Buio d'agosto - 2° Parte

di
genere
incesti

La mattina io, Martina e Marta siamo le prime a scendere in spiaggia. C’è anche quella stronzetta di Camilla, più distante, distesa sul suo lettino. Dopo poco arriva Davide. Passa a salutare prima noi tre. Non dico una parola, ma gli sorrido dolcemente e gli lancio uno sguardo complice. Ricambia anche lui il sorriso e uno sguardo consapevole, di una verità solo nostra. Dopo qualche battuta con Martina e Marta si allontana, ma verso il bar e non verso Camilla. Subito Martina si volta nella mia direzione:
- “Che sguardi languidi… ma avete parlato ieri e vi siete chiariti?”
Prima che io possa rispondere interviene Marta:
- “Impossibile, ieri è stata con me tutta la serata. E siamo tornate a casa insieme”.
- “Siete due folli! Ieri non vi degnavate nemmeno di uno sguardo, oggi vi mangiate con gli occhi. Ma come cazzo fate a capirvi senza nemmeno parlarvi?” dice Martina sorpresa.
A questo punto non trattengo una risata. Ma non voglio rivelare i fatti, per ora…
Poi cambio discorso:
- “Marty, ma ieri mi parlavi del …è confermato che si fa?” chiedo.
- “Sììì, me lo ha detto Pippo con certezza. Tu hai intenzione di partecipare?”.
- “Ho partecipato ogni anno, lo farò anche quest’anno. E tu Marta?” chiedo.
- “Io ho partecipato solo lo scorso anno. Ma se voi lo fate, partecipo anch’io” risponde Marta.
- “Io quest’anno no” dice Martina.
- “Ma come no?! Quest’anno mi lasci sola? Perché?” dico con voce delusa.
Martina abbassa lo sguardo… e intuisco il motivo.
- “E’ per Gennaro, vero?” aggiungo.
Lei annuisce.
Ogni anno, il 6 agosto, i gestori del camping vanno dalla madre di lei per festeggiare il suo compleanno. Arrivano a Fiuggi, si riunisce per tradizione tutta la famiglia, cenano al ristorante tutti insieme, e poi ritornano il 7. Restano lontani solo per 24 ore, e tutto funziona come al solito, ci sono i bagnini sulla spiaggia, baristi, animazione, ecc. Ma uno dei tre bagnini, Pippo, in questa ricorrenza ha creato, in segreto, un gioco che è diventato tradizione per i ragazzi del camping. Pippo ha la piena fiducia dei gestori, è un amico di famiglia, lavora qui da molti anni, e possiede le chiavi del bar, delle cabine, e di ogni altra cosa sulla spiaggia. E’ l’ultimo ad andare via dalla spiaggia, chiude tutto lui. Se c’è un temporale nella notte è lui a mettere in sicurezza ombrelloni e lettini. Ogni 6 agosto, nella spiaggia libera vicina, si organizza un falò, la . Al falò partecipano anche ragazzi fuori dal campeggio, può partecipare chiunque. Se ne organizzano tanti durante l’estate. Ma il falò è solo una copertura… il vero gioco è il ! E a questo partecipano solo i ragazzi del camping. Le cabine del lido sono disposte su due file da 15. I maschi che partecipano entrano nella seconda fila di cabine, uno per cabina, restando al buio, non possono portare telefonini e torce, all’interno c’è solo una panca e uno sgabello. Le ragazze invece arrivano dopo, quando tutti i ragazzi hanno preso posizione. Le femmine non posso vedere nulla, perché hanno davanti la prima fila di cabina che funge da muro per gli sguardi. Poi estraggono i numeri dall’1 al 15 casualmente. E una alla volta entrano nella cabina sorteggiata, senza sapere chi c’è dentro, senza poterlo vedere a causa dell’oscurità. La permanenza è di 15 minuti. E ciò che accade in quei 15 minuti è assolutamente… segreto! Solo la coppia all’interno sa cosa è successo. Può non succedere nulla, come può succedere… tutto! Pippo ha stabilito poche regole, ma ferree. Accompagna la ragazza in cabina che ha estratto il numero. Bussa alla porta per avvisare chi c’è dentro. Poi apre e richiude rapidamente. Segna l’ora di ingresso. Ogni due minuti entra una nuova ragazza con la stessa modalità. Allo scadere dei 15 minuti, Pippo passa, bussa energicamente alla porta. Da quel momento hai 15 secondi per ricomporti, poi apre la porta leggermente ed esce prima la ragazza, il ragazzo resta dentro. Le ragazze non vedono i ragazzi che partecipano, e i ragazzi non vedono le ragazze che partecipano. E’ tutto al… buio!
L’età massima per partecipare è 27 anni. I maschi pagano una quota di 10 euro per “giocare”. Pippo incassa fino a un massimo di 150 euro in questa notte. L’appuntamento è alle 23. Non è detto che chi sia presente alla “luce” parteciperà anche al “buio” e viceversa. E comunque il falò inizia a mezzanotte dopo il gioco, quindi qualcuno arriva solo per il falò. Gli animatori dopo il lavoro corrono a letto. Gli adulti stanno al locale e credono che i figli vengano in spiaggia per l’innocente falò. Tutto funziona se nessuno dei ragazzi ha la lingua troppo lunga.
- “Ragazze ma spiegatemi una cosa. Io l’ho fatto solo l’anno scorso e non mi sono chiare alcune cose. Ma dentro la cabina non si riconosce la persona che è con te?” chiede Marta.
- “Allora, è vero che ci conosciamo quasi tutti al campeggio. Ma durante il buio, se restate entrambi in silenzio, non si vede nulla. Puoi contare solo sull’olfatto, sul gusto e sul tatto… se viene meno anche l’udito oltre alla vista” dice Martina.
- “Io e Martina abbiamo partecipato entrambe per tre anni. Questo sarà il quarto. Lei per esempio è riuscita a volte a mantenere il silenzio, e quindi sia la sua identità che quella del partner nel gioco, è rimasta celata. Io invece ho sempre saputo chi c’era con me perché parlo” aggiungo.
- “E cosa è meglio secondo voi?” chiede Marta.
- “Come preferisci tu” rispondo.
- “A proposito, guardate che è domani! Dovete iscrivervi entro oggi” dice Martina.
- “Ma a cosa serve l’iscrizione? Non sono solo i maschi a pagare la quota?” chiede Marta.
- “Dunque Marta, i maschi pagano e quindi hanno garantito l’ingresso di qualcuna in cabina. Quindi se si iscrivono solo 12 femmine, Pippo non accetta il tredicesimo maschio. Invece le femmine estraggono la cabina a sorte, e quindi anche se i maschi sono solo 12 e le femmine 15, vuol dire che tre sorteggeranno la cabina vuota” chiarisce Martina.
- “Per questo motivo per noi l’iscrizione scade oggi, mentre i maschi hanno tempo anche domani, poiché Pippo ha il numero definitivo delle ragazze partecipanti. Ma perché intanto non andiamo a iscriverci?” propongo.
Ci avviamo da Pippo e continuiamo a parlare del “buio”.
- “Marta e tu l’anno scorso hai scoperto con chi eri?” chiede Martina.
Marta alzo lo sguardo verso noi, arrossisce.
- “Beh, l’anno scorso la mia cabina era vuota…” dice imbarazzata.
- “Che sfiga!” esclamo.
- “Ragazze ma voi che avete partecipato per tre anni, ditemi… cosa può succedere con un ragazzo in quella cabina?” chiede Marta un po’ curiosa e un po’ preoccupata.
Io e Martina ci guardiamo e ridiamo.
- “Beh Marta… usa un po’ di fantasia. Se quella presenza non ti piace aspetti che bussi Pippo e conti i minuti all’uscita. Se invece ti piace…” dice Martina.
- “…allora può esserci un bacio, un abbraccio, una carezza, oppure… beh hai capito dai!” aggiungo io.
- “Oddio, ma dite sul serio?” chiede Marta tutta rossa in volto.
Eccoci arrivati da Pippo, col suo berretto in testa e il fischietto al collo. Ha il suo tavolino accanto al ripostiglio di fronte alle cabine. Appena ci vede prende il block notes.
- “Pippo siamo qui per il …” dice Martina.
- “Vi segno tutte e tre, giusto?” chiede.
- “No Pippo, io no. Solo loro due” risponde Martina.
- “Quest’anno siete in poche. Ho dovuto iscrivere anche ragazze esterne al camping. I maschi invece sono solo i nostri” dice mestamente Pippo.
- “Pippo ma puoi dirci chi ci sarà?” chiede Marta.
- “Eh no, cara Marta. E’ contro le regole, tutto deve avvenire al buio” risponde.
- “Dimmi Pippo, ma da quanti anni si svolge questo gioco?” chiedo curiosa.
- “Dunque…” risponde pensando un attimo, “questo è l’ottavo anno consecutivo. E, finché manterrete la riservatezza, durerà ancora a lungo” dice facendoci l’occhiolino.
Ce ne andiamo tornando lentamente sulla battigia. Marta è sempre più curiosa.
- “L’altro giorno avete detto che forse quest’anno non si faceva. Perché?” chiede Marta.
- “Beh Marta, l’anno scorso Pippo trovò uno sgabello rotto in una cabina. E poi in un’altra cabina trovò… sporco” dice Martina.
Poi io e Martina non riusciamo a trattenere le risate.
- “Perché ridete? Sporco di cosa?” chiede Marta con la sua consueta ingenuità.
- “Indovina…” dice Martina.
- “Ma la cosa bella è che Pippo, e solo lui, sa chi ha occupato quelle cabine. Quindi sicuramente avrà fatto un cazziatone agli occupanti il giorno dopo, e forse quest’anno saranno esclusi” aggiungo divertita.
Marta arrossisce di nuovo sentendo le nostre risposte.
Arriviamo in spiaggia e ci fermiamo all’ombrellone di Martina. Ci sediamo tutte e tre sui lettini a parlare e soddisfare le curiosità di Marta.
- “Mi avete detto che voi avete partecipato già a tre edizioni. E com’è andata? Avete riconosciuto qualcuno al buio?”
- “Marta se si vuole conoscere l’altro è facile: è sufficiente parlarsi, dire il nome. Qualcuno invece preferisce il silenzio e il mistero. Qualcuno si rivela solo allo scadere del tempo, altri restano sconosciuti, o dubbi tra poche alternative. Ad esempio, se in cabina hai un ragazzo molto alto, anche se non parlate puoi restringere la cerchia dei nomi tra quelli più alti del campeggio. Capisci?” le spiego.
- “E voi avete mai riconosciuto qualcuno che era al buio con voi?” chiede ancora.
- “Io solo una volta. Tre anni fa” interviene Martina.
- “Uuuh e chi era?!” chiede entusiasta Marta.
- “Uno che non conosci. Venne solo quell’anno” dice brevemente Martina.
Poi mi guarda con occhi complici. So bene che sta mentendo. Quell’anno era in cabina con Giuseppe, e si baciarono tutto il tempo. Martina lo riconobbe dalla fasciatura al dito che le accarezzava la schiena. Lui si era infortunato pochi giorni prima giocando a beach volley. Ma Martina non se ne ricordò subito, durante il buio. Lei ne prese coscienza il giorno dopo, vedendolo con la fasciatura e mi disse tutto. Ma lei non glielo ha mai detto per non rischiare di rovinare l’amicizia. Giuseppe non ha mai saputo che era lei.
- “Guarda Marta che durante il buio accadono le cose più impensabili, è tutto in mano alla sorte. C’è chi ha trovato il fidanzato dell’amica. C’è chi si è trovato il ragazzo più brutto della spiaggia. O al contrario… potresti trovare Gennaro… o Davide…” dico divertita mentre Martina mi lancia un’occhiataccia.
Marta sbarra gli occhi sognanti e arrossisce ancora. Poi timidamente chiede a bassa voce…
- “Si potrebbe anche trovare Federico, il bagnino figo?”
- “Ti piacerebbe eh?!” diciamo in coro io e Martina ridendo sonoramente.
- “No Marta, purtroppo Federico ha superato l’età massima per partecipare” dice Martina facendo la linguaccia.
Marta fa un’espressione delusa. Mi rendo conto che per lei, così dolce e buona, senza esperienze, il buio assume quasi la valenza di un’opportunità che le permette di superare la timidezza che la blocca.
- “E invece tu, Linda, chi hai incontrato?” si rivolge a me.
Scambio uno sguardo d’intesa con Martina. Mi fa cenno di poter parlare. Io e Martina ci siamo sempre dette tutto ciò che abbiamo fatto durante il buio, le sensazioni, chi c’era.
- “Marta, però mi raccomando” le dico poggiando l’indice della mano sulle labbra sotto il naso, per sottolineare che non deve farne parola con nessuno, “Dunque, tre anni fa ho incontrato Davide. Due anni fa un ciccione che riempiva tutta la cabina. Era il fratello di una ragazza napoletana che stava nella nostra comitiva quell’anno, ma che poi non è più tornata. Fu terribile. Che sfiga, il peggio che potesse capitarmi!”.
Martina sorride vedendo la mia faccia schifata mentre lo racconto.
- “E l’anno scorso?” chiede.
- “L’anno scorso invece…” qui tentenno… e guardo Martina che sa già.
- “Penso che te lo ricordi Marta. Trovai quel bagnino italo-brasiliano, Marcelo, di 26 anni che venne solo quell’anno. Infatti quest’anno non è tornato…” confesso.
- “Sììì, me lo ricordo! Oh ma quello era bonissimo! Che fortuna…” mi dice sorpresa.
Stavolta un po’ d’imbarazzo coglie anche. Martina lo nota.
- “Ma ditemi ragazze, e cosa è successo durante il buio con questi ragazzi?” chiede, sempre più curiosa, Marta.
Mi chino verso di lei e le tocco la punta del naso con il dito:
- “Adesso chiedi troppo, curiosona!” e ridiamo tutte insieme.
So bene che nemmeno Martina vorrebbe divulgare queste informazioni. Tra me e lei c’è un rapporto intimo e speciale, quindi ci diciamo tutto da sempre. Ma per Marta potrebbe essere troppo, si farebbe delle idee sbagliate.
Tre anni fa fu il primo anno di buio per me e Martina. Eravamo ancora insicure e sorprese da questa novità, arrivammo impacciate. Con Giuseppe e Davide ci furono soltanto baci, abbracci, qualche strusciamento e palpate. Il secondo anno io fui sfigata. Quel tipo era enorme, grasso, un odore forte di sudore. Fu una tortura, 15 minuti infiniti. Lui all’inizio accennò un saluto facendo un passo verso di me, io gli misi una mano sul petto e gli urlai “non mi toccare!”, poi restammo tutto il tempo in silenzio. Io mi sedetti nell’angolino sulla panca per mantenere quanta più distanza possibile in quello spazio ristretto. La bussata di Pippo fu una liberazione per me. A Martina andò decisamente meglio, pur non scoprendo mai l’identità del tizio. Nel totale silenzio fecero parlare le mani, toccandosi prima il viso, poi esplorando la sagoma dei propri corpi. Lei mi raccontò che lui aveva grandi pettorali, addominali scolpiti, spalle grandi. Si baciarono. E lei gli fece anche un pompino fino a farlo sborrare. Il terzo anno, cioè l’anno scorso, Martina non ebbe fortuna. Disse che si ritrovò un ragazzetto più basso di lei, magrolino, e nell’oscurità della cabina si sentì a disagio, come se fosse troppo giovane per lei. Ora poiché Martina è alta più o meno come me, non è una gigantessa. Nonostante ciò non riuscimmo mai a scoprire l’identità di quel tipo. Beh restarono in silenzio senza fare nulla. Lui si è avvicinato un paio di volte, ha sussurrato un paio di domande, ma lei lo ha evitato e lo ha messo a sedere buono buono. A me invece andò decisamente meglio. Marcelo era molto ambito in spiaggia, ed era anche molto sveglio, scaltro, ci sapeva fare. Chiusa nel buio con lui non opposi resistenza. Riconobbi il suo accento alla prima frase, e mi eccitai subito. In pochi secondi le mie mutandine erano appese al gancio, le sue dita sguazzavano nell’umidità della mia figa, le nostre lingue attorcigliate. Quel cazzo era grosso, lungo, di marmo. Mi ha sbattuta per 15 minuti in ogni posizione possibile. Prima seduta su di lui sullo sgabello. Poi mi ritrovai a pecorina con la faccia poggiata alla parete di legno, mentre lui mi martellava la figa col suo trapano di carne. Ebbi due orgasmi, probabilmente i miei gemiti si udirono anche nella cabina accanto. Gli lasciai squarciare la mia passera col suo enorme cazzo. Ne uscii estasiata. Ma quei 15 minuti volarono e non mi bastarono. Continuai a incontrare Marcelo per tutta la vacanza, facendomi riempire la figa con la sua trave e il suo sperma. Ancora mi sembra di sentire il suo sapore sulle labbra se ci penso. E se ripenso a come riempiva le pareti della mia vulva mi bagno ancora.
Intanto vediamo arrivare in spiaggi Gennaro insieme a Barbara. Parlano piacevolmente, sembrano in confidenza, ridono insieme. Vedo il viso di Martina rabbuiarsi. La luce nei suoi occhi si spegne. La accarezzo un braccio.
- “Ehi, tranquilla. Stanno solamente parlando” le sussurro.
Lei accenna un sorriso, ma si vede da un miglio che è finto ed è turbata. In effetti Barbara attira i maschi come le mosche sulla merda, è una ragazza di grande fascino e presenza appariscente con cui sarebbe preferibile non entrare in competizione per un ragazzo. Questo Martina lo sa bene, e non la fa stare serena.
- “Vieni, andiamo a fare il bagno!” le dico tirandola per un braccio.
- “Io vado al bar e raggiungo Gaetano, ora non mi va il bagno” dice Marta allontanandosi.
Anche in acqua Martina segue gli spostamenti di Gennaro. Fino a quando non lo vede allontanarsi da Barbara che prende posto sul lettino sotto al suo ombrellone.
- “Linda che mi succede?! Sono diventata gelosa. Quel tipo mi piace…” mi confessa.
Lei non sa che io li ho visti anche scopare in spiaggia, e so bene quanta passione e coinvolgimento c’era da parte sua.
- “Tesoro” le dico con dolcezza, “E’ normalissimo ciò che provi. Lui è un bel ragazzo, vi state frequentando. Però…”
- “Però…?”
- “Però Martina, dovresti mettere in conto anche che non durerà” dico.
- “Pensi che non durerà?” chiede preoccupata.
- “Lui è figo, sveglio, è comprensibile che tu ne sia attratta. Ma quante storie in questi anni abbiamo vissuto qui e sono finite velocemente così come sono iniziate? A me frega poco di lui, ma a te voglio un bene dell’anima e non vorrei mai vederti soffrire. Ci morirei, lo sai”.
Martina mi abbraccia. Mi stringe forte con le sue braccia bagnate e salate di mare.
- “Hai ragione amore” mi dice poi sciogliendo l’abbraccio, “E so bene che lui non è tipo da storia duratura, soprattutto in vacanza. Ti prometto che mi farò forza, comunque vada”.

La sera ci ritroviamo al solito posto, sedute al tavolino a sorseggiare il nostro drink. C’è anche Davide in giro, in compagnia dei suoi tre cugini arrivati nel primo pomeriggio con la famiglia. Sono tre ragazzi di 24, 20 e 18 anni. Gli sta mostrando il camping, gli spiega come funzionano le serate qui. Arriva anche mio fratello, che insieme al fratello di Marta si fionda sui biliardini. Ultimamente vedo Dario più vivace e aperto a socializzare. Si avvicina Davide e ci presenta i suoi cuginetti. Non si sofferma molto perché passa a fare altre presentazioni.
- “Secondo voi ci saranno anche loro domani, al ?” chiede Marta.
- “Non credo Marta” risponde Martina, “Pippo informa solo le persone di cui si fida, non vuole correre il rischio che si sparga troppo la voce e arrivi a orecchie che non devono sapere”.
- “Cioè? Come funziona?” chiede ancora.
- “Allora Marta, praticamente Pippo ne parla con gli ospiti storici del camping, come me e Martina, Davide e Giuseppe, ecc” le spiego, “Poi se arrivano nuove persone non le invita subito. Di solito prima cerca di capire se sono affidabili. Poi chiede, per esempio a Davide, se i cugini sono affidabili e interessati. Se la risposta è affermativa allora chiede a Davide di spiegargli tutto e portarli”.
Intanto arriva Gennaro, che si avvicina a Barbara al bancone del bar, con fare sicuro. Prendono qualcosa da bere e chiacchierano. Martina finge indifferenza, ma è evidente che è molto turbata. Si avvicina al nostro tavolo Camilla, saluta cordialmente. La guardo di sfuggita con sufficienza, la sua presenza mi rende ancora nervosa. Poi, mentre parla con Marta, mi ricordo il sapore della sua figa sul cazzo di Davide. Istintivamente mi lecco le labbra, sento la mia passera reagire.
- “Domani verrai anche tu al falò?” le chiedo.
Mi guarda con i suoi occhioni azzurri. Si prende una pausa. Poi risponde:
- “Sì, ci sarò. Ci incontriamo lì?”
- “Molto probabile” concludo.
Dalla sua risposta credo che verrà al buio anche lei. E credo che lei abbia capito che era questo che volevo sapere.
Intanto Gennaro e Barbara stanno ballando in pista. Sono pericolosamente vicini. Vedo le mani tese e tremanti di Martina poggiate al tavolo. Temo che le cose si mettano male per lei. E infatti, dopo poco, tutti assistiamo al bacio tra Barbara e Gennaro. Non faccio in tempo a voltarmi, Martina scatta dalla sedia e si allontana a passo svelto. La seguo.
- “Marty, aspetta!” le grido inseguendola per 30 metri.
Si ferma. Poi si volta con il volto rigato dalle lacrime.
- “Lasciami sola, Linda! Voglio stare sola” mi dice in preda alla rabbia.
Conosco quello stato d’animo, l’ho provato anche io qualche giorno prima. Non insisto. Desisto dal seguirla. Poi torno al tavolo da Marta e Camilla. Intanto vedo Gennaro e Barbara limonare con passione. Mezz’ora dopo, si avviano lungo il viale che porta alla spiaggia, mano nella mano…

E’ il giorno del buio.
Squilla il telefono. E’ Marco. Mi alzo dal tavolo, mentre Dario fa colazione.
- “Buongiorno amore” dico rispondendo alla chiamata.
- “Buongiorno a te piccola” dice lui.
Parliamo alcuni minuti, come ogni mattina, mentre sono poggiata alla finestra della cucina. Finita la chiamata mi risiedo a tavola, e puntuale come sempre arriva la stilettata di Dario:
- “Perché non gli dici anche di Davide?”
- “Perché non muori?” gli rispondo seccata.
- “Penso solo che dovrebbe sapere la verità…o no?” continua simulando una voce calma per irritarmi di più.
- “Io invece penso che stasera dovresti darti fuoco sul falò, verginello segaiolo” rispondo io col massimo rancore.
- “Sgualdrina”
- “Stronzo”
Arrivata in spiaggia non c’è Martina. Oggi non è venuta. Sono preoccupata per lei. Mi godo un po’ di relax in compagnia di Marta. Poco distante c’è Barbara, stesa al sole come una sirena. Come al solito poco incline alle chiacchiere, si limita a un cenno per salutare. Davide è con i cugini a giocare a beach volley insieme a Gaetano e Giuseppe. Poco dopo arriva anche Camilla, saluta e si siede accanto a noi.
- “Stamattina ho visto i gestori andare via in auto” ci informa.
Nel pomeriggio, passando per il viale, vedo Martina che aiuta Angela a portare gli addobbi per il teatro.
- “Non scendi in spiaggia?” le dico a voce alta.
- “No, oggi no. Aiuto Angela” risponde senza possibilità di replica.
In spiaggia ci sono Gennaro, Davide, senza cugini al seguito, e Giuseppe che giocano a pallone tra la battigia e i primi metri del mare. Per un po’ si aggiunge anche Federico per qualche tiro dalla riva. Dopo un po’ si aggiunge anche mio fratello Dario, che non è proprio un asso con i piedi. E anche Gaetano, con tiri ampiamente sbilenchi.
Dopo cena mi preparo. E’ arrivato il momento del buio. Indosso una gonna corta che è più comoda, abbondo con il profumo che riempirà l’aria nella cabina. Evito il trucco che lascia macchie. Nella mente penso a chi potrebbe capitarmi oggi. Ma non mi preoccupo più di tanto, mi è già capitato il meglio e il peggio negli anni passati.
Sono le 22:15 quando arrivo al bar. Incontro Marta, tutta preparata e carina per l’evento. Mi siedo accanto a lei.
- “Sono così emozionata” mi confida a bassa voce.
- “Ma stai tranquilla” le dico prendendole la mano, “E’ solo un gioco estivo. Non ti agitare”.
Passa mio fratello Dario che ci guarda. Anche il suo solo sguardo è fastidioso, Marta arrossisce e abbassa gli occhi. Poi passa Davide con uno dei cugini. Imbocca il viale, forse vanno al falò. C’è Barbara al bancone che parla con la barista.
Alle 22:40 Marta mi dice:
- “Non c’è quasi nessuno oggi”
- “Molti saranno già al falò” dico.
- “Andiamo insieme?” mi chiede un po’ timorosa.
- “Andiamo subito” le dico.
Lungo la strada Marta mi confessa:
- “Lo so che è solo un gioco, ma sono spaventata lo stesso”.
La sua tenerezza mi commuove. Lei è ancora così pura, delicata. Le prendo la mano e andiamo verso la spiaggia così.
- “Sai Marta, quest’anno ho deciso che farò come Martina. Non svelerò la mia identità, starò in silenzio durante il buio”.
Lei mi guarda e sorride.
Alle 22:50 siamo davanti alla prima fila di cabine. C’è già Camilla, come avevo sospettato, che ci saluta e ci apre un ampio sorriso. Ci sono sei ragazze esterne che non conosciamo, ma sembrano conoscersi tutte tra loro. A coprire la visuale dietro le cabine c’è un ampio lenzuolo sistemato da Pippo.
Eccolo Pippo, ci saluta, annota sul blocchetto, poi scompare dietro il lenzuolo. Sta andando a sistemare i maschi nelle cabine. All’improvviso, da dietro, mi sento dare dei colpetti sulla spalla. Mi volto: è Martina! Subito la abbraccio con ampi sorrisi.
- “E tu che ci fai qua? Sei al falò?” le chiedo allegramente.
- “No. Partecipo anch’io, non ti lascio sola” risponde.
- “E quando ti sei iscritta?” chiedo.
- “Ieri sera, dopo che sono andata via. Ho incontrato Pippo”.
Poco dopo arrivano altre tre ragazze esterne. Due erano al camping l’anno scorso e hanno già partecipato. Non ricordo i loro nomi, ma riconosco le loro facce. E infine, inaspettatamente, arriva anche Barbara. Non mi aspettavo che fosse interessata a partecipare, lei che è sempre riservata, e poi dopo averla vista con Gennaro ieri. Sono sorpresa. Saluta con un sorriso accennato e con la mano.
Arriva Pippo, puntuale come un orologio svizzero.
- “Allora ragazze, ci siete tutte. Per prima cosa vi ricordo: non rompete nulla, non fate guai, lasciate tutto in ordine. E soprattutto divertitevi. Adesso una alla volta prendete un bigliettino con il numero” dice.
Pippo passa con un barattolo tra noi, che contiene foglietti ripiegati con numeri scritti a penna, da 1 a 14.
Io ho estratto il numero 14, sarò l’ultima. Martina ha il numero 11, Marta il 6.
Finita la distribuzione, Pippo prende la parola:
- “Chi ha l’1 e il 2?” chiede.
Rispondono due ragazze esterne al camping.
- “Venite con me” dice Pippo.
Solleva il lenzuolo, lascia passare le ragazze e le accompagna alle cabine. Ritorna dopo circa un minuto.
- “Il 3 e il 4?” chiede.
Risponde un’altra ragazza esterna e Camilla che ha estratto il 4.
- “La prossima sono io” mi dice Marta con la voce tremante.
- “Ehi, stai tranquilla. Chiunque ci sia, divertiti, non fare nulla che non ti va, è solo un gioco sul mistero e la curiosità. Nulla più” le do un bacio sulla guancia.
Ritorna Pippo:
- “5 e 6?”
Il 5 è una ragazza esterna che era qui l’anno scorso.
- “Là dentro c’è solo un ragazzo del nostro camping, nessun mostro. Solo che è nascosto dal buio” le dice Martina, e poi la bacia sulla guancia.
Il 7 e l’8 sono due ragazze esterne, una era qui l’anno scorso.
Il 9 e il 10 ancora ragazze esterne al camping.
E’ il turno di Martina di seguire Pippo. Ci scambiamo un sorriso e va con lui.
Siamo rimaste solo io e Barbara. Ci scambiamo uno sguardo, ci sorridiamo in modo complice.
- “13 e 14, andiamo!”.
Pippo ci fa strada. Ci alza il lenzuolo che conduce alla seconda fila di cabine. Il corridoio tra le tue file di cabine è senza luce, Pippo accende la torcia per guidare i nostri passi, in religioso silenzio. Sento il passo ritmico di Barbara che sembra danzare sulle zeppe delle sue scarpe. Si muove con disinvoltura ed eleganza. Giungiamo davanti alla cabina numero 13.
Pum! Pum!
Attendiamo qualche secondo, il tempo che Pippo annoti qualcosa sul blocchetto. Spegne la torcia e siamo al buio. Poi apre giusto uno spiraglio e lascia entrare Barbara. Non appena è dentro, richiude velocemente con forza. Riaccende la torcia. Altri due passi e tocca a me. Batte con forza.
Pum! Pum!
Annota. Qualche secondo. Spegne la torcia. Apre la porta giusto lo spazio per lasciar passare il mio corpo. Mi intrufolo velocemente. Si richiude. Cala un buio ancora più profondo…
I miei occhi devono abituarsi, resto ferma qualche istante. Sento il respiro di lui leggero. Non sono sola. Appoggio la mano alla parete di legno e avanzo piano verso quel respiro. Resto in silenzio, anche lui. Sento un rumore, deve aver colpito col piede lo sgabello accanto a lui, ma non emette un suono. Allungo una mano piano, è il suo braccio. Risalgo fino alla spalla. Capisco che è un ragazzo alto. Scendo sul suo petto, è forte, ampio. Appoggio sul petto anche l’altra mano e mi avvicino di mezzo passo. La mano destra risale al suo volto. La sua mano poggia sulla mia e la stringe. Avvicino la testa al suo petto, ha un buon odore. Poggio la testa sul suo petto, sento i battiti del suo cuore accelerati, è emozionato. Lascia la mia mano e poggia la sua delicatamente sulla mia testa, accarezzandomi. Io lentamente lo abbraccio, con le mani sulla sua schiena. Mentre una mano mi sfiora la nuca, l’altra scivola sulla mia schiena. E scivola in basso, sempre più. Il tocco è lento e delicato, lo lascio fare. Arriva sulla curva del mio sedere, sopra la gonna. Scende fino al margine della gonna, poi risale da sotto, sfiorando la pelle nuda, e palpando la mia natica scorre lungo il bordo del perizoma. Poi la sua mano grande afferra virilmente la mia chiappa. Mi alzo in punta di piedi, la mia bocca è a pochi centimetri dalle sue labbra, lo sento dal suo respiro vicino alle mie narici. Mi piace il suo alito fresco. Sfioro appena le sue labbra. Poi le schiudo, serro la mia bocca alla sua. Ricambia il bacio. La sua lingua si fa spazio tra le mie labbra e me la ritrovo ad esplorare la mia bocca. Le sue mani si fanno più audaci sotto la gonna, sulle cosce. Io ho la pelle d’oca. Mi tira a sé vigorosamente con le mani. Sento che è molto eccitato. Mi struscio sul suo pacco. Lo accarezzo sopra la patta, è grosso e duro. E io mi sto bagnando. Allontano la mia bocca. Con il piede sposto lo sgabello, si sente il rumore, con le mani sulle spalle lo spingo giù. Capisce, si siede. Mi sfilo le mutandine da sotto la gonna, poggiando una mano sulla sua spalla per tenere l’equilibrio. Prendo la sua mano, la conduco tra le mie cosce. Le dita lentamente esplorano le mie labbra umide, poi sfregano sul clitoride e sull’apertura. Un dito si insinua dentro di me e mi fa sussultare. Sto colando su queste mani sconosciute. L’odore della mia figa impregna lo spazio ristretto. Gli levo la mano e mi avvicino a lui, è tra le mie gambe. Mi siedo, indossa ancora il pantaloncino. Mi rialzo, cerco il bottone dei pantaloni. La sua mano arriva in soccorso, sento che si sfila i pantaloncini e le mutande. Allungo la mano, sento questa verga pulsante e rigida. La afferro, la stringo. Mi avvicino nuovamente, con la mano tengo il cazzo e lentamente mi siedo su di lui. Con le mani sui fianchi mi tiene dritta e ferma. La cappella è all’imbocco della mia figa, ci sono. Mi siedo piano finché non è tutto dentro e restiamo incastrati. Sono seduta su di lui, impalata dal suo cazzo, sostenuti dallo sgabello. Il suo respiro è più veloce. Le sue mani si infilano sotto la maglietta. Rapidamente mi sfilo il top liberando le mie tette che lui prontamente afferra. Con le sue mani tiene completamente le mie tette. Io con le mani sulle sue spalle faccio presa e continuo ad andare su e giù sul suo palo. Tolgo anche la sua maglietta. Stringo il mio corpo al suo, il contatto della pelle mi eccita ancor di più. Sono inzuppata e scivola agevolmente dentro me. Gli colo i miei succhi sull’asta e sui testicoli. Ci baciamo con passione mentre mi contorco sul suo corpo come un’anguilla. Il mio culo si muove freneticamente e ritmicamente sul suo corpo ardente, fino a emettere suoni osceni e bagnati. Lo sento pulsare dentro fino al punto di esplodere. Io sto venendo, ma non devo farmi sentire, non voglio che riconosca la mia voce. Continuo a muovere il mio bacino sul suo pube, rallento ma serro i colpi.
- “Mmmmh…mmmh…”
Mugolo a labbra strette per non essere sgamata. Reclino la testa e la schiena all’indietro tenendomi con le mani alle sue spalle forti. Sono venuta, un brivido attraversa tutto il mio corpo, dalla figa fino ai capelli. Poi lo stringo e lo bacio, continuando a muovermi ma più lentamente. Con le lingue ancora aggrovigliate sento che muove il suo bacino verso l’alto. Accompagno i suoi colpi. Poi mi stringe a sé con forza tenendomi ferma, e sferrando colpi secchi e profondi nella mia passera calda e umida.
- “Ooooh sììì, che meraviglia!” esclama.
Mi si gela il sangue. Un primo lungo e caldo schizzo inonda la mia figa. Conosco questa voce! Oddio! Un secondo zampillo mi riempie. Realizzo. Provo a sollevarmi, a sottrarmi, ma mi tiene stretta e ferma con le sue braccia forti. Un terzo schizzo e la mia figa è invasa di sborra.
- “Dario lasciami!” urlo.
Di botto molla la presa. Mi sollevo di fretta, il suo cazzo ancora gonfio si stappa dalla mia figa rumorosamente. Con uno scatto mi volto e arrivo sulla parete opposta, la fronte appoggiata al legno, il seno coperto con le braccia per la vergogna, la sborra che cola copiosa a terra e lungo le cosce.
- “Li… Linda?!” dice sgomento.
Inizio a piangere. Le lacrime cadono sul mio viso come un torrente in piena.
- “Sì” dico singhiozzando.
Cala un fragoroso silenzio.
- “Che vergogna…” dico tra le lacrime, “Come è potuto succedere” singhiozzo.
Nella cabina si sentono solo i miei singhiozzi. Vorrei sprofondare, morire. Tra tanti ragazzi, proprio mio fratello. E io cretina non l’ho capito subito. Mi sono fatta scopare da mio fratello. Sono una maledetta schifosa.
Le lacrime cadono a terra, le sento infrangersi sul pavimento. Poi sento un caldo tocco sulle spalle, rassicurante.
- “Non è colpa tua, Linda” dice con una voce soffice e ferma.
Non sembra la solita voce irritante di mio fratello, ma la voce calda di un uomo protettivo.
- “No, invece…” rispondo con la voce strozzata dal pianto, “…invece hai ragione tu, sono solo una troia e una stronza!” poi torno a singhiozzare.
- “No, non è vero! Non lo penso…” dice con tono deciso, accarezzandomi le spalle rigide e chiuse per il nervosismo, come se volesse allentare la tensione muscolare.
Resta in silenzio qualche secondo, poi le mani si fermano e le dita stringono leggermente.
- “In verità… avevi ragione tu invece…” dice con voce bassa, sembra avere un nodo alla gola, “Questa per me è la prima volta…” conclude.
Capisco dalla voce che questa ammissione dev’essere durissima per lui. Quante volte l’ho preso in giro per questo. Sono stata davvero una stronza. E ora ho fatto pure peggio. Si ricorderà per sempre della sua prima volta, avvenuta con la sorella maggiore. Mi sento un peso sullo stomaco. Mi sento una persona orribile, e penso a quanto stia male anche lui. Sollevo la fronte dalla parete di legno e volto leggermente la testa. Sento le sue mani sulle mie spalle che stanno per lasciare la presa. Poggio la mia mano delicatamente sulla sua, tenendola ferma sulla mia spalla.
- “Almeno ti è piaciuto?” chiedo con voce flebile, socchiudendo gli occhi e lasciando cadere una grossa lacrima.
- “Non immagini quanto!” risponde prontamente.
Sbarro gli occhi a udire queste parole che sembrano sincere, quasi con una vena di entusiasmo e compiacimento.
- “Piuttosto io…” dice con tono sommesso, “io… sono imbranato, si capiva che non sapevo…”
- “Ti sbagli!” lo interrompo levandolo dall’imbarazzo.
Poi mi volto, poggio le spalle al muro di legno e continuo:
- “Invece mi hai fatto venire anche tu. Poco prima di te… ho avuto un intenso orgasmo…”
Sento le sue mani al buio che cercano il mio viso, e dolcemente asciugano le mie mani.
- “Come vedi non ci ho capito niente” dice con autoironia, poi aggiunge “Ma adesso smettila di piangere… ci sto male…”
- “E come faccio!” dico spostando la testa dalle sue mani, e tenendo la guancia poggiata alla parete “Ho rovinato la tua prima volta. Te la ricorderai come una cosa schifosa!”
- “Perché schifosa?” chiede.
- “Cazzo Dario…” e di nuovo la voce è strozzata dal pianto, “Sono tua sorella…”
- “Linda è successo. Non lo abbiamo voluto, non è stato fatto di proposito, è successo e basta. E… giudicami male se vuoi, ma a me è piaciuto. Non è stato né schifoso né terribile”.
- “Un giorno mi odierai per questo” ribatto, ormai triste e inconsolabile.
Dario avvolge le sue mani attorno alle mie spalle, e mi abbraccia forte. Nemmeno ricordo più quando ci siamo abbracciati l’ultima volta. Forse quando era ancora un bambino e io lo tenevo in braccio per gioco.
- “Ma cosa dici” mi sussurra con una voce dolcissima, “Tu sei la mia amata sorellina. Non potrei mai odiarti, anche se litighiamo. Ci saranno altre ragazze in futuro. Ma a nessuna vorrò bene come ne voglio a te. Quindi forse… è stato giusto così…”
Ricambio l’abbraccio, colpita da queste parole così tenere, che risuonano come una dolce melodia. Affondo la mia testa tra i suoi pettorali, e li bagno con le mie ultime lacrime.
- “Tra poco sarà scaduto il tempo” dico senza sollevare la testa dal suo petto, “E sono ancora tutta sporca”.
Dario scioglie l’abbraccio. Fa qualche passo indietro. Lo sento frugare nelle tasche dei pantaloncini.
- “Ho portato i fazzolettini” mi dice porgendomeli nella mano che cerca nell’oscurità.
Ne estraggo subito uno, e inizio ad asciugarmi accuratamente lungo le cosce. Alcune gocce sono colate fino ai polpacci. Mi chino cominciando ad asciugarmi dal basso risalendo fino all’interno delle cosce poco sopra il ginocchio. Sapere che non può vedermi, ma solo sentire il rumore dei fazzoletti sulla mia pelle, riduce il mio disagio, e mi ripulisco con disinvoltura e più rapidamente.
- “Si è sporcato anche per terra, dovremmo pulire prima di andare” suggerisco.
- “Non preoccuparti, pulisco io dopo. Pippo dopo accende le luci tra le cabine e col cazzo che ci fa andare via se non puliamo e lasciamo in ordine”.
Estraggo un altro fazzolettino per ripulirmi l’inguine e tra le pieghe della figa. Divarico leggermente le gambe, la carta si è inzuppata subito. Ne prendo un terzo.
- “Dalle tue parole mi sembra di capire che non è la prima volta che partecipi a questo gioco” gli dico.
Passo la carta sulla figa per un’ultima passata. Adesso dovrei essere abbastanza pulita, o perlomeno non scorre più altro sperma.
- “La prima volta ho partecipato lo scorso anno” dice, “I fazzoletti sporchi gettali pure a terra, dopo raccolgo tutto io, pulisco e getto tutto nel sacchetto fuori”.
- “E com’è andata? Hai riconosciuto lei o non hai mai saputo chi è?” chiedo, poi continuo “Aspetta, devo trovare anche i miei indumenti”
Mi porge immediatamente il top che aveva già raccolto con premura. Lo infilo rapidamente.
- “Eeeh, certo che l’ho riconosciuta…” mi dice con voce strana, come se avesse ricevuto al buio una sorpresa inaspettata e non del tutto gradita.
Sento che si sta vestendo anche lui.
- “Devo trovare anche le mutandine” dico mentre mi sposto verso la panca brancolando nel buio, “E allora, chi era?”
Eccole, le ho trovate. Le infilo rapidamente.
- “Marta…” mi sussurra.
Emetto istintivamente una risatina acuta che poi cerco di tamponare mettendo le mani sulla bocca. Prendo fiato.
- "Scusami" dico non riuscendo del tutto a contenere la voce divertita, “E com’è andata?”
- “Eh ridi ridi…” mi risponde ironicamente, “Ci siamo baciati tutto il tempo. Ma lei era assatanata, aggressiva, mordeva le labbra, graffiava…” aggiunge poi, tradendo un ricordo quasi scioccante.
- “Oddio” mi sfugge un’altra risata immaginando la scena, “A noi ha sempre raccontato che era una cabina vuota. Si vergognava, invece, a dirmi che aveva pomiciato con mio fratello…”
- “In verità…”
Pum! Pum!
Il suono sordo e violento sulla porta interrompe le parole di Dario, e ci avverte che il tempo è scaduto. Ci blocchiamo di scatto in un silenzio cupo. Ritorno seria.
- “Dario, ti aspetto nella mia stanza quando torni… se vuoi…” gli dico approfittando di quest’ultima manciata di secondi.
- “Sì, ci sarò. Credo che dopo sia giusto parlarne guardandoci almeno negli occhi”.
Si apre la porta. Sfioro il suo braccio con la mano mentre imbocco l’uscita.
Sento di nuovo l’aria fresca della sera sulla mia pelle. L’odore del sale sospeso. Non vedo Pippo, sento la sua voce dalle cabine in fondo. Ne approfitto per sgattaiolare oltre le cabine, lontano da sguardi che mi metterebbero a disagio. Supero lentamente il lenzuolo. Mi guardo intorno. Non vedo le altre, forse sono andate alla “luce” dopo il buio, saranno tutte al falò. Ne approfitto per allontanarmi di soppiatto nella penombra, senza essere vista. Sono ancora scossa, voglio solo tornare al bungalow.
Rientro silenziosamente. Sembra che mamma e papà stiano già dormendo. Per fortuna questi bungalow sono molto spaziosi per le famiglie, posso andare in camera senza farmi sentire. La loro camera è l’ultima stanza, la mia è la prima. Mi siedo sul letto. Mi scorrono le sensazioni nella mente. Non ci sono immagini, solo sensazioni, uditive e tattili soprattutto, emozioni intense, vergogna, spavento, delusione, pentimento. Ripenso alle dolci parole di Dario. Abbasso lo sguardo sul pavimento. Mi guardo i piedi nelle scarpe aperte, sul tappetino. Resto sospesa nei miei pensieri per circa 20 minuti. Poi sento bussare piano. Si apre la porta lentamente.
- “Dario!” esclamo.
Resto seduta e lo sguardo è fisso sul suo volto. E’ la prima volta che lo guardo in faccia dopo ciò che è accaduto tra noi. Avanza verso di me. Dopo due passi non sostengo più il suo sguardo, distolgo gli occhi lateralmente per la vergogna. Arriva davanti a me, delicatamente afferra il mio mento con le dita e riporta il mio sguardo su di lui.
- “Ehi” mi dice con un sorriso accennato.
I miei occhi diventano di nuovo lucidi incrociando il suo sguardo.
Si siede accanto a me sul letto.
- “La smetti di rovinare i tuoi bellissimi occhi verdi con le lacrime?” mi dice.
- “Provo vergogna, tanta. Mi sento sporca ai tuoi occhi” dico senza guardarlo.
- “Non devi. Per me è stato bello” dice.
Fatico a credere a queste parole. Cioè, magari le pensa davvero, ma perché è molto giovane, inesperto, ha ancora addosso l’entusiasmo per aver perso la verginità come tanto desiderava. Ma io non dovevo permettere che accadesse in questo modo. Provo a deviare il discorso:
- “Hai pulito? Era molto sporco?” chiedo.
- “Era tutta roba mia a terra. Un paio di fazzoletti e voilà”.
- “Pippo non si sarà accorto che eravamo noi due in cabina? Cosa penserà?”
- “No, tranquilla. Pippo accompagna soltanto le ragazze. Noi ragazzi ci disponiamo casualmente, senza sorteggio o vincoli. Quando apre le porte va via e ci attende al suo tavolino oltre le cabine, aspettando che mettiamo in ordine prima. Poi segna chi se ne va man mano. Lui è l’unico a conoscere tutti i partecipanti, ma nemmeno lui deve conoscere le combinazioni esatte tra le coppie. La segretezza è la prima regola del buio” mi spiega.
Lo guardo con la coda dell’occhio e annuisco.
- “Ti ho aspettato con gli abiti che indossavo in cabina. Volevo che mi vedessi anche alla luce” dico.
- “E sei bellissima”.
Mi volto un attimo a guardarlo.
- “Non me lo avevi mai detto”.
- “Perché sono orgoglioso e stupido” mi dice. Poi continua dopo una breve pausa “La verità è che sono sempre stato geloso di te. Quando gli altri ragazzi ti guardano io provo una strana sensazione, un fastidio profondo. Cioè, sei mia sorella… odio pensare che qualcuno ti tocchi con le proprie manacce!”
- “E’ molto dolce ciò che dici” rispondo accennando un sorriso e guardandolo negli occhi.
Ma adesso è lui che distoglie lo sguardo.
- “Quando ti dico quelle cose brutte e offensive è solo per frustrazione. Non le penso davvero”.
E su queste parole lo abbraccio e gli do un bacio sulla guancia.
- “Lo so…” sussurro.
Irrompe il silenzio. Lui prova a spezzare l’imbarazzo:
- “L’anno scorso con Marta, rimanemmo in silenzio quasi fino alla fine. Poi dopo l’ennesimo graffio e morso le chiesi di fare più piano. Lei si scusò. Riconobbi la voce ma non realizzai subito. E credo anche lei. Continuammo a pomiciare, e poi fu lei a chiedermi . Su questa frase capii anche io: . Ma questo non la fece desistere dal continuare a saltarmi addosso. E un minuto dopo il tempo scadde”.
Gli sorrido dopo questa confessione.
- “Marta è una ragazza molto buona. Come te. Meriterebbe un bravo ragazzo” dico.
- “Dimmi Dario” chiedo curiosa, “C’era anche Davide tra i ragazzi?”.
Dario si irrigidisce:
- “E che importanza ha?”.
Sono sorpresa da questa risposta irritata. Poi capisco:
- “Sei geloso di lui?”
- “No. Ma penso che meriti di meglio” risponde abbassando i toni.
- “Sì invece, sei geloso…” gli dico accarezzandogli il volto e avvicinando il mio sguardo ai suoi occhi.
A questo punto Dario si avvicina, e le sue labbra quasi sfiorano le mie. Io giro la faccia all’ultimo.
- “No” sussurro.
- “Scusami Linda. Non so cosa…” dice senza completare la frase.
- “Non è giusto. Non posso” dico a voce bassa voltando lo sguardo al tappetino sul pavimento.
Con la coda dell’occhio vedo un bozzo sotto i pantaloncini. E’ eccitato. Osservandolo mi torna alla mente il buio di poco prima. Le sue mani sulle mie tette, la sua lingua nella mia bocca, l’odore del suo sperma, il suo cazzo duro dentro me e l’orgasmo che ne è derivato. Sono confusa.
- “Vedo che sei eccitato. Ti fa questo effetto sedere accanto a tua sorella?” dico con lo sguardo basso.
Dario si alza in piedi.
- “Forse hai ragione. E’ meglio che vada in camera mia” dice accennando un passo verso la porta.
Lo blocco tenendolo per un braccio.
- “No!” esclamo con forza, “Ti prego resta. Torna a sederti”.
Mi guarda negli occhi. Accoglie la mia richiesta.
- “Sono solo spaventata e confusa. E’ stato tutto così inaspettato per me…”
- “Anche per me. Però mi è anche piaciuto. Forse a te no…?!”
Non rispondo. Non ho il coraggio. Non mi escono le parole.
Si crea di nuovo qualche minuto di imbarazzante silenzio.
Sollevo lo sguardo verso di lui:
- “Resta con me stanotte”.
Lui non parla. Ma i suoi occhi mi fissano tradendo un acceso desiderio. Allungo le mani sul suo viso, lo avvicino al mio. Stavolta sono io a portare le mie labbra sulle sue. Subito le nostre lingue entrano in contatto. Il bacio è lungo, lento, passionale. Mentre limoniamo penso che l’incesto è una delle poche perversioni a cui mai avevo pensato. Era qualcosa che consideravo ripugnante, non mi dava alcuno stimolo. Eppure oggi è successo. E anche ora, con la luce della mia stanza, senza l’attenuante del buio, sto baciando mio fratello Dario. E mi sto bagnando…
Ritraggo la lingua, allontano le labbra dalle sue.
- “Anche a me è piaciuto” sussurro.
Lui sorride. Tende una mano verso il mio seno, ma non lo tocca, mi guarda. Prendo la sua mano e la accompagno sul mio seno. Inizia a palparmi.
Poi mi alzo in piedi davanti a lui. Tolgo la maglietta lasciando che lui guardi il mio seno nudo da vicino. Poi in modo sensuale mi libero anche della gonna. E infine via il perizoma. Eseguo una piroetta davanti a lui, affinché possa guardarmi tutta. I suoi occhi si stampano sulla mia passera liscia e umida.
- “Linda sei la ragazza più bella del camping. Anzi, mai ho visto una ragazza attraente come te” mi dice.
Mi chino e gli sussurro:
- “Bugiardo” poi gli bacio delicatamente le labbra, “Solo stanotte. Sono tua solo stanotte, così chiudiamo ciò che è iniziato al buio” gli dico.
Poi mi inginocchio per sfilargli i pantaloncini e le mutande, liberando il suo cazzo eretto. Lui intanto si libera anche della maglietta restando completamente nudo. Per la prima volta osservo il cazzo di Dario, l’ultima volta faceva il bagnetto e aveva circa 5 anni. La sua cappella rossa e gonfia sembra perfetta per stimolare le pareti della mia vagina vogliosa. Lo afferro nella mano e stringo l’asta constatando la sua durezza come il marmo. Mi siedo su di lui, strofino la sua cappella all’ingresso della mia figa bagnata. Poi lo lascio scivolare tutto dentro. Stavolta sono libera di gemere e ansimare insieme a lui. Lui mi lecca le tette e i capezzoli, mentre io gli scompiglio i capelli con le mani. La mia figa avvolge tutto il suo cazzo, sono tutta un fremito. Lo spingo giù con le mani finché non è disteso sul letto, io mi chino sul suo corpo continuando a tenerlo stabilmente dentro di me. Scopare mentre vedo il volto di mio fratello è una sensazione strana.
- “Dario ti piace?” gli dico gemendo.
- “Non immagini quanto, Linda”.
- “Proviamo un’altra posizione. Ti piacerà”.
Mi alzo liberando il suo cazzo dalla morsa della mia figa. Gli prendo le mani e lo invito ad alzarsi dal letto. Poi mi metto a pecorina davanti a lui sul letto. Lo guardo e lo invito a penetrarmi. Lui mi guarda il culo e la figa come se fosse incantato, ha gli occhi sbarrati. Poi finalmente si posiziona dietro di me, il suo pube poggia sulle mie natiche. Lo sento entrare dentro. Mi afferra per i fianchi. Mi sbatte vigorosamente. Lo sento più eccitato e irruento, evidentemente gli piace la pecorina e guidare il rapporto. Ho la faccia poggiata sul letto e ansimo forte. Ho uno stagno tra le cosce. Non riesco a trattenere l’eccitazione, aumenta esponenzialmente.
- “Oooh sììì, Dario che bravo… aaah…” esplodo il mio orgasmo gemendo forte.
Dario non si ferma, continua a stantuffarmi sempre più a fondo. Ormai è totalmente concentrato sulla mia figa. Sorrido di gioia e soddisfazione vedendolo così eccitato e compiaciuto. Poi inizia a ansimare più forte, i colpi sono profondi… e con un gemito grave affonda il suo cazzo tutto dentro, lo tiene fermo e sborra il suo caldo seme nel ventre della sua sorellina. Lo tiene ancora dentro e lo sento tremare poggiato ai miei glutei. Quando lo estrae si accascia sul letto accanto a me, con un sorriso beato stampato sul volto. Scivolo sul letto verso di lui per abbracciarlo. Ci baciamo.
- “Scopi già come un uomo esperto, fratellino” gli dico adulandolo col sorriso.
Lui arrossisce, ma sorride al mio complimento.
Restiamo 5 minuti abbracciati e a scambiarci qualche bacio. Poi Dario mi dice:
- “C’è una cosa che non ho ancora mai provato…”
- “Cosa, tesoro?”
- “Non so ancora… come dire… com’è il sapore di una ragazza…” dice balbettando per l’imbarazzo.
- “Vuoi dire che non hai mai leccato una ragazza?” chiedo per sapere se ho capito bene.
- “Esatto”.
- “Vorresti provare?” gli chiedo mostrandomi disponibile.
- “Solo se vuoi Linda. Se non ti infastidisce…”
Immediatamente mi stendo sul letto, spalanco le gambe e gli mostro la mia figa tutta aperta e disponibile.
Lui si avvicina, la osserva bene, la annusa.
- “La tua figa è bellissima, sorellina”.
- “E allora leccami e gioca con lei senza esitare” gli dico.
Dario resta 10 minuti ad assaporarla, esplorarla, conoscerla. Non mi lecca con l’obiettivo di farmi venire ma con la curiosità di scoprire nuovi odori e sapori. E più le dedica tempo più mi bagno e l’odore diventa più forte. Mi fa trasalire il modo in cui massaggia la mia figa con la sua lingua. Quel movimento lento e circolare sembra un massaggio. La sua saliva scorre sull’inguine. Gioco con i miei capezzoli mentre la sua lingua penetra tra le piccole labbra. L’eccitazione cresce lenta, costante. Non resisto più. Gli afferro la testa con le mani, lo tengo fermo mentre mi lecca e mentre muovo il mio bacino strofinando la figa sulle sue labbra. Infine vengo ancora, con un gemito lungo e continuo.
Dario mi affianca e mi bacia. Sento i miei umori sulle sue labbra.
- “Sai, a tutte le ragazze piace quando le lecchi la figa”.
- “Con te sto imparando tante cose, sorellina” mi dice ringraziandomi.
In effetti oggi le emozioni sono state tantissime. La mente è stanca, e anche il corpo. Rimaniamo stesi e abbracciati.

Apro gli occhi. Dario dorme con la testa sul mio seno. Siamo entrambi nudi, c’è ancora l’odore del sesso in camera. Prendo il telefono, sono le 6:10. Tiro un sospiro di sollievo, è ancora presto e tutti dormono ancora. Osservo il suo corpo nudo. Nelle ultime ore, nonostante la sua inesperienza, ha saputo darmi tanto piacere. Chi lo avrebbe mai detto che mi sarebbe piaciuto tanto scopare con il mio fratellino. Ho scopato con tanti ragazzi negli ultimi giorni, ma Dario è l’unico che amo e che amerò sempre. Sì, lo ammetto, adesso sono felice di essere stata la prima per lui.
- “Dario svegliati” gli sussurro dolcemente.
Apre gli occhi, ancora intontito. Forse è confuso risvegliandosi in una stanza che non è la sua. Gli bacio la guancia e gli accarezzo il viso.
- “Dario è meglio se torni in camera tua. Così quando si svegliano mamma e papà ti trovano a letto”.
Dario si alza ancora con gli occhi semichiusi. E’ molto stanco. Si solleva sul letto restando seduto. Ha il cazzo ancora duro, ma è normale per un ragazzo al risveglio.
- “Sì Linda, ora vado” dice con voce cupa per il sonno.
Si siede sul bordo del letto. Raccoglie i suoi abiti. Inginocchiata sul letto mi appoggio alla sua schiena e incrocio le mani sul suo petto.
- “Aspetta, non c’è fretta” dico, “Dimmi Dario, ti hanno mai fatto un pompino? No, vero?”
Dario scuote la testa.
- “Te lo faccio io adesso. E con questo chiudiamo la nostra notte folle” gli dico dandogli un bacio sulla guancia.
Scendo dal letto, mi inginocchio sul tappetino davanti al mio giovane amante e fratello. Voglio farlo impazzire. Gli lecco prima dolcemente le palle, poi risalgo con la lingua lungo l’asta. Arrivo al prepuzio, sento il suo glande bollente che pulsa. Bacio e lecco il suo frenulo. Sento dal suo respiro affannoso che brama la mia bocca. Lo accontento. Me lo ficco tutto in bocca, fino in gola, finché i testicoli non poggiano sulle mie labbra. Poi risalgo con le labbra e vado su e giù. Tengo il ritmo e muovo la lingua sul suo pene. Lui dolcemente accarezza i miei capelli. Lo sento già respirare più forte, gli sta piacendo. Con gli occhi puntati sul suo viso osservo le sue espressioni di godimento. Dura poco, sta già gemendo. Ed ecco il suo succo caldo riempirmi la bocca e offrirmi la prima colazione. Ingoio a grandi sorsi la deliziosa sborra. Il suo viso è sorridente, il volto rilassato.
- “Grazie Linda” mi dice con i suoi occhioni sognanti.
- “Grazie a te giovane uomo” rispondo.
Dario si riveste, torna in camera sua. Da questo momento smettiamo di essere amanti e torniamo ad essere fratelli.
Due ore dopo siamo al tavolo a fare colazione. Non parliamo, ma ogni tanto alziamo gli occhi e sorridiamo. Parlo con Marco a telefono una decina di minuti, poi torno a sedermi di fronte a lui. Arriva la mamma.
- “Buongiorno ragazzi” dice.
- “Buongiorno mamma” rispondo sorridente.
Dopo un po’ arriva anche il babbo.
- “Buongiorno papi” gli dico con un’insolita allegria.
- “Oggi vi vedo molto tranquilli. E’ la prima volta che non litigate” dice mamma.
Dario non solleva la testa, ma lo vedo accennare un sorriso nascosto. Io non riesco a trattenere il sorriso. La mamma mi guarda come se fossi pazza.
Mi alzo dalla tavola e annuncio:
- “Io vado in spiaggia, a dopo”.
Poi mi avvicino a Dario, lo bacio sulla guancia e dico:
- “Ciao fratellino, buona giornata”.
Mamma mi guarda a bocca aperta, papà altrettanto incredulo. Il povero Dario è tutto rosso in volto, paonazzo.
Passo da Martina, facciamo il viale insieme.
- “Ma ieri che fine hai fatto? Eravamo tutte al falò dopo il buio” mi chiede stupita.
- “Eh tesoro mio, ero stanca e sono tornata a casa. Mi dispiace. Ma com’è andata?” chiedo.
Martina ha un lieve rossore in viso per l’imbarazzo, abbassa lo sguardo, si morde un labbro accennando un sorriso. Poi mi guarda con gli occhi che brillano.
- “Quest’anno sono stata fortunata” mi dice con un evidente entusiasmo nella voce.
- “Wow, dai racconta!” dico.
Si ferma, mi fissa…
- “C’era Gennaro!” mi dice infine lanciando un urlo di felicità, saltando sui piedi e poi abbracciandomi forte.
Istintivamente lancio anch’io un urlo di felicità per lei, e la stringo.
- “Sono troppo felice per te, tesoro!” le dico.
Non è difficile immaginare cosa abbiano fatto per 15 minuti. Dopo l’abbraccio Martina ha ancora le mani sul volto come se avesse vissuto un sogno. Poi mi chiede:
- “E invece a te com’è andata?”
Stavolta cara Martina, per la prima volta in vita mia dovrò mentirti. Questo segreto non posso confessarlo nemmeno a te, è solo mio e di mio fratello. Mi ispiro a Marta per mentire:
- “Cabina vuota…” dico mestamente.
Arrivate in spiaggia c’è Marta, che ci dice di aver pomiciato con un ragazzo ma non sa chi sia, perché sono rimasti in silenzio. Io ormai non so più se crederle o meno. Ma in fondo non m’importa molto, se prova imbarazzo è giusto che menta o dica mezze verità.
Pian piano, a piccoli gruppi, arrivano anche gli altri: la sostenuta Barbara, Giuseppe e Gaetano, Gennaro e Davide… Passano tutti a salutarci. Ma quando arriva Davide inizio a ridere senza sosta, piegata in due sulla sabbia. Martina e Marta mi guardano come se fossi scema. I ragazzi, compresi i cugini di Davide, mi osservano, indecisi se ridere con me o additarmi come pazza. Non posso divulgare il motivo che ha suscitato questa crisi di ilarità improvvisa. Ho notato, alla base del collo di Davide, numerosi graffi…

di
scritto il
2026-08-09
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