L’Autostopista

di
genere
etero

Stavo rientrando a tarda notte da un lavoro, mi capitava spesso ormai, il lavoro nuovo mi portava a passare a volte lunghe nottate insonni, passando vicino a una discoteca mi fermo a uno di quei baracchini che ci sono li davanti, dove vendono panini a caro prezzo, dove ragazzi e ragazze ormai stanchi e alticci prendono di tutto e urlano stupidate, io ordino un caffè e una bottiglia d’acqua.
Finito il caffè apro la bottiglietta e mi dirigo alla macchina, apro, monto accendo tutto dando una bella sorsata di acqua quasi fresca e sento aprire lo sportello, si è appena fiondata dentro una ragazza, fiondata direi cascata, le sue gambe penzolano ancora fuori, mentre la sua testa è appoggiata alla mia spalla, bofonchiando qualcosa si sistema sul sedile affianco al mio…
-Scusami!- le dico, lei bofonchia ancora e chiude lo sportello, le luci si spengono, le riaccendo - Scusami!- ripeto ad alta voce, lei mi guarda e capisce che non mi conosce, - Oddiooooo!, e tu chi sei? -, la sua voce calma, assonna, ma per niente intimorita da entrare in macchina di uno sconosciuto, - Beh!, tu chi sei?, visto che ti sei fion…ehm cascata in macchina mia! -, lei osserva la situazione, mi riguarda, riguarda anche dietro, - Brutti stronzi!, sono andati via senza di me!, - capisco che si è un po ripresa con lo shock, - è ora come ci torno a casa!? -, mi guarda, i suoi occhi verdi si fanno grandi sotto la luce a led dell’abitacolo, come un cerbiatto impaurito, - Dove abiti? - le chiedo allacciandomi la cintura, lei mi risponde con la via, controllo sul navigatore, cavolo quasi 20 min di strada in più, vabbè il cerbiatto va portato a casa…
-Allaccia la cintura ti porto io, comunque piacere Marco 39 anni, tecnico, almeno così non sono uno sconosciuto - le sorrido, lei si sistema sul sedile - Piacere Giulia, 19 anni, appena diplomata! - e mi porge la mano, ce le scambiamo, spengo le luci e parto…
Due minuti dopo le chiedo in cosa si fosse diplomata, ma mi accorgo che sta già dormendo appoggiata allo schienale, il semaforo rosso mi per permettere di osservarla meglio, il top di paillettes che porta le le illumina con uno scintillio le tette con la luce rossa a led, belle piene e morbide di quelle che ci si aspetta da un fumetto Japponese, una sta quasi uscendo, la mia fantasia corre sulla possibilità di afferrarle quel minuscolo lembo di stoffa e guardare bene cosa ci sia lì sotto, in quel momento lei alza la mano e si gratta la tetta che stava per uscire, quasi con malizia la scopre e si struscia il capezzolo, rimango abbagliato da tanta meraviglia, ora la sua poppa è fuori, rotonda, continua a muoversi lentamente ancora stuzzicata dalla grattata, ora è anche alla portata della mia mano e il mio sguardo è fisso su quel meraviglioso capezzolino roseo ora libero di mostrarsi, mi accorgo di un flash verde, rimetto la vista sulla strada e riparto…
Vado piano aspettando un antro rosso, con la coda dell’occhio vedo la poppa saltellare a ogni buca i lampioni accesi me la mostrano a intervalli regolari, finalmente mi devo rifermare accendo la luce di cortesia e l’ammiro, avrei voglia di toccarla, succhiala e strizzare quel capezzolo, la mia mano si sta per muovere, - È verde! - sento dire sorridendo, la proprietaria della meraviglia mi fa tornare alla realtà, tolgo il piede dal freno e riparto lentamente, - Allora non dormi! - le dico, ora la mia mano si muove lentamente dalla pancia verso quel seno che fa capolino, lei prende e spegne la luce di cortesia appena accesa poi si tira fuori l’altra tetta dal top e aspetta solo che le afferri…
Orami guido con una mano, l’altra passa dalla tetta sinistra alla destra, le strizzo i capezzoli di tanto in tanto, lei si affossa ancora di più nel sedile, - Che salvatore porcellino che ho trovato stasera! - mi guarda, la sento sorridere, poi si strizza anche lei le tette così da farmele toccare insieme, altro semaforo rosso, mi sposto e le bacio, prima la più vicina poi l’altra, poi la sua bocca e il collo, lei apre le gambe, ora la mia mano più libera scende e risale dalle coscie…
Due sfanalate mi fanno capire che il semaforo è verde, riparto molto lentamente e guardo dove posso rifermarmi, la mia mano destra si muove verso il suo inguine lei apre per bene le sue cosce sode, faccio sempre un pezzettino in più ma poi torno indietro, ogni movimento che faccio lei apre sempre di più ormai le sue gionocchia sono a contrasto con le plastiche dell’auto i piedi sul seggiolino la sua gonna nera e luccicante non c’è più è tutta attorno alla vita ancora i lampioni fanno un vedo non vedo e cerco di guardarla e mi accorgo dello spettacolo, la sua mano sinistra si strizzava ancora i capezzoli o le tette la sua mano destra, spostava le mutandine, continuavo a fare su e giù, sempre più vicino alla sua fica, la sua mano spostava sempre più forte le mutandine e l’altra strizzava sempre di più i capezzoli, - Dai cazzo! - urlò - Sditalinami! -…
Giulia era come se fosse a una visita ginecologica, i piedi orami erano sul cruscotto, le ginocchia completamente una all’opposto dell’altra, la mano che quasi si stappava le mutandine, almeno dieci lampioni mi ci vollero per ammirare lo spettacolo e poi la mia mano atterrò sulla sua fica, cominciai ad massaggiarla piano piano, un dito ogni tanto lo spingevo dentro, ci infilava senza problemi il mio cazzo era duro ma aspettavo a farle sentire quanto anch’io volevo che mi toccasse, un dito poi due, alla fine indice medio e anulare erano dentro e si muovevano su e giù, poi li facevo uscire e massaggiavo tutte le grandi labbra, intanto lei con la mano reggeva le mutandine e l’atra passava da un capezzolo alla tetta opposta, il gioco di luci mi faceva ammirare e nascondere tutta quella meraviglia, riuscivo solo a vedere ogni tanto con la coda dell’occhio cosa avessi affianco, poi sentii la voce digitale “ destinazione raggiunta “ e mi accostai davanti a un grande cancello di ferro nero.
Il motore si fermò in sospensione, la mano che reggeva il volante prese il posto di quella ormai fradicia ed esausta, quest’ultima la misi vicino alla bocca quasi a tappagliela me mentre la mano sinistra si metteva all’opera, con questa infilai anche il migliolino, lei aprì la bocca e accolse la mano che prima le stava dando piacere, come a succiare avidamente un cazzo, mi guardava con quegl’occhi belli che aveva riflettevano la piccola luce che illuminava vicino al carrabile…
-Aspetta un attimo!- mi disse appena tolta la mano dalla bocca, apri lo sportello e barcollando un pochino, forse per i postumi delle sbornia forse per i sassolini e i piedini scalzi, arrivo al cancello, fece qualcosa e il cancello si apri.
Ritornò allo sportello, anche questa volta quasi si tuffò dentro, - la prima a destra, parcheggia sotto la tettoia -, così feci il più presto possibile, nel mentre lei si tolse tutto, non c’era che una luce vicino a un piccolo fienile lì vicino, si rimise solo le scarpette con i tacchi, riapri lo sportello appena fermati e scese, si incamminò verso l’ingresso del fienile, piano piano, sculettando e arrivata a metà si girò, io l’ammiravo appoggiato alla macchina, era bellissima, in controluce si vedeva tutti i suoi lineamenti, si notava le sue tette ondeggiare a ogni passo, tornò indietro, mi bacio e mi prese la mano tirandomi a sé e verso la porta.
Una volta entrati lei andò ad accendere delle piccole luci sul fondo di una sala bella ampia, poi andò in cucina, sentì dei bicchieri e una bottiglia aprirsi, tornò con una piccola bottiglia quasi finita di Vodka e una lattina di Redbull, le appoggiò su un tavolino e mischiò tutti e due i liquidi nei bicchieri, bevemmo insieme, forse la quantità di vodka era un po di più del necessario era bello fortino, ma in due o tre palpate alle mie palle e al mio cazzo ricambiate da me al suo culo e fica finimmo i cocktail, lei poi salì sul divano a pecora, si inarcò verso il basso mostrandomi tutto il suo magnifico culo e fica, era come una tavola apparecchiata a Natale, piena di prelibatezze da mangiare, mi tolsi tutto anch’io fuor che le mutande e mi avvicinai.
Cominciai a leccare, con le mani le allargavo la fica e leccavo più in profondità, poi lasciai due dita nella fica e mi dedicai al suo culo, con una mano lei lo teneva aperto e dopo averle divorato il culo ripassavo alla fica nel mentre le dita scorrevano o nell’uno o nell’altro buco con facilità e velocemente rallentando ogni tanto, lei teneva sempre aperto il più possibile quella meravigliosa vista, l’altra mano era aggrovigliata alle tette, ogni tanto gli davo qualche sculacciata e lei mugolava, poi mi tirai su mi tolsi anche le mutande Giulia invece si inarcò ancora di più, portò l’altra mano ad aprirsi le chiappe, mi guardo e sorridendo mi sussurrò - Scopami forte, sono la tua troia! -.
Appoggiai la mia cappella, sulle sue grandi labbra, volevo ancora stuzzicarla un po’, ma con un piccolo balzetto all’indietro le lo mise dentro un pezzettino, - Che troia che sei!, hai tanta voglia di cazzo eh! -, le diedi un schiaffo sul culo e subito dopo lo affondai dentro con foga!, - Fottimi! - mugolo strozzata dai cucini, il mio cazzo affondava con piacere in quella tana, per un pò la caricai forte e piano poi lo sfilai, - A una puttana come te va rotto anche il culo! -, sputai sopra il suo buchetto poi che indice e medio mi divertii a allagarlo e infine riservai il solito trattamento della sua passerina, lo appoggiai e lo infilai tutto con forza, sentivo lei che respirava a fatica, che godeva sotto ogni mio colpo le presi le mani e le tenni tipo le redini di cavallo mentre ogni tanto le davo uno schiaffo o sulla mela sinistra o la destra, le avevo fatto due mele rosse sembravano quasi due pomodori.
-Girati!- le ordinai, lei si mise comoda appoggiata alla spalliera e ai braccioli del divano e riallargò subito le gambe pronta a farsi caricare ancora, mi accomodai anch’io cominciai a sditalinarla con foga, l’altra mano la tenevo al collo salda ma non forte, - dammi il cazzo, dammi i cazzooo - supplicava, lo puntai e anche questa volta forte fino in fondo alla fica, una trentina di secondi dopo la sentii tremare, lo tolsi e con la mano le feci vibrare le grandi labbra venne, era calda, respirava veloce tirai su le gambe le strinsi e le appoggiai alla mia spalla poi puntai il culo, questa volta cominciai lentamente un pezzettino per volta e tornavo indietro, lei con le mani raggiunse i miei fianchi e tirandomi a sé mi invitò a farlo scorrere più in fondo, mi puntellai e cominciai riscoprirla forte, - Ti riempi il culo di sborra!-, altre sue o tre spinte e venni, la risentii tremare ancora, venimmo insieme, il suo culo mi strizzava e mollava il cazzo, continuai a fare su e giù finché c’è n’era poi uscii e afflosciai anch’io sul divano…
Si avvinghiò a me, le sue tette si dividevano tra il mio petto e il mio fianco, la sua gamba destra sopra la mia, sapeva di sesso, sudore e il suo respiro si stava calmando anche se ancora era calda, mi bacio la spalla poi ci baciamo, - Che brava troietta che sei, mi hai sfinito -, le dissi dolcemente, - Doccia? - mi rispose, ci alzammo la seguì in quello che era un bagno enorme la doccia sembrava quella di una spa, ma stranamente con tante nicchie e maniglie capii subito dopo cosa servissero.
Cominciammo a insaponarci a vicenda, l’acqua che sembrava quasi una pioggia ci scorreva addosso, ognuno dei due giocava non a insaponare quanto più eccitarci a vicenda, - Lui si è risvegliato! -, mi disse mordendomi un orecchio mentre mi stava tendendo le palle, - Succhiamelo! - le ordinai - E non ti dimenticare delle palle! -, come una lepre che la inviti a correre si fiondò a leccarmelo, ciucciarmelo e prendendolo tutto in gola, poi passava a dare lo stesso trattamento alle palle, era bravissima, quando se lo faceva entrare in gola le tenevo la testa e mi muovevo io, dopo un paio di minuti che mi godevo quel ricco pompino, la feci alzare e feci in modo di mettermela comoda per possederla ancora, ecco cosa servivano tutti quegli appoggi, era perfetta all’altezza giusta e cominciai a scoparla sempre più forte, la mia mano a serrarle il collo l’altra a fare più perno possibile.
-Ti piace è maiala!, preparati che ti sborro nella fica!-, le urlai poco dopo, lei si cominciò a muovere accogliendo ogni mia spinta, il suo corpo era come se fosse fatto apposta per essere il piacere di un uomo, venni, nel mentre la mia mano serrava ancora di più il suo collo, l’altra mano non servendo più a sorreggermi le aveva afferrato una tetta e la strizzava, le continuava a muoversi vibrando e non lasciando mai il mio cazzo.
Si fermo, si accasciò in ginocchioni, con la bocca finì di succhiarmi la cappella mentre si stava afflosciando, poi si tirò su, comincio a baciarmi, io ricambiai, le mani appiccicate al suo culo, le sue alle mie guance.
Finimmo di fare la doccia, ridevamo e ci baciavamo, ci asciugammo a vicenda non mancò baci e leccatine alle parti interessanti, mi rivestii con quello che avevo lei si mise solo una piccola vestaglia con hello kitty disegnato sopra, sembrava così innocua, poco dopo mi riaccompagnò alla macchina, mentre stavo accendendo il motore lei mi ringraziò, - Grazie per avermi riportata a casa sana e salva - sorrideva, le diedi su un pezzettino di carta il mio numero, riparti e uscì dal cancello.
A casa notai che mi era arrivato un messaggino, “Giovedì riesco, con un amico…, solita ora?”, le risposi che andava bene, lei mi inviò una foto fatta allo specchio, uno specchio grandissimo di una camera con un letto enorme, la ritraeva a gambe aperte dall’alto lo specchio doveva essere sul soffitto, “Sono ancora tutta aperta, mi manchi!, qua ci si sta bene anche in tre…”, “ Mi farai venire un infarto!, ma sarà un piacere accontentare la tua voglia di cazzo…- le risposi…

Racconto di Fantasia
imarchino52@gmail.com
scritto il
2026-08-18
1 8 5
visite
2
voti
valutazione
7.5
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.