La breve riscossa di mamma
di
Alcor
genere
tradimenti
Osservo mia madre seduta sulla sua poltrona, ormai affaticata, sempre più in affanno. Mamma ha ormai 75 anni, si chiama Giovanna, un corpo segnato dalle fatiche e dai sacrifici di una vita. Dietro quegli occhiali spessi mantiene ancora uno sguardo vivace e allegro. Ma tutto il resto tradisce i segni della sua età. La vedo giocare con i suoi nipotini, sorridere, ma ha sempre meno forze per corrergli dietro. Ormai le è difficile anche alzarsi dalla poltrona, il suo vecchio corpo è appesantito, segnato da vari problemi fisici tra cui artrosi, vari interventi per ernie lombari, menisco, una lieve ma evidente obesità che la rende goffa nei movimenti e nelle azioni più elementari. Eppure un tempo non era così…
Ricordo quando ero bambino e lei era agile e in ottima forma, giocava con me. Ricordo le liti furibonde con mio padre durante la mia adolescenza, i suoi pianti di sfogo dopo le sfuriate. Ricordo quell’aria pensate in casa che durava per giorni, la tensione tagliente a cena con il silenzio a tavola. Ricordo che dopo anni di litigi pensavo che probabilmente la cosa più giusta per loro sarebbe stata lasciarsi e ricominciare daccapo con vite separate. Ma lei diceva sempre che restava per l’amore dei figli, che non aveva un lavoro e introiti, avendo lasciato il suo lavoro subito dopo il matrimonio per occuparsi della casa e della famiglia. Mio padre riteneva il divorzio una cosa da ricchi, troppo dispendioso per una famiglia operaia che già faceva sacrifici per arrivare a fine mese pur restando unita e collaborando. E infatti sono rimasti insieme fino alla scomparsa di lui tre anni fa…Il primo e unico uomo di mia madre, un amore maledetto, rimase incinta di lui in giovane età e ogni suo progetto saltò in un istante. Un matrimonio riparatore frettoloso e via a testa bassa a occuparsi di bambini, casa, marito, tra ansie, paure, dubbi…
- “Salvo, a mamma, mi porti un bicchiere d’acqua per favore?” interrompe i miei pensieri per un attimo
- “Certo”
Esco dalla cucina e vado verso la mia vecchia cameretta. Ci sono tante foto appese al muro o sul comodino. Sono tutte datate, antecedenti all’epoca delle foto digitali. Ne osservo alcune. Ci sono io con mia sorella in spiaggia da bambini. Una mia foto della laurea. Poi la mia attenzione è attirata da una foto appesa al muro, ci sono mia mamma e mio padre. Non la ricordavo, ma riaffiora il ricordo di quel matrimonio di mio cugino Franco, e loro in un raro momento di complicità e divertimento durante i festeggiamenti al ristorante. A quei tempi io avevo circa 19 anni, e quella felice occasione anticipò un periodo sconvolto da numerosi litigi e dispute tra i miei genitori. Sento ancora nitidamente le urla nella mente…
- “Basta!!! Non ti sopporto più! Arriverò al punto di morire di collera o mi lancerò da un palazzo!”
- “E ammazzati! Sono anni che ripeti sempre la stessa minaccia, hai rotto il cazzo!” rispose mio padre
- “Tanto che ti frega a te, non ti è mai fregato nulla di me! Io mi sono presa cura di te per anni, ti faccio da schiava, e non ho mai ricevuto un apprezzamento, una parola gentile, un ringraziamento. Una vita priva di soddisfazioni, di svaghi, mai che mi porti fuori a cena, o al mare, o…”
- “Ma ti senti quanto sei ridicola” la interrompe lui “se hai voglia di uscire e divertirti vai, la porta è quella. Chiama un’amica, tua sorella, vai…esci…vai a fanculo!”
- “Sei uno stronzo!” grida lei “un maledetto bastardo insensibile” aggiunge con la voce spezzata dal pianto
E io in camera che provo a studiare per il prossimo esame di Analisi, e sento i colpi dei pugni di mia madre sul petto di mio padre. “Ma perché non si lasciano porca puttana, invece di fare questo ogni giorno all’infinito e impedire la serenità a tutti, senza consentirmi nemmeno di studiare” pensavo tra me e me. Poi sento una porta sbattere. Ancora urla non ben definite. Alla fine chiudo i libri e li getto con stizza su una sedia. Poi mi butto a letto con le cuffie nelle orecchie ad ascoltare i Queen dal mio walkman.
Devo aver dormito un paio d’ore, la musica è finita, le cuffie sono tra il cuscino e le mie orecchie. Ho il cazzo durissimo, prendo un giornaletto pornografico nascosto in fondo a un cassetto e inizio a spararmi una sega. Sono già a metà del lavoro quando bussa la porta.
- “Oh ci sei?! Hai sentito?” bisbiglia mia sorella Valentina da dietro la porta
Mi ficco velocemente il cazzo nei pantaloncini e mi siedo sopra il giornaletto.
- “Che vuoi? Non rompere”
Valentina apre la porta con la faccia di chi ha l’ultimo pettegolezzo sulla punta della lingua. Poi mi guarda, mi fa un sorrisetto accennato e mi dice:
- “Che stai facendo? Sei tutto rosso in faccia…”
- “Stavo riposando…ma con quei due che urlano e tu che rompi è impossibile!”
- “Ma hai sentito cosa è successo?”
- “Le solite cose…” le rispondo con sufficienza senza nemmeno voltarmi verso di lei
- “Guarda che papà se n’è andato. Mamma è chiusa in camera”
- “Ha fatto bene. Almeno smettono di urlare” dico con noncuranza
- “Stavolta secondo me è più seria del solito”
Mi volto e la guardo. Sembra che dica sul serio.
- “Tranquilla, domani torneranno a litigare come sempre.” Dico fingendo sicurezza, poi aggiungo “…Eee…dove sarebbe andato papà?”
- “Dalla nonna. Si è portato pure le sue cose”
Questa cosa mi spiazza. Di solito è mamma che scappa dalle sorelle o altri parenti.
- “Dici che ci resta a lungo?” adesso la mia curiosità cresce
-“Boh…” trattiene un sorriso mia sorella e poi esce chiudendo la porta
“Che famiglia di pazzi” penso tra me e me. Mi hanno fatto passare la voglia anche di segarmi, si è ammosciato tutto. Sono un po’ ansioso, ma continuo a ripetermi per farmi coraggio “ma sì, meglio che stiano lontani per un po’. Male non gli farà…”
La sera a cena mia mamma è scura in volto, sta nera. Io resto in silenzio a testa bassa, non oso fare domande. Ma dopo qualche minuto quella curiosona di Valentina, con la sua consueta impertinenza chiede con naturalezza “Ma papà è dalla nonna?”. A me viene un nodo in gola, non riesco nemmeno a deglutire.
- “Non lo so” risponde mamma stizzita “non mi interessa”
- “Ma resterà molto tempo dalla nonna?” insiste mia sorella con la sua faccia tosta
- “Per me può restarci per sempre” conclude mamma
Cerco di mangiare in fretta per svincolarmi rapidamente e chiudermi in camera. Mamma serve il secondo a me e Vale, ma lei non mangia. Resta in silenzio qualche secondo, il suo volto è deturpato dalla rabbia repressa. Poi sbatte i pugni sul tavolo facendoci sobbalzare.
- “Quel bastardo se n’è andato portandosi via tutto. Nemmeno i soldi per la spesa mi ha lasciato, quell’uomo di merda! Crede di farmi un dispetto e che lo chiamo. Ma per me può anche schiattare adesso!” dice urlando.
A questo punto mi defilo in camera mia lasciando il piatto a metà. Basta, mi si è bloccato l’appetito. Non ho voglia di sentire altro.
Sono passati un paio di giorni, papà non è tornato e non ha chiamato. Se non altro adesso riesco a studiare un po’ per i prossimi esami. Nel pomeriggio torno dall’università e trovo mia mamma più serena e rilassata. Sta stirando con un leggero sorriso. “Buon segno” penso tra me e me.
- “Ciao mamma, sono tornato”
- “Ciao tesoro” mi risponde con una voce calma come non accadeva da un po’.
Mi fermo a riflettere lungo il corridoio. Forse avrà sentito papà? Forse ha ricevuto una buona notizia?
Ritorno sui miei passi…
- “Senti…ehm…hai sentito papà?”
-“No” mi risponde senza sollevare la testa dal tavolo da stiro
- “Ci sono novità?” incalzo
- “No” risponde con la stessa calma
A questo punto non insisto e me ne vado in camera. Prendo un giornaletto e inizio a menarmelo. Tra una tetta e un culo inizio a pensare che forse stavolta davvero si lasceranno definitivamente. Sarà un bene o un male?! Ma sì dai, era ora. Non facevano altro che litigare. Magari adesso vedrò mia mamma più felice e serena, come non l’ho mai vista. In fondo la priorità è la sua felicità. Torno a fissare una figa pelosa e sborro nel mio fazzoletto mugugnando piano.
Passano un paio di giorni. Di papà nessuna notizia ancora. Manca la prof di Chimica Organica per un imprevisto e posso tornare a casa due ore prima. Non vedo l’ora di chiudermi in camera e spararmi una bella sega. In quel periodo ero un segaiolo seriale, ero single da un paio di mesi, e lo stress sotto esame lo sfogavo con la masturbazione. A volte mi segavo in camera con Francesco, un amico che conosco fin da bambino. Anche le famiglie si conoscono. Non di rado ci segavamo a vicenda. Non c’era vergogna tra noi, ci confidavamo tutto e ci lasciavamo andare a piccole perversioni segrete come la masturbazione reciproca. Mi fidavo di lui.
Sono alla porta di casa, tiro fuori le chiavi ma…che succede? La porta non è chiusa bene. E’ aperta. Forse c’è qualcuno. O forse Valentina l’ha lasciata aperta. Entro senza far rumore. In cucina ci sono le borse della spesa sul tavolo. Forse mamma è tornata dopo aver fatto la spesa. Ma lei dov’è?! In bagno la luce è spenta. In fondo al corridoio sulla destra c’è la sua camera. Starà male? Sarà stesa sul letto a piangere? Mi avvicino con discrezione. Spesso ho controllato in silenzio se dormisse spiando dalla serratura e non se n’è mai accorta, non l’ho mai svegliata. Avvicinandomi sento parlare a bassa voce, un sussurro leggero. Sono curioso. Forse è tornato papà?! Mi acquatto come un gatto e mi avvicino al buco della serratura. Scorgo un corpo in piedi accanto al letto. Scendo con lo sguardo e…cazzo! Ma quella è mamma. Ma cosa sta facendo inginocch…oh cazzo! Ma allora quello è papà?! Salgo con lo guardo…NOOOOO!!! Il mio cuore accelera repentinamente i battiti! Ma com’è possibile?! Sto sognando?! Ma quello è…è…è Peppino il figlio del macellaio!!! Spesso porta la spesa a mia mamma in cambio di una piccola mancia di 200 o 500 lire. Lo conosco bene perché spesso gioca a calcetto con me il venerdì sera, è un discreto portiere e c’è sempre carenza di portieri. E ora è lì…in piedi davanti a mia mamma che è inginocchiata davanti a lui! Vedo sul suo volto le smorfie di piacere, incredulità, soddisfazione. Mia mamma inginocchiata che è di spalle rispetto al mio punto di osservazione, lavora con dedizione e tranquillità. A un certo punto la mano di Peppino si posa sui biondi ricci di mamma, le afferra la testa e la spinge verso sé. In mio cazzo nelle mutande è gonfissimo, di marmo. Sono allibito, eccitato, confuso, tutto assieme. L’espressione di Peppino cambia, il suo viso si contorce, la sua bocca si spalanca, socchiude gli occhi. Toglie la mano dalla sua testa, che ora resta penzolante. La testa di mamma è immobile. Poi solleva un braccio, indietreggia con la testa e si asciuga la bocca. Peppino solleva velocemente le sue mutande. E io preferisco sgattaiolare in camera velocemente, prima che escano da lì e mi vedano. Ho percorso pochi metri ma ho l’affanno e il cazzo di marmo. “Ma che cazzo ha fatto mamma?!?” penso.
Non ho il coraggio di uscire dalla camera. Dopo 20 minuti bussa mia mamma:
- “Salvo sei già qui?”
- “Sì mamma, sono appena tornato” dico ancora tremante e balbettando
- “Non ti ho sentito entrare. Sei qui da molto?” mi chiede aprendo la porta
- “Sono tornato 5 minuti fa…credo…più o meno. Mancava la prof, sono tornato prima e mi sono chiuso in camera a studiare”
- “Ah, ok”
Continuo a pensare a quella scena sconcertante. La curiosità è troppa. Vado in cucina e osservo mia mamma alle prese con la cucina, taglia le verdure, canticchia. Indossa pantacollant molto comodi in casa, ma allo stesso tempo molto sexy che lasciano intravedere le forme. E mia mamma ha ancora belle forme. Una felpa leggera sopra con la chiusura lampo. In fondo è ancora una bella donna, penso. Non ha ancora compiuto 40 anni, meriterebbe di essere felice e sarebbe molto corteggiata. Indossa gli orecchini, e ha un filo di trucco sugli occhi che rendono il suo sguardo più dolce e suadente. Io sono il figlio e non rifletto su quanto possa essere attraente mia mamma. Ma devo ammettere che ha il suo fascino. Alta 166 cm, capelli corti con boccoli biondo scuro, che a volte fa diventare ricci più stretti. Occhi castani che ho ereditato da lei. Il seno sarà una terza ben sostenuta. Tutto sommato ha un corpo molto piacente. Perché non dovrebbe cercare compagnia? In fondo a Francesco piace, mi ha sempre detto che si sega spesso pensandola.
- “Cosa c’è Salvo?” mi chiede incuriosita vedendomi pensieroso mentre la osservo
- “Niente mamma. Ti vedo più radiosa oggi…” mi vien fuori così colto alla sprovvista
- “Ma grazie tesoro” mi dice allargando il sorriso con quelle labbra che poco prima succhiavano il cazzo di un ragazzino
Torno in camera. Mi spoglio completamente e mi stendo sul letto a gambe aperte, pensando a Peppino che si sbatte mia mamma a pecora selvaggiamente, la chiama puttana, la fa godere, le afferra i capelli con quelle espressioni di goduria viste poco fa, e le sborra nella figa abbondantemente. Sborro in 30 secondi con questi pensieri creando una pozza di sperma sul mio ventre. Sono soddisfatto, ma ancora eccitato. Mi tiro su le mutande. Forse davvero stavolta papà non tornerà…
Martedì mattina, suona il citofono. Mi sveglio ma resto a letto assonnato. “Cazzo di ore sono ?” penso. Sono le 8:50, chi cazzo sarà.
- “Buongiorno signora Giovanna” sento pronunciare. Conosco questa voce, è Peppino!
- “Buongiorno Peppino, entra pure”
Mi alzo dal letto, apro piano la porta. E’ lui, sta entrando con la spesa. Esco nel corridoio con il pigiama e stropicciandomi gli occhi. Lui posa la spesa, mi vede e con un po’ di delusione in viso mi saluta “Ciao Salvo”.
- “Ciao Peppì, venerdì giochiamo”
- “Sì lo so”
Mia mamma torna, indossa jeans stretti e camicetta. “Peppino ti dispiace se ti pago domani la spesa?”, e con la mano gli sfiora il braccio con una carezza.
- “Nessun problema signora” e fa l’occhiolino a mamma.
Aah ecco perché l’altra volta gli succhiava l’uccello. E’ un pagamento alternativo.
Quando va via vado da mamma in cucina.
- “Se hai problemi di soldi io ho qualcosa da parte, posso aiutarti”
- “Ma no tesoro tranquillo”
Certo, preferisci pagare in natura come una troia. Ho visto i vostri cenni d’intesa.
- “E come pensi di fare se non hai più lo stipendio di papà?”
- “Mi sta aiutando zia Lina”
- “Ma non potrà aiutarti per sempre”
- “Troverò un lavoro. Domani ho già un colloquio di lavoro”
- “E che farai?”
- “Qualunque cosa andrà bene per iniziare. Domani ho un colloquio in un centro dentistico per un posto da segretaria”
Annuisco con poca convinzione.
Nel pomeriggio busso alla porta della camera di Valentina.
- “Secondo te tornerà papà?”
- “Può darsi. Tu che pensi?”
- “Stavolta non torna più”
Chiudo la porta e mi allontano.
La sera viene a trovarmi Francesco. Come consuetudine ci facciamo un paio di partite ai videogiochi, le solite sfide accese, combattute e ricche di parolacce che ci rivolgiamo reciprocamente. “Francè stai uscendo ancora con Stefania?”.
- “Macchè, sta stronza mi ha dato il palo sabato sera”
- “Ma come, stava sempre a strusciarsi su di te e poi si tira indietro?”
- “Valle a capire le donne”
- “Già…” sospiro. Poi con voce sommessa e seria gli chiedo: “Hai saputo che casino qui?”
- “Sì, me lo ha detto mia mamma”
- “Stavolta si sono lasciati sul serio. Mio padre non torna più”
- “Ma non è detto, non puoi dirlo”
- “Fidati, stavolta fanno sul serio. Si lasciano definitivamente”
- “E vabbe, per come è bona tua mamma ne trova subito un altro”
- “Ti è sempre piaciuta mamma eh?!”
- “Lo sai che le dedico sempre almeno una sega a settimana. Me la scoperei a pecorina per bene” e ride
- “Fai lo scemo perché tua mamma invece è una cicciona inscopabile, un cesso” e rido io
- “E’ un po’ in sovrappeso, ma non è un cesso dai”
- “Non me lo farebbe drizzare nemmeno con un pompino”
- “Invece tua mamma con un pompino mi farebbe impazzire. Giovanna tutta panna…mmm…”
E ridiamo insieme.
- “Francè”
- “Dimmi”
- “Sega?”
- “Ok”
- “Comincio io con te però”
- “Come vuoi. Accomodati…” e dicendolo lo tira fuori. Chiudo la porta a chiave.
Francesco ha sempre avuto un cazzo enorme, ben più lungo del mio. Ma probabilmente il più grosso tra tutti gli amici, o perlomeno tra quelli osservati negli spogliatoi del calcetto. Lo afferro ancora moscio nella mano. Lo scappello piano. Con l’altra mano gli massaggio le palle belle piene. Eccolo che diventa duro velocemente. E così grosso che posso afferrarlo a due mani.
- “Penso che a mia mamma piacerebbe il tuo cazzo” gli dico mentre lo sego
- “Vaglielo a chiedere e poi portamela qui, ti aspetto” dice con sarcasmo
- “Sul serio Checco. Mi piacerebbe vederti fare l’amore con mamma”
- “Se vuoi un fratellino non ci sto”
- “Vorrei che tu diventassi il mio nuovo papà”
Lui ride di gusto
- “Non sto scherzando. Per favore provaci con mamma”
- “Ma che porco pervertito che sei!” e ride ancora
- “Ti è sempre piaciuta, provaci ora che è single”
- “Sai che figura di merda, dai”
- “Immagina le labbra di mamma che avvolgono la tua cappella. E poi se lo ficca tutto in gola!”
- “Sapessi quante seghe mi sono fatto pensando di scoparle la bocca, tenendole la testa con le mani”
- “E voglio che penetri la sua figa ogni giorno, in tutte le posizioni”
- “Te la metto a pecorina la troia”
- “La faresti urlare di godimento a quella puttana”
- “Sicuramente bello di papà”
- “Sì papà, fotti la mamma col tuo cazzone e falla godere”
- “Te la sventro quella vacca!” dice ormai infoiato al massimo
- “Sfondale anche il culo a quella schifosa zoccola!”
- “Le spacco l’ano e le sborro nel colon!”
- “Sì papà, ti prego fallo…stupra quella porca, sventrala, rovinala, spaccale la fessa e il culo”
Francesco inizia a gemere forte e mugugnare…
- “Voglio che mamma diventi la tua puttana, il tuo giocattolo sessuale”
- “Ohhh sìììì…Giovannaaaa…lurida porca schifosa maiala ciucciacazzi!” esclama prima di schizzare il primo fiotto lunghissimo di sborra che bagna il suo ventre fino al petto. E poi un altro più corto fin sopra l’ombelico. Io delicatamente massaggio quel lungo pisellone favorendo l’uscita di altro sperma viscoso e profumato. Lui si stende sfinito. Io tocco la punta del suo pene con le dita bagnandole con lo sperma. Lo osservo. Poi passo il palmo della mano sul suo ventre per raccogliere altro sperma.
- “Ma che stai facendo?!” mi chiede Francesco mentre con le dita gioco col suo sperma raccolto…
A voce alta da dietro la porta “Ragazzi lo volete il tiramisù?! E’ a tavola!”.
- “Dai pulisciti presto che andiamo in cucina”
- “Eh guarda che casino, passami i fazzoletti”
In cucina mamma ci porge i piattini con le fette di tiramisù. Davvero delizioso. Mamma indossa un pantalone della tuta che usa spesso per stare in casa, e una canotta che mette in risalto il suo seno, e non indossa il reggiseno. Noto che Francesco se n’è accorto e la osserva con un certo sguardo di apprezzamento.
- “Mamma, non pensi che Francesco sia un bel ragazzo?” subito mi arriva un calcio di Checco sotto al tavolo e la sua espressione come per dirmi “cazzo dici ?!”.
Mamma si volta, mi guarda. Sorride, alza le sopracciglia e dice “Io l’ho sempre detto che è bellissimo. Glielo dico sempre alla mamma”. Francesco è arrossito.
- “Quindi anche tu pensi che lui piaccia alle donne. Sei d’accordo con me?”
Mamma si avvicina a Francesco, gli accarezza il viso e dice “Sicuramente piace alle ragazze, è così carino e simpatico”. Poi raccoglie i piatti e li porta verso il lavello. Francesco è paonazzo in volto. Io trattengo le risate a stento. Ci alziamo e torniamo in camera mia. Francesco mi da uno scappellotto e mi dice “Ma sei un coglione di merda!”. E io scoppio a ridere!
Si è fatta una certa ora e Francesco va via. Passiamo davanti alla cucina. Mamma è chinata a raccogliere i rifiuti e mostra, nella nostra direzione, un generoso culo rotondo aderente alla tuta che quasi le si intravede anche l’ano. Francesco fa un gesto con la mano roteandola per alludere all’alto gradimento, come per dire “wow quanta grazia di Dio”. Stavolta sono io che gli schiaffeggio la coscia. Lui ride.
- “Mamma, Francesco se ne va”.
Mamma si alza, si volta. Allarga il suo sorriso e si avvicina. Francesco la saluta “Ciao Giovanna, grazie di tutto”. Mamma con la mano sinistra gli accarezza la guancia destra, e con la voce più dolce e sensuale del mondo gli risponde “Grazie a te per la compagnia”. Poi gli stampa un tenero bacio sulla guancia sinistra. Le sue labbra restano incollate alla sua guancia per un paio di secondi. Stavolta lui non arrossisce, ma sorride. Stavolta io sono confuso. Francesco esce dalla porta, e mi rivolge il dito medio prima di finire la rampa di scale del palazzo.
Torno in camera. Resto nudo. Chiudo gli occhi. Vedo Francesco che limona mia mamma, fanno lingua e lingua. Poi la mette a pecorina e ficca il suo enorme cazzo tutto dentro la figa di mammina che sembra gradire gemendo. Il mio cazzo nella mano è già quasi al culmine. Immagino anche Peppino davanti a lei che le fotte la bocca. Come una lurida puttana la scopano insieme, uno in figa e uno in bocca. Che spettacolo! Sborro con una scarica di brividi. Stanotte dormirò beatamente.
Mentre torno dall’università sto pensando a Peppino, chissà se poi sarà andato da mamma per il pagamento. Il pensiero mi eccita, mi rendo conto che sono proprio un depravato. D’altra parte spesso mi sono masturbato immaginando mia mamma che scopa con i miei amici, o addirittura stuprata da qualcuno per strada. Forse dipende dal suo rapporto conflittuale con papà se ho sempre fantasticato su di lei con altri uomini. Ma non mi sarei mai aspettato che potessero avverarsi le mie fantasie…e questo mi eccita ancora di più!
Arrivo a casa, sono sul letto ad ascoltare la musica. Bussa alla porta mia sorella Valentina.
- “Salvo, hai saputo che stasera mamma ha un appuntamento?”
- “Con chi?”
- “Con un tipo” e ridacchia
- “Sì ok, ma lo conosci? Chi è?”
- “Non lo so ancora, l’ho saputo da poco. Ci esce alle 19”
Tra due ore quindi…sono le 16:50.
- “Salvo cosa ne pensi?”
- “Mah…da quanto tempo è andato via papà? 12 giorni?”
- “Ti sembra troppo presto?”
- “Non saprei…”
- “Io invece sono così emozionata per lei!” e saltella battendo le mani
- “Tu sei scema”
- “E tu un cafone insensibile” mi fa una linguaccia ed esce chiudendo la porta
Cazzo…la mamma ha già trovato un altro partner. Allora aveva ragione Francesco! E’ incredibile come Valentina mostri tanto entusiasmo dimenticando che fino a pochi giorni fa c’era papà, ed ufficialmente sono ancora sposati tra l’altro…Forse anche lei, come me, sperava da tempo che si lasciassero per il bene di entrambi?
Sono le 18:45. Mia mamma è in camera a vestirsi. Io curioso vado in salotto e aspetto. Mamma esce dalla camera e si guarda allo specchio nel corridoio. E’ uno schianto! Gonna corta nera svasata, con stivale alto abbinato. Non posso fare a meno di notare che le sue gambe sono ancora da urlo. Camicetta bianca sbottonata fino a intravedere la base del seno generoso. Braccialetto d’argento con due o tre spire, anello con pietra al dito accanto alla fede. Collier a Y con la perlina terminale che cade al centro dei seni. Borsetta elegante e striminzita che potrà contenere al massimo un pacchetto di sigarette e uno di fazzolettini. Ed emana un buonissimo odore, un profumo che non avevo mai sentito prima lascia una scia al suo passaggio. Per questo incontro si è davvero impegnata! Quasi non la riconosco. I capelli con un leggero effetto bagnato hanno ricci più piccoli, gli occhi sapientemente truccati in modo leggero per valorizzarli, labbra leggermente lucide e rese più rosee.
Arriva Valentina, corre ad abbracciarla e urla “Mamma sei bellissima!!!”. La mamma sorride, sembra davvero felice come non l’avevo mai vista. “Mamma divertiti stasera” aggiunge Valentina. Mamma butta uno sguardo fuori dalla finestra. “E’ già qui!” esclama. Valentina le da un bacio sulla guancia e le dice “Dai, vai. Non farlo aspettare”. E fa di nuovo quei saltelli idioti di entusiasmo.
La mamma esce con un passo di una sensualità e eleganza unici. Con quei tacchi agli stivali sculetta come una modella. Non nego che spero anche io un giorno di trovare una ragazza che si conci così per un appuntamento con me. Valentina è alla finestra a guardare. “Hai visto che auto?” dice rivolgendosi a me. Mi alzo e vado a vedere alla finestra. Una Mercedes che in pochi possono permettersi. Riesco giusto in tempo a vedere che parte e si allontana.
- “Vale, hai saputo chi è?”
- “E’ un rinomato dentista”
- “Quello dello studio dentistico in cui doveva fare un colloquio di lavoro?!” esclamo sorpreso
- “Mi sembra plausibile” e ride
- “Ma doveva farsi assumere non portare a cena fuori!”
- “Salvo ma pensaci, cosa cambia?”
- “Come cosa cambia! Che vuoi dire?”
- “Perché mamma cercava un lavoro?”
- “Perché senza papà non abbiamo più soldi! Non lo hai capito?!”
- “Certo che l’ho capito…E hai visto che auto? Se mamma si mettesse con uno così pensi che avrebbe bisogno di lavorare?!”
- “Spiegati meglio…”
- “Finché c’era papà non ha mai dovuto lavorare. E papà era un semplice impiegato. Immagina con uno così…”
In effetti non ci avevo pensato. Mica sceme queste donne.
- “Hai visto come era felice? Da quanto tempo non la vedevamo così?” le dissi dopo un minuto di silenzio
- “Io forse non l’ho mai vista così felice…”
Annuisco.
Sono le 0:40, mamma non è ancora tornata a casa. In camera ho la luce spenta, voglio farle credere che stia già dormendo quando rientra, non voglio che pensi che io sia preoccupato. Se stanno scopando sicuramente non rientrerà tanto presto. Sono l’1:10, sento il motore di un auto. Forse è tornata. Corro alla finestra senza accendere le luci. Sono precisamente sotto la finestra, ho un’ottima visuale da qui. E da quel che vedo il primo appuntamento è stato un gran successo. Stanno limonando con passione. Lui le infila la mano nella camicetta, immagino abbia agguantato una tetta. Non hanno perso tempo in chiacchiere. Meglio così, quest’uomo sembra un buon partito per mamma, credo sia degno di lei e credo possa renderla felice. Le infila una mano in mezzo alle cosce, sotto la gonna. “Dai mamma fagli un bucchino in auto, così legate ancora di più” dico tra i denti preso dall’euforia. E nell’euforia la mia mano finisce nel pigiama, dentro le mutande sul cazzo rigido. Li osservo limonare, strusciarsi e toccarsi per alcuni minuti. Poi esce dall’auto, si sistema la gonna, si aggiusta la camicetta. E col suo passo sensuale si avvia verso casa, al ritmo dei tacchi che segnalano ogni suo passo. Non voglio che mi trovi qui ad attenderla, torno alla mia cameretta.
Il giorno dopo mamma è visibilmente felice, allegra, canticchia. A cena ci prepara pesce al forno, linguine con le vongole, frittura di mare. C’è persino il dolce. Sono contento che non mangiamo carne, penso sempre che sia stata acquistata pagandola in natura con Peppino. Mamma a tavola ci racconta la sua bella serata, il ristorante di lusso, con vista sul mare. E poi tesse le lodi del suo cavaliere presentandolo come un uomo gentile, premuroso, istruito, interessante, simpatico. Io ascolto senza interferire e porre ulteriori domande.
Una volta in camera sto pensando di masturbarmi, ma arriva quella rompiscatole di Valentina. Irrompe in camera e mi dice: “Mi ha detto che sia chiama Giancarlo, ha 40 anni!”.
- “E che altro hai saputo ficcanaso?”
- “Dammi un po’ di tempo e saprò di più”
Pensai “sapessi quante cose so io e ho visto io che non puoi nemmeno immaginare…a cominciare da Peppino…”
- “Sai Vale, io spero che sia lui a sostituire papà”
- “Beh mica male come idea. Sai quanti regali, viaggi, vacanze…wow!”
- “A parte questo. In una sola sera ha reso felice mamma più di quanto abbia fatto papà in 20 anni!”
- “Diciamo che non ci vuole molto a fare meglio di papà. Ma anche io spero che Giancarlo diventi il nostro nuovo padre”
E il venerdì sera, alla consueta partita di calcetto mi ritrovai anche Peppino in gruppo. Mi presi una piccola rivincita colpendolo con una pallonata in faccia che lo ha stordito per qualche secondo. Ben ti sta, pensai. L’imbarazzo però fu grande quando negli spogliatoi eravamo tutti nudi per fare la doccia. Inevitabilmente il mio sguardo si posò su quei genitali che avevano profanato la bocca e la dignità di mia madre. Vidi quel membro di colore stranamente più scuro rispetto alla carnagione di Peppino, quelle palle pelose che mia mamma aveva leccato. Le immagini soggiunsero alla mia mente. Grave errore…stavo avendo una reazione indesiderata in quel momento! E forse Peppino si era accorto che gli stavo fissando il cazzo! Ci manca solo che mi prende per frocio, pensai. Dovetti uscire dalla doccia ancora mezzo insaponato e coprirmi il cazzo già abbastanza duro con le mani. Con l’accappatoio nascosi quella situazione imbarazzante, sperando che nessuno lo abbia notato. Dopo un po’ Peppino mi dice “Oh, tutto bene?”. Infilandomi le mutande e senza guardarlo in faccia gli dico “Sì sì, tranquillo”. Che abbia sospettato qualcosa?!
Per un paio di settimane mamma uscì con Giancarlo, quasi ogni sera. E il suo abbigliamento era sempre più sexy, sempre più audace. Anche in casa, non solo quando usciva con lui. Sembrava aver riscoperto la sua femminilità. Una volta si trovò a casa anche Francesco. Mamma indossava un pantalone bianco trasparente e si vedeva una mutandina filiforme che si infilava tra le sue chiappe. Un po’ di stoffa annodata davanti copriva i suoi seni che sembravano voler traboccare da un momento all’altro. Francesco non riusciva a staccarle gli occhi da dosso. “Ma dove deve andare” mi sussurrò all’orecchio. “Sta scopando con un tipo molto ricco” gli risposi. “Dopo mi devi fare una sega” ribatté. Ovviamente poi in camera ci scambiammo una bella sega reciproca fantasticando su mamma.
E un giorno, dopo due settimane di frequentazione, finalmente Giancarlo si palesò in casa e lo conoscemmo personalmente. Un uomo di estrema eleganza che si distingueva per classe e educazione. Un profumo che inebriava lo spazio circostante. Impossibile non restarne affascinati. Mi sentii orgoglioso di sapere che quest’uomo scopava mia madre. Era decisamente molto migliore di mio padre.
Ormai Giancarlo saliva a casa ogni volta che veniva a prendere mamma per uscire. E mamma era sempre più sciolta. Lo baciava anche se ero presente, si tenevano per mano, si scambiavano sguardi complici. Una notte rimase anche a dormire a casa, ovviamente in camera di mamma. Valentina era da un’amica. Io mi svegliai alle 6:45 per andare in bagno, convinto che dormissero. E invece sento dei rumori. Avevo già capito che stava succedendo e non volevo perdermelo. Mi avvicino a quattro zampe fino alla porta. Poi getto lo sguardo attraverso la serratura. E finalmente riesco a vedere Giancarlo che tiene mamma per i fianchi con le mani, e la stantuffa in figa alla pecorina. Il cazzo mi si irrigidisce subito. Ma quando sento mia mamma gemere più forte fino all’orgasmo ho anche io un orgasmo e sporco tutte le mutande. Un disastro! Ma era una scena troppo deliziosa…
A un certo punto accadde una cosa strana. Mamma smise di uscire con Giancarlo. Per una settimana almeno non si erano visti. Poi un giorno, accompagnato da mia zia, arriva a cena un uomo sui 60/65 anni. Zia Lina lo presenta come un suo amico, un uomo vedovo da un paio di anni. E’ una persona seria, simpatica, ma non capivo la sua presenza a tavola con noi. Ma sentivo zia Lina che parlava di lui a mamma, lo presentava come un uomo serio e affidabile. E lui sembrava interessato alla mamma effettivamente. Era vestito in modo elegante, sembrava fosse a un matrimonio. Mamma invece più che altro era vestita per attirare l'attenzione, con un pantaloncino corto aderente, una felpa con la cerniera tenuta giù fino a intravedere il seno. In pochi giorni la mamma incontrò questo vecchietto altre due volte. Andavano al cinema, passeggiate sul lungomare. Si chiamava Eduardo e aveva 64 anni. E poi una sera rimase a dormire da noi, in camera con mamma. Mi sembrava davvero strano che all’improvviso mamma passasse da Giancarlo a Eduardo, senza una motivazione. Ma intanto era ovvio che mamma quella notte avrebbe chiavato anche col vecchietto raccomandato da zia Lina. E io silenziosamente mi appostai al buco della serratura. Vidi mamma sopra di lui che lo cavalcava, mentre le sue tette ballavano davanti ai suoi occhi. E lui ogni tanto afferrava le sue tette. Osservai la scena per un po’, poi urgeva una sega in camera mia.
La curiosità mi spinse a chiedere informazioni a Valentina. E lei, con estrema semplicità e superficialità mi fa: “Ma come non lo sapevi? Giancarlo è sposato.”
- “E tu ora me lo dici?! Mamma quando lo ha scoperto?”
- “Ma che sei scemo! Mamma lo ha sempre saputo”
- “E allora perché ci usciva?”
- “Come perché? Hai dimenticato come la faceva stare bene?”
- “Sì, ma…”
- “Salvo, sveglia! La moglie era fuori città per qualche giorno e lui usciva con la mamma! Poi è tornata…”
- “E quindi ora?”
- “Ah boh…vediamo. Se si libera ancora magari si rivedono”
- “E che senso avrebbe?!”
- “Ma secondo te come hai fatto a mangiare cibo prelibato in queste settimane senza nessuno che lavora in casa?”
- “Mi stai dicendo che era tutto merito di Giancarlo perché scopava con la mamma?”
- “Beh così la fai sembrare una puttana. Sono semplicemente amanti, e lui si occupa del suo benessere…”
- “E perché adesso si vede con Eduardo?”
- “Beh, intanto che Giancarlo non c’è qualcuno deve occuparsi della famiglia. Eduardo è un uomo libero, stabile, serio. E poi Giancarlo sarà sempre una presenza occasionale, perché ha una moglie. Adesso mamma avrà una relazione stabile con Eduardo, e occasionale con Giancarlo”
- “Ma a te non sembra un puttanaio, scusa?!”
- “A me sembra solamente che mamma stia recuperando il tempo perso…”
E su queste parole non avevo nulla da ribattere. Chi ero io per giudicarla dopo tanti anni di sofferenza?!
Per due mesi e mezzo mamma continua a frequentare Eduardo, a tratti esce con Giancarlo, poi non lo vede più per un po’, e poi ricompare. Lei comunque sembra stare bene, sembra aver ritrovato il sorriso e la voglia di vivere, di rimettersi in gioco, e questo è l’importante. Cura il suo aspetto fisico, il suo abbigliamento, va più spesso dal parrucchiere e dall’estetista.
Un sabato sera ero in giro con Francesco che guidava l’auto del padre. Fermi al semaforo, nel traffico, mi sgomita e mi dice “Oh, ma quella non è tua madre?”.
- “Dove?”
- “In quella Fiat Panda”
- “Avvicinati ma non farti notare, voglio vedere”
E in effetti era proprio mamma, ma non riuscivo a scorgere l’uomo che guidava.
- “Seguiamoli” dice Francesco “vediamo dove vanno”
Annuisco, e con prudenza Francesco si piazza a distanza dietro di loro. Li seguiamo per quasi 15 minuti. Poi giungono in uno spiazzale appartato, rinomato per essere luogo frequentato da coppiette.
- “Che facciamo” mi chiede
- “Sistemiamoci in un posto buio, dove possiamo vederli, lontani da altre auto”
- “E’ una parola. Ci scambieranno per froci”
- “Ecco, mettiti là” indico con la mano un posto buio, da cui si può guardare nella Panda, distante almeno 10 metri da altre auto vicine.
- “Riesci a vederli? Che fanno?”
- “Vedo solo lui adesso. Ma non lo conosco. Intanto mi segno il numero di targa”
- “Ah eccola…ha alzato la testa un attimo…”
- “Ma glielo sta succhiando quindi?”
- “A quanto pare sì…ma a quanta gente lo ha succhiato Giovanna in questi mesi?”
- “A troppi Francè…a troppi…”
Abbiamo atteso circa 20 minuti, poi lui si accende una sigaretta.
- “Pare che abbia finito di succhiare, Salvo”
E poco dopo mette in moto l’auto. Usciamo anche noi. Li seguiamo. Arriviamo sotto casa mia, ci fermiamo sull’altro lato della strada a osservare. Non abbiamo riconosciuto l’uomo, ma abbiamo capito che mamma continua a conoscere persone nuove…
Ormai mamma è sempre più disinibita e si prende molti rischi. In questi mesi hanno dormito nel suo letto sia Giancarlo che Eduardo. Ma lei ha incontrato anche altri uomini. La mattina dopo chiedo a mia sorella:
- “Dimmi Vale, da quanto tempo mamma non esce più con Eduardo?”
- “Ehm…circa due settimane”
- “E’ successo qualcosa?”
- “Credo di sì. Penso abbia saputo di Giancarlo”
- “E ora?”
Valentina fa spallucce.
Passa qualche giorno. Mi sveglio di colpo, guardo l’orario e sono le 7:50. Valentina è già andata all’università per studiare con i colleghi, io ho finito i corsi e potrei dormire ancora un po’. Decido però di alzarmi, e silenziosamente mi avvio verso il bagno. Sento dei rumori. Mi affaccio sul soggiorno che precede la cucina. Vedo mamma piegata sul tavolo, con le gambe leggermente divaricate, i pantaloncini e le mutande calate. Dietro di lei, completamente nudo, Mimmo dell’ortofrutta che la fotte con vigore. A terra, ai lati del tavolo, due buste con ortaggi e frutta. Mimmo ha quasi 50 anni, una pancia enorme tipo Shrek, barba incolta. E’ praticamente più largo che alto con i suoi scarsi 170 cm. Un corpo villoso come un orso, grandi mani callose da zappatore, che avvolgono i fianchi di mamma. Lei con la faccia schiacciata sul tavolo, si regge con le mani al tavolo, immobile, rassegnata ad aspettare che Mimmo finisca di chiavarsela con soddisfazione. Ad ogni colpo Mimmo emette una specie di grugnito. Il suo grugnito poi inizia a diventare più rapido e affannoso, con la sua manona afferra una spalla di mamma alla base del collo per fare presa e affondare gli ultimi colpi. Si china un po’ su di lei a bocca aperta ansimando con affanno, e un fiotto di bava dai lati della sua bocca cola sulla schiena di mamma. Sfila rapidamente il suo cazzo dalla figa, lasciando colare gocce di sperma sul pavimento fino a quando non si infila le mutande. Mamma resta ancora un po’ immobile appoggiata al tavolo, e dalla sua figa colano altre gocce di sperma che finiscono sul pavimento. D’un tratto si alza da tavolo, e si tira su mutande e pantaloncini insieme. Mimmo le da una pacca sul culo, poi la saluta “Ciao Giovanna, a presto”. Sommessamente lei risponde “Ciao”.
Dopo una sega con sborrata record, decido di andare da lei, pensando che avesse bisogno. Quando mi vede posa le buste sul tavolo e provvede a pulire lo sperma dal pavimento con un tovagliolo. “Sei già sveglio oggi?”. “Sì mamma”.
Poi le dico “Posso chiederti una cosa?”
- “Dimmi amore”
- “Dov’è finito Eduardo?”
- “Non c’è più”
- “Vi siete lasciati?”
- “Sì”
- “Perché?”
- “Non è la persona giusta per me”
- “Ma hai trovato una persona giusta?”
Lei tace. Dopo qualche secondo mi dice
- “Stasera vedo Giancarlo”
- “Ma lui è sposato”
- “Ma siamo rimasti buoni amici”
- “Se a te va bene così…ok…”
Poi mi avvicino e la abbraccio. Lei mi stringe e mi sorride.
Sono passati quattro mesi e mezzo da quando mio padre è sparito senza lasciare notizie. E in questo periodo di tempo mia mamma ha avuto varie relazioni, e saltuariamente ancora vede Giancarlo, e chissà, forse qualcun altro… Un mattina del 28 giugno, alle 8 di mattina, suona la porta. Mia mamma apre…
- “Antonio!” esclama mia mamma incredula
Io dalla camera sento il suo nome…possibile che sia mio padre davvero?!? Corro ad affacciarmi sul corridoio. E’ lui davvero…porta un mazzo di rose e chiede di parlarle. Apro la porta della camera di Valentina che si stava cambiando ed era senza maglietta, si affretta a coprirsi le tette nude e mi urla “Ma che fai stronzo! Esci immediatamente”. Le dico “E’ tornato papà, corri!” e richiudo la porta. Mi fermo sulla soglia del soggiorno, e vedo lui inginocchiato ai piedi di mamma che la implora di ricominciare e riaccoglierlo in casa. Intanto mi raggiunge anche Valentina che mi affianca. Mamma ci vede con la coda dell’occhio che stiamo osservando e ogni tanto ci lancia uno sguardo, confusa quanto noi. Lui comincia a baciarle i piedi e striscia letteralmente ai suoi piedi come un verme. E con la mano le faccio segno di no, non accettare. Valentina mi tira un braccio e mi fa cenno di lasciarli soli a parlare. Andiamo nella sua cameretta.
- “Secondo te se lo riprende in casa?” le chiedo
- “Spero di no”
- “Secondo te se sapesse tutte le relazioni che ha avuto in questi mesi la rivorrebbe?”
- “Non saprei. Ma tu non fare lo stronzo e non dire nulla. Lascia che sia lei a decidere”
Torno nella mia camera e rifletto a lungo su questa situazione.
Dopo un po’ mi chiama mia madre. Vado da lei.
- “Come ho già detto a Valentina prima che uscisse, tuo padre è andato a prendere le sue cose e poi tornerà qui da noi”
- “No mamma. Ma perché?”
- “E’ la cosa più giusta. Si è scusato, ha detto che è stato con la nonna fino ad ora e ha sempre pensato a me. Non ha avuto nessun’altra e ha solo lavorato e pensato a noi”
- “Ma dai, lo sai bene che tra qualche giorno ricomincerete a litigare come prima”
- “Forse hai ragione, ma devo dargli un’altra possibilità”
- “Ma perché non la dai a Giancarlo un’altra possibilità? O a Eduardo? Lui sa che hai avuto altri uomini?”
- “Ha detto che non vuole nemmeno saperlo. E non gli dirò nulla. E poi sai bene che non è possibile con Giancarlo e Eduardo”
- “Mamma ma chiunque sarebbe meglio di lui! Anche il mio amico Francesco” e le scappa una risatina che non riesce a fermare. Poi continuo… “persino…non so…persino Mimmo dell’ortofrutta sarebbe meglio!” . Su questo nome mamma sbarra gli occhi, e capisce che quella volta avevo visto o intuito qualcosa… Allarga le braccia e mi chiama a sé. Mi abbraccia, mi accarezza il volto, e mi da un bacio sulla guancia. “Grazie tesoro per l’amore che mi dimostri”
Dopo poche settimane i miei ricominciarono a litigare come previsto. E continuarono a battibeccare per tutta la vita.
Un giorno venne a trovarci una cara amica di mia madre. Arrivò con una Fiat Panda parcheggiata sotto casa. La targa era quella che avevo segnato mesi prima. L’uomo del parcheggio insieme a mia mamma era il marito della sua cara amica. Che troia…
Qualche giorno dopo questa scoperta, eravamo in casa io e Francesco, mangiando un delizioso gelato offertoci da mamma. Mamma esce dalla doccia avvolta in un asciugamano. Mi dice “Salvo per cortesia, mi prenderesti la vestaglia che ho lasciato in camera mia?”. Mi allontano, e non appena uscito dalla stanza l’asciugamano cade a terra e lascia completamente nuda mia mamma davanti a Francesco, con le tette e la figa in bella mostra, in primo piano. “Oh scusami!” esclama. Mamma si china per raccogliere l’asciugamano ponendosi a pecorina davanti alla faccia del mio amico, che ha così potuto ammirare un’altra prospettiva della sua figa e un primo piano del suo ano. Le si riavvolge nell’asciugamano e dice “Scusa, scusa” correndo via dalla stanza. Incontrandola nel corridoio verso la stanza noto che sta ridendo e mi fa l’occhiolino. Capisco che lo ha fatto di proposito, ricordandosi delle mie parole a vantaggio di Francesco. Infatti nella sua camera non c’era nessuna vestaglia, voleva solo allontanarmi. Quando entro in cucina trovo Francesco irrigidito sulla sedia, completamente rosso per l’imbarazzo. Gli dico “Stai bene?”. Mi risponde balbettando “Ho visto la Madonna. Che figa Salvo! Che culo. Ho visto anche il suo ano…mi segherò per mesi!”. Mi avvicino e gli sussurro “Andiamo in camera che ti faccio una sega”. E lui prontamente “Troppo tardi ormai, ho già inzozzato le mutande…”
Una carezza sul volto interrompe i miei pensieri. E’ mamma che mi ha raggiunto in camera con il suo incedere incerto. “Tanti ricordi vero? A cosa pensi amore?” mi dice con la sua voce affannata, ormai priva di sensualità. Le sorrido e le dico “A niente”. In realtà pensavo a come sarebbe potuta cambiare la vita di questa vecchietta se non avesse ripreso in casa mio padre nel fiore dei suoi anni. Chissà se ora, dall’altro mondo, lui è a conoscenza di tutti gli uomini che ha avuto mamma e che, malgrado tutto, anche se solo per un brevissimo periodo, hanno saputo amarla e renderla felice come lui non seppe fare.
Accarezzo dolcemente il viso di mamma. Le do un bacio sulla guancia. E dopo di me, i miei bambini la salutano con un bacio. Uscendo dal palazzo incontro Peppino, ormai over 50 come me. Mi riconosce subito, ci siamo incrociati altre volte nel quartiere. “Ciao Peppino, coma va?” gli chiedo. “Bene, e tu? E’ un piacere rivederti”.
- “Me la cavo. Sono passato a trovare mamma. Ho saputo che adesso porti tu avanti la macelleria di tuo padre”.
- “Esatto. Ho ereditato il suo lavoro, i suoi clienti, i figli dei suoi clienti…”
- “Qualche volta passa a visitare mia mamma. Sono sicuro che le farebbe piacere” gli faccio l’occhiolino
- “Oh sì, certamente lo farò.” Mi dice sembrando un po’ confuso
- “Sono sicuro che avete molte cose da…ricordare. E di cui parlare”
Stavolta mi fa un largo sorriso, un cenno di intesa. “Andrò oggi stesso, sarà molto piacevole rivederla e ricordare insieme. Grazie”
- “Grazie a te Peppino. Per tutto”
Ricordo quando ero bambino e lei era agile e in ottima forma, giocava con me. Ricordo le liti furibonde con mio padre durante la mia adolescenza, i suoi pianti di sfogo dopo le sfuriate. Ricordo quell’aria pensate in casa che durava per giorni, la tensione tagliente a cena con il silenzio a tavola. Ricordo che dopo anni di litigi pensavo che probabilmente la cosa più giusta per loro sarebbe stata lasciarsi e ricominciare daccapo con vite separate. Ma lei diceva sempre che restava per l’amore dei figli, che non aveva un lavoro e introiti, avendo lasciato il suo lavoro subito dopo il matrimonio per occuparsi della casa e della famiglia. Mio padre riteneva il divorzio una cosa da ricchi, troppo dispendioso per una famiglia operaia che già faceva sacrifici per arrivare a fine mese pur restando unita e collaborando. E infatti sono rimasti insieme fino alla scomparsa di lui tre anni fa…Il primo e unico uomo di mia madre, un amore maledetto, rimase incinta di lui in giovane età e ogni suo progetto saltò in un istante. Un matrimonio riparatore frettoloso e via a testa bassa a occuparsi di bambini, casa, marito, tra ansie, paure, dubbi…
- “Salvo, a mamma, mi porti un bicchiere d’acqua per favore?” interrompe i miei pensieri per un attimo
- “Certo”
Esco dalla cucina e vado verso la mia vecchia cameretta. Ci sono tante foto appese al muro o sul comodino. Sono tutte datate, antecedenti all’epoca delle foto digitali. Ne osservo alcune. Ci sono io con mia sorella in spiaggia da bambini. Una mia foto della laurea. Poi la mia attenzione è attirata da una foto appesa al muro, ci sono mia mamma e mio padre. Non la ricordavo, ma riaffiora il ricordo di quel matrimonio di mio cugino Franco, e loro in un raro momento di complicità e divertimento durante i festeggiamenti al ristorante. A quei tempi io avevo circa 19 anni, e quella felice occasione anticipò un periodo sconvolto da numerosi litigi e dispute tra i miei genitori. Sento ancora nitidamente le urla nella mente…
- “Basta!!! Non ti sopporto più! Arriverò al punto di morire di collera o mi lancerò da un palazzo!”
- “E ammazzati! Sono anni che ripeti sempre la stessa minaccia, hai rotto il cazzo!” rispose mio padre
- “Tanto che ti frega a te, non ti è mai fregato nulla di me! Io mi sono presa cura di te per anni, ti faccio da schiava, e non ho mai ricevuto un apprezzamento, una parola gentile, un ringraziamento. Una vita priva di soddisfazioni, di svaghi, mai che mi porti fuori a cena, o al mare, o…”
- “Ma ti senti quanto sei ridicola” la interrompe lui “se hai voglia di uscire e divertirti vai, la porta è quella. Chiama un’amica, tua sorella, vai…esci…vai a fanculo!”
- “Sei uno stronzo!” grida lei “un maledetto bastardo insensibile” aggiunge con la voce spezzata dal pianto
E io in camera che provo a studiare per il prossimo esame di Analisi, e sento i colpi dei pugni di mia madre sul petto di mio padre. “Ma perché non si lasciano porca puttana, invece di fare questo ogni giorno all’infinito e impedire la serenità a tutti, senza consentirmi nemmeno di studiare” pensavo tra me e me. Poi sento una porta sbattere. Ancora urla non ben definite. Alla fine chiudo i libri e li getto con stizza su una sedia. Poi mi butto a letto con le cuffie nelle orecchie ad ascoltare i Queen dal mio walkman.
Devo aver dormito un paio d’ore, la musica è finita, le cuffie sono tra il cuscino e le mie orecchie. Ho il cazzo durissimo, prendo un giornaletto pornografico nascosto in fondo a un cassetto e inizio a spararmi una sega. Sono già a metà del lavoro quando bussa la porta.
- “Oh ci sei?! Hai sentito?” bisbiglia mia sorella Valentina da dietro la porta
Mi ficco velocemente il cazzo nei pantaloncini e mi siedo sopra il giornaletto.
- “Che vuoi? Non rompere”
Valentina apre la porta con la faccia di chi ha l’ultimo pettegolezzo sulla punta della lingua. Poi mi guarda, mi fa un sorrisetto accennato e mi dice:
- “Che stai facendo? Sei tutto rosso in faccia…”
- “Stavo riposando…ma con quei due che urlano e tu che rompi è impossibile!”
- “Ma hai sentito cosa è successo?”
- “Le solite cose…” le rispondo con sufficienza senza nemmeno voltarmi verso di lei
- “Guarda che papà se n’è andato. Mamma è chiusa in camera”
- “Ha fatto bene. Almeno smettono di urlare” dico con noncuranza
- “Stavolta secondo me è più seria del solito”
Mi volto e la guardo. Sembra che dica sul serio.
- “Tranquilla, domani torneranno a litigare come sempre.” Dico fingendo sicurezza, poi aggiungo “…Eee…dove sarebbe andato papà?”
- “Dalla nonna. Si è portato pure le sue cose”
Questa cosa mi spiazza. Di solito è mamma che scappa dalle sorelle o altri parenti.
- “Dici che ci resta a lungo?” adesso la mia curiosità cresce
-“Boh…” trattiene un sorriso mia sorella e poi esce chiudendo la porta
“Che famiglia di pazzi” penso tra me e me. Mi hanno fatto passare la voglia anche di segarmi, si è ammosciato tutto. Sono un po’ ansioso, ma continuo a ripetermi per farmi coraggio “ma sì, meglio che stiano lontani per un po’. Male non gli farà…”
La sera a cena mia mamma è scura in volto, sta nera. Io resto in silenzio a testa bassa, non oso fare domande. Ma dopo qualche minuto quella curiosona di Valentina, con la sua consueta impertinenza chiede con naturalezza “Ma papà è dalla nonna?”. A me viene un nodo in gola, non riesco nemmeno a deglutire.
- “Non lo so” risponde mamma stizzita “non mi interessa”
- “Ma resterà molto tempo dalla nonna?” insiste mia sorella con la sua faccia tosta
- “Per me può restarci per sempre” conclude mamma
Cerco di mangiare in fretta per svincolarmi rapidamente e chiudermi in camera. Mamma serve il secondo a me e Vale, ma lei non mangia. Resta in silenzio qualche secondo, il suo volto è deturpato dalla rabbia repressa. Poi sbatte i pugni sul tavolo facendoci sobbalzare.
- “Quel bastardo se n’è andato portandosi via tutto. Nemmeno i soldi per la spesa mi ha lasciato, quell’uomo di merda! Crede di farmi un dispetto e che lo chiamo. Ma per me può anche schiattare adesso!” dice urlando.
A questo punto mi defilo in camera mia lasciando il piatto a metà. Basta, mi si è bloccato l’appetito. Non ho voglia di sentire altro.
Sono passati un paio di giorni, papà non è tornato e non ha chiamato. Se non altro adesso riesco a studiare un po’ per i prossimi esami. Nel pomeriggio torno dall’università e trovo mia mamma più serena e rilassata. Sta stirando con un leggero sorriso. “Buon segno” penso tra me e me.
- “Ciao mamma, sono tornato”
- “Ciao tesoro” mi risponde con una voce calma come non accadeva da un po’.
Mi fermo a riflettere lungo il corridoio. Forse avrà sentito papà? Forse ha ricevuto una buona notizia?
Ritorno sui miei passi…
- “Senti…ehm…hai sentito papà?”
-“No” mi risponde senza sollevare la testa dal tavolo da stiro
- “Ci sono novità?” incalzo
- “No” risponde con la stessa calma
A questo punto non insisto e me ne vado in camera. Prendo un giornaletto e inizio a menarmelo. Tra una tetta e un culo inizio a pensare che forse stavolta davvero si lasceranno definitivamente. Sarà un bene o un male?! Ma sì dai, era ora. Non facevano altro che litigare. Magari adesso vedrò mia mamma più felice e serena, come non l’ho mai vista. In fondo la priorità è la sua felicità. Torno a fissare una figa pelosa e sborro nel mio fazzoletto mugugnando piano.
Passano un paio di giorni. Di papà nessuna notizia ancora. Manca la prof di Chimica Organica per un imprevisto e posso tornare a casa due ore prima. Non vedo l’ora di chiudermi in camera e spararmi una bella sega. In quel periodo ero un segaiolo seriale, ero single da un paio di mesi, e lo stress sotto esame lo sfogavo con la masturbazione. A volte mi segavo in camera con Francesco, un amico che conosco fin da bambino. Anche le famiglie si conoscono. Non di rado ci segavamo a vicenda. Non c’era vergogna tra noi, ci confidavamo tutto e ci lasciavamo andare a piccole perversioni segrete come la masturbazione reciproca. Mi fidavo di lui.
Sono alla porta di casa, tiro fuori le chiavi ma…che succede? La porta non è chiusa bene. E’ aperta. Forse c’è qualcuno. O forse Valentina l’ha lasciata aperta. Entro senza far rumore. In cucina ci sono le borse della spesa sul tavolo. Forse mamma è tornata dopo aver fatto la spesa. Ma lei dov’è?! In bagno la luce è spenta. In fondo al corridoio sulla destra c’è la sua camera. Starà male? Sarà stesa sul letto a piangere? Mi avvicino con discrezione. Spesso ho controllato in silenzio se dormisse spiando dalla serratura e non se n’è mai accorta, non l’ho mai svegliata. Avvicinandomi sento parlare a bassa voce, un sussurro leggero. Sono curioso. Forse è tornato papà?! Mi acquatto come un gatto e mi avvicino al buco della serratura. Scorgo un corpo in piedi accanto al letto. Scendo con lo sguardo e…cazzo! Ma quella è mamma. Ma cosa sta facendo inginocch…oh cazzo! Ma allora quello è papà?! Salgo con lo guardo…NOOOOO!!! Il mio cuore accelera repentinamente i battiti! Ma com’è possibile?! Sto sognando?! Ma quello è…è…è Peppino il figlio del macellaio!!! Spesso porta la spesa a mia mamma in cambio di una piccola mancia di 200 o 500 lire. Lo conosco bene perché spesso gioca a calcetto con me il venerdì sera, è un discreto portiere e c’è sempre carenza di portieri. E ora è lì…in piedi davanti a mia mamma che è inginocchiata davanti a lui! Vedo sul suo volto le smorfie di piacere, incredulità, soddisfazione. Mia mamma inginocchiata che è di spalle rispetto al mio punto di osservazione, lavora con dedizione e tranquillità. A un certo punto la mano di Peppino si posa sui biondi ricci di mamma, le afferra la testa e la spinge verso sé. In mio cazzo nelle mutande è gonfissimo, di marmo. Sono allibito, eccitato, confuso, tutto assieme. L’espressione di Peppino cambia, il suo viso si contorce, la sua bocca si spalanca, socchiude gli occhi. Toglie la mano dalla sua testa, che ora resta penzolante. La testa di mamma è immobile. Poi solleva un braccio, indietreggia con la testa e si asciuga la bocca. Peppino solleva velocemente le sue mutande. E io preferisco sgattaiolare in camera velocemente, prima che escano da lì e mi vedano. Ho percorso pochi metri ma ho l’affanno e il cazzo di marmo. “Ma che cazzo ha fatto mamma?!?” penso.
Non ho il coraggio di uscire dalla camera. Dopo 20 minuti bussa mia mamma:
- “Salvo sei già qui?”
- “Sì mamma, sono appena tornato” dico ancora tremante e balbettando
- “Non ti ho sentito entrare. Sei qui da molto?” mi chiede aprendo la porta
- “Sono tornato 5 minuti fa…credo…più o meno. Mancava la prof, sono tornato prima e mi sono chiuso in camera a studiare”
- “Ah, ok”
Continuo a pensare a quella scena sconcertante. La curiosità è troppa. Vado in cucina e osservo mia mamma alle prese con la cucina, taglia le verdure, canticchia. Indossa pantacollant molto comodi in casa, ma allo stesso tempo molto sexy che lasciano intravedere le forme. E mia mamma ha ancora belle forme. Una felpa leggera sopra con la chiusura lampo. In fondo è ancora una bella donna, penso. Non ha ancora compiuto 40 anni, meriterebbe di essere felice e sarebbe molto corteggiata. Indossa gli orecchini, e ha un filo di trucco sugli occhi che rendono il suo sguardo più dolce e suadente. Io sono il figlio e non rifletto su quanto possa essere attraente mia mamma. Ma devo ammettere che ha il suo fascino. Alta 166 cm, capelli corti con boccoli biondo scuro, che a volte fa diventare ricci più stretti. Occhi castani che ho ereditato da lei. Il seno sarà una terza ben sostenuta. Tutto sommato ha un corpo molto piacente. Perché non dovrebbe cercare compagnia? In fondo a Francesco piace, mi ha sempre detto che si sega spesso pensandola.
- “Cosa c’è Salvo?” mi chiede incuriosita vedendomi pensieroso mentre la osservo
- “Niente mamma. Ti vedo più radiosa oggi…” mi vien fuori così colto alla sprovvista
- “Ma grazie tesoro” mi dice allargando il sorriso con quelle labbra che poco prima succhiavano il cazzo di un ragazzino
Torno in camera. Mi spoglio completamente e mi stendo sul letto a gambe aperte, pensando a Peppino che si sbatte mia mamma a pecora selvaggiamente, la chiama puttana, la fa godere, le afferra i capelli con quelle espressioni di goduria viste poco fa, e le sborra nella figa abbondantemente. Sborro in 30 secondi con questi pensieri creando una pozza di sperma sul mio ventre. Sono soddisfatto, ma ancora eccitato. Mi tiro su le mutande. Forse davvero stavolta papà non tornerà…
Martedì mattina, suona il citofono. Mi sveglio ma resto a letto assonnato. “Cazzo di ore sono ?” penso. Sono le 8:50, chi cazzo sarà.
- “Buongiorno signora Giovanna” sento pronunciare. Conosco questa voce, è Peppino!
- “Buongiorno Peppino, entra pure”
Mi alzo dal letto, apro piano la porta. E’ lui, sta entrando con la spesa. Esco nel corridoio con il pigiama e stropicciandomi gli occhi. Lui posa la spesa, mi vede e con un po’ di delusione in viso mi saluta “Ciao Salvo”.
- “Ciao Peppì, venerdì giochiamo”
- “Sì lo so”
Mia mamma torna, indossa jeans stretti e camicetta. “Peppino ti dispiace se ti pago domani la spesa?”, e con la mano gli sfiora il braccio con una carezza.
- “Nessun problema signora” e fa l’occhiolino a mamma.
Aah ecco perché l’altra volta gli succhiava l’uccello. E’ un pagamento alternativo.
Quando va via vado da mamma in cucina.
- “Se hai problemi di soldi io ho qualcosa da parte, posso aiutarti”
- “Ma no tesoro tranquillo”
Certo, preferisci pagare in natura come una troia. Ho visto i vostri cenni d’intesa.
- “E come pensi di fare se non hai più lo stipendio di papà?”
- “Mi sta aiutando zia Lina”
- “Ma non potrà aiutarti per sempre”
- “Troverò un lavoro. Domani ho già un colloquio di lavoro”
- “E che farai?”
- “Qualunque cosa andrà bene per iniziare. Domani ho un colloquio in un centro dentistico per un posto da segretaria”
Annuisco con poca convinzione.
Nel pomeriggio busso alla porta della camera di Valentina.
- “Secondo te tornerà papà?”
- “Può darsi. Tu che pensi?”
- “Stavolta non torna più”
Chiudo la porta e mi allontano.
La sera viene a trovarmi Francesco. Come consuetudine ci facciamo un paio di partite ai videogiochi, le solite sfide accese, combattute e ricche di parolacce che ci rivolgiamo reciprocamente. “Francè stai uscendo ancora con Stefania?”.
- “Macchè, sta stronza mi ha dato il palo sabato sera”
- “Ma come, stava sempre a strusciarsi su di te e poi si tira indietro?”
- “Valle a capire le donne”
- “Già…” sospiro. Poi con voce sommessa e seria gli chiedo: “Hai saputo che casino qui?”
- “Sì, me lo ha detto mia mamma”
- “Stavolta si sono lasciati sul serio. Mio padre non torna più”
- “Ma non è detto, non puoi dirlo”
- “Fidati, stavolta fanno sul serio. Si lasciano definitivamente”
- “E vabbe, per come è bona tua mamma ne trova subito un altro”
- “Ti è sempre piaciuta mamma eh?!”
- “Lo sai che le dedico sempre almeno una sega a settimana. Me la scoperei a pecorina per bene” e ride
- “Fai lo scemo perché tua mamma invece è una cicciona inscopabile, un cesso” e rido io
- “E’ un po’ in sovrappeso, ma non è un cesso dai”
- “Non me lo farebbe drizzare nemmeno con un pompino”
- “Invece tua mamma con un pompino mi farebbe impazzire. Giovanna tutta panna…mmm…”
E ridiamo insieme.
- “Francè”
- “Dimmi”
- “Sega?”
- “Ok”
- “Comincio io con te però”
- “Come vuoi. Accomodati…” e dicendolo lo tira fuori. Chiudo la porta a chiave.
Francesco ha sempre avuto un cazzo enorme, ben più lungo del mio. Ma probabilmente il più grosso tra tutti gli amici, o perlomeno tra quelli osservati negli spogliatoi del calcetto. Lo afferro ancora moscio nella mano. Lo scappello piano. Con l’altra mano gli massaggio le palle belle piene. Eccolo che diventa duro velocemente. E così grosso che posso afferrarlo a due mani.
- “Penso che a mia mamma piacerebbe il tuo cazzo” gli dico mentre lo sego
- “Vaglielo a chiedere e poi portamela qui, ti aspetto” dice con sarcasmo
- “Sul serio Checco. Mi piacerebbe vederti fare l’amore con mamma”
- “Se vuoi un fratellino non ci sto”
- “Vorrei che tu diventassi il mio nuovo papà”
Lui ride di gusto
- “Non sto scherzando. Per favore provaci con mamma”
- “Ma che porco pervertito che sei!” e ride ancora
- “Ti è sempre piaciuta, provaci ora che è single”
- “Sai che figura di merda, dai”
- “Immagina le labbra di mamma che avvolgono la tua cappella. E poi se lo ficca tutto in gola!”
- “Sapessi quante seghe mi sono fatto pensando di scoparle la bocca, tenendole la testa con le mani”
- “E voglio che penetri la sua figa ogni giorno, in tutte le posizioni”
- “Te la metto a pecorina la troia”
- “La faresti urlare di godimento a quella puttana”
- “Sicuramente bello di papà”
- “Sì papà, fotti la mamma col tuo cazzone e falla godere”
- “Te la sventro quella vacca!” dice ormai infoiato al massimo
- “Sfondale anche il culo a quella schifosa zoccola!”
- “Le spacco l’ano e le sborro nel colon!”
- “Sì papà, ti prego fallo…stupra quella porca, sventrala, rovinala, spaccale la fessa e il culo”
Francesco inizia a gemere forte e mugugnare…
- “Voglio che mamma diventi la tua puttana, il tuo giocattolo sessuale”
- “Ohhh sìììì…Giovannaaaa…lurida porca schifosa maiala ciucciacazzi!” esclama prima di schizzare il primo fiotto lunghissimo di sborra che bagna il suo ventre fino al petto. E poi un altro più corto fin sopra l’ombelico. Io delicatamente massaggio quel lungo pisellone favorendo l’uscita di altro sperma viscoso e profumato. Lui si stende sfinito. Io tocco la punta del suo pene con le dita bagnandole con lo sperma. Lo osservo. Poi passo il palmo della mano sul suo ventre per raccogliere altro sperma.
- “Ma che stai facendo?!” mi chiede Francesco mentre con le dita gioco col suo sperma raccolto…
A voce alta da dietro la porta “Ragazzi lo volete il tiramisù?! E’ a tavola!”.
- “Dai pulisciti presto che andiamo in cucina”
- “Eh guarda che casino, passami i fazzoletti”
In cucina mamma ci porge i piattini con le fette di tiramisù. Davvero delizioso. Mamma indossa un pantalone della tuta che usa spesso per stare in casa, e una canotta che mette in risalto il suo seno, e non indossa il reggiseno. Noto che Francesco se n’è accorto e la osserva con un certo sguardo di apprezzamento.
- “Mamma, non pensi che Francesco sia un bel ragazzo?” subito mi arriva un calcio di Checco sotto al tavolo e la sua espressione come per dirmi “cazzo dici ?!”.
Mamma si volta, mi guarda. Sorride, alza le sopracciglia e dice “Io l’ho sempre detto che è bellissimo. Glielo dico sempre alla mamma”. Francesco è arrossito.
- “Quindi anche tu pensi che lui piaccia alle donne. Sei d’accordo con me?”
Mamma si avvicina a Francesco, gli accarezza il viso e dice “Sicuramente piace alle ragazze, è così carino e simpatico”. Poi raccoglie i piatti e li porta verso il lavello. Francesco è paonazzo in volto. Io trattengo le risate a stento. Ci alziamo e torniamo in camera mia. Francesco mi da uno scappellotto e mi dice “Ma sei un coglione di merda!”. E io scoppio a ridere!
Si è fatta una certa ora e Francesco va via. Passiamo davanti alla cucina. Mamma è chinata a raccogliere i rifiuti e mostra, nella nostra direzione, un generoso culo rotondo aderente alla tuta che quasi le si intravede anche l’ano. Francesco fa un gesto con la mano roteandola per alludere all’alto gradimento, come per dire “wow quanta grazia di Dio”. Stavolta sono io che gli schiaffeggio la coscia. Lui ride.
- “Mamma, Francesco se ne va”.
Mamma si alza, si volta. Allarga il suo sorriso e si avvicina. Francesco la saluta “Ciao Giovanna, grazie di tutto”. Mamma con la mano sinistra gli accarezza la guancia destra, e con la voce più dolce e sensuale del mondo gli risponde “Grazie a te per la compagnia”. Poi gli stampa un tenero bacio sulla guancia sinistra. Le sue labbra restano incollate alla sua guancia per un paio di secondi. Stavolta lui non arrossisce, ma sorride. Stavolta io sono confuso. Francesco esce dalla porta, e mi rivolge il dito medio prima di finire la rampa di scale del palazzo.
Torno in camera. Resto nudo. Chiudo gli occhi. Vedo Francesco che limona mia mamma, fanno lingua e lingua. Poi la mette a pecorina e ficca il suo enorme cazzo tutto dentro la figa di mammina che sembra gradire gemendo. Il mio cazzo nella mano è già quasi al culmine. Immagino anche Peppino davanti a lei che le fotte la bocca. Come una lurida puttana la scopano insieme, uno in figa e uno in bocca. Che spettacolo! Sborro con una scarica di brividi. Stanotte dormirò beatamente.
Mentre torno dall’università sto pensando a Peppino, chissà se poi sarà andato da mamma per il pagamento. Il pensiero mi eccita, mi rendo conto che sono proprio un depravato. D’altra parte spesso mi sono masturbato immaginando mia mamma che scopa con i miei amici, o addirittura stuprata da qualcuno per strada. Forse dipende dal suo rapporto conflittuale con papà se ho sempre fantasticato su di lei con altri uomini. Ma non mi sarei mai aspettato che potessero avverarsi le mie fantasie…e questo mi eccita ancora di più!
Arrivo a casa, sono sul letto ad ascoltare la musica. Bussa alla porta mia sorella Valentina.
- “Salvo, hai saputo che stasera mamma ha un appuntamento?”
- “Con chi?”
- “Con un tipo” e ridacchia
- “Sì ok, ma lo conosci? Chi è?”
- “Non lo so ancora, l’ho saputo da poco. Ci esce alle 19”
Tra due ore quindi…sono le 16:50.
- “Salvo cosa ne pensi?”
- “Mah…da quanto tempo è andato via papà? 12 giorni?”
- “Ti sembra troppo presto?”
- “Non saprei…”
- “Io invece sono così emozionata per lei!” e saltella battendo le mani
- “Tu sei scema”
- “E tu un cafone insensibile” mi fa una linguaccia ed esce chiudendo la porta
Cazzo…la mamma ha già trovato un altro partner. Allora aveva ragione Francesco! E’ incredibile come Valentina mostri tanto entusiasmo dimenticando che fino a pochi giorni fa c’era papà, ed ufficialmente sono ancora sposati tra l’altro…Forse anche lei, come me, sperava da tempo che si lasciassero per il bene di entrambi?
Sono le 18:45. Mia mamma è in camera a vestirsi. Io curioso vado in salotto e aspetto. Mamma esce dalla camera e si guarda allo specchio nel corridoio. E’ uno schianto! Gonna corta nera svasata, con stivale alto abbinato. Non posso fare a meno di notare che le sue gambe sono ancora da urlo. Camicetta bianca sbottonata fino a intravedere la base del seno generoso. Braccialetto d’argento con due o tre spire, anello con pietra al dito accanto alla fede. Collier a Y con la perlina terminale che cade al centro dei seni. Borsetta elegante e striminzita che potrà contenere al massimo un pacchetto di sigarette e uno di fazzolettini. Ed emana un buonissimo odore, un profumo che non avevo mai sentito prima lascia una scia al suo passaggio. Per questo incontro si è davvero impegnata! Quasi non la riconosco. I capelli con un leggero effetto bagnato hanno ricci più piccoli, gli occhi sapientemente truccati in modo leggero per valorizzarli, labbra leggermente lucide e rese più rosee.
Arriva Valentina, corre ad abbracciarla e urla “Mamma sei bellissima!!!”. La mamma sorride, sembra davvero felice come non l’avevo mai vista. “Mamma divertiti stasera” aggiunge Valentina. Mamma butta uno sguardo fuori dalla finestra. “E’ già qui!” esclama. Valentina le da un bacio sulla guancia e le dice “Dai, vai. Non farlo aspettare”. E fa di nuovo quei saltelli idioti di entusiasmo.
La mamma esce con un passo di una sensualità e eleganza unici. Con quei tacchi agli stivali sculetta come una modella. Non nego che spero anche io un giorno di trovare una ragazza che si conci così per un appuntamento con me. Valentina è alla finestra a guardare. “Hai visto che auto?” dice rivolgendosi a me. Mi alzo e vado a vedere alla finestra. Una Mercedes che in pochi possono permettersi. Riesco giusto in tempo a vedere che parte e si allontana.
- “Vale, hai saputo chi è?”
- “E’ un rinomato dentista”
- “Quello dello studio dentistico in cui doveva fare un colloquio di lavoro?!” esclamo sorpreso
- “Mi sembra plausibile” e ride
- “Ma doveva farsi assumere non portare a cena fuori!”
- “Salvo ma pensaci, cosa cambia?”
- “Come cosa cambia! Che vuoi dire?”
- “Perché mamma cercava un lavoro?”
- “Perché senza papà non abbiamo più soldi! Non lo hai capito?!”
- “Certo che l’ho capito…E hai visto che auto? Se mamma si mettesse con uno così pensi che avrebbe bisogno di lavorare?!”
- “Spiegati meglio…”
- “Finché c’era papà non ha mai dovuto lavorare. E papà era un semplice impiegato. Immagina con uno così…”
In effetti non ci avevo pensato. Mica sceme queste donne.
- “Hai visto come era felice? Da quanto tempo non la vedevamo così?” le dissi dopo un minuto di silenzio
- “Io forse non l’ho mai vista così felice…”
Annuisco.
Sono le 0:40, mamma non è ancora tornata a casa. In camera ho la luce spenta, voglio farle credere che stia già dormendo quando rientra, non voglio che pensi che io sia preoccupato. Se stanno scopando sicuramente non rientrerà tanto presto. Sono l’1:10, sento il motore di un auto. Forse è tornata. Corro alla finestra senza accendere le luci. Sono precisamente sotto la finestra, ho un’ottima visuale da qui. E da quel che vedo il primo appuntamento è stato un gran successo. Stanno limonando con passione. Lui le infila la mano nella camicetta, immagino abbia agguantato una tetta. Non hanno perso tempo in chiacchiere. Meglio così, quest’uomo sembra un buon partito per mamma, credo sia degno di lei e credo possa renderla felice. Le infila una mano in mezzo alle cosce, sotto la gonna. “Dai mamma fagli un bucchino in auto, così legate ancora di più” dico tra i denti preso dall’euforia. E nell’euforia la mia mano finisce nel pigiama, dentro le mutande sul cazzo rigido. Li osservo limonare, strusciarsi e toccarsi per alcuni minuti. Poi esce dall’auto, si sistema la gonna, si aggiusta la camicetta. E col suo passo sensuale si avvia verso casa, al ritmo dei tacchi che segnalano ogni suo passo. Non voglio che mi trovi qui ad attenderla, torno alla mia cameretta.
Il giorno dopo mamma è visibilmente felice, allegra, canticchia. A cena ci prepara pesce al forno, linguine con le vongole, frittura di mare. C’è persino il dolce. Sono contento che non mangiamo carne, penso sempre che sia stata acquistata pagandola in natura con Peppino. Mamma a tavola ci racconta la sua bella serata, il ristorante di lusso, con vista sul mare. E poi tesse le lodi del suo cavaliere presentandolo come un uomo gentile, premuroso, istruito, interessante, simpatico. Io ascolto senza interferire e porre ulteriori domande.
Una volta in camera sto pensando di masturbarmi, ma arriva quella rompiscatole di Valentina. Irrompe in camera e mi dice: “Mi ha detto che sia chiama Giancarlo, ha 40 anni!”.
- “E che altro hai saputo ficcanaso?”
- “Dammi un po’ di tempo e saprò di più”
Pensai “sapessi quante cose so io e ho visto io che non puoi nemmeno immaginare…a cominciare da Peppino…”
- “Sai Vale, io spero che sia lui a sostituire papà”
- “Beh mica male come idea. Sai quanti regali, viaggi, vacanze…wow!”
- “A parte questo. In una sola sera ha reso felice mamma più di quanto abbia fatto papà in 20 anni!”
- “Diciamo che non ci vuole molto a fare meglio di papà. Ma anche io spero che Giancarlo diventi il nostro nuovo padre”
E il venerdì sera, alla consueta partita di calcetto mi ritrovai anche Peppino in gruppo. Mi presi una piccola rivincita colpendolo con una pallonata in faccia che lo ha stordito per qualche secondo. Ben ti sta, pensai. L’imbarazzo però fu grande quando negli spogliatoi eravamo tutti nudi per fare la doccia. Inevitabilmente il mio sguardo si posò su quei genitali che avevano profanato la bocca e la dignità di mia madre. Vidi quel membro di colore stranamente più scuro rispetto alla carnagione di Peppino, quelle palle pelose che mia mamma aveva leccato. Le immagini soggiunsero alla mia mente. Grave errore…stavo avendo una reazione indesiderata in quel momento! E forse Peppino si era accorto che gli stavo fissando il cazzo! Ci manca solo che mi prende per frocio, pensai. Dovetti uscire dalla doccia ancora mezzo insaponato e coprirmi il cazzo già abbastanza duro con le mani. Con l’accappatoio nascosi quella situazione imbarazzante, sperando che nessuno lo abbia notato. Dopo un po’ Peppino mi dice “Oh, tutto bene?”. Infilandomi le mutande e senza guardarlo in faccia gli dico “Sì sì, tranquillo”. Che abbia sospettato qualcosa?!
Per un paio di settimane mamma uscì con Giancarlo, quasi ogni sera. E il suo abbigliamento era sempre più sexy, sempre più audace. Anche in casa, non solo quando usciva con lui. Sembrava aver riscoperto la sua femminilità. Una volta si trovò a casa anche Francesco. Mamma indossava un pantalone bianco trasparente e si vedeva una mutandina filiforme che si infilava tra le sue chiappe. Un po’ di stoffa annodata davanti copriva i suoi seni che sembravano voler traboccare da un momento all’altro. Francesco non riusciva a staccarle gli occhi da dosso. “Ma dove deve andare” mi sussurrò all’orecchio. “Sta scopando con un tipo molto ricco” gli risposi. “Dopo mi devi fare una sega” ribatté. Ovviamente poi in camera ci scambiammo una bella sega reciproca fantasticando su mamma.
E un giorno, dopo due settimane di frequentazione, finalmente Giancarlo si palesò in casa e lo conoscemmo personalmente. Un uomo di estrema eleganza che si distingueva per classe e educazione. Un profumo che inebriava lo spazio circostante. Impossibile non restarne affascinati. Mi sentii orgoglioso di sapere che quest’uomo scopava mia madre. Era decisamente molto migliore di mio padre.
Ormai Giancarlo saliva a casa ogni volta che veniva a prendere mamma per uscire. E mamma era sempre più sciolta. Lo baciava anche se ero presente, si tenevano per mano, si scambiavano sguardi complici. Una notte rimase anche a dormire a casa, ovviamente in camera di mamma. Valentina era da un’amica. Io mi svegliai alle 6:45 per andare in bagno, convinto che dormissero. E invece sento dei rumori. Avevo già capito che stava succedendo e non volevo perdermelo. Mi avvicino a quattro zampe fino alla porta. Poi getto lo sguardo attraverso la serratura. E finalmente riesco a vedere Giancarlo che tiene mamma per i fianchi con le mani, e la stantuffa in figa alla pecorina. Il cazzo mi si irrigidisce subito. Ma quando sento mia mamma gemere più forte fino all’orgasmo ho anche io un orgasmo e sporco tutte le mutande. Un disastro! Ma era una scena troppo deliziosa…
A un certo punto accadde una cosa strana. Mamma smise di uscire con Giancarlo. Per una settimana almeno non si erano visti. Poi un giorno, accompagnato da mia zia, arriva a cena un uomo sui 60/65 anni. Zia Lina lo presenta come un suo amico, un uomo vedovo da un paio di anni. E’ una persona seria, simpatica, ma non capivo la sua presenza a tavola con noi. Ma sentivo zia Lina che parlava di lui a mamma, lo presentava come un uomo serio e affidabile. E lui sembrava interessato alla mamma effettivamente. Era vestito in modo elegante, sembrava fosse a un matrimonio. Mamma invece più che altro era vestita per attirare l'attenzione, con un pantaloncino corto aderente, una felpa con la cerniera tenuta giù fino a intravedere il seno. In pochi giorni la mamma incontrò questo vecchietto altre due volte. Andavano al cinema, passeggiate sul lungomare. Si chiamava Eduardo e aveva 64 anni. E poi una sera rimase a dormire da noi, in camera con mamma. Mi sembrava davvero strano che all’improvviso mamma passasse da Giancarlo a Eduardo, senza una motivazione. Ma intanto era ovvio che mamma quella notte avrebbe chiavato anche col vecchietto raccomandato da zia Lina. E io silenziosamente mi appostai al buco della serratura. Vidi mamma sopra di lui che lo cavalcava, mentre le sue tette ballavano davanti ai suoi occhi. E lui ogni tanto afferrava le sue tette. Osservai la scena per un po’, poi urgeva una sega in camera mia.
La curiosità mi spinse a chiedere informazioni a Valentina. E lei, con estrema semplicità e superficialità mi fa: “Ma come non lo sapevi? Giancarlo è sposato.”
- “E tu ora me lo dici?! Mamma quando lo ha scoperto?”
- “Ma che sei scemo! Mamma lo ha sempre saputo”
- “E allora perché ci usciva?”
- “Come perché? Hai dimenticato come la faceva stare bene?”
- “Sì, ma…”
- “Salvo, sveglia! La moglie era fuori città per qualche giorno e lui usciva con la mamma! Poi è tornata…”
- “E quindi ora?”
- “Ah boh…vediamo. Se si libera ancora magari si rivedono”
- “E che senso avrebbe?!”
- “Ma secondo te come hai fatto a mangiare cibo prelibato in queste settimane senza nessuno che lavora in casa?”
- “Mi stai dicendo che era tutto merito di Giancarlo perché scopava con la mamma?”
- “Beh così la fai sembrare una puttana. Sono semplicemente amanti, e lui si occupa del suo benessere…”
- “E perché adesso si vede con Eduardo?”
- “Beh, intanto che Giancarlo non c’è qualcuno deve occuparsi della famiglia. Eduardo è un uomo libero, stabile, serio. E poi Giancarlo sarà sempre una presenza occasionale, perché ha una moglie. Adesso mamma avrà una relazione stabile con Eduardo, e occasionale con Giancarlo”
- “Ma a te non sembra un puttanaio, scusa?!”
- “A me sembra solamente che mamma stia recuperando il tempo perso…”
E su queste parole non avevo nulla da ribattere. Chi ero io per giudicarla dopo tanti anni di sofferenza?!
Per due mesi e mezzo mamma continua a frequentare Eduardo, a tratti esce con Giancarlo, poi non lo vede più per un po’, e poi ricompare. Lei comunque sembra stare bene, sembra aver ritrovato il sorriso e la voglia di vivere, di rimettersi in gioco, e questo è l’importante. Cura il suo aspetto fisico, il suo abbigliamento, va più spesso dal parrucchiere e dall’estetista.
Un sabato sera ero in giro con Francesco che guidava l’auto del padre. Fermi al semaforo, nel traffico, mi sgomita e mi dice “Oh, ma quella non è tua madre?”.
- “Dove?”
- “In quella Fiat Panda”
- “Avvicinati ma non farti notare, voglio vedere”
E in effetti era proprio mamma, ma non riuscivo a scorgere l’uomo che guidava.
- “Seguiamoli” dice Francesco “vediamo dove vanno”
Annuisco, e con prudenza Francesco si piazza a distanza dietro di loro. Li seguiamo per quasi 15 minuti. Poi giungono in uno spiazzale appartato, rinomato per essere luogo frequentato da coppiette.
- “Che facciamo” mi chiede
- “Sistemiamoci in un posto buio, dove possiamo vederli, lontani da altre auto”
- “E’ una parola. Ci scambieranno per froci”
- “Ecco, mettiti là” indico con la mano un posto buio, da cui si può guardare nella Panda, distante almeno 10 metri da altre auto vicine.
- “Riesci a vederli? Che fanno?”
- “Vedo solo lui adesso. Ma non lo conosco. Intanto mi segno il numero di targa”
- “Ah eccola…ha alzato la testa un attimo…”
- “Ma glielo sta succhiando quindi?”
- “A quanto pare sì…ma a quanta gente lo ha succhiato Giovanna in questi mesi?”
- “A troppi Francè…a troppi…”
Abbiamo atteso circa 20 minuti, poi lui si accende una sigaretta.
- “Pare che abbia finito di succhiare, Salvo”
E poco dopo mette in moto l’auto. Usciamo anche noi. Li seguiamo. Arriviamo sotto casa mia, ci fermiamo sull’altro lato della strada a osservare. Non abbiamo riconosciuto l’uomo, ma abbiamo capito che mamma continua a conoscere persone nuove…
Ormai mamma è sempre più disinibita e si prende molti rischi. In questi mesi hanno dormito nel suo letto sia Giancarlo che Eduardo. Ma lei ha incontrato anche altri uomini. La mattina dopo chiedo a mia sorella:
- “Dimmi Vale, da quanto tempo mamma non esce più con Eduardo?”
- “Ehm…circa due settimane”
- “E’ successo qualcosa?”
- “Credo di sì. Penso abbia saputo di Giancarlo”
- “E ora?”
Valentina fa spallucce.
Passa qualche giorno. Mi sveglio di colpo, guardo l’orario e sono le 7:50. Valentina è già andata all’università per studiare con i colleghi, io ho finito i corsi e potrei dormire ancora un po’. Decido però di alzarmi, e silenziosamente mi avvio verso il bagno. Sento dei rumori. Mi affaccio sul soggiorno che precede la cucina. Vedo mamma piegata sul tavolo, con le gambe leggermente divaricate, i pantaloncini e le mutande calate. Dietro di lei, completamente nudo, Mimmo dell’ortofrutta che la fotte con vigore. A terra, ai lati del tavolo, due buste con ortaggi e frutta. Mimmo ha quasi 50 anni, una pancia enorme tipo Shrek, barba incolta. E’ praticamente più largo che alto con i suoi scarsi 170 cm. Un corpo villoso come un orso, grandi mani callose da zappatore, che avvolgono i fianchi di mamma. Lei con la faccia schiacciata sul tavolo, si regge con le mani al tavolo, immobile, rassegnata ad aspettare che Mimmo finisca di chiavarsela con soddisfazione. Ad ogni colpo Mimmo emette una specie di grugnito. Il suo grugnito poi inizia a diventare più rapido e affannoso, con la sua manona afferra una spalla di mamma alla base del collo per fare presa e affondare gli ultimi colpi. Si china un po’ su di lei a bocca aperta ansimando con affanno, e un fiotto di bava dai lati della sua bocca cola sulla schiena di mamma. Sfila rapidamente il suo cazzo dalla figa, lasciando colare gocce di sperma sul pavimento fino a quando non si infila le mutande. Mamma resta ancora un po’ immobile appoggiata al tavolo, e dalla sua figa colano altre gocce di sperma che finiscono sul pavimento. D’un tratto si alza da tavolo, e si tira su mutande e pantaloncini insieme. Mimmo le da una pacca sul culo, poi la saluta “Ciao Giovanna, a presto”. Sommessamente lei risponde “Ciao”.
Dopo una sega con sborrata record, decido di andare da lei, pensando che avesse bisogno. Quando mi vede posa le buste sul tavolo e provvede a pulire lo sperma dal pavimento con un tovagliolo. “Sei già sveglio oggi?”. “Sì mamma”.
Poi le dico “Posso chiederti una cosa?”
- “Dimmi amore”
- “Dov’è finito Eduardo?”
- “Non c’è più”
- “Vi siete lasciati?”
- “Sì”
- “Perché?”
- “Non è la persona giusta per me”
- “Ma hai trovato una persona giusta?”
Lei tace. Dopo qualche secondo mi dice
- “Stasera vedo Giancarlo”
- “Ma lui è sposato”
- “Ma siamo rimasti buoni amici”
- “Se a te va bene così…ok…”
Poi mi avvicino e la abbraccio. Lei mi stringe e mi sorride.
Sono passati quattro mesi e mezzo da quando mio padre è sparito senza lasciare notizie. E in questo periodo di tempo mia mamma ha avuto varie relazioni, e saltuariamente ancora vede Giancarlo, e chissà, forse qualcun altro… Un mattina del 28 giugno, alle 8 di mattina, suona la porta. Mia mamma apre…
- “Antonio!” esclama mia mamma incredula
Io dalla camera sento il suo nome…possibile che sia mio padre davvero?!? Corro ad affacciarmi sul corridoio. E’ lui davvero…porta un mazzo di rose e chiede di parlarle. Apro la porta della camera di Valentina che si stava cambiando ed era senza maglietta, si affretta a coprirsi le tette nude e mi urla “Ma che fai stronzo! Esci immediatamente”. Le dico “E’ tornato papà, corri!” e richiudo la porta. Mi fermo sulla soglia del soggiorno, e vedo lui inginocchiato ai piedi di mamma che la implora di ricominciare e riaccoglierlo in casa. Intanto mi raggiunge anche Valentina che mi affianca. Mamma ci vede con la coda dell’occhio che stiamo osservando e ogni tanto ci lancia uno sguardo, confusa quanto noi. Lui comincia a baciarle i piedi e striscia letteralmente ai suoi piedi come un verme. E con la mano le faccio segno di no, non accettare. Valentina mi tira un braccio e mi fa cenno di lasciarli soli a parlare. Andiamo nella sua cameretta.
- “Secondo te se lo riprende in casa?” le chiedo
- “Spero di no”
- “Secondo te se sapesse tutte le relazioni che ha avuto in questi mesi la rivorrebbe?”
- “Non saprei. Ma tu non fare lo stronzo e non dire nulla. Lascia che sia lei a decidere”
Torno nella mia camera e rifletto a lungo su questa situazione.
Dopo un po’ mi chiama mia madre. Vado da lei.
- “Come ho già detto a Valentina prima che uscisse, tuo padre è andato a prendere le sue cose e poi tornerà qui da noi”
- “No mamma. Ma perché?”
- “E’ la cosa più giusta. Si è scusato, ha detto che è stato con la nonna fino ad ora e ha sempre pensato a me. Non ha avuto nessun’altra e ha solo lavorato e pensato a noi”
- “Ma dai, lo sai bene che tra qualche giorno ricomincerete a litigare come prima”
- “Forse hai ragione, ma devo dargli un’altra possibilità”
- “Ma perché non la dai a Giancarlo un’altra possibilità? O a Eduardo? Lui sa che hai avuto altri uomini?”
- “Ha detto che non vuole nemmeno saperlo. E non gli dirò nulla. E poi sai bene che non è possibile con Giancarlo e Eduardo”
- “Mamma ma chiunque sarebbe meglio di lui! Anche il mio amico Francesco” e le scappa una risatina che non riesce a fermare. Poi continuo… “persino…non so…persino Mimmo dell’ortofrutta sarebbe meglio!” . Su questo nome mamma sbarra gli occhi, e capisce che quella volta avevo visto o intuito qualcosa… Allarga le braccia e mi chiama a sé. Mi abbraccia, mi accarezza il volto, e mi da un bacio sulla guancia. “Grazie tesoro per l’amore che mi dimostri”
Dopo poche settimane i miei ricominciarono a litigare come previsto. E continuarono a battibeccare per tutta la vita.
Un giorno venne a trovarci una cara amica di mia madre. Arrivò con una Fiat Panda parcheggiata sotto casa. La targa era quella che avevo segnato mesi prima. L’uomo del parcheggio insieme a mia mamma era il marito della sua cara amica. Che troia…
Qualche giorno dopo questa scoperta, eravamo in casa io e Francesco, mangiando un delizioso gelato offertoci da mamma. Mamma esce dalla doccia avvolta in un asciugamano. Mi dice “Salvo per cortesia, mi prenderesti la vestaglia che ho lasciato in camera mia?”. Mi allontano, e non appena uscito dalla stanza l’asciugamano cade a terra e lascia completamente nuda mia mamma davanti a Francesco, con le tette e la figa in bella mostra, in primo piano. “Oh scusami!” esclama. Mamma si china per raccogliere l’asciugamano ponendosi a pecorina davanti alla faccia del mio amico, che ha così potuto ammirare un’altra prospettiva della sua figa e un primo piano del suo ano. Le si riavvolge nell’asciugamano e dice “Scusa, scusa” correndo via dalla stanza. Incontrandola nel corridoio verso la stanza noto che sta ridendo e mi fa l’occhiolino. Capisco che lo ha fatto di proposito, ricordandosi delle mie parole a vantaggio di Francesco. Infatti nella sua camera non c’era nessuna vestaglia, voleva solo allontanarmi. Quando entro in cucina trovo Francesco irrigidito sulla sedia, completamente rosso per l’imbarazzo. Gli dico “Stai bene?”. Mi risponde balbettando “Ho visto la Madonna. Che figa Salvo! Che culo. Ho visto anche il suo ano…mi segherò per mesi!”. Mi avvicino e gli sussurro “Andiamo in camera che ti faccio una sega”. E lui prontamente “Troppo tardi ormai, ho già inzozzato le mutande…”
Una carezza sul volto interrompe i miei pensieri. E’ mamma che mi ha raggiunto in camera con il suo incedere incerto. “Tanti ricordi vero? A cosa pensi amore?” mi dice con la sua voce affannata, ormai priva di sensualità. Le sorrido e le dico “A niente”. In realtà pensavo a come sarebbe potuta cambiare la vita di questa vecchietta se non avesse ripreso in casa mio padre nel fiore dei suoi anni. Chissà se ora, dall’altro mondo, lui è a conoscenza di tutti gli uomini che ha avuto mamma e che, malgrado tutto, anche se solo per un brevissimo periodo, hanno saputo amarla e renderla felice come lui non seppe fare.
Accarezzo dolcemente il viso di mamma. Le do un bacio sulla guancia. E dopo di me, i miei bambini la salutano con un bacio. Uscendo dal palazzo incontro Peppino, ormai over 50 come me. Mi riconosce subito, ci siamo incrociati altre volte nel quartiere. “Ciao Peppino, coma va?” gli chiedo. “Bene, e tu? E’ un piacere rivederti”.
- “Me la cavo. Sono passato a trovare mamma. Ho saputo che adesso porti tu avanti la macelleria di tuo padre”.
- “Esatto. Ho ereditato il suo lavoro, i suoi clienti, i figli dei suoi clienti…”
- “Qualche volta passa a visitare mia mamma. Sono sicuro che le farebbe piacere” gli faccio l’occhiolino
- “Oh sì, certamente lo farò.” Mi dice sembrando un po’ confuso
- “Sono sicuro che avete molte cose da…ricordare. E di cui parlare”
Stavolta mi fa un largo sorriso, un cenno di intesa. “Andrò oggi stesso, sarà molto piacevole rivederla e ricordare insieme. Grazie”
- “Grazie a te Peppino. Per tutto”
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