Un Viaggio Inaspettato: Capitolo VII: Il risveglio del terzo giorno

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tradimenti

Mi svegliai all’alba anche il giorno seguente. Il motivo continua ad essermi sconosciuto anche ora. Volevo vivere a pieno quelle giornate? Mi sentivo felice? Ero stressato? Non so dirvelo sinceramente ma per quasi tutta la vacanza aprì gli occhi alle prime luci del mattino.
Scesi dal letto mentre le ragazze dormivano profondamente. Cercai qualcosa da mettere sotto i denti in cucina ma ricordai che da quando eravamo arrivati non avevamo avuto l’occasione di fare la spesa. Allora decisi di sedermi sul divano e aspettare l’orario di apertura del bar per prendere la colazione per tutti. Poco dopo sentii sussurrare “Non hai dormito ‘sta notte?” mi voltai, era Carmen, che con i capelli arruffati e gli occhi assonnati mi guardava poggiandosi con una mano alla cornice della porta. “Mi sono svegliato presto” risposi facendo attenzione a non far vibrare le corde vocali. Andò in bagno, sentii il fruscio dell’acqua che scorreva. Poi uscì e si sedette accanto a me “Come mai di nuovo sveglio a quest’ora?” chiese sbirciando sul mio schermo. “Mi sono svegliato naturalmente… Tu? Non vuoi perdere la routine?” la risposta alla mia domanda fu un bacio sulla guancia. Poi spostò di qualche centimetro le labbra avvicinandole al mio orecchio “Ti ho sognato sta notte” le sue parole si trasformarono in un lungo brivido che percorse il mio corpo. “E cosa facevo?” chiesi con tono di sfida “Mi hai scopata come sai fare tu.” Allontanò il viso da me e si adagiò con la testa sul bracciolo del divano, divaricò le gambe posando un piede sulla mia spalla e l’altro sulla mia coscia. Poi la sua mano accarezzò la sua vagina “Ho bagnato un po’ il letto...” Il mio pene, che fino a quel momento era stato buono, prese vigore. “Amo il modo in cui comunichi di volermi” sussurrò fissando la mia asta “Vieni qui. Scopami, ti prego”.
Pensai alle parole di Carmen, non potevo scoparmi questa signorina senza che lei lo sapesse, altrimenti non mi avrebbe più permesso che venisse da noi. “Carmen, se Silvia ci scopre è finita. Smettila” la ammonii. “E allora facciamo in modo che non ci scopra” disse mentre salendo a cavalcioni su di me. “Lo so che lo vuoi” sussurrò afferrando il mio pene e baciandomi il collo. Poi si avvicinò al mio orecchio destro “Sarebbe diverso per te se ti dicessi che mentre dormivi mi ha leccato la figa?” queste parole mi colpirono: aveva proibito a me di scoparla e poi se la faceva lei? “Ah si?” le chiesi incuriosito “Sì. È stata brava. Mi ha fatto venire proprio accanto a te. Ho trattenuto l’orgasmo il più possibile sperando che i miei gemiti ti svegliassero, ma non ci sono riuscita…” Lasciò la presa. Poi approfittando della mia erezione, mosse il bacino per centrare il mio cazzo e fece una leggera pressione per farlo entrare. Il mio cuore sussultava. La paura di essere scoperto si ancorò al mio stomaco contorcendolo. Eccitazione e timore si mescolarono tra loro in un cocktail di adrenalina che scorreva nelle mie vene. Carmen mi baciò mentre impalata alla mia asta sfregava il suo pube sul mio. “Fa silenzio se non vuoi che ci scopra” sussurrò posando la mano sulla mia bocca. Poi cominciò a scoparmi. Trattenevo il più possibile i gemiti e incantato dalla visione di lei che si prendeva ciò che voleva da me, non potei fare altro che stare immobile e lasciarla fare. I miei occhi erano diventati lucidi per via del forte piacere che stavo provando. Lei prese la mia mano e la portò sul suo culo, posizionando il mio indice sul suo ano. Istintivamente feci una leggera pressione. Quel gesto provocò una contrazione all’interno della sua vagina che strozzò il mio cazzo: un piccolo verso si espanse dalla mia gola. Si fermò “Ho detto che devi stare zitto! Non permetterò a nessuno di separarmi da questo cazzo” mi intimò. Poi, posate entrambe le mani sui miei pettorali, morse il mio labbro inferiore tirandolo e riprese a scoparmi. “Sei mio!” esclamò sottovoce e mi baciò.
Sentimmo un suono provenire dalla camera da letto. Spinsi la ragazza giù da me e coprì il mio pene con un cuscino per nascondere l’erezione per evitare di destare sospetti. Quel rumore venne seguito da un leggero sospiro. Mi alzai a controllare. Era tutto apposto: Silvia stava ancora dormendo. Tornai da Carmen “Dobbiamo fare più piano” le dissi. Poi aprì le sue gambe e la scopai salendo su di lei. Le espressioni di piacere che comparivano sul suo viso gonfiarono ulteriormente il mio cazzo: la bocca serrata entrava in conflitto con i suoi occhi che si dilatavano ad ogni mia spinta profonda. Estrassi un paio di volte il mio cazzo dalla sua figa per poi rientrare e facendo entrare dell’aria. “Mi stai facendo impazzire” sussurrò mentre le sue mani stringevano e stropicciavano il telo che copriva il divano. Aumentai la velocità della penetrazione il sudore accumulatosi sul mio corpo cadeva colpendo la sua pelle. La sua vagina produceva un enorme quantità di succhi che mi permettevano di meglio in lei, le sue contrazioni stavano per farmi venire. Tirai fuori il cazzo da lei e diedi due colpi si cappella sul suo clitoride. Era un vecchio trucco che mi avevano insegnato per diminuire la sensibilità. Funzionò alla perfezione come al solito. Poi mi distesi sul divano e lei mi montò su dandomi le spalle. Afferrò le mie gambe e vidi il suo culo fare su e giù sul mio cazzo. Posai le mani sulla sua schiena liscia. Con le dita percorrevo le linee dei suoi muscoli mentre lei mi scopava come se fossero passati mesi dall’ultima volta che aveva preso un cazzo. Capì che stava venendo dal modo in cui stringeva le mie cosce. Tirò fuori il mio cazzo da lei e si distese su di me poggiando la sua vagina sulla mia bocca. Iniziò a succhiarmi il cazzo affamata e io, per non svegliare la mia compagna che dormiva, risucchiai le sue labbra riempiendo la mia bocca, poi presi a stimolarle il clitoride. Le sue gambe vibravano ai colpi della mia lingua. Sollevai il bacino per raggiungere le profondità della sua gola e, non contento di quanto stava godendo, decisi di penetrarla con due dita. Coi polpastrelli avvertì una zona più ruvida e la stimolai continuando a leccare. Carmen doveva essere in estasi: sputo il mio cazzo fuori dalla bocca e premette la faccia sulla mia coscia cercando di scappare dalla mia presa. In risposta io la bloccai col braccio libero continuando a lavorarla come prima. Rassegnata riprese a succhiare mentre dei piccoli gemiti che non riusciva a trattenere si liberavano nella stanza. Sollevai le gambe e afferrai la sua testa premendola su di me, poi venni sua bocca senza avvisarla e, mentre gli schizzi riempivano la sua gola, un getto proveniente dal suo clitoride esplose sulla mia faccia. Avevo fatto venire la stronzetta sulla mia faccia e la cosa mi rese più fiero che mai. Sentivo di aver tradito la fiducia che Silvia aveva riposto in me, il patto che avevamo siglato, ma poi guardai il volto di Carmen soddisfatta e le mie preoccupazioni lasciarono spazio al piacere provocato da quella dolce visione.

Silvia si svegliò più tardi e ci trovò nudi. Mi svegliai in preda al piacere datomi dalle sue mani che mi masturbavano. “Spero tu non te la sia scopata” mi chiese. “Io?” chiesi confuso “No, amore.” Sembrò credere alle mie parole, lasciò la presa e mi disse che sarebbe andata a fare un po’ di spesa in modo da preparare la colazione a tutti. Tornai a dormire.
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2026-07-05
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