Che pandemonio
di
IL MICROBO
genere
gay
CHE PANDEMONIO
Erano sette bruti che ogni settimana si divertivano a catturare per strada un ignaro e giovane passante trascinandolo nel sotterraneo di un capannone industriale semi abbandonato dove la musica girava a mille. Quel sabato ero stato scelto io. Preso di sorpresa ero frastornato e intimidito. A loro piaceva leggere sul mio volto la paura e lo spavento che provavo. In gruppo mi strapparono i vestiti di dosso. A turno ciascuno di loro, mentre gli altri mi tenevano saldamente immobilizzato per le braccia e per le gambe con il culo a sguscio, si accanì sul mio povero sedere. Era tutto un guizzare di cazzi arrapati in quella fossa dei leoni. Li ho avuti dentro uno per uno da vampiri a fare i loro comodi come se fosse un loro diritto. Altro non pretesero da me se non trombarmi villanamente, inzozzandomi la schiena coi loro spermi, del tutto indifferenti ai miei lamenti. Dopo non so quanto che si erano ormai saziati, mi fecero bere a canna un liquore molto forte, mentre alcuni mi deridevano e altri si complimentavano che avevo un “bel ano da sforzo”. Mi lasciarono languire da solo, tutto dolorante e disperato. Piansi molto e nelle nebbie dell'alcool mi accasciai stremato sul pavimento in penoso dormiveglia, finché non mi addormentai facendo sogni orrendi. Di buon mattino un guardiano di ronda mi sveglio e mi soccorse porgendomi una tuta da lavoro per rivestirmi. Quella buon'anima mi portò in salvo in città facendomi molte raccomandazioni di mettermi alla svelta tutto alle spalle.
-Li conosco bene, sono degli animali. Molti ci tornano ma tu ascolta me: gira alla larga e dimenticati di loro e di quello che ti hanno fatto.
Giorno dopo giorno bastava che chiudessi gli occhi per essere perseguitato dal ricordo di tutti quegli uccelli, grossi e duri, che senza pietà si erano accaniti in festa intorno a me.
Avevo provato delle emozioni molto forti e mi sembrava di averne ancora bisogno. Lì raggiunsi in motorino e appena messo piede nel loro covo fui trattato come carne da macello peggio della prima volta. Barcollavo a gambe larghe e a fine serata uno di loro imbarcò il mio motorino sul suo Suv e mi riportò indietro. Prima di scaricarmi lungo una via deserta vicina a casa tanto buono che era se lo fece succhiare fino alla sborra e mentre lo ritornava in mutanda mi ammonì: Acqua in bocca e soprattutto vieni ancora a trovarci.
Infatti ci tornai alcune volte fino a quando non mi sembrò di aver perso interesse e di averne abbastanza, dei loro rozzi modi, dei loro cazzi in volo e delle loro scopate selvagge.
Erano sette bruti che ogni settimana si divertivano a catturare per strada un ignaro e giovane passante trascinandolo nel sotterraneo di un capannone industriale semi abbandonato dove la musica girava a mille. Quel sabato ero stato scelto io. Preso di sorpresa ero frastornato e intimidito. A loro piaceva leggere sul mio volto la paura e lo spavento che provavo. In gruppo mi strapparono i vestiti di dosso. A turno ciascuno di loro, mentre gli altri mi tenevano saldamente immobilizzato per le braccia e per le gambe con il culo a sguscio, si accanì sul mio povero sedere. Era tutto un guizzare di cazzi arrapati in quella fossa dei leoni. Li ho avuti dentro uno per uno da vampiri a fare i loro comodi come se fosse un loro diritto. Altro non pretesero da me se non trombarmi villanamente, inzozzandomi la schiena coi loro spermi, del tutto indifferenti ai miei lamenti. Dopo non so quanto che si erano ormai saziati, mi fecero bere a canna un liquore molto forte, mentre alcuni mi deridevano e altri si complimentavano che avevo un “bel ano da sforzo”. Mi lasciarono languire da solo, tutto dolorante e disperato. Piansi molto e nelle nebbie dell'alcool mi accasciai stremato sul pavimento in penoso dormiveglia, finché non mi addormentai facendo sogni orrendi. Di buon mattino un guardiano di ronda mi sveglio e mi soccorse porgendomi una tuta da lavoro per rivestirmi. Quella buon'anima mi portò in salvo in città facendomi molte raccomandazioni di mettermi alla svelta tutto alle spalle.
-Li conosco bene, sono degli animali. Molti ci tornano ma tu ascolta me: gira alla larga e dimenticati di loro e di quello che ti hanno fatto.
Giorno dopo giorno bastava che chiudessi gli occhi per essere perseguitato dal ricordo di tutti quegli uccelli, grossi e duri, che senza pietà si erano accaniti in festa intorno a me.
Avevo provato delle emozioni molto forti e mi sembrava di averne ancora bisogno. Lì raggiunsi in motorino e appena messo piede nel loro covo fui trattato come carne da macello peggio della prima volta. Barcollavo a gambe larghe e a fine serata uno di loro imbarcò il mio motorino sul suo Suv e mi riportò indietro. Prima di scaricarmi lungo una via deserta vicina a casa tanto buono che era se lo fece succhiare fino alla sborra e mentre lo ritornava in mutanda mi ammonì: Acqua in bocca e soprattutto vieni ancora a trovarci.
Infatti ci tornai alcune volte fino a quando non mi sembrò di aver perso interesse e di averne abbastanza, dei loro rozzi modi, dei loro cazzi in volo e delle loro scopate selvagge.
2
voti
voti
valutazione
1
1
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Fare moneta
Commenti dei lettori al racconto erotico