Un Viaggio Inaspettato - Capitolo V: Io, Carmen e Silvia in barca (Seconda Parte)

di
genere
trio

Rivestiti, ci rilassammo per qualche minuto sui cuscini, ci coccolammo a vicenda in silenzio scambiandoci carezze e baci umidi. Le ragazze decisero di fare una nuotata. “Vieni anche tu!” mi invitò Carmen. Abbassai la scaletta a poppa e le raggiunsi. Dopo il bagno si cambiarono. La mia compagna indossava un bichini bianco che copriva i suoi bei seni con due triangolini striminziti di stoffa; la nostra amica uno color avorio. Io rimasi in mutande, dato che non avevo previsto la possibilità di un cambio e indossai la camicia evitando di abbottonarla. Mettemmo i costumi ad asciugare sul bordo della barca, poi Carmen tirò fuori dal suo zaino dei contenitori ermetici contenti delle insalate di riso preparate per l’occasione. Mangiammo allegramente e, sazi e soddisfatti, decidemmo di uscire dalla grotta per andare in mare aperto ad abbronzarci un po’.

Quando gettammo l’ancora il sole cocente del primo pomeriggio ci costrinse a proteggerci con la crema solare. Le ragazze se la spalmarono a vicenda maliziosamente. Ero felice di vederle andare d’accordo. Poi la spalmarono a me: Silvia si occupò del dorso mentre Carmen della parte anteriore, accennarono carezze spinte ma non accadde nulla di più.
Aprimmo un po’ il telaio per fare ombra sulle nostre teste e ci sistemammo come prima. Io al centro, Silvia alla mia sinistra e Carmen a destra. Questa volta le loro teste non poggiavano sulle mie braccia che invece cingevano le loro spalle. Carmen si addormentò in fretta.
“Vorrei vivere sempre così” sospirò Silvia posando la mano sulla mia che accarezzava la sua spalla. “Oggi è una delle giornate più belle della mia vita” dissi “Mi hai fatto proprio una bella sorpresa.” “Sono contenta” riprese poco dopo “Questa ragazza è perfetta. Se potesse vorrei tanto venisse a vivere a casa nostra. Che ne pensi? È troppo?” le sue parole iniziarono a farmi sognare: immaginai di tornare a casa dopo il lavoro e trovarle lì, pronte ad accogliermi; di ricevere un loro video, mentre, senza di me in casa, si davano piacere; di andare da Carmen, a notte fonda, quando Silvia dormiva, e soddisfare le mie perversioni con lei che era pronta a tutto. Questi pensieri mi eccitarono e il mio silenzio era supplito da un erezione che parlava da sola. “Noto che nemmeno a te dispiacerebbe” risi di gusto “Facciamola venire a vivere con noi, se vuole. Farebbe del bene a entrambi” Mi afferrò il viso “Se entrasse in casa nostra dovresti continuare a scoparmi come adesso! La butterei fuori se pensassi più a lei che a me! Ci siamo intesi?” La forte stretta della sua mano non mi spaventava. “Piccola, non potrei mai metterti in secondo piano” le baciai la fronte per rassicurarla. “E poi sei troppi eccitata, non sei in grado di prendere decisioni del genere” ridacchiai. Sollevò il busto e, liberato il mio braccio, si distese nuovamente posando la mia mano tra le sue gambe. “Sono eccitata?” Toccai il suo costume. Era fradicio. Sembrava fosse appena uscita dall’acqua. “A me pare proprio di sì” risposi cercando il clitoride con l’anulare e massaggiandolo. “Oh!” gemette col suo caratteristico tono basso. “Sai proprio come toccarmi!” entrambe le sue mani accarezzavano il mio braccio mentre la mia mano lavorava per lei. “Continua così ti prego…” non risposi e continuai a farla godere mentre in silenzio studiavo i suoi respiri per capire come aumentare il suo piacere.
Carmen si spostò sul fianco. Mi voltai a guardarla. Il mio sguardo percorse la linea delle sue curve, era incantevole. Mi accorsi che stava ancora dormendo e aveva trovato una posizione più comoda. Sfilai delicatamente il braccio da sotto di lei e con la mano libera allargai le coppette che coprivano il seno di Silvia per far esporre all’aria le grandi areole dei suoi capezzoli. Nonostante avevamo passato quasi ventiquattro ore completamente nudi, in quella situazione gli indumenti addosso le ragazze non smettevano di destare in me la curiosità di vederle scoperte.
Avvicinai le sue tette e portai la bocca sui capezzoli leccandoli entrambi contemporaneamente. I suoi gemiti si fecero più frequenti. Con la coda dell’occhio notai che stava osservando Silvia, non capii cosa di preciso, ma in pochi secondi venne.
“Sai proprio come farmi godere” disse stiracchiandosi. “Diventerò una ninfomane per colpa tua” si tirò su, pose le mani sull’elastico dei miei boxer e li tirò verso il basso. La aiutai sollevando il sedere. “Ora rilassati caro” disse sfilando le mutande dai miei piedi. Poi rimise i suoi seni nel costume e si inginocchiò tra le mie gambe. Iniziò a succhiarmi il cazzo dolcemente. Passava lentamente la lingua su ogni millimetro della mia cappella, applicando diverse pressioni in base alla zona. Quando giunse al meato spinse con la punta della lingua e poggiando le labbra prese a succhiare quell’unico punto. Espressi quell’intenso piacere interno con un forte gemito rauco.
In quel momento un’onda provocata da una moto d’acqua che sfrecciava poco lontano da noi urtò l’imbarcazione. Silvia si mantenne ai miei fianchi per non cadere, mentre Carmen rotolò accanto a me, finendo con la faccia sul mio fianco. Sentivo il suo respiro sulla pelle, le sue braccia avvolsero il mio busto e posizionò la sua gamba destra sulla mia pancia. Il modo in cui si era aggrappata a me mi riempì il cuore di tenerezza. “È proprio carina” sospirò Silvia che presa dalla dolcezza della scena le stampò un bacio sul viso. Carmen si sveglio sbadigliando. “Ben tornata da noi” la salutò Silvia accarezzandole il viso. “Ciao ragazzi, ho dormito tanto?” chiese con voce dolce e assonnata poi abbassò lo sguardo e vide la mia erezione “Che stavate facendo?” domandò poco dopo guardando Silvia. “Nulla d’importante” risposi indossando nuovamente le mutande che nel frattempo si erano asciugate. “Ho una fame…” disse poco dopo che il suo stomaco si lamentò. Mi ricordai di aver visto una confezione di frutta del frigorifero accanto alle bottiglie di prosecco, l’andai a prendere e la mangiammo di gusto. “Vi va di guidare?” ci chiese. Accettammo la proposta e insegnò prima a Silvia e poi a me. Approfittammo dei giri in barca per scattarci delle foto con una macchinetta fotografica usa e getta che avevamo comprato per il viaggio. Poi quando il sole aveva cominciato ad avviarsi verso l’orizzonte decidemmo di fare un ultimo bagno in onore della bella giornata trascorsa insieme. Tornati sulla barchetta stappammo la terza bottiglia di prosecco. “Che bello! Non ho mai trovato gente come voi… mi sono proprio divertita e forse…” si zittì arrossendo. “Cosa?” chiesi con voce interessata. “Nulla nulla” scosse le mani per evitare il discorso. “Anch’io mi sono divertita” disse Silvia accendendosi una sigaretta “Devo dire che la tua compagnia ci fa proprio bene. A me piaci” il viso di Carmen s’incendiò. “Anche a me piaci” replicai sorridendo. “Dai ragazzi non fate così. Anche se non sembra sono timida” la tenerezza di quelle micro espressioni mi fece battere il cuore. “Silvia ce l’hai ancora con me per questa mattina?” le chiese. “Ma smettila” rise “Perché dovrei? Ho capito che ero gelosa solo perché volevo scoparti anch’io.” “Beh, cosa credi che abbiamo fatto al falò?” sorrise. Silvia non rispose. Il mio pene si drizzò e la mia erezione venne messa in risalto dai boxer bagnati. Volevo sapere di più su cosa fosse successo alla mia compagna la sera precedente, ma non mi sembrava quello il momento giusto per entrare nei meriti. “Quanto mi piace questo ragazzo!” esclamò Carmen “È sempre in tiro, vorrei succhiartelo tutte le volte che si alza.” “Beh, se non la smettete di farmi eccitare non posso mica evitare che accada…” lamentai poggiando le mani sulle gambe delle ragazze. “Direi che è un ottimo orario per un bocchino” dissi accarezzando i glutei di entrambe. La mia proposta venne interrotta da una chiamata sul telefono. Avevo lasciato la suoneria solo per i casi di emergenza. Presi il cellulare dallo zaino e notai che era il direttore della mia azienda. Iniziò a raccontarmi di un disguido con un cliente ma ero abbastanza brillo per non ascoltarlo, finivo spesso per incantarmi sulle ragazze che, ormai nude, stavano indossando i costumi asciutti mentre si palpeggiavano. Notata la mia disattenzione in chiamata, parlottarono tra di loro. D’un tratto Carmen si inginocchiò davanti a me. Con un colpo secco mi tirò giù i boxer e accolse il mio cazzo nella sua bocca. Facevo ancora più fatica a seguire le parole del direttore che mi chiedeva conferma su dati che non riuscivo a ricordare. Silvia, divertita dalla scena, mise una mano sulla testa di Carmen accarezzandole i capelli. I suoni della nostra amica vennero uditi anche dal mio collega che mi chiese se fossi da solo. Gli dissi che ero in un supermercato e lui continuò con tanti tecnicismi che non ero in grado di comprendere in preda all’eccitazione. Silvia prese il mio calice di prosecco dal tavolino e me lo versò sul petto. Raccolse i capelli di Carmen tra le mani e la costrinse a leccare assieme a lei le gocce fredde che mi scorrevano sul corpo. Trattenni i gemiti ma proprio mentre avevo iniziato a dire quello che pensavo della questione al direttore, entrambe si accovacciarono, estrassero le loro lingue e iniziarono a leccare la mia cappella vorticosamente. Farfugliai delle parole confuse, salutai il direttore dicendo che doveva esserci un interferenza. Pregai le ragazze di avvicinarsi il più possibile e venni. Mi ripulirono per bene e poi ingoiarono tutto. Baciai entrambe a turno e le ringraziai. Aiutai Carmen a tirare l’ancora a bordo e tornammo al porto. In auto decidemmo di andare tutti a casa nostra “Carmen se vuoi puoi dormire con noi” propose Silvia. “Beh, dovrei avvisare Adele. Se per Davide non è problema, con piacere” disse con gentilezza. “Se per Davide non è un problema? Non vedi che è perso di te?” “Mh, perso? Tu dici? Magari avete bisogno di un po’ di tempo per stare soli” domando timidamente. “Dolcezza, siamo entrambi persi di te” risposi guardandola dallo specchietto “Ma non sentirti obbligata. Se non ti va ti riportiamo a casa tua.” “Devo ammettere… che anch’io sono un po’ in fissa… quindi se a voi va andiamo un attimo a casa mia a prendere delle cose e poi verrò con voi”.
Entrati nel villaggio passammo per casa di Carmen che riempi lo zaino di ciò che le serviva tornò in macchina. “Fatto!” esclamò entusiasta.
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2026-07-02
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