Un pomeriggio tra nudisti
di
Alcor
genere
voyeur
E’ un sabato di fine maggio e fa insolitamente caldo. Già da alcuni giorni è arrivato questo caldo torrido che mi ha colto impreparato. Ormai vivo qui in Romagna da 9 mesi per lavoro, ma fino ad ora non avevo mai fatto i conti con questo caldo umido che soffoca. E’ anche vero che io non tollero bene il caldo estivo sebbene sia meridionale. Ma oggi che non lavoro voglio trovare un posto dove potermi rilassare e rinfrescare. Ho sentito parlare bene di una spiaggia per nudisti non distante da qui. Sono un po’ indeciso…vado o non vado?! In fondo qui non conosco tanta gente, a breve tornerò a Napoli, che mi frega! Potrebbe essere una situazione interessante, un’esperienza inusuale.
Ammetto che poco mi importa di tutta la filosofia naturista, del senso di libertà, e tutto il resto. Non metto in dubbio che sia anche una sensazione piacevole, ma la mia curiosità è più rivolta ai corpi nudi, sia maschili che femminili, che gironzolano sulla spiaggia con indifferenza. Immagino che quel generale senso di strafottenza verso tutto ciò che li circonda, la serenità liberatoria con cui si vive la giornata in spiaggia, la brezza che rinfresca i testicoli in modo diretto e il poco interesse per il giudizio altrui sui propri difetti fisici, non possano che farmi bene e liberarmi dallo stress. Ho deciso: “Ci vado nel primo pomeriggio!”
Imposto Maps che mi segnala 5 minuti di auto più 10 a piedi attraverso la pineta. Nello zainetto telo per stendermi, protezione, cappellino, ciabatte, e un po’ d’acqua fresca. Alle 14:25 parto. Durante il viaggio mi pongo stupide domande del tipo “Dovrò mettere la crema anche sulle palle per non scottarmi? E sulle chiappe?”.
Mi incammino verso la pineta ombreggiata e a tratti ventilata, e già benedico quella mia scelta. Questa è la prima volta che vado in una spiaggia nudista. O meglio, quando avevo 19/20 anni qualche volta, con gli amici, passeggiavo curiosando su una spiaggia nudista del basso Lazio. Non ricordo se fosse una spiaggia naturista ufficiale oppure no, ma era nota a molti e a quei tempi per me è qualcosa di stravagante e anomalo. Non riuscivo a comprendere come si potesse stare nudi senza vergognarsi, ma poco mi importava, all’epoca volevo solo approfittarne per sbirciare tette e fighe alla luce del sole. E come me anche i miei compagni di avventure. Fingendoci seri, ma col cazzo duro dentro al costume, passeggiavamo lungo quei 200/300 metri di battigia e ritorno. Le aspettative però superavano di gran lunga la realtà. Al 90% erano tutti uomini nudi, con i loro membri penzolanti al vento, alcuni notevoli al punto da farti complessare. Molti erano palesemente omosessuali, e questo creava una sorta di irrequietezza in noi giovani sconsiderati. Le poche donne presenti avevano all’incirca l’età di mia nonna, il che non era molto gratificante. Anche se, a onor del vero, non mi è mai dispiaciuto il corpo rugoso di nonnine over 60, se ancora discretamente in forma. Ma erano altri tempi, e nei successivi 30 anni ne è passata di acqua sotto ai ponti. Nel bene e nel male il punto di vista su tante cose si è notevolmente modificato e aggiornato.
A un certo punto della pineta vedo una traversa che conduce alla spiaggia. Un’alta duna percorribile separa il sentiero che costeggia la pineta dalla vista dei corpi nudi. Percorro l’ultimo tratto in cima alla duna per capire la situazione in spiaggia. Nonostante sia ancora maggio il caldo ha spinto numerose persone in spiaggia alla ricerca di relax e frescura. La maggior parte dei bagnanti è di sesso maschile, ma non mancano numerose coppie, apparentemente coniugi pluridecennali a giudicare dall’età media. Io solitario e silenzioso mi guardo intorno alla ricerca di un buon posto, ignorando momentaneamente i corpi nudi che abbondano. Ovviamente nulla a che vedere con l’affollamento delle spiagge tradizionali nei week-end. Qui troverò facilmente posto, ma mi prendo il tempo e il gusto di scegliere e pensarci bene. Avanzo di qualche metro, mi soffermo, analizzo, proseguo. “Questo mi sembra un buon posto” penso. Due coppie ben organizzate con ombrelloni, che sono distanti circa 20 metri tra loro, in posizione avanzata verso la battigia. A pochi metri anche qualche single che prende il sole. Mi piace. Mi piazzo al centro tra le due coppie ma una decina di metri più dietro.
Sono già sudato, quindi senza pensarci troppo mi denudo per buttarmi a mare velocemente. Prendo l’ampio telo in spugna e lo stendo meticolosamente sulla sabbia, attento a togliere anche ramoscelli o conchiglie sotto. La spiaggia è ricca di vecchi tronchi, presumo portati dal mare, che i bagnanti utilizzano con fantasia per creare spazi personalizzati, angoli d’ombra, rifugi intimi… Il viavai di bagnanti nudi sulla spiaggia, in particolare sulla battigia, è frequente e costante. Mi siedo sull’asciugamano e comincio a spalmare la crema nei punti più delicati: sulla fronte, il collo, le spalle…e infine allargo le gambe e delicatamente, con molta cura, spalmo la crema sulle palle. Non è così semplice su una pelle così rugosa. Afferro un testicolo con una mano, tiro le rughe e con l’altra distendo la crema. Poi passo all’altro testicolo. Lentamente. Una volta finito mi accorgo che quei due/tre minuti buffi e goffi potrebbero aver attirato lo sguardo di qualcuno, ma sembra che nessuno abbia l’abitudine di fissare gli altri.
Indosso le ciabatte e mi avvio verso il mare passando tra le due coppiette. Finalmente i piedi nell’acqua. L’acqua è bassa per molti metri e cammino a lungo prima che le mie palle sudate sentano il rigenerante contatto con l’acqua fresca. Infine mi tuffo, qualche bracciata in apnea, poi il solito stimolo quando affronto uno sbalzo di temperatura: devo fare pipì! Resto con l’acqua fino al collo, poi mi libero. Sensazione diversa senza costume. Avvicino la mano per sentire il getto tiepido nell’acqua. La cosa mi diverte e fa sorridere. E ora che sono rilassato, mi dedico all’osservazione della spiaggia dal punto di vista del mare.
Sotto un ombrellone ci sono due anziani, vicini alla settantina. Sembrano frequentatori abituali, prima si sono fermati a parlare con un altro anziano che passava dalla battigia. Sotto l’altro ombrellone una coppia più giovane. Lei avrà all’incirca la mia età, lui qualche anno in più. Accanto a loro un giovanotto sui 35 notevolmente abbronzato per il periodo, resta disteso al sole e non l’ho mai visto sollevare la testa. Accanto all’altro ombrellone c’è invece un vecchietto solitario, e alle sue spalle, più distante, un altro signore con fisico piuttosto atletico nonostante i suoi 55/60 anni. Sulla battigia un passaggio continuo di uomini, donne, giovani, vecchi, coppie, curiosi, e presumo guardoni. Ho sentito dire alle spalle della pineta ci sono bar e locali frequentati da trans, coppie di scambisti, comitive di naturisti provenienti dal campeggio, che la sera hanno musica, fiumi di alcol, e non di rado diventa un puttanaio. Ma distinguere i confini tra verità e leggenda non è semplice per me che sono un novellino della zona. Non escludo però, che i frequentatori notturni più strambi di questi locali poi di giorno siano qui a prendere il sole.
Eppure un tempo sarei stato a disagio in un luogo simile da solo. Un più rigido senso del pudore che mi avrebbe lasciato un’ansia costante e mi avrebbe fatto sentire osservato. Il timore di avere un’erezione in pubblico al passaggio di una donna, altra cosa che mi avrebbe tolto serenità. Ma almeno questo rischio adesso non c’è più. Da un paio d’anni sono impotente, ho gravi problemi erezione. Già prima, in realtà, avevo un’erezione difficoltosa. Ma negli ultimi due anni la situazione è precipitata. Nemmeno con la masturbazione ottengo un’erezione, sebbene abbia l’orgasmo regolarmente. Attualmente non ho un’erezione spontanea, nemmeno accennata, da circa 20 giorni. Quando ho bisogno di liberare i testicoli o scaricare lo stress, afferro il mio amico dormiente con due dita, penso a quella puttana infedele della mia ex Susy, e in meno di un minuto colo quelle quattro ridicole gocce di sborra. Quindi attualmente posso rilassarmi senza rischi, anche se passassero le ballerine di Flamenco nude. L’anno scorso, a Napoli, avevo consultato un urologo che mi aveva prescritto una cura di Dymavig 5 mg per un mese, e poi un altro mese ancora. Ma a metà della cura ho ricevuto una chiamata per lavorare qui, e finita la cura non sono tornato dal medico. Ma soprattutto, finita la cura, la situazione è tornata moscia come in precedenza. E così è rimasta da quando sono qui.
Mi alzo in piedi nell’acqua e decido di tornare a riva. Torno al mio telo e mi stendo al sole con i miei pensieri nella testa cominciati in acqua. Bevo un po’ d’acqua. Con questo sole la pelle si asciuga rapidamente. Prendo il telefono per controllare se ci sono chiamate o messaggi. Ogni tanto qualcuno arriva, qualcuno va, qualche giovane nudo dà un’occhiata in giro. Alcuni si conoscono, si salutano, parlano. Non mi aspettavo tale familiarità e naturalezza tra persone nude, immaginavo una maggiore tendenza al silenzio e alla contemplazione. Ma trovo più piacevole questa discreta comunicazione che il silenzio assoluto.
Ma io sono solo e quindi resto in silenzio, e torno a cazzeggiare con il mio telefono. Scorro la galleria riguardando tutte le foto scattate in questi 9 mesi lontano da casa. Assorto nei pensieri scorro un po’ troppo fino a 14 mesi fa. Mi appaiono le foto di Susy: “Toh, ho ancora le foto della stronza”. E lo era stronza, molto… La domanda di lavoro in Romagna l’avevo fatta per avvicinarmi a lei, visto che avevamo una relazione a distanza. Ci siamo frequentati per quasi un anno, salivo io una o due volte al mese o veniva lei giù. E stavamo insieme 2/3 giorni a ogni incontro. Durante le festività, i ponti e le vacanze estive invece, trascorrevamo almeno una settimana insieme. All’inizio ero molto scettico su questa relazione a distanza, ma lei sembrava sicura e voleva provarci. Non avrei mai dovuto fidarmi e dovevo seguire il mio istinto. Ero già discretamente impotente ma, nei primi mesi, sopperivo con l’aiuto delle pilloline. Purtroppo, dopo qualche mese, nemmeno quelle riuscirono più ad aiutarmi. La delusione di Susy era evidente, ci vedevamo poco e le sue aspettative erano elevate quando poi ci incontravamo. Per eccitarmi le provava tutte con profusione di grande impegno. A volte me lo faceva diventare duro leccandomi l’ano per qualche minuto. Poi cominciammo a fantasticare su altri uomini che la scopavano. E ogni tanto mi tornava sufficientemente duro da fotterla a pecorina. Finché non scoprii che quelle non erano fantasie, ma tradimenti reali che lei mi raccontava con minuzia di dettagli. Bastò semplicemente chiederle “ma sei sicura che siano solo fantasie?” per farle confessare sfacciatamente che erano tradimenti reali. Il problema è che dopo la confessione mi diventò duro per molto tempo. Io ero shockato, confuso e eccitato, ma lei approfittò del momento per allargare le cosce e sedersi sul mio cazzo. E mi diceva ridendo e senza pentimento “ma non vedi che piace anche a te?”. In effetti i segnali sembravano darle ragione, ma io ero realmente ferito e sofferente. Decisi comunque di perdonarle un paio di scappatelle che mi aveva confessato. Mi sentivo in colpa per la mia impotenza e mi sentivo corresponsabile del suo adulterio. Mi pareva quasi di meritarmeli i suoi tradimenti. Ero psicologicamente distrutto. Ma quando stavo con lei e non mi veniva duro allora iniziavo io a chiederle di raccontarmi ancora le sue scappatelle. L’avrà presa come mancanza di gelosia e poco interesse per lei, o le saranno venuti i sensi di colpa o si sarà stancata dei miei problemi di impotenza, ma quel modo di farmi eccitare non le piaceva più. Cominciò invece a dirmi che ero un fallito, un cornuto impotente, un uomo inutile, che dovevo vergognarmi a eccitarmi quando la mia ragazza mi tradiva, e altre umiliazioni. Guardava il mio mollusco con disprezzo, pena, facendomi sentire inferiore. E non esitava a fare paragoni con gli altri uomini se discutevamo. Infine mi confessò l’ultimo tradimento dopo il mio ennesimo fallimento sessuale. Mentre eravamo nudi mi vomitò addosso tutta la sua rabbia, il disprezzo, facendo paragoni impietosi sulle dimensioni, la qualità del sesso, la durata. Mi disse che ero un fallito, senza dignità, un perdente. Allargò le cosce mostrandomi la figa aperta e urlandomi che da due settimane si scopava ogni giorno questo suo nuovo amante di nome Giancarlo, con un cazzone di 20 cm. Che la faceva venire anche tre volte e durava quasi un’ora. Mentre lo diceva ho avuto un orgasmo e ho eiaculato da moscio. Fu il punto esclamativo sulla fine della nostra storia, fu la conferma che ciò che diceva di me era la verità. Lei scoppiò a ridere istericamente vedendomi sborrare. E ripeteva con disprezzo “ma che fallito, che uomo inutile, impotente del cazzo”. Io ero in silenzio per la vergogna e per lo shock. E mentre mi ripulivo mi disse “faresti meglio a succhiare cazzi e dare il culo, la figa non fa per te”. Fu l’ultima volta che la vidi. Per giorni ho ripensato ai dettagli con cui raccontava la scopata con Giancarlo, come lui le leccava le figa, come lei gli succhiava il cazzo e ingoiava la sua sborra. Ci ripensavo e mi segavo venendo in una manciata di secondi. Provai a chiamarla dicendole che, se la sua storia con Giancarlo fosse finita, io ero disposto a perdonarla e tornare con lei. E ogni volta mi rispondeva che stava benissimo con lui e non sapeva che farsene di un coglione come me. Di sicuro è stata con lui per tre mesi dopo che ci siamo lasciati, poi ho smesso di chiamarla. Ho comunque anche provato a reagire alla fine della nostra storia, e a uscire con altre donne. Non mi è mai stato difficile fare conoscenze e conquiste. Ma arrivato all’intimità ho collezionato solamente due figure di merda. La prima volta lei lo prende in mano ma non viene su nemmeno con la gru. Mi chiede che problema io avessi. Prova ad afferrarlo con due dita, ma non reagisce. Lei lo guarda delusa, schifata. Le spiego dei miei problemi ma è come se non immaginasse la situazione così disperata. Dopo 15 minuti di tentativi mi fa “Senti leccami la figa così almeno vengo io”. Io come un cane la lecco e la faccio venire. Lei si riveste, la riaccompagno, poi mi blocca il numero. La seconda volta, con un’altra tipa, stesso problema. Lei con poca sensibilità lo afferra con due dita per la “collottola”, cioè la pelle che lo ricopre, e lo osserva incuriosita. Poi ride e ripete “ma come è possibile?”. E rincara ridendo ancora “ma quindi è sempre così minuscolo?”. Poi afferra palle e cazzo insieme nel palmo di una sola mano. Come un bambino entusiasta davanti al giocattolo esclama “guarda, entra tutto nella mano”, e stringe un po’ tipo pallina antistress. Mi sento umiliato e mortificato. La bacio se non altro per non sentirla ancora parlare. Limoniamo alcuni minuti, poi d’un tratto esplodo, non resisto…le sborro in mano mentre lo tiene stretto! Subito sfila la lingua dalla mia bocca ed esclama “Uuuuhh” guardandosi la mano schifata. Si ripulisce, ride ancora. Ma poi mi spiega che sta cercando un uomo “vero” senza problemi fisici o psicofisici, e che quindi è meglio restare amici ed è meglio che mi faccia vedere da un medico. Insomma, prendo atto che Susy aveva ragione su tutto, e faceva bene a divertirsi con altri uomini alle mie spalle. Lo devo accettare. Decido quindi di prendermi una pausa con le donne. Dopo anni di onorata carriera adesso le donne non sono più alla mia portata.
In compenso ho fatto amicizia con un giovanotto che gradiva volentieri farsi succhiare l’uccello da me. E ho capito che almeno sono bravo a fare pompini. Anche su questo aveva ragione Susy. Ho accettato anche questo. Almeno riuscivo a soddisfare qualcuno. Quel ruolo esclusivamente passivo mi piaceva, non mi era richiesta l’erezione, dovevo solo usare le mani e la bocca. Inoltre era estremamente umiliante sottomettermi a un uomo che mi usava come sborratoio. Nonostante ciò mi ritengo ancora etero, ma le etichette non m’interessano. Quel rapporto di subordinazione sessuale lo vivevo come la giusta punizione per il mio fallimento, la mia inferiorità, la mia inutilità. Costretto a soddisfare un giovanotto rozzo e volgare perché non sono stato capace di soddisfare le donne. Da girone dantesco! Ma non mi lamentavo. Lo sperma tutto sommato aveva un sapore gradevole, umiliazione e sottomissione sono depravazioni che ho già sperimentato e mi hanno eccitato. Eppure…scherzo del destino: quando finalmente iniziavo a divertirmi con questo nuovo amico, devo lasciare la mia città e tornare nella città di quella stronza, dove tutto ha avuto inizio. Non so se ridere o piangere…
E mentre ripercorro il mio ultimo anno nella mente, scorro distrattamente la galleria delle foto. Mi desto dai pensieri, guardo il telefono: la Susy a pecorina con figa e ano in bella mostra! Cazzo, ma perché conservo ancora queste foto qui?! “Fanculo a sta zoccola” bisbiglio, lanciando lo smartphone nello zainetto. Mi alzo e mi dirigo verso la battigia…
Ho i piedi al fresco bagnati dalle onde. Passeggio lungo la battigia per un centinaio di metri e osservo gli altri “passeggiatori” nudi. Una coppia di anziani, lei in forma, capelli neri a caschetto, visino dolce e sguardo vispo, tettine cadenti, ventre piuttosto piatto, cosce con un po’ di cellulite, abbronzatura uniforme fino alla figa. Marito molto alto, con un pancione così prominente che copre interamente anche il pisello. Mi volto, anche il culo della donna risente un po’ della cellulite, ma non è completamente crollato. Più avanti tre uomini sui 35, tatuaggi vari, uno evidente frequentatore di palestra. Chiacchierano di calcio passeggiando. Tutti col pube rasato. Poi un uomo solo, sui 60, basso e villoso. Un pene di tutto rispetto. Mi fermo e torno indietro. Stavolta butto un occhio anche sulla spiaggia tra chi prende il sole. Uomini sulla trentina e tatuati, coppie omosessuali, un gruppetto di 4: due donne e due uomini, tutti sotto i 40 anni. Mi colpisce come tutte le donne, anche le più stagionate, abbiano la figa rasata o al massimo una strisciolina. Gli uomini quasi tutti rasati ai genitali, con qualche eccezione. Ritorno alla mia asciugamano per non lasciare lo zaino a lungo incustodito, non si sa mai. Intanto mi accorgo che una coppia di quelle avanti a me è andata via. E mi accorgo che ci sono più tipi che vagano sulla spiaggia con sguardo malandrino e si soffermano a lungo nei pressi delle zone ad alta densità femminile, nonostante siano accompagnate da partner. Mantengono sempre una distanza tale da non essere considerati invadenti, ma sono inequivocabilmente guardoni.
Sono le 16:15 e qualcuno arriva adesso. E c’è una sorpresa: una ragazza sola , non accompagnata, giunge in spiaggia nella mia direzione. Si sistema dove prima c’era la coppia con l’ombrellone andata via poco fa, ma qualche metro più indietro. E’ giovane, avrà circa 30 anni, in carne, di bell’aspetto. Si posiziona a circa 12 metri da me. Stende il suo telo sulla sabbia. Inizia a spogliarsi. Via la maglietta e vengono giù due grosse tette rimbalzanti, dalle dimensioni e dalla caduta mi sarei aspettato un boato. Non è grassa, ma la pancia è morbida. Il culo abbondante ma piuttosto sodo. Le tette, presumo una quarta abbondante, hanno un bel peso. Si siede, ginocchia piegate con le mani avvolte sulle caviglie. Capelli neri mossi, fino alle spalle. Fissa il mare due minuti, poi si stende. Dopo questo piacevole striptease, riprendo il telefono, mi volto dall’altro lato per prendere il sole anche di spalle, e inizio qualche partita a Ruzzle.
Devo aver giocato per un bel po’, perché quando poso il telefono mi accordo che la ragazza è attorniata da un bel po’ di guardoni come le mosche sugli escrementi. Qualcuno passa e lancia lo sguardo. Ma più inquietante è un vecchietto steso a 6/7 metri davanti a lei che sta letteralmente entrando con lo sguardo nella sua vulva. Alla sinistra della ragazza, a circa 8 metri c’è un ragazzo sui 35 seduto su un tronco che la fissa. A 4 metri dal vecchio c’è un cinquantenne che la mangia con gli occhi. Lei credo si sia addormentata perché ha le gambe notevolmente divaricate, favorendo così la visione del vecchio.
Dopo aver scrollato video sui social per una ventina di minuti torno a guardare la ragazza. Adesso ha la mano destra poggiata sulla pancia e le gambe ancora più spalancate in modo osceno. Poverina, è chiaro che si sia addormentata. Davanti a lei il vecchio è seduto sul telo con le cosce aperte e mostrando una eccezionale erezione per la sua età. Se lo massaggia piano ed è completamente eretto. Beato lui, io una tale erezione me la sogno. La ragazza ritorna a muoversi, forse si sta svegliando. Porta una mano agli occhi e toglie gli occhiali da sole. Chiude le gambe, e deve essersi resa conto di aver assunto una posizione imbarazzante. Solleva lo sguardo e si ritrova davanti il cazzo duro del vecchio. Si gira attorno con lo sguardo, come a cercare conferma, a capire dove si trova. Poi riprende movimenti più lievi e naturali, tira fuori dalla borsa una bottiglia d’acqua e beve. Stavolta tiene le gambe incrociate. Il cinquantenne a questo punto abbandona lo show e va via. Dopo aver bevuto torna a guardarsi attorno. Il suo sguardo si sofferma un attimo su di me. Io lo distolgo per non sembrare un altro guardone, ne ha già troppi di sguardi addosso. Poi si posiziona su un fianco nella mia direzione. Mi fa un lieve cenno: “Scusa”. Con la mano verso il mio petto lascio intendere “dici a me?”. Lei annuisce e aggiunge con una squillante vocina gentile “Posso chiederti una cortesia?”, io mi alzo per avvicinarmi e rispondo “Certo, dimmi”. Arrivo a 3 metri da lei per non invadere il suo spazio personale e mi fermo. “Vorrei fare un bagno, mi daresti un’occhiata alla borsa?”. “Certamente” le rispondo guardandola in viso “vai tranquilla”. Mi ringrazia e va a mare passando proprio accanto al vecchio che intanto si sta afflosciando. Io torno al mio posto, sventolo il telo per ripulirlo dalla sabbia e lo rimetto a terra avanzando di un paio di metri verso la posizione della ragazza. La osservo in acqua totalmente immersa, tranne la testa e le tette che come boe restano a galla. Torno a cazzeggiare col cellulare. Ritorna gocciolante e mentre si stende al sole mi dice “Grazie!”. Io sorrido e faccio un cenno con la testa. Intanto anche l’altro ragazzo seduto sul tronco è andato via. Ma lei si stende di nuovo consentendo al vecchio una visita ginecologica. Non ha più la posizione oscena di prima, ma ha ancora le cosce spalancate. Il vecchio è sudato, di questo passo schiatta prima del tramonto. Ma intanto sto schiattando io…di caldo! Mi faccio un bagno anch’io. Ma a questo punto…”Scusami”, si volta la ragazza “faccio un tuffo anche io, puoi…” e lei risponde anticipandomi “Ma certo, tranquillo. Anzi, puoi avvicinare la tua roba se vuoi”. Non me lo faccio ripetere due volte e avvicino l’asciugamano alla sua, e anche le borse. Poi vado a mare.
Risalgo e la ringrazio. “Di niente” risponde. Poi mi tende la mano “Piacere, Sara”. Le prendo la mano “Piacere mio, Salvatore”. E resto in piedi accanto a lei. Poi mi dice “Vieni spesso qui?”
- “In realtà è la prima volta”
- “Anche per me” dice lei sorridendo. Poi aggiunge “Ma tu non sei di qui, vero?”
- “No, sono di Napoli e sono qui da quasi un anno”
- “Ah ecco. Ho un nonno materno di origini napoletane. Ci devo ritornare giù prima o poi”
- “Quando vorrai venire sai già che hai una pizza offerta da me”
Lei sorride e inizia a fissarmi i genitali creandomi un po’ di imbarazzo.
A questo punto mi siedo sull’asciugamano anche io, avvicinandola ulteriormente alla sua. Poi le dico
- “Quindi è la prima volta per entrambi”
Lei sorride. Poi cambia posizione, si volta sedendosi di fronte a me, e divarica le gambe…Ciò che vedo adesso è magnifico: la sua figa è totalmente pelosa, coperta da un folto cespuglio nero su cui ancora poggia qualche gocciolina d’acqua di mare! Gli occhi cadono inevitabilmente lì, e l’espressione è di piacevole stupore. Tant’è che prova a modificare la posizione, ma anche io mi volto e assumo la sua posizione a gambe aperte. E anche lei mi fissa tra le gambe.
- “Comunque sì, anche per me è la prima volta sebbene io viva qui”
Adesso ha trovato una posizione con un ginocchio sollevato e l’altro disteso. Anche io piego le ginocchia e stendo le gambe sul telo.
- “Come ti sembra?” ribatto
Fa spallucce. “Non saprei” aggiunge. Poi a bassa voce mi bisbiglia “Prima sono andata a mare che mi scappava la pipì” e poi ridacchia con la mano davanti alla bocca. Sorrido con lei. Ogni tanto l’oscillazione delle sue tette mi ipnotizza.
- “Comunque c’è qualche tipo strano, ma in generale si sta tranquilli”
Lei annuisce. Poi mi parla del suo lavoro. Intanto mi accorgo che anche il vecchio è andato via. Chissà, forse mi ha fatto avvicinare per ottenere che lui si allontanasse.
Sara ha due meravigliosi occhi verdi, un nasino delicato da contessa, le lentiggini sul viso, che io adoro, sul nasino e fino agli zigomi. Capelli neri mossi. Non è molto alta, forse non arriva a 1,60 m. Ma in questo contesto specifico, ciò che più colpisce, è la sua meravigliosa figa pelosa. Di tanto in tanto la fisso e poi distolgo lo sguardo, ma ha la forza attrattiva di un buco nero. Noto sulla sua caviglia un fiore. Sembra un giglio…
- “Sara, quello è un giglio?” indicando la caviglia
- “Sì, esatto”
- “Bello, mi piace”
Solleva la caviglia e la poggia sulla mia coscia per mostrarmi da vicino il giglio
- “Adoro questo fiore”
Quel contatto innocente mi emoziona. Il suo piede è a pochi centimetri dal mio pisello. Delicatamente accarezzo la sua caviglia sul tatuaggio. Mi piace la morbidezza della sua pelle, il contatto con lei.
- “Tu sei un fiore ancor più bello” bisbiglio…
Sara arrossisce e abbassa lo sguardo.
Ritira la sua caviglia e prende posizione seduta. Poi si volta, mi guarda in volto, si allarga un enorme sorriso che mostra i denti. Poi mi guarda il pene, si morde un labbro.
La spiaggia comincia a svuotarsi. Gli ultimi guardoni fanno un giro di ricognizione. Ci passa davanti un ragazzo giovane, meno di 30 anni. Sfoggia un pene enorme, una vera proboscide. Penzola moscio ma sarà tre volte il mio. Sara fissa quel cazzo, lui fissa il cespuglio di Sara. Anche io fisso quel batacchio, e mi scappa un’espressione di stupore, ammirazione e invidia, come a dire “mei coglioni”. Lui se ne accorge, sorride, poi fissa la mia nocciolina. Sara anche mi guarda i genitali, poi un ultimo sguardo al tipo, sorridono entrambi.
- “Quanti anni hai?” mi chiede Sara
- “48, e tu Sara?”
- “32”
Restiamo qualche secondo a fissarci negli occhi in silenzio. Penso che Sara sia davvero affascinante e attraente. Mi piace. Ma non voglio che anche lei sia delusa da me col tempo. So già che finirebbe male, con un’altra umiliazione, mortificazione. Non devo cascarci ancora e fallire ancora. La mia autostima crollerebbe ancora.
- “Sara…”
- “Dimmi Salvatore” mi risponde con una voce languida
- “Adesso devo andare. Ho preso troppo sole per oggi”
- “Ma come, vai già via?!” mi dice con tono sorpreso e deluso insieme
- “Sì, mi sento male a stare troppe ore al sole”
- “Capisco…” mi dice con voce sommessa e la delusione sul volto
- “Poi magari ci ritroviamo qui” accenno un sorriso
- “Sì…ok…” poi distoglie lo sguardo e aggiunge “Grazie per la compagnia”
- “Grazie a te…”
Raccolgo la mia roba e mi allontano in silenzio
Arrivo oltre la duna dove la spiaggia non è visibile. Scuoto l’asciugamano. Ripulisco i piedi dalla sabbia e indosso le scarpe. Penso a Sara e continuo a ripetermi che è meglio così. Ho chiuso con le donne, conosco già il finale.
Ma non sono dell’umore per tornare a casa. Sono solamente le 18:20, c’è ancora il sole. Imbocco il sentiero nella pineta in direzione opposta al parcheggio. Continuando ci dovrebbe essere la riserva naturale interdetta ai bagnanti. Mi godrò un po’ di silenzio e riflessione lì.
Cammino per oltre 20 minuti. La pineta è fitta, non si sentono più voci, solo i canti degli uccelli. Cerco alla mia sinistra un varco per il retroduna, vorrei contemplare il mare. Ma la vegetazione qui è fitta. Vado avanti. Scorgo un sentiero stretto, mi ci infilo. Giungo alla zona retrodunale. Risalgo la duna e giungo accanto a un ampio tamerice. Poggio lo zaino a terra e sospiro forte “Aaaah”. Mi siedo su un pezzo di tronco, osservo il mare, ascolto la brezza. A un certo punto sento una voce
- “Giovanotto”
Mi volto di qua e di là, non vedo nessuno.
- “Giovanotto sono qua” si affaccia un signore agitando la mano da dietro il tamerice
- “Salve” rispondo, chiedendomi che ci faccia costui in una zona interdetta. Anche se, d’altra parte ci sono anche io.
- “Non credevo di trovare qualcuno qui” dico mentre aggiro la pianta
- “Nemmeno io” ribatte il signore
Aggirato l’albero vedo un uomo anziano completamente nudo sul suo telo
- “Praticavo naturismo dove credevo non venisse nessuno” continuò
- “Spero di non averla disturbata”
- “Ma no figurati” rispose sorridendo. Poi aggiunse “So bene che qui non si dovrebbe stare”
- “Oggi abbiamo trasgredito entrambi” dissi ridendo
- “Ma alla mia età non temo qualche piccola trasgressione. Se vuoi accomodati qui accanto” disse indicando il terreno vicino al suo telo
Annuisco. Tiro fuori il mio telo e lo stendo accanto al suo.
- “Eri forse alla spiaggia nudisti prima?” mi chiede
- “Sì, vengo da lì” rispondo
- “E allora spogliati anche tu, perché resti vestito!”
Raccolgo l’invito e mi denudo. Poi mi siedo accanto a lui.
- “Ecco bravo” aggiunge “così sei più a tuo agio anche tu. O ti vergognavi di me?” chiede ridendo
- “No no” dico un po’ imbarazzato e distogliendo lo sguardo rivolto verso il mare
- “Io ho 75 anni, ma ancora mi piace passeggiare in spiaggia, guardare il tramonto, e anche starmene nudo in spiaggia…”
Mi volto. E’ steso con i gomiti poggiati sul telo. Ha capelli quasi tutti bianchi abbastanza lunghi. Barba bianca e nera. Orecchino al lobo sinistro. Un corpo magro, esile ma agile a dispetto dell’età. Il torace e l’addome coperto da rughe, il pene e i testicoli glabri.
- “Non li dimostra 75, complimenti”
Sorride e aggiunge “Conta molto lo stile di vita”. Poi con la mano mi accarezza la schiena.
Io non reagisco, non so cosa dire. Si siede e si sposta più vicino a me. Con la mano sinistra inizia a trastullarsi il cazzo delicatamente.
- “Rilassati” mi dice “Sei troppo teso. Stenditi”
E con la mano sul torace mi invita a stendermi. Poi con la mano ricomincia a toccarsi. Io osservo il suo cazzo irrigidirsi velocemente.
- “Ti piace?” mi chiede
Io non rispondo per l’imbarazzo.
Si stende accanto a me. Incrocia le sue gambe tra le mie e strofina il suo cazzo duro sul mio che è sempre moscio.
- “L’ho capito appena ti ho visto che sei un po’…”
- “Un po’?” chiedo io
- “Frocio!” e ride
- “E’ vero?” mi chiede
Quella situazione era così assurda che, non so per quale motivo, non volevo contraddirlo ed ero curioso di sapere fin dove voleva spingersi, consapevole di ciò che avrebbe potuto farmi da lì a poco.
- “ Sì, sono frocio”
Non appena lo dico mi accarezza l’ano delicatamente con due dita.
- “Fai piano” gli dico con un fil di voce sospirato
Lui si bagna le dita con la saliva, poi torna a toccarmi l’ano. Ora le sue dita bagnate scivolano agevolmente sulle mie emorroidi e sul mio ano.
- “Sono un frocio di merda e anche impotente, non mi si drizza” aggiungo ansimando per l’emozione del proibito
Su queste parole mi appoggia il cazzo eretto sulle labbra.
- “Succhialo” mi dice
Apro la bocca e accolgo il suo cazzo sulla mia lingua. Faccio dei risucchi rumorosi.
Me lo sfila da bocca, mi indica la posizione da assumere. Lui seduto, io disteso su un lato con la faccia sulla sua coscia e il cazzo in bocca. Lo sfilo da bocca e gli lecco le palle. Ma lui subito me lo rificca in gola e mi tiene la mano sulla testa.
Poi si sputa due volte sulle dita della mani, e spalma la sua saliva sul mio ano per lubrificarlo. Io allargo le cosce per porgergli meglio il culo. Continua a scrutare tra le emorroidi che ricoprono il mio ano, arriva all’imbocco dell’ano e lo stimola senza penetrarlo. Inizio a gemere col suo cazzo in bocca. Con la mano libera mi accarezzo i capezzoli delicatamente. Continuo a ciucciare, sento la cappella pulsare nella mia bocca.
- “Bravo, continua così” dice ansimando
Poi emette un rumoroso grugnito che indica il culmine del piacere, immediatamente me lo sfila dalla bocca e inizia a schizzare zampilli caldi sul mio viso. Mi tiene la testa con la mano. Il primo schizzo va dalla fronte fino alla punta del naso. Un secondo schizzo mi colpisce parzialmente in un occhio, brucia un po’. Poi cola grossi pezzi sul mio naso, sulle gote. Si pulisce le ultime gocce strofinando il cazzo sulle mie labbra e poi sulla fronte.
Si accascia sul suo telo con un profondo sospiro.
- “Soddisfatto?”
- “Sì grazie, signore” poi aggiungo “Comunque piacere, io mi chiam…”
- “Nooo, zitto non lo voglio sapere” dice. “Preferisco rimanga tutto così senza aggiungere altro”
- “Come preferisce” rispondo
- “Se vuoi puoi andare”
Cioè mi sta congedando?! Adesso ha fretta di liberarsi di me?! In effetti sarebbe ora di andare, non saprei che altro fare o dire qui…
Mi pulisco il viso meglio che posso con i fazzolettini. Mi rivesto. Prendo lo zaino e vado via salutando “Buona serata, ciao”. Lui ancora steso sul telo alza la mano agitandola per salutare.
Sono ancora incredulo per quel che è successo. Un’ora fa avevo la figa pelosa di Sara sotto al naso, la sua gamba sulla mia, ci guardavamo negli occhi romanticamente. E invece mi sono ritrovato a succhiare il cazzo di quel vecchio di merda, le sue mani sul mio ano, l’odore del suo sperma ancora sul viso. Potevo sbattermi la figa di Sara se fossi stato più uomo, potevo leccare il suo ciuffo di peli se fossi stato più audace, potevo avere l’odore dei suoi umori sulla faccia se non me ne fossi andato lasciandola sola.
Guardo lontano lungo il sentiero della pineta, c’è sempre meno luce e non c’è nessuno. Dietro di me non c’è anima viva. Tiro fuori il telo. Lo stendo sul sentiero da un lato meno sassoso e più erboso. Mi spoglio completamente nudo. Mi chino leggermente sulle ginocchia, la mano destra passa sotto i testicoli e con le dita mi stimolo l’ano. Poi mi stendo sul telo, sollevo le gambe verso il mio torace lasciando l’ano ben divaricato. Bagno il dito medio della mano destra nella bocca, lo inzuppo di saliva. E in questa posizione inizio ad accarezzarmi le emorroidi, ancora scivolose della saliva del vecchio. Bagno ancora il dito medio nella bocca. Lo porto all’ano ben spalancato. Lentamente lo ficco dentro gemendo…una falange…due…quasi tutto il dito dentro…gemo e mi passo la lingua sulle labbra. Tengo il dito nel culo per un minuto, mi godo le contrazioni dell’ano che stringono il dito. Emetto lamenti delicati molto femminili. Poi porto l’altra mano sul mio cazzo moscio. Lo afferro con due dita. Lo stringo e lo stimolo un po’ tra due dita. Dopo 20 secondi il mio sperma cola ai lati del pene flaccido. Mi bagno le dita. Tengo ancora il dito ben conficcato nel culo. Mi lecco le dita sporche di sperma. Mi sfilo il dito dal culo gemendo come una cagna e contorcendomi sul sentiero polveroso. Sono ancora nudo col cazzo che sgocciola. Prendo il mio telefono dallo zaino. Vado su WhatsApp, cerco Susy. Scrivo un messaggio:
- Hai ragione, sono solamente un fallito!
Sto per posare il telefono che mi vibra tra le mani. E’ un messaggio:
- Lo so
Ammetto che poco mi importa di tutta la filosofia naturista, del senso di libertà, e tutto il resto. Non metto in dubbio che sia anche una sensazione piacevole, ma la mia curiosità è più rivolta ai corpi nudi, sia maschili che femminili, che gironzolano sulla spiaggia con indifferenza. Immagino che quel generale senso di strafottenza verso tutto ciò che li circonda, la serenità liberatoria con cui si vive la giornata in spiaggia, la brezza che rinfresca i testicoli in modo diretto e il poco interesse per il giudizio altrui sui propri difetti fisici, non possano che farmi bene e liberarmi dallo stress. Ho deciso: “Ci vado nel primo pomeriggio!”
Imposto Maps che mi segnala 5 minuti di auto più 10 a piedi attraverso la pineta. Nello zainetto telo per stendermi, protezione, cappellino, ciabatte, e un po’ d’acqua fresca. Alle 14:25 parto. Durante il viaggio mi pongo stupide domande del tipo “Dovrò mettere la crema anche sulle palle per non scottarmi? E sulle chiappe?”.
Mi incammino verso la pineta ombreggiata e a tratti ventilata, e già benedico quella mia scelta. Questa è la prima volta che vado in una spiaggia nudista. O meglio, quando avevo 19/20 anni qualche volta, con gli amici, passeggiavo curiosando su una spiaggia nudista del basso Lazio. Non ricordo se fosse una spiaggia naturista ufficiale oppure no, ma era nota a molti e a quei tempi per me è qualcosa di stravagante e anomalo. Non riuscivo a comprendere come si potesse stare nudi senza vergognarsi, ma poco mi importava, all’epoca volevo solo approfittarne per sbirciare tette e fighe alla luce del sole. E come me anche i miei compagni di avventure. Fingendoci seri, ma col cazzo duro dentro al costume, passeggiavamo lungo quei 200/300 metri di battigia e ritorno. Le aspettative però superavano di gran lunga la realtà. Al 90% erano tutti uomini nudi, con i loro membri penzolanti al vento, alcuni notevoli al punto da farti complessare. Molti erano palesemente omosessuali, e questo creava una sorta di irrequietezza in noi giovani sconsiderati. Le poche donne presenti avevano all’incirca l’età di mia nonna, il che non era molto gratificante. Anche se, a onor del vero, non mi è mai dispiaciuto il corpo rugoso di nonnine over 60, se ancora discretamente in forma. Ma erano altri tempi, e nei successivi 30 anni ne è passata di acqua sotto ai ponti. Nel bene e nel male il punto di vista su tante cose si è notevolmente modificato e aggiornato.
A un certo punto della pineta vedo una traversa che conduce alla spiaggia. Un’alta duna percorribile separa il sentiero che costeggia la pineta dalla vista dei corpi nudi. Percorro l’ultimo tratto in cima alla duna per capire la situazione in spiaggia. Nonostante sia ancora maggio il caldo ha spinto numerose persone in spiaggia alla ricerca di relax e frescura. La maggior parte dei bagnanti è di sesso maschile, ma non mancano numerose coppie, apparentemente coniugi pluridecennali a giudicare dall’età media. Io solitario e silenzioso mi guardo intorno alla ricerca di un buon posto, ignorando momentaneamente i corpi nudi che abbondano. Ovviamente nulla a che vedere con l’affollamento delle spiagge tradizionali nei week-end. Qui troverò facilmente posto, ma mi prendo il tempo e il gusto di scegliere e pensarci bene. Avanzo di qualche metro, mi soffermo, analizzo, proseguo. “Questo mi sembra un buon posto” penso. Due coppie ben organizzate con ombrelloni, che sono distanti circa 20 metri tra loro, in posizione avanzata verso la battigia. A pochi metri anche qualche single che prende il sole. Mi piace. Mi piazzo al centro tra le due coppie ma una decina di metri più dietro.
Sono già sudato, quindi senza pensarci troppo mi denudo per buttarmi a mare velocemente. Prendo l’ampio telo in spugna e lo stendo meticolosamente sulla sabbia, attento a togliere anche ramoscelli o conchiglie sotto. La spiaggia è ricca di vecchi tronchi, presumo portati dal mare, che i bagnanti utilizzano con fantasia per creare spazi personalizzati, angoli d’ombra, rifugi intimi… Il viavai di bagnanti nudi sulla spiaggia, in particolare sulla battigia, è frequente e costante. Mi siedo sull’asciugamano e comincio a spalmare la crema nei punti più delicati: sulla fronte, il collo, le spalle…e infine allargo le gambe e delicatamente, con molta cura, spalmo la crema sulle palle. Non è così semplice su una pelle così rugosa. Afferro un testicolo con una mano, tiro le rughe e con l’altra distendo la crema. Poi passo all’altro testicolo. Lentamente. Una volta finito mi accorgo che quei due/tre minuti buffi e goffi potrebbero aver attirato lo sguardo di qualcuno, ma sembra che nessuno abbia l’abitudine di fissare gli altri.
Indosso le ciabatte e mi avvio verso il mare passando tra le due coppiette. Finalmente i piedi nell’acqua. L’acqua è bassa per molti metri e cammino a lungo prima che le mie palle sudate sentano il rigenerante contatto con l’acqua fresca. Infine mi tuffo, qualche bracciata in apnea, poi il solito stimolo quando affronto uno sbalzo di temperatura: devo fare pipì! Resto con l’acqua fino al collo, poi mi libero. Sensazione diversa senza costume. Avvicino la mano per sentire il getto tiepido nell’acqua. La cosa mi diverte e fa sorridere. E ora che sono rilassato, mi dedico all’osservazione della spiaggia dal punto di vista del mare.
Sotto un ombrellone ci sono due anziani, vicini alla settantina. Sembrano frequentatori abituali, prima si sono fermati a parlare con un altro anziano che passava dalla battigia. Sotto l’altro ombrellone una coppia più giovane. Lei avrà all’incirca la mia età, lui qualche anno in più. Accanto a loro un giovanotto sui 35 notevolmente abbronzato per il periodo, resta disteso al sole e non l’ho mai visto sollevare la testa. Accanto all’altro ombrellone c’è invece un vecchietto solitario, e alle sue spalle, più distante, un altro signore con fisico piuttosto atletico nonostante i suoi 55/60 anni. Sulla battigia un passaggio continuo di uomini, donne, giovani, vecchi, coppie, curiosi, e presumo guardoni. Ho sentito dire alle spalle della pineta ci sono bar e locali frequentati da trans, coppie di scambisti, comitive di naturisti provenienti dal campeggio, che la sera hanno musica, fiumi di alcol, e non di rado diventa un puttanaio. Ma distinguere i confini tra verità e leggenda non è semplice per me che sono un novellino della zona. Non escludo però, che i frequentatori notturni più strambi di questi locali poi di giorno siano qui a prendere il sole.
Eppure un tempo sarei stato a disagio in un luogo simile da solo. Un più rigido senso del pudore che mi avrebbe lasciato un’ansia costante e mi avrebbe fatto sentire osservato. Il timore di avere un’erezione in pubblico al passaggio di una donna, altra cosa che mi avrebbe tolto serenità. Ma almeno questo rischio adesso non c’è più. Da un paio d’anni sono impotente, ho gravi problemi erezione. Già prima, in realtà, avevo un’erezione difficoltosa. Ma negli ultimi due anni la situazione è precipitata. Nemmeno con la masturbazione ottengo un’erezione, sebbene abbia l’orgasmo regolarmente. Attualmente non ho un’erezione spontanea, nemmeno accennata, da circa 20 giorni. Quando ho bisogno di liberare i testicoli o scaricare lo stress, afferro il mio amico dormiente con due dita, penso a quella puttana infedele della mia ex Susy, e in meno di un minuto colo quelle quattro ridicole gocce di sborra. Quindi attualmente posso rilassarmi senza rischi, anche se passassero le ballerine di Flamenco nude. L’anno scorso, a Napoli, avevo consultato un urologo che mi aveva prescritto una cura di Dymavig 5 mg per un mese, e poi un altro mese ancora. Ma a metà della cura ho ricevuto una chiamata per lavorare qui, e finita la cura non sono tornato dal medico. Ma soprattutto, finita la cura, la situazione è tornata moscia come in precedenza. E così è rimasta da quando sono qui.
Mi alzo in piedi nell’acqua e decido di tornare a riva. Torno al mio telo e mi stendo al sole con i miei pensieri nella testa cominciati in acqua. Bevo un po’ d’acqua. Con questo sole la pelle si asciuga rapidamente. Prendo il telefono per controllare se ci sono chiamate o messaggi. Ogni tanto qualcuno arriva, qualcuno va, qualche giovane nudo dà un’occhiata in giro. Alcuni si conoscono, si salutano, parlano. Non mi aspettavo tale familiarità e naturalezza tra persone nude, immaginavo una maggiore tendenza al silenzio e alla contemplazione. Ma trovo più piacevole questa discreta comunicazione che il silenzio assoluto.
Ma io sono solo e quindi resto in silenzio, e torno a cazzeggiare con il mio telefono. Scorro la galleria riguardando tutte le foto scattate in questi 9 mesi lontano da casa. Assorto nei pensieri scorro un po’ troppo fino a 14 mesi fa. Mi appaiono le foto di Susy: “Toh, ho ancora le foto della stronza”. E lo era stronza, molto… La domanda di lavoro in Romagna l’avevo fatta per avvicinarmi a lei, visto che avevamo una relazione a distanza. Ci siamo frequentati per quasi un anno, salivo io una o due volte al mese o veniva lei giù. E stavamo insieme 2/3 giorni a ogni incontro. Durante le festività, i ponti e le vacanze estive invece, trascorrevamo almeno una settimana insieme. All’inizio ero molto scettico su questa relazione a distanza, ma lei sembrava sicura e voleva provarci. Non avrei mai dovuto fidarmi e dovevo seguire il mio istinto. Ero già discretamente impotente ma, nei primi mesi, sopperivo con l’aiuto delle pilloline. Purtroppo, dopo qualche mese, nemmeno quelle riuscirono più ad aiutarmi. La delusione di Susy era evidente, ci vedevamo poco e le sue aspettative erano elevate quando poi ci incontravamo. Per eccitarmi le provava tutte con profusione di grande impegno. A volte me lo faceva diventare duro leccandomi l’ano per qualche minuto. Poi cominciammo a fantasticare su altri uomini che la scopavano. E ogni tanto mi tornava sufficientemente duro da fotterla a pecorina. Finché non scoprii che quelle non erano fantasie, ma tradimenti reali che lei mi raccontava con minuzia di dettagli. Bastò semplicemente chiederle “ma sei sicura che siano solo fantasie?” per farle confessare sfacciatamente che erano tradimenti reali. Il problema è che dopo la confessione mi diventò duro per molto tempo. Io ero shockato, confuso e eccitato, ma lei approfittò del momento per allargare le cosce e sedersi sul mio cazzo. E mi diceva ridendo e senza pentimento “ma non vedi che piace anche a te?”. In effetti i segnali sembravano darle ragione, ma io ero realmente ferito e sofferente. Decisi comunque di perdonarle un paio di scappatelle che mi aveva confessato. Mi sentivo in colpa per la mia impotenza e mi sentivo corresponsabile del suo adulterio. Mi pareva quasi di meritarmeli i suoi tradimenti. Ero psicologicamente distrutto. Ma quando stavo con lei e non mi veniva duro allora iniziavo io a chiederle di raccontarmi ancora le sue scappatelle. L’avrà presa come mancanza di gelosia e poco interesse per lei, o le saranno venuti i sensi di colpa o si sarà stancata dei miei problemi di impotenza, ma quel modo di farmi eccitare non le piaceva più. Cominciò invece a dirmi che ero un fallito, un cornuto impotente, un uomo inutile, che dovevo vergognarmi a eccitarmi quando la mia ragazza mi tradiva, e altre umiliazioni. Guardava il mio mollusco con disprezzo, pena, facendomi sentire inferiore. E non esitava a fare paragoni con gli altri uomini se discutevamo. Infine mi confessò l’ultimo tradimento dopo il mio ennesimo fallimento sessuale. Mentre eravamo nudi mi vomitò addosso tutta la sua rabbia, il disprezzo, facendo paragoni impietosi sulle dimensioni, la qualità del sesso, la durata. Mi disse che ero un fallito, senza dignità, un perdente. Allargò le cosce mostrandomi la figa aperta e urlandomi che da due settimane si scopava ogni giorno questo suo nuovo amante di nome Giancarlo, con un cazzone di 20 cm. Che la faceva venire anche tre volte e durava quasi un’ora. Mentre lo diceva ho avuto un orgasmo e ho eiaculato da moscio. Fu il punto esclamativo sulla fine della nostra storia, fu la conferma che ciò che diceva di me era la verità. Lei scoppiò a ridere istericamente vedendomi sborrare. E ripeteva con disprezzo “ma che fallito, che uomo inutile, impotente del cazzo”. Io ero in silenzio per la vergogna e per lo shock. E mentre mi ripulivo mi disse “faresti meglio a succhiare cazzi e dare il culo, la figa non fa per te”. Fu l’ultima volta che la vidi. Per giorni ho ripensato ai dettagli con cui raccontava la scopata con Giancarlo, come lui le leccava le figa, come lei gli succhiava il cazzo e ingoiava la sua sborra. Ci ripensavo e mi segavo venendo in una manciata di secondi. Provai a chiamarla dicendole che, se la sua storia con Giancarlo fosse finita, io ero disposto a perdonarla e tornare con lei. E ogni volta mi rispondeva che stava benissimo con lui e non sapeva che farsene di un coglione come me. Di sicuro è stata con lui per tre mesi dopo che ci siamo lasciati, poi ho smesso di chiamarla. Ho comunque anche provato a reagire alla fine della nostra storia, e a uscire con altre donne. Non mi è mai stato difficile fare conoscenze e conquiste. Ma arrivato all’intimità ho collezionato solamente due figure di merda. La prima volta lei lo prende in mano ma non viene su nemmeno con la gru. Mi chiede che problema io avessi. Prova ad afferrarlo con due dita, ma non reagisce. Lei lo guarda delusa, schifata. Le spiego dei miei problemi ma è come se non immaginasse la situazione così disperata. Dopo 15 minuti di tentativi mi fa “Senti leccami la figa così almeno vengo io”. Io come un cane la lecco e la faccio venire. Lei si riveste, la riaccompagno, poi mi blocca il numero. La seconda volta, con un’altra tipa, stesso problema. Lei con poca sensibilità lo afferra con due dita per la “collottola”, cioè la pelle che lo ricopre, e lo osserva incuriosita. Poi ride e ripete “ma come è possibile?”. E rincara ridendo ancora “ma quindi è sempre così minuscolo?”. Poi afferra palle e cazzo insieme nel palmo di una sola mano. Come un bambino entusiasta davanti al giocattolo esclama “guarda, entra tutto nella mano”, e stringe un po’ tipo pallina antistress. Mi sento umiliato e mortificato. La bacio se non altro per non sentirla ancora parlare. Limoniamo alcuni minuti, poi d’un tratto esplodo, non resisto…le sborro in mano mentre lo tiene stretto! Subito sfila la lingua dalla mia bocca ed esclama “Uuuuhh” guardandosi la mano schifata. Si ripulisce, ride ancora. Ma poi mi spiega che sta cercando un uomo “vero” senza problemi fisici o psicofisici, e che quindi è meglio restare amici ed è meglio che mi faccia vedere da un medico. Insomma, prendo atto che Susy aveva ragione su tutto, e faceva bene a divertirsi con altri uomini alle mie spalle. Lo devo accettare. Decido quindi di prendermi una pausa con le donne. Dopo anni di onorata carriera adesso le donne non sono più alla mia portata.
In compenso ho fatto amicizia con un giovanotto che gradiva volentieri farsi succhiare l’uccello da me. E ho capito che almeno sono bravo a fare pompini. Anche su questo aveva ragione Susy. Ho accettato anche questo. Almeno riuscivo a soddisfare qualcuno. Quel ruolo esclusivamente passivo mi piaceva, non mi era richiesta l’erezione, dovevo solo usare le mani e la bocca. Inoltre era estremamente umiliante sottomettermi a un uomo che mi usava come sborratoio. Nonostante ciò mi ritengo ancora etero, ma le etichette non m’interessano. Quel rapporto di subordinazione sessuale lo vivevo come la giusta punizione per il mio fallimento, la mia inferiorità, la mia inutilità. Costretto a soddisfare un giovanotto rozzo e volgare perché non sono stato capace di soddisfare le donne. Da girone dantesco! Ma non mi lamentavo. Lo sperma tutto sommato aveva un sapore gradevole, umiliazione e sottomissione sono depravazioni che ho già sperimentato e mi hanno eccitato. Eppure…scherzo del destino: quando finalmente iniziavo a divertirmi con questo nuovo amico, devo lasciare la mia città e tornare nella città di quella stronza, dove tutto ha avuto inizio. Non so se ridere o piangere…
E mentre ripercorro il mio ultimo anno nella mente, scorro distrattamente la galleria delle foto. Mi desto dai pensieri, guardo il telefono: la Susy a pecorina con figa e ano in bella mostra! Cazzo, ma perché conservo ancora queste foto qui?! “Fanculo a sta zoccola” bisbiglio, lanciando lo smartphone nello zainetto. Mi alzo e mi dirigo verso la battigia…
Ho i piedi al fresco bagnati dalle onde. Passeggio lungo la battigia per un centinaio di metri e osservo gli altri “passeggiatori” nudi. Una coppia di anziani, lei in forma, capelli neri a caschetto, visino dolce e sguardo vispo, tettine cadenti, ventre piuttosto piatto, cosce con un po’ di cellulite, abbronzatura uniforme fino alla figa. Marito molto alto, con un pancione così prominente che copre interamente anche il pisello. Mi volto, anche il culo della donna risente un po’ della cellulite, ma non è completamente crollato. Più avanti tre uomini sui 35, tatuaggi vari, uno evidente frequentatore di palestra. Chiacchierano di calcio passeggiando. Tutti col pube rasato. Poi un uomo solo, sui 60, basso e villoso. Un pene di tutto rispetto. Mi fermo e torno indietro. Stavolta butto un occhio anche sulla spiaggia tra chi prende il sole. Uomini sulla trentina e tatuati, coppie omosessuali, un gruppetto di 4: due donne e due uomini, tutti sotto i 40 anni. Mi colpisce come tutte le donne, anche le più stagionate, abbiano la figa rasata o al massimo una strisciolina. Gli uomini quasi tutti rasati ai genitali, con qualche eccezione. Ritorno alla mia asciugamano per non lasciare lo zaino a lungo incustodito, non si sa mai. Intanto mi accorgo che una coppia di quelle avanti a me è andata via. E mi accorgo che ci sono più tipi che vagano sulla spiaggia con sguardo malandrino e si soffermano a lungo nei pressi delle zone ad alta densità femminile, nonostante siano accompagnate da partner. Mantengono sempre una distanza tale da non essere considerati invadenti, ma sono inequivocabilmente guardoni.
Sono le 16:15 e qualcuno arriva adesso. E c’è una sorpresa: una ragazza sola , non accompagnata, giunge in spiaggia nella mia direzione. Si sistema dove prima c’era la coppia con l’ombrellone andata via poco fa, ma qualche metro più indietro. E’ giovane, avrà circa 30 anni, in carne, di bell’aspetto. Si posiziona a circa 12 metri da me. Stende il suo telo sulla sabbia. Inizia a spogliarsi. Via la maglietta e vengono giù due grosse tette rimbalzanti, dalle dimensioni e dalla caduta mi sarei aspettato un boato. Non è grassa, ma la pancia è morbida. Il culo abbondante ma piuttosto sodo. Le tette, presumo una quarta abbondante, hanno un bel peso. Si siede, ginocchia piegate con le mani avvolte sulle caviglie. Capelli neri mossi, fino alle spalle. Fissa il mare due minuti, poi si stende. Dopo questo piacevole striptease, riprendo il telefono, mi volto dall’altro lato per prendere il sole anche di spalle, e inizio qualche partita a Ruzzle.
Devo aver giocato per un bel po’, perché quando poso il telefono mi accordo che la ragazza è attorniata da un bel po’ di guardoni come le mosche sugli escrementi. Qualcuno passa e lancia lo sguardo. Ma più inquietante è un vecchietto steso a 6/7 metri davanti a lei che sta letteralmente entrando con lo sguardo nella sua vulva. Alla sinistra della ragazza, a circa 8 metri c’è un ragazzo sui 35 seduto su un tronco che la fissa. A 4 metri dal vecchio c’è un cinquantenne che la mangia con gli occhi. Lei credo si sia addormentata perché ha le gambe notevolmente divaricate, favorendo così la visione del vecchio.
Dopo aver scrollato video sui social per una ventina di minuti torno a guardare la ragazza. Adesso ha la mano destra poggiata sulla pancia e le gambe ancora più spalancate in modo osceno. Poverina, è chiaro che si sia addormentata. Davanti a lei il vecchio è seduto sul telo con le cosce aperte e mostrando una eccezionale erezione per la sua età. Se lo massaggia piano ed è completamente eretto. Beato lui, io una tale erezione me la sogno. La ragazza ritorna a muoversi, forse si sta svegliando. Porta una mano agli occhi e toglie gli occhiali da sole. Chiude le gambe, e deve essersi resa conto di aver assunto una posizione imbarazzante. Solleva lo sguardo e si ritrova davanti il cazzo duro del vecchio. Si gira attorno con lo sguardo, come a cercare conferma, a capire dove si trova. Poi riprende movimenti più lievi e naturali, tira fuori dalla borsa una bottiglia d’acqua e beve. Stavolta tiene le gambe incrociate. Il cinquantenne a questo punto abbandona lo show e va via. Dopo aver bevuto torna a guardarsi attorno. Il suo sguardo si sofferma un attimo su di me. Io lo distolgo per non sembrare un altro guardone, ne ha già troppi di sguardi addosso. Poi si posiziona su un fianco nella mia direzione. Mi fa un lieve cenno: “Scusa”. Con la mano verso il mio petto lascio intendere “dici a me?”. Lei annuisce e aggiunge con una squillante vocina gentile “Posso chiederti una cortesia?”, io mi alzo per avvicinarmi e rispondo “Certo, dimmi”. Arrivo a 3 metri da lei per non invadere il suo spazio personale e mi fermo. “Vorrei fare un bagno, mi daresti un’occhiata alla borsa?”. “Certamente” le rispondo guardandola in viso “vai tranquilla”. Mi ringrazia e va a mare passando proprio accanto al vecchio che intanto si sta afflosciando. Io torno al mio posto, sventolo il telo per ripulirlo dalla sabbia e lo rimetto a terra avanzando di un paio di metri verso la posizione della ragazza. La osservo in acqua totalmente immersa, tranne la testa e le tette che come boe restano a galla. Torno a cazzeggiare col cellulare. Ritorna gocciolante e mentre si stende al sole mi dice “Grazie!”. Io sorrido e faccio un cenno con la testa. Intanto anche l’altro ragazzo seduto sul tronco è andato via. Ma lei si stende di nuovo consentendo al vecchio una visita ginecologica. Non ha più la posizione oscena di prima, ma ha ancora le cosce spalancate. Il vecchio è sudato, di questo passo schiatta prima del tramonto. Ma intanto sto schiattando io…di caldo! Mi faccio un bagno anch’io. Ma a questo punto…”Scusami”, si volta la ragazza “faccio un tuffo anche io, puoi…” e lei risponde anticipandomi “Ma certo, tranquillo. Anzi, puoi avvicinare la tua roba se vuoi”. Non me lo faccio ripetere due volte e avvicino l’asciugamano alla sua, e anche le borse. Poi vado a mare.
Risalgo e la ringrazio. “Di niente” risponde. Poi mi tende la mano “Piacere, Sara”. Le prendo la mano “Piacere mio, Salvatore”. E resto in piedi accanto a lei. Poi mi dice “Vieni spesso qui?”
- “In realtà è la prima volta”
- “Anche per me” dice lei sorridendo. Poi aggiunge “Ma tu non sei di qui, vero?”
- “No, sono di Napoli e sono qui da quasi un anno”
- “Ah ecco. Ho un nonno materno di origini napoletane. Ci devo ritornare giù prima o poi”
- “Quando vorrai venire sai già che hai una pizza offerta da me”
Lei sorride e inizia a fissarmi i genitali creandomi un po’ di imbarazzo.
A questo punto mi siedo sull’asciugamano anche io, avvicinandola ulteriormente alla sua. Poi le dico
- “Quindi è la prima volta per entrambi”
Lei sorride. Poi cambia posizione, si volta sedendosi di fronte a me, e divarica le gambe…Ciò che vedo adesso è magnifico: la sua figa è totalmente pelosa, coperta da un folto cespuglio nero su cui ancora poggia qualche gocciolina d’acqua di mare! Gli occhi cadono inevitabilmente lì, e l’espressione è di piacevole stupore. Tant’è che prova a modificare la posizione, ma anche io mi volto e assumo la sua posizione a gambe aperte. E anche lei mi fissa tra le gambe.
- “Comunque sì, anche per me è la prima volta sebbene io viva qui”
Adesso ha trovato una posizione con un ginocchio sollevato e l’altro disteso. Anche io piego le ginocchia e stendo le gambe sul telo.
- “Come ti sembra?” ribatto
Fa spallucce. “Non saprei” aggiunge. Poi a bassa voce mi bisbiglia “Prima sono andata a mare che mi scappava la pipì” e poi ridacchia con la mano davanti alla bocca. Sorrido con lei. Ogni tanto l’oscillazione delle sue tette mi ipnotizza.
- “Comunque c’è qualche tipo strano, ma in generale si sta tranquilli”
Lei annuisce. Poi mi parla del suo lavoro. Intanto mi accorgo che anche il vecchio è andato via. Chissà, forse mi ha fatto avvicinare per ottenere che lui si allontanasse.
Sara ha due meravigliosi occhi verdi, un nasino delicato da contessa, le lentiggini sul viso, che io adoro, sul nasino e fino agli zigomi. Capelli neri mossi. Non è molto alta, forse non arriva a 1,60 m. Ma in questo contesto specifico, ciò che più colpisce, è la sua meravigliosa figa pelosa. Di tanto in tanto la fisso e poi distolgo lo sguardo, ma ha la forza attrattiva di un buco nero. Noto sulla sua caviglia un fiore. Sembra un giglio…
- “Sara, quello è un giglio?” indicando la caviglia
- “Sì, esatto”
- “Bello, mi piace”
Solleva la caviglia e la poggia sulla mia coscia per mostrarmi da vicino il giglio
- “Adoro questo fiore”
Quel contatto innocente mi emoziona. Il suo piede è a pochi centimetri dal mio pisello. Delicatamente accarezzo la sua caviglia sul tatuaggio. Mi piace la morbidezza della sua pelle, il contatto con lei.
- “Tu sei un fiore ancor più bello” bisbiglio…
Sara arrossisce e abbassa lo sguardo.
Ritira la sua caviglia e prende posizione seduta. Poi si volta, mi guarda in volto, si allarga un enorme sorriso che mostra i denti. Poi mi guarda il pene, si morde un labbro.
La spiaggia comincia a svuotarsi. Gli ultimi guardoni fanno un giro di ricognizione. Ci passa davanti un ragazzo giovane, meno di 30 anni. Sfoggia un pene enorme, una vera proboscide. Penzola moscio ma sarà tre volte il mio. Sara fissa quel cazzo, lui fissa il cespuglio di Sara. Anche io fisso quel batacchio, e mi scappa un’espressione di stupore, ammirazione e invidia, come a dire “mei coglioni”. Lui se ne accorge, sorride, poi fissa la mia nocciolina. Sara anche mi guarda i genitali, poi un ultimo sguardo al tipo, sorridono entrambi.
- “Quanti anni hai?” mi chiede Sara
- “48, e tu Sara?”
- “32”
Restiamo qualche secondo a fissarci negli occhi in silenzio. Penso che Sara sia davvero affascinante e attraente. Mi piace. Ma non voglio che anche lei sia delusa da me col tempo. So già che finirebbe male, con un’altra umiliazione, mortificazione. Non devo cascarci ancora e fallire ancora. La mia autostima crollerebbe ancora.
- “Sara…”
- “Dimmi Salvatore” mi risponde con una voce languida
- “Adesso devo andare. Ho preso troppo sole per oggi”
- “Ma come, vai già via?!” mi dice con tono sorpreso e deluso insieme
- “Sì, mi sento male a stare troppe ore al sole”
- “Capisco…” mi dice con voce sommessa e la delusione sul volto
- “Poi magari ci ritroviamo qui” accenno un sorriso
- “Sì…ok…” poi distoglie lo sguardo e aggiunge “Grazie per la compagnia”
- “Grazie a te…”
Raccolgo la mia roba e mi allontano in silenzio
Arrivo oltre la duna dove la spiaggia non è visibile. Scuoto l’asciugamano. Ripulisco i piedi dalla sabbia e indosso le scarpe. Penso a Sara e continuo a ripetermi che è meglio così. Ho chiuso con le donne, conosco già il finale.
Ma non sono dell’umore per tornare a casa. Sono solamente le 18:20, c’è ancora il sole. Imbocco il sentiero nella pineta in direzione opposta al parcheggio. Continuando ci dovrebbe essere la riserva naturale interdetta ai bagnanti. Mi godrò un po’ di silenzio e riflessione lì.
Cammino per oltre 20 minuti. La pineta è fitta, non si sentono più voci, solo i canti degli uccelli. Cerco alla mia sinistra un varco per il retroduna, vorrei contemplare il mare. Ma la vegetazione qui è fitta. Vado avanti. Scorgo un sentiero stretto, mi ci infilo. Giungo alla zona retrodunale. Risalgo la duna e giungo accanto a un ampio tamerice. Poggio lo zaino a terra e sospiro forte “Aaaah”. Mi siedo su un pezzo di tronco, osservo il mare, ascolto la brezza. A un certo punto sento una voce
- “Giovanotto”
Mi volto di qua e di là, non vedo nessuno.
- “Giovanotto sono qua” si affaccia un signore agitando la mano da dietro il tamerice
- “Salve” rispondo, chiedendomi che ci faccia costui in una zona interdetta. Anche se, d’altra parte ci sono anche io.
- “Non credevo di trovare qualcuno qui” dico mentre aggiro la pianta
- “Nemmeno io” ribatte il signore
Aggirato l’albero vedo un uomo anziano completamente nudo sul suo telo
- “Praticavo naturismo dove credevo non venisse nessuno” continuò
- “Spero di non averla disturbata”
- “Ma no figurati” rispose sorridendo. Poi aggiunse “So bene che qui non si dovrebbe stare”
- “Oggi abbiamo trasgredito entrambi” dissi ridendo
- “Ma alla mia età non temo qualche piccola trasgressione. Se vuoi accomodati qui accanto” disse indicando il terreno vicino al suo telo
Annuisco. Tiro fuori il mio telo e lo stendo accanto al suo.
- “Eri forse alla spiaggia nudisti prima?” mi chiede
- “Sì, vengo da lì” rispondo
- “E allora spogliati anche tu, perché resti vestito!”
Raccolgo l’invito e mi denudo. Poi mi siedo accanto a lui.
- “Ecco bravo” aggiunge “così sei più a tuo agio anche tu. O ti vergognavi di me?” chiede ridendo
- “No no” dico un po’ imbarazzato e distogliendo lo sguardo rivolto verso il mare
- “Io ho 75 anni, ma ancora mi piace passeggiare in spiaggia, guardare il tramonto, e anche starmene nudo in spiaggia…”
Mi volto. E’ steso con i gomiti poggiati sul telo. Ha capelli quasi tutti bianchi abbastanza lunghi. Barba bianca e nera. Orecchino al lobo sinistro. Un corpo magro, esile ma agile a dispetto dell’età. Il torace e l’addome coperto da rughe, il pene e i testicoli glabri.
- “Non li dimostra 75, complimenti”
Sorride e aggiunge “Conta molto lo stile di vita”. Poi con la mano mi accarezza la schiena.
Io non reagisco, non so cosa dire. Si siede e si sposta più vicino a me. Con la mano sinistra inizia a trastullarsi il cazzo delicatamente.
- “Rilassati” mi dice “Sei troppo teso. Stenditi”
E con la mano sul torace mi invita a stendermi. Poi con la mano ricomincia a toccarsi. Io osservo il suo cazzo irrigidirsi velocemente.
- “Ti piace?” mi chiede
Io non rispondo per l’imbarazzo.
Si stende accanto a me. Incrocia le sue gambe tra le mie e strofina il suo cazzo duro sul mio che è sempre moscio.
- “L’ho capito appena ti ho visto che sei un po’…”
- “Un po’?” chiedo io
- “Frocio!” e ride
- “E’ vero?” mi chiede
Quella situazione era così assurda che, non so per quale motivo, non volevo contraddirlo ed ero curioso di sapere fin dove voleva spingersi, consapevole di ciò che avrebbe potuto farmi da lì a poco.
- “ Sì, sono frocio”
Non appena lo dico mi accarezza l’ano delicatamente con due dita.
- “Fai piano” gli dico con un fil di voce sospirato
Lui si bagna le dita con la saliva, poi torna a toccarmi l’ano. Ora le sue dita bagnate scivolano agevolmente sulle mie emorroidi e sul mio ano.
- “Sono un frocio di merda e anche impotente, non mi si drizza” aggiungo ansimando per l’emozione del proibito
Su queste parole mi appoggia il cazzo eretto sulle labbra.
- “Succhialo” mi dice
Apro la bocca e accolgo il suo cazzo sulla mia lingua. Faccio dei risucchi rumorosi.
Me lo sfila da bocca, mi indica la posizione da assumere. Lui seduto, io disteso su un lato con la faccia sulla sua coscia e il cazzo in bocca. Lo sfilo da bocca e gli lecco le palle. Ma lui subito me lo rificca in gola e mi tiene la mano sulla testa.
Poi si sputa due volte sulle dita della mani, e spalma la sua saliva sul mio ano per lubrificarlo. Io allargo le cosce per porgergli meglio il culo. Continua a scrutare tra le emorroidi che ricoprono il mio ano, arriva all’imbocco dell’ano e lo stimola senza penetrarlo. Inizio a gemere col suo cazzo in bocca. Con la mano libera mi accarezzo i capezzoli delicatamente. Continuo a ciucciare, sento la cappella pulsare nella mia bocca.
- “Bravo, continua così” dice ansimando
Poi emette un rumoroso grugnito che indica il culmine del piacere, immediatamente me lo sfila dalla bocca e inizia a schizzare zampilli caldi sul mio viso. Mi tiene la testa con la mano. Il primo schizzo va dalla fronte fino alla punta del naso. Un secondo schizzo mi colpisce parzialmente in un occhio, brucia un po’. Poi cola grossi pezzi sul mio naso, sulle gote. Si pulisce le ultime gocce strofinando il cazzo sulle mie labbra e poi sulla fronte.
Si accascia sul suo telo con un profondo sospiro.
- “Soddisfatto?”
- “Sì grazie, signore” poi aggiungo “Comunque piacere, io mi chiam…”
- “Nooo, zitto non lo voglio sapere” dice. “Preferisco rimanga tutto così senza aggiungere altro”
- “Come preferisce” rispondo
- “Se vuoi puoi andare”
Cioè mi sta congedando?! Adesso ha fretta di liberarsi di me?! In effetti sarebbe ora di andare, non saprei che altro fare o dire qui…
Mi pulisco il viso meglio che posso con i fazzolettini. Mi rivesto. Prendo lo zaino e vado via salutando “Buona serata, ciao”. Lui ancora steso sul telo alza la mano agitandola per salutare.
Sono ancora incredulo per quel che è successo. Un’ora fa avevo la figa pelosa di Sara sotto al naso, la sua gamba sulla mia, ci guardavamo negli occhi romanticamente. E invece mi sono ritrovato a succhiare il cazzo di quel vecchio di merda, le sue mani sul mio ano, l’odore del suo sperma ancora sul viso. Potevo sbattermi la figa di Sara se fossi stato più uomo, potevo leccare il suo ciuffo di peli se fossi stato più audace, potevo avere l’odore dei suoi umori sulla faccia se non me ne fossi andato lasciandola sola.
Guardo lontano lungo il sentiero della pineta, c’è sempre meno luce e non c’è nessuno. Dietro di me non c’è anima viva. Tiro fuori il telo. Lo stendo sul sentiero da un lato meno sassoso e più erboso. Mi spoglio completamente nudo. Mi chino leggermente sulle ginocchia, la mano destra passa sotto i testicoli e con le dita mi stimolo l’ano. Poi mi stendo sul telo, sollevo le gambe verso il mio torace lasciando l’ano ben divaricato. Bagno il dito medio della mano destra nella bocca, lo inzuppo di saliva. E in questa posizione inizio ad accarezzarmi le emorroidi, ancora scivolose della saliva del vecchio. Bagno ancora il dito medio nella bocca. Lo porto all’ano ben spalancato. Lentamente lo ficco dentro gemendo…una falange…due…quasi tutto il dito dentro…gemo e mi passo la lingua sulle labbra. Tengo il dito nel culo per un minuto, mi godo le contrazioni dell’ano che stringono il dito. Emetto lamenti delicati molto femminili. Poi porto l’altra mano sul mio cazzo moscio. Lo afferro con due dita. Lo stringo e lo stimolo un po’ tra due dita. Dopo 20 secondi il mio sperma cola ai lati del pene flaccido. Mi bagno le dita. Tengo ancora il dito ben conficcato nel culo. Mi lecco le dita sporche di sperma. Mi sfilo il dito dal culo gemendo come una cagna e contorcendomi sul sentiero polveroso. Sono ancora nudo col cazzo che sgocciola. Prendo il mio telefono dallo zaino. Vado su WhatsApp, cerco Susy. Scrivo un messaggio:
- Hai ragione, sono solamente un fallito!
Sto per posare il telefono che mi vibra tra le mani. E’ un messaggio:
- Lo so
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