Viktor: Le angurie delle tardone
di
Jack Off
genere
incesti
Guardai l’ora erano le 16, del giorno dopo praticamente avevamo fatto sesso con zia Tina per quasi tre ore senza sosta. Non male per una vecchia troia in pensione.
‘Adesso però ci facciamo una pausetta lunga -decise zia- perchè domani si va da Marina e non voglio certo che dica che sono stata egoista’.
‘No no zia, che non sia mai. Tromberò anche lei come merita. Non voglio certo farti litigare con la tua amica’ e ridemmo in coro abbracciandoci nudi e felici.
Tra una pompata e l’altra era venuto fuori che la zia, se la spassava oltre che con la colf e la vicina di casa anche con questa matura signora, Marina appunto. Appena me ne aveva fatto cenno prontamente le avevo fatto presente che avrei molto gradito conoscerla e farle provare il mio uccellone.
La zia Tina ovviamente non aveva detto di no, anzi, penso avesse accennato all’amica porca proprio per attizzarmi di più.
Dormii un sonno un po’ agitato e nervoso nudo sul divano di zia Tina aprendo gli occhi ogni tanto. Anche lei doveva essere stanchissima perchè un paio di volte la notai semi incosciente sul divano ancora praticamnete nuda a russare a tutta forza…
Guardai l’orologio e mi accorsi che erano già le otto di sera e nessuno aveva preparato la cena. La nostra cara colf nera, la bella tettona, purtroppo nei weekend se ne tornava a casa. Peccato.
Non tanto perché avevo ancora in animo di farmi una doppia al caffè e latte con lei e zia ma anche perché avrei gradito una che mi preparasse qualcosa.
In effetti cominciavo ad avere un po di famina. Guardai zia ancora spaparanzata sul divano con quelle tettone in bella vista, le gambe belle spalancate, la figa dilatata e rossa più che mai… Di nuovo mi venne duro e mi salì la voglia di fotterla. Decisi, magnanimo, di darle un po’ di tregua almeno fin che non fossimo andati a letto. Sono certo che se la avessi svegliata non si sarebbe tirata indietro ma pensai che potevo anche aspettare.
Attaccati vicino alla porta c’erano due vestaglie di lana pesante. Me ne infilai una sul corpo ancora nudo e uscii a fumarmi una sigaretta.
In casa il fumo era assolutamente bandito e io non avevo mai trasgredito alle regole della mia zia.
Il freddo della montagna mi solleticava dolcemente le palle sotto alla vestaglia e ammetto che era una sensazione piacevole che mi aumentò l’erezione.
A un certo punto, in automatico, il cazzo mi schizzò fuori dalla vestaglia durissimo ed eretto sul petto come una bandiera…
Visto che Tina riposava e non c’era altra figa a disposizione conclusi che la cosa più pratica era farmi una sega mentre con la’altra mano mi finivo la sigaretta…
Non sono uno che conclude presto quando scopa e di certo con le seghe non vado più in fretta quindi dopo venti minuti ero ancora lì, sul balcone, a farmi la mia pippa….
Ero a buon punto quando sentii delle voci… Il giardino di zia dava su un piccolo vicolo dove non passava mai nessuno quindi la cosa mi lasciò stupito.
Nascosi l’erezione meglio che potevo sotto la vestaglia e aspettai. Erano tre sfigatone sulla quarantina che, da come intesi, erano andate alla messa pomeridiana del sabato. Quella che teneva banco di chiara provenienza meridionale visto l’accento, era una nanetta bruttina in jeans e giubbotto. Capelli neri arricciati artificialmente, faccia mascolina…. Il volume della sua voce era il triplo delle altre e la sua sapienza pareva infinita…. Le altre due, che parlavano poco e annuivano molto erano di qualche paese del nord europa. Una mora bruttarella col nasone prominenete, l’altra bionda, un po’ più giovane e un po’ più carina.
Non mi avevano nemmeno visto e, chissà perchè decisero di fermarsi proprio lì davanti al nostro cancello dove la meridionale, che poi intuii chiamarsi Carmela, si accese una sigaretta.
Io, intanto ero ancora in tiro e capii che, se volevo finire, dovevo tornare dentro a continuare il massaggio… Fra l’latro ero praticaamnete al culmine e penso che due o tre carezze e avrei svuotato tutto.
Fu a quel punto, forse per il movimneto, che Carmela si accorse di me… ‘Signora Tina? Sta lei al giardino signora?’…
Era una impicciona tremenda.
‘No mia zia è dentro che guarda la tv…. Ha bisogno?’.
‘A ma guarda. Ma te sei il nipote della Tina vero? A si, me lo aveva detto che aveva un nipote si….’.
Io cercavo di essere gentile senza apparire maleducato ma avevo davvero di meglio da fare… fra l’altro mia madre ha sei sorelle, cinque togliendo Tina è quasi tutte hanno parecchia prole quindi era scontato che avesse dei nipoti no?
La donna come un fiume in piena stava già sciorinando alle altre due pettegolezzi su di me carpiti qua e la dalla zia…. Dove abitavo, cosa facevo per vivere ecc… Una pettegola cagacazzo da competizione. Però era certo che un po’ mi conosceva visto che parlava “dello scrittore”.
Fu a quel punto che a bassa voce la rumena bruna (che si chiamava Milla) disse a mezza voce ‘si vede suo cazzo….’.
Tutte e tre impercettibilmente concentrarono lo sguardo. Stava facendo buio ma la luce era ancora buona per notare che la trave era di nuovo uscita fuori e mi pulsava sul petto….
A quel punto visto che se la erano cercata e stavano ancora lì a guardare passai all’azione e mi avvicinai alla cancellata.
La vestaglia si era completamnete slegata e sembrava più che altro un mantello. L’uccello era protagonistaa. Le tre sgranavano gli occhi….
Io porsi la mano a Carmela ‘tanto piacere’.
Lei la strinse quasi tremando. Anche la bruna straniera allungò la mano ‘io Milla, lei mia figlia Kora’.
‘Piacere….. Volete venire dentro al caldo? Vi offro qualcosa….’.
‘Noi….. Oi guarda che noi siamo donne sposate…. -scattò Carmela- vabbè io sono sposata lei è vedova e lei fidanzata…. Comunque siamo donne serie sai’.
‘Ottimo- sorrisi- volete entrare?’.
‘Ma guarda questo che cosa dice! Guarda vengo dentro giusto a dirle a tua nonna cosa hai fatto’.
‘Che poi è mia zia…’.
‘Si, si va bhe è uguale. Venite ragazze…’ ordinò.
Le due rumene erano un po’ titubanti e alla fine la bionda si scostò allontanandosi in fretta ‘mia figlia vergogna’ disse Milla.
Restarono loro due a fissarsi mentre aprivo la porta ed entravo.
‘O va bene voglio proprio vedere che dice tua nonna che stai così in giardino’.
‘Vieni pure accomodati. E’ in salotto ma fai piano che dorme’.
Carmela mise la testa dentro e sbirciò il salotto, vide Tina nuda a gambe spalancate, non ci mise molto a capire cosa avevamo fatto ed esclamò un sonoro ‘minchiaaaaaaa!’.
Uscì quatta, quatta dal salotto mentre noi ancora nell’ingresso non eravamo certo stati ad aspettare.. Approfittando che Milla aveva la gonna e i collant, le avevo già messo una mano sulla coscia e la palpavo voglioso…
Lei strizzò i suoi piccoli occhietti neri e senza esitare mi afferrò il cazzo.
‘Ma cosa fai gli tiri una sega? Ma sei pazza? Ma qui siete tutti malati di sesso….’.
‘E tu no Carmela -risposi senza scompormi ne smettere di palapare Milla sempre più verso l’inguine- se ti da fastidio vai pure. La porta è lì….’.
E tanto per farle capire che con Milla facevo sul serio le ficcai secco la mano in mezzo alle gambe.
‘Pazzi! Una casa di depravati’.
Intanto il collant era scivolato fino alle caviglie e subito dopo seguito dalle mutande liberando una bella fica matura e cespugliosa.
‘Ummm andiamo in camera tesoro’ dissi mentre la aiutavao a togliere le scarpe e liberarsi di tutto il resto….
‘Carmela forse meglio che tu va’ disse la rumena.
‘Ma tu sei pazza. Cosa fai? Vai a scopare?’.
Io mi voltai secco mettendole proprio il cazzo davanti alla faccia ‘Carmela cerca di capire. O te ne vai o resti e ne ho anche per te….’.
‘Io sono donna sposata come ti permetti?’.
‘E l’hai già preso un cazzo così?’.
‘Maleducato come ti permetti… Mica è solo il cazzo grosso che conta sai….’.
‘Bhe però aiuta…. Allora che fai? Assaggi o esci’.
‘Carmela tu forse meglio che va….’ riprese Milla ansiosa di avere tutta la mia trave per lei.
La donna si voltò verso di lei a fissarla con lo sguardo infuocato ‘A troia rumena vuoi che vado via per farti infilare sto cazzo nel buco. A puttana che sei…. Lo dirò a tua figlia! Lo dirò a tutto il paese A che troie che siete voi rumene e io che ti sono amica…. Anzi sai cosa ti dico maledetta che adesso me lo prendo io così impari…. Tu vuoi scopare vero porco… E’ questo che vuoi. Mi desideri vero l’ho capito subito…’.
Dirle che per me era solo un cesso con un buco caldo buona solo per svuotare le palle non era il caso così non dissi nulla e le accarezzai il viso sorridendo.
Le arrivai ai capelli, cespugliosi e grassi di lacca che faceva quasi schifo toccarli ma li strinsi nella mano e divenni padrone della sua testa.
In un attimo, senza fare resistenza, aprì la bocca e ingoiò il mio cazzo.
Spompinava che era un piacere e mentre ci dava la aiutai prima a slacciarsi i jeans e poi a togliere le penose mutande di cotone blu che indossava.
Una fica irsuta di pelo fece la sua apparizione. Sembrava avesse degli slip di pelo.
La giacca, la maglia, la t-shirt e il reggiseno volarono via poco dopo e alla fine restò solo un reggiseno blu da bancarella che, calato, liberò due piccole tette (neanche una seconda) appena percettibili con grossi capezzoli scuri.
Come ho detto non era una bellezza. Carnagione olivastra, piccola, magra da contarle le ossa, piatta e pelosa all’estremo sia fra le gambe che sotto le ascelle e anche sul viso aveva un accenno di barba.
A succhiare però era bravaissima tanto che ‘oooooooooooooo’ e le venni in faccia inondandola di sborra.
‘Ecco hai visto come facciamo godere noi donne calde del sud non voi ghiaccioli rumene’.
Milla ancora col vestito addosso ma nuda dalla vita in giù ci fissava.
‘Tu sei soddisfatto? Hai goduto?’ mi aggredì Carmela.
Io le mostrai un cazzo duro come acciaio che colava sperma ma che stava ancora dritto ‘ti paio soddisfatto?’.
Milla mi si strusciò addosso ‘io ti soddisfa adesso… Tu porta me a letto’.
‘Ma che vuoi soddisfare che sei un ghiacciolo…voi donne del nord non siete calde neanche se vi mettete. Vero? -disse a me- vero che siamo le migliori’.
‘Bhe che ne dite di andare sopra e di scoprirlo’ proposi….
E così eccoci nella mia camera da letto on la zia Tina di sotto a ronfare della grossa e noi a scopare come dannati.
Prima Carmela che urlava come una pazza ad ogni colpo che le davo in figa e quando veniva colava come se piscaisse, poi Milla che dopo una ripassata in figa mi offrì il culo senza farsi tanti problemi, poi di nuovo Carmela che per reggere il confronto mi diede il culo anche lei anche se tirò giù tutte le bestemmie che conosceva mentre le allargavo l’ano di qualche centimetro… Poi di nuovo Milla, poi Carmela, poi Milla…. Sembrava che le due lottassero per avere il mio cazzo il più possibile…
Sborrai tre volte per due ore di chiavata e alla fine le lasciai nude sdraiate sul letto una accanto all’altra coperte di sperma e andai a pisciare.
Sorpresa delle soprese in corridoio c’era Tina. ‘Ti annoiavi caro?’.
‘Non volevo svegliarti, passavano qui fuori e….’.
‘Hai fatto bene caro…. Anzi grazie dello spettacolo. Specie Cramela. Mi è sempre stata antipatica e vederla mentre le aprivi il culo è stato impagabile’.
‘Lo so zia. Lo so che apprezzi queste cose’ e le palpai il culo ‘Tu comunque sei la migliore lo sai vero’ e la baciai in bocca.
‘Più tardi ti toccherà dimostrarlo ancora. Adesso vai di sotto che ti ho preparato qualcosa da mangiare’ poi, di botto, entrò nella camera sorprendendo le due donne nude ‘Allora che fate care vi fermate a cena con noi?’.
‘Tina!!!! Io…. Io’ balbettava Carmela cercando di ritrovaare i suoi vestiti.
‘Volevo offrirvi un po’ di affettato della casa ma vedo che il salame ve lo ha già dato in abbondanza mio nipote…. Ho della polenta se vi va’.
‘No no noi…. Noi dobbiamo andare subito’ balbettava Carmela che si era infilataa i jeans ma aveva ancora le mutande in mano.
‘Si, si noi va che noi tardi’ replicò la rumena cercando di sorridere.
Un attimo dopo, mezze vestite e mezze no uscivano dalla porta.
Tina si fece una grassa risata ‘mi sa che quelle due befane per un po faranno il giro più lungo per andare in chiesa’.
‘Bhe se tornassero hai sempre i tuoi straphon zia’ commentai io.
‘E non ho problemi ad usarli’ concluse lei e ci facemmo una grassa risata mentre mi si sedeva in braccio strusciando il suo corpo nudo e caldo sul mio…. Prese la forchetta, la infilò nella polenta e me la portò alla bocca ‘dai ti imbocco come quando eri piccolo….
‘Si però da piccolo ero io che stavo in braccio e di certo non avevo l’uccello che ti scivolava dentro.
Tina per tutta risposta scosse un po’ il culo e mosse le gambe per trovare la posizione migliore. Guidato dalla forza di gravità il cazzo le scivolò nella figa umida e dilatata…
Soffocato dalle sue tettazze su cui scivolava parte del cibo e che io leccavo avidamente tutto mi sembrava più buono. Con lenti ma decisi colpi di cazzo ci davo dentro stimolando la sua gnocca e il mio cazzo allo stesso tempo. La zia Tina godeva. Godeva il mio uccellone che stantuffava piano piano dandole lenti ma decisi colpi, godeva la mia lingua calda che leccava quelle tette immense. Quei globi rosa con quei grandi capezzoli dritti e duri sembravano creati apposta per essere leccati fino a finire la saliva.
Quando sentii i coglioni friggere mi lasciai andare e una decisa sborrata inondò il suo utero. La zia gradì il mio rovente calore e cacciò un urletto isterico.
Ormai aveva perso il conto dei suoi orgasmi e io con lei.
Felici per aver dato una lezione a quelle sue stronze ci alzammo da tavola sazi e appagati ma le sorprese non erano ancora finite, c’era la torta…
Avendo ben capito quanto amavo le sua angurie la zia si presentò nuda con un intero barattolo di panna spray. Si sdraiò accanto a me e se lo spruzzò in abbondanza sul tettame.
Era fantastico. Angurie alla panna…
Impazzito dalla voglia mi sdraiai accanto a lei iniziando a leccarle e a mangiare la panna mentre lei decisa mi afferrava il cazzo (ovviamente duro) e me lo segò decisa e instancabile.
Leccai tette fin che c’era panna, e quando il barattolo era quasi vuoto se ne spruzzò un bel po anche sul buco.
Così ecco che dopo le angurie alla panna ebbi anche la mia dose di albicocca bagnata di liquami e panna. Un mix dolcissimo, un gusto strano ma dannatamente buono e perverso.
E, alla fine, visto che ne avevamo ancora un pochino, prima di finirla, toccò a me.
Zia Tina mi spruzzò decisa la crema sul cazzo fino a svuotare il sifone del barattolo e poi ci si tuffò sopra.
Succhiava, leccava e ovviamente ingoiava la crema. Il gusto doveva essere di suo gradimento da quanto si affannava.
“Ti verrà il diabete zietta” risi io senza smettere di godere quella strana ma bellissima pompa.
“Di qualcosa bisognerà pur morire” rise lei mentre si staccava per riprendere fiato e poi tornò “al lavoro” più determinata che mai.
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