie. Rosanna è molto bella, rischi di perderla”.
- “Ti prego Paolo, confido nella tua integrità e nel tuo silenzio” gli dico rosso in volto.
- “Non preoccuparti di questo. Ora va da tua moglie. Io vado a salutare il rubacuori”.
- “Buon viaggio allora” gli dico stringendogli la mano.
Arriva anche Livia, che si ferma a salutare Rosanna in giardino. La raggiungo e la saluto anche io.
La nostra giornata prosegue al mare. E’ il mio turno di essere un buon marito, che porta la moglie a divertirsi, in vacanza, senza stressarla. Non abbiamo mai parlato o accennato a quell’incontro di sguardi in camera da letto. A volte sembra che il nostro rapporto sia diventato tutta una bugia. A volte semplicemente mi sento stupido.
Torniamo a casa nel tardo pomeriggio. Sono arrivati nuovi ospiti: due ragazzine molto giovani che alloggiano nell’appartamento accanto a noi.
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2026-07-25
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