Un Viaggio Inaspettato - Capitolo VIII: Casa di Piero

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genere
dominazione

Quando Silvia tornò a casa Carmen se ne era già andata. Aveva ricevuto dei messaggi e la sua espressione era cambiata repentinamente. Mi disse che mi avrebbe raccontato tutto in un altro momento e si dileguò.

“Ti sei divertito ieri?” mi chiese dopo aver terminato la colazione. “Molto. Qui ogni giorno succedono cose nuove, cose che con te non pensavo di poter mai fare” risposi. Silvia sorrise e mi baciò la fronte. “Oggi mi piacerebbe fare un gioco con te” disse con tono malizioso “Sono sicura che ti piacerà, ma non voglio farti spoiler. Sei disposto a fare qualsiasi cosa per me?” Ero curioso e accettai. “Bene. Allora dobbiamo prepararci!” CI lavammo e uscimmo di casa. La mia compagna era silenziosa e ogni tanto ridacchiava.
Giungemmo ad una villetta poco lontana dalla nostra e arrivati alla porta Silvia bussò tre volte evitando si suonare il campanello. “Dove siamo?” le chiesi, ma non ebbi il tempo di sentire la risposta che la porta si aprì. “Ciao Raga!” disse Piero nudo sull’uscio. Ebbene sì, sapevo che Silvia avesse un debole per lui ma non mi sarei mai immaginato che mi portasse a casa sua. Entrammo e ci offrì un caffè. Silvia non smetteva di mangiarselo con gli occhi, la cosa mi ingelosiva abbastanza nonostante al mio pene non smetteva di affluire sangue. Ad un certo punto il nostro amico si poggiò statuario al tavolo “Beh? Gliene hai parlato?” rivolgendosi a Silvia. Lei mi guardò “Ha detto di sì, ma non gli ho detto di cosa si tratta…” Ecco cosa voleva questa stronza! “Ma lui sarebbe disposto a tutto per me… Vero amore?” disse sollevandomi il mento con l’indice. “Io… veramente…” cercavo di parlare ma qualcosa di sconosciuto mi tratteneva dall’interno. La mia compagna poggiò il pollice della stessa mano sulle mie labbra “Shhh, ci divertiremo” mi baciò la fronte e il nostro amicò tornò dalla cucina con una spessa corda marrone. Rimasi in silenzio mentre Silvia mi fece cenno di alzarmi. Una volta in piedi Piero ci accompagnò in camera e, avvolgendo il mio busto ad una poltrona simile a quella che avevamo nella nostra casa, mi legò facendo attenzione a posizionare le mie braccia sui braccioli in modo che non potessi liberarmi. Pensavo fosse tutto uno scherzo ma mi sbagliavo. “Tu adesso stai qui buono mentre io e questo ragazzone ci divertiamo” mi disse Silvia. Risi. “Dai ragazzi smettetela! Non crederete davvero che ci cascherò?!” Silvia si inginocchiò davanti a Piero e in un colpo solo divorò il suo cazzo ancora moscio. Lo passo in tutta la sua bocca e poi lo sputò. “Pensi ancora che non stia facendo sul serio?” disse guardandomi negli occhi. Smisi di parlare, mentre il mio cazzo pulsante si ergeva tra le corde strette che facevano sembrare il mio busto quello di una mummia. “Non sembra dispiacerti!” escalmò il nostro amico poggiando il suo sguardo sul mio ventre. Poi prese la mia compagna e la sistemò supina sul letto. Salì su di lei in direzione opposta, emulando un sessantanove, e cominciò a leccarle la figa. Quello che vedevo mi eccitava ma mi provocava anche rabbia. Che bisogno c’era di tenermi legato? Perché non potevo partecipare anch’io attivamente al gioco?
Il pene di Piero si faceva sempre più duro nella gola di Silvia che cominciava a strozzarsi. “Mi terrete tutto il tempo qui?” chiesi. La mia compagna fermò il ragazzo “Adesso mi hai stufato” disse alzandosi. Venne verso di me, mi infilò in bocca una maglietta appesa all’appendiabiti e la fissò con una cintura ben stretta alla mia faccia. L’odore di Pietro si impadronì delle mie narici. “Adesso dovremmo essere apposto!” esclamò mentre il ragazzo se la rideva. Provai a liberarmi ma fu tutto inutile. Mi rassegnai. Avere la bocca piena diventava sempre più piacevole insieme al pensiero di essere impotente nei confronti di quello che sarebbe potuto accadere davanti a me. Alla fine stava solo scopando Piero, nulla di troppo esagerato, considerando quello che era successo a me con Maira e Carmen. Al falò dovevano aver già scopato, nulla di diverso a quello che era successo.
Poi la mia ragazza spinse il ragazzo sul letto che cadde divertito. Salì su di lui e accolse buona parte di quel grande cazzo nel suo ventre. “Oh si!” urlo senza ritegno “Hai il cazzo più spesso che abbia mai preso”. Lentamente si muoveva su e giù per accoglierlo evitando uno strappo. Una mano del nostro amico era sul suo fianco, mentre l’altra sul suo busto ma la prospettiva non mi permetteva di vedere con precisione cosa stesse toccando. Trascorsero una decina di minuti così, Silvia non smetteva di gemere mentre il ragazzo grugniva sotto di lei. I suoni scroscianti dei loro corpi umidi e i loro respiri mi eccitavano particolarmente. Cercavo di dimenare il più possibile il mio corpo tra le corde in maniera da sfruttare la stretta per massaggiare il mio cazzo e godere. Una sensazione piacevole pervase ogni lembo della mia pelle, soprattutto i capezzoli che sentivo pizzicare e solleticare. Iniziai a desiderare che qualcuno venisse lì ad accarezzarmi, pizzicarmi e torturarmi.
Poi la mia compagna si alzò “Vedo che ti piace” disse guardandomi. Io annuì spalancando gli occhi ed emettendo un verso basso e attutito dalla gagball artigianale. Venne verso di me e poggiò le mani sulle mie ginocchia sistemandosi a novanta. Si voltò verso di Piero “Scopami qui!” Il ragazzo la prese da dietro e fece come gli era stato chiesto. Il viso della mia compagna che godeva mi faceva contorcere di piacere. Cosa mi stava succedendo? Fino a quel momento vederla guardata e desiderata dagli altri uomini mi eccitava, ma pensavo fosse una cosa normale. In quel momento Piero la stava scopando proprio davanti a me, mentre ero impotente, e non mi dispiaceva affatto. Che potessi essere una specie di cuckold?
Sentii bussare alla porta. Di nuovo tre colpi. Piero tirò fuori il suo cazzo da Silvia che con la figa ancora sgocciolante si diresse verso la porta e andò ad aprire. Sentii la voce bassa di un ragazzo. “Ciao!” si rivolse a me appena entrato in camera “Ti hanno sistemato per bene” disse accarezzandomi il viso
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2026-07-28
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