La segretaria Cap.1
di
Diego19
genere
dominazione
La luce del tardo pomeriggio filtrava attraverso le veneziane dell’ufficio al piano alto, tingendo di oro la grande scrivania di mogano. Alessandro, il direttore generale della società, era seduto sulla sua poltrona di pelle nera. Davanti a lui, in piedi, c’era Sofia, la sua segretaria personale da ormai tre anni.
Entrambi sapevano che, fuori da quell’ufficio, erano semplicemente colleghi stimati. Ma quando la porta veniva chiusa a chiave e le tende abbassate, i ruoli cambiavano.
«Chiudi la porta, Sofia» disse Alessandro con voce calma e profonda.
Sofia obbedì senza esitare. Il clic della serratura risuonò come un piccolo segnale di inizio. Si voltò verso di lui, gli occhi già più luminosi.
«Brava ragazza» mormorò lui. «Ora vieni qui.»
Lei si avvicinò con passo leggero. Indossava ancora la camicetta bianca e la gonna a tubino grigia che aveva portato durante la riunione di quel mattino, ma sotto, come lui le aveva chiesto quella mattina via messaggio, non portava nulla.
Alessandro si appoggiò allo schienale e la osservò per qualche secondo, godendo del leggero rossore che già le colorava le guance.
«Inginocchiati» ordinò con tono gentile ma fermo.
Sofia si abbassò lentamente sulle ginocchia, le mani posate sulle cosce, lo sguardo rivolto verso il basso in segno di rispetto. Il cuore le batteva forte, ma era un battito caldo, familiare, eccitante.
Alessandro allungò una mano e le accarezzò i capelli con dolcezza, raccogliendoli poi in una coda morbida che strinse leggermente nel pugno.
«Hai fatto un ottimo lavoro oggi» disse. «Ma ora sei qui per me. Solo per me. Capisci?»
«Sì, Master» rispose lei piano, la voce già un po’ velata.
Lui sorrise. Adorava quando lo chiamava così in privato.
«Alzati la gonna e mostrami quanto sei già pronta per il tuo Master.»
Sofia arrossì intensamente, ma obbedì. Sollevò la gonna fino ai fianchi, rivelando la pelle liscia e il fatto che, come richiesto, non indossava slip. Tra le sue gambe si vedeva già un leggero luccichio di eccitazione.
Alessandro si chinò leggermente in avanti e passò due dita tra le sue pieghe con lentezza, raccogliendo la sua umidità. Sofia trattenne il respiro, un piccolo gemito le sfuggì.
«Così bagnata solo per aver obbedito…» commentò lui con soddisfazione. «Ti piace essere la mia brava segretaria sottomessa, vero?»
«Sì, Master… mi piace tanto» sussurrò lei.
Lui ritirò la mano e le portò le dita alle labbra.
«Puliscile.»
Sofia aprì la bocca e le leccò con cura, senza mai distogliere lo sguardo dal suo, come lui le aveva insegnato.
Alessandro si alzò, torreggiando su di lei. Le slacciò i primi tre bottoni della camicetta, scoprendo il pizzo bianco del reggiseno. Poi prese dalla tasca della giacca due morbide manette di pelle nera che teneva sempre con sé quando voleva giocare in ufficio.
«Mani dietro la schiena.»
Lei intrecciò i polsi. Il clic delle manette che si chiudevano le provocò un brivido di piacere lungo la schiena.
Alessandro la fece alzare in piedi, la girò con delicatezza e la fece chinare in avanti sulla scrivania, il busto appoggiato sul legno freddo, la guancia contro i documenti che aveva rivisto poche ore prima. La gonna rimase sollevata sui fianchi, il sedere esposto e vulnerabile.
Le accarezzò lentamente le natiche con il palmo caldo, poi diede un leggero schiaffo, più sonoro che doloroso. Sofia sobbalzò e gemette piano.
«Conta» ordinò lui.
«Uno… Grazie, Master.»
Un altro schiaffo, un po’ più forte.
«Due… Grazie, Master.»
Continuò così per dieci leggere sculacciate, alternando guance, variando intensità, fermandosi ogni tanto per accarezzarla e farle sentire quanto fosse apprezzata. Ogni volta Sofia ringraziava con voce sempre più roca e tremante di piacere.
Quando finì, Alessandro si chinò su di lei, il petto contro la sua schiena, e le sussurrò all’orecchio:
«Sei stata perfetta. Ora ti ricompenserò.»
Le infilò due dita dentro con facilità, trovandola caldissima e fradicia. Iniziò a muoverle lentamente, poi sempre più decise, mentre con l’altra mano le stringeva un seno attraverso il reggiseno. Sofia ansimava, le manette che tintinnavano piano dietro la schiena, il corpo che si tendeva verso di lui.
«Puoi venire quando vuoi, piccola» le concesse lui, baciandole la nuca. «Ma solo se mi dici quanto ti piace essere mia.»
«Mi piace… tantissimo… essere tua, Master» gemette lei, la voce spezzata. «Sono la tua segretaria… la tua sottomessa… solo tua…»
Le sue parole si trasformarono in un lungo gemito quando l’orgasmo la travolse, forte e dolce allo stesso tempo. Alessandro la sostenne, continuando a muovere le dita con cura fino a quando le contrazioni non si placarono.
Poi la aiutò a rialzarsi, la fece voltare e la abbracciò stretta, baciandole la fronte mentre le toglieva delicatamente le manette.
«Tutto bene?» le chiese piano, tornando per un momento solo Alessandro.
Sofia sorrise, ancora un po’ tremante, e gli appoggiò la testa sul petto.
«Più che bene… Grazie, Master.»
Lui le accarezzò i capelli con tenerezza.
«Brava la mia ragazza. Ora sistemati. Tra venti minuti abbiamo la chiamata con i francesi. E ricorda…»
Le sollevò il mento con due dita e la guardò negli occhi con un sorriso complice.
«…questa sera, a casa, continueremo.»
Sofia arrossì di nuovo, ma il suo sorriso fu luminoso.
«Sì, Master.»
Entrambi sapevano che, fuori da quell’ufficio, erano semplicemente colleghi stimati. Ma quando la porta veniva chiusa a chiave e le tende abbassate, i ruoli cambiavano.
«Chiudi la porta, Sofia» disse Alessandro con voce calma e profonda.
Sofia obbedì senza esitare. Il clic della serratura risuonò come un piccolo segnale di inizio. Si voltò verso di lui, gli occhi già più luminosi.
«Brava ragazza» mormorò lui. «Ora vieni qui.»
Lei si avvicinò con passo leggero. Indossava ancora la camicetta bianca e la gonna a tubino grigia che aveva portato durante la riunione di quel mattino, ma sotto, come lui le aveva chiesto quella mattina via messaggio, non portava nulla.
Alessandro si appoggiò allo schienale e la osservò per qualche secondo, godendo del leggero rossore che già le colorava le guance.
«Inginocchiati» ordinò con tono gentile ma fermo.
Sofia si abbassò lentamente sulle ginocchia, le mani posate sulle cosce, lo sguardo rivolto verso il basso in segno di rispetto. Il cuore le batteva forte, ma era un battito caldo, familiare, eccitante.
Alessandro allungò una mano e le accarezzò i capelli con dolcezza, raccogliendoli poi in una coda morbida che strinse leggermente nel pugno.
«Hai fatto un ottimo lavoro oggi» disse. «Ma ora sei qui per me. Solo per me. Capisci?»
«Sì, Master» rispose lei piano, la voce già un po’ velata.
Lui sorrise. Adorava quando lo chiamava così in privato.
«Alzati la gonna e mostrami quanto sei già pronta per il tuo Master.»
Sofia arrossì intensamente, ma obbedì. Sollevò la gonna fino ai fianchi, rivelando la pelle liscia e il fatto che, come richiesto, non indossava slip. Tra le sue gambe si vedeva già un leggero luccichio di eccitazione.
Alessandro si chinò leggermente in avanti e passò due dita tra le sue pieghe con lentezza, raccogliendo la sua umidità. Sofia trattenne il respiro, un piccolo gemito le sfuggì.
«Così bagnata solo per aver obbedito…» commentò lui con soddisfazione. «Ti piace essere la mia brava segretaria sottomessa, vero?»
«Sì, Master… mi piace tanto» sussurrò lei.
Lui ritirò la mano e le portò le dita alle labbra.
«Puliscile.»
Sofia aprì la bocca e le leccò con cura, senza mai distogliere lo sguardo dal suo, come lui le aveva insegnato.
Alessandro si alzò, torreggiando su di lei. Le slacciò i primi tre bottoni della camicetta, scoprendo il pizzo bianco del reggiseno. Poi prese dalla tasca della giacca due morbide manette di pelle nera che teneva sempre con sé quando voleva giocare in ufficio.
«Mani dietro la schiena.»
Lei intrecciò i polsi. Il clic delle manette che si chiudevano le provocò un brivido di piacere lungo la schiena.
Alessandro la fece alzare in piedi, la girò con delicatezza e la fece chinare in avanti sulla scrivania, il busto appoggiato sul legno freddo, la guancia contro i documenti che aveva rivisto poche ore prima. La gonna rimase sollevata sui fianchi, il sedere esposto e vulnerabile.
Le accarezzò lentamente le natiche con il palmo caldo, poi diede un leggero schiaffo, più sonoro che doloroso. Sofia sobbalzò e gemette piano.
«Conta» ordinò lui.
«Uno… Grazie, Master.»
Un altro schiaffo, un po’ più forte.
«Due… Grazie, Master.»
Continuò così per dieci leggere sculacciate, alternando guance, variando intensità, fermandosi ogni tanto per accarezzarla e farle sentire quanto fosse apprezzata. Ogni volta Sofia ringraziava con voce sempre più roca e tremante di piacere.
Quando finì, Alessandro si chinò su di lei, il petto contro la sua schiena, e le sussurrò all’orecchio:
«Sei stata perfetta. Ora ti ricompenserò.»
Le infilò due dita dentro con facilità, trovandola caldissima e fradicia. Iniziò a muoverle lentamente, poi sempre più decise, mentre con l’altra mano le stringeva un seno attraverso il reggiseno. Sofia ansimava, le manette che tintinnavano piano dietro la schiena, il corpo che si tendeva verso di lui.
«Puoi venire quando vuoi, piccola» le concesse lui, baciandole la nuca. «Ma solo se mi dici quanto ti piace essere mia.»
«Mi piace… tantissimo… essere tua, Master» gemette lei, la voce spezzata. «Sono la tua segretaria… la tua sottomessa… solo tua…»
Le sue parole si trasformarono in un lungo gemito quando l’orgasmo la travolse, forte e dolce allo stesso tempo. Alessandro la sostenne, continuando a muovere le dita con cura fino a quando le contrazioni non si placarono.
Poi la aiutò a rialzarsi, la fece voltare e la abbracciò stretta, baciandole la fronte mentre le toglieva delicatamente le manette.
«Tutto bene?» le chiese piano, tornando per un momento solo Alessandro.
Sofia sorrise, ancora un po’ tremante, e gli appoggiò la testa sul petto.
«Più che bene… Grazie, Master.»
Lui le accarezzò i capelli con tenerezza.
«Brava la mia ragazza. Ora sistemati. Tra venti minuti abbiamo la chiamata con i francesi. E ricorda…»
Le sollevò il mento con due dita e la guardò negli occhi con un sorriso complice.
«…questa sera, a casa, continueremo.»
Sofia arrossì di nuovo, ma il suo sorriso fu luminoso.
«Sì, Master.»
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