Un Viaggio Inaspettato - Capitolo II: Il falò
di
Hermes
genere
prime esperienze
Crollammo entrambi in un sonno profondo, ci svegliò il suono del campanello del bungalow. Scesi dal letto e andai ad aprire la porta, era Max “Ciao Da’!” Disse sorridendo, ricambiai il saluto “Vi ricordate del falò in spiaggia? Maira è già lì, verrete anche voi?” ancora confuso dai fumi del sonno farfugliai qualche parola confusa “Amore chi è?” disse Silvia mentre si avvicinava alla porta “Ciao, Max! Sei solo?”
Max si ergeva nudo davanti noi, indossava solo una collana d’oro, diversi bracciali di cuoio sul braccio sinistro, che si confondevano con il colore della sua abbronzatura, e i suoi tatuaggi tribali.
“Ciao Cara, sì. Sono venuto a ricordarvi del falò, Silvia è già lì con i nostri amici.”
“Che bello, ci diamo una sistemata e veniamo anche noi! Vuoi entrare nel frattempo?”
“Sì Max, entra dai, il tempo di darci una lavata e siamo pronti” replicai. Il nostro amico non si fece pregare troppo, entrò in casa e si accomodò sul divanetto in cucina. Da buona padrona di casa la mia compagnia le chiese se avrebbe gradito un caffè che iniziò a preparare mentre io mi dirigevo verso il bagno. Aprì l’acqua della doccia e entrai nel box. Il pensiero del falò fece nascere in me un ripensamento. Cosa sarebbe potuto accadere? Non ero sicuro che le cose stessero andando per il verso giusto. E se al ritorno della vacanza non saremmo stati più come prima? La paura di un cambiamento radicale della nostra relazione mi rubò molto tempo. Poi sospirai e decisi di non pensarci per il momento. Mi asciugai velocemente, è spalmata un po’ di crema idratante sul viso ero pronto. Avevo lasciato la mia ragazza nuda da sola con un ragazzo altrettanto nudo conosciuto poco fa. Il pensiero mi eccitò ma allo stesso tempo provocò me un senso di gelosia simile a quello provato quando erano lontani in acqua. “Oh, finalmente amore” esclamò Silvia quando aprii la porta. Max era ancora seduto sul divano e teneva la tazzina del caffè in mano, mentre Silvia seduta sul tavolo a gambe incrociate guardava verso di me. “Scusami, l’acqua era piacevole e ci ho messo un po’ di più”
“Sei sempre il solito, ora vado io dai!”
Entrò in bagno, versai in una tazzina del caffè rimasto nella moka e mi accomodai accanto al nostro amico “Tu e Silvia mi ricordate un sacco me e Maira qualche tempo fa” disse mentre bevevo. Mi voltai verso di lui che continuava il suo discorso “Lei è proprio una brava ragazza, si vede che vi amate molto e che siete affiatati” poi rivolse il suo corpo nella mia direzione e posò una mano sulla mia coscia “Qui si imparano tante cose su sé stessi, è un luogo magico” disse con tono sapiente mentre i suoi occhi cercavano qualcosa dentro i miei. La confusione che provocò in me portò il mio cuore ad accelerare i battuti “E tu cosa hai imparato?” chiesi con la voce di chi è in silenzio da troppo tempo.
Adagiò la testa sullo schienale del divano continuando a mantenere il contatto visivo, mentre portò l’altra mano sul mio petto. “Ho imparato che…” mi afferrò un pettorale e pizzicò leggermente il capezzolo “Privarsi del piacere è triste” e mentre pronunciava l’ultima parola che vi ho riportato, quella mano che prima sembrava consolarmi fraternamente salì e avvolse il mio pene che in un attimo, a mio sorpresa, si eresse. Un verso basso si liberò dalla mia gabbia toracica attraverso la bocca mentre con lo sguardo osservavo cazzo di Max che si stava gonfiando. Non ero mai stato toccato da un uomo in quel modo e il fatto che non mi dispiacesse mi provocava stupore e eccitazione. Ero bisessuale? Lo ero sempre stato? Non ebbi tempo di rispondere alle mie domande. La porta del bagno si aprì in un istante e venimmo scoperti. Silvia rimase immobile per qualche secondo sull’uscio della porta del bagno, mentre Max, accortosi della sua presenza aveva interrotto il movimento della mano che tratteneva ancora il mio pene dritto. Non sapevo cosa dire, continuavo a cercare una battuta divertente o qualcosa per stemperare la tensione, ma i miei pensieri erano otturati dalla sensazione provocata dalla mano di Max che premeva sul mio petto. Fu proprio la mia compagna a rompere il silenzio “Guarda là!” sorrise “Questi due si divertono senza la padrona di casa” incredulo non spiccicai una parola mentre lei si avvicinò a noi e incrociate le braccia si stanziò statuaria a fissarci “Beh, continuate dai!” Max le sorrise e senza dire una parola riprese a segarmi rimettendo in sesto l’erezione che la tensione mi stava facendo perdere. “Amore, ho sempre pensato fossi omofobo…” esclamò con un falso tono di sorpresa “…e ora ti fai scopare da un uomo mentre la tua ragazza è impegnata? È un colpo basso per me” contrasse le labbra gonfiandole mentre scuoteva la testa in segno di disapprovazione. “Amore io…” non mi lasciò finire come al solito “Max, un ospite deve chiedere il permesso alla padrona di casa prima di usare ciò che è all’interno” disse con tono bacchettante “Sono molto delusa dal vostro comportamento ragazzi!” Il rimprovero sentenzioso non spaventò il nostro amico che avvicinata la sua testa al mio petto mordicchiava e leccava il mio capezzolo. Il piacere che le sue tecniche provocavano in me costrinse il mio corpo a contorcersi involontariamente e nel mentre il volto della mia compagna era agghindato da espressioni di piacere. “Adesso basta segarlo! Voglio che gli succhi il cazzo” disse Silvia con tono fermo. Max scivolò giù dal divano, si inginocchiò davanti a me e obbedì all’ordine senza repliche. “Non così!” Si inginocchiò anche lei accanto a lui e iniziò a succhiarmelo con foga guardandolo negli occhi. Dov’era finita la dolce e timida Silvia che era venuta con me in vacanza? Dov’era quella ragazza che poco fa era dubbiosa su quello che sarebbe potuto succedere? I suoi modi di fare mi facevano impazzire. Il suo spirito primitivo si stava liberando e stava prendendo il sopravvento sulla sua personalità.
Sputò il mio cazzo, afferrò le palle di Max con una mano “Adesso fai come avevo fatto io” il ragazzo obbedì senza proferire parola “Bravo, impari in fretta e obbedisci senza repliche. Lo terrò presente!” spostò la sua mano dalle palle al cazzo e cominciò a segarlo con un ritmo intenso. “Ti piace eh? Sei la nostra troia adesso” mentre godevo guardavo con incredulità la scena. Silvia era una vera stronza: era passata da essere una ragazza innocente e ingenua a un’esperta di perversioni. Avvicinò la sua bocca a quella di Max e a turno mi succhiarono il cazzo, a volte anche contemporaneamente intrecciando le loro lingue assetate. Il nostro amico era in estasi e venne prima di me sulle mani della mia compagna “Che bravo che sei! Ti deve essere proprio piaciuto” Max si sedette ansimante sul divano accanto a me. Poi lei distribuì lo sperma che aveva nella mano sul mio cazzo e riprese a succhiare. “Vienimi in bocca Signore!” Venni immediatamente. Non mi aveva mai permesso di venirle in bocca e questa volta aveva bevuto lo sperma di due uomini.
“Bene, adesso ripuliamoci velocemente e andiamo” disse lei. “Wow, mi sono proprio divertito” esclamò Max sospirando. Diedi uno schiaffo sul culo di Silvia “Non voglio sapere dove hai imparato, ma è da rifare!”.
Giunti in spiaggia, il tramonto era già finito e la debole aurora illumina fiocamente la spiaggia. “Guardate quante stelle!” esclamò Silvia guardando il cielo e roteando su sé stessa. Quando arrivammo al falò Maira venne a salutarci “Che bello rivedervi qui! Vi stavamo aspettando per fare il bagno”. Posammo gli zaini sulla sabbia e ci dirigemmo tutti in mare. Eravamo in sette: io, Silvia, Max, Maira, due ragazze (Carmen e Adele) e un ragazzo di nome Piero.
Piero era alto sul metro e ottanta, atletico, carnagione scura, capelli afro neri e ben dotato. La sua stretta di mano salda e i suoi modi espansivi lo rendevano l’anima della festa. Quando Silvia gli strinse la mano, lui la tirò a se e gliela baciò. “Hai un fisico da paura” le disse scrutandola attentamente. Quelle parole mi piacquero, la mia ragazza faceva una bellissima figura in quel gruppetto.
Carmen era leggermente più bassa di Silvia, capelli biondi e lisci, occhi azzurri che riflettevano con intensità la luce emessa dal fuoco del falò. Il suo seno era piccolo ma in compenso aveva un culo che sembrava scolpito da un artista.
Adele, invece, era la meno carina delle ragazze lì presenti, a mio parere. Aveva un viso delicato, agghindato da capelli lunghissimi e ricci. Era leggermente in sovrappeso, ciò però non era troppo sgradevole in quanto era bilanciato dal suo seno prosperoso e dal suo culo enorme e flaccido.
A differenza di Maira che qualche ora prima si era presentata a noi con fare amichevole, le due ragazze sembravano più acide, si sentirono subito in competizione con Silvia, dopo il complimento ricevuto da Piero e iniziarono a fare le gatte morte con me e Max per ricevere qualche attenzione in più.
Entrammo in acqua mentre una luna rossa e piena sorgeva dall’orizzonte, ci incantammo a guardarla per qualche minuto. In mare parlammo delle nostre provenienze e dei nostri lavori, l’atmosfera era rilassata. Carmen e Adele, superati i primi attriti provenienti dalla competizione, legarono molto con Silvia. Usciti dall’acqua ci asciugammo rapidamente con i teli e ci sedemmo in cerchio attorno al fuoco. Maira prese delle birre dalla borsa frigo e le distribuì a tutti noi. Brindammo alla libertà, Piero terminò il brindisi con un ululato che riecheggiò per l’intera la spiaggia e che fece ridere tutti di gusto. “Raga, sapete che, anche se non si direbbe, Davide e Silvia sono arrivati oggi pomeriggio? È la prima volta che frequentano un villaggio libertino” disse Maira. “Allora non conoscete il rituale del fuoco” esclamò Adele “Il rituale di che?” chiesi con aria curiosa.
“Non esiste nessun rituale” cominciò Piero “È semplicemente una gioco che si fa credendo di celebrare le antiche tribù che vivevano in libertà. Tutte storielle inventate per dare un senso ad un divertimento perverso” la sua spiegazione mi confuse maggiormente.
“Devi sempre rompere le palle col tuo cinismo da miscredente” lo rimproverò Carmen, mentre notavo che Silvia accanto a me, chiudeva le gambe con fare nervoso “non ascoltatelo, è un usanza qui. Quando si arriva per la prima volta e si conosce un gruppo di amici, questi vi aiutano ad ambientarvi attraverso questo rito di passaggio.” “È in cosa consiste?” chiese la mia compagna con voce tremante.
Allora Adele con fare saccente iniziò il suo spiegone: “Praticamente è un rito che si svolge con almeno quattro persone. Quando si accoglie qualcuno, per liberare i suoi sensi, si organizza un falò in spiaggia e dopo averci fatto amicizia e creato un legame di fiducia, lo si lega e lo si introduce in questo mondo. Il rituale si propone di emulare ciò che gli indigeni facevano con gli stranieri che approdavano nelle loro terre. Ma mentre loro li uccidevano per liberarli, qui non c’è nessun tipo di violenza. Solo un piacere unico che non riproverete mai più in vita vostra” concluse con tono accattivante e poi riprese “Ricordo ancora il mio, la benda non mi permise di vedere nulla, ma quello che provai fu unico”.
“Più o meno è così” disse Max che fino ad ora era rimasto in silenzio “Anche se hai dimenticato di dire loro che ciò che può accedere non prevede che ci siano solo rapporti etero” Il viso di Silvia divampò. “Volete provarlo?” Ci chiese Piero. Il mio cuore cominciò a battere all’impazzata per via dell’adrenalina. Cosa sarebbe potuto accadere? La cosa mi incuriosiva parecchio ma volevo sapere cosa ne pensava la mia compagna. Notai la sua agitazione e le presi la mano “Magari facciamo una passeggiata e ne parliamo” sorrisi “Potete darci cinque minuti?” “Nessun problema” disse Maira con fare comprensivo “Prendetevi il vostro tempo, non accadrà nulla in caso di risposta negativa”. Lasciammo il falò e ci allontanammo di una ventina di metri verso riva in silenzio.
“Come stai?” le chiesi con fare delicato.
“Non lo so, tu?” mi rispose tremante.
“Io sono curioso, non posso negarti che la cosa mi eccita ma allo stesso tempo il non conoscere bene quelle persone non mi fa stare tranquillo.”
“Dato che sei stato sincero, lo sarò anch’io” fece una pausa di qualche secondo e poi mi prese la mano “Io ti amo Davide, ti prego di non pensarla diversamente. Oggi mi sono proprio divertita, ho fatto e visto cose che non pensavo nemmeno fossero possibili. Io sapevo del rituale, me ne ha parlato Max in acqua mentre voi stavate giovando e… mi sono masturbata con lui mentre lo raccontava…” quelle parole accelerarono ulteriormente il mio battito cardiaco, ecco perché prima, nel bungalow, si rivolgeva a lui con tale confidenza! “Mi dispiace, non ce la facevo più” si buttò tra le mie braccia “Ti prego perdonami!” la strinsi forte a me “Ehi, non è un problema, fa niente. Ti è piaciuto?” “Sì,…” rispose “Bene sono contento” Le baciai la fronte e non appena di calmò continuò il discorso “Ti ho promesso che avrei fatto ciò che ti sarebbe piaciuto, ma per questa volta sarò io a chiedere qualcosa a te…” le sue parole, emesse con tono dolce e di supplica, cercavano coraggio. Racchiusi la sua mano destra tra le mie in segno di protezione, la guardai negli occhi “Dimmi pire, non temere” i suoi occhi si inumidirono e presero a brillare “Io… io vorrei che facessimo il rito insieme”. Mentre mi fissava per cercare di prevedere la mia risposta venni assalito dalla forza ancestrale, era amore? Eccitazione? Quell’istinto dolce e violento mi guidò nella decisione “E sia! Facciamo questa esperienza insieme e amiamoci più di prima” mi abbracciò come non aveva mai fatto, riempiendomi di baci e ringraziandomi “Tu sei speciale! Non potevo desiderare uomo migliore al mio fianco” risposi ai suoi baci con i miei “Tu lo sei! Sei coraggiosa! Sei forte. Voglio passare il resto della mia vita con te!” Ci scambiammo altri baci affettuosi e una volta sazi le presi la mano “Direi di raggiungere di nuovo gli altri e provare questo rituale” sorrise “Davide, mi fai impazzire” Mi diede un lungo bacio e tornammo al falò.
Max si ergeva nudo davanti noi, indossava solo una collana d’oro, diversi bracciali di cuoio sul braccio sinistro, che si confondevano con il colore della sua abbronzatura, e i suoi tatuaggi tribali.
“Ciao Cara, sì. Sono venuto a ricordarvi del falò, Silvia è già lì con i nostri amici.”
“Che bello, ci diamo una sistemata e veniamo anche noi! Vuoi entrare nel frattempo?”
“Sì Max, entra dai, il tempo di darci una lavata e siamo pronti” replicai. Il nostro amico non si fece pregare troppo, entrò in casa e si accomodò sul divanetto in cucina. Da buona padrona di casa la mia compagnia le chiese se avrebbe gradito un caffè che iniziò a preparare mentre io mi dirigevo verso il bagno. Aprì l’acqua della doccia e entrai nel box. Il pensiero del falò fece nascere in me un ripensamento. Cosa sarebbe potuto accadere? Non ero sicuro che le cose stessero andando per il verso giusto. E se al ritorno della vacanza non saremmo stati più come prima? La paura di un cambiamento radicale della nostra relazione mi rubò molto tempo. Poi sospirai e decisi di non pensarci per il momento. Mi asciugai velocemente, è spalmata un po’ di crema idratante sul viso ero pronto. Avevo lasciato la mia ragazza nuda da sola con un ragazzo altrettanto nudo conosciuto poco fa. Il pensiero mi eccitò ma allo stesso tempo provocò me un senso di gelosia simile a quello provato quando erano lontani in acqua. “Oh, finalmente amore” esclamò Silvia quando aprii la porta. Max era ancora seduto sul divano e teneva la tazzina del caffè in mano, mentre Silvia seduta sul tavolo a gambe incrociate guardava verso di me. “Scusami, l’acqua era piacevole e ci ho messo un po’ di più”
“Sei sempre il solito, ora vado io dai!”
Entrò in bagno, versai in una tazzina del caffè rimasto nella moka e mi accomodai accanto al nostro amico “Tu e Silvia mi ricordate un sacco me e Maira qualche tempo fa” disse mentre bevevo. Mi voltai verso di lui che continuava il suo discorso “Lei è proprio una brava ragazza, si vede che vi amate molto e che siete affiatati” poi rivolse il suo corpo nella mia direzione e posò una mano sulla mia coscia “Qui si imparano tante cose su sé stessi, è un luogo magico” disse con tono sapiente mentre i suoi occhi cercavano qualcosa dentro i miei. La confusione che provocò in me portò il mio cuore ad accelerare i battuti “E tu cosa hai imparato?” chiesi con la voce di chi è in silenzio da troppo tempo.
Adagiò la testa sullo schienale del divano continuando a mantenere il contatto visivo, mentre portò l’altra mano sul mio petto. “Ho imparato che…” mi afferrò un pettorale e pizzicò leggermente il capezzolo “Privarsi del piacere è triste” e mentre pronunciava l’ultima parola che vi ho riportato, quella mano che prima sembrava consolarmi fraternamente salì e avvolse il mio pene che in un attimo, a mio sorpresa, si eresse. Un verso basso si liberò dalla mia gabbia toracica attraverso la bocca mentre con lo sguardo osservavo cazzo di Max che si stava gonfiando. Non ero mai stato toccato da un uomo in quel modo e il fatto che non mi dispiacesse mi provocava stupore e eccitazione. Ero bisessuale? Lo ero sempre stato? Non ebbi tempo di rispondere alle mie domande. La porta del bagno si aprì in un istante e venimmo scoperti. Silvia rimase immobile per qualche secondo sull’uscio della porta del bagno, mentre Max, accortosi della sua presenza aveva interrotto il movimento della mano che tratteneva ancora il mio pene dritto. Non sapevo cosa dire, continuavo a cercare una battuta divertente o qualcosa per stemperare la tensione, ma i miei pensieri erano otturati dalla sensazione provocata dalla mano di Max che premeva sul mio petto. Fu proprio la mia compagna a rompere il silenzio “Guarda là!” sorrise “Questi due si divertono senza la padrona di casa” incredulo non spiccicai una parola mentre lei si avvicinò a noi e incrociate le braccia si stanziò statuaria a fissarci “Beh, continuate dai!” Max le sorrise e senza dire una parola riprese a segarmi rimettendo in sesto l’erezione che la tensione mi stava facendo perdere. “Amore, ho sempre pensato fossi omofobo…” esclamò con un falso tono di sorpresa “…e ora ti fai scopare da un uomo mentre la tua ragazza è impegnata? È un colpo basso per me” contrasse le labbra gonfiandole mentre scuoteva la testa in segno di disapprovazione. “Amore io…” non mi lasciò finire come al solito “Max, un ospite deve chiedere il permesso alla padrona di casa prima di usare ciò che è all’interno” disse con tono bacchettante “Sono molto delusa dal vostro comportamento ragazzi!” Il rimprovero sentenzioso non spaventò il nostro amico che avvicinata la sua testa al mio petto mordicchiava e leccava il mio capezzolo. Il piacere che le sue tecniche provocavano in me costrinse il mio corpo a contorcersi involontariamente e nel mentre il volto della mia compagna era agghindato da espressioni di piacere. “Adesso basta segarlo! Voglio che gli succhi il cazzo” disse Silvia con tono fermo. Max scivolò giù dal divano, si inginocchiò davanti a me e obbedì all’ordine senza repliche. “Non così!” Si inginocchiò anche lei accanto a lui e iniziò a succhiarmelo con foga guardandolo negli occhi. Dov’era finita la dolce e timida Silvia che era venuta con me in vacanza? Dov’era quella ragazza che poco fa era dubbiosa su quello che sarebbe potuto succedere? I suoi modi di fare mi facevano impazzire. Il suo spirito primitivo si stava liberando e stava prendendo il sopravvento sulla sua personalità.
Sputò il mio cazzo, afferrò le palle di Max con una mano “Adesso fai come avevo fatto io” il ragazzo obbedì senza proferire parola “Bravo, impari in fretta e obbedisci senza repliche. Lo terrò presente!” spostò la sua mano dalle palle al cazzo e cominciò a segarlo con un ritmo intenso. “Ti piace eh? Sei la nostra troia adesso” mentre godevo guardavo con incredulità la scena. Silvia era una vera stronza: era passata da essere una ragazza innocente e ingenua a un’esperta di perversioni. Avvicinò la sua bocca a quella di Max e a turno mi succhiarono il cazzo, a volte anche contemporaneamente intrecciando le loro lingue assetate. Il nostro amico era in estasi e venne prima di me sulle mani della mia compagna “Che bravo che sei! Ti deve essere proprio piaciuto” Max si sedette ansimante sul divano accanto a me. Poi lei distribuì lo sperma che aveva nella mano sul mio cazzo e riprese a succhiare. “Vienimi in bocca Signore!” Venni immediatamente. Non mi aveva mai permesso di venirle in bocca e questa volta aveva bevuto lo sperma di due uomini.
“Bene, adesso ripuliamoci velocemente e andiamo” disse lei. “Wow, mi sono proprio divertito” esclamò Max sospirando. Diedi uno schiaffo sul culo di Silvia “Non voglio sapere dove hai imparato, ma è da rifare!”.
Giunti in spiaggia, il tramonto era già finito e la debole aurora illumina fiocamente la spiaggia. “Guardate quante stelle!” esclamò Silvia guardando il cielo e roteando su sé stessa. Quando arrivammo al falò Maira venne a salutarci “Che bello rivedervi qui! Vi stavamo aspettando per fare il bagno”. Posammo gli zaini sulla sabbia e ci dirigemmo tutti in mare. Eravamo in sette: io, Silvia, Max, Maira, due ragazze (Carmen e Adele) e un ragazzo di nome Piero.
Piero era alto sul metro e ottanta, atletico, carnagione scura, capelli afro neri e ben dotato. La sua stretta di mano salda e i suoi modi espansivi lo rendevano l’anima della festa. Quando Silvia gli strinse la mano, lui la tirò a se e gliela baciò. “Hai un fisico da paura” le disse scrutandola attentamente. Quelle parole mi piacquero, la mia ragazza faceva una bellissima figura in quel gruppetto.
Carmen era leggermente più bassa di Silvia, capelli biondi e lisci, occhi azzurri che riflettevano con intensità la luce emessa dal fuoco del falò. Il suo seno era piccolo ma in compenso aveva un culo che sembrava scolpito da un artista.
Adele, invece, era la meno carina delle ragazze lì presenti, a mio parere. Aveva un viso delicato, agghindato da capelli lunghissimi e ricci. Era leggermente in sovrappeso, ciò però non era troppo sgradevole in quanto era bilanciato dal suo seno prosperoso e dal suo culo enorme e flaccido.
A differenza di Maira che qualche ora prima si era presentata a noi con fare amichevole, le due ragazze sembravano più acide, si sentirono subito in competizione con Silvia, dopo il complimento ricevuto da Piero e iniziarono a fare le gatte morte con me e Max per ricevere qualche attenzione in più.
Entrammo in acqua mentre una luna rossa e piena sorgeva dall’orizzonte, ci incantammo a guardarla per qualche minuto. In mare parlammo delle nostre provenienze e dei nostri lavori, l’atmosfera era rilassata. Carmen e Adele, superati i primi attriti provenienti dalla competizione, legarono molto con Silvia. Usciti dall’acqua ci asciugammo rapidamente con i teli e ci sedemmo in cerchio attorno al fuoco. Maira prese delle birre dalla borsa frigo e le distribuì a tutti noi. Brindammo alla libertà, Piero terminò il brindisi con un ululato che riecheggiò per l’intera la spiaggia e che fece ridere tutti di gusto. “Raga, sapete che, anche se non si direbbe, Davide e Silvia sono arrivati oggi pomeriggio? È la prima volta che frequentano un villaggio libertino” disse Maira. “Allora non conoscete il rituale del fuoco” esclamò Adele “Il rituale di che?” chiesi con aria curiosa.
“Non esiste nessun rituale” cominciò Piero “È semplicemente una gioco che si fa credendo di celebrare le antiche tribù che vivevano in libertà. Tutte storielle inventate per dare un senso ad un divertimento perverso” la sua spiegazione mi confuse maggiormente.
“Devi sempre rompere le palle col tuo cinismo da miscredente” lo rimproverò Carmen, mentre notavo che Silvia accanto a me, chiudeva le gambe con fare nervoso “non ascoltatelo, è un usanza qui. Quando si arriva per la prima volta e si conosce un gruppo di amici, questi vi aiutano ad ambientarvi attraverso questo rito di passaggio.” “È in cosa consiste?” chiese la mia compagna con voce tremante.
Allora Adele con fare saccente iniziò il suo spiegone: “Praticamente è un rito che si svolge con almeno quattro persone. Quando si accoglie qualcuno, per liberare i suoi sensi, si organizza un falò in spiaggia e dopo averci fatto amicizia e creato un legame di fiducia, lo si lega e lo si introduce in questo mondo. Il rituale si propone di emulare ciò che gli indigeni facevano con gli stranieri che approdavano nelle loro terre. Ma mentre loro li uccidevano per liberarli, qui non c’è nessun tipo di violenza. Solo un piacere unico che non riproverete mai più in vita vostra” concluse con tono accattivante e poi riprese “Ricordo ancora il mio, la benda non mi permise di vedere nulla, ma quello che provai fu unico”.
“Più o meno è così” disse Max che fino ad ora era rimasto in silenzio “Anche se hai dimenticato di dire loro che ciò che può accedere non prevede che ci siano solo rapporti etero” Il viso di Silvia divampò. “Volete provarlo?” Ci chiese Piero. Il mio cuore cominciò a battere all’impazzata per via dell’adrenalina. Cosa sarebbe potuto accadere? La cosa mi incuriosiva parecchio ma volevo sapere cosa ne pensava la mia compagna. Notai la sua agitazione e le presi la mano “Magari facciamo una passeggiata e ne parliamo” sorrisi “Potete darci cinque minuti?” “Nessun problema” disse Maira con fare comprensivo “Prendetevi il vostro tempo, non accadrà nulla in caso di risposta negativa”. Lasciammo il falò e ci allontanammo di una ventina di metri verso riva in silenzio.
“Come stai?” le chiesi con fare delicato.
“Non lo so, tu?” mi rispose tremante.
“Io sono curioso, non posso negarti che la cosa mi eccita ma allo stesso tempo il non conoscere bene quelle persone non mi fa stare tranquillo.”
“Dato che sei stato sincero, lo sarò anch’io” fece una pausa di qualche secondo e poi mi prese la mano “Io ti amo Davide, ti prego di non pensarla diversamente. Oggi mi sono proprio divertita, ho fatto e visto cose che non pensavo nemmeno fossero possibili. Io sapevo del rituale, me ne ha parlato Max in acqua mentre voi stavate giovando e… mi sono masturbata con lui mentre lo raccontava…” quelle parole accelerarono ulteriormente il mio battito cardiaco, ecco perché prima, nel bungalow, si rivolgeva a lui con tale confidenza! “Mi dispiace, non ce la facevo più” si buttò tra le mie braccia “Ti prego perdonami!” la strinsi forte a me “Ehi, non è un problema, fa niente. Ti è piaciuto?” “Sì,…” rispose “Bene sono contento” Le baciai la fronte e non appena di calmò continuò il discorso “Ti ho promesso che avrei fatto ciò che ti sarebbe piaciuto, ma per questa volta sarò io a chiedere qualcosa a te…” le sue parole, emesse con tono dolce e di supplica, cercavano coraggio. Racchiusi la sua mano destra tra le mie in segno di protezione, la guardai negli occhi “Dimmi pire, non temere” i suoi occhi si inumidirono e presero a brillare “Io… io vorrei che facessimo il rito insieme”. Mentre mi fissava per cercare di prevedere la mia risposta venni assalito dalla forza ancestrale, era amore? Eccitazione? Quell’istinto dolce e violento mi guidò nella decisione “E sia! Facciamo questa esperienza insieme e amiamoci più di prima” mi abbracciò come non aveva mai fatto, riempiendomi di baci e ringraziandomi “Tu sei speciale! Non potevo desiderare uomo migliore al mio fianco” risposi ai suoi baci con i miei “Tu lo sei! Sei coraggiosa! Sei forte. Voglio passare il resto della mia vita con te!” Ci scambiammo altri baci affettuosi e una volta sazi le presi la mano “Direi di raggiungere di nuovo gli altri e provare questo rituale” sorrise “Davide, mi fai impazzire” Mi diede un lungo bacio e tornammo al falò.
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