L'ultima estate 3° Parte

di
genere
tradimenti

Diciottesimo giorno:
Avanzo mano nella mano con Rosanna. Stamattina la consegno personalmente tra le braccia del suo amante. La osservo mentre lascia la mia mano e va ad afferrare quella di Giuseppe. Si scambiano un umido bacio passionale. Li osservo mentre le loro labbra si accendono di passione e le loro lingue si intrecciano. Lui mi saluta con un cenno del capo. Giro i tacchi e torno mestamente a casa con il mio carico di vergogna e umiliazione. Osservo il telefono di Rosanna sul comodino, lo ha dimenticato lì incustodito. Decido di ammazzare il tempo spiando i suoi messaggi. So che non è corretto, ma è ben poca cosa rispetto a ciò che tollero io. Noto subito che non devo più digitare il segno di sblocco, l’accesso è libero, senza codici e blocchi. Subito mi dirigo alla chat con Giuseppe. Non si scrivono molto perché trascorrono molto tempo insieme. Ciò che subito mi salta all’occhio è una foto del membro di Giuseppe, in piena erezione. E’ un cazzo enorme, ben oltre la media. Da quel che vedo, a occhio e croce, sarà almeno 19 cm, forse 20. Da questa foto già capisco che non potrei mai competere con lui, nemmeno nel pieno del mio vigore. Questa cosa mi angoscia. Se sentirmi tradito era già mortificante, adesso ammirare l’attrezzo con cui castiga mia moglie aggiunge ulteriore ansia, sconforto, senso di inferiorità. E’ logico che la faccia urlare penetrandola con quel bestione. Scorro per vedere se ci sono altre immagini. Tra le altre foto ci sono un tramonto, Rosanna che mostra com’è vestita, i cavalli. Leggo qualche messaggio. Perlopiù organizzano gli incontri, si scambiano complimenti per la prestazione, qualche smanceria. Non sembra che parlino di me. Devo controllare meglio. Poi arriva un messaggio. E’ Giuseppe?!
- “La finisci di controllare il mio telefono? Ti vedo on-line”
Cazzo! Che figura di merda! Mi hanno visto on-line con il telefono di Giuseppe e Rosanna mi ha scritto. Ripongo immediatamente il telefono.
Dopo un paio d’ore arrivano due anziani, sono i nuovi ospiti. Si fermano a salutarmi vedendomi vicino al muretto del giardino.
- “Buongiorno giovanotto!” mi dice l’uomo sorridente.
- “Buongiorno. Siete appena arrivati?” chiedo.
- “Sì, resteremo qui due settimane. Io sono Eduardo, lei è mia moglie Michela”.
- “Paco. Piacere di conoscervi”.
- “Abbiamo già conosciuto il proprietario che ci ha parlato della grigliata di stasera a cui parteciperanno tutti gli ospiti”.
- “E abbiamo conosciuto anche la moglie Rosanna. Sembrano una coppia molto affiatata e innamorata” aggiunge Michela.
Qui non so se ridere o piangere. Sono appena arrivati e già vittime del primo equivoco. Sono già confusi da questo intrallazzo amoroso. E’ vero anche che entrambi avranno quasi 70 anni. E proprio in quel momento ritorna Rosanna.
- “Ciao tesoro” mi saluta con un bacio sulle labbra.
Osservo compiaciuto le facce meravigliate della coppia, che ora è davvero confusa ma non ha il coraggio di chiedere spiegazioni. Michela fissa Rosanna a bocca aperta.
- “Lei è mia moglie” dico rompendo ogni indugio e ponendo fine ai dubbi.
Rosanna in casa mi dice:
- “Hai conosciuto i nuovi ospiti, carini vero? Sono piemontesi. Due pensionati di 69 e 67 anni”.
- “Sì, e credevano che tu fossi la moglie di Giuseppe” aggiungo.
Lei sorride.
Oggi Rosanna mi sembra strana. E’ meno sorridente del solito, ogni tanto il suo viso lascia trapelare una smorfia, persino la sua andatura felina è diversa. Anche in auto la vedo agitarsi sul sedile. Le chiedo:
- “Tesoro, è tutto ok?”.
Lei annuisce con la faccia seria.
In spiaggia sono tentato dal controllare ancora il telefono mentre Rosanna fa il bagno. Oggi è andata a rinfrescarsi spesso in acqua. Ma dopo la figura di stamattina ho desistito.
Torniamo a casa a metà pomeriggio, così abbiamo il tempo di rilassarci prima della consueta grigliata. Io mi siedo in giardino. Mi segue anche Rosanna, dopo aver preso un cuscinetto dal divano per sedersi più comodamente.
- “Se hai domande, puoi chiederlo a me, senza che accedi al mio telefono di nascosto” mi dice con molta calma e senza voltarsi.
- “Hai ragione, scusami. Ma a volte non ho il coraggio di fare domande…” dico.
- “Non ho segreti con te, come vedi” conclude.
Dopo un po’ le ragazze chiamano Rosanna e la invitano ad andare da loro. Mi alzo in piedi, le vedo sempre tutte e tre sorridenti, allegre. Rosanna prende un cuscino, poi si siede tra loro. Sento una forte risata, poi parlano ma non distinguo le parole. Il loro vocio si mescola al canto delle cicale mentre mi godo un venticello rigenerante in giardino.
Rosanna torna e si infila nella doccia, inizia a prepararsi per la serata. Il suo telefono è davanti a me sul tavolino, e stavolta non si accorgerà se lo prendo. La curiosità è troppa. Vedo su WhatsApp che ci sono nuovi messaggi di oggi nella chat con Giuseppe. Al primo sguardo leggo gli ultimi due:
- “Mi brucia ancora quando mi siedo”.
- “Mi dispiace amore” seguito da un cuore.
Scorro in alto per leggere tutto lo scambio di battute. E poi realizzo. Una goccia di sudore scivola lungo la mia tempia. Stamattina le ha spaccato il culo! Ecco perché era così strana oggi. Ho ancora in mente l’immagine di quella trave, e mi chiedo come abbia fatto a penetrare lo stretto buchino di mia moglie. Mi si secca la gola. Da un lato la rabbia perché sento che diventano sempre più intimi, da un lato il dispiacere per lei che avrà provato dolore, e ne prova ancora. Si sta spingendo sempre oltre per lui. Fin dove arriveranno?
Rosanna esce, nuda, capelli bagnati. Le cade una maglietta. Si china lentamente a raccogliendola, e piegandosi il mio sguardo indagatore è puntato tra le sue chiappe. Il suo ano è più dilatato del solito, il rossore evidente che contorna il suo buchino contrasta con la sua pelle candida. Allora è proprio vero: Giuseppe ha fottuto il culo di mia moglie! In quella fugace osservazione sento tutto il peso delle corna, dell’umiliazione, della mia inadeguatezza.
E’ ora di andare alla grigliata. Uscendo le ragazze ci salutano, sono sedute in giardino a fumarsi una canna prima di raggiungerci. Non oso immaginare come si presenteranno, ancora più vivaci e divertite del solito. Incontriamo subito Marco e Marina. Siamo tutti più abbronzati rispetto ai primi giorni. Stavolta anche i ragazzi sono puntuali, e ci raggiungono quasi subito. Poco dopo Carlo e Claudia. Giuseppe parla con i nuovi ospiti anziani e gli spiega tutto con la sua consueta gentilezza. Finalmente riesco a salutare anche lui. Poi arriva anche Rosanna, e si scambiano uno sguardo intenso, che mescola l’azzurro intenso di lei al verde profondo di lui. Mentre i piatti si riempiono Claudia chiama Rosanna. Marco si aggiunge a me e Giuseppe. I ragazzi fanno le foto insieme a Carlo. Il clima è di volta in volta più cordiale. Marina chiacchiera con i nuovi arrivati, Eduardo e Michela. Poi si aggiungono anche Claudia e Rosanna a proteggerli con la loro accoglienza affettuosa. A turno tutti si avvicinano alla coppia di anziani per presentarsi e scambiare quattro chiacchiere. Quando arrivano le due piccole pesti, già su di giri, le porto con me a presentarsi alla coppia. Poi scorre il vino. E l’allegria cresce. Ho quasi dimenticato tutte le situazioni accadute di recente, e per un po’ la vergogna mi ha abbandonato consentendomi di godermi la serata. Ma quando mi ritrovo da solo con Giuseppe a sorseggiare il buon vino, mi ricordo che devo dirgli una cosa:
- “Ti ho ceduto ciò che più amo al mondo, affinché te ne prenda cura. Quindi, ti prego, non farle più male, sii meno irruento con lei”.
Lui mi guarda, sorseggia dal bicchiere.
- “E’ stata lei a chiedermelo. A insistere. Io avrei evitato, non era necessario”.
Questa cosa mi lascia allibito. E’ partito da lei. Resto in silenzio.
- “Tu sei un brav’uomo, Paco” continua lui “Sei premuroso con lei, affidabile, è evidente quanto la ami. Invidio la tua capacità di donarti alla persona amata, la tua dedizione totale a lei”.
Queste parole di apprezzamento mi stupiscono ancor di più, mi lasciano perplesso. Mi sembra una paraculata però, se avesse rispetto per me non si sbatterebbe mia moglie.
Arriva Rosanna tra noi.
- “Stai meglio?” chiede lui.
- “Sì, molto meglio” sorride lei. Poi lo abbraccia poggiando quella chioma dorata sul suo petto.
Lui mi guarda dopo la sua risposta, sa che è ciò che avrei voluto chiederle ma non potevo. Sa che è ciò che avrei voluto sentire.
Quando la serata volge al termine, dopo decine di foto ricordo, e tutti più o meno brilli, arriva la sorpresa di Claudia. Il dolce preparato per l’occasione. Claudia entra i casa con Giorgia e Chiara che si sono offerte di dare una mano. Carlo non perde occasione e segue le ragazze. Tutti ci avviciniamo al loro appartamento, anche i ragazzi sono nel loro giardino pronti ad aiutare per portare tutto. Ed ecco uscire Claudia con un grande vassoio, aiutata da Giorgia e Chiara. Francesco, Andrea e Luca portano le bibite, i piattini, le posate. Marina prende qualche posata anche da casa sua e la porta fuori. Nella confusione generale stiamo già distribuendo i piattini con il dolce, quando mi accorgo che non vedo Rosanna. A un certo punto Marco mi si avvicina e dice:
- “Ma quella…non è tua moglie?”
Mi volto. Mi si raggela il sangue. In lontananza, nella penombra tra gli ultimi appartamenti vacanti, forse credendo di non essere visti, Rosanna è avvinghiata a Giuseppe e stanno limonando con passione. Le sue mani palpano indecentemente il culo di Rosanna, mentre lei si contorce sul suo corpo e tra le sue mani. In pochi secondi tutti gli sguardi sono voltati nella loro direzione e cala un agghiacciante silenzio. Vorrei sprofondare, mi sento morire. A rompere il silenzio la risata sguaiata di Chiara e Giorgia che danno quasi uno strillo di esultanza. Poi sento Carlo esclamare “Beato lui”, seguito da uno schiaffo di richiamo della moglie, che sottovoce gli dice qualcosa, probabilmente invitandolo a una maggiore delicatezza. Marco mi dice con tono pietoso:
- “Te lo avevo detto che era un latin lover. Con lui bisogna stare attenti”.
Sento i due anziani ancora più confusi. Lei che afferma “te l’avevo detto che erano sposati”, e lui che forse ha capito la situazione prova a spiegarle come stanno le cose.
Francesco si avvicina e mi chiede:
- “Ma è successo qualcosa tra voi?”.
Io chino la testa per la vergogna.
Luca aggiunge:
- “Qualcosa di strano tra loro lo avevamo già notato, ma…” poi mi sfiora il braccio come a volermi confortare.
Torno ad alzare lo sguardo e osservare in lontananza le mani di lui sotto la maglietta di Rosanna, in cerca delle sue tette da palpare. Tutti lentamente si stringono attorno a me, per capire, per confortarmi, per starmi vicino, mostrando empatia. Ma qualcuno mi ricorda che mi aveva avvisato.
- “Te lo avevo detto di aprire gli occhi, che te possino” mi dice Carlo “Se mi davi ascolto forse…”
Claudia e Marina si mostrano più dolci, con carezze sul viso. Mi chiedono di spiegare la situazione, mi poggiano la mano sulla spalla.
- “Avete litigato?” chiede Marina.
- “O vi state separando?” chiede Claudia più ansiosa.
Apro le labbra, ma non riesco a dare fiato alle parole.
Michela dice “Comunque su, non stiamogli tutti addosso. E’ imbarazzato, è affranto”. Adesso sembra aver capito la situazione anche lei, sebbene sia appena arrivata.
Arriva Chiara con la sua vocina squillante:
- “Comunque lui sapeva già tutto. Solo che voleva tenerlo nascosto”.
Su queste parole prego che un fulmine mi colpisca facendomi sparire per sempre. Alzo lievemente la testa facendo cenno di tacere. Si aggiunge Giorgia:
- “Paco ma ormai diglielo, non c’è più nulla da nascondere”.
- “Dire cosa?” chiedono Marina e Claudia.
Giorgia continua:
- “Ha quel problema che non riesce…come si dice? Quando è sempre moscio e la moglie soffre” balbetta confusamente annebbiata anche da alcol e droghe.
- “E quindi la moglie qui ha trovato l’amante che la soddisfa. E’ normale” aggiunge Chiara.
A Carlo scappa una risata. Poi anche le ragazze sogghignano sentendolo.
- “Ma come normale?” dice Claudia richiamandola.
A questo punto devo trovare il coraggio di parlare, delegare quelle due zoccolette mi sta danneggiando solo di più.
- “E’ vero” dico a voce alta per tutti “Io soffro di una grave disfunzione erettile e non riesco più a soddisfare mia moglie. Qui speravamo di trovare la giusta serenità e l’intesa, e invece…”
Marina accoglie la mia testa tra le sue braccia. Marco chiede:
- “Ma è vero che già lo sapevi?”
- “Sì…ho scoperto la loro relazione già dopo una settimana. Ma ho tollerato, mi sentivo in colpa e ho accettato. Lei sembrava finalmente felice…e sono stato troppo vigliacco per impormi e mettere fine a questa relazione” dico con gli occhi lucidi.
- “Che stronza” bisbiglia Claudia.
- “Che maiala” ribadisce Luca.
- “Ecco perché siete rimasti ancora una settimana. Posso immaginare che agevolazione. Mi sa che siete ospiti gratis…” dice Carlo.
Annuisco anche a questo colpo.
Chiara e Giorgia senza ritegno applaudono rumorosamente e gridano:
- “Bravo Pacooo, finalmente hai parlato chiaro!” e poi ridono.
Marina fa segno ai tre ragazzi di allontanare quelle due sceme ubriache, perché sono totalmente inopportune in questa situazione.
- “E’ tutto così umiliante” sussurro.
Marina e Claudia mi sorreggono e mi portano un po’ più in là, riempendomi un bicchiere di bibita zuccherina e analcolica.
- “Non c’è nulla di cui vergognarti, Paco” dice Marina “Sono cose che possono accadere anche alle migliori coppie”.
- “Ma tu ora cosa hai intenzione di fare?” chiede Claudia.
- “La mia intenzione era concludere questa vacanza. Poi saremmo andati via e non l’avrebbe più rivisto” dico.
- “E pensi che poi, una volta a casa, avreste dimenticato questo episodio?” chiede Marco.
- “Non lo so. Ma non vedo altra soluzione. E non volevo rovinarle la vacanza”.
- “Mi sembra chiaro che sei totalmente succube di lei” dice Carlo.
- “Ma forse si sente solo in colpa per il suo problema” lo corregge Marina.
- “Vabbè Marina” dice Carlo “Ma non è che se ho il cazzo moscio mia moglie va a trombare in giro!”
- “Carlo ma non siamo tutti uguali” ribatte sua moglie Claudia.
- “Comunque ora è andata così. Finite questa vacanza, tanto mancano solo tre giorni. Poi a casa ne parlate, vi chiarite e decidete cosa è davvero meglio e giusto per voi” chiude Marco.
Alzo lo sguardo. Vedo Rosanna e Giuseppe che passeggiano mano nella mano, entrano dal giardino di casa mia e si chiudono in casa.
- “Non li guardare proprio!” esclama Marina.
- “Ecco, se la va a sbattere ancora un po’” dice cinicamente Carlo.
Si avvicinano Giorgia e Chiara.
- “Paco, se stanotte non vuoi dormire in mezzo a loro, puoi venire a stare da noi” dice Giorgia suscitando stavolta l’ilarità generale per quella frase tanto maliziosa quanto ingenua. Poi sentendo le risate, sorride anche lei.
- “Paco tu sei un bell’uomo, di successo. Devi solo risolvere i tuoi problemi e poi troverai la felicità. Che sia con Rosanna o altrove” dice Claudia.
Claudia e Marina poi finiscono di distribuire il dolce a tutti. Le aiuta anche Michela. Al posto del vino molti riempiono i bicchieri con bibite analcoliche che meglio si accompagnano al dolce. Eduardo e Michela sono i primi a salutare e a ritirarsi. Si avvicinano:
- “Giovanotto mi dispiace per i tuoi disguidi con tua moglie” dice Eduardo.
- “Vedrai che tutto si risolverà per il meglio” ribatte Michela con la speranza negli occhi e la dolcezza di una nonnina.
Dopo un po’ Claudia mi chiede se sto bene e se ho bisogno di qualcosa. Marina mi chiede se ho bisogno di compagnia. Le tranquillizzo, mentendo, ma non voglio che perdano il sonno per starmi accanto, e non voglio altra compassione. Mi sono stati già vicini abbastanza. Si ritirano nei loro appartamenti più sereni.
Più distanziati ci sono i ragazzi con Giorgia e Chiara. Le due birbanti hanno acceso un altro spinello, e hanno coinvolto anche i ragazzi nel loro giro. Sono seduti tutti sul bordo del campo incolto, e continuano la loro festa tra giovani. Non mi avvicino, li osservo a distanza per non rompere l’allegria e la confidenza tra loro. Dopo 10 minuti vedo Giorgia limonare con Luca, e poco dopo anche Chiara con Francesco. Col fumo e l’alcol anche i ragazzi hanno infranto ogni barriera di timidezza e inibizione. Dopo due minuti le coppie cambiano: Giorgia bacia Francesco e Chiara bacia Luca. Le mani dei ragazzi si fanno più audaci sui corpicini delle troiette. Dopo un po’ si avviano tutti e quattro nell’appartamento dei ragazzi. Vedo Andrea, il più giovane, seduto da solo, rimasto senza una compagna. Mi avvicino.
- “Sono solo due, quindi sei rimasto escluso” dico facendogli l’occhiolino.
- “Sì, meglio così” mi risponde.
- “Cioè?”
- “Io sono gay, mi piacciono i maschi. Ma loro non lo sanno” mi confessa.
Sono sorpreso da questa confessione, ha appena fatto outing, lo ha rivelato a me prima degli amici.
- “E hai già un ragazzo?” chiedo.
Lui sorride:
- “No no, attualmente no. Sono ancora un po’ confuso…”
- “Certo lo capisco”
- “Vedi, molte persone non capiscono la confusione che annebbia in noi. Ma è molto comune. Io vivo la mia situazione, tu vivi la tua che ti fa soffrire. Molti ignorano lo stato d’animo altrui” dice saggiamente.
- “E pensi di dirglielo prima o poi?” chiedo.
- “Sicuramente. Ma prima devo chiarire le mie idee. Io ho capito la tua confusione, per questo hai taciuto. Se una cosa non è chiara a sé stessi come si può parlarne ad altri?!”
- “Entrambi avevamo un segreto. Il mio è venuto allo scoperto. Spero che tu riuscirai a confessarlo solo al momento giusto" gli dico sorridendo.
- “A volte il destino è strano. Tu soffri di impotenza e vorresti invece soddisfare tua moglie. Io invece non ho problemi ma sono passivo, non ho bisogno di un uccello funzionante per soddisfare gli uomini. Se avessi avuto il tuo problema non mi sarebbe importato più di tanto. E invece…”
Lo stringo con una mano sulle spalle.
- “E ora dove andrai a dormire?” gli chiedo.
- “Tra mezz’ora saranno già crollati dopo quello che hanno fumato ehehheheh. E tu invece?” mi chiede.
- “Aspetterò che lui esca. Poi rientrerò in casa” dico sospirando.
Restiamo seduti 15 minuti in silenzio, ammirando le stelle. Poi vediamo uscire Giorgia e Chiara barcollando.
- “Ok, posso andare a dormire allora” dice Andrea.
Poi si allontana salutandomi con un cenno. Giorgia e Chiara, completamente sballate, passano alle mie spalle chiamandomi e mandandomi baci, mentre arrivano nel loro appartamento. Sono solo adesso, con i miei pensieri, la mia vergogna, la mia dignità sepolta sotto la merda dei cavalli. Ma almeno adesso non dovrò più avere l’ansia di nascondermi. Ormai tutti ne sono al corrente. Per tre giorni potrò portare fieramente le mie corna.
Sono chiusi in casa da quasi due ore e mezza. Inizio a temere che si siano addormentati. Qui fuori c’è un silenzio assordante di cui avverto il peso come un macigno. Il carico di umiliazione che mi è caduto addosso oggi è insostenibile. Ma se sono sopravvissuto allora posso affrontare qualunque altra cosa. Mi avvicino al tavolo, taglio due pezzi di dolce e li ripongo in due piattini. Mi avvio verso casa. Entro silenziosamente e li ripongo sul solito tavolino. Li sento gemere. E’ giusto che anche loro assaggino questo delizioso dolce, penso.
Decido di rimanere nel giardino ad aspettare. Sto quasi per appisolarmi quando vedo Giuseppe uscire dalla porta. Per un attimo resto indeciso se stia sognando oppure no. Lo vedo limonare con Rosanna prima di andare via. Mi lancia un fugace sguardo poi si allontana. Rientro rapidamente in casa, ma Rosanna è già a letto. La raggiungo a letto:
- “Mi spieghi…” provo a dire, ma sono interrotto.
- “Non ho voglia di parlare adesso. Sono molto stanca. Ho bisogno di dormire” stronca sul nascere la mia domanda, senza nemmeno voltarsi.
Diciannovesimo giorno:
- “Adesso mi spieghi perché ieri mi hai umiliato davanti a tutti?” le chiedo al mattino.
- “Ormai lo sapevano già tutti. Quasi nessuno si è sorpreso”.
- “E questa dovrebbe essere una giustificazione?” chiedo.
- “Guarda che io non devo giustificarmi proprio di nulla. Non ti ho nascosto niente. Sapevi benissimo come stavano le cose” dice con estrema freddezza.
- “Ma non era necessario mostrarsi a pomiciare con lui davanti a tutti. E’ stato umiliante!”
- “Paco, se davvero ti avesse dato tanto fastidio, avresti reagito fin dall’inizio. A che serve parlarne adesso?” dice senza mostrare emozioni né pentimento.
- “Sai bene che l’ho fatto solo per te, perché ti amo e volevo vederti soddisfatta e felice anche in questi giorni” le ricordo.
- “E allora continua. Perché vuoi porre dei limiti adesso alla mia soddisfazione e felicità?”
- “Ma non puoi essere più discreta? Devi per forza mortificarmi facendoti vedere da tutti?”
- “Ma credi che agli altri importi qualcosa di noi? Sono solo pettegolezzi, o frasi buoniste di circostanza” dice con aria di sufficienza.
- “Ho accettato la tua relazione, ma non ho accettato che tu calpestassi la mia dignità” inveisco.
- “Ma cosa t’importa dell’opinione di questa gente? Sono solo sconosciuti”.
- “E quindi dovrei accettare di essere umiliato dinanzi a questi sconosciuti?”
- “Paco…sono solamente altri tre giorni. E la stai prendendo nel modo sbagliato” dice senza scomporsi.
- “E come la dovrei prendere secondo te???”
Rosanna si avvicina e mi punta addosso quel blu abbagliante.
- “Io penso che in fondo non ti dispiace sapere che un altro uomo ti sostituisce nell’intimità, per soddisfarmi adeguatamente. Ammettilo” mi dice con un tono malinconico.
- “Ma che dici…non avrei mai voluto che si arrivasse a questo punto. Ma sono sovrastato dai sensi di colpa…”
- “E da quando siamo qui non si sono alleviati un po’ i tuoi sensi di colpa?” mi chiede.
Mi soffermo un attimo a pensare. In effetti accettando questa situazione è come se mi sdebitassi con lei per il tempo sprecato accanto a me senza essere appagata…
- “Forse…un po’” dico sottovoce.
- “Ecco. Quindi questa situazione non ti dispiace, riesce a farti sentire un po’ meglio…” conclude il suo ragionamento.
Mi sento un po’ raggirato dal suo discorso, ma non riesco a controbattere.
- “Mio caro maritino” continua “ti è piaciuto leggere i nostri messaggi, ti è piaciuto vederci fare sesso…perché ora dovrei pensare che ti dispiaccia che avvenga alla luce del sole?”
- “Mi sono sentito ferito nell’orgoglio!”
- “Anche sapermi con lui ti feriva. Ma lo hai tollerato…perché in fondo ti ha dato qualche brivido, ti ha eccitato” mi dice distogliendo lo sguardo e voltandosi.
- “L’ho fatto solamente per te, perché lo desideravi e non volevo perderti”.
- “Hai portato addosso l’onta del tradimento fino ad ora. Continua a farlo senza pensarci troppo. Continua a farlo per me…”
Sospiro sapendo di non avere via d’uscita.
- “Non vedo l’ora che finisca quest’incubo di vacanza” dico sospirando.
Lei mi prende la mano.
- “Adesso accompagnami da lui. La mia figa sta fremendo”.
Tenendola per mano la porto a casa sua e gliela consegno. La porta si richiude lasciandomi escluso. E’ umiliante, subisco questa mortificazione giorno dopo giorno, eppure continuo. Che abbia avuto ragione lei nel discorso di poco fa?
Resto solo nel giardino di casa. Passa Carlo che sta portando i bagagli in auto, oggi lascia la sua dimora, è finita la sua vacanza. Passa anche Claudia:
- “Ciao Paco, Rosanna è qui?” mi chiede.
- “No Claudia, è con…” lei annuisce prima che finisca la frase.
- “Allora li saluterò entrambi dopo”.
Arriva Carlo che interviene:
- “Tua moglie è di nuovo a scopare con l’amante?” mi chiede con crudezza.
Eludo la sua domanda, tanto conosce già la risposta. Claudia varca il cancello e mi dice:
- “Allora inizio a salutare te intanto. Stai tranquillo” mi dice guardandomi negli occhi con tenerezza “Vedrai che con Rosanna andrà tutto bene poi”.
- “Ma bene cosa? Ma che consigli gli dai?” interviene Carlo “Piuttosto buttala fuori di casa a quella mignotta quando tornate. Un calcio in quel bel sederone grosso!”
- “Devi essere sempre eccessivo tu!” ribatte Claudia allontanandosi.
Carlo mi guarda con disprezzo, come se fossi un verme.
- “Se posso essere onesto, mi hai deluso. Ti credevo un uomo diverso, Paco. Se qualcuno avesse osato toccare mia moglie gli avrei staccato la testa dal collo. Tu sembri compiacente e, forse, compiaciuto. Non ti capisco” mi dice con fermezza.
- “Le circostanze mi hanno travolto. Non credevo andasse così” dico provando a giustificarmi.
- “Quel tipo ha solo una cosa in più a te. Ha le palle che a te mancano” conclude. Poi mi stringe la mano e va via.
Le parole dure di Carlo hanno rimbombato nella mia testa per tutta la giornata in spiaggia. Forse questo è il vero problema: non ho avuto le palle! Guardo Rosanna assorta nei suoi pensieri, mentre i suoi occhi luccicano come il sole sulle increspature del mare turchese. L’oro dei suoi capelli che sventola al soffio della brezza. Quella pelle candida che ora appare più bronzea, quel rossore sulle sue gote, la perfezione delle sue forme. Più la guardo più me ne innamoro, e più mi chiedo come abbia potuto permettere che un altro uomo godesse di tanta magnificenza che spettava solo a me, che sono il marito. Mai Rosanna aveva mostrato atteggiamenti lascivi con altri uomini o lasciato presupporre che potesse cadere in tentazione. Nemmeno quando eravamo giovani fidanzatini e lei, come sempre, era molto corteggiata. Ne deduco che nell’ultimo periodo il fallimento sono stato io, su tutta la linea. E durante questa vacanza mi sono arreso agli eventi, non ho saputo gestire la situazione. E ora mi sento come un naufrago in balia delle onde.
Sulla via del ritorno Rosanna ha mantenuto il buon umore, canticchiando, conservando il sorriso su quelle morbide labbra rosse. A pochi minuti dall’arrivo, appoggia una mano sulla mia coscia e mi dice:
- “Quando arriviamo devo vedere Giuseppe”.
Non rispondo nemmeno. Non me lo chiede, è una decisione di cui mi tiene informato. Ormai lei ha il pieno controllo di tutto, anche della mia dignità.
Appena parcheggiato lei esce rapidamente dall’auto, senza nemmeno attendere che spenga il motore. Giuseppe è a 30 metri chiacchierando con Marco e Marina. Lei va celermente da lui, e interrompe il discorso infilando la sua lingua nella sua bocca, con un bacio appassionato. Ormai nessuno si stupisce più. Si sente solo partire l’ovazione e gli applausi scroscianti di quelle due bastarde di Giorgia e Chiara quando assistono al bacio dal loro giardino.
Li raggiungo, e poco dopo si allontanano mano nella mano per entrare in casa. Resto solo con Marco e Marina in un’atmosfera imbarazzante. Marina prova a rompere il silenzio cambiando argomento:
- “Allora, avete passato una bella giornata di mare?” chiede.
Annuisco sforzandomi di accennare un sorriso. Poi Marco interviene:
- “Cara” riferendosi alla moglie “Noi ora dobbiamo andare”. Poi mi saluta “Ciao Paco”.
Resto solo, immobile, disorientato. Colto all’improvviso una mano afferra la mia, incrociando le dita con le mie. E’ Chiara, senza proferire una parola mi tira nel suo giardino. Mi siedo tra loro. Ormai non temo più nemmeno le loro risatine e le battutine di scherno.
- “Sai Paco, apprezzo molto la tua tolleranza e la tua pacatezza in questo momento. Non dev’essere facile” dice Chiara. Le sue parole mi suonano inaspettate.
- “Hai anche la mia stima Paco” aggiunge Giorgia con un sorriso sincero di comprensione.
Sono stupido dall’atteggiamento di queste due, che fino ad oggi sembravano insensibili e pronte soltanto a denigrarmi.
- “Come mai oggi siete così dolci con me?” dico.
- “Ma noi scherziamo” dice Chiara “Io personalmente ti ho sempre apprezzato, mi sei sempre piaciuto”.
- “E poi l’altra sera abbiamo bevuto e fumato troppo per restare lucide. Non avercela troppo con noi” poi mi stampa un bacio sulla guancia.
- “A proposito dell’altra sera, com’è andata coi ragazzi di là?” chiedo facendo un cenno col capo in direzione del loro appartamento.
Le ragazze scoppiano a ridere. Poi Giorgia spalanca gli occhi e mi dice quasi a bassa voce:
- “E’ stata una bella orgetta a quattro” facendomi l’occhiolino.
- “Peccato che abbiano finito presto. Sono venuti dopo due minuti” aggiunge Chiara.
E ridono nuovamente.
- “Beh li capisco, siete molto sexy voi due. E passionali. Ma quindi non state insieme adesso?” chiedo ingenuamente.
Tornano a ridere. Ormai invidio la loro capacità di ridere sempre. Ma si sa, il riso abbonda sul viso degli stolti…
- “Ma noooo, abbiamo solo scopato un po’ “ dice Giorgia come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Poi vibra il telefono. E’ un messaggio di Rosanna:
- “Prendici due brioche, abbiamo fame. Fai presto”.
Chiara vede la mia faccia cambiare espressione e chiede:
- “Chi è? Tutto ok?”
- “Devo andare a prendere le brioche al bar”.
- “Veniamo anche noi” risponde subito Chiara.
Ci avviamo in auto tutti e tre. Poi mentre guido Giorgia dice:
- “Sono per Rosanna e Giuseppe, vero?”
- “Esattamente”.
- “Che puttana!” esclama Giorgia sorridendo.
- “Vedi” dice Chiara “per questo ti stimo. Riesci a non perdere la calma anche se ti trattano come uno zerbino”.
- “Pensi che io sia uno zerbino a questo punto?” le chiedo.
Chiara mi accarezza i capelli, e con voce flebile mi dice:
- “Sei un cornuto ferito che ancora ama la moglie, e pone la sua felicità davanti al proprio orgoglio”.
- “La amo è vero. Ma a volte sono pentito di averle concesso tanta libertà in questa vacanza”.
- “Ma è solo sesso. Si sta solo divertendo a scopare, ma ama ancora te”.
- “Tu dici?”
- “Se tu non avessi il cazzo moscio non avrebbe mai scopato con lui. E’ solo sesso” ribadisce Chiara.
- “Quella poverina non vedeva l’ora di farsi una chiavata per bene. Bramava un cazzo duro da tempo. Devi capirla” aggiunge Giorgia.
- “Anzi, dovresti ringraziarlo che si occupa di lei al posto tuo” aggiunge Chiara.
- “E’ vero, ringrazialo!” rincara Giorgia.
- “Addirittura?! Che esagerate…” concludo.
- “Ma lo sai che Francesco e Luca si segano su tua moglie?” dice all’improvviso a voce alta Giorgia, con l’entusiasmo di chi ha sfornato una news di interesse nazionale.
- “Quei due sono così allupati che si segherebbero anche Michela” rispondo con una battuta che fa piegare dalle risate le ragazze.
Ormai sto diventando come loro, ho letteralmente spento il cervello e parlo a vanvera.
Al ritorno entro in giardino seguito dalle due ragazzine che mi scortano.
- “Aspettate qui” dico. E si siedono sulle sedie in giardino.
Quando entro arriva Giuseppe nudo, con il cazzo ancora in tiro.
- “Oh grazie. Avevamo proprio fame”.
- “Ci vorrà ancora tempo?” chiedo.
- “Il tempo di un pompino, poi mangiamo” mi risponde senza alcuna delicatezza.
Ormai provo un senso di inferiorità così profondo nei suoi confronti che non oso controbattere. Sto letteralmente sguazzando nelle umiliazioni che mi infliggono.
Esco fuori, mi siedo in giardino accanto alle ragazze. Mi guardano incuriosite.
- “Allora?” chiede Chiara.
- “Il tempo che sborra in bocca a mia moglie, poi mangiano”.
Le ragazze sghignazzano. Allargo un sorriso anche io.
- “La capisco” dice Giorgia sorridendo “la sborra ha un buon sapore, particolare”.
- “Ma non è vero, dipende. Non sempre” ribatte Chiara.
- “Oh, quella di Francesco era buona” dice Giorgia.
- “Anche quella di Luca” dice Chiara continuando il dibattito sullo sperma “ma non a tutti è buona”.
- “Chissà che sapore ha quella di Giuseppe” conclude Giorgia.
E in questo momento ripenso a quando leccai la figa sborrata di Rosanna. Ricordo quel sapore, mescolato ai succhi della vagina di mia moglie. “E’ buona anche la sua” penso tra me e me, ma non posso dirlo a loro due.
Quando Giuseppe esce io sono ancora in giardino con Giorgia e Chiara. Mi alzo e mi avvicino a lui.
- “Grazie per la brioche” mi dice.
- “Grazie a te che soddisfi e rendi felice mia moglie” dico quasi istintivamente in uno slancio di sottomissione.
Lui sorride con un ghigno. Lancio uno sguardo furtivo alle ragazze che sorridono compiaciute, sentendo che ho accolto il loro suggerimento di poco prima. Lui si ferma un istante davanti a loro:
- “Fate compagnia al cornuto?” chiede loro.
Loro quasi in coro, sorridendo:
- “Sì”
- “Bene. Continuate a occuparvi di lui mentre io mi occupo di sua moglie” dice andando via rapidamente.
La sera tutto sembra di nuovo normale. Ceno con mia moglie, mi preparo a dormire accanto a lei. Non affrontiamo discorsi divisivi o imbarazzanti. La osservo in quella sua maglietta semitrasparente che lascia intravedere i capezzoli e quel seno maestoso. Le sue mutandine che stringono quel meraviglioso culo e avvolgono le labbra carnose della sua figa. Mi avvicino:
- “Sei bellissima. Ti amo!” le sussurro.
Lei accenna un sorriso, poi si volta.
- “E tu mi ami ancora?” le chiedo.
Lei si gira e mi da un bacio sulla guancia:
- “Ti voglio bene tantissimo”.

Ventesimo giorno:
Rosanna stamattina ha organizzato un uscita a cavallo con Giuseppe. Penso che sia meglio così piuttosto che saperli a scopare. Anche se, tutto sommato, ormai mi è indifferente se scopano, è la routine di queste vacanze. Quando rientrano il cielo è nuvoloso. Li vedo baciarsi come due fidanzatini. Dopo pochi minuti si alza il vento. Inizia a piovigginare. Poi più forte. Mi sa che è saltata la giornata di mare. E anche per gli altri ospiti, che vedo affacciarti, dai loro giardinetti, contrariati. La pioggia si alterna per tutta la mattinata, a più riprese, senza mai essere scrosciante. Rosanna va da Marina e resta a parlare con lei, mentre Marco esce per fare compere. Io mi fermo a giocare a dama con Eduardo, che occupa l’appartamento accanto a Marco e Marina. A un certo punto arriva Giuseppe, entra nel giardino di Marina e, dopo aver baciato Rosanna, escono insieme. Salutano Marina e passeggiano lungo il viale degli appartamenti come due fidanzatini. Sembra quasi una passerella per farsi vedere da tutti. Si tengono per mano, ogni tanto si baciano. E sembra che abbiano tante cose da dirsi. Si fermano fuori al muretto del giardino di Eduardo. Si baciano con passione proprio sotto ai nostri occhi. Eduardo gioca la sua pedina, poi mi dice con pacatezza:
- “Hai tanta pazienza per sopportare questa situazione assurda. Pensi davvero che si possa riparare il rapporto con tua moglie alla fine della vacanza?”
Prima che io possa rispondere arriva Michela che ci porta una bibita fresca.
- “Se lui è ancora innamorato segue il cuore, non la ragione” interviene lei.
- “La verità è che non so più cosa fare. All’inizio sembrava solo una scappatella. Adesso mi sento in trappola. Qui sento gli sguardi di tutti addosso, a casa saremo solo io e lei per parlarne” rispondo.
- “Ma ti senti ancora pronto a perdonarla e stare con lei?” mi chiede Eduardo.
Sollevo lo sguardo dalla dama, lo guardo per un attimo. Non rispondo.
Intanto vedo i due amanti che sono fermi a chiacchierare con i tre ragazzi davanti al loro appartamento. Sono abbracciati, sembrano dimenticarsi che lei è una donna sposata. Io intanto, dopo aver perso tre partite contro Eduardo, decido di tornare alla tranquillità del mio giardino, e continuo a osservare loro due. Ha ormai smesso di piovere, ma il cielo è ancora nuvoloso. Vengono nella mia direzione. Si fermano a salutare Giorgia e Chiara. Rimangono 10 minuti a chiacchierare, a ridere, a scherzare. Poi arrivano insieme a casa, aprono il cancelletto e si siedono in giardino come se io non esistessi. Lei si siede sulle gambe proprio davanti a me. Iniziano a limonare senza degnarmi di uno sguardo. Poi la sua mano si insinua sotto la maglietta palpando il suo seno. A questo punto mi alzo e entro in casa in silenzio, non sopporto di assistere a quella scena. In realtà non tollero di essere ignorato da lei. E infatti continuo a osservare quella scena nascosto dietro al vetro della porta. I loro baci sono passionali, ma evidenziano anche una forte intesa e complicità, come se ci fossero dei sentimenti a legare la loro unione. Lui le solleva la maglietta, infila la testa tra le sue tette e le lecca. Le espressioni sul viso di mia moglie sono inequivocabilmente di estremo piacere. Poi è lei a porre un freno, a prendere il suo viso tra le mani e coprirsi con la maglia. Si salutano. Lei entra in casa, lui va via.
Pranziamo insieme io e lei. Il silenzio tra noi è atroce. Mi rendo conto che negli ultimi giorni c’è stato un crollo nella nostra comunicazione, e la complicità tra lei e il suo amante adesso mi suscita invidia. Dopo pranzo prepara il caffè che sorseggiamo in giardino. Nel primo pomeriggio il cielo presenta dei miglioramenti, si aprono scorci di cielo sereno.
- “Stasera Giuseppe mi porta a cena fuori. Organizzati per mangiare” mi dice con tono glaciale.
Dopo un’oretta vedo passare Marco e lo saluto. Mi chiede se voglio accompagnarlo al supermercato, ci avremmo impiegato poco più di mezz’ora. Vado con lui.
- “Come va con Rosanna? Avete parlato?”.
- “Non lo so Marco, direi che non va. Stasera cena fuori con lui” dico.
- “Quindi ti lascia di nuovo solo?”
- “A quanto pare…”
- “Perché non vieni a cena da noi? Ci farebbe piacere. Marina preparerà una frittura di pesce e linguine con i frutti di mare”.
- “Sei molto gentile. Accetto volentieri. Non mi va di restare da solo”.
Quando rientro a casa il cielo è prevalentemente sereno. Rosanna sta riposando a letto. La osservo, sembra un angelo. Ancora 48 ore e tutto tornerà come prima, penso. O almeno spero. Vado in giardino. I miei pensieri scorrono veloci. Come siamo arrivati a questo? Se ci penso mi sembra ancora incredibile, un brutto sogno. Quanto deve aver sofferto per arrivare a prendere la decisione di tradirmi? Forse l’ho sottovalutato. Cosa l’ha spinta a umiliarmi pubblicamente? Rancore? Rabbia? Frustrazione? Mentre mi tormento con le domande senza risposta, mi crogiolo in quest’aria frizzante dovuta alla pioggia di stamattina. E le palpebre calano inesorabili.
Quando mi desto sento i passi di Rosanna in casa. E’ in doccia. Si prepara all’appuntamento. Osservo i suoi preparativi minuziosamente. Il suo abbigliamento è sempre impeccabile, sexy. Mette il rossetto alle labbra, trucca gli occhi. Prima che mi sfugga mi avvicino a lei, la abbraccio da dietro. Lei si divincola, mi dice che ha fretta. Mi avvicino e le dico:
- “Sei bellissima”.
Lei mi sorride.
- “Hai almeno il tempo di darmi un bacio?” le chiedo con ironia.
- “Mi sbavi il trucco, Paco” mi dice dandomi una carezza sul viso.
Mentre sistema la borsetta le chiedo:
- “Posso chiederti una cosa?”
- “Certo, dimmi”.
- “Mi ami ancora?”
Si blocca alcuni secondi. Resta in silenzio. Si volta. La fisso in quegli occhi azzurrissimi che ora sembrano luccicare, nella loro incertezza, carichi di dubbio.
- “Non lo so. Sono confusa” dice distogliendo lo sguardo.
In quel preciso momento il mio cuore smette di battere e va in frantumi.
- “Cosa ti è successo da quando siamo qui?” provo a sussurrare con l’ultimo alito di fiato che mi è rimasto in gola, spinto fuori dalla disperazione.
- “Non sono più sicura di niente. Mi si sono aperti gli occhi, nuovi scenari, stanca di una relazione stantia”.
- “Dove ho sbagliato Rosanna, dimmi?” chiedo con la vista ormai appannata dal dolore.
Lei tace. Mi guarda con la coda dell’occhio mentre la seguo a distanza ridotta ad ogni suo passo.
- “Forse non hai sbagliato tu. Forse sono io” sussurra alla fine con poca convinzione. Sembra più una frase fatta.
- “Posso dimenticare tutto ciò che è successo. Io ti amo…”
- “Basta Paco!” dice alzando la voce “E’ questo tuo atteggiamento che mi fa incazzare. Dovevi recuperare ai primi segnali, non tollerare tutto e aspettare gli eventi”.
- “Cosa avrei dovuto fare?” chiedo allarmato dalle sue parole.
- “Non lo so” dice ora con voce calma “Ma ti sei fatto andare bene tutto, adesso continua a fartelo andare bene”.
Dopo questa frase va in giardino, io la seguo. Ma fuori al cancello c’è Giuseppe. Entra, si danno un bacio a stampo. Lui le porge la mano e me la porta via. Sul viso di lei torna ad aprirsi il sorriso come il cielo sereno dopo la pioggia. Sono diventato la turbolenza climatica nella vita di Rosanna. E’ un’ammissione che brucia.
Vado a cena da Marco e Marina. La loro cortesia mi conforta, l’ottimo cibo mi allieta. A fine cena restiamo a parlare. Scambiamo impressioni sulla Sardegna, i luoghi visitati, le vacanze degli anni passati. Per molto tempo mi distraggono dai pensieri, evitano gli argomenti delicati. Ma di tanto in tanto i miei occhi tradiscono il mio animo lacerato. Marina mi accarezza il braccio:
- “Paco, cosa c’è? Cosa ti affligge?”
- “Non so più cosa fare. Forse la sto perdendo” dico.
- “E se anche fosse, è necessariamente un male?” dice Marco.
- “Spiegati meglio”.
- “Lei ti ha mancato di rispetto, ti ha tradito. Non mostra pentimento. Davvero la rivuoi accanto a te?” mi chiede.
- “Pensaci bene Paco. Tu la ami. Ma lei?” aggiunge Marina.
- “Avete ragione. Quando saremo a casa le parlerò chiaramente e prenderemo la decisione migliore per entrambi” concludo.
Marco e Marina si scambiano uno sguardo. Qualcosa non li convince. Ma non aggiungono altro. Decido di lasciarli riposare e torno nel mio appartamento, aspettando mia moglie. Sembra tardare, ma immaginavo che non avesse fretta di tornare. Staranno passeggiando in qualche borgo guardando la luna piena.
- “Paco, sei rimasto solo?” mi giunge alle spalle la voce squillante di Giorgia.
- “Entrate ragazze” le dico facendole segno con la mano di entrare in giardino.
- “Ti facciamo compagnia noi” dice Chiara.
- “Tua moglie sta scopando con l’amante?” chiede Giorgia priva di freni come al solito.
- “No, l’ha portata a cena fuori” dico sorridendole.
Si siedono sulle mie gambe, ognuna su un lato.
- “Ti lascia sempre tutto solo” dice Chiara con la voce artefatta per sembrare triste.
- “Tua moglie è una sgualdrina” aggiunge Giorgia.
Giorgia fa scorrere un dito sul mio viso, Chiara mi accarezza l’altra metà del viso.
- “Paco cosa si prova ad essere traditi dalla moglie?” chiede Chiara sembrando divertita, nonostante la domanda.
- “Ma ti eccita un po’ avere le corna?” dice Giorgia. Poi entrambe ridono.
- “Ma che razza di domande fate?” dico imbarazzato dalla loro superficialità.
Indossano entrambe dei pantaloncini molto corti e aderenti. Il mio sguardo cade sulle loro cosce giovani e prive di imperfezioni. Il calore da contatto tra la pelle delle loro cosce con le mie mi stimola fantasie oscene.
All’improvviso sentiamo un auto entrare. Sono Rosanna e Giuseppe. Le ragazze si alzano contemporaneamente e vanno a curiosare, facendo la cronaca di ciò che accade.
- “Stanno uscendo dall’auto” dice Chiara.
- “Wow, ma lei è stupenda stasera!” aggiunge Giorgia.
- “Stanno entrando in casa insieme!” dice Chiara sorpresa.
- “Ora si fanno una bella scopata” ride Giorgia.
Tornano da me sorridenti.
- “Sono entrati in casa” ripete Chiara.
Giorgia si siede sulla mi coscia nuovamente.
- “Tua moglie è una sgualdrina. Ripeti con me…Sgual – dri – na!” dice Giorgia avvicinando la sua bocca alla mia. Posso sentire il suo alito penetrare nella mia bocca.
La mia mano è poggiata sul fianco di Giorgia, sulla sua pelle scoperta. Scivola in basso posandosi sulle curve del suo deretano. Mi fissa ancora in attesa che io ripeta.
- “Mia moglie è una sgualdrina e una lurida puttana di merda” sussurro.
A Giorgia scappa una mezza risata, contenuta e compiaciuta, che soffia il suo alito nella mia bocca e nelle mie narici. Mi piace l’odore fresco del suo alito. Poi anche Chiara torna a sedersi sulla mia coscia. E la mia mano si posa anche sulle sue natiche.
- “Bravo Paco, non dimenticare che questa è la pura verità” dice Chiara.
Entrambe sembrano molto divertite mentre mi manovrano come un pupazzo. Si compiacciono nel pilotare le mie risposte per gioco. Io invece mi concentro sempre più sulla sensazione tattile dei miei polpastrelli sul loro culo sodo.
Stanche di giocare come le gatte col topo si alzano, mi baciano sulla guancia e vanno via tenendosi per mano. Mi lasciano solo con le mie fantasie indecenti. I pensieri sconci non mi abbandonano. Vado in bagno. Tiro fuori il mollusco sempre avvizzito. Con tre dita massaggio il mio amico molliccio, e immagino i corpi nudi di Chiara e Giorgia. Le immagino strusciarsi sul mio corpo, la loro lingua dentro la mia bocca. Mi eccitano queste due puttanelle scostumate e spudorate. Palpo le loro tettine e le succhio. Sento che sto per arrivare al culmine, ma non riesco. La sequenza di immagini in testa si sussegue: il loro culetto sodo, limoniamo, i loro capezzoli da succhiare, poi improvviso il cambio di scena, il cazzo di Giuseppe che apre la figa di Rosanna, le sue urla di godimento…ed ecco il liquido bianco cadere copiosamente nel cesso. Mi ripulisco con la carta igienica. Torno in giardino. Allora è vero che mi eccita pensare a mia moglie col suo amante. Mi sento un perdente. Provo commiserazione per me stesso. E intanto Rosanna non torna. La aspetto in giardino fino all’1:40. Poi vado a letto, sono le 3:15 e non torna. Non riesco a dormire. Da oltre quattro anni non dormo senza lei accanto. E l’ansia non aiuta.

Ventunesimo giorno:
Mi alzo alle 10:20. Rosanna stanotte non è tornata, ha dormito da lui. Non mi ha chiamato, non mi ha scritto un messaggio. Sono molto agitato. Per fortuna oggi è l’ultimo giorno, domani si ritorna a casa. Ma questo atteggiamento è inaccettabile.
Negli appartamenti non c’è nessuno, sono tutti al mare approfittando della giornata soleggiata e recuperando la giornata persa di ieri. Prendo il telefono:
“Ma dove cazzo sei???” invio a Rosanna.
Alle 11:40 vedo arrivare Rosanna insieme al suo amante, si tengono per mano. Entrano in giardino e io dico in modo alquanto aggressivo:
- “Ti sembra questo il modo di comportarsi? Sparire tutta la notte senza avvisare?”
- “Calmati Paco. Ero con Giuseppe, lo sapevi”.
- “Eri a cena, guarda che ore sono adesso!”
- “Ha dormito da me, non agitarti” interviene Giuseppe.
- “Non m’interessa, pretendo rispetto!” dico.
- “Tu non puoi pretendere proprio nulla” dice Rosanna avanzando minacciosa “Prima di avere pretese dovresti avere dei doveri”.
- “Cosa vuoi dire?” chiedo.
- “Lo sai. Vivo una repressione coniugale da quasi due anni”.
- “E cosa c’entra col tuo comportamento?”
- “Sono stanca, non ne posso più! Ho bisogno di tornare a vivere, respirare…” urla con la voce strozzata.
Giuseppe la tira per un braccio, le cinge un braccio in vita per calmarla vedendola agitata.
- “Comunque non siamo venuti qui per litigare…” dice Giuseppe.
- “Dobbiamo dirti una cosa importante” aggiunge Rosanna.
- “Che cosa?” chiedo incuriosito.
- “Giuseppe mi ha proposto di restare un’altra settimana” afferma.
Mi sale la rabbia, non potrei assolutamente resistere un’altra settimana. Impazzirei!
- “Ma non esiste proprio! Noi domani ce ne andiamo da questo posto!” dico con fermezza.
- “Non hai capito Paco” dice Rosanna “Giuseppe lo ha proposto solo a me. Tu domani parti senza di me”.
A questo punto mi paralizzo. Che cazzo sta succedendo?! Mi sta mandando via per rimanere qui a scopare?
- “Cioè mi stai dicendo che vuoi rimanere qui da sola? E io dovrei tornare a casa da solo? Tu sei mia moglie, vieni con me! Non ti lascio qui tra le braccia di questo rovinafamiglie!” dico.
- “Smettila Paco!” urla Rosanna “Non parlargli in questo modo”.
Mi avvicino per afferrarle un braccio, lei ritrae il braccio e urla:
- “Non toccarmi!”
- “Io da qui non me ne vado senza te. Faccio un casino!”
- “Che cazzo vorresti fare? Non puoi obbligarmi a seguirti!” dice Rosanna che poi scoppia a piangere per la forte tensione accumulata.
- “Allora smettetela. Non è così che si risolvono le cose” dice Giuseppe.
- “La colpa è soltanto tua” gli dico puntandogli contro il dito.
- “Allora Paco, se ti rifiuti di ragionare e vuoi solo urlare noi ce ne andiamo. Poi agisci come ti pare. Questa è la mia proprietà, e non puoi restarci con la forza. Potrei farti allontanare dalle forze dell’ordine, ma per il vostro bene siamo venuti qui a parlarti. Ma se reagisci così faremo in altro modo” mi dice con calma.
Rosanna si calma, smette di piangere e si asciuga il viso.
- “Sapevi già che io e lui avevamo una relazione. Ti sei limitato a girarti dall’altra parte. Cosa ti aspettavi? Adesso ho ancora bisogno di lui, non di te” mi dice Rosanna.
- “Paco riflettici. Anche tu hai accettato questa situazione. Hai scelto che fossi io a soddisfare tua moglie perché tu non potevi. Poi ci è piaciuto e abbiamo continuato…” dice abbracciando lei da dietro.
Lei accarezza le sue braccia che si legano sul suo ventre.
- “Ho accettato che ci facessi sesso, non che me la portassi via” dico digrignando i denti.
- “Nemmeno noi pensavo che andasse così all’inizio. Credimi Paco, non volevo ferirti, non era premeditato” dice lei.
I suoi occhi blu profondo hanno ancora un certo effetto sul mio animo, nonostante tutto. Il suo sguardo mi blocca le parole in gola. Non riesco ad alzare la voce quando mi guarda così.
- “Pensaci Paco. Per il bene tuo e per il suo bene” dice lui.
Poi escono e vanno via, mentre lei poggia la testa sulla sua spalla in cerca di consolazione.
E’ ormai ora di pranzo, ma non ho fame. Il mio stomaco si è chiuso a causa dell’ansia. Avevano ragione tutti, alla fine ho perso mia moglie. Pensavo di tollerare una scappatella, ho accettato di essere un cornuto. Pensavo di riportare l’ordine in famiglia alla fine delle vacanze. E invece ho solo contribuito ad alimentare un circolo vizioso. E alla fine l’ho persa. Sono un idiota, un perdente, un fallito.
Nel primo pomeriggio rientra Rosanna, cogliendomi di sorpresa mentre sono seduto sul divano a raccogliere i cocci del mio cuore.
- “Sono tornata soltanto a prendere le mie cose” mi dice.
Si fionda in camera e comincia a riempire la sua valigia.
- “Davvero vuoi restare qui da sola un’altra settimana?” chiedo.
- “Non starò sola, sarò con lui” ribatte prontamente.
- “Davvero vuoi restare?” ripeto.
- “Ne ho bisogno. Ho bisogno di lui adesso”.
- “E io invece non ti servo più? Tuo marito è da buttare?”
- “Non ho detto questo. Piuttosto hai mangiato?” chiede.
- “Col senso di nausea che ho vomiterei tutto”.
- “Mi dispiace che tu ci sia rimasto male. Ma ce lo siamo detti fin da subito. Siamo venuti qui per recuperare la nostra relazione ormai già a pezzi. Solo che non abbiamo mai parlato dell’eventualità che non funzionasse nemmeno questa vacanza…” dice.
- “Questo è vero. Ma non mi aspettavo questi sviluppi”.
- “Paco siamo onesti. Se anche non ci fosse stato Giuseppe saremmo comunque tornati con più dubbi di prima. Il nostro matrimonio si avviava verso il baratro”.
- “Quindi mi stai dicendo che devo rassegnarmi? Che quando tornerai ci separeremo?” chiedo.
- “Non ho detto questo, ma non è da escludere, anzi…Magari invece restando qui capirò che mi manchi, che voglio tornare a casa nostra. Non voglio fare previsioni. Prima di venire qui le abbiamo sbagliate tutte!” mi dice.
- “Quanto tempo pensi di rimanere? Una settimana ancora o di più?”
- “Non voglio fare previsioni, ho detto. Per ora una settimana. Forse due. Magari resterò tutta l’estate. Di certo poi tornerò e valuteremo il da farsi”.
Avrà anche tanti dubbi, ma ha le idee chiare sul trascorrere questi giorni senza avermi tra i piedi.
- “Sarà difficile aspettarti a casa da solo sapendoti qui con lui. Non voglio andarmene senza di te”.
- “Paco non rendere tutto più difficile. Questa è la mia decisione. Non tornerò a casa con te, nulla mi farà cambiare idea. Puoi solo rendere tutto più doloroso e drammatico, oppure accettarlo. Come hai fatto fino ad ora d’altra parte…”
- “Forse ho sbagliato ad accettare la tua tresca amorosa con lui senza reagire. Forse sarei dovuto intervenire prima”.
Rosanna chiude la sua valigia. Si volta e si avvicina guardandomi negli occhi con un misto di compassione e malinconia.
- “Tu volevi, come lo volevo io, che fossi felice. Volevi che io fossi appagata nelle mie voglie. Ma tu non potevi farlo. Ti sentivi sconfitto e sfiduciato. In fondo, quando ho conosciuto Giuseppe, eri un po’ contento anche tu” dice accarezzandomi il volto con la mano.
- “Ho solo pensato al tuo benessere, mettendo da parte il mio orgoglio” le rispondo mestamente.
- “Lo so. Ed è stata una scelta coraggiosa. Ma rischiosa”.
- “E’ stata una scelta stupida. Sei ciò che più amo al mondo. Nessuno concederebbe mai la propria bellissima moglie a un altro” rispondo con pentimento.
Rosanna si morde un labbro.
- “Era solo sesso. Favoloso sesso. Non lo facevo da molto tempo”.
- “E per sesso rinunci a tuo marito e a tanti anni vissuti insieme? Non ti sembra eccessivo?”.
- “Beh poi qualcosa è cambiato. La tua tolleranza, il tuo servilismo quando ci portavi i cornetti. Era evidente che ti sentivi inferiore a lui, non ti sentivi più all’altezza. La tua eccessiva arrendevolezza dinanzi a un rivale. Forse ti piaceva anche pensarmi a fare l’amore con lui, forse ti piaceva sentirmi gemere e godere tra le sue braccia”.
- “Beh di certo mi sentivo inadeguato ormai. Un uomo impotente è anche mentalmente distrutto. L’intromissione di un altro uomo mi ha fatto crollare il mondo addosso”.
Rosanna mi abbraccia. E poggiando la testa sul mio petto mi dice:
- “Capisco la tua fragilità. Ma tu ora devi anche capire che io ho bisogno di un uomo forte accanto”.
- “E io chi avrò accanto?” chiedo.
Mi libera dal suo abbraccio. Si siede sul letto.
- “Paco tu troverai la forza e le motivazioni. Anche nel dolore se necessario. Eri troppo adagiato su di me, ti sei lasciato cullare dal mio affetto e dalla mia protezione. Hai smesso di combattere”.
- “Sei ingiusta. Sai bene che le ho provate tutte con il dottore, ogni cura possibile. Non ha funzionato nulla!”
- “Paco non sto parlando del tuo maledetto cazzo moscio! Parlo di te. Sei solo impotente, non hai smesso di essere uomo. Eppure hai smesso di comportarti da uomo”.
- “Come faccio a sentirmi pienamente uomo con questo mollusco tra le gambe? Come faccio se non riesco nemmeno a penetrare mia moglie e devo accettare che lo faccia un altro? Maledizione!”
- “Ascoltami Paco, torna a casa, trova la forza, ritrova te stesso. Non pensare più a me, a come rendermi felice. Pensa a te stesso. Guarisci te stesso”.
- “Ma se rimanessi anche io qui con te?”.
- “Paco ma non capisci?!” stavolta Rosanna alza la voce “Io voglio che tu vada via per proteggerti! Qui ormai tutti sanno che sei un cornuto. Lo dico per te. Provano solo pena per te, non ti considerano più un uomo. Tutti sanno che sei impotente, cornuto, e soprattutto che accetti che tua moglie scopi con un altro! Sei diventato lo zimbello di tutti! Per il tuo bene vattene, cazzo!”
Queste parole mi feriscono profondamente. Ma in fondo ha ragione. Mi sto solo coprendo di ridicolo qui. Non ho mai reagito, fatto la mia mossa, ho delegato ogni scelta a lei. E ho accettato tutto. E adesso si chiede perché mi ostino a rifiutare la sua ultima decisione. Questo perché ogni sua decisione, fino ad ora, mi consentiva di averla comunque accanto. Ma adesso è diverso.
- “Accetterò di andarmene a una sola condizione”.
- “Quale?”
- “Voglio assistere mentre scopate. Voglio essere presente lì con voi”.
Rosanna sbarra gli occhi incredula. Arrossisce. Poi tace per alcuni secondi fissando il pavimento.
- “Allora avevo ragione, ti piace davvero vedermi scopata da lui. Perché vuoi essere umiliato così?”.
- “Sto subendo umiliazioni da quando siamo arrivati. Ormai non mi spaventa più nulla. Se devo sprofondare e perderti, allora voglio osservarne il motivo con i miei occhi”.
Rosanna mi guarda con i suoi occhioni blu, che ora appaiono come scurirsi. Il suo sguardo è pietoso, commiserevole.
- “Non sarà piacevole. Sarà molto doloroso e degradante per te” mi dice con voce compassionevole.
- “E allora sarà l’ultima grande umiliazione che mi infliggerete. Poi me ne andrò senza fiatare. Sono pronto a qualunque cosa per te, ricordi?”.
- “Se è questo che desideri, se ti piace così… Ma ci devo prima pensare bene, poi ti farò sapere”.
Restiamo entrambi in silenzio per qualche secondo. Poi lei si alza dal letto.
- “Ti preparo qualcosa da mangiare, sicuramente avrai fame e non hai mangiato” mi dice aprendomi il suo sorriso.
Ricambio il suo sorriso. E’ pur sempre mia moglie e mi conosce meglio di chiunque altro.
Mi prepara un delizioso pranzo. E mentre mangio prende la sua valigia e se ne va, lasciandomi con un dolce sorriso prima di varcare la porta. Dopo l’abbondante pranzo rifocillante, mi siedo in giardino. Mi chiedo se davvero accetterà la mia proposta. E mi chiedo se davvero ho fatto bene a chiederle questo estremo gesto prima di salutarci. Li ho già visti scopare di nascosto, l’immagine è rimasta impressa con forza nella mia mente, ma non posso negare che fu eccitante. Tutto si è svolto, fino a pochi giorni fa, con un velo di omertà. Ma ora che tutta la merda è venuta a galla, voglio che cada anche ogni barriera di pudore, ogni barriera morale. Se devo andare a fondo, voglio andarci rapidamente. Vedo passare Giorgia davanti al muretto. Ci scambiamo un rapido sguardo. Fa un passo indietro. Mi avvicino a lei.
- “Come va?” mi chiede masticando un chewing gum.
- “La stronza stanotte non è rientrata”.
Lei solleva le sopracciglia un attimo, restando in silenzio. Afferra la gomma da masticare con le dita, le avvicina alle mie labbra e me la infila nella mia bocca.
- “Ha scopato tutta la notte con Giuseppe?” chiede impassibile.
Annuisco, mentre assaporo la sua dolce saliva sul chewing gum. Con ampi gesti della mano richiama Chiara, che ci raggiunge.
- “La zizzacchiona si è fatta montare tutta la notte” le dice Giorgia con voce seria.
Si guardano alcuni secondi. Poi esplodono in una risata fragorosa.
Quando hanno finito di ridere, Chiara si appoggia al muretto, si solleva in solleva in punta di piedi e arriva a pochi centimetri dal mio volto.
- “Povero cornuto…” mi dice con voce falsamente compassionevole.
Poi avvicina le sue dita alle mie labbra, estrae la gomma da masticare e se la infila in bocca. Dopodiché vanno via salutandomi allegramente.
Resto seduto in giardino aspettando Godot. Poi all’improvviso mi arriva un messaggio.
“Ti aspettiamo alle 23”. E’ Rosanna.
Busso alla porta all’orario prestabilito. E’ la stessa Rosanna ad aprirmi e farmi strada. La osservo nella sua eleganza, sempre bellissima, i suoi fianchi che ondeggiano, il suo sedere che mi parla mentre sculetta. Mi fa accomodare sul divano, lei si siede sulle gambe di lui seduto sul divano opposto.
- “Mi ha detto Rosanna che vuoi assistere mentre soddisfo tua moglie. E’ così?” mi chiede lui.
- “Questa è la condizione che ho posto prima di andarmene” rispondo.
- “Capisco. Ma prima avrei un paio di domande da porti. Ti eccita questa situazione?”
Non gli rispondo.
- “Ma certo che lo eccita” interviene Rosanna. Poi gli infila la lingua in bocca.
- “E dimmi: tu ami ancora tua moglie?” chiede.
Su questa domanda rispondo senza esitazione:
- “Sì, la amo tantissimo”.
Entrambi fanno una risatina di scherno. Poi tornano a limonare, e la mano di lui accarezza il suo seno.
- “Andiamo allora!” esclama lui alzandosi in piedi.
Mi conducono al piano di sopra, in un’ampia camera da letto. Dinanzi all’enorme letto c’è una comoda poltroncina.
- “Accomodati lì” mi dice Rosanna.
E, prima ancora che mi sieda, loro sono già seduti sul letto a pomiciare a un metro e mezzo da me. Rosanna si sfila il top e lascia libere le sue giunoniche tette. Lui le agguanta mentre lei accarezza il suo pacco da sotto i pantaloni. La passione tra i due invade l’aria nella stanza. La mano di Giuseppe si fa poi largo tra le cosce di Rosanna, e lei prontamente divarica le sue gambe per accoglierlo fino alle sue bollenti mutandine. Poi lei si alza in piedi, si sfila la gonna. Lui la libera anche dall’ingombro delle mutandine e me le getta in faccia con sprezzo. Ora il culo meraviglioso di mia moglie è davanti ai miei occhi, stringo le sue mutandine tra le mani, le annuso. Lui si alza, lei si inginocchia. Gli cala pantaloncini e mutande, liberando un enorme cazzo pulsante di desiderio. Lei lo afferra, mi guarda orgogliosa con quel pezzo di carne venoso tra le mani, come se volesse schernirmi. Inizia a leccarlo in tutta la sua lunghezza senza distogliere quel blu fisso sui miei occhi. Lei lecca con devozione anche i suoi testicoli, lo scappella, passa la sua lingua sull’enorme glande rosso. Poi lui le poggia la mano sulla bionda chioma e le ficca il cazzo nella bocca. Lui mi guarda dall’alto in basso compiaciuto. Aveva ragione Rosanna, non sarebbe stato piacevole. Avverto un immenso senso di inferiorità. Provo invidia nel guardare quel cazzo rigido come il marmo. Non tanto per le dimensioni, che sono comunque esagerate, ma per quell’erezione naturale e potente. Osservo lo spettacolo di quel bocchino che dura almeno 5 minuti. I loro sguardi si intersecano, come se io non esistessi.
Lei ora si alza, lui si siede sul letto, il suo cazzo dritto supera il livello del suo ombelico. Le palpa le tettone. Lei si avvicina, le gambe di lui tra quelle di lei. Sale con le ginocchia sul letto. Rosanna afferra il suo membro, abbassa il suo bacino e punta la cappella all’imbocco della sua bollente vagina. Poi si siede lasciandosi impalare con un gemito di piacere. Quell’enorme cazzo penetra la carne tremula di mia moglie. La vedo cavalcare in un modo che avevo ormai quasi dimenticato. I movimenti dei suoi glutei sotto i colpi sono ipnotici per me. Comincio ad avvertire vampate di calore. Ogni gemito di mia moglie è un pezzo della mia dignità che si sbriciola. Sono avvinghiati in un unico organismo che si nutre di piacere. I lamenti di lei sono interrotti solo dai baci bagnati che emettono un suono altrettanto mortificante. Lei si alza e si volta, sorride di gusto. Lui si inclina col corpo leggermente dietro, con la mano sulla spalla di Rosanna la invita a sedersi su di lui. Poi lui poggia una mano sul letto per tenersi. Rosanna prende la mazza in mano e mi fissa compiaciuta, lo fa strusciare un po’ sulle labbra umide. Poi lentamente lascia che quel caldo cazzo pulsante apra la sua rosea vagina desiderosa. Sul suo volto percepisco il piacere che prova, centimetro dopo centimetro. Le sue labbra si schiudono per una risata soddisfatta, poi l’azzurro dei suoi bellissimi occhi torna a fissarmi per dileggiarmi. Il suo corpo si adagia su quello dell’amante, che con lenti movimenti pelvici prede possesso della sua figa. La mano di lui si appropria delle sue tette in balia della sua passione. Si baciano in modo osceno. Poi entrambi i loro sguardi puntano su di me divertiti, ridono di me.
- “Ti stai eccitando, Paco?” mi chiede sorridente Rosanna, sospirando di piacere.
Non rispondo, ma arrossisco, il calore mi pervade come un fuoco che nasce dall’interno. Un goccia di sudore scivola sulla mia fronte. Provo a non ammettere a me stesso che è tutto molto eccitante. L’umiliazione che sto subendo accelera i battiti del mio cuore. Lui sta ridendo di me mentre si fotte mia moglie. In questo momento sono una nullità ai loro occhi.
Lei mi fissa e continua a sorridere. Poi socchiude gli occhi e si morde un labbro sentendo un affondo.
- “Maritino mio, se hai caldo, spogliati” dice maliziosamente Rosanna.
Tentenno. Poi si aggiunge la voce di lui:
- “Non avrai mica vergogna adesso?”.
E invece sì che mi vergogno. Il confronto sarebbe impietoso. Ma ormai non ho nessuna onorabilità da difendere. Mi denudo. E non appena mi siedo con il mollusco in bella mostra davanti ai loro occhi, entrambi iniziano a ridere di gusto.
- “Te lo avevo detto io!” dice Rosanna divertita al suo amante.
- “E’ un caso disperato quindi” aggiunge lui.
Fisso il fiore di lei occluso dal grosso cazzo che lo riempie. La figa diventa sempre più rossa sotto i colpi. Inizio ad accarezzarmi il pisellino. Lui mi guarda con disprezzo, lei con compassione. Lui si stende e lei cavalca con più vigore. Il ballo delle sue tette al ritmo dei suoi gemiti è una scena estremamente erotica. L’intensità del suo respiro aumenta. Inizia urlare…sempre di più fino a stordirmi.
- “Aaaaaah…sììììììì…Aaaaah!”
In quel momento gocce bianche colano dal mio mollusco e finiscono sul pavimento. Un sospiro strozzato esce dalle mie labbra, timido, quasi per non disturbare. Cala il silenzio per alcuni secondi dopo l’apice dell’orgasmo di mia moglie. Poi entrambi scoppiano a ridere rompendo il silenzio.
- “Paco” dice lei cercando di trattenere le risate “è la prima volta che raggiungiamo l’orgasmo insieme!”
Lui inizia a ridere più forte, tanto che il cazzo esce dall’antro rosso di Rosanna, lasciandola con una voragine aperta che consente di vedere l’interno.
- “Ma sei ridicolo” dice lui con l’intento voluto di denigrarmi “Provo davvero pena per te”.
- “Amore” dice lei ridendo “E’ un povero impotente, non infierire”. E poi si baciano con passione.
Io resto zitto a subire l’umiliazione. Spero quasi che continuino, ormai ho gettato il mio ultimo pezzo di orgoglio sul pavimento insieme alla sborra. Ho il mollusco tra le dita, colante, le dita sporche.
- “Adesso hai capito perché resto qui con lui?” mi dice infilandosi nuovamente il membro dentro la figa.
Io annuisco. Lei si rigira e si siede su di lui. Giuseppe si solleva dalla posizione stesa e comincia a stantuffare mia moglie con vigore. Preso dall’impeto mi dice:
- “Fai bene a sentirti inferiore. Perché lo sei.”
Il suono del cazzo che fotte la figa bagnata di Rosanna mi inebria. Le parole di lui mi trovano d’accordo. Ciò che sto vivendo, per mia scelta, è la dimostrazione che sono inferiore a lui, ed è giusto che mia moglie abbia scelto lui. Adesso bramo i loro insulti. Ora che mia moglie è persa non conta più nulla, l’umiliazione copre il mio dolore. Lui ansima con la voce sempre più grave, e infine riempie il ventre di mia moglie con il suo caldo seme. Limonano soddisfatti. Lei si solleva mostrando quel fiore spalancato come una caverna, che cola liquido bianco lungo le cosce. Vedo la figa contrarsi. La verga di Giuseppe inizia a perdere lentamente vigore. Lei ora è seduta accanto a lui. Mi guarda schifata:
- “Lui è un vero uomo, vedi? Io non so che farmene di te. Provo solo pena per te. Altro che marito, mi serve un uomo accanto!” inveisce contro di me.
E mentre parla si sfila la fede dal dito. Poi me la lancia con sdegno colpendomi sul petto. L’anello rotola a terra, e si ferma accanto al piede di Giuseppe. Immediatamente mi getto a terra a carponi per raccoglierlo. Lo afferro, e mi ritrovo sotto al naso il piede dell’amante di mia moglie, l’uomo che mi ha sottratto la donna amata. In un gesto istintivo spinto dal senso di inferiorità inizio a baciare e leccare quel piede. Mi adagio a terra steso come un verme, e lo lecco con devozione.
- “Ammetto di essere inferiore a te. Ti imploro, prenditi cura di mia moglie. Continua a far godere e rendere felice la donna che amo” dico ad alta voce senza sollevare lo sguardo da terra e la lingua dal suo piede.
Lui si alza, senza spostare il piede che venero. Lei si alza, scavalca il mio corpo con una gamba. Iniziano a baciarsi in modo voluttuoso mentre io sono disteso ai loro piedi. Dalla figa di Rosanna colano gocce di sperma che mi colgono sul collo e tra le spalle. Resto a terra come un viscido lombrico per alcuni minuti. Poi il suo piede si sottrae alla mia lingua. Si stendono a letto.
Io torno al mio posto sul divano. Con le mutandine di Rosanna mi asciugo la sborra che mi ha colpito poco fa. Osservo loro che si fanno le coccole. La loro intesa è ormai affermata e stabile. Stringo la fede di Rosanna tra le mani, che poco fa mi ha gettato addosso con disprezzo, ripudiandomi come marito e segnando di fatto la rottura definitiva con me. La infilo al dito per non perderla.
Dopo 15 minuti di dolci effusioni amorose, si alzano dal letto. Si avvicinano a me e si baciano, mentre lui accarezza la figa di Rosanna che ha ripreso un colore più roseo. In pochi secondi lei si bagna, sento l’odore familiare della sua vagina. Poi mi guardano. Mia moglie si avvicina a pochissimi centimetri dal mio viso, poggia le mani sullo schienale della poltrona mettendosi a pecorina.
- “Sei ridicolo, cornuto” mi dice.
Posso sentire l’odore del suo alito che sa di frutti di bosco, con un retrogusto di cazzo. Subito dopo quella frase lui la penetra da dietro. Il colpo quasi ci fa sbattere la faccia l’uno contro l’altra. Lei si ritrae leggermente. Lui l’afferra per i fianchi e alza il ritmo dei colpi. Lei mi ansima in faccia e io mi godo il suo delizioso respiro nella mia bocca. Fisso i suoi occhi azzurri, lei anche non distoglie lo sguardo dai miei occhi. Per un attimo mi sembra che ci guardiamo come un tempo, quando eravamo una coppia felice e innamorata. I suoi occhi sembrano parlarmi, anche se il suo viso esprime godimento per il cazzo del suo amante conficcato nella figa e i suoi gemiti mi logorano nell’orgoglio. Si lecca le labbra in modo sensuale. Mi sembra ancora più bella con queste espressioni soddisfatte, il suo viso lentigginoso così vicino al mio. Amo questa donna anche se non è più mia. Sento le sue unghie grattare il divano, sta perdendo il controllo, le scivola la bava ai lati della bocca, come una cagna. Un filo di saliva mi cade sul petto. Me lo spalmo sul capezzolo con un dito, poi mi succhio il dito per sentire un’ultima volta il delizioso sapore della sua saliva. Le sue grosse tette danzano sopra il mio ventre senza sfiorarmi. Il suo respiro diventa più affannoso. Apro leggermente la bocca, il suo fiato adesso mi arriva direttamente in gola. Continuiamo a fissarci negli occhi. Sento dal suo respiro che è al culmine.
- “Ti amo” le sussurro continuando a fissarla in quel blu acceso.
Per un attimo ho l’impressione che sulla mia frase i suoi occhi brillino di una luce differente. Ma forse luccicano solo per l’imminente orgasmo. Sta venendo:
- “Aaaaah…sìììì…ti amo Giuseppe!” mi grida in faccia.
Ogni dubbio è cancellato sul suo orgasmo. Il suo alito nella mia bocca adesso sembra amaro. O forse sono io che sto ingoiando veleno ascoltando quella frase. Me lo ha urlato in faccia un secondo dopo la mia dichiarazione, senza deviare il suo sguardo dai miei occhi, a questo punto poteva anche tagliarmi la giugulare.
Giuseppe continua a sbatterla senza fermarsi. Va avanti da oltre 10 minuti, mi sembra un’eternità. La fronte di Rosanna è imperlata di sudore. Poi sfila il suo cazzo dalla figa martoriata di mia moglie, lei si stacca dalla poltrona, si inginocchia davanti a lui, accanto alle mie gambe. Con le mani si tiene i biondi capelli dietro la testa. La cappella di lui è violacea, è quasi pronto. Un primo schizzo si adagia sul volto di Rosanna segnandola dalla fronte al labbro inferiore.
- “Ti amo Rosanna!” esclamo.
Lei non mi ascolta nemmeno, non si volta, fissa la fonte di quegli schizzi sorridendo. Un secondo schizzo la colpisce sul sopracciglio destro e in parte nell’occhio. Ma lei non mostra segni di fastidio. Un terzo schizzo più breve sulla punta del naso e le labbra. Poi sgocciola sulle sue guance. Si pulisce il cazzo ai lati della sua bocca. Rosanna sorride compiaciuta con il volto imbrattato.
- “Adesso puoi andartene fallito” mi dice Giuseppe voltandosi su di me.
Mi inginocchio davanti a lui, mi chino carponi per baciare i suoi piedi.
- “Grazie per aver soddisfatto mia moglie. Ora è tua, lei ha bisogno di te. Io sono un uomo inutile e non sono degno di lei” gli dico.
Guardo Rosanna mentre la mia lingua scivola sul piede di Giuseppe. Mi guarda disgustata.
- “Amore, guarda questo verme di tuo marito come striscia”.
- “Non è più mio marito. E’ solo uno sfigato impotente” ribatte Rosanna.
- “Accompagnalo tu per favore” conclude lui.
Rosanna mi da un calcetto sulla coscia per farmi segno di alzarmi. Io ubbidisco e mi rivesto. Lei ha ancora tutta la sborra sul viso che cola sul suo collo e sul suo splendido seno. Si infila solo le mutandine e le scarpe. Scendiamo le scale. Attraversiamo il soggiorno dove ci siamo fermati all’inizio, poi mi accompagna alla porta.
- “Stai bene?” mi chiede.
Mi volto incredulo per quella domanda. Adesso i suoi occhi, in mezzo a tanto sperma a incorniciarli, hanno davvero una luce che conosco bene.
- “Davvero volevi tutto questo?” poi aggiunge.
Prima che io risponda lei apre la porta, l’aria fresca della sera rinfresca la mia pelle.
- “Sì, avevo bisogno di capire. Adesso ho la conferma che lui ti merita più di me, che è davvero degno di te. Ora ho la certezza che io non ti merito, non potrei mai renderti felice. Quando tornerai, se vorrai, avvieremo le pratiche del divorzio”.
Lei mi guarda con compassione e un velo di tristezza.
- “Quindi ti è piaciuto subire tutto questo?” mi chiede.
- “Mi è piaciuto vederti felice come un tempo. Mi è piacito vederti ancora soddisfatta. E ti trovo più bella e radiosa che mai”.
Lei mi sorride lusingata.
- “Il mio atto di sottomissione a lui serve a suggellare un passaggio: da moglie infelice accanto a me a donna soddisfatta accanto a lui. Ho riconosciuto la mia inferiorità al suo cospetto. E tu dovevi assistere all’umiliazione di tuo marito, per ricordartene in futuro e non avere più ripensamenti”.
- “Sei una brava persona Paco. Ti apprezzo molto”.
- “Io invece ti amo, Rosanna”.
Poi mi inginocchio e bacio i suoi piedi sulla soglia della porta. Lei mi guarda, con il volto ancora sborrato e sgocciolante. Eppure mi sembra meravigliosa anche con il viso profanato come una lurida troia. Mi alzo, mi perdo ancora un po’ nel mare dei suoi occhi. Lei allarga il sorriso e dice:
- “Mi spiace che l’ultimo ricordo che hai di me è col viso sborrato” e trattiene una risata.
Annuso l’odore forte e maschio della sborra sul suo viso. Passo un dito sulle sue labbra e raccolgo un grosso pezzo bianco di sperma. Metto il dito in bocca e assaporo.
- “E’ il sapore della virilità. Dovresti esserne orgogliosa invece” le dico sorridendo.
Un ultimo sguardo. Poi mi volto e torno a casa. Dopo una ventina di passi sento la porta richiudersi alle mie spalle.

Sono le 9. Carico il bagagliaio con le mie valigie. Passo a salutare Eduardo e Michela.
- “Eduardo buongiorno. La mia vacanza finisce qui, sono passato a salutarvi”.
- “Carissimo Paco, fai un buon viaggio di ritorno” mi dice Eduardo stringendomi la mano.
Sopraggiunge Michela.
- “Ciao Paco, è stato un piacere conoscerti, anche se per pochi giorni” mi dice.
- “Michela grazie mille. Ricordatevi che poco più avanti c’è un ottimo bar che fa gelati e cornetti buonissimi. Perfetto per fare colazione”.
- “E dimmi, partirai da solo o…?” chiede Michela.
- “Lei resterà qui. Quindi la vedrete ancora”.
- “Quindi alla fine ha scelto di stare con lui? Mi dispiace” mi dice con tono triste.
- “E’ giusto così. Ha preso la sua decisione”.
- “Sei un giovanotto aitante e intelligente. Ti rifarai” mi dice Eduardo.
Tornando verso l’auto, all’altezza del mio appartamento ormai vuoto, incontro Francesco, Luca e Andrea.
- “Paco sei in partenza?” chiede Francesco.
- “Sì, la mia vacanza è finita. Vuoi fin quando rimanete?” chiedo.
- “Altri 2 giorni” risponde Andrea.
- “Con tua moglie com’è andata?” chiede Luca.
- “Lei resta qui, parto da solo”.
- “Mi dispiace, questo vuol dire che vi siete lasciati…” dice Francesco.
- “La vedrete ancora in giro col suo nuovo compagno” dico.
- “Sei dispiaciuto, vero?” chiede Luca.
- “Me ne farò una ragione. Voi dovreste esserne contenti, potete continuare a farvi le seghe su di lei…”
Francesco e Luca arrossiscono dalla vergogna e distolgono lo sguardo. Andrea se la ride sotto i baffi.
Sento la voce di Marina che mi chiama da lontano. Mi avvicino. La abbraccio:
- “Grazie di tutto Marina, per il tuo conforto e le tue parole” le dico.
- “So che Rosanna resta qui. Cosa farai adesso?” mi chiede.
- “Io me la caverò. Tu resta vicino a lei se ha bisogno di qualcosa”.
- “Sei così dolce a preoccuparti ancora per lei dopo quello che ti ha fatto”.
Ci raggiunge anche Marco.
- “Paco fai buon viaggio. Non pensare a nulla mentre guidi”.
- “Stai tranquillo Marco. Ho già deciso di voltare pagina”.
Poi mi sussurra, come se qualcuno ci ascoltasse:
- “Io conosco bene Giuseppe. Una o due settimane e poi si stancherà. Lui non è fatto per le relazioni lunghe. La vedrai tornare a casa prima di Ferragosto” mi dice con fare sicuro.
- “Paco ma se lei tornasse te la riprenderesti?” mi chiede curiosa e preoccupata Marina.
- “Forse sì. La amo ancora. Ma non sono tanto sicuro che lei vorrà tornare con me”.
Saluto con due baci sulle guance Marina. Un abbraccio a Marco.
Raggiungo la mia auto, sono pronto a partire. Poi sento gli strilli. Sono quelle due pazze di Giorgia e Chiara che mi corrono incontro.
- “Volevi andartene senza salutarci?” grida Chiara.
Mi raggiungono con un ampio sorriso.
- “E quella puttana di tua moglie non viene con te?” chiede Giorgia.
- “No, resta a farsi montare da Giuseppe ancora un po’” rispondo senza mostrare scoramento.
- “Poi quando l’ha scopata per bene te la rispedisce a casa?” chiede Chiara ridendo.
- “E cosa se ne fa di me che sono impotente?”.
Entrambe ridono.
Giorgia poi mi abbraccia. Chiara mi tiene la mano.
- “Mi mancherete troiette!” le dico.
Chiara prende la mia mano e se la porta alla bocca, mi succhia il dito medio guardandomi negli occhi.
- “Non dimenticarti mai di noi, Paco” mi dice.
Giorgia avvicina la sua bocca alla mia alzandosi in punta di piedi. Poi a tradimento mi afferra il pacco con la mano tra le gambe.
- “Se un giorno guarirai e ti tornerà duro…ricordati di noi” e mi fa l’occhiolino.
Poi entrambe mi danno un bacio contemporaneamente ai lati della bocca.
Sul viale sterrato della tenuta imposto il navigatore. Vedo un messaggio di Rosanna, arrivato 5 minuti prima.
- “Ciao Paco, riguardati”.

A fine luglio Rosanna non è tornata. E nemmeno per Ferragosto. Arrivato settembre capisco che non tornerà mai più. Non mi ha mai scritto nemmeno un messaggio. La sue fede è sul comodino accanto al letto. Ogni sera la guardo e penso a lei. Anche se non ha più la fede e vive con un altro uomo, ufficialmente è ancora mia moglie. Da settembre ho iniziato a inviarle 400 euro sul conto ogni mese. Voglio che abbia un minimo di indipendenza economica, in Sardegna non ha un lavoro, forse aiuta Giuseppe con i suoi animali e si occupa dei cavalli. Ma non voglio che dipenda totalmente da lui economicamente.
Dopo varie analisi ormonali, spermiogramma, visite mediche, e tante spese annesse, finalmente a dicembre ho trovato una cura efficace. Da febbraio ho ritrovato vigore sessuale. Ho scelto di restare solo, ho ancora Rosanna nei miei pensieri e non sono pronto a una nuova relazione. Un paio di volte sono stato con una prostituta bionda e con gli occhi azzurri, per provare la funzionalità del mio cazzo rigenerato. Le ho chiesto il favore di poterla chiamare “Rosanna” mentre la scopavo e godevo. Lei ha accettato divertita dopo averle raccontato, per sommi capi, la storia con mia moglie. Ma più spesso mi dedico alla masturbazione, compiacendomi di poter finalmente stringere nella mano la mia verga dura. Guardo le foto dell’estate, osservo le foto scattate a Rosanna e Giuseppe, ripenso alle loro scopate e mi sparo una sega. Mi diletto nel vedere gli schizzi di sperma che centrano il water, un getto potente e non più quel blando colare senza pressione.
E’ ormai aprile, il tepore primaverile alimenta i miei pensieri per l’estate. Ho intenzione di tornare in Sardegna. Voglio rivedere Rosanna. I suoi occhi come il mare e l’oro dei suoi capelli. Voglio sapere se sta bene, ed eventualmente procedere con le carte per la separazione. E se sarò fortunato, potrò incontrare Chiara e Giorgia. E stavolta mi sbatterò per bene quelle due stronzette. Ma la verità è che voglio rivedere Rosanna e Giuseppe limonare. Voglio sentire ancora quell’umiliazione che mi fa vibrare. Voglio chiedergli se mi faranno ancora assistere alle loro scopate. Sono pronto a leccare ancora i suoi piedi mentre spacca la figa a mia moglie. Voglio farmi ancora denigrare, sottomettere, insultare, deridere. Voglio che Rosanna mi veda ancora inferiore al suo compagno. Uno schizzo bianco, un altro zampillo. Sono ormai nove mesi che mi masturbo su questi pensieri…


di
scritto il
2026-07-25
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