Buio d'agosto - 1° Parte
di
Alcor
genere
incesti
- “Amò ti sono mancata? Resisti solo altri 20 giorni e poi torno” dico a Marco parlando a telefono.
- “Mi manchi tantissimo! Appena torni organizziamo un’uscita in barca”.
- “Wow, stupendo. Vedrai che agosto volerà veloce, e poi sarò tra le tue braccia”.
Intanto, a tavola, mentre fa colazione, mio fratello Dario mi fa smorfie e simula bacini per prendermi in giro; 18 anni, compiuti a gennaio, di puro fastidio e idiozia. Gli lancio un’occhiataccia. Poi esco all’esterno del bungalow per sottrarmi alle sue espressioni da ebete. Concludo la chiamata e rientro dentro cambiando espressione e dirigendomi verso quell’infausta disgrazia di fratello.
- “Ma possibile che devi fare sempre il coglione!?” gli urlo.
- “Ciao amò, torno presto…muah muah…” mi dice con la voce alterata per farmi il verso.
- “Pensa a trovarti una ragazza invece di ascoltare le telefonate degli altri”.
- “Se lui sapesse quello che combini qua, nemmeno tu avresti più un ragazzo…” balbetta sottovoce facendo allusioni.
- “Ma taci idiota!”
- “Troia”.
- “Sfigato”.
A interrompere lo scambio di cortesie sopraggiunge un urlo dall’esterno:
- “Lindaaaaaaa!”
Di scatto mi affaccio fuori.
- “Eccomi Martina. Due minuti e arrivo”.
- “Muoviti che sono già tutti in spiaggia”.
Rientro e in fretta afferro lo zainetto con il telo, la crema protettiva, infilo dentro anche la borraccia dell’acqua.
- “Martina arrivo subito…gne gne…” continua con la sua vocina idiota Dario.
Gli rivolgo il dito medio e arriva mia mamma.
- “Ma possibile che vi punzecchiate sempre come bambini?” dice, “Avete 22 e 18 anni, sembrate all’asilo”.
Mi avvicino e le do un bacio sulla guancia.
- “Hai fatto un figlio troppo scemo. Dovevi fermarti dopo di me” le dico sorridendo a bassa voce. “Vado in spiaggia, a dopo!” aggiungo poi a voce alta.
Raggiungo Martina e insieme attraversiamo il camping fino alla spiaggia. Mentre camminiamo tra i bungalow, salutiamo un po’ tutti quelli che incontriamo, chi si è appena svegliato, chi sta per andare in spiaggia. Questo è il quarto anno che la mia famiglia sceglie questo camping sulla costa laziale per trascorrere le vacanze, ormai ci conosciamo un po’ tutti. Più della metà dei vacanzieri erano qui anche negli anni precedenti. Martina viene qui da 12 anni, da quando era una bambina. Abbiamo la stessa età ed è stata la prima amica conosciuta qui quando venni per la prima volta. Lei poi mi ha presentato i suoi amici e inserita nella comitiva. Durante l’anno non ci vediamo mai, lei vive a Viterbo e studia a Perugia. Io invece sono di Roma. Però ci sentiamo spesso a telefono o su WhatsApp. E durante le vacanze, quindi, viviamo intensamente il tempo insieme.
Arrivate alla spiaggia attrezzata, ci fermiamo a salutare i gestori al bar, prima di raggiungere i nostri ombrelloni. Sono una coppia di poco più di 50 anni, che da vent’anni gestiscono questo villaggio, le spiagge e ogni anno apportano migliorie e si allargano, aggiungendo nuovi bungalow. Anche il locale con la musica all’aperto si è ingrandito, e di recente, oltre al palco su cui si esibiscono gli animatori per gli spettacoli, è stato aggiunto anche un teatro all’aperto.
Raggiungiamo i nostri ombrelloni per deporre gli zaini e gli abiti. Io sono due file dietro a Martina, ma defilata solo di un paio di posti. Rimasta in costume torno da lei.
- “Gli altri sono al campo di beach volley, facciamoci prima un bagno e poi li raggiungiamo” mi dice.
Martina fisicamente è simile a me, magra, alta 168. La sua pelle è già più abbronzata della mia, in virtù del fatto che è arrivata una settimana prima di me. I suoi occhi nocciola sono profondi e furbi, denotano una grande intelligenza. I suoi capelli castani e ricci sono lunghi fino a metà schiena. A volte ci hanno scambiato per sorelle, vedendoci sempre insieme. Io sono lievemente più alta di lei, capelli neri lisci scalati, fino alle spalle.
Arrivate con l’acqua fino alla base del seno, mi sussurra con un sorriso accennato:
- “C’è anche lui con gli altri”
- “Ma chi? Di chi parli?” le dico dubbiosa, non sapendo se si riferisce a chi penso io.
- “Davide, quello dell’altra sera” mi dice sogghignando.
Davide è il tipo, arrivato da pochi giorni da Latina, con cui ho pomiciato due sere fa nel locale del camping.
- “E che importa. Lascialo giocare con gli altri” rispondo disinvolta.
- “Dai che è carino. Lo so che ti piace…” mi dice con un sorriso facendomi l’occhiolino.
- “Qui non mi serve, sono in fase relax. E’ più utile con la musica e qualche drink” rispondo con tono complice guardandola negli occhi.
- “Che stronza” mi dice, e poi ridiamo insieme.
Martina è sempre stata un’ottima spalla nelle serate allegre, per ballare, e anche per conoscere ragazzi. Quest’anno sembra più frenata, forse perché da qualche mese frequenta un compagno dell’università che sembra piacergli molto. Sono curiosa:
- “Come va con Nicola?” le chiedo.
- “Ci stiamo frequentando. Per ora bene, ma non voglio affrettare…” dice pacatamente, con i suoi modi riflessivi.
- “Pensi che durerà con lui?” incalzo con la mia consueta curiosità.
- “Vedremo a settembre, quando ritorno”.
- “Certo” le dico maliziosamente “Adesso meglio goderci la libertà, poi a settembre si vede”.
- “E tu sempre con Marco?” mi chiede con quell’aria di chi la sa lunga.
La guardo con la coda dell’occhio e annuisco. Poi sussurro:
- “Eh sì”
- “Eppure io non ti ho mai vista convinta con lui. Non so…” mi dice provando a tirarmi qualche confessione dalle labbra.
In effetti sto con Marco da un anno e mezzo, è un bel ragazzo, con lui mi diverto, ma non riesco a immaginare un mio futuro accanto a lui. Gli voglio un gran bene, abbiamo una buona intesa, anche sessuale, ma sono io a non sentirmi pronta per pensare a una relazione proiettata troppo in là col tempo. Preferisco godermi il presente.
- “Io lo amo, mi fa ridere, mi fa stare bene. Ma ora mi basta questo, tesoro. Non mi piace pensare al matrimonio, ai suoceri, le cene in famiglia, i figli… brrrr… mi manca il respiro, mi viene l’ansia!” le rispondo con una discreta dose di ironia.
- “Che esagerata” mi dice ridendo “Non devi mica spingerti così lontano con la fantasia”.
Risaliamo verso la battigia. In lontananza vedo che sono arrivati i miei genitori con mio fratello. Alla prima fila di ombrelloni incontriamo Barbara, una ragazza di 20 anni molto corteggiata dai maschietti del camping, per il suo seno prosperoso, una quarta traboccante dal costume, capelli neri e ricci, la pelle scura baciata dal sole. Tutte caratteristiche che tradiscono la sua origine siciliana.
- “Ciao Barbara” saluta Martina.
- “Ciao ragazze” risponde lei quasi annoiata.
Questa troietta se la tira come poche. A volte mi irrita. Martina mi ha raccontato che la conosce da quando era completamente piatta, prima che lo sviluppo le facesse crescere quelle boe in modo incontrollato. Mi raccontò che l’anno prima era una bambina con un lieve accenno di seno, mentre lei e le sue amiche erano già sviluppate. L’anno successivo si era presentata con queste enormi bocce diventando la più tettona della spiaggia. La povera Martina, con la sua seconda di seno, provò non poco imbarazzo. E devo confessare che anche io provo un po’ di invidia avendo una seconda taglia proprio come Martina.
Raggiungo i miei genitori.
- “Ciao papi, per caso avete portato il materassino?” chiedo
- “Sì Linda, si deve solo gonfiare” interviene la mamma.
Mio fratello è steso sul lettino a giocare col telefono, e senza alzare lo sguardo, come al solito, mi rovina la festa:
- “Dopo serve a me, lo prendo io”.
Riesce sempre a farmi incazzare questo rompiscatole.
- “Ma perché non vivi come tutti i tuoi coetanei? Vai a correre dietro alla Barbara che è in prima fila!” gli dico con voce rancorosa.
- “Linda…” mi richiama dolcemente il babbo “Non esagerare”.
- “Mi da troppo sui nervi questo essere!” ribatto.
Intanto si è avvicinata Martina dopo essersi asciugata, e avendo sentito tutto mi dice:
- “Tranquilla Linda, dopo anche i miei portano il materassino”.
Beata Martina, è figlia unica e non ha rompiscatole vaganti in casa.
Finalmente io e Martina ci godiamo la pace al largo, stese sui nostri materassini. Lei distesa sulla schiena, io a pancia in giù.
- “Sai Linda, stasera stavamo pensando di andare in un locale a Sperlonga. C’è buona musica e bell’ambiente”.
- “Ottimi idea. Ieri sera al camping mi sono annoiata. Almeno vediamo facce nuove. Chi viene?” chiedo.
- “Ancora non lo so con precisione, Gaetano che ha l’auto è disponibile. Quindi verrà con suo cugino Giuseppe. Forse Marta. Gli altri non so”.
- “Ma Gaetano conosce la strada o ci perdiamo come l’anno scorso?” chiedo perplessa.
- “Stavolta seguiamo Maps” ribatte prontamente.
Ed ecco che parlando del diavolo spuntano le corna. In breve ci raggiunge tutta la combriccola a nuoto.
- “Ehi occhietti verdi” dice Giuseppe rivolgendosi a me “Stasera sei dei nostri? Si va a Sperlonga”.
- “Dipende. Chi guida?” dico senza scompormi e senza muovermi dalla mia posizione.
- “Gaetano” risponde.
- “E allora siamo fritti…” dico con sarcasmo.
- “Adesso ho imparato la strada” risponde piccato Gaetano.
Vedo che accanto al materassino di Martina c’è anche Davide che fa scorrere il suo sguardo lungo il mio corpo. Mi volto dall’altro lato.
- “Chi altro viene?” chiedo.
- “Forse anche Marta. Ma serve un’altra auto se vuole aggiungersi qualcun altro”.
Quindi non ci sarà Davide stasera. Forse è meglio così.
- “Beh a me non va di restare qui anche stasera. Magari nelle prossime sere ci organizziamo prima e andiamo con un’altra auto” interviene Martina.
Sono le 21:10 e sto ultimando i preparativi per la serata. Alle 21:15 devo essere al bungalow di Martina, Gaetano viene a prenderci lì. Cerco di non esagerare con il trucco, giusto un po’ di labbra lucide e metto in risalto gli occhi verdi.
Esco dal bagno, prendo la borsetta.
- “Ciao mamma, ciao papi. Vado a ballare con Martina”.
- “Capisco che faccia caldo, ma non è eccessivo questo abbigliamento striminzito?” chiede mio padre vedendo la poca stoffa del top che lascia scoperta la mia pancia.
- “Ma Bruno, è l’abbigliamento dei giovani di oggi. Non preoccuparti troppo, le ragazze sono tutte vestite così in estate” interviene mia mamma togliendomi dall’imbarazzo.
Mio padre annuisce con poca convinzione, ma mamma riesce sempre a placare le sue preoccupazioni.
Poi mamma si avvicina e mi sussurra:
- “Chi c’è con voi? Chi guida?”
- “Gaetano, Giuseppe e Marta” rispondo.
- “Stai attenta e non bevete troppo. Per qualsiasi cosa chiama” mi dice con i suoi dolci occhi verdi e quel tono rassicurante.
- “Ok mamma”
- “Sei meravigliosa” infine conclude dandomi un bacio sulla guancia.
Raggiungo Martina alle 21:25. Mi squilla il telefono, è Marco:
- “Ciao amore”
- “Che fai di bello stasera?” mi chiede.
- “Niente di che, uno spettacolo degli animatori al teatro. Ci sono anche i miei. Che palle. Mi sa che tra due ore sono già a letto”.
Riattacco dopo qualche frase sdolcinata reciproca. Vedo lo sguardo vagamente accusatorio di Martina che mi fissa.
- “Non guardarmi in quel modo…” le dico faticando a trattenere una risata.
- “Sei la migliore a mentire, Linda” poi ride, e subito dopo la seguo anche io.
Arrivano Gaetano e Giuseppe, ma non c’è Marta.
- “E Marta?” chiede Martina.
- “Non poteva venire, non si sentiva bene” risponde Giuseppe.
La guida incerta da neopatentato di Gaetano è avvilente. Avremmo dovuto impiegarci 15 minuti ad arrivare al locale, lo abbiamo raggiunto in 35 minuti. La musica è alta, il locale ampio, la pista all’aperto e il bar ben fornito. Ci sono tavolini con sedie e divanetti che si estendono tutti intorno alla pista da ballo, illuminati da candele soffuse.
Ci accomodiamo subito per bere dei drink alcolici e idratarci la gola prima di scendere in pista. Gaetano, molto prudente e attento, prende una bevanda analcolica. I ragazzi tutto sommato sono simpatici, li conosco da tempo. Giuseppe puntualmente, ogni anno, ci prova con me. Non è un brutto ragazzo, ma non è il mio tipo. E quando le sue battute diventano palesemente un nuovo maldestro tentativo, do un colpetto col piede a Martina sotto al tavolo. Uno sguardo e ci buttiamo nella mischia.
- “Andiamo Linda, questa canzone è troppo bella!” dice trascinandomi via per un polso.
Dopo un po’ i ragazzi ci seguono, e iniziano a ballare accanto a noi. Ma io e Martina abbiamo una certa esperienza nel far desistere chi non ci aggrada, e balliamo tra noi escludendo loro. Talvolta io e Martina ci cimentiamo anche in balletti sexy, e sentiamo addosso gli sguardi allupati dei maschietti.
Dopo 10 minuti Gaetano sussurra qualcosa all’orecchio di Martina e si allontanano.
- “Che ha detto?” chiedo.
- “Dice che vanno a ballare più in là. In pratica sono in caccia”.
- “Quei due non prenderebbero una fagiana nemmeno se gli cadesse nel letto!” esclamo ridendo e coinvolgendo nell’ilarità anche Martina.
Dopo qualche minuto non tardano ad arrivare due ragazzi che, vedendoci sole, si lanciano in pista attorno a noi. Io e Martina ci guardiamo e sorridiamo divertite, sappiamo già come funziona in queste situazioni. Non è la prima volta che ci capita. Quindi ci avviciniamo. Ci prendiamo per mano e balliamo senza curarci di loro. Ci avviciniamo fino a sfiorare i nostri corpi e le nostre gambe si intersecano, dando vita a un ballo sexy che per molti potrebbe sembrare persino erotico. Ma i due ragazzi invece di desistere sembrano più motivati. Ci stringono in una morsa, uno dietro me e uno dietro Martina. Guadagnano centimetri fino a trovarceli incollati addosso. Quando inizio a sentire le mani che mi sfiorano i fianchi e il suo fiato sul collo, faccio segno a Martina che è il momento di andare al bar a prenderci qualcosa. Arriviamo al bancone ridendo per l’accaduto, per l’audacia dei due. E mentre stiamo per ordinare, eccoli raggiungerci al bancone del bar.
- “Possiamo sederci a bere qualcosa insieme con voi?” dice il primo ragazzo biondo rivolgendosi a Martina con molta gentilezza e garbo.
L’altro ragazzo moro, con fisico atletico, mi tende la mano e si presenta, ma non ho capito bene il suo nome a causa della musica alta che mi stordisce. Gianfranco, Giancarlo, qualcosa del genere…
- “Cosa prendete?” chiede il ragazzo moro. E poi si rivolge al barista mostrando chiaramente l’intenzione di pagare per tutti.
Sono decisamente carini, e sembrano anche simpatici, oltre che audaci e educati. Quindi io e Martina ci lasciamo coinvolgere nella conversazione. La loro compagnia è piacevole. Dopo qualche minuto a rompere il ghiaccio e scambiare qualche risata, ci spostiamo nuovamente in pista. Stavolta accettiamo di coinvolgere anche loro e farci trasportare dal ritmo insieme a loro. Dopo un po’ i corpi si avvicinano, il contatto durante il ballo è inevitabile, l’alcol ha abbassato le difese e le inibizioni, le risate sono generose. Le sue mani sfiorano i miei fianchi, poi si appoggiano. Io tengo le mani sulle sue spalle, poi attorno al suo collo. Il moro ha un bel corpo atletico. E lentamente si stringe al mio. Con i nostri bacini a contatto posso sentire la rigidità della sua eccitazione. Quella durezza sotto la patta dei pantaloni non mi lascia indifferente, le sue dita sulla pelle nuda dei miei fianchi mi fanno venire la pelle d’oca. Forse lo nota anche lui, perché inizia a stringermi al suo corpo, tirandomi a sé per i fianchi. Poi avvicina la sua bocca alla mia, io schiudo le labbra per accogliere la sua lingua nella mia bocca, che prontamente entra a perlustrare il mio cavo orale. Assaporo le sue labbra al gusto di mojito. Le sue mani grandi e forti stringono il mio corpo, il quale adesso è meno controllato da me e più da lui. Mentre la mia lingua fa amicizia con la sua, vedo Martina che balla col biondo, senza arrivare però allo stesso livello di confidenza. Mi guarda divertita, mi sorride, commenta col suo partner di ballo che sembra altrettanto divertito dalla scena. Sento le mani del moro sempre più audaci sulle mie cosce. E sento il suo membro pulsare ogni volta che i nostri corpi si stringono.
- “Andiamo in un posto più appartato” mi sussurra all’orecchio.
Sono molto tentata, ma non posso lasciare Martina da sola.
- “Non posso lasciare la mia amica sola” gli rispondo.
- “E’ con il mio amico, non preoccuparti” prova a insistere.
- “Siamo venute insieme, non posso lasciarla con un ragazzo che conosce appena”.
La sua faccia appare delusa, ma continuiamo a ballare. Poi scorgo, al tavolo dove abbiamo lasciato le borse, Giuseppe seduto a sorseggiare un drink. E poi lo raggiunge anche Gaetano. Colgo la palla al balzo.
- “Dove vorresti portarmi?” sussurro al suo orecchio.
- “Il parcheggio è molto riservato e nella penombra. Ho l’auto parcheggiata lì”.
Gli prendo la mano e lo tiro a me mentre mi avvicino a Martina. Con le labbra sfioro il suo orecchio:
- “Marty, al tavolo sono tornati Giuseppe e Gaetano” le dico indicandoli con la mano, “Mi allontano per un po’ con questo moretto. Non stare sola, fatti vedere da quei due”.
- “Vai tranquilla tesoro, non ti preoccupare” mi dice sfiorando il mio viso con la mano.
Il bel moro mi tiene per mano e mi conduce fuori dalla pista, e io provo a ricordarmi come cazzo si chiama ma non mi viene in mente. Aggiro il problema:
- “Tesoro” gli dico, “Prima beviamo un altro drink che ho bisogno di dissetarmi”.
Al bar tra un sorso e l’altro continuiamo a limonare, poche parole. Le lingue si sono sciolte in modo alternativo. I drink finiscono rapidamente, un po’ per la disidratazione dopo tanto danzare, un po’ per la voglia di rimanere soli.
Il parcheggio è abbastanza isolato, ma la sua auto è parcheggiata in fondo, da sola, sotto a un albero che rende l’atmosfera più riservata, e con minore illuminazione. Mi porta davanti a una Renault Clio rossa. Mi apre la portiera e mi invita a salire dietro. L’aria più fresca del parcheggio ha asciugato parzialmente la pelle sudata. I sedili in pelle sono comodi, ed è spaziosa. Una volta in auto non perdiamo tempo, baci passionali, mani che esplorano i corpi, sospiri. Rapidamente mi aiuta a sfilare la maglietta che vola via e mi ritrovo a seno scoperto, con la sua bocca incollata ai miei capezzoli. Sono seduta sulle sue cosce, i corpi attaccati, le mie mutandine, sotto la gonna corta, poggiano sui suoi pantaloni sentendo il membro duro e pulsante. Si sfila la maglietta, lecco i suoi ampi pettorali sudati gustandone il sapore salato. Le mutandine stanno diventando troppo umide, e senza sollevarmi troppo, con un gioco di prestigio, le sfilo via gettandole sul sediolino del guidatore. Le sue mani afferrano con forza le mie chiappe e le stringono. La sua lingua risale sul mio collo sudato.
- “Chiavami!” gli dico con un sospiro.
In un breve istante cala i suoi pantaloni e il suo cazzo eretto rimbalza fuori dall’elastico delle mutande. Lo afferro col la mano, mi sollevo leggermente, lo faccio scivolare sotto la gonna e lo poggio tra le labbra bollenti della mia figa. Mi risiedo lentamente, sentendolo entrare dentro me per tutta la sua lunghezza. Gli ficco la lingua in bocca e muovo il bacino su di lui, assecondando le contrazioni della mia figa e spingendolo sui punti più sensibili dentro me. Le sue grandi mani riempiono tutta la superficie della mia schiena. Mi chino all’indietro sulle sue mani possenti, mentre gemo forte tradendo il mio orgasmo. Mi accascio su di lui, restando seduta sul suo cazzo ancora ben conficcato dentro me. Riprende a muovere il suo bacino col piccoli colpi che affondano nella mia figa bagnata di umori e sudore. Gli lecco le labbra tenendo il suo volto tra le mani.
- “Per favore non venirmi dentro” gli dico dolcemente.
Prendo la pillola, ma non voglio che un ragazzo appena conosciuto mi venga dentro. Con le mani sui fianchi mi solleva, con un rumore bagnato il suo cazzo esce dalla mia figa, anche la nostra pelle resta attaccata dal sudore. Quel suono umido mi fa bagnare ulteriormente. Lui si china e allunga la mano verso la tasca interna del veicolo, sotto al finestrino. Tira fuori un preservativo. Prendendolo dalle sue mani gli faccio capire che voglio occuparmene io. Afferro il suo membro, lo stringo per sentire quanto è duro, lo scappello totalmente. Poi poggio accuratamente il cappuccio sulla punta, e lo srotolo fin giù. Mi tolgo anche la gonna, resto completamente nuda tra le sue braccia muscolose. Mi sento così piccola e leggera sul suo corpo. Accolgo nuovamente il suo cazzo incappucciato dentro me. Le sue mani si stagliano sulle mie tette e le afferrano completamente. Quando lo sento scaldarsi e gemere, mi dice:
- “Mettiti a pecora”.
Non esito ad assecondarlo. In un attimo mi ritrovo schiacciata in un angolino sotto l’impeto crescente dei suoi colpi. La differenza di stazza e peso è notevole. Con le mani è lui stesso ad afferrarmi per i fianchi e riportarmi in posizione, tirandomi verso il suo corpo, e affondando la sua verga in profondità. Adesso mi tiene ferma con le sue mani per non farmi scivolare sul sedile, mi sento una bambolina nelle sue mani. Mi schiaffeggia il culo. Poi ancora. Poi spinge con un ritmo forsennato mentre ansima forte. Poi l’apice del piacere, e i colpi che lentamente calano di ritmo fino a fermarsi. Sfila il pene dalla mia vagina, poi sfila il profilattico pieno di sborra. Si siede. Io prendo posto accanto a lui, con la testa poggiata sui suoi pettorali. Due minuti di silenzio assoluto fino a normalizzare il respiro.
- “Quanti anni hai?” chiedo rompendo il silenzio.
- “25. Tu?”
- “22. Che sport pratichi?”
- “Nuoto. Praticamente da sempre”.
Poi di nuovo silenzio. Attendiamo di recuperare le forze, che il sudore si asciughi. Poi ci rivestiamo, torniamo dai nostri amici.
Lui vede il biondo al bancone del bar da solo. Io vedo Martina con i ragazzi al tavolo che bevono qualcosa. Ci fissiamo negli occhi qualche secondo.
- “Allora ci vediamo” dico, pur sapendo che probabilmente non lo rivedrò mai più.
- “E’ stato un piacere conoscerti e stare in tua compagnia. A presto” risponde lui.
Due baci sulle guance e ognuno va dai propri amici.
Mi siedo accanto a Martina che mi guarda divertita, un po’ incredula, un po’ curiosa.
- “Come cazzo si chiamava?” le sussurro all’orecchio.
- “Non lo chiedere a me. Nemmeno il biondo so come si chiama” risponde ridendo.
Rido con lei. Vede la soddisfazione nei miei occhi.
- “Dopo, al camping, mi racconti” sussurra infine.
- “Buongiorno amò, io mi preparo per il mare. Tra poco passa a prendermi Martina” dico parlando a telefono con Marco.
E intanto Dario fa le facce da idiota per irritarmi. Quando riattacco la chiamata, Dario mi punzecchia:
- “Glielo hai detto ieri dov’eri e com’eri vestita?” chiede ironico.
- “Ma tu perché non ti fai una secchiata di cazzi tuoi, invece?!” rispondo.
Lui ride compiaciuto. Io invece sono rossa dalla rabbia, stanca delle sue battutine pungenti e irrispettose.
Andando in spiaggia incontriamo Marta lungo il viale.
- “Ciao Marta, come ti senti?” chiedo.
- “Ciao ragazze. Ieri mi è venuto il ciclo e stavo troppo male per venire con voi a ballare” dice sconfortata.
- “Arriva sempre nei momenti peggiori” dice Martina.
Marta ha 24 anni, grassottella, una ragazza timida ma molto buona. Non dice mai una parola offensiva, è sempre disponibile con tutti. Purtroppo è molto insicura con i ragazzi, quando esce con noi appare sempre imbarazzata. Solo con me e Martina riesce a divertirsi un po’ e ad aprirsi un po’.
In spiaggia ci accolgono gli animatori Roberto e Angela, ci illustrano il torneo di beach volley, i balli nel pomeriggio. Ma sanno bene che io e Martina non amiamo tanto partecipare a queste attività, preferiamo goderci la giornata a modo nostro. Ma poiché conosciamo bene ogni animatore del camping ci fermiamo a chiacchierare sempre volentieri. I bambini invece amano molto Angela e Roberto. E anche le mamme.
La mattina giochiamo a beach volley con gli altri, poi tutti in mare a rinfrescarsi. Partono guerre con l’acqua, lotte tra ragazze sulle spalle dei maschi, tuffi.
Tornando verso gli ombrelloni vediamo Federico, il bagnino, parlare con mia mamma. Federico è uno dei tre bagnini del lido, decisamente il più figo di tutti. Ha 32 anni, una vaga somiglianza con Raoul Bova, un fisico da perdere la testa. Mi fa un certo effetto vederlo parlare amabilmente con mia mamma.
- “Hai capito la mammina che flirta con Fede!” ironizza Martina facendo insinuazioni.
- “Beh, devi ammettere che la mia mammina è molto affascinante” rispondo ammiccando.
In effetti la mamma, pur avendo 44 anni, ha un fisico ancora invidiabile. E’ alta, un bel seno, capelli lunghi e castani. Insomma, non ho ereditato quasi nulla da lei, tranne il colore degli occhi.
- “Sarà un caso, ma quando tuo padre non c’è, Fede le ronza sempre attorno” ride Martina.
- “Guarda, se la mamma si facesse una sveltina con Fede, meriterebbe solo la mia stima. Io al suo posto non rifiuterei mai!” aggiungo.
- “Ah beh, nemmeno io se è per questo” ribatte Martina.
Arriviamo al mio ombrellone. Mio fratello come sempre buttato sul lettino a giocare col telefono. E io decido di sfottere un po’ la mamma:
- “Mamma ricordati che sei una donna sposata” le dico ridendo.
Lei mi guarda stranita non collegando subito il riferimento. Poi inizia a ridere.
- “Che stupidina che sei” mi dice allargando il suo sorriso.
- “A parte che potrei essere sua mamma, ma chiedevo delucidazioni sulla presenza delle meduse” aggiunge.
- “Ma che dici Laura, tu sei bellissima” si complimenta Martina.
Conosciamo Martina da così tanto tempo che ha molta confidenza anche con mia madre. La mamma la ringrazia con i suoi occhioni dolci e le da un bacio.
Tornando sulla battigia Martina mi dice:
- “Tua mamma è davvero molto simpatica e dolce. Ma tuo fratello invece sta sempre per conto suo, non socializza mai. Ma da chi ha preso?” mi chiede.
- “Mio fratello ce lo hanno dato per sbaglio in maternità, non si spiega altrimenti” dico ridendo.
La sera restiamo al locale del camping, un po’ di musica, qualche drink, buone chiacchiere. Intanto i ragazzi giocano a biliardino. Oggi persino mio fratello Dario gioca a biliardino con il fratello minore di Marta. Io e Martina beviamo un drink alcolico al tavolino. Dopo un po’ ci raggiunge Marta. Ci chiediamo se quest’anno arriverà qualche faccia nuova, è ormai agosto e di solito affluiscono nuovi vacanzieri in questi giorni. Mentre chiacchieriamo mi accorgo che Davide mi sta guardando insistentemente. Dopo aver pomiciato qualche giorno fa non abbiamo avuto più molte occasioni per parlare, e in verità anche io l’ho evitato un po’.
- “Linda, hai notato che Davide ti sta mangiando con gli occhi stasera?” mi dice Marta.
Martina che conosce i precedenti sorride maliziosamente. Io faccio l’indifferente.
Martina vede che Barbara e quei due imbranati di Gaetano e Giuseppe stanno ballando, e suggerisce di unirci a loro. Dopo poco ci raggiunge Davide, che si incolla letteralmente a me, cercando un avvicinamento. Poi mi sussurra all’orecchio:
- “Ho l’impressione che in questi giorni mi stai evitando”.
- “E’ solo un’impressione” rispondo.
- “Ho forse fatto qualcosa di sbagliato?” insiste.
Non gli rispondo. Odio tutte queste domande, odio i tipi troppo azzeccosi. All’improvviso, inaspettatamente, mi stringe e mi bacia sulle labbra. Istintivamente provo a divincolarmi e a respingerlo, ma stringe troppo forte. Alla fine cedo e gli concedo le mie labbra, la mia lingua, la mia bocca. Mi lascio andare e continuiamo a baciarci con una passione crescente. Preferisco quando usa la lingua in questo modo piuttosto che per fare domande stupide. Ma poi mi accorgo che mio fratello ci sta osservando a distanza e mi irrigidisco. Non mi sento a mio agio sotto il suo sguardo inquisitore. Non voglio che veda come Davide mi palpa il culo.
- “Davide, andiamo in un posto più tranquillo” gli propongo.
Mi prende per mano e ci allontaniamo. So già che mi porterà in spiaggia, a quest’ora non c’è nessuno, è buio, ed è frequente che le coppie in cerca di intimità vadano a cercarla lì. Arrivati in spiaggia torniamo a baciarci, con più passione, e sento le sue mani palparmi su tutto il corpo. Infilo la mano nei suoi pantaloni, afferro il suo cazzo caldo e rigido. Non resisto. Mi inginocchio, glielo tiro fuori, inizio a leccarglielo. Gli lecco le palle sudate e depilate. Poi all’improvviso mi squilla il telefono: è Marco! Faccio segno a Davide di tacere, e mentre sono ancora inginocchiata, col cazzo davanti alla faccia, rispondo:
- “Amore, dimmi” gli dico.
- “Volevo darti la buonanotte. Che stai facendo?” mi chiede.
Cerco una scusa per tagliare corto.
- “Sto al bar con Martina, stavamo spettegolando prima di andare a letto” rispondo.
- “Ok, allora vi lascio chiacchierare. Buonanotte amore”.
Lo saluto e poso il telefono rapidamente. Poi alzo lo sguardo verso Davide:
- “E’ il mio ragazzo” gli dico.
E subito torno a leccargli il cazzo. Sono molto eccitata, inizio a succhiarglielo. Lo prendo tutto in bocca. Poi inizio a sentirlo gemere. Mi sembra troppo presto, non credo stia già per venire. Poi sento la sua mano sulla testa che mi tiene ferma, e la mia bocca si riempie di sborra calda. E’ tanta ma la ingoio tutta. Anche se sono delusa per la sua rapida esplosione, speravo di divertirmi più a lungo.
La mattina mi sveglio piuttosto nervosa. E incrociare la faccia di Dario non fa che peggiorare la situazione.
- “Ho visto che ti stavi divertendo ieri sera…” mi punzecchia di primo mattino.
Io evito di rispondergli e di guardarlo.
- “Lo hai detto a Marco come ti diverti qui?” rincara la dose.
Sbatto le mani sul tavolo e mi alzo in piedi, inveendo contro di lui:
- “Ma perché invece di fare il guardone e pensare alla vita privata degli altri non pensi a te? L’hai mai avuta una ragazza almeno, visto che parli tanto? Coglione!”
- “Stai calma sorella. Io so il fatto mio, non ho bisogno dei consigli di una troietta!” mi risponde ferito nell’orgoglio.
- “Vaffanculo Dario! Sai solo giudicare gli altri, ma sei ancora vergine perché non hai nemmeno le palle di guardare una ragazza che ti piace” gli urlo con rabbia.
- “Ma chi cazzo te lo dice che sono ancora vergine? Sei solo una stronza!” mi dice, avendo io chiaramente colpito nel segno.
Mi alzo e rinuncio a fare colazione. Prendo le mie cose e vado a sbollire da Martina.
Raggiungo Martina e ho ancora un diavolo per capello. Per fortuna lei sa placare la mia ira con i suoi modi, mi conosce bene. Mi sfogo con lei, poi insieme andiamo a fare colazione al bar sulla spiaggia. Arrivate al bar mi dice che stamattina sono arrivati nuovi ospiti al camping. Dice di aver visto un nuovo ragazzo molto carino. Sono curiosa anche io. Chiediamo a Angela, l’animatrice, chi è arrivato. Ci indica una ragazza in spiaggia di 18 anni e ci accompagna per le presentazioni.
- “Lei è Camilla, è arrivata stamattina” ci dice.
Ci presentiamo anche io e Martina. Camilla sembra timida, ha due occhioni azzurri, è bassina, non è magrissima ma nemmeno grassa. Ci ha detto di essere toscana.
Ma io sono curiosa di sapere anche chi è il ragazzo di cui mi ha parlato Martina. Chiedo a Angela, in disparte, se lo ha visto.
- “Non li ho ancora incontrati, Linda. Ma so che è arrivata anche una famiglia da Napoli con due figli. Uno di 14 e l’altro 21 anni”.
Dopo una mezz’oretta ci raggiunge Marta e ci informa di aver visto il nuovo ragazzo, confermandoci che è molto carino. Dopo di lei arriva Davide, si ferma a salutarci. Ma io non lo degno nemmeno di uno sguardo. Dopo un po’ Marta richiama la nostra attenzione:
- “Eccolo, è lui!” ci dice indicando il ragazzo.
Lo guardiamo tutte a distanza. Poi si ferma a parlare con Roberto, l’altro animatore. E’ lui, stavolta, a condurlo da noi per le presentazioni.
- “Lui è Gennaro, è arrivato poco fa. Accoglietelo bene” ci raccomanda Roberto.
Avevano ragione Martina e Marta, questo tipo è molto affascinante. Alto, moro, occhi azzurri. Fisico asciutto, ci dice di essere una promessa del calcio. Vedo lo sguardo di Martina che brilla mentre lo fissa. Non gli stacca gli occhi di dosso.
Mezz’ora più tardi, dopo aver conosciuto e chiacchierato con i nuovi arrivati, io e Martina facciamo un bagno a mare. Lei sembra rallegrata dall’arrivo di questo nuovo ragazzo, e continua a parlarne.
- “Ti piace proprio eh?!” le dico sorridendo.
Lei arrossisce. Poi all’improvviso le si accende una lampadina, una notizia che aveva dimenticato di dirmi.
- “A proposito, sai che ho saputo che il 6 si farà di nuovo quel gioco…al buio…come da tradizione!” mi dice.
- “Intendi il buio di agosto? Credevo non si ripetesse più dopo l’anno scorso!” rispondo.
Intanto arrivano i nostri genitori in spiaggia.
- “Ne riparliamo stasera con calma, ora meglio di no” conclude.
Dopo cena mamma sta sistemando un po’ la casa. Mi chiama, mi poggia sulle braccia una pila di magliette e mi dice:
- “Portale a Dario che se le sistema nei cassetti. Ma prima bussa”.
Non lo vedo da stamattina, ma sono ancora arrabbiata con quello stronzetto e vorrei evitare di parlargli. Entro rapidamente in camera sua. Lo becco di spalle mentre visualizza un porno al PC e si trastulla l’uccello, che per fortuna non vedo, ma intuisco solamente.
- “Ma fai proprio schifo!” gli urlo lanciandogli addosso i vestiti.
- “Esci stronza!” mi urla incazzato e umiliato.
Non me lo faccio ripetere due volte e richiudo la porta, mentre ancora urla
- “Non entrare mai più!”.
Torno da mamma, che con molta pacatezza mi dice continuando a piegare i vestiti:
- “Ti avevo detto di bussare…”
- “Mamma, ma tuo figlio è uno schifoso maiale” le dico disgustata senza entrare nei dettagli.
Vado con Martina al locale del campeggio. Si aggiunge a noi anche Marta. Ci sono i soliti Giuseppe e Gaetano che ruotano attorno a Barbara come i pianeti attorno al sole. Ma Barbara come al solito li guarda a malapena. Ma ci sono anche i nuovi ospiti. C’è Gennaro che gioca a biliardino, e c’è Camilla che chiacchiera con Davide. Vedo che Martina e Gennaro si scambiano qualche occhiata complice. Poi ci dice che va a salutarlo, si alza e resta a chiacchierare con lui. Ma la mi attenzione adesso è spostata su Davide e Camilla, che sembrano prendere rapidamente confidenza. Stamattina nemmeno gli ho rivolto la parola, eppure adesso provo un acuto fastidio a vederlo parlare con lei, posandole i suoi occhi addosso. E la distanza tra loro continua a ridursi. E alla fine scatta il bacio. E avverto una fitta nel petto. Stanno limonando proprio sotto i miei occhi, a pochi metri da me. Provo a distogliere lo sguardo. Poi mi accorgo che, distratta da loro, non ho notato Martina che si è allontanata con Gennaro.
Marta avverte il mio disagio, capisce che è per colpa di Davide.
- “Vuoi che facciamo due passi?” mi chiede.
- “No tranquilla” le rispondo con un falso sorriso. Non voglio sembrare sofferente o gelosa per uno di cui mi è sempre importato poco. Ma stasera non so cosa mi prende.
Poi vedo Davide allontanarsi tenendo per mano Camilla. So già dove la sta portando: in spiaggia! Mi sale una rabbia. Resto a rimuginare per lunghi minuti. Poi dico a Marta:
- “Scusami, ma ora vado. Sono stanca”.
Mi avvio verso il bungalow, ma quando sono fuori dalla sua vista devio verso il viale che porta alla spiaggia. In una sorta di gelosia masochista voglio andare a vedere dove la porta, fin dove si spingerà. Come una ladra mi muovo furtivamente nell’ombra passando dietro agli steccati e ai cespugli. Mi vergogno di ciò che sto facendo, ma la curiosità e la possessività mi stanno accecando. Scorgo una coppia sui lettini centrali. Eccoli, quei maledetti. Ma osservando meglio non sono loro. Mettendo a fuoco e avvicinandomi il più possibile vedo che quello è Gennaro. E nuda a pecorina davanti a lui c’è Martina! La sta stantuffando con vigore, e lei sembra particolarmente coinvolta. Posso sentire i suoi gemiti leggeri portati dalla brezza. Nemmeno loro hanno perso tempo oggi. Osservare quella scena di sesso non mi lascia indifferente. Sento che inizio a inumidirmi tra le gambe. Mi siedo su un muretto celato alla vista da un arbusto. Continuo a osservarli e infilo una mano dentro gli shorts, e nelle mutandine. I gemiti di Martina accompagnano il movimento delle mie dita sul clitoride. Lui ora l’ha fatta voltare, inizia a scoparla frontalmente mentre lei ha le gambe spalancate. Mi infilo un dito, poi due nella vagina. Inizio a ravanare stimolando un intenso piacere. Infine lei si inginocchia, lui le mette una mano sulla testa. Brava la mia amica pompinara, sto per venire anche io con voi. Adesso sento i gemiti di lui. Io mi sono procurata un tacito orgasmo da sola. E ora immagino sia venuto anche lui. Mi sento una guardona ignobile adesso, me ne vergogno un po’. E mentre rifletto su questo, vedo Davide e Camilla tornare dalla spiaggia. Ma ormai la frustrazione e la rabbia sono rimaste attaccate alle mie dita con le mie secrezioni vaginali.
La mattina dopo in spiaggia è tutto uno sbaciucchiamento tra coppiette: da un lato Martina che ha perso completamente la testa per Gennaro, e non si stacca da lui. Dall’altro c’è Davide che sta appiccicato a Camilla con la sua tattica asfissiante. Ma la nuova arrivata sembra gradire molto le attenzioni e ricambia con baci e carezze. Altro che timida, questa troietta è fin troppo intraprendente.
Io trascorro tutta la mattinata con Marta. Ma il mio sguardo cade sempre sulle coppiette. Non posso resistere in questo clima smielato anche stasera, mi sento a disagio. Mi avvicino a Gaetano e Giuseppe, chiedo di organizzare un’altra serata a Sperlonga, insieme a Marta.
La sera mi preparo per la serata. Ma mentre mi vesto mi chiedo se riuscirò a divertirmi davvero anche senza la mia amica Martina. Ma sì, in fondo è solo per una sera. Farò nuove amicizie in pista. Quando esco dalla camera il bagno è occupato. Stranamente sembra che Dario si stia preparando per uscire. Quando apre la porta del bagno è tutto in tiro e ben vestito. A guardarlo mi rendo conto che è anche un bel ragazzo, alto, moro, bel fisico, gli occhi castani di mio padre. Se non fosse sempre apatico e con gli occhi fissi sullo schermo del PC o del telefono, non avrebbe difficoltà a trovare una ragazza.
- “Stasera esci dalle fogne e prendi un po’ d’aria? Come mai?” lo punzecchio.
- “E tu vai a troieggiare anche stasera? Riuscirai a tenere le gambe chiuse per una sera?” risponde lui andando sul pesante.
- “Tu pensa a trovarne una che le apra per te. O forse preferisci… i maschietti?!” gli dico con un sorrisetto maligno.
- “Sparati, ritardata!” conclude.
Raggiungo Giuseppe, Gaetano e Marta. I ragazzi dicono che ci raggiungeranno anche altri tre amici con un’altra auto. Sono ragazzi e ragazze che conosco di vista, ma non li frequento. Arrivati al locale beviamo qualche drink e poi ci gettiamo in pista. Giuseppe approfitta dell’assenza di Martina per strusciarsi addosso a me e provarci spudoratamente, con scarsi risultati. Ben presto Marta si stanca e torna a sedersi al tavolino, e anche Giuseppe e Gaetano le fanno compagnia. Resto sola a ballare, sfogando la mia frustrazione e la rabbia accumulata in questi giorni a causa di mio fratello, di Davide, della mancanza di Martina. Intanto arrivano anche gli altri tre, sono due ragazze e un ragazzo. Sono più grandi di noi d’età, avranno circa 30 anni. Decido di far finta di non vederli e restare in pista.
E come sempre accade, una ragazza sola che balla in pista viene rapidamente notata e abbordata. Ciò che è meno comune, invece, è che questa attenzione arrivi da un uomo di quasi 40 anni. Non mi sottraggo alle sue attenzioni, se non altro non è invadente come tanti ragazzini, il suo modo di muoversi è sobrio e rispettoso degli spazi, il suo portamento elegante. Per un bel po’ di minuti sembra quasi che gli interessi davvero solo ballare con me, ci divertiamo, sorridiamo. E la sua presenza se non altro tiene lontano da me soggetti che potrebbero essere più fastidiosi. Partono 4/5 pezzi orecchiabili che ci fanno divertire, pur senza esserci ancora scambiati una parola. Poi rompe gli indugi, si avvicina al mio orecchio delicatamente:
- “Facciamo una pausa per bere qualcosa?” mi chiede.
Io annuisco. Andiamo al bancone del bar. Si presenta:
- “Umberto” mi dice tendendomi la mano.
- “Linda” rispondo stringendogliela, e stavolta ben attenta a capire il nome.
Prendo una caipiroska alla fragola, e lui uguale.
- “Vieni spesso qui?” mi chiede.
- “E’ la seconda volta, mi piace qui” rispondo.
- “Io spesso sono in vacanza da queste parti, almeno una settimana, quindi torno in questo posto ogni anno” aggiunge con voce sicura che suscita il mio interesse.
Vedo la fede al dito della sua mano. Non che mi freghi molto, ma è un dettaglio che racconta qualcosa di lui. E io sono curiosa di natura, se ritengo che ne valga la pena.
- “Quanti anni hai?” gli chiedo.
- “Tu quanti me ne dai?” mi risponde col suo sorriso coinvolgente.
- “48…50…” gli dico provando a essere seria…ma poi mi scappa da ridere vedendo la sua faccia.
Lui ride di gusto con me. Poi dopo questo momento distensivo gli rispondo più seriamente:
- “35/36?” dico sollevando le sopracciglia in attesa della sua reazione.
- “38” conclude.
- “Io 22. Sei sposato da molto?” poi chiedo facendo la furbetta.
Lui si accarezza la fede con la mano e sorride.
- “Da qualche anno. Ti mette a disagio ballare e bere un drink con un uomo sposato?”
- “Se non mette a disagio te… e soprattutto tua moglie…” gli rispondo guardandolo con occhio scaltro mentre sorseggio il drink.
- “Nel dubbio non diciamoglielo. E magari evitiamo di dirlo anche al tuo ragazzo…” ribalta la situazione facendomi l’occhiolino.
Lo afferma con sicurezza, ma non mi conosce. Magari sta bluffando.
- “E chi te lo dice che io abbia un ragazzo?”.
- “Non serve che mi venga detto. Ho abbastanza esperienza da leggertelo negli occhi” afferma con estrema sicurezza, poi beve l’ultimo sorso del suo drink.
Gli sorrido, ma non confermo e non smentisco. In fondo non credo gli importi saperlo. Si diverte solo a giocare e mostrare le sue doti da seduttore. E da quel che ho visto, guardandomi intorno, è decisamente il miglior seduttore del locale. Avvicino la mia bocca al suo orecchio:
- “Perché non continuiamo a parlare in un posto meno rumoroso?” gli chiedo, sottintendendo ciò che ha già colto e desiderava.
- “Mi sembra un’ottima idea” ribatte con la sua consueta calma e sicurezza, sentendosi padrone della situazione.
- “Dammi solo un minuto che avviso la mia amica con cui sono venuta”.
Mi avvio al tavolo dove sono seduti gli altri a bere e chiacchierare. Saluto con un cenno della mano e un sorriso gli altri tre arrivati dopo, senza dargli troppa importanza, poi sussurro all’orecchio di Marta:
- “Mi allontano per un po’ con un tipo che ho conosciuto”.
- “E vai da sola?” mi chiede con la sua tipica ingenuità e candore.
- “E che vorresti venire anche tu a guardare mentre mi apparto con lui e trombiamo?!” le rispondo con un pizzico di scherno.
Marta arrossisce alla mia risposta. Ma almeno adesso sono sicura che abbia capito bene la situazione.
Torno da Umberto e insieme andiamo verso la sua auto nel parcheggio, un Suv nero. Mi apre la portiera davanti, in auto noto subito dei pupazzi e qualche giocattolo per bambini. Capisco che ha anche uno o più figli. Lui sale al posto di guida, mi guarda, mi scosta i capelli dal viso. Poi si avvicina e mi bacia. Assaggio le sue labbra, assaporo la sua lingua.
- “Conosco un posticino isolato a 5 minuti da qui, se a te va bene” mi dice.
Io annuisco. Mette in moto e la sua mano poggia sulla mia coscia. In effetti dopo pochi minuti si ferma in mezzo alla campagna, un luogo buio, senza anima viva. Lui scende, sistema accuratamente sui sedili posteriori un lenzuolo. Non appena ci posizioniamo dietro non perdiamo tempo. Restiamo subito completamente nudi. Mi metto subito a pecorina, lui non si fa pregare e mi sbatte. Cambia frequentemente posizione, mi fa sedere su di lui, prima faccia a faccia potendo anche limonare, poi dandogli le spalle mentre mi afferra le tette. Poi cambia ancora, senza tregua, facendomi godere. Facciamo anche un 69, e con la sua lingua, che muove sapientemente, riesce a farmi venire per la seconda volta. Più di 20 minuti, forse 30, senza proferire una parola, solo sospiri e gemiti, con il suo cazzo duro costantemente conficcato nella mia figa compiaciuta. Scopate così soddisfacenti sono davvero rare, questo Umberto ha davvero tanta esperienza. Le sue mani sulla mia pelle mi suscitano sensazioni acute, mi fa venire i brividi. Sulle mie labbra si mescolano sapori eccitanti: saliva, sudore, dopobarba, l’alcol sulle sue labbra. Dopo tanti colpi nel mio ventre mi sento stordita. Annuso lentamente l’odore del suo alito, è inebriante. Quando finalmente anche lui è al culmine, mi fa inginocchiare. Io tengo i capelli accuratamente lontano dal viso per evitare di sporcarli. Poi la sua bianca crema si spande sul mio viso e sulle mie labbra. Aggiungo l’ultimo piacevole sapore alla lista, ne memorizzo l’odore tirando su l’aria nelle narici. Mi lecco le labbra per gustare questo nuovo cocktail che mi ha offerto. Mi piace. Continuo a fissare i suoi occhi e con le dita raccolgo ancora un po’ di sborra dagli zigomi, e le porto alle labbra. Dai miei occhi legge la mia soddisfazione. Vedo il suo cazzo che sta perdendo rigidità e perde qualche goccia dal meato. Avvicino le labbra, succhio la punta umida, lo ripulisco con la lingua. Lui ricambia la cortesia, si sporge a prendere fazzoletti imbevuti vicino al cruscotto, e me li porge per pulirmi. Mi aiuta anche a controllare se ho schizzi fuori posto da ripulire. Penso che a volte certe sveltine siano meglio anche di certe relazioni lunghe, almeno non lasciano un vuoto, ma rigenerano. Provo a carpire la soddisfazione dal suo sguardo:
- “Sei stato bene con me?” gli chiedo timidamente.
Lui mi sorride, mi bacia con dolcezza.
- “Sei stata un’amante eccezionale”.
Anche se non dovrei dare troppo peso alle parole di uno sconosciuto che non vedrò mai più, quella conferma mi rincuora.
Ci sistemiamo, poi torniamo al parcheggio del locale. E’ ancora presto, ma lui mi dice che non rientra, deve andare. Mi porta con l’auto fino all’ingresso, poi un ultimo bacio con la lingua, ancora qualche secondo di intimità. Poi ognuno per la sua strada.
Rientro e raggiungo i miei amici al tavolino. Trovo solo Marta e Gaetano, gli altri sono sparpagliati, chi in pista, chi al bar. Mi siedo volentieri a riposare dopo tanta attività fisica, e prendo un altro drink per placare la sete e togliere il sapore dello sperma dalla bocca.
Dopo un po’ Marta mi chiede di andare in pista con lei. Non ho tanta voglia di sudare ancora, ma non voglio sembrare troppo distante stasera, già l’ho lasciata sola per troppo tempo. Arrivate in pista Marta mi chiede com’è andata con il tipo, è curiosa. Ma non voglio fornire troppi dettagli, mi limito a dirle:
- “Tutto bene, abbiamo trascorso piacevolmente il tempo insieme”.
Sembra soddisfatta della risposta, sarà che mentre l’ho detto spontaneamente si è aperto un sorriso sul mio viso. Il resto lo lascio alle sue delicate fantasie.
Arriva Giuseppe, sussurra qualcosa a Marta e si allontanano entrambi verso il tavolino. Io resto in pista ancora un po’. E subito si avvicinano due ragazzini, avranno all’incirca l’età di mio fratello. Resto a ballare un po’, finché non mi stringono in mezzo un po’ troppo. Ben presto mi rendo conto che non sono proprio come mio fratello, ma molto più audaci. E dopo aver sentito una volta di troppo le loro mani sul mio culo, decido di andare al bar a prendere un altro drink e defilarmi da quella antipatica situazione. Uno di loro, particolarmente insistente, mi segue al bar. Mi dice il suo nome, mi chiede se voglio tornare in pista a ballare con lui, ma io evito anche di guardarlo e rispondergli. Ma lui si sente spiritoso, e si arroga il diritto di fare qualche apprezzamento di troppo. Di solito evito di affossare l’egocentrismo dei maschietti, ma in questo caso non potevo esimermi:
- “Ripassa tra qualche decennio, quando avrai imparato l’educazione e a rispettare il rifiuto di una ragazza” gli dico guardandolo di sbieco con aria di sufficienza.
Gli si spegne di netto il sorriso da ebete sul viso, farfuglia qualcosa che non ho ben capito e si allontana. Ma evidentemente ha raccontato ai suoi amici uno scambio di battute alternativo e meno mortificante, perché dopo pochi minuti mi si avvicina una tizia piuttosto alterata. Avrà circa 16 anni, si avvicina a me con fare minaccioso, sbraitando e urlando come un camionista nel traffico. Ha una corporatura piuttosto robusta e un fare sgraziato, trucco troppo marcato, sembra Pennywise.
- “Ehi stronza, come ti sei permessa di ballare e fare la zoccola col mio ragazzo?!” mi dice colmando gli ultimi metri di distanza, fino a trovarmela accanto.
Bevo un sorso dalla cannuccia, la squadro dalla testa ai piedi. Poi con voce calma e bassa le dico:
- “Prima di tutto starnazza più piano. E poi chi sarebbe, di grazia, il tuo ragazzo?”
- “Fai poco la spiritosa puttana” continua a urlare con un marcato dialetto ciociaro e gesticolando ampiamente “Non prendermi per il culo! Vi ho visti in pista, e poi qui”.
Non so se sia più fastidiosa la sua voce gutturale o la sua presenza ingombrante. Le lancio un altro sguardo a metà tra la compassione e il disprezzo, e sono stanca delle sue urla:
- “Forse dovresti chiederti come mai il tuo ragazzo preferisce la compagnia di altre alla tua…”
Questa frase deve averla colpita nel segno, perché diventa rossa in volto e carica il braccio allargandolo con il palmo della mano aperta. Sono seduta sullo sgabello e capisco che non riuscirò a schivare quello schiaffo, mi preparo all’impatto. Poi, inaspettatamente, una mano ferma il braccio dell’invasata. E’ Maria, una delle amiche di Giuseppe che ci ha raggiunto dopo.
- “Invece di usare la violenza, non sarebbe il caso di parlare col tuo ragazzo, se lo è davvero? E poi i tuoi genitori lo sanno che sei qui con i tuoi amici, a bere alcol e litigare? Vuoi forse che chiamiamo a casa e li avvisiamo?” le dice poi Maria con severità.
Maria è giovane, ma non è più una ragazza, è una donna. Le sue parole e le sue espressioni sembrano quelle di una madre, di un’insegnante, di un’allenatrice, non certo di una ragazzina sprovveduta. La cafona sembra aver colto l’avvertimento e si allontana. Ma lancia un’ultima minaccia:
- “Non ti avvicinare più a lui. Sei avvisata”.
- “Grazie Maria, quel colpo mi avrebbe fatto molto male” le dico.
Lei mi sorride, poi aggiunge:
- “Io e il mio amico stiamo andando già via. Se vuoi, puoi venire con noi adesso. C’è posto anche per Marta se vuole. Gli altri poi torneranno con Gaetano e Giuseppe dopo”.
Non ci penso più di due secondi e accetto. L’atmosfera qui è diventata tesa per me, e comunque il meglio della serata l’ho già gustato.
- “Sì, meglio che venga con voi adesso. Qui non sono più a mio agio”.
E pensandoci bene, forse è meglio che eviti di tornarci per un bel po’ di tempo.
Anche Marta decide di tornare prima, e si unisce a noi. E’ proprio lei che mi fa notare che è ancora presto, e forse c’è ancora la musica al camping. Quando arriviamo la musica è appena finita, qualcuno comincia ad andare a letto. Anche io decido di avviarmi al mio bungalow. Lungo la strada, a sorpresa, incontro Davide tutto solo.
- “Come mai tutto solo? E’ la prima volta in due giorni che non ti vedo quella piovra attaccata addosso” dico sarcasticamente.
- “E che fastidio ti dà?! Prima che arrivasse Camilla nemmeno mi rivolgevi la parola” ribatte.
- “Sì, è vero. E continuerò a non farlo” gli dico con molta calma, anche se in realtà sto bruciando di rabbia dentro. Poi giro i tacchi e mi allontano.
Lui mi afferra con decisione per un braccio:
- “Fermati. Non andare…”
Non attendo nemmeno che finisca di parlare, mi volto e gli do un ceffone sulla guancia. Lui incassa, senza fare sceneggiate, poi mi blocca entrambe le braccia con le mani, per tenermi ferma mentre provo a divincolarmi. Fissa la mia faccia incazzata. Mi tira a sé, stretta. E quando vede che mi sono calmata e non mi agito più, avvicina la sua bocca e mi bacia. Non lo rifiuto, e sulle labbra mi ammorbidisco per qualche secondo.
- “E con Camilla come la metti?” chiedo sottovoce.
- “Guarda che fino a ieri nemmeno la conoscevo” risponde.
Camminiamo fino alla spiaggia senza incontrare nessuno e senza sentire un rumore. Davide ha uno strano ascendente su di me, con i suoi modi, con le sue parole. Mi piacciono le sue attenzioni, e sono infastidita se le vedo rivolte a un’altra. Raggiungiamo un lettino abbastanza nascosto dall’ombra, e dalla doppia fila di cabine. Ci baciamo con passione, fino a quando i nostri corpi non si scaldano. Le sue mani palpano il mio culo. Ho già la figa umida e voglio il suo cazzo in bocca. Mi siedo. Gli tiro giù pantaloncini e mutande. Me lo mangio subito, lo gusto. Ma subito sento che c’è qualcosa di strano. Ha un sapore diverso, lo sento viscido sotto la lingua, è un po’ acido…Me lo sfilo subito dalla bocca disgustata.
- “Hai scopato con quella prima?!?” gli chiedo retoricamente, in realtà è un’accusa, una certezza.
- “Perché tu invece stasera vuoi farmi credere che sei stata sola?” ribatte.
In effetti il suo è il secondo cazzo della serata che prendo in bocca. Ma lui non può saperlo, può solo sospettarlo. E comunque non ha sentito il suo sapore sul mio corpo.
- “Perché vuoi farmi credere che ti darebbe fastidio?” rigiro la domanda.
- “Tantissimo Linda. Tantissimo!” risponde senza esitazione e con voce seria.
- “E allora sai che il sapore di lei sul tuo corpo infastidisce anche me ora”.
- “Hai ragione. Se non ti va, fermati” conclude lui.
Alzo lo sguardo e fisso i suoi occhi. Mi sembrano sinceri. Gli sorrido. Poi lo rimetto in bocca. Sento forte il sapore della figa di quella stronzetta. Ma allo stesso tempo mi eccita. Lo infilo tutto in bocca bagnandolo con la mia saliva. Lo lecco interamente. Lecco anche le sue palle, fino a cancellare il sapore della usurpatrice. Lo sciacquo a lungo nella mia bocca con la saliva. Lo sfilo di bocca, alzo lo sguardo verso i suoi occhi.
- “Ho fatto di meglio: ho eliminato il suo odore dal tuo corpo!” gli dico collegandomi alla sua ultima frase.
Lui mi afferra le mani e mi fa alzare. Poi mi bacia con passione e tenerezza.
- “Adesso voglio controllare anche io il tuo sapore. E lavare via eventuali tracce di altri maschi”.
Su questa frase ho un brivido che mi percorre il corpo, e immediatamente la mia fighetta diventa fradicia. In un attimo tiro giù gli shorts e il perizoma. Resto nuda. Mi stendo sul lettino e spalanco le gambe. La faccia di Davide struscia sulla mia figa cospargendosi dei miei umori. La sua lingua stimola il mio clitoride, la mia mano preme sulla sua testa mentre gemo. Gli basta lavorare con la lingua per pochi minuti per farmi ottenere un orgasmo. Avvicina le sue labbra e mi bacia. Sento il mio sapore sulle sue labbra, un sapore decisamente migliore di quell’altra, perché sa di me.
- “Adesso voglio coprirti con l’odore del mio corpo. Voglio che tu profumi della mia figa”.
Lui coglie subito le mie intenzioni, si denuda totalmente e si stende su di me, tra le mie cosce. Lo sento pulsare nel mio ventre, lo sento caldo, duro, profondo. Mentre spinge mi bacia. Limoniamo mentre affonda i colpi, con le mani gli scompiglio i capelli. Spinge forte, in profondità. Lo sento aumentare il respiro nella mia bocca. Lo sento gemere incollato alle mie labbra. Poi mi riempie con il suo caldo sperma. Resta dentro ancora, finché non perde rigidità. Adesso porta il mio odore sul corpo. E io porto la sua sborra dentro il mio.
- “Mi manchi tantissimo! Appena torni organizziamo un’uscita in barca”.
- “Wow, stupendo. Vedrai che agosto volerà veloce, e poi sarò tra le tue braccia”.
Intanto, a tavola, mentre fa colazione, mio fratello Dario mi fa smorfie e simula bacini per prendermi in giro; 18 anni, compiuti a gennaio, di puro fastidio e idiozia. Gli lancio un’occhiataccia. Poi esco all’esterno del bungalow per sottrarmi alle sue espressioni da ebete. Concludo la chiamata e rientro dentro cambiando espressione e dirigendomi verso quell’infausta disgrazia di fratello.
- “Ma possibile che devi fare sempre il coglione!?” gli urlo.
- “Ciao amò, torno presto…muah muah…” mi dice con la voce alterata per farmi il verso.
- “Pensa a trovarti una ragazza invece di ascoltare le telefonate degli altri”.
- “Se lui sapesse quello che combini qua, nemmeno tu avresti più un ragazzo…” balbetta sottovoce facendo allusioni.
- “Ma taci idiota!”
- “Troia”.
- “Sfigato”.
A interrompere lo scambio di cortesie sopraggiunge un urlo dall’esterno:
- “Lindaaaaaaa!”
Di scatto mi affaccio fuori.
- “Eccomi Martina. Due minuti e arrivo”.
- “Muoviti che sono già tutti in spiaggia”.
Rientro e in fretta afferro lo zainetto con il telo, la crema protettiva, infilo dentro anche la borraccia dell’acqua.
- “Martina arrivo subito…gne gne…” continua con la sua vocina idiota Dario.
Gli rivolgo il dito medio e arriva mia mamma.
- “Ma possibile che vi punzecchiate sempre come bambini?” dice, “Avete 22 e 18 anni, sembrate all’asilo”.
Mi avvicino e le do un bacio sulla guancia.
- “Hai fatto un figlio troppo scemo. Dovevi fermarti dopo di me” le dico sorridendo a bassa voce. “Vado in spiaggia, a dopo!” aggiungo poi a voce alta.
Raggiungo Martina e insieme attraversiamo il camping fino alla spiaggia. Mentre camminiamo tra i bungalow, salutiamo un po’ tutti quelli che incontriamo, chi si è appena svegliato, chi sta per andare in spiaggia. Questo è il quarto anno che la mia famiglia sceglie questo camping sulla costa laziale per trascorrere le vacanze, ormai ci conosciamo un po’ tutti. Più della metà dei vacanzieri erano qui anche negli anni precedenti. Martina viene qui da 12 anni, da quando era una bambina. Abbiamo la stessa età ed è stata la prima amica conosciuta qui quando venni per la prima volta. Lei poi mi ha presentato i suoi amici e inserita nella comitiva. Durante l’anno non ci vediamo mai, lei vive a Viterbo e studia a Perugia. Io invece sono di Roma. Però ci sentiamo spesso a telefono o su WhatsApp. E durante le vacanze, quindi, viviamo intensamente il tempo insieme.
Arrivate alla spiaggia attrezzata, ci fermiamo a salutare i gestori al bar, prima di raggiungere i nostri ombrelloni. Sono una coppia di poco più di 50 anni, che da vent’anni gestiscono questo villaggio, le spiagge e ogni anno apportano migliorie e si allargano, aggiungendo nuovi bungalow. Anche il locale con la musica all’aperto si è ingrandito, e di recente, oltre al palco su cui si esibiscono gli animatori per gli spettacoli, è stato aggiunto anche un teatro all’aperto.
Raggiungiamo i nostri ombrelloni per deporre gli zaini e gli abiti. Io sono due file dietro a Martina, ma defilata solo di un paio di posti. Rimasta in costume torno da lei.
- “Gli altri sono al campo di beach volley, facciamoci prima un bagno e poi li raggiungiamo” mi dice.
Martina fisicamente è simile a me, magra, alta 168. La sua pelle è già più abbronzata della mia, in virtù del fatto che è arrivata una settimana prima di me. I suoi occhi nocciola sono profondi e furbi, denotano una grande intelligenza. I suoi capelli castani e ricci sono lunghi fino a metà schiena. A volte ci hanno scambiato per sorelle, vedendoci sempre insieme. Io sono lievemente più alta di lei, capelli neri lisci scalati, fino alle spalle.
Arrivate con l’acqua fino alla base del seno, mi sussurra con un sorriso accennato:
- “C’è anche lui con gli altri”
- “Ma chi? Di chi parli?” le dico dubbiosa, non sapendo se si riferisce a chi penso io.
- “Davide, quello dell’altra sera” mi dice sogghignando.
Davide è il tipo, arrivato da pochi giorni da Latina, con cui ho pomiciato due sere fa nel locale del camping.
- “E che importa. Lascialo giocare con gli altri” rispondo disinvolta.
- “Dai che è carino. Lo so che ti piace…” mi dice con un sorriso facendomi l’occhiolino.
- “Qui non mi serve, sono in fase relax. E’ più utile con la musica e qualche drink” rispondo con tono complice guardandola negli occhi.
- “Che stronza” mi dice, e poi ridiamo insieme.
Martina è sempre stata un’ottima spalla nelle serate allegre, per ballare, e anche per conoscere ragazzi. Quest’anno sembra più frenata, forse perché da qualche mese frequenta un compagno dell’università che sembra piacergli molto. Sono curiosa:
- “Come va con Nicola?” le chiedo.
- “Ci stiamo frequentando. Per ora bene, ma non voglio affrettare…” dice pacatamente, con i suoi modi riflessivi.
- “Pensi che durerà con lui?” incalzo con la mia consueta curiosità.
- “Vedremo a settembre, quando ritorno”.
- “Certo” le dico maliziosamente “Adesso meglio goderci la libertà, poi a settembre si vede”.
- “E tu sempre con Marco?” mi chiede con quell’aria di chi la sa lunga.
La guardo con la coda dell’occhio e annuisco. Poi sussurro:
- “Eh sì”
- “Eppure io non ti ho mai vista convinta con lui. Non so…” mi dice provando a tirarmi qualche confessione dalle labbra.
In effetti sto con Marco da un anno e mezzo, è un bel ragazzo, con lui mi diverto, ma non riesco a immaginare un mio futuro accanto a lui. Gli voglio un gran bene, abbiamo una buona intesa, anche sessuale, ma sono io a non sentirmi pronta per pensare a una relazione proiettata troppo in là col tempo. Preferisco godermi il presente.
- “Io lo amo, mi fa ridere, mi fa stare bene. Ma ora mi basta questo, tesoro. Non mi piace pensare al matrimonio, ai suoceri, le cene in famiglia, i figli… brrrr… mi manca il respiro, mi viene l’ansia!” le rispondo con una discreta dose di ironia.
- “Che esagerata” mi dice ridendo “Non devi mica spingerti così lontano con la fantasia”.
Risaliamo verso la battigia. In lontananza vedo che sono arrivati i miei genitori con mio fratello. Alla prima fila di ombrelloni incontriamo Barbara, una ragazza di 20 anni molto corteggiata dai maschietti del camping, per il suo seno prosperoso, una quarta traboccante dal costume, capelli neri e ricci, la pelle scura baciata dal sole. Tutte caratteristiche che tradiscono la sua origine siciliana.
- “Ciao Barbara” saluta Martina.
- “Ciao ragazze” risponde lei quasi annoiata.
Questa troietta se la tira come poche. A volte mi irrita. Martina mi ha raccontato che la conosce da quando era completamente piatta, prima che lo sviluppo le facesse crescere quelle boe in modo incontrollato. Mi raccontò che l’anno prima era una bambina con un lieve accenno di seno, mentre lei e le sue amiche erano già sviluppate. L’anno successivo si era presentata con queste enormi bocce diventando la più tettona della spiaggia. La povera Martina, con la sua seconda di seno, provò non poco imbarazzo. E devo confessare che anche io provo un po’ di invidia avendo una seconda taglia proprio come Martina.
Raggiungo i miei genitori.
- “Ciao papi, per caso avete portato il materassino?” chiedo
- “Sì Linda, si deve solo gonfiare” interviene la mamma.
Mio fratello è steso sul lettino a giocare col telefono, e senza alzare lo sguardo, come al solito, mi rovina la festa:
- “Dopo serve a me, lo prendo io”.
Riesce sempre a farmi incazzare questo rompiscatole.
- “Ma perché non vivi come tutti i tuoi coetanei? Vai a correre dietro alla Barbara che è in prima fila!” gli dico con voce rancorosa.
- “Linda…” mi richiama dolcemente il babbo “Non esagerare”.
- “Mi da troppo sui nervi questo essere!” ribatto.
Intanto si è avvicinata Martina dopo essersi asciugata, e avendo sentito tutto mi dice:
- “Tranquilla Linda, dopo anche i miei portano il materassino”.
Beata Martina, è figlia unica e non ha rompiscatole vaganti in casa.
Finalmente io e Martina ci godiamo la pace al largo, stese sui nostri materassini. Lei distesa sulla schiena, io a pancia in giù.
- “Sai Linda, stasera stavamo pensando di andare in un locale a Sperlonga. C’è buona musica e bell’ambiente”.
- “Ottimi idea. Ieri sera al camping mi sono annoiata. Almeno vediamo facce nuove. Chi viene?” chiedo.
- “Ancora non lo so con precisione, Gaetano che ha l’auto è disponibile. Quindi verrà con suo cugino Giuseppe. Forse Marta. Gli altri non so”.
- “Ma Gaetano conosce la strada o ci perdiamo come l’anno scorso?” chiedo perplessa.
- “Stavolta seguiamo Maps” ribatte prontamente.
Ed ecco che parlando del diavolo spuntano le corna. In breve ci raggiunge tutta la combriccola a nuoto.
- “Ehi occhietti verdi” dice Giuseppe rivolgendosi a me “Stasera sei dei nostri? Si va a Sperlonga”.
- “Dipende. Chi guida?” dico senza scompormi e senza muovermi dalla mia posizione.
- “Gaetano” risponde.
- “E allora siamo fritti…” dico con sarcasmo.
- “Adesso ho imparato la strada” risponde piccato Gaetano.
Vedo che accanto al materassino di Martina c’è anche Davide che fa scorrere il suo sguardo lungo il mio corpo. Mi volto dall’altro lato.
- “Chi altro viene?” chiedo.
- “Forse anche Marta. Ma serve un’altra auto se vuole aggiungersi qualcun altro”.
Quindi non ci sarà Davide stasera. Forse è meglio così.
- “Beh a me non va di restare qui anche stasera. Magari nelle prossime sere ci organizziamo prima e andiamo con un’altra auto” interviene Martina.
Sono le 21:10 e sto ultimando i preparativi per la serata. Alle 21:15 devo essere al bungalow di Martina, Gaetano viene a prenderci lì. Cerco di non esagerare con il trucco, giusto un po’ di labbra lucide e metto in risalto gli occhi verdi.
Esco dal bagno, prendo la borsetta.
- “Ciao mamma, ciao papi. Vado a ballare con Martina”.
- “Capisco che faccia caldo, ma non è eccessivo questo abbigliamento striminzito?” chiede mio padre vedendo la poca stoffa del top che lascia scoperta la mia pancia.
- “Ma Bruno, è l’abbigliamento dei giovani di oggi. Non preoccuparti troppo, le ragazze sono tutte vestite così in estate” interviene mia mamma togliendomi dall’imbarazzo.
Mio padre annuisce con poca convinzione, ma mamma riesce sempre a placare le sue preoccupazioni.
Poi mamma si avvicina e mi sussurra:
- “Chi c’è con voi? Chi guida?”
- “Gaetano, Giuseppe e Marta” rispondo.
- “Stai attenta e non bevete troppo. Per qualsiasi cosa chiama” mi dice con i suoi dolci occhi verdi e quel tono rassicurante.
- “Ok mamma”
- “Sei meravigliosa” infine conclude dandomi un bacio sulla guancia.
Raggiungo Martina alle 21:25. Mi squilla il telefono, è Marco:
- “Ciao amore”
- “Che fai di bello stasera?” mi chiede.
- “Niente di che, uno spettacolo degli animatori al teatro. Ci sono anche i miei. Che palle. Mi sa che tra due ore sono già a letto”.
Riattacco dopo qualche frase sdolcinata reciproca. Vedo lo sguardo vagamente accusatorio di Martina che mi fissa.
- “Non guardarmi in quel modo…” le dico faticando a trattenere una risata.
- “Sei la migliore a mentire, Linda” poi ride, e subito dopo la seguo anche io.
Arrivano Gaetano e Giuseppe, ma non c’è Marta.
- “E Marta?” chiede Martina.
- “Non poteva venire, non si sentiva bene” risponde Giuseppe.
La guida incerta da neopatentato di Gaetano è avvilente. Avremmo dovuto impiegarci 15 minuti ad arrivare al locale, lo abbiamo raggiunto in 35 minuti. La musica è alta, il locale ampio, la pista all’aperto e il bar ben fornito. Ci sono tavolini con sedie e divanetti che si estendono tutti intorno alla pista da ballo, illuminati da candele soffuse.
Ci accomodiamo subito per bere dei drink alcolici e idratarci la gola prima di scendere in pista. Gaetano, molto prudente e attento, prende una bevanda analcolica. I ragazzi tutto sommato sono simpatici, li conosco da tempo. Giuseppe puntualmente, ogni anno, ci prova con me. Non è un brutto ragazzo, ma non è il mio tipo. E quando le sue battute diventano palesemente un nuovo maldestro tentativo, do un colpetto col piede a Martina sotto al tavolo. Uno sguardo e ci buttiamo nella mischia.
- “Andiamo Linda, questa canzone è troppo bella!” dice trascinandomi via per un polso.
Dopo un po’ i ragazzi ci seguono, e iniziano a ballare accanto a noi. Ma io e Martina abbiamo una certa esperienza nel far desistere chi non ci aggrada, e balliamo tra noi escludendo loro. Talvolta io e Martina ci cimentiamo anche in balletti sexy, e sentiamo addosso gli sguardi allupati dei maschietti.
Dopo 10 minuti Gaetano sussurra qualcosa all’orecchio di Martina e si allontanano.
- “Che ha detto?” chiedo.
- “Dice che vanno a ballare più in là. In pratica sono in caccia”.
- “Quei due non prenderebbero una fagiana nemmeno se gli cadesse nel letto!” esclamo ridendo e coinvolgendo nell’ilarità anche Martina.
Dopo qualche minuto non tardano ad arrivare due ragazzi che, vedendoci sole, si lanciano in pista attorno a noi. Io e Martina ci guardiamo e sorridiamo divertite, sappiamo già come funziona in queste situazioni. Non è la prima volta che ci capita. Quindi ci avviciniamo. Ci prendiamo per mano e balliamo senza curarci di loro. Ci avviciniamo fino a sfiorare i nostri corpi e le nostre gambe si intersecano, dando vita a un ballo sexy che per molti potrebbe sembrare persino erotico. Ma i due ragazzi invece di desistere sembrano più motivati. Ci stringono in una morsa, uno dietro me e uno dietro Martina. Guadagnano centimetri fino a trovarceli incollati addosso. Quando inizio a sentire le mani che mi sfiorano i fianchi e il suo fiato sul collo, faccio segno a Martina che è il momento di andare al bar a prenderci qualcosa. Arriviamo al bancone ridendo per l’accaduto, per l’audacia dei due. E mentre stiamo per ordinare, eccoli raggiungerci al bancone del bar.
- “Possiamo sederci a bere qualcosa insieme con voi?” dice il primo ragazzo biondo rivolgendosi a Martina con molta gentilezza e garbo.
L’altro ragazzo moro, con fisico atletico, mi tende la mano e si presenta, ma non ho capito bene il suo nome a causa della musica alta che mi stordisce. Gianfranco, Giancarlo, qualcosa del genere…
- “Cosa prendete?” chiede il ragazzo moro. E poi si rivolge al barista mostrando chiaramente l’intenzione di pagare per tutti.
Sono decisamente carini, e sembrano anche simpatici, oltre che audaci e educati. Quindi io e Martina ci lasciamo coinvolgere nella conversazione. La loro compagnia è piacevole. Dopo qualche minuto a rompere il ghiaccio e scambiare qualche risata, ci spostiamo nuovamente in pista. Stavolta accettiamo di coinvolgere anche loro e farci trasportare dal ritmo insieme a loro. Dopo un po’ i corpi si avvicinano, il contatto durante il ballo è inevitabile, l’alcol ha abbassato le difese e le inibizioni, le risate sono generose. Le sue mani sfiorano i miei fianchi, poi si appoggiano. Io tengo le mani sulle sue spalle, poi attorno al suo collo. Il moro ha un bel corpo atletico. E lentamente si stringe al mio. Con i nostri bacini a contatto posso sentire la rigidità della sua eccitazione. Quella durezza sotto la patta dei pantaloni non mi lascia indifferente, le sue dita sulla pelle nuda dei miei fianchi mi fanno venire la pelle d’oca. Forse lo nota anche lui, perché inizia a stringermi al suo corpo, tirandomi a sé per i fianchi. Poi avvicina la sua bocca alla mia, io schiudo le labbra per accogliere la sua lingua nella mia bocca, che prontamente entra a perlustrare il mio cavo orale. Assaporo le sue labbra al gusto di mojito. Le sue mani grandi e forti stringono il mio corpo, il quale adesso è meno controllato da me e più da lui. Mentre la mia lingua fa amicizia con la sua, vedo Martina che balla col biondo, senza arrivare però allo stesso livello di confidenza. Mi guarda divertita, mi sorride, commenta col suo partner di ballo che sembra altrettanto divertito dalla scena. Sento le mani del moro sempre più audaci sulle mie cosce. E sento il suo membro pulsare ogni volta che i nostri corpi si stringono.
- “Andiamo in un posto più appartato” mi sussurra all’orecchio.
Sono molto tentata, ma non posso lasciare Martina da sola.
- “Non posso lasciare la mia amica sola” gli rispondo.
- “E’ con il mio amico, non preoccuparti” prova a insistere.
- “Siamo venute insieme, non posso lasciarla con un ragazzo che conosce appena”.
La sua faccia appare delusa, ma continuiamo a ballare. Poi scorgo, al tavolo dove abbiamo lasciato le borse, Giuseppe seduto a sorseggiare un drink. E poi lo raggiunge anche Gaetano. Colgo la palla al balzo.
- “Dove vorresti portarmi?” sussurro al suo orecchio.
- “Il parcheggio è molto riservato e nella penombra. Ho l’auto parcheggiata lì”.
Gli prendo la mano e lo tiro a me mentre mi avvicino a Martina. Con le labbra sfioro il suo orecchio:
- “Marty, al tavolo sono tornati Giuseppe e Gaetano” le dico indicandoli con la mano, “Mi allontano per un po’ con questo moretto. Non stare sola, fatti vedere da quei due”.
- “Vai tranquilla tesoro, non ti preoccupare” mi dice sfiorando il mio viso con la mano.
Il bel moro mi tiene per mano e mi conduce fuori dalla pista, e io provo a ricordarmi come cazzo si chiama ma non mi viene in mente. Aggiro il problema:
- “Tesoro” gli dico, “Prima beviamo un altro drink che ho bisogno di dissetarmi”.
Al bar tra un sorso e l’altro continuiamo a limonare, poche parole. Le lingue si sono sciolte in modo alternativo. I drink finiscono rapidamente, un po’ per la disidratazione dopo tanto danzare, un po’ per la voglia di rimanere soli.
Il parcheggio è abbastanza isolato, ma la sua auto è parcheggiata in fondo, da sola, sotto a un albero che rende l’atmosfera più riservata, e con minore illuminazione. Mi porta davanti a una Renault Clio rossa. Mi apre la portiera e mi invita a salire dietro. L’aria più fresca del parcheggio ha asciugato parzialmente la pelle sudata. I sedili in pelle sono comodi, ed è spaziosa. Una volta in auto non perdiamo tempo, baci passionali, mani che esplorano i corpi, sospiri. Rapidamente mi aiuta a sfilare la maglietta che vola via e mi ritrovo a seno scoperto, con la sua bocca incollata ai miei capezzoli. Sono seduta sulle sue cosce, i corpi attaccati, le mie mutandine, sotto la gonna corta, poggiano sui suoi pantaloni sentendo il membro duro e pulsante. Si sfila la maglietta, lecco i suoi ampi pettorali sudati gustandone il sapore salato. Le mutandine stanno diventando troppo umide, e senza sollevarmi troppo, con un gioco di prestigio, le sfilo via gettandole sul sediolino del guidatore. Le sue mani afferrano con forza le mie chiappe e le stringono. La sua lingua risale sul mio collo sudato.
- “Chiavami!” gli dico con un sospiro.
In un breve istante cala i suoi pantaloni e il suo cazzo eretto rimbalza fuori dall’elastico delle mutande. Lo afferro col la mano, mi sollevo leggermente, lo faccio scivolare sotto la gonna e lo poggio tra le labbra bollenti della mia figa. Mi risiedo lentamente, sentendolo entrare dentro me per tutta la sua lunghezza. Gli ficco la lingua in bocca e muovo il bacino su di lui, assecondando le contrazioni della mia figa e spingendolo sui punti più sensibili dentro me. Le sue grandi mani riempiono tutta la superficie della mia schiena. Mi chino all’indietro sulle sue mani possenti, mentre gemo forte tradendo il mio orgasmo. Mi accascio su di lui, restando seduta sul suo cazzo ancora ben conficcato dentro me. Riprende a muovere il suo bacino col piccoli colpi che affondano nella mia figa bagnata di umori e sudore. Gli lecco le labbra tenendo il suo volto tra le mani.
- “Per favore non venirmi dentro” gli dico dolcemente.
Prendo la pillola, ma non voglio che un ragazzo appena conosciuto mi venga dentro. Con le mani sui fianchi mi solleva, con un rumore bagnato il suo cazzo esce dalla mia figa, anche la nostra pelle resta attaccata dal sudore. Quel suono umido mi fa bagnare ulteriormente. Lui si china e allunga la mano verso la tasca interna del veicolo, sotto al finestrino. Tira fuori un preservativo. Prendendolo dalle sue mani gli faccio capire che voglio occuparmene io. Afferro il suo membro, lo stringo per sentire quanto è duro, lo scappello totalmente. Poi poggio accuratamente il cappuccio sulla punta, e lo srotolo fin giù. Mi tolgo anche la gonna, resto completamente nuda tra le sue braccia muscolose. Mi sento così piccola e leggera sul suo corpo. Accolgo nuovamente il suo cazzo incappucciato dentro me. Le sue mani si stagliano sulle mie tette e le afferrano completamente. Quando lo sento scaldarsi e gemere, mi dice:
- “Mettiti a pecora”.
Non esito ad assecondarlo. In un attimo mi ritrovo schiacciata in un angolino sotto l’impeto crescente dei suoi colpi. La differenza di stazza e peso è notevole. Con le mani è lui stesso ad afferrarmi per i fianchi e riportarmi in posizione, tirandomi verso il suo corpo, e affondando la sua verga in profondità. Adesso mi tiene ferma con le sue mani per non farmi scivolare sul sedile, mi sento una bambolina nelle sue mani. Mi schiaffeggia il culo. Poi ancora. Poi spinge con un ritmo forsennato mentre ansima forte. Poi l’apice del piacere, e i colpi che lentamente calano di ritmo fino a fermarsi. Sfila il pene dalla mia vagina, poi sfila il profilattico pieno di sborra. Si siede. Io prendo posto accanto a lui, con la testa poggiata sui suoi pettorali. Due minuti di silenzio assoluto fino a normalizzare il respiro.
- “Quanti anni hai?” chiedo rompendo il silenzio.
- “25. Tu?”
- “22. Che sport pratichi?”
- “Nuoto. Praticamente da sempre”.
Poi di nuovo silenzio. Attendiamo di recuperare le forze, che il sudore si asciughi. Poi ci rivestiamo, torniamo dai nostri amici.
Lui vede il biondo al bancone del bar da solo. Io vedo Martina con i ragazzi al tavolo che bevono qualcosa. Ci fissiamo negli occhi qualche secondo.
- “Allora ci vediamo” dico, pur sapendo che probabilmente non lo rivedrò mai più.
- “E’ stato un piacere conoscerti e stare in tua compagnia. A presto” risponde lui.
Due baci sulle guance e ognuno va dai propri amici.
Mi siedo accanto a Martina che mi guarda divertita, un po’ incredula, un po’ curiosa.
- “Come cazzo si chiamava?” le sussurro all’orecchio.
- “Non lo chiedere a me. Nemmeno il biondo so come si chiama” risponde ridendo.
Rido con lei. Vede la soddisfazione nei miei occhi.
- “Dopo, al camping, mi racconti” sussurra infine.
- “Buongiorno amò, io mi preparo per il mare. Tra poco passa a prendermi Martina” dico parlando a telefono con Marco.
E intanto Dario fa le facce da idiota per irritarmi. Quando riattacco la chiamata, Dario mi punzecchia:
- “Glielo hai detto ieri dov’eri e com’eri vestita?” chiede ironico.
- “Ma tu perché non ti fai una secchiata di cazzi tuoi, invece?!” rispondo.
Lui ride compiaciuto. Io invece sono rossa dalla rabbia, stanca delle sue battutine pungenti e irrispettose.
Andando in spiaggia incontriamo Marta lungo il viale.
- “Ciao Marta, come ti senti?” chiedo.
- “Ciao ragazze. Ieri mi è venuto il ciclo e stavo troppo male per venire con voi a ballare” dice sconfortata.
- “Arriva sempre nei momenti peggiori” dice Martina.
Marta ha 24 anni, grassottella, una ragazza timida ma molto buona. Non dice mai una parola offensiva, è sempre disponibile con tutti. Purtroppo è molto insicura con i ragazzi, quando esce con noi appare sempre imbarazzata. Solo con me e Martina riesce a divertirsi un po’ e ad aprirsi un po’.
In spiaggia ci accolgono gli animatori Roberto e Angela, ci illustrano il torneo di beach volley, i balli nel pomeriggio. Ma sanno bene che io e Martina non amiamo tanto partecipare a queste attività, preferiamo goderci la giornata a modo nostro. Ma poiché conosciamo bene ogni animatore del camping ci fermiamo a chiacchierare sempre volentieri. I bambini invece amano molto Angela e Roberto. E anche le mamme.
La mattina giochiamo a beach volley con gli altri, poi tutti in mare a rinfrescarsi. Partono guerre con l’acqua, lotte tra ragazze sulle spalle dei maschi, tuffi.
Tornando verso gli ombrelloni vediamo Federico, il bagnino, parlare con mia mamma. Federico è uno dei tre bagnini del lido, decisamente il più figo di tutti. Ha 32 anni, una vaga somiglianza con Raoul Bova, un fisico da perdere la testa. Mi fa un certo effetto vederlo parlare amabilmente con mia mamma.
- “Hai capito la mammina che flirta con Fede!” ironizza Martina facendo insinuazioni.
- “Beh, devi ammettere che la mia mammina è molto affascinante” rispondo ammiccando.
In effetti la mamma, pur avendo 44 anni, ha un fisico ancora invidiabile. E’ alta, un bel seno, capelli lunghi e castani. Insomma, non ho ereditato quasi nulla da lei, tranne il colore degli occhi.
- “Sarà un caso, ma quando tuo padre non c’è, Fede le ronza sempre attorno” ride Martina.
- “Guarda, se la mamma si facesse una sveltina con Fede, meriterebbe solo la mia stima. Io al suo posto non rifiuterei mai!” aggiungo.
- “Ah beh, nemmeno io se è per questo” ribatte Martina.
Arriviamo al mio ombrellone. Mio fratello come sempre buttato sul lettino a giocare col telefono. E io decido di sfottere un po’ la mamma:
- “Mamma ricordati che sei una donna sposata” le dico ridendo.
Lei mi guarda stranita non collegando subito il riferimento. Poi inizia a ridere.
- “Che stupidina che sei” mi dice allargando il suo sorriso.
- “A parte che potrei essere sua mamma, ma chiedevo delucidazioni sulla presenza delle meduse” aggiunge.
- “Ma che dici Laura, tu sei bellissima” si complimenta Martina.
Conosciamo Martina da così tanto tempo che ha molta confidenza anche con mia madre. La mamma la ringrazia con i suoi occhioni dolci e le da un bacio.
Tornando sulla battigia Martina mi dice:
- “Tua mamma è davvero molto simpatica e dolce. Ma tuo fratello invece sta sempre per conto suo, non socializza mai. Ma da chi ha preso?” mi chiede.
- “Mio fratello ce lo hanno dato per sbaglio in maternità, non si spiega altrimenti” dico ridendo.
La sera restiamo al locale del camping, un po’ di musica, qualche drink, buone chiacchiere. Intanto i ragazzi giocano a biliardino. Oggi persino mio fratello Dario gioca a biliardino con il fratello minore di Marta. Io e Martina beviamo un drink alcolico al tavolino. Dopo un po’ ci raggiunge Marta. Ci chiediamo se quest’anno arriverà qualche faccia nuova, è ormai agosto e di solito affluiscono nuovi vacanzieri in questi giorni. Mentre chiacchieriamo mi accorgo che Davide mi sta guardando insistentemente. Dopo aver pomiciato qualche giorno fa non abbiamo avuto più molte occasioni per parlare, e in verità anche io l’ho evitato un po’.
- “Linda, hai notato che Davide ti sta mangiando con gli occhi stasera?” mi dice Marta.
Martina che conosce i precedenti sorride maliziosamente. Io faccio l’indifferente.
Martina vede che Barbara e quei due imbranati di Gaetano e Giuseppe stanno ballando, e suggerisce di unirci a loro. Dopo poco ci raggiunge Davide, che si incolla letteralmente a me, cercando un avvicinamento. Poi mi sussurra all’orecchio:
- “Ho l’impressione che in questi giorni mi stai evitando”.
- “E’ solo un’impressione” rispondo.
- “Ho forse fatto qualcosa di sbagliato?” insiste.
Non gli rispondo. Odio tutte queste domande, odio i tipi troppo azzeccosi. All’improvviso, inaspettatamente, mi stringe e mi bacia sulle labbra. Istintivamente provo a divincolarmi e a respingerlo, ma stringe troppo forte. Alla fine cedo e gli concedo le mie labbra, la mia lingua, la mia bocca. Mi lascio andare e continuiamo a baciarci con una passione crescente. Preferisco quando usa la lingua in questo modo piuttosto che per fare domande stupide. Ma poi mi accorgo che mio fratello ci sta osservando a distanza e mi irrigidisco. Non mi sento a mio agio sotto il suo sguardo inquisitore. Non voglio che veda come Davide mi palpa il culo.
- “Davide, andiamo in un posto più tranquillo” gli propongo.
Mi prende per mano e ci allontaniamo. So già che mi porterà in spiaggia, a quest’ora non c’è nessuno, è buio, ed è frequente che le coppie in cerca di intimità vadano a cercarla lì. Arrivati in spiaggia torniamo a baciarci, con più passione, e sento le sue mani palparmi su tutto il corpo. Infilo la mano nei suoi pantaloni, afferro il suo cazzo caldo e rigido. Non resisto. Mi inginocchio, glielo tiro fuori, inizio a leccarglielo. Gli lecco le palle sudate e depilate. Poi all’improvviso mi squilla il telefono: è Marco! Faccio segno a Davide di tacere, e mentre sono ancora inginocchiata, col cazzo davanti alla faccia, rispondo:
- “Amore, dimmi” gli dico.
- “Volevo darti la buonanotte. Che stai facendo?” mi chiede.
Cerco una scusa per tagliare corto.
- “Sto al bar con Martina, stavamo spettegolando prima di andare a letto” rispondo.
- “Ok, allora vi lascio chiacchierare. Buonanotte amore”.
Lo saluto e poso il telefono rapidamente. Poi alzo lo sguardo verso Davide:
- “E’ il mio ragazzo” gli dico.
E subito torno a leccargli il cazzo. Sono molto eccitata, inizio a succhiarglielo. Lo prendo tutto in bocca. Poi inizio a sentirlo gemere. Mi sembra troppo presto, non credo stia già per venire. Poi sento la sua mano sulla testa che mi tiene ferma, e la mia bocca si riempie di sborra calda. E’ tanta ma la ingoio tutta. Anche se sono delusa per la sua rapida esplosione, speravo di divertirmi più a lungo.
La mattina mi sveglio piuttosto nervosa. E incrociare la faccia di Dario non fa che peggiorare la situazione.
- “Ho visto che ti stavi divertendo ieri sera…” mi punzecchia di primo mattino.
Io evito di rispondergli e di guardarlo.
- “Lo hai detto a Marco come ti diverti qui?” rincara la dose.
Sbatto le mani sul tavolo e mi alzo in piedi, inveendo contro di lui:
- “Ma perché invece di fare il guardone e pensare alla vita privata degli altri non pensi a te? L’hai mai avuta una ragazza almeno, visto che parli tanto? Coglione!”
- “Stai calma sorella. Io so il fatto mio, non ho bisogno dei consigli di una troietta!” mi risponde ferito nell’orgoglio.
- “Vaffanculo Dario! Sai solo giudicare gli altri, ma sei ancora vergine perché non hai nemmeno le palle di guardare una ragazza che ti piace” gli urlo con rabbia.
- “Ma chi cazzo te lo dice che sono ancora vergine? Sei solo una stronza!” mi dice, avendo io chiaramente colpito nel segno.
Mi alzo e rinuncio a fare colazione. Prendo le mie cose e vado a sbollire da Martina.
Raggiungo Martina e ho ancora un diavolo per capello. Per fortuna lei sa placare la mia ira con i suoi modi, mi conosce bene. Mi sfogo con lei, poi insieme andiamo a fare colazione al bar sulla spiaggia. Arrivate al bar mi dice che stamattina sono arrivati nuovi ospiti al camping. Dice di aver visto un nuovo ragazzo molto carino. Sono curiosa anche io. Chiediamo a Angela, l’animatrice, chi è arrivato. Ci indica una ragazza in spiaggia di 18 anni e ci accompagna per le presentazioni.
- “Lei è Camilla, è arrivata stamattina” ci dice.
Ci presentiamo anche io e Martina. Camilla sembra timida, ha due occhioni azzurri, è bassina, non è magrissima ma nemmeno grassa. Ci ha detto di essere toscana.
Ma io sono curiosa di sapere anche chi è il ragazzo di cui mi ha parlato Martina. Chiedo a Angela, in disparte, se lo ha visto.
- “Non li ho ancora incontrati, Linda. Ma so che è arrivata anche una famiglia da Napoli con due figli. Uno di 14 e l’altro 21 anni”.
Dopo una mezz’oretta ci raggiunge Marta e ci informa di aver visto il nuovo ragazzo, confermandoci che è molto carino. Dopo di lei arriva Davide, si ferma a salutarci. Ma io non lo degno nemmeno di uno sguardo. Dopo un po’ Marta richiama la nostra attenzione:
- “Eccolo, è lui!” ci dice indicando il ragazzo.
Lo guardiamo tutte a distanza. Poi si ferma a parlare con Roberto, l’altro animatore. E’ lui, stavolta, a condurlo da noi per le presentazioni.
- “Lui è Gennaro, è arrivato poco fa. Accoglietelo bene” ci raccomanda Roberto.
Avevano ragione Martina e Marta, questo tipo è molto affascinante. Alto, moro, occhi azzurri. Fisico asciutto, ci dice di essere una promessa del calcio. Vedo lo sguardo di Martina che brilla mentre lo fissa. Non gli stacca gli occhi di dosso.
Mezz’ora più tardi, dopo aver conosciuto e chiacchierato con i nuovi arrivati, io e Martina facciamo un bagno a mare. Lei sembra rallegrata dall’arrivo di questo nuovo ragazzo, e continua a parlarne.
- “Ti piace proprio eh?!” le dico sorridendo.
Lei arrossisce. Poi all’improvviso le si accende una lampadina, una notizia che aveva dimenticato di dirmi.
- “A proposito, sai che ho saputo che il 6 si farà di nuovo quel gioco…al buio…come da tradizione!” mi dice.
- “Intendi il buio di agosto? Credevo non si ripetesse più dopo l’anno scorso!” rispondo.
Intanto arrivano i nostri genitori in spiaggia.
- “Ne riparliamo stasera con calma, ora meglio di no” conclude.
Dopo cena mamma sta sistemando un po’ la casa. Mi chiama, mi poggia sulle braccia una pila di magliette e mi dice:
- “Portale a Dario che se le sistema nei cassetti. Ma prima bussa”.
Non lo vedo da stamattina, ma sono ancora arrabbiata con quello stronzetto e vorrei evitare di parlargli. Entro rapidamente in camera sua. Lo becco di spalle mentre visualizza un porno al PC e si trastulla l’uccello, che per fortuna non vedo, ma intuisco solamente.
- “Ma fai proprio schifo!” gli urlo lanciandogli addosso i vestiti.
- “Esci stronza!” mi urla incazzato e umiliato.
Non me lo faccio ripetere due volte e richiudo la porta, mentre ancora urla
- “Non entrare mai più!”.
Torno da mamma, che con molta pacatezza mi dice continuando a piegare i vestiti:
- “Ti avevo detto di bussare…”
- “Mamma, ma tuo figlio è uno schifoso maiale” le dico disgustata senza entrare nei dettagli.
Vado con Martina al locale del campeggio. Si aggiunge a noi anche Marta. Ci sono i soliti Giuseppe e Gaetano che ruotano attorno a Barbara come i pianeti attorno al sole. Ma Barbara come al solito li guarda a malapena. Ma ci sono anche i nuovi ospiti. C’è Gennaro che gioca a biliardino, e c’è Camilla che chiacchiera con Davide. Vedo che Martina e Gennaro si scambiano qualche occhiata complice. Poi ci dice che va a salutarlo, si alza e resta a chiacchierare con lui. Ma la mi attenzione adesso è spostata su Davide e Camilla, che sembrano prendere rapidamente confidenza. Stamattina nemmeno gli ho rivolto la parola, eppure adesso provo un acuto fastidio a vederlo parlare con lei, posandole i suoi occhi addosso. E la distanza tra loro continua a ridursi. E alla fine scatta il bacio. E avverto una fitta nel petto. Stanno limonando proprio sotto i miei occhi, a pochi metri da me. Provo a distogliere lo sguardo. Poi mi accorgo che, distratta da loro, non ho notato Martina che si è allontanata con Gennaro.
Marta avverte il mio disagio, capisce che è per colpa di Davide.
- “Vuoi che facciamo due passi?” mi chiede.
- “No tranquilla” le rispondo con un falso sorriso. Non voglio sembrare sofferente o gelosa per uno di cui mi è sempre importato poco. Ma stasera non so cosa mi prende.
Poi vedo Davide allontanarsi tenendo per mano Camilla. So già dove la sta portando: in spiaggia! Mi sale una rabbia. Resto a rimuginare per lunghi minuti. Poi dico a Marta:
- “Scusami, ma ora vado. Sono stanca”.
Mi avvio verso il bungalow, ma quando sono fuori dalla sua vista devio verso il viale che porta alla spiaggia. In una sorta di gelosia masochista voglio andare a vedere dove la porta, fin dove si spingerà. Come una ladra mi muovo furtivamente nell’ombra passando dietro agli steccati e ai cespugli. Mi vergogno di ciò che sto facendo, ma la curiosità e la possessività mi stanno accecando. Scorgo una coppia sui lettini centrali. Eccoli, quei maledetti. Ma osservando meglio non sono loro. Mettendo a fuoco e avvicinandomi il più possibile vedo che quello è Gennaro. E nuda a pecorina davanti a lui c’è Martina! La sta stantuffando con vigore, e lei sembra particolarmente coinvolta. Posso sentire i suoi gemiti leggeri portati dalla brezza. Nemmeno loro hanno perso tempo oggi. Osservare quella scena di sesso non mi lascia indifferente. Sento che inizio a inumidirmi tra le gambe. Mi siedo su un muretto celato alla vista da un arbusto. Continuo a osservarli e infilo una mano dentro gli shorts, e nelle mutandine. I gemiti di Martina accompagnano il movimento delle mie dita sul clitoride. Lui ora l’ha fatta voltare, inizia a scoparla frontalmente mentre lei ha le gambe spalancate. Mi infilo un dito, poi due nella vagina. Inizio a ravanare stimolando un intenso piacere. Infine lei si inginocchia, lui le mette una mano sulla testa. Brava la mia amica pompinara, sto per venire anche io con voi. Adesso sento i gemiti di lui. Io mi sono procurata un tacito orgasmo da sola. E ora immagino sia venuto anche lui. Mi sento una guardona ignobile adesso, me ne vergogno un po’. E mentre rifletto su questo, vedo Davide e Camilla tornare dalla spiaggia. Ma ormai la frustrazione e la rabbia sono rimaste attaccate alle mie dita con le mie secrezioni vaginali.
La mattina dopo in spiaggia è tutto uno sbaciucchiamento tra coppiette: da un lato Martina che ha perso completamente la testa per Gennaro, e non si stacca da lui. Dall’altro c’è Davide che sta appiccicato a Camilla con la sua tattica asfissiante. Ma la nuova arrivata sembra gradire molto le attenzioni e ricambia con baci e carezze. Altro che timida, questa troietta è fin troppo intraprendente.
Io trascorro tutta la mattinata con Marta. Ma il mio sguardo cade sempre sulle coppiette. Non posso resistere in questo clima smielato anche stasera, mi sento a disagio. Mi avvicino a Gaetano e Giuseppe, chiedo di organizzare un’altra serata a Sperlonga, insieme a Marta.
La sera mi preparo per la serata. Ma mentre mi vesto mi chiedo se riuscirò a divertirmi davvero anche senza la mia amica Martina. Ma sì, in fondo è solo per una sera. Farò nuove amicizie in pista. Quando esco dalla camera il bagno è occupato. Stranamente sembra che Dario si stia preparando per uscire. Quando apre la porta del bagno è tutto in tiro e ben vestito. A guardarlo mi rendo conto che è anche un bel ragazzo, alto, moro, bel fisico, gli occhi castani di mio padre. Se non fosse sempre apatico e con gli occhi fissi sullo schermo del PC o del telefono, non avrebbe difficoltà a trovare una ragazza.
- “Stasera esci dalle fogne e prendi un po’ d’aria? Come mai?” lo punzecchio.
- “E tu vai a troieggiare anche stasera? Riuscirai a tenere le gambe chiuse per una sera?” risponde lui andando sul pesante.
- “Tu pensa a trovarne una che le apra per te. O forse preferisci… i maschietti?!” gli dico con un sorrisetto maligno.
- “Sparati, ritardata!” conclude.
Raggiungo Giuseppe, Gaetano e Marta. I ragazzi dicono che ci raggiungeranno anche altri tre amici con un’altra auto. Sono ragazzi e ragazze che conosco di vista, ma non li frequento. Arrivati al locale beviamo qualche drink e poi ci gettiamo in pista. Giuseppe approfitta dell’assenza di Martina per strusciarsi addosso a me e provarci spudoratamente, con scarsi risultati. Ben presto Marta si stanca e torna a sedersi al tavolino, e anche Giuseppe e Gaetano le fanno compagnia. Resto sola a ballare, sfogando la mia frustrazione e la rabbia accumulata in questi giorni a causa di mio fratello, di Davide, della mancanza di Martina. Intanto arrivano anche gli altri tre, sono due ragazze e un ragazzo. Sono più grandi di noi d’età, avranno circa 30 anni. Decido di far finta di non vederli e restare in pista.
E come sempre accade, una ragazza sola che balla in pista viene rapidamente notata e abbordata. Ciò che è meno comune, invece, è che questa attenzione arrivi da un uomo di quasi 40 anni. Non mi sottraggo alle sue attenzioni, se non altro non è invadente come tanti ragazzini, il suo modo di muoversi è sobrio e rispettoso degli spazi, il suo portamento elegante. Per un bel po’ di minuti sembra quasi che gli interessi davvero solo ballare con me, ci divertiamo, sorridiamo. E la sua presenza se non altro tiene lontano da me soggetti che potrebbero essere più fastidiosi. Partono 4/5 pezzi orecchiabili che ci fanno divertire, pur senza esserci ancora scambiati una parola. Poi rompe gli indugi, si avvicina al mio orecchio delicatamente:
- “Facciamo una pausa per bere qualcosa?” mi chiede.
Io annuisco. Andiamo al bancone del bar. Si presenta:
- “Umberto” mi dice tendendomi la mano.
- “Linda” rispondo stringendogliela, e stavolta ben attenta a capire il nome.
Prendo una caipiroska alla fragola, e lui uguale.
- “Vieni spesso qui?” mi chiede.
- “E’ la seconda volta, mi piace qui” rispondo.
- “Io spesso sono in vacanza da queste parti, almeno una settimana, quindi torno in questo posto ogni anno” aggiunge con voce sicura che suscita il mio interesse.
Vedo la fede al dito della sua mano. Non che mi freghi molto, ma è un dettaglio che racconta qualcosa di lui. E io sono curiosa di natura, se ritengo che ne valga la pena.
- “Quanti anni hai?” gli chiedo.
- “Tu quanti me ne dai?” mi risponde col suo sorriso coinvolgente.
- “48…50…” gli dico provando a essere seria…ma poi mi scappa da ridere vedendo la sua faccia.
Lui ride di gusto con me. Poi dopo questo momento distensivo gli rispondo più seriamente:
- “35/36?” dico sollevando le sopracciglia in attesa della sua reazione.
- “38” conclude.
- “Io 22. Sei sposato da molto?” poi chiedo facendo la furbetta.
Lui si accarezza la fede con la mano e sorride.
- “Da qualche anno. Ti mette a disagio ballare e bere un drink con un uomo sposato?”
- “Se non mette a disagio te… e soprattutto tua moglie…” gli rispondo guardandolo con occhio scaltro mentre sorseggio il drink.
- “Nel dubbio non diciamoglielo. E magari evitiamo di dirlo anche al tuo ragazzo…” ribalta la situazione facendomi l’occhiolino.
Lo afferma con sicurezza, ma non mi conosce. Magari sta bluffando.
- “E chi te lo dice che io abbia un ragazzo?”.
- “Non serve che mi venga detto. Ho abbastanza esperienza da leggertelo negli occhi” afferma con estrema sicurezza, poi beve l’ultimo sorso del suo drink.
Gli sorrido, ma non confermo e non smentisco. In fondo non credo gli importi saperlo. Si diverte solo a giocare e mostrare le sue doti da seduttore. E da quel che ho visto, guardandomi intorno, è decisamente il miglior seduttore del locale. Avvicino la mia bocca al suo orecchio:
- “Perché non continuiamo a parlare in un posto meno rumoroso?” gli chiedo, sottintendendo ciò che ha già colto e desiderava.
- “Mi sembra un’ottima idea” ribatte con la sua consueta calma e sicurezza, sentendosi padrone della situazione.
- “Dammi solo un minuto che avviso la mia amica con cui sono venuta”.
Mi avvio al tavolo dove sono seduti gli altri a bere e chiacchierare. Saluto con un cenno della mano e un sorriso gli altri tre arrivati dopo, senza dargli troppa importanza, poi sussurro all’orecchio di Marta:
- “Mi allontano per un po’ con un tipo che ho conosciuto”.
- “E vai da sola?” mi chiede con la sua tipica ingenuità e candore.
- “E che vorresti venire anche tu a guardare mentre mi apparto con lui e trombiamo?!” le rispondo con un pizzico di scherno.
Marta arrossisce alla mia risposta. Ma almeno adesso sono sicura che abbia capito bene la situazione.
Torno da Umberto e insieme andiamo verso la sua auto nel parcheggio, un Suv nero. Mi apre la portiera davanti, in auto noto subito dei pupazzi e qualche giocattolo per bambini. Capisco che ha anche uno o più figli. Lui sale al posto di guida, mi guarda, mi scosta i capelli dal viso. Poi si avvicina e mi bacia. Assaggio le sue labbra, assaporo la sua lingua.
- “Conosco un posticino isolato a 5 minuti da qui, se a te va bene” mi dice.
Io annuisco. Mette in moto e la sua mano poggia sulla mia coscia. In effetti dopo pochi minuti si ferma in mezzo alla campagna, un luogo buio, senza anima viva. Lui scende, sistema accuratamente sui sedili posteriori un lenzuolo. Non appena ci posizioniamo dietro non perdiamo tempo. Restiamo subito completamente nudi. Mi metto subito a pecorina, lui non si fa pregare e mi sbatte. Cambia frequentemente posizione, mi fa sedere su di lui, prima faccia a faccia potendo anche limonare, poi dandogli le spalle mentre mi afferra le tette. Poi cambia ancora, senza tregua, facendomi godere. Facciamo anche un 69, e con la sua lingua, che muove sapientemente, riesce a farmi venire per la seconda volta. Più di 20 minuti, forse 30, senza proferire una parola, solo sospiri e gemiti, con il suo cazzo duro costantemente conficcato nella mia figa compiaciuta. Scopate così soddisfacenti sono davvero rare, questo Umberto ha davvero tanta esperienza. Le sue mani sulla mia pelle mi suscitano sensazioni acute, mi fa venire i brividi. Sulle mie labbra si mescolano sapori eccitanti: saliva, sudore, dopobarba, l’alcol sulle sue labbra. Dopo tanti colpi nel mio ventre mi sento stordita. Annuso lentamente l’odore del suo alito, è inebriante. Quando finalmente anche lui è al culmine, mi fa inginocchiare. Io tengo i capelli accuratamente lontano dal viso per evitare di sporcarli. Poi la sua bianca crema si spande sul mio viso e sulle mie labbra. Aggiungo l’ultimo piacevole sapore alla lista, ne memorizzo l’odore tirando su l’aria nelle narici. Mi lecco le labbra per gustare questo nuovo cocktail che mi ha offerto. Mi piace. Continuo a fissare i suoi occhi e con le dita raccolgo ancora un po’ di sborra dagli zigomi, e le porto alle labbra. Dai miei occhi legge la mia soddisfazione. Vedo il suo cazzo che sta perdendo rigidità e perde qualche goccia dal meato. Avvicino le labbra, succhio la punta umida, lo ripulisco con la lingua. Lui ricambia la cortesia, si sporge a prendere fazzoletti imbevuti vicino al cruscotto, e me li porge per pulirmi. Mi aiuta anche a controllare se ho schizzi fuori posto da ripulire. Penso che a volte certe sveltine siano meglio anche di certe relazioni lunghe, almeno non lasciano un vuoto, ma rigenerano. Provo a carpire la soddisfazione dal suo sguardo:
- “Sei stato bene con me?” gli chiedo timidamente.
Lui mi sorride, mi bacia con dolcezza.
- “Sei stata un’amante eccezionale”.
Anche se non dovrei dare troppo peso alle parole di uno sconosciuto che non vedrò mai più, quella conferma mi rincuora.
Ci sistemiamo, poi torniamo al parcheggio del locale. E’ ancora presto, ma lui mi dice che non rientra, deve andare. Mi porta con l’auto fino all’ingresso, poi un ultimo bacio con la lingua, ancora qualche secondo di intimità. Poi ognuno per la sua strada.
Rientro e raggiungo i miei amici al tavolino. Trovo solo Marta e Gaetano, gli altri sono sparpagliati, chi in pista, chi al bar. Mi siedo volentieri a riposare dopo tanta attività fisica, e prendo un altro drink per placare la sete e togliere il sapore dello sperma dalla bocca.
Dopo un po’ Marta mi chiede di andare in pista con lei. Non ho tanta voglia di sudare ancora, ma non voglio sembrare troppo distante stasera, già l’ho lasciata sola per troppo tempo. Arrivate in pista Marta mi chiede com’è andata con il tipo, è curiosa. Ma non voglio fornire troppi dettagli, mi limito a dirle:
- “Tutto bene, abbiamo trascorso piacevolmente il tempo insieme”.
Sembra soddisfatta della risposta, sarà che mentre l’ho detto spontaneamente si è aperto un sorriso sul mio viso. Il resto lo lascio alle sue delicate fantasie.
Arriva Giuseppe, sussurra qualcosa a Marta e si allontanano entrambi verso il tavolino. Io resto in pista ancora un po’. E subito si avvicinano due ragazzini, avranno all’incirca l’età di mio fratello. Resto a ballare un po’, finché non mi stringono in mezzo un po’ troppo. Ben presto mi rendo conto che non sono proprio come mio fratello, ma molto più audaci. E dopo aver sentito una volta di troppo le loro mani sul mio culo, decido di andare al bar a prendere un altro drink e defilarmi da quella antipatica situazione. Uno di loro, particolarmente insistente, mi segue al bar. Mi dice il suo nome, mi chiede se voglio tornare in pista a ballare con lui, ma io evito anche di guardarlo e rispondergli. Ma lui si sente spiritoso, e si arroga il diritto di fare qualche apprezzamento di troppo. Di solito evito di affossare l’egocentrismo dei maschietti, ma in questo caso non potevo esimermi:
- “Ripassa tra qualche decennio, quando avrai imparato l’educazione e a rispettare il rifiuto di una ragazza” gli dico guardandolo di sbieco con aria di sufficienza.
Gli si spegne di netto il sorriso da ebete sul viso, farfuglia qualcosa che non ho ben capito e si allontana. Ma evidentemente ha raccontato ai suoi amici uno scambio di battute alternativo e meno mortificante, perché dopo pochi minuti mi si avvicina una tizia piuttosto alterata. Avrà circa 16 anni, si avvicina a me con fare minaccioso, sbraitando e urlando come un camionista nel traffico. Ha una corporatura piuttosto robusta e un fare sgraziato, trucco troppo marcato, sembra Pennywise.
- “Ehi stronza, come ti sei permessa di ballare e fare la zoccola col mio ragazzo?!” mi dice colmando gli ultimi metri di distanza, fino a trovarmela accanto.
Bevo un sorso dalla cannuccia, la squadro dalla testa ai piedi. Poi con voce calma e bassa le dico:
- “Prima di tutto starnazza più piano. E poi chi sarebbe, di grazia, il tuo ragazzo?”
- “Fai poco la spiritosa puttana” continua a urlare con un marcato dialetto ciociaro e gesticolando ampiamente “Non prendermi per il culo! Vi ho visti in pista, e poi qui”.
Non so se sia più fastidiosa la sua voce gutturale o la sua presenza ingombrante. Le lancio un altro sguardo a metà tra la compassione e il disprezzo, e sono stanca delle sue urla:
- “Forse dovresti chiederti come mai il tuo ragazzo preferisce la compagnia di altre alla tua…”
Questa frase deve averla colpita nel segno, perché diventa rossa in volto e carica il braccio allargandolo con il palmo della mano aperta. Sono seduta sullo sgabello e capisco che non riuscirò a schivare quello schiaffo, mi preparo all’impatto. Poi, inaspettatamente, una mano ferma il braccio dell’invasata. E’ Maria, una delle amiche di Giuseppe che ci ha raggiunto dopo.
- “Invece di usare la violenza, non sarebbe il caso di parlare col tuo ragazzo, se lo è davvero? E poi i tuoi genitori lo sanno che sei qui con i tuoi amici, a bere alcol e litigare? Vuoi forse che chiamiamo a casa e li avvisiamo?” le dice poi Maria con severità.
Maria è giovane, ma non è più una ragazza, è una donna. Le sue parole e le sue espressioni sembrano quelle di una madre, di un’insegnante, di un’allenatrice, non certo di una ragazzina sprovveduta. La cafona sembra aver colto l’avvertimento e si allontana. Ma lancia un’ultima minaccia:
- “Non ti avvicinare più a lui. Sei avvisata”.
- “Grazie Maria, quel colpo mi avrebbe fatto molto male” le dico.
Lei mi sorride, poi aggiunge:
- “Io e il mio amico stiamo andando già via. Se vuoi, puoi venire con noi adesso. C’è posto anche per Marta se vuole. Gli altri poi torneranno con Gaetano e Giuseppe dopo”.
Non ci penso più di due secondi e accetto. L’atmosfera qui è diventata tesa per me, e comunque il meglio della serata l’ho già gustato.
- “Sì, meglio che venga con voi adesso. Qui non sono più a mio agio”.
E pensandoci bene, forse è meglio che eviti di tornarci per un bel po’ di tempo.
Anche Marta decide di tornare prima, e si unisce a noi. E’ proprio lei che mi fa notare che è ancora presto, e forse c’è ancora la musica al camping. Quando arriviamo la musica è appena finita, qualcuno comincia ad andare a letto. Anche io decido di avviarmi al mio bungalow. Lungo la strada, a sorpresa, incontro Davide tutto solo.
- “Come mai tutto solo? E’ la prima volta in due giorni che non ti vedo quella piovra attaccata addosso” dico sarcasticamente.
- “E che fastidio ti dà?! Prima che arrivasse Camilla nemmeno mi rivolgevi la parola” ribatte.
- “Sì, è vero. E continuerò a non farlo” gli dico con molta calma, anche se in realtà sto bruciando di rabbia dentro. Poi giro i tacchi e mi allontano.
Lui mi afferra con decisione per un braccio:
- “Fermati. Non andare…”
Non attendo nemmeno che finisca di parlare, mi volto e gli do un ceffone sulla guancia. Lui incassa, senza fare sceneggiate, poi mi blocca entrambe le braccia con le mani, per tenermi ferma mentre provo a divincolarmi. Fissa la mia faccia incazzata. Mi tira a sé, stretta. E quando vede che mi sono calmata e non mi agito più, avvicina la sua bocca e mi bacia. Non lo rifiuto, e sulle labbra mi ammorbidisco per qualche secondo.
- “E con Camilla come la metti?” chiedo sottovoce.
- “Guarda che fino a ieri nemmeno la conoscevo” risponde.
Camminiamo fino alla spiaggia senza incontrare nessuno e senza sentire un rumore. Davide ha uno strano ascendente su di me, con i suoi modi, con le sue parole. Mi piacciono le sue attenzioni, e sono infastidita se le vedo rivolte a un’altra. Raggiungiamo un lettino abbastanza nascosto dall’ombra, e dalla doppia fila di cabine. Ci baciamo con passione, fino a quando i nostri corpi non si scaldano. Le sue mani palpano il mio culo. Ho già la figa umida e voglio il suo cazzo in bocca. Mi siedo. Gli tiro giù pantaloncini e mutande. Me lo mangio subito, lo gusto. Ma subito sento che c’è qualcosa di strano. Ha un sapore diverso, lo sento viscido sotto la lingua, è un po’ acido…Me lo sfilo subito dalla bocca disgustata.
- “Hai scopato con quella prima?!?” gli chiedo retoricamente, in realtà è un’accusa, una certezza.
- “Perché tu invece stasera vuoi farmi credere che sei stata sola?” ribatte.
In effetti il suo è il secondo cazzo della serata che prendo in bocca. Ma lui non può saperlo, può solo sospettarlo. E comunque non ha sentito il suo sapore sul mio corpo.
- “Perché vuoi farmi credere che ti darebbe fastidio?” rigiro la domanda.
- “Tantissimo Linda. Tantissimo!” risponde senza esitazione e con voce seria.
- “E allora sai che il sapore di lei sul tuo corpo infastidisce anche me ora”.
- “Hai ragione. Se non ti va, fermati” conclude lui.
Alzo lo sguardo e fisso i suoi occhi. Mi sembrano sinceri. Gli sorrido. Poi lo rimetto in bocca. Sento forte il sapore della figa di quella stronzetta. Ma allo stesso tempo mi eccita. Lo infilo tutto in bocca bagnandolo con la mia saliva. Lo lecco interamente. Lecco anche le sue palle, fino a cancellare il sapore della usurpatrice. Lo sciacquo a lungo nella mia bocca con la saliva. Lo sfilo di bocca, alzo lo sguardo verso i suoi occhi.
- “Ho fatto di meglio: ho eliminato il suo odore dal tuo corpo!” gli dico collegandomi alla sua ultima frase.
Lui mi afferra le mani e mi fa alzare. Poi mi bacia con passione e tenerezza.
- “Adesso voglio controllare anche io il tuo sapore. E lavare via eventuali tracce di altri maschi”.
Su questa frase ho un brivido che mi percorre il corpo, e immediatamente la mia fighetta diventa fradicia. In un attimo tiro giù gli shorts e il perizoma. Resto nuda. Mi stendo sul lettino e spalanco le gambe. La faccia di Davide struscia sulla mia figa cospargendosi dei miei umori. La sua lingua stimola il mio clitoride, la mia mano preme sulla sua testa mentre gemo. Gli basta lavorare con la lingua per pochi minuti per farmi ottenere un orgasmo. Avvicina le sue labbra e mi bacia. Sento il mio sapore sulle sue labbra, un sapore decisamente migliore di quell’altra, perché sa di me.
- “Adesso voglio coprirti con l’odore del mio corpo. Voglio che tu profumi della mia figa”.
Lui coglie subito le mie intenzioni, si denuda totalmente e si stende su di me, tra le mie cosce. Lo sento pulsare nel mio ventre, lo sento caldo, duro, profondo. Mentre spinge mi bacia. Limoniamo mentre affonda i colpi, con le mani gli scompiglio i capelli. Spinge forte, in profondità. Lo sento aumentare il respiro nella mia bocca. Lo sento gemere incollato alle mie labbra. Poi mi riempie con il suo caldo sperma. Resta dentro ancora, finché non perde rigidità. Adesso porta il mio odore sul corpo. E io porto la sua sborra dentro il mio.
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