Un Viaggio Inaspettato - Capitolo V: Io, Carmen e Silvia in barca (Prima Parte)

di
genere
trio

Entrati nel bungalow Silvia ed io decidemmo di fare la doccia in insieme. Il box era piccolino ma ci insaponammo a vicenda continuando a scambiarci promesse d’amore. Asciutti e puliti ci adagiammo sul letto, dovevano essere le nove del mattino, per molti la giornata stava iniziando ma per noi era il momento giusto per stare soli dopo ore passate in compagnia. “Grazie per avermi permesso di partecipare al rituale” disse poggiando la testa sul mio petto. “Grazie a te per avermi chiesto di farlo” replicai “Ero spaventato all’inizio ma tu mi hai dato la forza che mi ha permesso di vivere un’esperienza unica”. Lei arrossì, poi insicura mi chiese se tra noi le cose fossero come prima “No” risposi in maniera secca “Adesso è tutto diverso. Adesso mi è chiaro che quello che è successo fino a prima di venire qui era solo uno scarabocchio rispetto a quello che sarebbe potuto essere.” Aveva un’aria confusa e continuai a spiegarle cosa intendevo “Scoprire le nostre perversioni, liberarci, imparare a fare l’amore in modo diverso, dare all’altro la possibilità di soddisfare i propri desideri, sono tutte cose che non possono che far bene al nostro rapporto. Vorrei tanto fosse sempre così, che ogni volta che abbiamo bisogno di qualcosa, dopo averne parlato, la si facesse. Provo un amore immenso per te e penso che non potrà mai esaurirsi!” Il suo tenero viso, provato dalla giornata precedente si illuminò “Anch’io ti amo amore mio. Non sai quanto mi rendono felice le tue parole…” disse mentre i suoi occhi brillanti cercavano riparo tra le mie braccia. Le baciai la testa e passammo mezz’ora a coccolarci e stringerci.
“Oggi vorrei dedicarmi a te” disse rompendo il silenzio “Ieri hai accettato coraggiosamente che partecipassimo al rito del falò, quindi oggi sento che devo ringraziarti”. Ad essere sinceri a me non era mai dispiaciuta del tutto l’idea di quello che sarebbe potuto accadere, ma come rifiutare una proposta del genere? Essere in vacanza in un villaggio libertino e allo stesso tempo ricevere delle attenzioni in più dalla propria compagna? Solo un folle avrebbe potuto declinare tale offerta. “Va bene” dissi ridendo “Hai già qualcosa in mente?”
“Ehm, qualcosina si… ma non voglio dirti troppo…” quella vaghezza, accompagnata alle sue dita che disegnavano cerchi sulla mia pelle, provocò in me un sorriso che non riuscii a trattenere “Non so a cosa pensi, ma è chiaro che sei un porco” risposi grugnendo facendola ridere. Alzò la testa e rivolse il viso verso la mia faccia “Ti va di fare una passeggiata?” Quei grandi occhi scuri che scavavano nel mio animo non mi permisero di rifiutare. “Bene, posso indossare il pareo bianco? Non è per nascondere la mia nudità, dato che è quasi trasparente, vorrei semplicemente che mi guardassero più persone possibili” la sua mano scivolò sul mio cazzo “So che ti piace” mi diede un bacio sul pomo d’Adamo mentre la sua mano contemplava la mia erezione. Socchiusi gli occhi e il mio respiro si fece pesante. “Eh no!” non pensare di venire adesso! Abbiamo un’intera giornata per godere” mi bacchettò con voce squillante. Poi, dopo aver dato qualche colpo più veloce, lasciò la presa del mio cazzo e andò ad indossare il pareo. Io rimasi sul letto a guardarla. La stoffa, che aveva fissato sotto le ascelle, si estendeva fino all’inizio della sua coscia a mo’ di vestito inguinale. La leggerezza del velo mostrava ogni centimetro del suo corpo attutendone i colori. “Come sto?” disse facendo una giravolta veloce che sollevò leggermente la parte inferiore lasciando intravedere le grandi labbra sporgenti. “Stupendamente. Sono senza parole” risposi toccandomi. “Smettila con quel coso! Andiamo!” mi incitò.
Prese le borse e aperta la porta vidi Carmen con un cappello di paglia appoggiata alla mia auto “Ciao!” urlò a gran voce. “Ciao cara, che ci fai qui?” le chiesi “Viene con noi” rispose Silvia da dietro di me “Torna dentro e vai a prendere dei vestiti. Usciamo fuori dal villaggio” la guardai confuso. “Carmen ha un amico che affitta barche in paese e mentre tornavamo a casa ci siamo organizzate. Saremo io, tu e lei…” abbassò leggermente gli occhiali da sole per guardarmi negli occhi “Se non vuoi venire andiamo solo noi due”. “Sei molto divertente amore” risposi ridendo, poi entrai in casa, presi un pantaloncino beige e una camicia bianca e chiusi la porta di casa. Entrammo in auto. Carmen si accomodò dietro nel posto centrale, mentre io presi il posto del guidatore e Silvia quello accanto a me. Usciti fuori dal villaggio la nostra amica mi diede le indicazioni per giungere al porto mentre delle canzoni in francese suonavano alla radio. In auto Silvia e Carmen si vestirono e truccarono distraendo la mia attenzione dalla guida, la mia compagna aveva indossato un costume intero nero che valorizzava il suo seno con una profonda scollatura e il suo sedere scendendo come a mo’ di mutanda brasiliana, poi aveva riavvolto il pareo intorno al corpo per adeguarsi alle regole sociali del mondo esterno; nonostante il contrasto dei due colori faceva in modo che si potesse vedere tutto. La nostra amica invece aveva scelto un outfit più sobrio: indossava un bichini marrone che si intonava alla sua pelle chiara e ai suoi capelli biondi, coperto da un top bianco e un paio di pantaloncini. Arrivati al porto e parcheggiata l’auto giungemmo alla darsena presso la quale affittammo la barchetta. Non era uno yacht ma per tre persone era più che sufficiente. Salimmo a bordo e Carmen si mise al timone. Usciti dal porto, guidò l’imbarcazione per qualche miglia fino a che non arrivammo in un piccolo golfo dove gettammo l’ancora. Presi una bottiglia di prosecco e tre bicchieri ghiacciati dal piccolo frigorifero in dotazione. “Brindiamo?” le ragazze accettarono felici. Stappai la bottiglia, il tappo di sughero volò in mare e subito un’ondata di schiuma fuoriuscì dalla bottiglia. Carmen si inginocchiò sotto il collo della bottiglia aprendo la bocca e sporcandosi la faccia di schiuma. “Ah, come piace a me!” disse asciugando il contorno delle labbra con un dito che poi leccò. Ridemmo tutti mentre sentii il sangue affluire al mio pene. I calici si toccarono in onore della libertà e subito dopo il primo sorso Silvia cominciò un discorso su quanto fosse strano vederci vestiti. La cosa valeva soprattutto per Carmen che avevamo sempre visto solamente nuda. Aprimmo il tettuccio della barca per fare ombra e ci posizionammo sui cuscini a prua. Io ero tra le due ragazze. Carmen a destra e Silvia a sinistra, sbottonai la camicia di un paio di bottoni, mi stesi e posizionai le mani dietro la testa. “Guarda il tuo fidanzato, si è messo come un re!” Carmen si rivolse a Silvia. Effettivamente era vero, considerando che avevo la testa quasi sulla punta della barca per loro non era rimasto molto spazio. “È che fa?” sorrise Silvia “Vuol dire che ci accomoderemo su di lui!” Silvia si alzò. Sfilò il pareo e rimasta in costume si distese accanto a me poggiando la testa nello spazio che si era venuto a formare tra il mio bicipite e l’avambraccio. “Carmen accomodati pure!” la invitò. “Non posso rifiutare se me lo offre la padrona di casa!” Si mise comoda anche lei rimanendo in costume e si posizionò come la mia compagna. Tenere quelle due bambole addosso era una sensazione unica. Una era la donna della mia vita, l’altra la ragazza che mi faceva impazzire e desideravo costantemente avere tra le mani. I loro respiri solleticavano il mio collo mentre mi rilassavo cullato dalle piccole onde del mare che cullavano la barca.
“Beh, vi è piaciuto il sesso di stamani?” chiese Silvia interrompendo l’ascolto dei suoni della natura. Sgranai gli occhi nascosti dalle lenti da sole. Come lo sapeva? “Molto! Devi averlo addestrato bene!” rispose Carmen ridendo acutamente “Mi ha trattata come una vera troia” la sua mano sbottonò un bottone della mia camicia e si infilò all’interno per accarezzarmi il petto. Il suo tocco mi fece sospirare. “Beh, devo dire che anche lei non si lascia trattare diversamente” dissi in mia difesa. Carmen rise “Chi te lo a raccontato?” ripresi voltando la testa verso Silvia. “Vi ho visti… Ho visto tutto…” infilò una mano nel mio costume, evitò l’asta quasi eretta per afferrarmi i testicoli “Mi sono ingelosita. Volevo alzarmi e andarmene ma eravate troppo sexy. Me ne sono fatta una ragione e ho finto di dormire per non interrompervi…” mosse le dita iniziando un massaggio piacevole “Poi quando eravamo sulla strada di ritorno, mentre parlavi di auto con Piero, ho chiarito con Carmen e ho deciso di farti questo piccolo regalo per il coraggio che hai avuto ieri sera.” Silvia era stata forte. Aveva deciso di restare nonostante avesse visto quello che avevo fatto a sua insaputa. L’amore che provavo per il suo gesto mi fece pronunciare un “Ti amo” che proveniva direttamente dal mio cuore. “Mi sento proprio fortunato ad essere qui con voi” dissi baciando a turno la fronte di entrambe. “Magari ne riparleremo quando scenderemo a terra” disse Carmen che fatta pressione sul mio petto, aveva sollevato la testa, e condotto le sue labbra su quelle della mia compagna rubandole un lungo bacio. Il mio cazzo si infiammò e la cappella fuggì dall’apertura creata dal polso della mano che frugava nelle mie mutande. Silvia fece segno alla nostra amica di abbassare lo sguardo. “Oh, a qualcuno piace vedermi baciare la sua ragazza!” scivolò più su con il corpo e infilato l’intero braccio nella mia camicia, massaggiò con due dita la mia cappella. La confusa sensazione di fastidio e piacere mi fece gemere. La mia compagna lasciò la presa, estrasse la mano dai miei pantaloni e si alzò “Chi vuole un po’ di prosecco?” “Tutti” risposi mentre le unghie di Carmen graffiavano delicatamente il mio addome. Silvia prese la bottiglia, bevve un sorso a canna e poi chinatasi su Carmen passò il prosecco nella sua bocca con un bacio. Carmen fece la stessa cosa con me mentre ero steso, salendo sul mio corpo a cavalcioni. Ingoiai di gusto. “Ragazze siete fantastiche” esclami tirando uno schiaffo sul culo della nostra amica. La mia compagna iniziò a lamentarsi del caldo e del costume stretto e per tenerla contenta la nostra navigatrice smontò da me, richiuse il tettuccio e levata l’ancora mise in moto. Ci propose di andare a visitare un luogo che conoscevano solo gli abitanti del posto e che lei aveva scoperto grazie al suo amico. Navigammo per circa un quarto d’ora quando ci avvicinammo ad una grotta posta al di sotto di un alto precipizio. Entrammo all’interno e dopo una ventina di metri attraverso uno stretto corridoio scavato dal mare e dal vento nella montagna giungemmo in una grotta all’interno della quale arrivava la luce del sole per via di un grande buco sulla parete alta. L’acqua era molto bassa e limpida, sul lato di fronte all’entrata si era formata una piccola spiaggia naturale. “Bene, qui dovrebbe essere più fresco” le pareti della grotta respingevano il suono della sua voce creando eco. Silvia la ringraziò mentre io riempì nuovamente i calici e li porsi alle ragazze. Una piccola onda di ritorno scosse la nostra imbarcazione, per un attimo persi l’equilibrio e macchiai la camicia con qualche goccia di vino. Con fare predatorio Silvia si tuffo su di me e sbottonatomi assaggiò la pelle al di sotto della macchia con una lunga leccata. “Sarebbe stato un peccato sprecarlo” sussurrò guardando la nostra amica che arrossiva. “Credo il calore non sia dovuto solo al sole” replicò Carmen slacciandosi il top del bichini e liberando i suoi elegantu seni.
Quel gesto segnò il via libera per liberare la bestia feroce che covava nella mia compagna. Si fiondò sulle sue tette e, piegate leggermente le gambe, le afferrò e iniziò a succhiarle a turno. Mi adagiai comodamente sui cucini di prua tra una sigaretta e il calice di vino godetti di quello spettacolo celestiale. La nostra amica poggiava una mano sulla scatola del timone, e aveva gli occhi fissi su di me, mentre la mia ragazza le dava piacere. I loro gemiti e i suoni che provenivano dal contatto della bocca con la pelle riecheggiavano. Poi Carmen, terminato a fatica il suo bicchiere, lo posò a terra e con la mano libera infilò due dita sotto la parte del costume che ancora indossava. Non mi fu possibile vedere completamente come si toccava ma un suo cenno seguito da un occhiata sul mio pacco, mi suggerì di aprire la lampo e tirare fuori il mio cazzo per mostrarglielo in tutta la sua erezione. Alla vista della mia mano che si muoveva spasmodica per darmi piacere un intenso acuto si liberò dalla sua gola. Silvia si separò dal suo seno, abbassò le spalline del suo costume e liberò le tette. Poi la prese per il polsi, si voltò verso di me e si complimentò per l’erezione. “Adesso fai la stessa cosa con me” disse a Carmen. Si adagiò sui cuscini posando la testa sulla mia coscia, a pochi centimetri dal mio cazzo, e aprì le gambe. Carmen si sistemò in ginocchio tra di esse e chinata la testa sul suo seno prese a leccarlo. “Oh si” un grugnito basso, quasi maschile, venne emesso dalla sua gola “Carmen sei proprio una troia”. Conoscevo bene quel tono di voce, era sintomo che Silvia stava ricevendo quello che voleva. Lo usava anche con me a volte e quando lo sentivo mi impegnavo ancora di più per continuare ad ascoltarlo. Era proprio quella la versione di lei che preferivo a letto. “Non toccarti Davide” mi ordinò gemendo “Voglio vederti desiderarci fino a soffrire!” Sollevai la mano dal cazzo “Se è ciò che desideri…” versato un altro calice di prosecco mi accesi un’altra sigaretta. “Mi piace quando mi assecondi” disse spostando il lembo di tessuto che copriva la sua vagina per poi muovere così velocemente le dita sul suo clitoride da emettere un suono umido. Non potendomi masturbare il mio pene cominciò a pulsare freneticamente. Mentre Carmen martoriava il seno di Silvia, lei con una mano fece pressione verso il basso sulla sua testa “Adesso voglio che me la lecchi!” le intimò, continuando a tenere quel tono che a me piaceva tanto. La nostra amica si staccò dal suo capezzolo mostrandomi quanto era gonfio “Hai fatto un bel lavoro!” esclamai sbuffando una boccata di fumo. Diedi un bacio alla sua bocca invasa dalla saliva “Adesso fa come ti dice” Carmen scese baciandole lentamente il ventre scoperto, poi si posò sulla parte del costume che ancora indossava e infine sulle cosce per poi salire un po’ più su e assaggiare la sua figa ricca di succhi. “Oh si, adesso capisco perché Davide ha un debole per te!” Carmen gemette ed io, gettata la sigaretta, posai una mano sul capezzolo gonfio della mia donna. “Fai quello che stava facendo lei!” Finì il bicchiere con un sorso e liberata la mia gamba dalla sua testa feci come mi era stato chiesto. “Bravi ragazzi! Così!” Allora Carmen senza preavviso infilò un paio di dita nella figa di Silvia, poi notando che poteva spingersi oltre, ne infilò un’altra “Oh si” grugnì “Sfondamela”. La nostra amica aumentò il ritmo presa dal piacere. Silvia venne schizzando la faccia di Carmen.
“Uh, che figo” la voce della mia ragazza tornò normale “Bravi entrambi” Baciò prima me e poi la ragazza che gocciolava dei suoi liquidi. “Davide, se a Carmen va, puoi scoparla” mi disse dolcemente. Non me lo lasciai ripetere due volte, gli occhi di Carmen mi implorarono di scoparla, la sollevai di peso, con un braccio sotto la sua schiena e l’altro dietro le sue ginocchia, e la adagiai a pancia in giù sui cuscini. Sollevai il suo sedere mettendola a pecora mentre il suo viso era poggiato sul divanetto. Slacciata la mutanda del costume, che la scoprì completamente, la penetrai con forza. Silvia ci guardava divertita mentre i gemiti acuti di Carmen vibravano nell’aria spediti indietro dalle pareti di roccia. “Bravi! Siete uno spettacolo” estrasse il telefono dalla borsa e iniziò a riprenderci “Questo lo terrò per i momenti di solitudine” disse ansimando. Si accomodò di fronte a Carmen, aprì le gambe e ricominciò a masturbarsi. “Oh Silvia, che porca che sei” esclamò Carmen gemendo. A quelle parole Silvia le sollevò la testa dolcemente, per un attimo arrestai la penetrazione, scivolò in basso col sedere e premette la sua testa sulla sua figa. Come prima riprese a leccarla. Io sentivo di stare per venire. Le mie spinte rallentavano per resistere di più. “Vienile dentro!” mi ordinò la mia compagna “Ingravidala per me!” a queste parole aumentai il ritmo. Carmen venne urlando, mentre si contraeva in preda all’orgasmo anch’io mi lasciai andare e, insieme a noi, Silvia tirò un forte sospiro liberatorio, sintomo che anche lei era nuovamente arrivata all’orgasmo. Mi passò l’iphone e inquadrai la figa di Carmen da cui, estratto il cazzo, iniziò a colare la mia sborra.
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2026-07-01
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