Barbara mamma in calore

di
genere
incesti

Barbara, sola a casa, era seminuda sul letto e si stava masturbando convulsamente da quasi mezz’ora… Sembrava non le bastasse mai. Ogni volta che ripensava a cosa era successo il giorno prima le tornava la voglia di toccarsi.
I figli!
I suoi figli!
Se la erano scopata!
E che scopata!!
Prima era andato all’attacco Daniele, il maggiore e che maggiore aveva notato perché il ragazzo aveva una banana che sembrava un palo della luce.
Raramente ne aveva visti e presi di così grossi!
Che scopata pensava ricordandosi ancora quando il giovane virgulto le aveva ficcato fra le gambe quel coso duro e se la era sbattuta contro il lavandino mentre le strizzava convulsamente le grosse tettone.
Poi, come se non bastasse, era entrato in scena Francesco, il secondo maschio. Forse meno dotato come centimetri ma più porco e voglioso di sesso del fratello, quasi un perverso che, così le aveva detto, si segava da anni sulle sue calze, i suoi slip, i suoi reggiseni.
Senza esitare aveva preso il posto del fratello e se la era montata con foga chiamandola Troia a più riprese. Per un attimo si sentì violentata, soggiogata dai due porci ma era davvero violenza quella? Poteva chiamarla tale visto che aveva goduto come una vacca?
E adesso, si domandava, adesso cosa doveva fare? I due l’avrebbero cercata ancora o raggiunto l’obiettivo di scoparsi la propria madre sarebbero passati ad altro?
Di certo quelli non erano due verginelli come lei aveva pensato fino al giorno prima.
E se l’avessero cercata ancora? Magari assieme, coi cazzi duri davanti alla sua faccia che doveva fare? Continuare a fingere che la stessero soggiogando per mantenere una parvenza di serietà materna? Poter negare l’evidenza che scoparsi i figli le piaceva sarebbe bastato a non farla sentire troppo Troia?
Aveva passato la mattina a riflettere su queste questioni morali. L’incesto, il rischio di gravidanza, le corna al marito… tutte implicazioni anche serie che non andavano prese con le molle. Al contempo però ripensava alla scena, ai cazzi, al piacere di farsi venire sulle tettone e tornava a toccarsi…
Di botto squillò il campanello. Barbara si ricompose meglio che poteva e corse giù per le scale ad aprire. “Diana” sorrise aprendo la porta.
Era sua sorella maggiore. Bella come lei, non altrettanto maggiorata perché Barbara aveva una ottava Diana poco più che una quinta. Non che una quinta bella scollata non bastasse a far girare molti sguardi quando passeggiava in centro soprattutto perché, secondo Barbara, la sorella aveva delle gambe più belle delle sue. Più scolpite, più sode, più sexy, tanto più che Diana, perennemente in calze di nylon trasparenti, tacchi e minigonna faceva risaltare a dovere.
Anche quel giorno con quella gonna lunga meno di metà coscia, le calze e le scarpe rosse tacco 12 era davvero un gran bel figurino.
“Che hai? Hai fatto la maratona?” chiese Diana entrando in casa e notando subito quanto la sorella era trafelata.
“Ero di sopra e ho fatto una corsa, nulla di che” minimizzò Barbara che invece era proprio nel buono con le dita nella gnocca quando era suonato il campanello.
“Mi pari agitata comunque, che hai la febbre?” insisteva la sorella mentre si accomodava in salotto accavallando le lunghe gambe fino a mostrare la giarrettiera delle calze.
Barbara le sedette di fronte, sulla poltrona cercando di riassumere un modo di fare normale anche se, sotto, sentiva una specie di pulsare dirompente, come un prurito che non si può grattare. Se c’era una tortura al mondo era lasciare la masturbazione a metà proprio quando eri nel buono.
“Come mai da ste parti?” provò a intavolare la conversazione Barbara.
“Ma niente, sono passata a firmare gli ultimi fogli dall’avvocatessa che è qui vicino e ho fatto una scappata a vedere se mia sorella è ancora viva” sorrise Diana.
“Quindi hai chiuso tutto finalmente”.
“Si, si. Sono di nuovo una donna libera. Mi lascia la casa, metà dei soldi e la BMW”.
“Quindi sei a posto” sorrise Barbara considerando che Diana non lavorava, non aveva entrate fisse e che il divorzio “per colpa grave” era dipeso da lei.
“Ma si, ma si di più il cornuto non potevo spremerlo, mi arrangerò così” rise.
Diana era al secondo divorzio. Il primo dopo che il marito l’aveva trovata in macchina a misurare con la bocca quanto era calda la salsiccia di uno studente del liceo dove insegnava e ora il secondo dopo che il marito se la era trovata a 69 con una liceale nel letto di nozze.
È si perché Diana oltre che troia era anche bisex, le piaceva la patata calda.
Barbara ancora non riusciva a figurarsi quel povero dannato che si era trovato due vacche nude a 69 nel letto con tanto di dildo nel sedere. Soprattutto perché il poverino era talmente una brava persona che aveva richiuso la porta ed era scappato.
“Fosse stato un montone vero ci faceva tutte e due assieme buco per buco” aveva ridacchiato Diana raccontando i fatti alla sorella.
Barbara ricordava bene di aver pensato a quanto fosse vacca sua sorella (cosa già nota da anni comunque) e non aveva quasi creduto a ciò che sentiva immaginando il suo ex cognato che si impalava moglie e amica assieme. Ricordava di essersi eccitata un po’ all’idea ma poi l’aveva subito scacciata… ma adesso? Cosa poteva dire adesso che si era fatta i suoi figli? Assieme per giunta? Lei che aveva sempre additato Diana come la troia di casa? Ora non era forse lei la vera troia che aveva avuto un orgasmo mentre il figlio le riempiva le tette di sborra?
E poi, si chiedeva, avrebbe mai trovato il coraggio di dire alla sorella cosa era successo?
“Ma si può sapere che facevi di sopra?” riprese a insistere Diana.
Barbara cambiò espressione, si fece seria, un po’ scazzata “Ma che cosa è sto interrogatorio. Ma che vuoi che facessi di sopra? Sono una casalinga e faccio le pulizie. Punto e basta”.
Diana le rise sonoramente in faccia.
“Cazzo ridi? Ma sei diventata scema?”.
“A cara mia le balle non le sai raccontare”.
“Ma che dici”.
“Guarda cara. Primo mi devi dire perché non hai il reggiseno, che poi in casa ci sta anche che diamo sollievo alla latteria, lo faccio anche io per carità però non con un capezzolo fuori”.
Barbara notò che aveva ragione. Infilato in fretta e furia il camicione di fiori per correre di sotto non l’aveva nemmeno allacciato bene e un capezzolo faceva capolino fra due bottoni non allacciati. Lesta si mise un po’ a posto.
“Meglio” disse seria fissando Diana.
“Quello si, ma sei anche senza mutande” continuò la sorella.
Barbara di riflesso chiuse le gambe strette strette. Il camicione da casa era abbastanza lungo, arrivava al ginocchio e non si era ne spaparanzata, ne le aveva aperte. Sua sorella la stava solo sfottendo pensò. “Che fai mi pigli in giro. Ma ti pare che sono senza mutande”.
“È ma allora ti devo dire proprio tutto tesoro. Perché io magari non ho i raggi x ma quella roba che ti è colata sulla poltrona se avevi le mutandine mica c’era” e si mise a ridere.
Stavolta Barbara le gambe le spalancò davvero e adesso la sua bella fica pelosa si vide in tutto il suo splendore ma ormai non gliene importava più nulla. Diana aveva ragione, senza accorgersene la sua fica aveva continuato a pulsare eccitata tanto da colare sbroda giù fino alla poltrona. La chiazza fresca era innegabile.
Barbara arrossì imbarazzata.
“Allora tesoro davvero di sopra non stavi facendo nulla? Magari adesso salgo e trovo un cazzo di gomma sul letto o in bagno…” sorrise Diana.
Barbara non sapeva più che fare: negare ancora, mandare Diana a fare in culo, pulire la poltrona perché non restasse la macchia?
“O si dai. Va bene, va bene Sherlock Holmes mi hai beccata, mi stavo facendo un ditalino sei contenta?”.
“No in verità mi spiace per te. Quel coglione continua a lesinarti il cazzo?”.
Del fatto che Saverio non la toccasse da tre mesi era cosa nota. Si era già confidata con la sorella di certo più sgamata di lei in quanto a corna e porcate e le aveva anche confessato che si dava piacere da sola con le dita o con il dildo.
“In verità mi ha chiavata ieri pomeriggio appena arrivato a casa. Mi ha visto in bagno nuda e mi ha presa”.
“Non deve aver fatto un gran lavoro se stamattina lavori di dita”.
“Non è quello è che….insomma è difficile da dire… cioè te lo voglio dire però giura che non dici nulla a nessuno…”.
“Ma, ma si sono una tomba lo sai” rise Diana.
“È no, lo devi giurare perche questa è davvero grossa”.
Diana capì che la sorella non scherzava. Bruciava di curiosità e anche un briciolo di preoccupazione “E va bene, giuro” disse seria.
Barbara la squadrò un attimo come se valutasse se poteva fidarsi di lei poi prese fiato e le disse tutto, senza risparmiarsi i particolari…

Ci mise quindici minuti e, con coraggio, confessò tutto. Senza mai guardare la sorella dritto negli occhi, senza mai fermarsi perché sentiva che non avrebbe poi ripreso.
Diana non disse nulla, aveva capito che non doveva interromperla se voleva sentire la fine di quella storia che diventatava di minuto in minuto più intrigante.
Ogni tanto infilava la mano sotto alla gonna per aggiustarsi l’elastico della calza autoreggente, era evidente che la mano rimaneva troppo tempo sotto la gonna ma Barbara cercò di non farci caso. Se la sorella si stava accarezzando un po’ ci poteva stare. Del resto, anche lei, al solo narrare i fatti sentiva di nuovo un fremito fra le gambe.

“…e questo è più o meno tutto” concluse alzando finalmente gli occhi verso la sorella.
Diana aveva gli occhi fuori dalla testa “Madonna che storia” sbottò.
“Ti giuro che anche io non riesco ancora a crederci”.
Sorrise “A si, certo certo, ovvio. Ma senti, dimmi, quanto hai detto che c’è l’ha lungo Daniele?”.
Barbara non capì subito ma quasi meccanicamente allargò le braccia con le mani a palmo.
“Così! Più o meno così”.
“Un cavallo cavolo!”.
“È siamo lì…”.
“Ma che sbaglio!” sbottò Diana.
Barbara si sentì mortificata “Si, lo so, uno sbaglio tremendo. Sono sua madre e ho fatto incesto con lui, non sai quanto sono mortificata”.
Sorprendendola Diana si mise a ridere. “Ma no, ma no cosa hai capito. Intendevo lo sbaglio mio”.
“Scusa non capisco” rimase di stucco Barbara.
“Va bene tanto ci stiamo dicendo tutto… intendo che mi sono fatta il nipote sbagliato, quello col cazzo più corto. Che peccato”.
“No scusa ma che cazzo dici?” saltò su Barbara.
“Due anni fa, quando siamo andati tutti al mare insieme te lo ricordi?”.
“Quando mi hai detto che hai avuto un amante al giorno alla faccia di tuo marito, si mi ricordo. Il portiere, il bagnino, quello che vendeva il cocco….”.
“E Francesco. Mi sono fatta anche lui, anzi, l’ho proprio sverginato. Era così felice avessi visto. Con Daniele invece non ho fatto nulla…pensa che occasione ho perso. Rivammi vedere quanto c’è l’ha lungo…”.
“Ma smettila! Cioè mi stai davvero dicendo che ti sei fatta mio figlio? Ma sei scema?”.
“No sono troia” rise Diana.
Era sconvolta. Una batosta dietro l’altra. E a sua sorella pareva che la cosa non desse nemmeno fastidio. Ne sembrava quasi orgogliosa.
Diana si alzò dalla poltrona “Scusa ho un bisogno impellente” e scappò su per le scale verso il bagno padronale.
Barbara restò lì a rimuginare. Per un attimo ebbe un flashback. Francesco che sborrava sulle tette di Diana come ieri aveva fatto con lei…e la patatina tornò a friggere insistente fra le gambe.
Jackoffstorie@yahoo.com
scritto il
2026-04-29
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