Tanto suo
di
IL MICROBO
genere
gay
TANTO SUO
Stavo a zonzo nel centro commerciale quando Lui mi intercettò e mi propose di seguirlo fino a casa.
-A fare cosa?
-A imparare come darti al maschio.
Lo guardai. Era lardellato da un bel po' di pancia. Chissà quante pliche prima di arrivargli al cazzo. E che tette che aveva e quanto pelo che gli usciva da sotto i vestiti da tutte le parti.
-Sei mai stato di un uomo?
-Qualche volta.
-Seguimi.
Mi condusse nei cessi e lo tiro fuori.
-Ne hai mai visto uno così?
-Cavolo quanto grosso che ce l'aveva.
-Prendilo in mano.
-Mi emozioni se mi dici così.
Gli sgusciai la cappella, grossa, lucida, mai vista una uguale.
-Chinati e baciala.
Smack.
-È un buon inizio. Ma non basta.
-Cosa vuoi da me?
-Farti imparare cosa significa sesso vero sul serio.
-Quando e dove?
-A casa mia.
-Per quanto?
-Per una settimana intera. Solo così potrai diventare mio.
-Mi tenti.
-Vai dai tuoi e digli che parti per una vacanza.
-Di quanti giorni?
-Sette. Bada bene che non ti darò scampo.
Decisi sul momento che mi poteva andare bene. Lo raggiunsi. Mi fece spogliare nudo e così rimasi senza tregua per tutto il tempo.
-Hai mai fatto pompini?
-Mai.
-Sarebbe ora che tu cominciassi.
Detto fatto me lo infilò in bocca e ho dovuto succhiarlo.
-Respira col naso a scanso di conati.
Sborrò e lo ingoiai tutto, con vera gioia.
-Questo è solo l'inizio.
Mi segregò in uno stanzino buio, dal quale mi tirava fuori solo quando gli facevo voglia.
-Alza il culo servo.
-Servo di chi e di che?
-Del cazzo che ti pianterò dritto nel sedere.
Inutile discutere. Mi piegavo. E mi squartava.
-Signore non le sembra di stare esagerando?
-Lo hai sentito bene?
-Anche troppo.
Un po' sul davanti e un po' dietro mi giostrò come voleva. Imparai. E l'ultimo giorno che ero stato suo e di quel mostro di uccello che mi destinava mi disse: Ora sei pronto per soddisfare chiunque ti richieda.
Di uccelli ne ho conosciuti tanti, di bocca buona o nel culo, nessuno come il suo, dritto e duro, con quelle palle così grosse piene di sborra e quegli schizzi che mi hanno nutrito all'inverosimile, a clistere e alla spina. Un grande maestro.
-Non sei il primo e neanche l'ultimo che tiro su per bene.
Niente più mi spaventa. Che scuola.
Stavo a zonzo nel centro commerciale quando Lui mi intercettò e mi propose di seguirlo fino a casa.
-A fare cosa?
-A imparare come darti al maschio.
Lo guardai. Era lardellato da un bel po' di pancia. Chissà quante pliche prima di arrivargli al cazzo. E che tette che aveva e quanto pelo che gli usciva da sotto i vestiti da tutte le parti.
-Sei mai stato di un uomo?
-Qualche volta.
-Seguimi.
Mi condusse nei cessi e lo tiro fuori.
-Ne hai mai visto uno così?
-Cavolo quanto grosso che ce l'aveva.
-Prendilo in mano.
-Mi emozioni se mi dici così.
Gli sgusciai la cappella, grossa, lucida, mai vista una uguale.
-Chinati e baciala.
Smack.
-È un buon inizio. Ma non basta.
-Cosa vuoi da me?
-Farti imparare cosa significa sesso vero sul serio.
-Quando e dove?
-A casa mia.
-Per quanto?
-Per una settimana intera. Solo così potrai diventare mio.
-Mi tenti.
-Vai dai tuoi e digli che parti per una vacanza.
-Di quanti giorni?
-Sette. Bada bene che non ti darò scampo.
Decisi sul momento che mi poteva andare bene. Lo raggiunsi. Mi fece spogliare nudo e così rimasi senza tregua per tutto il tempo.
-Hai mai fatto pompini?
-Mai.
-Sarebbe ora che tu cominciassi.
Detto fatto me lo infilò in bocca e ho dovuto succhiarlo.
-Respira col naso a scanso di conati.
Sborrò e lo ingoiai tutto, con vera gioia.
-Questo è solo l'inizio.
Mi segregò in uno stanzino buio, dal quale mi tirava fuori solo quando gli facevo voglia.
-Alza il culo servo.
-Servo di chi e di che?
-Del cazzo che ti pianterò dritto nel sedere.
Inutile discutere. Mi piegavo. E mi squartava.
-Signore non le sembra di stare esagerando?
-Lo hai sentito bene?
-Anche troppo.
Un po' sul davanti e un po' dietro mi giostrò come voleva. Imparai. E l'ultimo giorno che ero stato suo e di quel mostro di uccello che mi destinava mi disse: Ora sei pronto per soddisfare chiunque ti richieda.
Di uccelli ne ho conosciuti tanti, di bocca buona o nel culo, nessuno come il suo, dritto e duro, con quelle palle così grosse piene di sborra e quegli schizzi che mi hanno nutrito all'inverosimile, a clistere e alla spina. Un grande maestro.
-Non sei il primo e neanche l'ultimo che tiro su per bene.
Niente più mi spaventa. Che scuola.
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