Un Viaggio Inaspettato - Capitolo III: Il rituale del fuoco
di
Hermes
genere
orge
Tornati dai nostri amici comunicammo la nostra scelta. Eravamo pronti! Loro applaudirono alla nostra dichiarazione e Piero, come prima, ululò per la gioia. “Bene!” cominciò Adele “Allora dobbiamo recuperare l’occorrente per il rituale.” Max prese il suo zaino senza proferire parola, lo apri e tirò fuori due corde e due stracci di stoffa. Guardò Silvia e disse “Ho portato tutto io” la cosa non mi sorprese molto. Ne avevano parlato oggi pomeriggio e magari, considerato quello che avevano fatto in mare aveva già previsto ciò che sarebbe successo. “Ragazzi, è importante usare una parola di sicurezza in caso voleste smettere. Quella che usiamo di solito è romanzo. Per voi va bene?” disse Maira rivolgendosi a noi. Io e Silvia ci guardammo per un attimo, mi prese la mano e confermammo di aver capito. “Perfetto allora possiamo comiciare” Max si avvicinò a noi con le corde, ne diede una alle ragazze e mentre lui legava i polsi della mia compagna, Carmen e Adele facevano la stessa cosa con me. Bloccarono le nostre braccia dietro la schiena “State comodi?” chiese dolcemente Maira “Sì” rispose Silvia, io confermai annuendo. Ci lasciarono le gambe libere e ci fecero posizionale su due teli distanti un metro tra loro. Prima di sedermi baciai la mia compagna già tremante di eccitazione. “Grazie amore” mi disse, io di risposi baciandola e le ricordai l’amore che provavo per lei.
“E adesso si spengono le luci!” urlò Piero mentre Adele e Carmen ci bendavano.
Attraverso la benda potevo percepire solo la luce intermittente del fuoco del falò, gli altri sensi in compenso si acuirono. Sentivo i respiri di Silvia, i passi dei nostri nuovi amici e le loro voci. L’odore dei rami che bruciavano inondò le mie narici mentre la mia pelle percepiva l’umidità del mare, i granelli di sabbia sul mio corpo e la freschezza della brezza di giugno. All’improvviso sentii due mani morbide avvicinarsi dolcemente alle mie spalle che subito cominciarono a massaggiarmi i trapezi, mentre della labbra si poggiavano sulle mie cosce riempiendomi di baci.
Le parole avevano lasciato spazio allo sciabordio del mare e ai gemiti. Sentivo Silvia sospirare e gemere teneramente e ciò scaturì una prepotente erezione in me. “Uh” sentii, provenire da poco vicino a me. Altre due mani si posarono sul mio addome mentre chi stava rilassando i miei trapezi aveva deciso portarmi con la schiena a terra per poi continuare a massaggiare i miei pettorali. Un seno prepotente sfiorava il mio viso, i suoi capezzoli turgidi solleticavano la mia faccia. Capì che si doveva trattare di Maira o Adele ma non riuscendo a capire chi fosse evitai di dare importanza alla cosa. Mentre con la bocca cercavo di afferrare uno di quei seni, qualcuno mi divaricò le gambe afferrando le mie caviglie. Poi la stessa bocca che mi baciava le gambe si mosse verso l’interno della mia coscia giungendo alle palle che iniziò a succhiare. Il piacere mi provocò degli spasmi involontari, quante mani avevo addosso? Quanti occhi mi stavano guardando? Cosa stava accadendo a Silvia? La lingua di chi mi succhiava i testicoli iniziò a scorrere sull’asta del mio pene arrivando alla cappella, sulla quale sentii dell’aria fresca, probabilmente qualcuno aveva pensato che fosse una buona idea soffiarci sopra e aveva ragione! Nel frattempo le mani che erano sul mio addome mi avevano abbandonato e anche il seno che solleticava la mia faccia. Gemevo mentre riconoscevo i versi di Silvia provenire da sinistra. Avvertii due cosce morbide schiacciarmi la faccia e la mia bocca fu invasa dai succhi di una figa fradicia che si muoveva su e giù sulla parte inferiore del mio viso. Estrassi la lingua e cominciai a leccare avidamente. Sentii perfettamente il suo sapore, era acido, intenso, non era lo stesso di Silvia ma ugualmente eccitante. Poco qualcuno montò sul mio ventre, prese il mio cazzo con una mano e lo infilò senza premure dentro di lei cavalcandomi. La violenza con la quale completò il gesto fece scorrere la pelle intorno alla cappella più giù del solito ed emisi un gemito di dolore e piacere. Quella vagina era come burro e il mio pene scivolava in lei liberamente. Il cuore mi batteva all’impazzata, sembrava non volersi calmare. Ero il giocattolo erotico di due donne che conoscevo appena e nel mentre molti gemiti aleggiavano intorno a me fondendosi ai miei in canto corale. Era praticamente un rito orgiastico in cui io e la mia compagna venivamo consacrati. Le sensazioni di quel momento risultano ancora difficili da descrivere: ero completamente immerso nei miei sensi, ascoltare i versi di Silvia che godeva e non sapere cosa le stesse succedendo realmente moltiplicava di molto il piacere che stavo provando. Faticavo a respirare schiacciato da quelle due cosce piene di carne ma niente sarebbe riuscito a farmi smettere di leccare.
Quando colei che mi stava cavalcando venne, inondando il mio pube, anche la figa che avevo in faccia malauguratamente mi abbandonò. Per un istante credetti che fosse già tutto finito ma mi sbagliavo.
Due braccia forti mi aiutarono ad alzarmi, poi una leggera pressione sulle spalle fece in modo di che mi inginocchiassi. Anche Silvia doveva essere in pausa, i suoi gemiti erano spariti ed erano stati sostituiti da dei lunghi sospiri. Temevo che avrebbero potuto violarmi il culo penetrandolo ma non era ancora il momento. Invece, quel che accadde fu che un qualcuno divaricò leggermente le mie ginocchia e inserì la sua faccia tra le mie chiappe procedendo a leccarmi l’ano. La sensazione era magnifica, non parlavo, non gemevo, non sospiravo. Stavo godendo a pieno di quel trattamento rilassante mai provato prima. Il mio pene pulsava e sentivo del liquido denso scorrere dalla mia uretra. Quella stessa persona che stava lavorando il mio culo, si sistemò sotto il mio ventre con la faccia e mi lasciò cadere su essa. Afferrò entrambi i miei glutei allargandoli e scavò il mio ano con la sua lingua. Mentre godevo in silenzio ascoltavo il picchiettio provocato dal ritmico battere della pelle di Silvia con quella qualcun altro. La stavano scopando con forza e i suoi versi era ovattati dall’incontro della sua bocca con qualcosa a me sconosciuto. Stava succhiando un cazzo? Probabilmente no. Gli unici due uomini liberi erano Piero e Max e se uno la stava scopando, l’altro non poteva inserirle il cazzo in bocca in quanto mentre conducevo questo ragionamento fu la mia gola ad essere occupata. Due mani mi afferrarono il viso mentre col pollice facevano pressione sul mento per aprire la mia bocca. Una cappella gonfia si poggiò sulla mia lingua, strinsi le labbra attorno ad essa che lentamente scivolava dentro la mia gola. Non avevo mai preso un cazzo in bocca, fu la mia prima volta e non mi dispiacque. Mi sentivo riempito e preso dalla foga cominciai a succhiarlo apprezzandone il sapore. Quel cazzo scopò la mia gola con prepotenza, spesso mi strozzava, mi lasciava senza fiato, mentre il suo possessore grugniva di piacere. Per un momento cercai di pronunciare la parola di sicurezza ma fu impossibile farmi capire. Sentii i versi di un orgasmo di Silvia subito dopo, erano stati i miei versi a provocarlo? Ancora adesso non ne sono certo.
Ad un certo punto fui liberato dalla presa. Ripresi fiato mentre una ragazza si distese sotto di me. Mi afferrò la nuca e la tirò a sé. Persi l’equilibrio, a causa delle braccia legate, caddi di faccia sulle suo piccolo seno. Afferrò un capezzolo e lo portò alla mia bocca “Bevi!” mi sussurrò. Furono le prime parole che sentii da quando era iniziato il gioco. Feci come mi ordinava mentre quello che sembrava un dito faceva pressione sul mio ano. Lentamente mi penetrò provocando un gemito che venne soffocato dal seno che stavo succhiando. Ero la stessa persona che mi aveva scopato la faccia poco prima? Non saprei rispondere con certezza, quello che accadde poco dopo fu che sfilò il dito e inserì il suo cazzo dentro di me. Gli spasmi che si espandevano sul mio corpo mi fecero contorcere in preda al piacere. Mi afferrò in fianchi e dopo qualche colpo più lento aumentò la velocità scopandomi come una donna. I miei gemiti, che fino ad allora era bassi e profondi si fecero acuti. Non avevo più un identità sessuale, mi sentivo semplicemente un anima fatta per provare piacere di qualsiasi tipo. Continuavo a volerne di più, a sperare che nessuno si fermasse, a desiderare di avere più corpi per provare contemporaneamente ogni tipo di sensazione. La ragazza alla quale stavo succhiando il seno scivolò verso il basso, portò la mia bocca contro la sua e iniziò a baciarmi. La mia saliva colava nella sua bocca a causa della forza di gravità e le era gradito poiché spesso ispezionava la mia cavità orale con la sua lingua raccogliendo il possibile e ingoiandolo. Il ragazzo che stava scopando il mio culo si fermò per un secondo senza uscire fuori da me, lei prese il mio cazzo e non so come lo infilò nella sua figa. Lui riprese a muoversi facendo in modo che i suoi colpi venissero trasmessi anche a lei tramite il mio corpo. I miei gemiti si unirono a quelli della ragazza che stavo penetrando rimbombando nelle nostre bocche.
Silvia doveva essere in preda ad un estasi estrema. Non smetteva di ansimare, sentivo lo scroscio dei suoi liquidi, qualcuno le aveva infilato due dita dentro e la stava lavorando per bene.
Poi le due persone che mi stavano usando si fermarono e andarono via. Quattro mani forti mi afferrarono spalle e gambe e di peso mi portarono sul telo occupato da Silvia posizionandomi in ginocchio. Una mano avvicinò la mia faccia a quella della mia compagna. Riconobbi subito la sua bocca e ci baciammo appassionatamente mentre gemeva a causa di qualcuno che stava continuando a masturbarla dietro di lei. Il mio cazzo pulsava sulla sua pancia e diversi schizzi di sperma piovvero dall’alto. I due ragazzi del gruppo ci vennero addosso, macchiando le nostre facce di sborra che raccogliemmo con la lingua e condividemmo tramite il bacio. Fu incredibile la sensazioni che provai ingoiando quel cocktail di piacere. Poi qualcuno liberò le nostre braccia lasciandoci bendati. Avevo le spalle dolenti a causa del lungo periodo di tempo trascorso coi polsi legati. Abbracciai Silvia, la adagia di schiena a terra e presi a scoparla come non avevo mai fatto prima, i gemiti, dovuti al suo orgasmo, che riempivano le mie orecchie, liberarono fiotti del mio sperma nella sua vagina. “Grazie…” mi sussurrò sospirando mentre stanco crollavo accanto a lei
“E adesso si spengono le luci!” urlò Piero mentre Adele e Carmen ci bendavano.
Attraverso la benda potevo percepire solo la luce intermittente del fuoco del falò, gli altri sensi in compenso si acuirono. Sentivo i respiri di Silvia, i passi dei nostri nuovi amici e le loro voci. L’odore dei rami che bruciavano inondò le mie narici mentre la mia pelle percepiva l’umidità del mare, i granelli di sabbia sul mio corpo e la freschezza della brezza di giugno. All’improvviso sentii due mani morbide avvicinarsi dolcemente alle mie spalle che subito cominciarono a massaggiarmi i trapezi, mentre della labbra si poggiavano sulle mie cosce riempiendomi di baci.
Le parole avevano lasciato spazio allo sciabordio del mare e ai gemiti. Sentivo Silvia sospirare e gemere teneramente e ciò scaturì una prepotente erezione in me. “Uh” sentii, provenire da poco vicino a me. Altre due mani si posarono sul mio addome mentre chi stava rilassando i miei trapezi aveva deciso portarmi con la schiena a terra per poi continuare a massaggiare i miei pettorali. Un seno prepotente sfiorava il mio viso, i suoi capezzoli turgidi solleticavano la mia faccia. Capì che si doveva trattare di Maira o Adele ma non riuscendo a capire chi fosse evitai di dare importanza alla cosa. Mentre con la bocca cercavo di afferrare uno di quei seni, qualcuno mi divaricò le gambe afferrando le mie caviglie. Poi la stessa bocca che mi baciava le gambe si mosse verso l’interno della mia coscia giungendo alle palle che iniziò a succhiare. Il piacere mi provocò degli spasmi involontari, quante mani avevo addosso? Quanti occhi mi stavano guardando? Cosa stava accadendo a Silvia? La lingua di chi mi succhiava i testicoli iniziò a scorrere sull’asta del mio pene arrivando alla cappella, sulla quale sentii dell’aria fresca, probabilmente qualcuno aveva pensato che fosse una buona idea soffiarci sopra e aveva ragione! Nel frattempo le mani che erano sul mio addome mi avevano abbandonato e anche il seno che solleticava la mia faccia. Gemevo mentre riconoscevo i versi di Silvia provenire da sinistra. Avvertii due cosce morbide schiacciarmi la faccia e la mia bocca fu invasa dai succhi di una figa fradicia che si muoveva su e giù sulla parte inferiore del mio viso. Estrassi la lingua e cominciai a leccare avidamente. Sentii perfettamente il suo sapore, era acido, intenso, non era lo stesso di Silvia ma ugualmente eccitante. Poco qualcuno montò sul mio ventre, prese il mio cazzo con una mano e lo infilò senza premure dentro di lei cavalcandomi. La violenza con la quale completò il gesto fece scorrere la pelle intorno alla cappella più giù del solito ed emisi un gemito di dolore e piacere. Quella vagina era come burro e il mio pene scivolava in lei liberamente. Il cuore mi batteva all’impazzata, sembrava non volersi calmare. Ero il giocattolo erotico di due donne che conoscevo appena e nel mentre molti gemiti aleggiavano intorno a me fondendosi ai miei in canto corale. Era praticamente un rito orgiastico in cui io e la mia compagna venivamo consacrati. Le sensazioni di quel momento risultano ancora difficili da descrivere: ero completamente immerso nei miei sensi, ascoltare i versi di Silvia che godeva e non sapere cosa le stesse succedendo realmente moltiplicava di molto il piacere che stavo provando. Faticavo a respirare schiacciato da quelle due cosce piene di carne ma niente sarebbe riuscito a farmi smettere di leccare.
Quando colei che mi stava cavalcando venne, inondando il mio pube, anche la figa che avevo in faccia malauguratamente mi abbandonò. Per un istante credetti che fosse già tutto finito ma mi sbagliavo.
Due braccia forti mi aiutarono ad alzarmi, poi una leggera pressione sulle spalle fece in modo di che mi inginocchiassi. Anche Silvia doveva essere in pausa, i suoi gemiti erano spariti ed erano stati sostituiti da dei lunghi sospiri. Temevo che avrebbero potuto violarmi il culo penetrandolo ma non era ancora il momento. Invece, quel che accadde fu che un qualcuno divaricò leggermente le mie ginocchia e inserì la sua faccia tra le mie chiappe procedendo a leccarmi l’ano. La sensazione era magnifica, non parlavo, non gemevo, non sospiravo. Stavo godendo a pieno di quel trattamento rilassante mai provato prima. Il mio pene pulsava e sentivo del liquido denso scorrere dalla mia uretra. Quella stessa persona che stava lavorando il mio culo, si sistemò sotto il mio ventre con la faccia e mi lasciò cadere su essa. Afferrò entrambi i miei glutei allargandoli e scavò il mio ano con la sua lingua. Mentre godevo in silenzio ascoltavo il picchiettio provocato dal ritmico battere della pelle di Silvia con quella qualcun altro. La stavano scopando con forza e i suoi versi era ovattati dall’incontro della sua bocca con qualcosa a me sconosciuto. Stava succhiando un cazzo? Probabilmente no. Gli unici due uomini liberi erano Piero e Max e se uno la stava scopando, l’altro non poteva inserirle il cazzo in bocca in quanto mentre conducevo questo ragionamento fu la mia gola ad essere occupata. Due mani mi afferrarono il viso mentre col pollice facevano pressione sul mento per aprire la mia bocca. Una cappella gonfia si poggiò sulla mia lingua, strinsi le labbra attorno ad essa che lentamente scivolava dentro la mia gola. Non avevo mai preso un cazzo in bocca, fu la mia prima volta e non mi dispiacque. Mi sentivo riempito e preso dalla foga cominciai a succhiarlo apprezzandone il sapore. Quel cazzo scopò la mia gola con prepotenza, spesso mi strozzava, mi lasciava senza fiato, mentre il suo possessore grugniva di piacere. Per un momento cercai di pronunciare la parola di sicurezza ma fu impossibile farmi capire. Sentii i versi di un orgasmo di Silvia subito dopo, erano stati i miei versi a provocarlo? Ancora adesso non ne sono certo.
Ad un certo punto fui liberato dalla presa. Ripresi fiato mentre una ragazza si distese sotto di me. Mi afferrò la nuca e la tirò a sé. Persi l’equilibrio, a causa delle braccia legate, caddi di faccia sulle suo piccolo seno. Afferrò un capezzolo e lo portò alla mia bocca “Bevi!” mi sussurrò. Furono le prime parole che sentii da quando era iniziato il gioco. Feci come mi ordinava mentre quello che sembrava un dito faceva pressione sul mio ano. Lentamente mi penetrò provocando un gemito che venne soffocato dal seno che stavo succhiando. Ero la stessa persona che mi aveva scopato la faccia poco prima? Non saprei rispondere con certezza, quello che accadde poco dopo fu che sfilò il dito e inserì il suo cazzo dentro di me. Gli spasmi che si espandevano sul mio corpo mi fecero contorcere in preda al piacere. Mi afferrò in fianchi e dopo qualche colpo più lento aumentò la velocità scopandomi come una donna. I miei gemiti, che fino ad allora era bassi e profondi si fecero acuti. Non avevo più un identità sessuale, mi sentivo semplicemente un anima fatta per provare piacere di qualsiasi tipo. Continuavo a volerne di più, a sperare che nessuno si fermasse, a desiderare di avere più corpi per provare contemporaneamente ogni tipo di sensazione. La ragazza alla quale stavo succhiando il seno scivolò verso il basso, portò la mia bocca contro la sua e iniziò a baciarmi. La mia saliva colava nella sua bocca a causa della forza di gravità e le era gradito poiché spesso ispezionava la mia cavità orale con la sua lingua raccogliendo il possibile e ingoiandolo. Il ragazzo che stava scopando il mio culo si fermò per un secondo senza uscire fuori da me, lei prese il mio cazzo e non so come lo infilò nella sua figa. Lui riprese a muoversi facendo in modo che i suoi colpi venissero trasmessi anche a lei tramite il mio corpo. I miei gemiti si unirono a quelli della ragazza che stavo penetrando rimbombando nelle nostre bocche.
Silvia doveva essere in preda ad un estasi estrema. Non smetteva di ansimare, sentivo lo scroscio dei suoi liquidi, qualcuno le aveva infilato due dita dentro e la stava lavorando per bene.
Poi le due persone che mi stavano usando si fermarono e andarono via. Quattro mani forti mi afferrarono spalle e gambe e di peso mi portarono sul telo occupato da Silvia posizionandomi in ginocchio. Una mano avvicinò la mia faccia a quella della mia compagna. Riconobbi subito la sua bocca e ci baciammo appassionatamente mentre gemeva a causa di qualcuno che stava continuando a masturbarla dietro di lei. Il mio cazzo pulsava sulla sua pancia e diversi schizzi di sperma piovvero dall’alto. I due ragazzi del gruppo ci vennero addosso, macchiando le nostre facce di sborra che raccogliemmo con la lingua e condividemmo tramite il bacio. Fu incredibile la sensazioni che provai ingoiando quel cocktail di piacere. Poi qualcuno liberò le nostre braccia lasciandoci bendati. Avevo le spalle dolenti a causa del lungo periodo di tempo trascorso coi polsi legati. Abbracciai Silvia, la adagia di schiena a terra e presi a scoparla come non avevo mai fatto prima, i gemiti, dovuti al suo orgasmo, che riempivano le mie orecchie, liberarono fiotti del mio sperma nella sua vagina. “Grazie…” mi sussurrò sospirando mentre stanco crollavo accanto a lei
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