La mattanza
di
IL MICROBO
genere
gay
LA MATTANZA
Lo avevo conosciuto sulla spiaggia, vicini di ombrellone. Gli sbirciavo a volontà il pacco e mi sembrava che non perdesse l’occasione per guardarmi il culo. Eravamo rimasti sul formale.
-Anche tu da solo?
-Ehh sì.
-Una gran noia vero? Ma almeno si riposa.
L’unico indizio un po’ malizioso fu il seguente scambio di battute.
-Grazioso il costumino che hai.
-Pure il tuo niente male.
-Ti cade bene dietro.
-Grazie.
-Io vesto più comodo altrimenti non ci sta dentro la roba.
-Ho visto che ne hai molta.
-Un tantino sopra la media sì.
-Beato te.
Poi più niente. Solo quella allusione. E fu più che abbastanza.
Più tardi al ristorante il cameriere mi consegna un bigliettino anonimo: Camera 118 per serata a due.
Scrivo la risposta: Ti raggiungo.
Finita cena mi alzo e vado a prepararmi. Cosa indossare? Una tuta va bene. Busso al 118.
-Avanti.
Era proprio lui ed stava nudo.
Lo mangio con gli occhi. Si alza dal letto con l’uccello a dondolo e mi offre da bere.
-Martini va bene?
-Sì sì.
-Mettiti comodo.
Sfilo la maglietta. Mi piego di schiena per sfilare il pantalone e mostrare sedere. Mi chiama fianco a fianco. Ci offriamo a bacio. Gli si alza.
-Lo vedi l’effetto che mi fai?
-Caspita, che torre.
-Vuoi favorire?
Succhiare è una mia specialità. Spluch. Spluch. Spluch. Spluch.
-Basta se non mi fai venire così.
Mi stacca e fa segno di girarmi. Lo punta subito. Colpo secco ed è dentro: un palo.
-Mi sei piaciuto da subito.
-Huauuu…
Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Splash.
Si leva. Gli gocciola.
-Fai tu?
E come no. Slurp. Slurp. Slurp. Slaap. Quanto buon miele.
-Ma che bravo.
-Che toro che sei stato.
Sarei rimasto per coccole ma mi ha liquidato.
-Ho bisogno di stare da solo.
Giorni seguenti ho aspettato invano un eventuale replay. Niente da fare. Gli piaceva cambiare. Quanti camerieri e anche clienti di ogni età abbiano varcato la sua porta non lo so. C’era un bel viavai. Una sera ci è venuto persino il Direttore. Visite brevi. Tutti furtivi in uscita: gambe languide, sofferenti, occhi sgranati, chiome in disordine, tranne i calvi.
Lo avevo conosciuto sulla spiaggia, vicini di ombrellone. Gli sbirciavo a volontà il pacco e mi sembrava che non perdesse l’occasione per guardarmi il culo. Eravamo rimasti sul formale.
-Anche tu da solo?
-Ehh sì.
-Una gran noia vero? Ma almeno si riposa.
L’unico indizio un po’ malizioso fu il seguente scambio di battute.
-Grazioso il costumino che hai.
-Pure il tuo niente male.
-Ti cade bene dietro.
-Grazie.
-Io vesto più comodo altrimenti non ci sta dentro la roba.
-Ho visto che ne hai molta.
-Un tantino sopra la media sì.
-Beato te.
Poi più niente. Solo quella allusione. E fu più che abbastanza.
Più tardi al ristorante il cameriere mi consegna un bigliettino anonimo: Camera 118 per serata a due.
Scrivo la risposta: Ti raggiungo.
Finita cena mi alzo e vado a prepararmi. Cosa indossare? Una tuta va bene. Busso al 118.
-Avanti.
Era proprio lui ed stava nudo.
Lo mangio con gli occhi. Si alza dal letto con l’uccello a dondolo e mi offre da bere.
-Martini va bene?
-Sì sì.
-Mettiti comodo.
Sfilo la maglietta. Mi piego di schiena per sfilare il pantalone e mostrare sedere. Mi chiama fianco a fianco. Ci offriamo a bacio. Gli si alza.
-Lo vedi l’effetto che mi fai?
-Caspita, che torre.
-Vuoi favorire?
Succhiare è una mia specialità. Spluch. Spluch. Spluch. Spluch.
-Basta se non mi fai venire così.
Mi stacca e fa segno di girarmi. Lo punta subito. Colpo secco ed è dentro: un palo.
-Mi sei piaciuto da subito.
-Huauuu…
Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Pack. Splash.
Si leva. Gli gocciola.
-Fai tu?
E come no. Slurp. Slurp. Slurp. Slaap. Quanto buon miele.
-Ma che bravo.
-Che toro che sei stato.
Sarei rimasto per coccole ma mi ha liquidato.
-Ho bisogno di stare da solo.
Giorni seguenti ho aspettato invano un eventuale replay. Niente da fare. Gli piaceva cambiare. Quanti camerieri e anche clienti di ogni età abbiano varcato la sua porta non lo so. C’era un bel viavai. Una sera ci è venuto persino il Direttore. Visite brevi. Tutti furtivi in uscita: gambe languide, sofferenti, occhi sgranati, chiome in disordine, tranne i calvi.
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